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	<description>i tuoi racconti fantasy, di fantascienza e horror.</description>
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		<title>Il pizzaiolo di Londra</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 16:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeriano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
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		<title>La selva e il cavaliere</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 14:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Necromance</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fiato iniziava a venire meno, le gambe tremavano per lo sforzo prolungato, ma non poteva fermarsi. Saettava, schivando alla meglio i pericoli e le insidie che il tetro bosco gli parava innanzi al cospetto della pallida luce lunare. Le fronde lo colpivano sul volto, le radici sporgevano minacciose, ma non poteva inciampare. Era solo. Le forze iniziavano ad abbandonarlo, e nella mente riaffioravano fulminei i ricordi di quell’atroce battaglia, delle grida strazianti dei suoi compagni che aveva visto perire con i suoi occhi sotto gli incessanti attacchi nemici. Vivido nella mente era il ricordo del sacrificio di Faramir, suo più grande amico, che lo aveva salvato da morte certa proteggendolo da un dardo avvelenato. Ma a quale prezzo? Gli aveva fatto scudo con il suo possente corpo, e adesso era disteso in quella radura lontana, assieme agli altri nobili cavalieri periti. Non poteva morire, non quella notte, non in quella selva oscura sperduta ai confini del mondo. Aveva combattuto con l’anima e la tenacia di un vero guerriero, abbattendo nemico dopo nemico le varie insidie che gli si paravano dinnanzi. Ma non era bastato. Provava tristezza Vesnar mentre fuggiva dai suoi inseguitori, tristezza dettata dal non aver potuto salvare [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;apparizione</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 12:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Carnier</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>

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		<description><![CDATA[Anna è la mia compagna. Viene spesso a trovarmi nella mia casa ristrutturata di montagnacol suo fuoristrada sollevando un polverone sulla strada non ancora asfaltata, tant'è che i vicini giustamente si lamentano. Stavo dormendo allorché sento baciarmi sulla guancia e mi sveglio. È Anna: “Sei qui, le dico.” “Senti perché non andiamo su fino alla chiesa.” Lei risponde. “Non dovevi scattare delle foto? Ho voglia di respirare un po’ d’aria pulita.” Dalle finestre della cucina, vedo il cielo celeste, la pioggia del mattino ha reso l’aria più cristallina. “Sì è parecchio tempo che desideravo fotografare quel luogo.” Prendo una macchina fotografica di vecchio tipo, con un rullino a colori. Per fortuna, sviluppano ancora le pellicole fotografiche. Calzo frettolosamente delle scarpe da montagna, mentre Anna prende lo zaino e lo riempie con l’occorrente. Saliamo sul fuoristrada e partiamo. Lasciamo alle spalle le ultime case del paese e proseguiamo su per la stradina che porta alla chiesa eretta nel 1700, famosa meta votiva. Entriamo in un fitto bosco di abeti. L’ombra del sottobosco è attraversata da fasci di luce, che filtrano dal fitto intrecciarsi dei rami, illuminando a tratti le rocce che spuntano qua e là, intervallate da chiazze di muschio e [...]]]></description>
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		<title>Una scelta</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2013 13:44:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Rubbini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Glauco scrutava la nebbia fuori dalla finestra dello studio come se aspettasse il ritorno di qualcuno che si era perso nei campi, ma solo i rami spogli dei ciliegi lungo il fossato sfuggivano alla densa nube grigia che nascondeva la campagna. A malincuore tornò a sedersi alla scrivania, deciso a concludere il videogioco e scrivere la recensione prima dell&#8217;alba. Soltanto la settimana prima avevano licenziato due persone al giornale. Gli avevano chiesto se avrebbe firmato una lettera di protesta, ma lui non aveva detto una parola. E anche ripensandoci non trovò nulla da dire. Quando infine lo avevano avvisato che sarebbe potuto succedere a lui, si era limitato a buttare lì una qualche risposta che non ricordava più ed era tornato a sedersi davanti al computer, proprio come aveva appena fatto. Uno dei colleghi licenziati, passandogli di fianco, gli aveva sibilato che presto o tardi avrebbe dovuto fare una scelta. Il protagonista lo aspettava sullo schermo lì dove lo aveva lasciato, con la pistola stretta tra le dita della mano sinistra. Dalla prospettiva del gioco vedeva soltanto due mani e le maniche di una giacca blu di velluto. Un sole artificiale colorava la città di giallo e arancione e si [...]]]></description>
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		<title>Cybermasters &#8211; New York</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 19:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alcamair</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto singolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Capitolo 1 – Felicità Artificiale &#160; &#8230;un cerbiatto blu corre lungo l&#8217;autostrada fissandomi con i suoi cinque occhi sibilanti lecco le sue palle multicolori e sento il sapore fumante del magma gelido il suo ano avvolge il mio cranio e mi succhia come un mantice gelatinoso cado cado cado il vuoto percorso da vene pulsanti si stringe attorno a me me ridotto ad un occhio che batte batte batte&#8230; &#160; “Piantala, Hawk.” &#160; &#8230;la madre sognante mi abbraccia la gamba in un saluto affannoso Hawk quand&#8217;è che mi hai abbandonato io non ricordo ricordo di ricordare taci puttana le ficco il mio palo in gola e sparo le mie pallottole la sua gola esplode in un tripudio di colori rosso giallo blu arancio la disco infiamma ballo insieme ai delfini cantanti le loro tube calzano le loro teste infiammando e stridendo di piacere&#8230; &#160; I denti fanno un male cane mentre sbattono contro il bancone, ed il dolore al collo si acuisce, mentre qualcosa penetra le tue carni. Man mano che i colori si sbiadiscono e i pensieri ritornano chiari e coerenti, l&#8217;odore di sudore e sangue secco della mano invadono violentemente i pensieri di Hawk mentre i sensi riacquistano [...]]]></description>
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		<title>Autocidio</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2012 13:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sauro Nieddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[immortalità]]></category>
		<category><![CDATA[Nieddu]]></category>
		<category><![CDATA[Sauro]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi nel tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ragazzo prese posto di fronte a me quando il treno era ormai in movimento. Dimostrava sì e no diciott&#8217;anni, e aveva un&#8217;aria simpatica, non come certi ragazzotti dell&#8217;epoca; solo una struttura di ignoranza coperta da una facciata di arroganza. No, questo sembrava un tipo a posto, un po&#8217; timido forse, una faccia un po&#8217; da sfigato. Mi diede la conferma di questa prima impressione quando prese dal suo zaino, non proprio all&#8217;ultima moda, un vecchio romanzo di Asimov; Asimov era piuttosto di moda all&#8217;epoca, tra gli sfigati. In ogni caso questa fu la molla per attaccare bottone, anch&#8217;io infatti soffro di una certa timidezza. Difficilmente riesco ad attaccare bottone senza un pretesto decente. C&#8217;è da dire però che quando mi decido a farlo appaio tutt&#8217;altro che timido. Badate! Non é che il mio carattere cambi così da un momento all&#8217;altro, è solo che quando decido di entrare in scena, e decido che parte interpretare, allora so essere un discreto attore. La timidezza la lascio fuori dalla scena. - Ti piace la fantascienza? Grazie a dio! Temevo di dovermi fare tutto il viaggio con qualche vecchio stronzo che non fa altro che lamentarsi delle tasse. Questa fu la mia entrée. [...]]]></description>
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		<title>Doni del Sangue</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2012 10:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Vivo in uno splendido castello in periferia della grande città di Cluj-Napoca in Romania. Oggi è stato un giorno magnifico. Mio Padre, Vladimir Iounescu Lord di Dragan ha sposato in seconde nozze Iris, la Bella. Iris proviene da un paese lontano che si chiama Inghilterra! E’ una donna stupenda. Quando crescerò voglio diventare come lei. Mi ha regalato queste pagine, rilegate in pelle e bordate d’oro. Ogni volta che faccio scivolare tra le mie dita le pergamene rilegate, passandoci sopra i polpastrelli, i bordi emanano come per magia il bagliore del sole. Non che io veda il sole molto spesso. Iris, che ora devo chiamare Madre Adottiva, mi ha detto che ogni lady che si rispetti, deve catalogare quante più cose ella venga a conoscenza, perché la conoscenza è un’arma di formidabile portata. […] da quel giorno Iris, cioè volevo scrivere Mia Madre, non può più prendere il sole. Veramente uno sfortunato incidente. Ma ora che ti ho parlato così a lungo di lei, è meglio che io spenga la candela per coricarmi. Il sole starà sorgendo ormai… Piove. Piove sui vetri, piove sul selciato del cortile interno. Piove su questa lunghissima notte. Piove sul mio umore già zuppo di [...]]]></description>
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		<title>Il tempo non ha ombra</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Sep 2012 16:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Calabrese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio]]></category>
		<category><![CDATA[Ombra]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[I 12 gennaio 2009 Andy Glover si svegliò sbadigliando pigramente poco dopo le sette. Come al solito. Il sapore dell’alcool gl’impastava ancora la bocca in maniera fastidiosa, ma era il prezzo da pagare dopo una serata di bagordi. Continuava a stropicciare con le gambe il lenzuolo sotto il piumone, pur sapendo che non avrebbe potuto crogiolarsi a lungo in quel caldo tepore. Scostò appena la tendina della finestra di fianco al letto e constatò come anche quella giornata sarebbe stata pessima. Erano mesi che il tempo non offriva altro che pioggia e vento. I pochi sprazzi di sole comparivano tiepidi solo nelle ore centrali della giornata, per poi lasciare il posto al solito clima invernale assai meno gradevole, noioso e deprimente. Quella mattina non sarebbe stata differente. Nonostante Andy si fosse alzato in orario, il suo fisiologico ritardo l’aveva costretto a una furibonda corsa contro il tempo. Le sue lezioni dovevano cominciare in perfetto orario come ogni giorno, il preside della Duncan University non avrebbe tollerato eccezioni neppure dopo una serata passata a sbronzarsi. Confuso dalla fretta e dal mal di testa post divertimento, Andy aveva dimenticato che i suoi alunni non sarebbero stati in aula per via di una [...]]]></description>
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		<title>La strada della vendetta</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Sep 2012 22:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Angelaccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
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		<title>La Gentilezza Degli Estranei</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 16:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedaWahbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dedicato (con amore) a Pietro Bottioni Mercoledì mattina, Nonna Vanna venne svegliata di soprassalto dal spernacchiare meccanico e insistente del citofono. Quanto fosse necessario chiamare l&#8217;elettricista per levare quel suono tanto sgradevole quanto buffo fu il secondo pensiero che le passò per la mente ancora intorpidita dal sonno. Il primo pensiero consisteva nello sciame di mosche cromate che, in sogno, le ronzavano intorno minacciose e scintillanti, formando un blocco di luce spesso e accecante che si spostava fluttuando nel buio. Si girò faticosamente su un lato, accarezzò il lato del letto lasciato vacante dal suo amato Lorenzo e puntò gli occhi verso le stanghette e i puntini illuminati di rosso acceso della sveglia digitale che segnavano le dodici e trenta. Si alzò di scatto, come percorsa da una scarica elettrica, borbottò un paio di bestemmie infilandosi le pantofole rosa e uscì zoppicando dalla stanza. Non fece in tempo a superare la soglia che suonarono una seconda volta. Il suono del citofono le ricordò il ronzio di quelle mosche. - Ho ancora paura del buio, Lorenzo, &#8211; bisbigliò Nonna Vanna zoppicando verso il citofono, &#8211; ho ancora paura del buio e tu non ci sei. Sollevò la cornetta appena in tempo [...]]]></description>
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