DS – I – Senza memoria

December 21, 2014

Credi di essere una persona qualunque. La tua vita è piatta e monotona, non c’è niente che ti distingua dalla massa e ogni giorno sembra uguale al precedente. Ma all’improvviso tutto cambia. Un misterioso individuo ti dice che sei il membro di un’organizzazione spaziale e che hai perso la memoria. Ti mostra magie sorprendenti e tecnologie incredibili, quindi ti chiede di seguirlo. Lasceresti tutto quanto per andare con lui?

Storia a capitoli settimanali (conclusa)

Scaricabile in pdf, epub e mobi a questo indirizzo > http://tncs.altervista.org/delta-survivors-i/

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Prologo

L’oscurità era totale. Non riusciva a vedere nulla e la paura si insinuava silenziosa nel suo cuore.

Un grido improvviso: «Prometheus!»

Il mondo esplose di una luce abbagliante e il frastuono di una battaglia lo scosse fin nel midollo. I suoni lo schiacciarono. Il tuonare delle esplosioni, il fragore delle armi da fuoco, il crepitio degli incantesimi, ma soprattutto lo straziante dolore sfogato nelle urla. Urla che chiamavano il suo nome.

«Prometheus!»

«Prometheus!»

«Pro!»

«Prometheus!»

«Prometheus!»

«Prometheus!»

Cadde in ginocchio, le mani premute sulle orecchie. Quelle erano le voci dei suoi compagni, avevano bisogno di lui, ma lui non riusciva a fare niente. Era completamente inerme, impotente.

Di colpo piombò il silenzio. La battaglia era terminata e anche le grida erano svanite.

Si alzò e si guardò intorno. Ogni spietato dettaglio parlava di distruzione e non sembrava esserci più anima viva nel raggio di chilometri. Solo lui.

Fece un passo, incerto, poi un altro più sicuro. Ma cos’era successo? Perché c’era stata quella battaglia?

All’improvviso incespicò e per poco non perse l’equilibrio. Il suo piede aveva urtato contro una mano, ma non riusciva a capire a chi appartenesse perché il cadavere era stato schiacciato da un’hoverbike mezza distrutta.

Il suo cuore perse un colpo. Quella era la mano di un rettile antropomorfo.

Con un gesto scaraventò via l’hoverbike e ciò che vide gli gelò il sangue nelle vene. Si trattava del cadavere di una femmina di relim, una specie di rettili umanoidi imparentati con i serpenti, e il suo sguardo era perso nel vuoto.

Ogni briciolo di energia lo abbandonò e cadde in ginocchio. I suoi occhi si fecero lucidi. «Brïa… No…»

Allungò una mano e le sue dita sfiorarono appena la guancia gelida della relim. Con il viso rigato dalle lacrime provò ad usare una magia curativa, ma il suo corpo era completamente svuotato e non accadde nulla.

«No… Questo non può essere reale… Questo non può essere reale!!!»

Gettò indietro il capo e dalla sua gola esplose un grido disperato.

Si svegliò urlando e ansimando. I suoi occhi colmi di terrore spaziarono su tutta la stanza, ma non trovò nulla di insolito. Meno male, era stato solo un sogno.

Si mise a sedere. Il suo corpo sudato era ancora scosso da un vago tremito.

Un uggiolio attirò la sua attenzione. Era Bit, il suo cane biomeccanico, e si stava avvicinando scuotendo la coda.

Gli accarezzò il muso per rassicurarlo. «Sto bene, sto bene…»

Si colpì le guance per cercare di svegliarsi e poi andò verso il bagno. Si sciacquò il viso e mentre si asciugava i suoi occhi incrociarono l’immagine riflessa dallo specchio. Non era né alto né basso e aveva un fisico era in forma anche se non propriamente atletico. I capelli grigio scuro avevano alcune ciocche nere sul davanti ed erano tutti in disordine, gli occhi erano di un giallo ocra piuttosto acceso e spiccavano assonnati sulla pelle scura insieme alla mandibola importante. Le orecchie non avevano un profilo molto regolare, ma questo era normale per quelli della sua specie. Sbadigliò, rivelando così degli aguzzi denti da squalo: non c’erano dubbi che fosse un carcarodon. Qua e là aveva i segni di alcune cicatrici, indizio questo che si trattasse di un guerriero che aveva visto parecchi campi di battaglia.

Il suo stomaco brontolò e la cosa gli fece sorgere una strana domanda: da quanto non mangiava?

Con movimenti automatici si infilò la tuta e gli stivali, quindi si annodò intorno al collo il suo fazzoletto bianco dai bordi blu tutti consumati. Uscì dalla sua stanza e con passo sicuro raggiunse la mensa.

Non c’era nessuno in giro e questo lo turbò.

No, era stato solo un sogno. Sicuramente gli altri erano occupati con qualche missione o stavano ancora dormendo.

Eppure quel silenzio era inquietante…

Senza toccare cibo uscì dalla mensa e Bit lo seguì in silenzio fino ad una grandiosa sala circolare. Il soffitto trasparente e la grande vetrata sulla parete opposta lasciavano filtrare la calda luce di un sole giallo limone e il delicato tepore del mattino attenuò il senso di intorpidimenti che sentiva nei muscoli. Superò la circonferenza formata dalle elaborate panche di legno e si fermò davanti all’albero enorme e maestoso che dominava l’ambiente. Le sue radici possenti lo ancoravano saldamente al terreno, ma la grande chioma non era più verde e rigogliosa come un tempo.

Una figura diafana era in piedi vicino all’enorme tronco. Si trattava di un bambino, o forse di una bambina, e indossava solo una veste incolore. Aveva una mano poggiata sulla corteccia bruna dell’albero e sembrava perso nei suoi pensieri.

«Cos’è successo? Dove sono tutti?»

Il bambino si voltò, rivelando gli occhi saggi e mesti di un vecchio. «Sono morti tutti, Prometheus. Solo tu sei sopravvissuto.» Tornò a contemplare il tronco vecchio e rinsecchito. «E presto anch’io li raggiungerò…»

L’uomo scosse il capo cercando di tenere a bada le emozioni. «No… Ti stai sbagliando… Era solo un sogno!»

«Quel sogno ti ha mostrato i ricordi che la tua mente aveva rimosso.»

L’aura di Prometheus crepitò. «Non può essere andata così! È impossibile che li abbiano uccisi tutti! Qualcuno deve essere sopravvissuto! Io non posso essere l’unico!»

«Tu sei l’unico tornato vivo da quel campo di battaglia.» ribadì il bambino con la voce colma di sconforto «Però sono riuscito a trovare i quattro che erano scomparsi da Fejerur. Sembra che Tremotino abbia cancellato i loro ricordi e li abbia mandati su un pianeta di nome Damar dando loro delle false identità e alterando il loro aspetto. Con ogni probabilità Midnight non sa di loro e per questo non ha ancora mandato i suoi lupi mannari, però non possiamo lasciarli lì indifesi. Devi andare da loro e far tornare loro la memoria.» Il corpo diafano tremolò mentre quattro pendenti si sollevavano da una panca per dirigersi verso Prometheus. «Questi sono gli ultimi ciondoli che sono riuscito a creare.»

L’uomo li prese. Erano tutti e quattro identici, dei semplici triangoli isosceli fatti di un metallo argenteo. Ne portava uno uguale al collo e grazie ad esso poteva utilizzare incantesimi o richiamare attrezzature durante una missione. Non era mai riuscito a capire se era l’organizzazione ad aver preso il nome dalla forma di quei pendenti o il contrario.

«Ti ho preparato un mezzo di trasporto per raggiungere il pianeta Damar, una volta lì sarai in grado di rintracciare i quattro…» Una nota di rammarico baluginò sul volto sempre più trasparente. «Perdonami per non essere stato in grado di proteggervi…»

Prometheus non riuscì a dire nulla e il corpo diafano svanì sotto i suoi occhi. Anche il maestoso albero che aveva fondato l’organizzazione e che per lungo tempo ne era stato la guida, ormai non era che un corpo esanime.

Bit emise un uggiolio colmo di tristezza e l’uomo serrò le palpebre per cercare di soffocare le lacrime. Aveva pianto abbastanza, da quel momento in avanti sarebbe dovuto essere più forte che mai se voleva sopravvivere.

Chinò il capo, osservando i quattro ciondoli che ancora stringeva in mano.

Erano rimasti in cinque… I cinque superstiti di Delta…

1.          Il figlio del dio del caos

Data: 4117 d.s., settima deca[1]

Luogo: pianeta Damar, sistema Icene

Il liceale si voltò verso la finestra e si mise ad osservare le auto che passavano lungo la strada adiacente alla scuola. Il suo aspetto era quello tipico dei damariani: capelli neri e occhi scuri senza sclere, naso appiattito e carnagione che sfumava vagamente al verde. Portava delle cuffie per la musica intorno al collo e indossava una felpa col cappuccio.

«Northern!» lo richiamò l’insegnante «Sei ancora distratto!»

Il ragazzo si riscosse. «Scusi.» disse afferrando la penna, come a voler dare l’impressione di essere pronto a prendere appunti.

L’insegnante riprese a spiegare: «Dicevamo, dopo aver imposto un ultimatum con delle condizioni pesantissime, il Tokhaan sfruttò il rifiuto del parlamento magaliano come pretesto per dichiarare guerra. Immediatamente vennero mobilitate le truppe e nel giro di una settimana cominciarono gli scontri…

… una battaglia tremenda infuriava tutto intorno a lui e ovunque si voltava vedeva solo distruzione: dei fuochi verdi bruciavano alla sua destra, i resti di un mecha di almeno dieci metri giacevano alla sua sinistra e di fronte a lui dei guerrieri si scontravano con ferocia inaudita. Un leone umanoide che scagliava fulmini con un gesto della mano, un uomo robusto che sparava con un fucile al plasma, una donna-rettile che faceva comparire degli enormi felini grazie ad un portale, un ragazzo che si trasformava in un uccello fatto di oscurità…

«Lo stato del Magal però non aveva né gli uomini, né le risorse per sostenere la guerra e nel giro di tre mesi quasi tutti i magaliani vennero sterminati o fatti prigionieri…

… i nemici, dei lupi in grado di cambiare il loro aspetto, si lanciarono con ferocia sui guerrieri emettendo lugubri ululati. I combattenti provarono a resistere ma uno dopo l’altro caddero sotto gli attacchi inarrestabili dei nemici. Un dolore straziante gli fece venire un nodo allo stomaco…

«Northern! Come te lo devo far capire che devi seguire la lezione!» lo rimproverò l’insegnante «Adesso esci e non rientrare fino a quando non ti sarai deciso a stare attento!»

Il ragazzo si alzò e con lo sguardo basso raggiunse la porta. Uscì dall’aula. Non c’era nessuno nel corridoio e con fare mesto si appoggiò alla parete. Ancora quelle visioni. Era da un po’ che continuava ad avercele e non riusciva a capirne il significato. Probabilmente erano dovute a tutti i film che aveva visto nell’ultimo periodo…

«Ero sicuro che sarebbe successo.»

Il ragazzo sobbalzò e si voltò. Un uomo dalla pelle scura sembrava sbucato dal nulla e ora si trovava a neanche due metri da lui. Aveva gli occhi di una singolare sfumatura giallo ocra con le sclere bianche e i suoi capelli avevano un’inconsueta sfumatura grigio scuro con alcune ciocche nere. Portava un fazzoletto bianco intorno al collo con i bordi blu tutti consumati e indossava una tuta con i pantaloni infilati negli stivali. Superava il giovane di alcuni centimetri e con lui c’era anche un cane nonostante il tassativo divieto di introdurre animali.

«Ci conosciamo?»

«Sì e no.» rispose l’uomo «Ci conoscevamo, prima che tu perdessi la memoria.»

Il ragazzo non capì. Perdere la memoria? Ma soprattutto: perché quel tizio aveva dei denti da squalo?!

«Non ricordo di aver mai perso la memoria…» si azzardò a dire.

L’uomo sollevò un sopracciglio. «La tua frase non ha molto senso, te ne rendi conto, vero?» Fece una pausa per prepararsi a quello che stava per dire. «Ok, adesso ti spiego la situazione, quindi cerca di prestare attenzione. Tu e io facciamo parte di un’organizzazione spaziale chiamata Delta, ma tu sei stato vittima di un sortilegio e hai perso la memoria. Mi segui?» Parlava lentamente e scandendo le parole, come se si stesse rivolgendo ad un bambino.

Il ragazzo mosse la testa. «Mmh…»

«Questo sortilegio ha alterato il tuo aspetto e ti ha fatto assomigliare a un normalissimo damariano, ma questo è solo un inganno. Tu non esisti su questo pianeta. No, aspetta.» L’uomo sollevò una mano prima che il giovane potesse ribattere. «Guarda nella classe.»

Questi si affacciò alla finestra che dava sulla sua aula e subito la sua espressione cambiò. «Ehi! Mi hanno fottuto lo zaino!»

«Faceva parte del sortilegio, non era reale. Tutto quello che ti riguardava era solo un’illusione. Se guardi il registro sono sicuro che non troverai nemmeno il tuo nome.»

Il giovane non riusciva a credere a quello che gli stava succedendo. «Vuoi dire che ho studiato per anni e anni… per niente?!»

L’uomo dai denti da squalo si sforzò di mantenere un tono calmo e ragionevole. «Anche i tuoi ricordi sono stati alterati, sei stato mandato qui neanche un mese fa.»

Il ragazzo lo scrutò con fare poco convinto.

«Lo so che è difficile, ma cerca di restare concentrato.» proseguì il misterioso individuo «Mentre tu eri senza memoria la nostra organizzazione ha dovuto affrontare una guerra e io sono l’ultimo sopravvissuto.» Serrò i pugni. «I nostri compagni sono morti, tutti quanti, tranne noi due altri tre guardiani che come te hanno perso la memoria. Te lo dico chiaramente: non so se sopravvivrai, però se non vieni con me quelli ti troveranno, prima o poi, e a quel punto non avrai nessuna chance di sopravvivere.» L’uomo lo guardò dritto negli occhi. «Hai capito quello che ho detto?»

Il ragazzo lo fissò e incrociando quegli occhi giallo ocra gli sembrò di vedere qualcosa, qualcosa che non c’era, come un ricordo sfocato…

Rimase in silenzio. Un’organizzazione spaziale? Un sortilegio che gli aveva fatto perdere la memoria? Delle persone che lo volevano uccidere? Era tutto assurdo! Eppure c’era qualcosa dentro di lui che lo induceva a credere in quell’uomo dai denti da squalo…

«Dimostramelo. Dimostrami che vieni da un’organizzazione spaziale.»

«Immagino sia necessario. Bit, ER6.»

Il cane abbaiò e il suo corpo parve tremolare. Il ragazzo ebbe come l’impressione di un ologramma che si spegneva e di colpo scoprì che quell’animale non era fatto di carne e ossa, bensì di metallo e circuiti. L’automa biomeccanico spiccò un balzo e cambiò forma, compattandosi in quello che aveva tutta l’aria di essere un’avveniristica arma da fuoco.

«Prendi. Ma non sparare.»

Il ragazzo impugnò l’arma e la sensazione che lo avvolse aveva un qualcosa di inspiegabilmente familiare. Non ebbe bisogno di fare domande per sapere che quello era un compatto fucile d’assalto a impulsi ad alta cadenza di fuoco pensato per gli scontri sulla media e corta distanza. Sorrise. «È… fantastico…»

L’uomo non stupì di quella risposta. Che si aspettasse una reazione del genere?

«Bene, ora che sai come stanno le cose devi prendere una decisione: o torni in classe a studiare oppure molli tutto e vieni con me.»

Il ragazzo sorrise e lasciò andare il fucile, che subito tornò alle fattezze di un cane biomeccanico. «Dev’essere proprio vero che mi conosci… A proposito, com’è che ti chiami?»

«Prometheus.» rispose l’uomo avviandosi verso l’uscita insieme al suo animale robotico.

Il giovane lo seguì mentre nella sua mente emergevano delle informazioni, dei ricordi, associati al nome Prometheus. Era un titano, era riuscito a dare vita al fango e aveva portato il fuoco. Si era scontrato con un certo Zeus, ma era stato sconfitto ed era stato condannato ad un tremendo supplizio da cui era stato liberato dopo migliaia di anni da un altro eroe di cui però non ricordava il nome. La sua espressione si illuminò di meraviglia. «Tu sei quel Prometheus?!»

«No, è solo un caso di omonimia. E poi io sono un carcarodon, non un titano, quindi è ovvio che non siamo la stessa persona.»

L’entusiasmo scomparve dal volto del ragazzo. «Ah…»

Il carcarodon non parve colpito da quell’improvviso cambiamento nell’atteggiamento del suo giovane interlocutore. «Capisco che potrai essere deluso, ma evita di mostrarlo così apertamente.»

«Mmh…» Lo sguardo del giovane si posò su un bidello intento a pulire un vetro. «Ehi, ma non ci vedono?»

«No, ho utilizzato un incantesimo di invisibilità. Nessuno si accorgerà di noi.»

«Sai che begli scherzi ci puoi fare con un incantesimo così…» commentò allegramente il ragazzo «Aspetta un secondo, se la mia identità è falsa allora qual è il mio vero nome?!»

«Tu sei Hildr,» gli rispose Prometheus «il figlio Loki.»

Le immagini e le sensazioni che quel nome evocava nella mente del giovane erano incredibili. Divinità dai poteri eccezionali, mostri spaventosi, battaglie terribili…

«Il figlio di Loki?! Magnif…» Si interruppe di colpo. «Aspetta, quel Loki?»

Questa volta Prometheus annuì. «Proprio lui. Il venerato e temuto dio del caos.»

Il ragazzo spiccò un salto di gioia. «Magnifico!!! Sono Hildr, il figlio di Loki! Sono…» Si interruppe di colpo. Nella sua mente era emersa una figura, una valkyrja, e il motivo che aveva risvegliato quel ricordo lo gettò nello sconforto. Cadde in ginocchio. «Io ho il nome di una donna…»

«Ti ricordi qualcosa, mi fa piacere.» constatò Prometheus con una punta di divertimento nella voce.

«Il nome di una donna…» gemette Hildr, afflosciato al suolo.

«Su, non fare così…»

«Il nome una donna…» ripeté il ragazzo, completamente vinto dallo sconforto. Di colpo balzò in piedi e si aggrappò alla giacca di Prometheus quasi fosse la sua unica ancora di salvezza. «Ti prego, dimmi che ho anche un altro nome…!»

«In realtà non so se hai un altro nome.» ammise Prometheus varcando il portone della scuola. Si voltò. «Però da noi ti facevi chiamare Trickster.»

«Molto meglio!» annuì il ragazzo correndo fuori con rinnovato entusiasmo. Allargò le braccia verso il cielo. «Tutti quanti, chiamatemi Trickster! Perché io sono il potentissimo figlio del dio del caos!!!»

L’aura del ragazzo si risvegliò e un’onda spirituale si diffuse in tutta la zona sollevando le cartacce e i mozziconi di sigaretta sparsi sul marciapiede. Il cielo cambiò colore passando dall’azzurro al cremisi, le nuvole chiare si tinsero di nero e dei fulmini blu comparvero dal nulla, crepitando a mezz’aria. Uno stormo di uccelli spaventati provò a fuggire, ma venne bloccato da una forza invisibile e le auto parcheggiate lungo la strada cominciarono a levitare. Nemmeno i palazzi vennero risparmiati e cominciarono a curvarsi, contorcendosi e allungandosi sotto l’influenza di un potere misterioso e inarrestabile.

«Smettila, combinerai un disastro se vai avanti così!» lo sgridò Prometheus.

Trickster parve tornare di colpo presente a se stesso e i suoi poteri si dissolsero. Tutto quanto tornò alla normalità e per alcuni istanti l’unico suono udibile fu quello prodotto dalle ali degli uccelli in fuga. «Non credevo di poterlo fare…» riuscì a dire, estasiato.

«Devi fare attenzione a come usi i tuoi poteri, questo non è un gioco.» lo ammonì il carcarodon «E poi i lupi mannari di Midnight potrebbero essere sulle nostre tracce, quindi dobbiamo fare molta attenzione a non farci scoprire.»

«Non mi fanno paura quelle palle di pelo.» ribatté Trickster con fare spavaldo.

Prometheus si voltò di scatto e lo prese per il bavero della felpa. «Quelle palle di pelo hanno fatto fuori tutti i nostri compagni, faresti bene ad avere paura di loro.»

Il ragazzo rimase come paralizzato. Non si aspettava una reazione del genere.

Il carcarodon lo lasciò andare con un gesto brusco, voltandogli le spalle. «E ora muoviti, abbiamo altri tre superstiti da trovare.»

Il ragazzo rimase imbambolato e osservò in silenzio il carcarodon che dava un ordine al suo cane biomeccanico. Quello abbaiò e questa volta si trasformò in una comunissima utilitaria perfetta per non dare nell’occhio.

Prometheus salì sul posto del guidatore e Trickster si mise di fianco a lui. «Scusa, non volevo sembrare presuntuoso…»

Il veicolo si mise in moto e partì autonomamente.

«Lo so, ti conosco da molto tempo, però voglio che tu capisca che tutto questo non è solo una ficata. È vero che sei un semidio, questo però non ti rende invincibile e i nemici che dovremo affrontare sono estremamente pericolosi, quindi dovrai fare molta attenzione.» Si infilò una mano nella giacca e da una tasca interna tirò fuori un ciondolo argenteo. Aveva la forma di un triangolo isoscele ed era legato ad una sottile catenella. «Considerando che hai già di tuo dei poteri fuori dal comune non ne avrai bisogno per eseguire incantesimi, però con questo potrai richiamare le attrezzature dell’organizzazione che non sono andate distrutte e potremo metterci in contatto da qualsiasi distanza.»

Trickster lo prese e se lo mise al collo facendo attenzione che non si ingarbugliasse con le cuffie per la musica. Non fece a tempo a infilarselo sotto la maglietta che il suo corpo venne come scosso da un tremito che lo lasciò intontito per alcuni istanti.

«Bene, vedo che sei tornato al tuo aspetto normale.» constatò Prometheus lanciandogli un’occhiata.

Il ragazzo ruotò lo specchietto retrovisore e osservò la sua immagine riflessa. A grandi linee era rimasto lo stesso di prima, però il naso non era più schiacciato come quello dei damariani, gli occhi avevano assunto una sfumatura blu su sclere bianche, la carnagione aveva perso ogni traccia di verde e le orecchie erano diventate un po’ a punta. «Adesso sono molto più figo…» sentenziò con tono soddisfatto «Ehi Pro, ti ringrazio. Sai, ero sicuro che quella non poteva essere la mia vita vera, era troppo monotona, troppo tranquilla… Sono davvero felice che tu sia venuto fin qui a riprendermi.»

«Non chiamarmi Pro.» lo sgridò il carcarodon «E comunque ho cominciato da te proprio perché ero sicuro che avresti accettato senza opporre troppa resistenza. Ma con gli altri tre sarà così facile. E come ti ho già detto dobbiamo fare conto di avere i lupi mannari di Midnight già alle costole o potremmo avere delle brutte sorprese.» Gli lanciò uno sguardo significativo. «Ti senti pronto?»

Ogni traccia infantile abbandonò l’espressione del giovane semidio. «Sono pronto.»

2.          Un incontro inaspettato

Trickster lanciò uno sguardo a Prometheus, diede una sbirciata fuori dal finestrino e poi fece scorrere le dita su una linea decorativa del cruscotto. Erano in macchina già da una decina di minuti, ma con ogni probabilità dovevano percorrere ancora molta strada prima di raggiungere la loro meta.

«Cosa mi vuoi chiedere?» disse ad un tratto Prometheus, che stava facendo finta di guidare per non insospettire la gente che incontravano per strada. Le auto con il pilota automatico non esistevano su quel pianeta e attirare l’attenzione era l’ultima cosa di cui avevano bisogno.

«È questo il problema, ci sono tante di quelle cose che ti vorrei chiedere che non so da dove cominciare!»

«Beh, per iniziare ti posso dire che l’organizzazione per cui lavoriamo si chiama Delta e che in genere lavoriamo su commissione.» lo informò il carcarodon «Ad esempio tu e gli altri tre guardiani che hanno perso la memoria siete stati colpiti dal sortilegio di Tremotino mentre stavate compiendo una missione.»

«E Tremotino sarebbe? Mi sembra familiare come nome, ma non riesco a focalizzarlo…»

«È un folletto mi sembra, o qualcosa del genere. Il suo vero nome è una cosa impronunciabile, Rumpel-qualcosa se non sbaglio, e alcuni di noi hanno già avuto a che fare con lui in passato durante alcune operazioni. In genere si diverte ad andare in giro a stipulare contratti, e ti posso assicurare che questi contratti sembrano sempre provvidenziali, ma in realtà servono solo per il suo tornaconto. Voi sapevate quanto può essere pericoloso, quindi non ho idea del perché abbiate accettato un contratto con lui.»

«Purtroppo non riesco a ricordare nulla di quello che è successo,» ammise Trickster «però alla fine il suo intervento c’è stato d’aiuto.»

Un amaro sorriso incurvò le labbra di Prometheus. «Già…»

Il semidio tirò fuori il ciondolo a forma di triangolo isoscele e se lo rigirò tra le dita. Era liscio, aveva i bordi leggermente smussati e la superficie argentata era appena un po’ opaca. «Dicevi che con questo posso utilizzare le attrezzature dell’organizzazione. Che cosa abbiamo?»

«Avevamo parecchia roba, armi, veicoli, equipaggiamenti vari e perfino delle armature, purtroppo però molte sono state distrutte nello scontro con i lupi di Midnight. Le tue cose personali dovrebbero essere intatte, però quelle in comune sono quasi tutte andate.»

«E non potremmo comprarne di nuove?»

«E con quali fondi? Midnight è riuscito a infiltrarsi nelle nostre reti informatiche e ci ha prosciugato di quasi tutti i soldi per indebolirci prima di attaccarci direttamente.»

Trickster non nascose il suo disappunto. «Quindi ‘sto Midnight è uno che sa il fatto suo… Ma fa davvero tutto lui?»

«Ovviamente no.» rispose Prometheus «Lui è un Grande Boss, quindi è in grado di controllare praticamente tutti i lupi mannari da contagio. È un Intoccabile, come tutti i Grandi Boss del resto, e questo vuol dire che nemmeno le organizzazioni di polizia lo attaccano apertamente per evitare di scatenare un guerra.»

«E allora perché vi siete messi contro di lui se è così potente? Non era una lotta persa in partenza?»

«È un po’ più complicato di come sembra. Per farla breve abbiamo avuto dei contrasti con una delle sue squadre di contagiatori e alcuni nostri compagni sono stati trasformati. Abbiamo provato a riportarli indietro per curarli, ma non ci siamo riusciti e alla fine si è scatenata una sorta di guerriglia. Per un po’ Midnight sembrava non tenerci nemmeno in considerazione, poi però ha dato l’ordine di sterminarci tutti. Abbiamo provato a resistere, a chiedere aiuto, ma nessuno è venuto. Siamo riusciti a tirare avanti per alcune settimane, poi però siamo stati completamente surclassati…»

Il ragazzo avvertì chiaramente il leggero fremito di rabbia e dolore nel tono del carcarodon e non poté che comprenderlo.

«Altre domande?» aggiunse Prometheus lanciandogli uno sguardo. Aveva recuperato il suo tono disteso, ma gli occhi giallo ocra non erano limpidi.

«Lupi mannari da contagio immagino voglia dire che possono contagiare altre persone, giusto?»

«Esatto, ma non solo le persone. Anche gli animali e alcuni tipi di piante senzienti possono essere contagiate. Altre creature da contagio molto diffuse sono i vampiri, i ghoul e gli zombie, e tutte quante hanno un Grande Boss che ne è il capo supremo. In realtà i Grandi Boss non controllano direttamente ogni singolo individuo, credo sarebbe una cosa impossibile, però se vogliono possono soggiogare completamente chiunque appartenga alla loro stessa specie. Ovviamente esistono anche delle eccezioni, e poi ci sono i lupi mannari che non sono da contagio. Lo stesso vale per tutte le altre specie.»

Trickster si grattò il capo. «È un po’ complicato, ma credo di aver afferrato il concetto. Per farla breve Midnight comanda e i suoi licantropi eseguono, giusto?»

«Sbagliato. Lui controlla i lupi mannari, non i licantropi. Sono due cose diverse.»

«E cosa cambia?»

«I lupi mannari sono dei mutaforma, ad esempio un elfo che si può trasformare in lupo o in ibrido metà elfo e metà lupo. I licantropi sono dei lupi umanoidi e non cambiano il loro aspetto.»

«Ah, capito. E esistono i licantropi-lupi mannari?»

«In teoria credo che possano esistere, però immagino che la loro forma ibrida sarebbe uguale a quella base.»

«Mi sa che hai ragione.» annuì Trickster sorridendo. Guardò fuori dal finestrino e la vista degli edifici che scorrevano uno dopo l’altro gli fece sorgere un dubbio. «Adesso che ci penso, che ne è della mia famiglia?»

Prometheus gli lanciò un’occhiata. «Parli di Loki e di tua madre?»

«No, intendevo la famiglia con cui ho vissuto mentre ero vittima del sortilegio.»

«Ah, non ne ho la più pallida idea. Magari adesso vivranno con un figlio in meno, o magari non sono mai nemmeno esistiti. Vuoi andare a dare un’occhiata?»

«No, non mi interessa.» Attese un attimo prima di continuare. «Se devo essere sincero non mi sono mai sentito davvero parte di quella famiglia…»

Quelle ultime parole quasi lasciate in sospeso anticiparono una pausa di silenzio tra i due. Per alcuni lunghi secondi Trickster e Prometheus si limitarono ad ascoltare il suono del motore e il rumore del traffico, quindi toccò al ragazzo iniziare un nuovo discorso: «Certo che è proprio incredibile che il tuo cane sia riuscito a trasformarsi in un’auto.»

Il veicolo rispose con un abbaio attraverso l’autoradio.

Il carcarodon sorrise. «Ti ha fatto presente che non è un cane, ma una biomacchina mutaforma con aspetto di base di tipo canino.»

Il semidio lo guardò stranito. «Eh?»

«Per farla breve, Bit è una macchina che possiede un proprio comportamento. Le biomacchine sono esseri non viventi estremamente evoluti e il fatto che Bit sia anche un mutaforma lo rende utilissimo nelle situazioni più diverse.»

«Ma come ha fatto a diventare grande come una macchina se prima era grande come un cane?» insistette Trickster.

«Che ne so, io non ci capisco niente di meccanica. So che lo può fare e tanto mi basta.»

Il ragazzo lo guardò di sbieco. «Non mi sembra un gran che come spiegazione…»

«Quando ti capita chiedi come fa ad uno scienziato e te lo saprà spiegare benissimo.»

Il suo compagno di viaggio si limitò ad un mugugno. «Aspetta, adesso che mi viene in mente: prima avevi detto che siamo in quattro ad aver perso la memoria, io e tre guardiani… Perché guardiani?»

«È il nome che usiamo per indicare i membri di Delta.» gli spiegò il carcarodon «Anche tu e io siamo guardiani.»

«E perché proprio guardiani?»

Prometheus scrollò le spalle. «Non ne ho idea, non c’ero quando lo hanno deciso.»

«E chi lo ha deciso?»

«Immagino il nostro capo, però non ne sono sicuro.»

«E chi è il nostro capo?»

«Un albero.» rispose il carcarodon in tono mesto «Era incredibilmente saggio ed era quasi sempre lui che decideva quali missioni intraprendere… Il suo aiuto ci avrebbe fatto molto comodo, ma se non altro è riuscito a individuare voi quattro prima di morire.» Rimase in silenzio per alcuni istanti. «Probabilmente il nome non ti dirà nulla, però stiamo andando a recuperare Kenvster.»

Trickster provò a spremersi le meningi, ma non ottenne nessun risultato. «Mi spiace, non mi viene in mente niente…»

«È una chimera e ha l’abilità di curare se stesso e gli altri.» gli spiegò brevemente Prometheus «Ho pensato che fosse il caso di andare subito da lui.»

«Mi sembra una buona idea.» assentì il semidio «E adesso dov’è? Anche lui a scola?»

«Non lo so, non credo, a quest’ora da lui dovrebbe essere notte. Si trova in un altro continente.»

«Cosa?! In un altro continente?! Ma io so a stento la mia lingua! Come faremo a farci capire?!»

«Non ti preoccupare, nella nostra testa c’è un traduttore che ci permetterà di capire e di farci capire dovunque andremo.» lo tranquillizzò il carcarodon «Fai conto che nell’universo non esiste una lingua comune, quindi a livello spaziale tutti quelli che viaggiano devono possedere un traduttore.»

«Allora ho fatto bene a non seguire le lezioni di lingua straniera.» sentenziò Trickster in tono soddisfatto.

L’auto si accostò al ciglio della strada e si fermò. Prometheus scese e il ragazzo lo imitò subito dopo.

«Perché siamo qui?» domandò il semidio guardandosi intorno. Si trovavano vicino ad un cantiere lasciato a metà, ma per il resto quel luogo non aveva nulla di particolare.

«Non possiamo andare fino ad un altro continente con Bit.» gli spiegò Prometheus mentre il suo animale biomeccanico tornava alle fattezze di un canide.

«Davvero? Grandioso! Ho sempre desiderato fare un viaggio in astronave!» Si fermò un attimo a riflettere sulla sua ultima esclamazione. «Beh, almeno credo…»

Il carcarodon si lasciò scappare un mezzo sorriso e con un incantesimo forzò il lucchetto che bloccava l’accesso al cantiere abbandonato. I due entrarono e poi richiusero il passaggio in modo da evitare eventuali sguardi indiscreti. Prometheus stava utilizzando un incantesimo di invisibilità, tuttavia era meglio non correre rischi inutili.

Trickster si guardò intorno con entusiasmo, ma non vide nulla. C’era solo uno spiazzo con alcune transenne accatastate in un canto e un cumulo di terra affianco ad una buca. «È invisibile?»

«No, è ancora alla base.» ribatté il carcarodon «Adesso la faccio comparire.»

Non dovette fare gesti particolari o tirare fuori strani oggetti. Rimase immobile e davanti ai loro occhi andò a delinearsi una sagoma che in un attimo assunse la consistenza di un’astronave. Aveva una sagoma slanciata che ricordava vagamente quella di un triangolo isoscele e la carrozzeria grigio metallizzato aveva qualche piccolo graffio qua e là, in ogni caso era un velivolo davvero magnifico.

«Stupenda!» esclamò Trickster al settimo cielo «Aaah, non vedo l’ora di farci un giro! A quanto può andare? Ha delle armi? Può diventare invisibile o robe del genere?»

«Piano con le domande, adesso saliamo a bordo e ti spiego tutto con calma, tanto è inutile utilizzare la navigazione in submateria all’interno dell’atmosfera.»

Il ragazzo lo sguardo stranito. «Che?»

«Quando saremo a bordo te lo spiego.»

Il portello del velivolo si aprì con un leggero sibilo, come a voler invitare il ragazzo a salire. Trickster non si fece pregare e corse subito verso la rampa. Stava per salire a bordo quando Prometheus lo fermò. «C’è qualcosa che non va…» esalò guardandosi intorno.

Solo in quel momento il semidio avvertì qualcosa di strano nei paraggi e si allontanò di qualche passo dall’astronave. I due guardiani sollevarono contemporaneamente lo sguardo e pochi secondi dopo cominciarono ad udire qualcosa. Sembrava una voce, un grido femminile forse. Passarono appena pochi istanti e videro una sagoma.

«Quella… Quella è una ragazza!» realizzò Trickster aguzzando lo sguardo. Dopo alcuni istanti si rese conto di un’altra cosa: «E mi sta pure cadendo addosso!»

Provò a scansarsi, ma ormai era troppo tardi. La giovane piombò su di lui urlando e i due finirono a terra con un tonfo polveroso.

Un gemito uscì dalle labbra del ragazzo seguito da alcuni colpi di tosse. «E questa chi sarebbe…?»

Prometheus non parve troppo preoccupato per le sorti del suo giovane compagno e si limitò ad osservare la misteriosa nuova arrivata. Indossava una veste bianca lunga fino a terra che le fasciava il corpo minuto accentuando i fianchi e il seno rotondo e la sua pelle candida non mostrava nemmeno un’imperfezione. Aveva una bocca piccola dalle labbra rosate e quando aprì gli occhi rivelò due iridi rosse e impaurite, i suoi capelli biondo dorato erano lunghi e lisci e un ciuffo le ricadeva sul viso dai tratti armoniosi coprendole leggermente l’occhio sinistro. Portava dei bracciali dorati ai polsi e intorno al collo aveva un robusto collare che stonava completamente con la sua figura aggraziata. A giudicare dall’aureola dorata che risplendeva sopra il suo capo e dalle leggiadre ali di piume bianche che le spuntavano dalla schiena doveva trattarsi di un angelo.

Il carcarodon socchiuse leggermente gli occhi, come a cercare di capire quali fossero gli intenti di quella fanciulla caduta dal cielo. «Mai vista prima.»

3.          La forza di un semidio

L’angelo caduto dal cielo si sentì penetrare dagli occhi giallo ocra di Prometheus e istintivamente indietreggiò. Un gemito le fece capire che era caduta addosso a qualcuno e subito scattò in piedi.

«Scusa, non l’ho fatto apposta.» Si chinò su Trickster per sincerarsi delle sue condizioni. «Stai bene? Sei tutto intero?»

Il ragazzo osservò a bocca semiaperta quel volto angelico dai tratti perfetti, quegli occhi rossi velati di preoccupazione e quei capelli lisci e dorati che le ricadevano elegantemente sul viso. Ci mise alcuni secondi per rispondere: «Sì, benissimo grazie. Tu piuttosto, non sei ferita, vero?»

Lei scosse il capo. «No, sto bene.» Si aggiustò i capelli dietro un orecchio. «Grazie a te…»

L’apprezzamento fece arrossire in maniera piuttosto vistosa il giovane guardiano che si voltò a guardare le interessantissime transenne del cantiere. «Beh, non potevo certo lasciarti cadere…»

In quel momento intervenne Prometheus: «Posso chiederti chi sei?» Il suo tono era serio e distaccato.

«Oh, certo, scusate. Il mio nome è Claire e sono un angelo uditore, il mio compito è di aiutare le persone buone che pregano con sincerità e senza scopi malvagi.»

«E come mai sei caduta dal cielo?» continuò il carcarodon.

«Perché dei cacciatori di taglie mi stavano inseguendo.» rispose la ragazza senza riuscire a nascondere un fremito di paura «Ero stata invocata per liberare un giovane catturato da una banda di fuorilegge, ma sono stata sconfitta e hanno preso anche me. Mi volevano portare in una casa d’aste per vendermi come schiava e mi hanno messo questo collare per impedirmi di utilizzare i miei poteri. Grazie al cielo sono riuscita ad infilarmi in un portale, adesso però devo liberarmi da questo collare per riuscire ad andare a salvare il giovane che mi aveva chiamato.»

«Non ti preoccupare, adesso che sei con noi nessuno ti farà più alcun male.» le garantì il semidio «Io mi chiamo Trickster e lui è Prometheus, siamo due guardiani dell’organizzazione chiamata Delta e ti aiuteremo.»

Gli occhi della fanciulla si accesero di speranza. «Davvero fareste questo per me?»

«Naturalmente.»

«Ci piacerebbe, ma non possiamo.» lo contraddisse il carcarodon «Adesso dobbiamo trovare i nostri compagni.»

L’angelo chinò il capo con fare mesto. «Oh, allora non fa niente…»

«Ma non possiamo abbandonarla così!» si oppose invece il ragazzo.

«Dobbiamo trovare gli altri tre guardiani.» ribatté Prometheus «I lupi di Midnight potrebbero essere già sulle loro tracce, non possiamo perdere tempo!»

«Ma…» Una strana sensazione serpeggiò nel corpo del giovane.

Il suo compagno dovette aver avuto lo stesso presentimento perché anche lui sollevò il capo. «Toglimi una curiosità: il portale che hai usato, non l’hai richiuso, vero?»

«Non ne ho avuto modo.» ammise Claire «Senza i miei poteri sono praticamente inutile…»

Prometheus digrignò i denti da squalo e un attimo dopo una figura si abbatté dinnanzi a loro sollevando una nuova ondata di polvere e facendo tremare il terreno. Sembrava un uomo ed era atterrato in piedi attutendo l’impatto con le gambe. Con un movimento della sua arma spazzò via il fastidioso pulviscolo. Aveva un fisico atletico, ma non particolarmente imponente, indossava abiti da combattente dalle linee rosse con il cappuccio a coprirgli il volto e brandiva un’ascia da guerra a due mani dalla lama scarlatta.

Appena lo vide, Claire andò a nascondersi dietro Trickster. «Quello… è uno dei cacciatori di taglie…»

«Che stupida!» la sbeffeggiò il fuorilegge incappucciato «Credevi davvero che saresti riuscita a scappare così facilmente? E voi due vedete di non impicciarvi, questa è una faccenda che non vi riguarda.»

«Non ti permetteremo di farle del male!» ribatté Trickster in tono determinato.

«Quello che facciamo non è affar vostro. Siamo stati noi a catturarla e non vi permetteremo di prendervene il merito!»

«Non ci vogliamo prendere il merito di niente! Noi vogliamo prendervi a calci nel sedere!»

Il cacciatore di taglie gli puntò contro la sua voluminosa ascia da guerra. «Non fare il gradasso con me, moccioso!»

Il semidio non si fece intimorire e gli rispose per le rime, tanto che Prometheus scosse mestamente il capo. Perché non aveva cominciato col recuperare Kenvster?

Emise un sospiro di rassegnazione. «Bit, identificalo.»

Il cane biomeccanico rispose con un abbaio e subito dopo davanti al carcarodon comparve uno schermo olografico contenente alcune utili informazioni sul nuovo arrivato. Si trattava di un cacciatore di taglie soprannominato il Rosso appartenente alla banda dei Boia Tagliagole e la sua taglia ammontava a 530.000 arcos[2], non molto, ma comunque una discreta somma. La sua banda comprendeva nove membri e nessuno di questi aveva una taglia sopra il milione di arcos, quindi con ogni probabilità lui e Trickster sarebbero stati sufficienti per sconfiggerli.

«E la nostra amica?»

Bit rivolse il suo attenzione a Claire e anche per lei fornì una scheda olografica. Era molto più sintetica di quella del Rosso, ma se non altro confermava il fatto che fosse un angelo uditore. Non aveva una taglia, ma questo non stupì il guardiano.

«Ne ho abbastanza di stare a sentire le tue stronzate!» tuonò l’incappucciato, e quando il manico della sua arma colpì il terreno ogni cosa tremò per alcuni istanti. «Adesso ti spacco il culo!»

«Voglio proprio vedere!» lo provocò Trickster, e in cielo sfrigolarono delle saette.

Il Rosso scattò fulmineo in avanti e la sua ascia si mosse talmente veloce da sembrare un lampo scarlatto. La lama affondò nel petto del ragazzo e un fiotto di sangue gli esplose dalla bocca mentre il suo corpo volava all’indietro. Cadde scompostamente a terra e schizzi rossi si allungarono in ogni direzione. Lo squarcio che aveva sul petto era tremendamente profondo e continuava a sgorgare fiotti di sangue.

Claire sbarrò gli occhi colmi di orrore. «No!»

Fece per volare in soccorso del giovane, ma Prometheus la bloccò con un braccio. «Non ti preoccupare, non è così facile battere Trickster.»

L’angelo guardò il carcarodon e la sicurezza che vide sul suo volto la convinse a rimanere in disparte, tuttavia non riuscì a cancellare la preoccupazione che si rifletteva nelle sue iridi rosse.

«Ehi tu!» fece il Rosso in direzione di Prometheus «Consegnami quell’angelo se non vuoi fare anche tu una brutta fine!»

«Non mi hai ancora… battuto…»

Il cacciatore di taglie si voltò. Trickster si era rialzato e la ferita sul suo petto sembrava essersi completamente rimarginata. Solo lo strappo nei vestiti era rimasto a ricordare il terribile attacco subito.

Un subdolo sorriso affiorò dal cappuccio del fuorilegge. «Bene, vedo che hai ancora voglia di giocare…»

Il semidio si tolse le cuffie per la musica e le lanciò a Prometheus. «Non sai quanto…»

Aprì le mani come a cercare di risvegliare l’energia spirituale che aveva in corpo e poi creò due sfere vorticanti sui palmi. Sembravano dei concentrati di pura energia e la velocità con cui i vari flussi scorrevano l’uno sull’altro produceva un bagliore azzurrato. Nonostante l’euforia, il ragazzo cercò di restare concentrato. Non aveva idea di quello che stava facendo, ma forse era meglio così. Non aveva tempo di pensare, doveva agire!

Caricò il destro, ma non ebbe modo di lanciare la sfera perché il suo nemico lo anticipò: con uno scatto bruciante gli fu addosso e l’ascia da guerra a due mani si abbatté sul suo braccio, mozzandolo di netto con facilità disarmante. Il cacciatore di taglie lo colpì alla bocca dello stomaco con il manico della sua arma e il semidio si piegò in avanti con un rantolo, a quel punto per il Rosso non fu difficile rifilargli una gomitata in faccia che lo spedì a terra.

Un gemito affiorò dalle labbra di Claire. Era troppo, non ce la faceva a guardare una persona che soffriva senza fare nulla, ma la consapevolezza di essere del tutto impotente le causava un dolore quasi maggiore.

L’incappucciato si appoggiò l’ascia da guerra su una spalla. «Sei scarso da fare pietà, lo sai? Ma se non altro sei più divertente di un punching-ball.» aggiunse con un ghigno divertito.

Il ragazzo venne scosso da alcuni spasmi. Il moncherino del braccio destro continuava a spruzzare getti di sangue e il naso gli causava un dolore tremendo. Si sentiva così male da non riuscire a pensare a niente, però non poteva arrendersi. Non voleva tornare alla monotona vita che faceva prima, lui voleva di più, ed era disposto a pagare il prezzo del suo desiderio.

Strinse i denti e facendo appello a tutta la sua forza di volontà si rimise in piedi. Non si sarebbe tirato indietro per nulla al mondo!

Osservò la sua rigenerata mano destra e nella sua mente si risvegliò la consapevolezza di poter guarire da quasi ogni tipo di ferita, era una delle sue abilità in quanto figlio di Loki, tuttavia questo suo potere era molto dispendioso e non poteva andare avanti all’infinito. Doveva sconfiggere il suo nemico!

Con un gesto repentino aprì una mano verso il fuorilegge e dal palmo si scatenò un fulmine che saettò velocissimo contro il Rosso.

Il cacciatore di taglie non si scompose e lo neutralizzò con la sua arma. «Tutto qui quello che sai fare, moccioso?»

Trickster serrò i pugni. Sentiva la rabbia che ribolliva dentro di lui, ma non era arrabbiato con il fuorilegge. Era arrabbiato con se stesso perché non riusciva a sconfiggerlo. Lui era un semidio, come poteva essere così debole?!

Avvicinò le mani e una scintilla anticipò la comparsa di un globo incandescente. La palla di fuoco crepitava ad un nulla dai suoi palmi senza ferirlo, ma quando la scagliò contro il Rosso divampò con forza, tramutandosi in un feroce felino fiammeggiante che si avventò sul fuorilegge. La tecnica sembrava buona, eppure il cacciatore di taglie la neutralizzò facilmente con la sua ascia da guerra.

Il Rosso sorrise con fare divertito. «Dai, riprova. Sono curioso di vedere cos’altro ti inventerai.»

Il ragazzo provò e riprovò, ma più si sforzava di pensare ad attacchi forti e più il cacciatore di taglie li neutralizzava senza fatica.

«Dobbiamo aiutarlo, così rimarrà senza energie.» affermò Claire, sempre più preoccupata.

Prometheus si portò un dito alle labbra per dirle di tacere. Si era messo le cuffie di Trickster e sembrava più interessato alla musica che vi era stata caricata piuttosto che allo scontro del suo giovane compagno.

«Se hai qualche altro attacco bello tiralo fuori subito che se non mi sbrigo a tornare, gli altri si mangiano anche la mia porzione.» commentò il Rosso consultando l’overwatch che aveva al polso.

Il semidio digrignò i denti e con un gesto rabbioso portò indietro le braccia. Il terreno cominciò a tremare e dopo alcuni istanti due grossi blocchi di terra si staccarono dal suolo, cominciando a levitare con fare minaccioso alle spalle del guardiano. «Vedi se ti piace questo!» gridò con tutto il fiato che aveva in gola, e con un movimento delle mani scagliò i due enormi proiettili.

Il fuorilegge arretrò di un passo e serrò la presa sull’ascia da guerra. Spiccò un balzo all’indietro andando sopra l’astronave, ma questo non bastò a metterlo al sicuro. L’attacco del ragazzo lo investì in pieno, scaraventandolo insieme al velivolo spaziale contro le transenne del cantiere.

Trickster sorrise malignamente. «Adesso non dici più niente, eh? Stronzo!»

«Sei un idiota, hai distrutto la nostra astronave!» lo sgridò Prometheus tirandogli un leggero pugno in testa «Hai idea di quanto costi ripararla? Figurati comprarne una nuova!»

«È stato quel coglione che si è messo sulla linea dell’astronave!» si difese il ragazzo.

«Vi prego, non litigate…» esalò Claire con un filo di voce.

Uno scoppio attirò l’attenzione dei tre, che voltandosi videro una figura emergere dal cumulo di terra sollevato dal semidio.

«Ok, adesso basta giocare!» tuonò il Rosso «Questa me la paghi!»

Trickster gli puntò contro un indice. «Te le suono quando…»

Prometheus lo zittì mettendogli una mano sulla spalla. «Ora come ora non sei in grado di batterlo, non riesci a sfruttare i tuoi poteri che in minima parte e quello non è un pivello.»

«E allora cosa dovremmo fare? Scappare?»

«No. Mettiti queste e lasciati guidare dalla musica.» gli ordinò il carcarodon porgendogli le cuffie.

«La musica mi piace, ma non so quanto mi possa aiutare a combattere…»

Uno schianto fece tremare il terreno sotto di loro. Il Rosso aveva provato ad attaccarli, ma la sua ascia da guerra si era scontrata con una barriera eretta da Prometheus.

«Fidati di me, fino a quando non recuperi i ricordi ti conosco più di quanto tu conosca te stesso.»

Il volto di Trickster esprimeva ancora un aperto scetticismo, tuttavia il ragazzo si convinse a fare come gli era stato detto. Indossò le cuffie e premette il tasto play. Immediatamente una musica decisa e ritmata si diffuse nella sua mente, risuonando subito in tutto il suo corpo. Riusciva ad avvertire le vibrazioni prodotte dagli strumenti che si diffondevano dentro di lui e ogni nota sembrava reagire come un interruttore che accendeva una piccola parte dei suoi poteri.

Un fendente del Rosso mandò in frantumi la barriera eretta da Prometheus, ma ormai il semidio non aveva più bisogno di nessuna protezione. Il fuorilegge provò a colpirlo al collo, ma il semidio bloccò l’attacco con un braccio. Il suo arto brillava di una densa luce blu e le dita sembravano essersi trasformate in artigli aguzzi. Con la mano libera colpì il cacciatore di taglie e un’onda d’urto tuonò dal suo palmo, scaraventando all’indietro il nemico. Un fulmine nero crepitò nel cielo e si abbatté con forza devastante sul corpo intontito del Rosso, lasciandolo ferito e per qualche momento paralizzato. Non restava che bloccarlo, quindi Trickster riplasmò il suolo con un movimento della mano, sollevandolo come se avesse una vita propria e sommergendo il fuorilegge in un sarcofago di sabbie mobili che lo intrappolò fino al collo.

Il semidio aprì una mano e l’ascia da guerra levitò verso di lui. Si avvicinò al fuorilegge e con la lama scarlatta gli tolse il cappuccio. A prima vista il suo aggressore sembrava un felidiano, infatti aveva dei tratti tipicamente umanoidi, ma le orecchie erano quelle di un gatto.

«Lo sai cosa faccio a chi mi fa arrabbiare?» gli domandò raschiando il terreno con l’ascia da guerra.

Il Rosso non rispose.

Claire si avvicinò al ragazzo e gli pose una mano sul braccio. La sua pelle era liscia come seta e quel lieve contatto bastò per annullare la fatica nei muscoli del guardiano. «Ormai hai vinto, non fargli del male.»

Trickster osservò quegli occhi rossi privi di malvagità e poi abbassò lo sguardo sul viso impolverato del fuorilegge. Abbassò le cuffie intorno al collo e gettò a terra l’arma. «Ti è andata bene che ho perso la memoria… Pro, che facciamo?»

«Non chiamarmi Pro.» lo rimproverò il carcarodon «E per quanto riguarda il da farsi…» Lanciò uno sguardo alla testa del Rosso che spuntava dal terreno. «Per prima cosa andiamocene, mi è venuta una mezza idea…»

4.          Qualcosa da ricordare

Prometheus osservò la testa del fuorilegge che spuntava dal terreno. «Tutti i membri della sua banda hanno delle taglie sulla testa, quindi se li sconfiggiamo potremo guadagnare un po’ di soldi e nel frattempo aiuteremo Claire a liberare il tizio che l’aveva invocata, che ne pensate?»

«Mi sembra un’ottima idea.» affermò Trickster con un sorriso vagamente maligno.

Il Rosso fece un verso di scherno. «Illudetevi pure, tanto non riuscirete mai a sconfiggere i miei compagni. Mi avete battuto perché siete in tre, ma senza la superiorità numerica sarete finiti.»

«Non sei nella posizione di fare il gradasso.» gli rammentò il semidio con aria di superiorità.

«Neanche tu se per questo.» lo rimbeccò il carcarodon «Ti ricordo che sei stato tu a colpire l’astronave.»

Il ragazzo incrociò le braccia e gonfiò le guance con fare immusonito.

«Vi ringrazio infinitamente per l’aiuto che mi volete dare, però forse è meglio se prima troviamo un modo per liberarmi da questo collare, così vi potrò dare anch’io una mano.» suggerì Claire.

«Ci penso io!» si offrì subito Trickster.

«Aspetta, prima dobbiamo mettere il fuorilegge in un posto sicuro e andarcene da qui.» gli fece notare Prometheus «Il vostro spettacolino potrebbe aver attirato un bel po’ di curiosi, e non solo loro…»

«E dove andiamo? Abbiamo una base nei paraggi?»

«Ovviamente la nostra organizzazione ce l’ha una base, però non è su questo pianeta. In ogni caso con il teletrasporto possiamo raggiungerla quando vogliamo.»

«E che ne facciamo di questo qui?» proseguì il semidio accennando al Rosso «Lo mettiamo in una cella o qualcosa di simile?»

Il carcarodon sorrise davanti a quella domanda. «A livello spaziale abbiamo qualcosa di meglio…» Aprì una mano e sul suo palmo si delineò la sagoma di un piccolo oggetto simile ad una capsula che nel giro di alcuni istanti acquisì consistenza solida. «Lo metteremo qui dentro.»

Trickster lo guardò stranito e il suo compagno preferì passare direttamente alla dimostrazione invece che perdere tempo in inutili spiegazioni. Con un incantesimo liberò il fuorilegge dalla prigione di terra, quindi aprì il piccolo oggetto che aveva fatto comparire e lo puntò sul Rosso. Il cacciatore di taglie riuscì a malapena a lanciare qualche imprecazione perché in un attimo venne risucchiato all’interno della capsula.

«Ecco fatto, adesso è al sicuro.» sentenziò Prometheus lasciando scomparire il piccolo oggetto.

Il suo giovane compagno era a bocca aperta. «Favoloso! E puoi metterci solo una cosa?»

«In realtà contano più le dimensioni che il numero, però devi tenere presente che con queste capsule puoi fare solo tutto dentro o tutto fuori, non puoi far uscire una cosa e lasciarne dentro un’altra.»

Il guardiano annuì con entusiasmo.

«Adesso vediamo di allontanarci e poi penseremo al tuo collare.» disse Prometheus lanciando un’occhiata a Claire.

L’angelo uditore e il semidio lo seguirono e presero posto su Bit in versione utilitaria. Come prima il carcarodon si era messo al posto del guidatore con di fianco Trickster, la ragazza invece si era seduta dietro facendo scomparire le candide ali piumate.

«Bit, mettiti in contatto con Marianne.» ordinò Prometheus senza smettere di fingere di guidare.

Dall’autoradio uscirono alcuni suoni, seguiti dopo una manciata di secondi da un abbaio.

Il carcarodon non nascose il proprio disappunto. «Prova con Jede’dïa allora.»

Di nuovo la biomacchina fece partire la chiamata e di nuovo si esibì in un verso canino.

«Controlla le trasmissioni. Prova a contattare tre persone a caso.»

Nella macchina regnò qualche secondo di silenzio e per la terza volta l’animale biomeccanico rispose con un mesto abbaio.

«Che succede?» chiese Trickster.

«Bit non riesce a mettersi in contatto con nessuno. E la cosa non è nuova. Già durante l’attacco di Midnight avevano problemi a metterci in contatto con altri, è anche per questo che non siamo riusciti a chiedere aiuto.»

«Magari hanno sabotato le nostre linee di comunicazione» suggerì il semidio.

«Ci avevamo pensato, ma abbiamo controllato almeno venti volte e non abbiamo trovato niente che non andava nel sistema. Non so più cosa pensare…»

«Se volete posso provare a dare un’occhiata io.» si offrì Claire «Anche se non ho i miei poteri magici credo di poter esaminare una rete informatica.»

«Va bene, tanto non abbiamo nulla da perdere.» assentì Prometheus. Si guardò intorno.

«Cosa stai cercando?» volle sapere Trickster.

«Un luogo appartato dove posizionare un proiettore per il teletrasporto, così potremo tornare qui dalla base senza bisogno di utilizzare un’astronave… Credo che quella terrazza andrà bene.»

Bit accostò e lasciò scendere i tre passeggeri, quindi tornò alla forma di canide. Nessuno dei damariani che passavano di lì in quel momento li degnò di uno sguardo.

«Puoi volare senza la magia?» chiese il carcarodon a Claire.

La fanciulla scosse mestamente il capo. «Mi spiace…»

Prometheus annuì. «Bit, jetpack.»

Immediatamente la biomacchina mutaforma si adeguò alla richiesta allacciandosi alla schiena del guardiano per dargli la possibilità di librarsi in aria.

Trickster si stupì nel notare che la nuova forma dell’animale era grande quanto lo zaino che usava per andare a scuola.

Prometheus si avvicinò a Claire e senza troppi complimenti la prese in braccio, suscitando in questo modo l’invidia del semidio.

«Sapevo che gli angeli fossero leggeri, ma non credevo così leggeri.» commentò il carcarodon «Beh, meglio così. Trickster, tu sei in grado di volare senza problemi, quindi raggiungici sul tetto.»

Il ragazzo non ebbe modo di ribattere che i due scattarono verso l’alto grazie alla spinta del jetpack.

Il giovane li osservò salire con un’espressione non del tutto convinta. Davvero era in grado di volare? E poi perché nessuno prestava attenzione ad un uomo con un jetpack che si librava in aria con una bella ragazza in braccio?! Si sentiva un idiota a fissarli, ma si sarebbe sentito molto peggio se non fosse stato in grado di sollevarsi da terra. Non aveva nessuna intenzione di fare una brutta figura davanti a Claire! Però c’era un problema: non aveva idea di come si facesse a volare! Doveva sforzarsi di andare verso l’alto? Si concentrò sul suo desiderio, ma il tempo scorreva e lui non si muoveva di un solo millimetro. Meglio cambiare strategia. Forse doveva immaginare se stesso come un corpo privo di peso e avrebbe cominciato a salire senza sforzo. Inspirò ed espirò lentamente, cercando di sentirsi il più leggero possibile, ma per quanto buttasse fuori aria dai polmoni il suo corpo non ne voleva sapere di staccarsi dal suolo. Maledizione, perché non ci riusciva?! E poi gli venne un’idea. Ma certo, lui era il figlio del dio del caos, quindi doveva fare qualcosa di caotico per volare! Si abbassò e con le gambe si diede un forte slancio. Immediatamente il suo corpo scattò verso l’alto a tutta velocità come una molla troppo compressa e dovette rallentare il suo volo per non allontanarsi troppo dalla terrazza. Con un movimento non molto coordinato si diede una spinta e atterrò pesantemente di fianco a Prometheus e Claire.

Bit era già tornato alla forma di canide e lo osservò scodinzolando allegramente.

«Ci hai messo poco a ricordarti come si fa.» si congratulò il carcarodon «Adesso però andiamo, immagino sarai impaziente di ricordarti com’è la nostra base.»

Il semidio si scordò subito del fatto che il carcarodon aveva avuto il privilegio di portare in braccio Claire e annuì con entusiasmo. «Oh sì, andiamo!»

Nel giro di pochi istanti i tre vennero come scansionati da capo a piedi e si videro risucchiare dal nulla, quindi comparvero in una grande stanza dal pavimento in legno irradiata dalla luce che scendeva dal soffitto di vetro. Le varie lastre esagonali erano sorrette da quello che aveva tutta l’aria di essere un intrico di piante rampicanti e le pareti sembravano esse stesse di legno vivo.

«Mi sento più pesante…» notò Trickster molleggiandosi sulle ginocchia.

«Tra qualche minuto non ci farai più caso.» gli garantì Prometheus «Venite, il computer centrale si trova da questa parte.» aggiunse facendo strada insieme a Bit.

Il semidio e l’angelo uditore lo seguirono senza smettere di guardarsi intorno. L’edificio era ad un solo piano e sembrava interamente costituito da alberi dalle forme più diverse, inoltre grazie al tetto fatto interamente da lastre di vetro non era necessario fare ricorso all’illuminazione artificiale. La temperatura era tiepida ma gradevole e ovunque si respirava l’odore dolce e delicato della natura.

«Avete davvero una base magnifica.» commentò Claire con tono ammirato.

«L’ha costruita il nostro capo molto tempo fa e da allora è sempre stata la base dell’organizzazione. Era anche la casa di tutti i guardiani, ma ormai non ci abita più nessuno.»

La fanciulla intuì dal tono del carcarodon che non era il caso di fare altre domande e si limitò a guardarsi intorno.

«Ecco, si trova qui.» annunciò Prometheus entrando in una grande stanza. Al centro del locale si trovava un computer dotato di varie postazioni di controllo e un tronco dalla forma bombata doveva essere il nucleo di tutto il sistema. Sembrava tutto spento, ma bastò che il carcarodon premesse un pulsante perché un ampio schermo olografico comparisse di fronte a loro.

«Hai avuto altri problemi oltre a quello delle chiamate?» domandò Claire mentre cominciava a battere sui tasti di una lunga tastiera.

«Non mi sembra. Midnight e i suoi ci hanno sottratto quasi tutti i soldi con un attacco informatico, ma non so se le due cose sono collegate.»

«È possibile, magari ha sfruttato l’occasione per immettere un virus.» rifletté Claire mentre sullo schermo olografico continuavano a comparire nuove finestre.

Ad un tratto si attivò un allarme di intrusione, ma l’angelo ci mise appena pochi istanti per mettere a tacere l’antivirus. Era incredibile la velocità con cui inseriva i codici attraverso la tastiera e Prometheus pensò che in quella situazione avrebbe potuto fare quello che voleva con il loro computer centrale. Se non fosse stata un angelo uditore non le avrebbe mai dato la possibilità di mettere mano a quella macchina.

«Allora?» fece Trickster dopo un paio di minuti. Fino a quel momento aveva osservato in silenzio il lavoro di Claire, stupito e ammirato per la sua incredibile abilità e rapidità.

«Ho trovato ed eliminato un paio di virus non particolarmente pericolosi, ma non ho ancora capito qual è la causa del vostro problema. Datemi ancora qualche minuto…»

I due guardiani rimasero in attesa osservando Claire che digitava senza sosta sequenze di codici sulla tastiera. Era a dir poco velocissima e il numero di finestre sul desktop ormai non si contava più, questo però non sembrava rallentare il suo lavoro. Neanche i firewall più robusti o l’antivirus più aggiornato erano in grado di bloccarla.

«Trovato!»

Prometheus e Trickster si fecero di colpo attenti.

«Hai trovato il virus?» fece il ragazzo, visibilmente ammirato.

«Esatto, ma non è un virus solo. Ce ne sono diversi e si sono inseriti nel sistema che gestisce le chiamate in entrata e in uscita sfruttando alcuni bug. Per farla breve, dirottavano tutte le vostre chiamate su contatti inesistenti, in questo modo non riuscivate a contattare nessuno.»

«E sei riuscita a risolvere il problema?» le chiese il carcarodon.

«Purtroppo non ancora, ma adesso che ho capito qual è la zona critica penso che riuscirò a sistemare tutto nel giro di mezz’ora, se siamo fortunati anche meno.»

«Non so come ringraziarti.»

«È il minimo che possa fare per sdebitarmi.» rispose lei con un sorriso sincero e luminoso.

Trickster sarebbe rimasto ad osservarla per ore, ma Prometheus aveva ben altri progetti per lui. «Vieni, magari se ti faccio fare un giro della base potresti ricordare qualcosa. Claire, a te va bene se ti lasciamo qui da sola?»

«Sì sì, certo, non c’è nessun problema.» annuì l’angelo prima di rimettersi al lavoro sul computer centrale.

Il semidio si rassegnò all’idea di fare a meno di quella visione celestiale e seguì l’altro guardiano. Bit rimase sdraiato dov’era e si limitò a sbadigliare, quasi fosse un cane in carne e ossa.

«Direi di cominciare dalla tua stanza.» fece Prometheus dirigendosi con passo sicuro verso la sezione degli alloggi.

Trickster si guardò intorno e senza accorgersene si trovò a percorrere una strada familiare, tanto che i suoi piedi sembravano in grado di andare avanti senza bisogno di essere guidati.

Si fermarono davanti ad una porta di legno. Di base era uguale a tutte quelle che la seguivano o la precedevano nell’ampio corridoio, però ognuna aveva qualche dettaglio che la rendeva unica. Una scritta, un adesivo, un pendente… ogni porta aveva il suo tratto distintivo.

Il semidio abbassò la maniglia ed entrò senza fare rumore. Il locale aveva una forma squadrata e la parete in fondo era aperta in un’ampia finestra. Nella stanza c’erano un armadio, una scrivania, un letto e parecchio disordine. Parecchi vestiti erano sparsi un po’ ovunque, le pareti erano decorate da poster animati e in un angolo era riposta quella che aveva tutta l’aria di essere una chitarra elettrica. Aveva la tastiera fatta di lucido metallo mentre il corpo principale era grigio scuro e blu con delle decorazioni che richiamavano un cielo in tempesta.

Trickster si avvicinò e con una mano accarezzò la paletta. Sollevò lo strumento e quasi con riverenza se lo mise a tracolla. Non ebbe bisogno di guardare per prendere il plettro, riposto nell’apposita tasca sul retro della paletta. Aveva una forma particolare ma straordinariamente familiare: sembrava un piccolo tornado e si adattava perfettamente alla sua presa.

Passò il piccolo oggetto sulle corde provando qualche nota sconnessa. Le sue mani si muovevano da sole, ma il mancato esercizio le aveva rese fiacche e incerte.

«Ti ricordi qualcosa?»

Il semidio ci mise un po’ di tempo a rispondere. «Mi ricordo di essere stato qui, di aver avuto dei compagni, di aver portato a termine degli incarichi con loro… Ma non mi ricordo i loro volti, né quali incarichi abbiamo portato a termine, né come abbiamo fatto…»

Prometheus annuì mestamente. «Mi dispiace…»

Trickster gli rivolse uno sguardo che doveva essere allegro, ma ci riuscì solo fino ad un certo punto. «Beh, adesso se non altro so cosa devo ricordare.»

5.          Oscuri presagi

Prometheus uscì dalla stanza e richiuse silenziosamente la porta. Trickster aveva detto che voleva stare un po’ da solo per vedere se riusciva a ricordare qualcosa e il carcarodon non aveva avuto niente da obiettare.

Una volta nel corridoio rimase ad ascoltare la melodia espressa dalla chitarra elettrica del semidio. Si trattava di un motivo lento e demoralizzato, come di una canzone che non riusciva a cominciare. Era così diverso dai ritmi travolgenti e talvolta arroganti che il ragazzo era solito suonare prima di tutta quella situazione…

Il guardiano si incamminò verso la zona centrale della base, ma era solo ad un terzo del lungo corridoio quando i suoi piedi si fermarono. Alla sua sinistra si trovava una porta su cui erano stati appesi due fantocci di pezza, due amuleti che secondo la tradizione avevano lo scopo di scacciare gli spiriti maligni e di attirare quelli benevoli.

Restò immobile alcuni lunghi secondi, come ipnotizzato da quella vista, poi distolse lo sguardo cercando di soffocare un moto di tristezza. Con passo deciso abbandonò la zona degli alloggi e raggiunse senza fermarsi il punto più centrale della base. Si trattava di una grande sala circolare delimitata da un portico ad anello sorretto da sottili tronchi simili a colonne e il pavimento era costituito da un materiale di difficile classificazione: sembrava pietra bianca e levigata, ma allo stesso tempo risultava morbido e fertile come la terra di un campo. L’alto tetto di vetro lasciava filtrate tutta la luce del grande sole giallo limone che splendeva alto nel cielo e il tepore che si respirava alleviò per un attimo il gelo che si era formato nel suo cuore.

Avanzò ancora di qualche passo, superando la circonferenza formata dalle elaborate panche di legno vivo e si fermò davanti all’albero enorme e maestoso che dominava l’ambiente. Le sue radici possenti lo ancoravano saldamente al terreno, ma la grande chioma non era più verde e rigogliosa come un tempo e i rami erano quasi tutti secchi. Ai suoi piedi si estendeva un letto di foglie morte e il silenzio creava un’atmosfera lugubre e spettrale.

Il carcarodon si voltò appena. Una sagoma diafana era apparsa alle sue spalle, tuttavia non era lui.

«Lo so che la situazione è disastrosa, ma non puoi abbatterti anche tu.» gli disse la giovane donna in tono mesto. Aveva i capelli scuri tagliati a caschetto e sull’occhio sinistro c’era il tatuaggio di un’ala stilizzata. I suoi abiti ricordavano una divisa militare e il portamento fiero e determinato restava a memoria di quello che doveva essere stato il suo grado elevato. «Loro hanno bisogno della tua forza.»

«Lo so…» sospirò Prometheus «Però è difficile…» Andò a sedersi su una delle panche. «Come stanno?»

«Non sono ancora in grado di manifestarsi.» gli rispose la donna restando in piedi a due passi da lui «Anche io riesco a malapena a mantenere questa forma. Mi spiace, ma dovrai fare a meno di noi ancora per un po’.»

Il carcarodon annuì, ma nel farlo il suo capo si abbassò ulteriormente.

La soldatessa digrignò i denti. «Se solo fossi stata più forte…»

«No, non è colpa tua.» ribatté Prometheus sollevando il capo «Non è colpa di nessuno di voi…»

La rabbia si affievolì negli occhi metallici della figura diafana senza però svanire del tutto.

«Grazie per esserti manifestata, adesso però riposati.» le suggerì il carcarodon «Anche tu devi recuperare le energie.»

La giovane donna annuì e così com’era comparsa si dissolse.

Prometheus si perse a osservare il vuoto là dove pochi istanti prima c’era stata la soldatessa. Era di nuovo solo…

Bit abbaiò e il carcarodon si riscosse di colpo. Quanto tempo era passato?

Claire si fece timidamente avanti. «Emh… Scusa, non volevo disturbarti, però ho sistemato il problema. Adesso dovrebbe funzionare.»

Il guardiano si alzò. «Ah, grazie… Scusa tu se ti ho fatto perdere tempo…» Abbassò lo sguardo sul suo cane biomeccanico. «Avanti Bit, riprova a contattare Marianne.»

L’automa fece subito partire la chiamata e questa volta non dovettero attendere a lungo per avere risposta. Dal muso del cane biomeccanico venne proiettato un ologramma e davanti al carcarodon comparve il mezzo busto di una giovane acinonyana, una creatura umanoide che ricordava per molti versi un ghepardo. «Ciao Prometheus, hai bisogno di qualcosa?» Aveva una voce calma e distesa, portava diverse collanine e le orecchie tonde erano arricchite da alcuni orecchini.

«Mi servirebbe una mano per liberare una persona da un collare anti-magia. Hai un po’ di tempo?»

«Adesso sono in servizio, se vuoi posso venire tra… quaranta minuti.»

«Benissimo, grazie. A dopo.»

«A dopo.» lo salutò l’acinonyana, e l’ologramma si dissolse.

«Beh, a questo punto non ci resta che aspettare.» fece Prometheus.

La fanciulla annuì.

In quel momento li raggiunse Trickster. «Ehi ragazzi, novità?»

«Claire è riuscita a risolvere il problema col computer centrale e ho già contattato una mia vecchia conoscenza per liberarla dal collare, però ha detto che arriverà non prima di tre quarti d’ora.»

Il ragazzo annuì. «Mmh… Possiamo fare un giro per la base nel frattempo. Ehi, mi fai vedere l’armeria! Voglio vedere che attrezzature ci sono rimaste!»

«Va bene, andiamo.» acconsentì il carcarodon «Claire, vuoi venire anche tu?»

«No, grazie. Adesso ho solo bisogno di riposare un po’…»

«Ok. Bit, accompagnala in una stanza.»

Il cane biomeccanico abbaiò e poi si mise a fare strada all’angelo uditore.

Prometheus e Trickster si avviarono nella direzione opposta e raggiunsero un ascensore. Entrarono e subito la piattaforma cominciò a scendere sotto il livello del terreno.

«Me lo ricordo questo ascensore…» fece il semidio.

«Mi fa piacere.» rispose il carcarodon «Beh, in effetti l’armeria era una delle parti che preferivi della base…»

L’elevatore si fermò e quando le porte si aprirono i due guardiani si trovarono davanti un’enorme spazio sotterraneo. L’alto soffitto era sorretto da robuste colonne disposte a intervalli regolari e il pavimento perfettamente livellato era rivestito da uno strato di gomma chiara e molto dura. Gran parte dello spazio non era occupato, ma qua e là si potevano scorgere gli equipaggiamenti più disparati. C’erano un fuoristrada dalle ruote sporche di fango, un hovercraft con la fiancata sinistra crivellata dai segni di numerosi proiettili e uno scaffale dove erano ordinatamente riposte svariate armi da fuoco; un complicato strumento di cui non si riusciva a capire il funzionamento era adagiato vicino ad una colonna, alcune armature più o meno danneggiate erano conservate in dei cilindri trasparenti e in un settore più defilato c’erano addirittura quelli che avevano tutta l’aria di essere i pezzi di svariati mecha.

«Ehi, bella quella spada!» esclamò Trickster avvicinandosi ad un’arma in bella mostra su uno scaffale. Il filo della lunga lama dalla punta spigolosa era attraversato da minuscoli dentini affilati come rasoi, la guardia aveva una forma particolare e minacciosa mentre l’impugnatura a due mani sembrava fatta con la pelle coriacea di un animale. Aveva anche una sottile cordicella attaccata al pomo che terminava con un piccolo teschio, forse di roditore, e la sua figura tetra aveva qualcosa di spaventoso e seducente al tempo stesso.

«Non la toccare!» gli intimò Prometheus «Quella non è solo una spada. Quella è una Spada Infame di Gendarmeria, un arme molto potente e molto pericoloso.»

«Aspetta, cos’è un arme?» chiese il semidio nel vano tentativo di ricordarselo.

«Un’arma demoniaca.» gli spiegò il carcarodon «Hanno il pregio di poter sprigionare dei grandi poteri senza attingere all’energia del possessore, però se chi li impugna non è più che preparato finirà con l’essere soggiogato dal suo stesso arme.»

«Capito. Non lo tocco.»

«Ecco, forse è meglio.» Prometheus lanciò uno sguardo su ciò che era rimasto nello spazio sotto la base dell’organizzazione. «Beh, a parte quell’arme direi che dovresti poter usare tutte le altre attrezzature che ci sono rimaste.»

«Ottimo!» esclamò Trickster, e senza perdere tempo corse via per andare ad ammirare i vari equipaggiamenti.

Il carcarodon lo seguì con lo sguardo per alcuni secondi e poi tornò a rivolgere la sua attenzione alla Spada Infame di Gendarmeria. La lama tetra e splendente sembrava chiamare qualcuno molto lontano e la sua brama di uccidere spirava ansimante dal filo affilatissimo.

Un’espressione di sdegno incrinò il volto del guardiano, che voltò le spalle all’arme e si allontanò.

Tre quarti d’ora dopo erano già tutti nella stanza del teletrasporto quando la persona chiamata da Prometheus li raggiunse. Ora che ce l’avevano davanti Claire poté osservarla meglio, Trickster invece cercò di capire se quei tratti risvegliavano in lui dei ricordi.

La giovane acinonyana portava numerosi braccialetti e collanine, alle orecchie aveva diversi orecchini e la coda flessuosa si muoveva alle sue spalle. I tratti del suo volto e la struttura fisica erano indubbiamente quelli di un ghepardo, anche la corta pelliccia maculata e il disegno nero sul viso erano quelli caratteristici. La sua espressione calma e tranquilla stonava un po’ con il suo fisico slanciato, da velocista, in ogni caso sembrava una persona attenta e affidabile.

«Ragazzi, lei è Marianne Mirage, lavora nell’Unità Investigativa 3 della Polizia Galattica come sensitiva.» la presentò Prometheus «Marianne, lei è Claire, dovresti liberarla dal collare anti-magia.»

Dal fatto che non fosse stato nominato, Trickster intuì che l’acinonyana lo conoscesse già e si limitò ad un rapido saluto.

La poliziotta si mise subito ad osservare il collare chiuso intorno al collo dell’angelo uditore e vi passò sopra una mano. Le sue dita sottili terminavano con delle unghie curate e il suo tocco era incredibilmente lieve.

«Credo che ci vorrà poco.» annunciò Marianne senza distogliere lo sguardo dall’oggetto.

Come previsto, due minuti dopo Claire era libera e poté massaggiarsi la pelle arrossata dal collare.

«Non so come ringraziarti.» disse in tono colmo di gratitudine.

«Non ti preoccupare, è stato un piacere.» rispose l’acinonyana con un sorriso dai denti felini. «Prometheus, cos’avete in programma adesso?»

«Pensavamo di aiutare Claire a liberare il tizio che l’aveva invocata e di intascarci le taglie dei rapitori.»

Marianne annuì e poi lanciò un rapido sguardo a Trickster e Claire. Stavano parlando tra loro e non sembravano interessati alla loro conversazione. «Ti posso parlare un attimo in privato?» gli chiese in un tono che non ammetteva ironia.

Il carcarodon si stupì di quella richiesta, ma fece subito di sì con il capo.

I due ragazzi li videro allontanarsi, tuttavia fecero finta di niente. Non era bello ascoltare le conversazioni altrui, e poi anche Bit non si era mosso, quindi doveva essere una cosa breve.

Passò meno di un minuto da quando i due erano usciti dal loro campo visivo a quando erano ricomparsi e Claire si stupì del pesante cambiamento nell’aura di Prometheus. Ora che poteva fare ricorso ai suoi poteri non aveva difficoltà a percepire gli stati emotivi di chi le stava intorno e il profondo turbamento nell’animo del carcarodon la preoccupò. Già prima di allontanarsi non era particolarmente su di morale, adesso però sembrava profondamente scosso e anche l’aura di Marianne era cambiata, assumendo una traccia di dispiacere.

Trickster, che doveva limitarsi alle espressioni e alla gestualità delle persone per capire quello che pensavano, non ebbe modo di accorgersi di tutto ciò e Claire preferì non fargliene parola per evitare di preoccuparlo.

«Ora devo andare, ci sentiamo.» si congedò l’acinonyana.

Gli altri la salutarono e poi la videro dissolversi all’interno di un proiettore per il teletrasporto.

«Adesso cosa facciamo?» domandò il semidio «Andiamo a liberare l’amico di Claire?»

«Esattamente,» annuì Prometheus «ma dovremo agire un passo alla volta.» Aprì la mano destra e una capsula si delineò sul suo palmo. «Per prima cosa dovremo liberare il fuorilegge che abbiamo catturato…»

Pochi minuti dopo…

Il proiettore per il teletrasporto fece comparire la figura slanciata di un uomo incappucciato e riscosse il proprio compenso per il servizio offerto.

Il misterioso figuro si avviò verso il parcheggio limitrofo e passò la propria carta di credito sull’apposito dispositivo per convalidare il noleggio di un’hoverbike. Salì a bordo con un movimento fluido e diede gas. Il veicolo scattò subito, costringendo l’incappucciato ad una brusca inchiodata per non schiantarsi contro un paletto.

Con qualche difficoltà uscì dal parcheggio e imboccò una stradina deserta che lo portò al limitare del piccolo centro abitato. Senza rallentare continuò la sua corsa sul sentiero polveroso in terra battuta e nel giro di pochi minuti raggiunse una parete rocciosa che nel giro di seicento metri si trasformava in un profondo canyon.

L’incappucciato smontò dall’hoverbike e premette un pulsante che riportò il veicolo alla sua postazione e interruppe il conteggio del pagamento.

Si avvicinò alla parete rocciosa e bussò un paio di volte. Passarono alcuni secondi di silenzio e poi si udì uno scatto metallico. Una porzione di roccia della dimensione di un portone si spostò in avanti e poi si sollevò per rivelare un cunicolo illuminato da una fila di barre luminose.

L’incappucciato entrò e il passaggio si richiuse alle sue spalle. Avanzò di una decina di passi e si trovò in un ampio locale in cui erano sparpagliati articoli tecnologici, armi, cartacce e un gran numero di cavi.

«Ehi, ce ne hai messo di tempo!» esordì un goblin andandogli incontro.

Il Rosso si tolse il cappuccio. «Due seccatori si sono messi in mezzo, ma alla fine sono riuscito a dargli una bella lezione e ho recuperato la signorinella.» Infilò la mano destra in tasca dei pantaloni e ne tirò fuori una capsula che lanciò al suo compare. «Mettili con l’altro, penseremo dopo a cosa fare di loro.» Si guardò intorno e individuò su un tavolo i resti del pranzo di una decina di persone. «Ehi, voglio sperare che mi abbiate avanzato qualcosa da mangiare! Sto morendo di fame…»

6.          La tattica dei guardiani

Il goblin indicò al Rosso dove trovare il pranzo e poi imboccò un corridoio apparentemente uguale agli altri con la capsula in mano. Gli bastò percorrere una decina di metri e raggiunse un’apertura rettangolare delle dimensioni di una porta che dava accesso ad un piccolo locale chiuso da una sofisticata barriera energetica. All’interno c’era un ragazzo ben vestito dall’aria afflitta che se ne stava accucciato in un angolo.

Il membro della banda dei Boia Tagliagole premette un pulsante e la lastra semitrasparente si dissolse.

Immediatamente il giovane prigioniero sollevò il capo impaurito e il goblin gli rivolse un ghigno ironico. «Avrai di nuovo compagnia, non sei contento?»

Il fuorilegge aprì la capsula e tutti in una volta uscirono un carcarodon, un ragazzo dagli occhi blu e una giovane angelo. Trickster era svenuto, Prometheus e Claire invece davano l’idea di essere un po’ intontiti, in ogni caso nessuno dei tre sembrava ferito.

«Mi raccomando, non litigate.» fece il goblin in tono sarcastico mentre riattivava la barriera semitrasparente che sigillava la prigione.

L’angelo uditore attese che il cacciatore di taglie si allontanasse e poi si voltò verso il prigioniero. «Non ti preoccupare, andrà tutto bene.»

Il ragazzo osservò il collare chiuso intorno al collo della fanciulla, le sofisticate manette che bloccavano i polsi del carcarodon e poi il semidio svenuto. Scosse il capo un paio di volte con fare sconsolato e poi nascose il viso sulle ginocchia.

Il goblin tornò nella sala centrale della base dei Boia Tagliagole e trovò il Rosso seduto al tavolo che si spazzolava il suo pranzo. Era diventato un po’ freddo per via delle due ore di ritardo, ma tutto sommato era ancora un pasto gradevole.

«Ehi, dove sono andati gli altri?» chiese il felidiano senza curarsi di parlare con la bocca piena.

Il suo compagno scrollò le spalle e tornò ad occuparsi della pulizia dei pezzi di un mitra. «Hackin, Syd e Drayth’a sono andati a minacciare un tizio quindi dovrebbero tornare tra poco, gli altri invece si sono portati dietro il novellino e sono sulle tracce di una preda sui 750.000. Credo non si faranno vivi prima di un’ora.»

«Capito.» assentì il Rosso prima di sollevare la scatola del pranzo per farsi cadere in bocca le ultime briciole. Si pulì la bocca con il fazzoletto incluso nella confezione e poi si alzò.

«Tu cosa pensi di fare?» gli chiese il goblin «Immagino che ti guarderai bene dall’aiutarmi a pulire le armi.»

Il suo compagno sorrise malignamente. «Immagini bene.»

Gli pose una mano sulla spalla e una scarica elettrica squassò il corpo del cacciatore di taglie, facendolo cadere in avanti privo di sensi. Senza battere ciglio il Rosso lo prese per una caviglia e cominciò a trascinarlo lungo il corridoio che portava alla cella.

Premette il pulsante a lato dell’apertura e la barriera energetica si dissolse.

«Ce ne hai messo di tempo…» sbottò Prometheus.

Il Rosso sorrise e il suo corpo da felidiano si tramutò in quello più basso e dagli occhi blu di Trickster. «Questa per me è l’ora di pranzo, avevo fame!»

Il carcarodon fece un verso di stizza mentre si alzava. «Il solito perditempo.» Le manette che gli bloccavano i polsi si aprirono e cadendo a terra acquisirono le fattezze di un cane biomeccanico. «Quando arriveranno gli altri?»

«Tre dovrebbero essere qui a breve, gli altri torneranno non prima di un’ora, forse anche di più.»

«Ottimo, questo ci faciliterà le cose.»

«Posso darvi una mano anch’io se volete.» si offrì Claire levandosi il collare.

«No, ce ne occuperemo noi.» ribatté Prometheus «Voi restate qui e aspettate.» Prese da una tasca dei pantaloni del goblin la capsula che aveva utilizzato in precedenza e vi sigillò all’interno i corpi svenuti dei due cacciatori di taglie.

«Non sarebbe meglio se se ne andassero subito?» fece Trickster.

«Meglio di no, non sappiamo quando torneranno i primi tre cacciatori di taglie e non voglio rischiare che li incrocino. Quando li avremo sconfitti sarete liberi di andare e noi attenderemo gli altri quattro per sistemare anche loro.»

«Cinque.» lo corresse il semidio «C’è anche un novellino con loro.»

«Questo non cambia le cose, quando ve lo diremo noi potrete andarvene, fino ad allora aspettate qui.»

L’angelo uditore annuì, l’altro prigioniero invece si limito ad un cenno del capo appena percettibile.

«Trickster, sai quello che devi fare.» proseguì il carcarodon mentre si allontanavano dalla cella.

Il figlio di Loki agì immediatamente e i suoi poteri si risvegliarono, tramutando lui stesso nel Rosso e il suo compagno nel goblin che aveva appena steso. Sorrise. «Adesso sono io il più alto.»

«Per quelli come me le dimensioni non contano.» ribatté Prometheus, che avendo assunto l’aspetto di un goblin aveva perso parecchi centimetri.

Il semidio non riuscì ad afferrare il messaggio sottinteso e sul suo viso da felidiano si delineò un’espressione interrogativa. «Cioè?»

L’altro guardiano osservò con fare noncurante il centro della base dei fuorilegge. «Quando sarà il momento te ne ricorderai.»

Come previsto dal goblin l’attesa non fu particolarmente lunga e nel giro di pochi minuti udirono il rumore del passaggio segreto che si apriva.

I due guardiani si scambiarono uno sguardo e si posizionarono di fianco allo sbocco del corridoio per tendere una trappola ai cacciatori di taglie. La loro idea era di riuscire a stendere i tre Boia Tagliagole senza dar loro la possibilità di difendersi, tuttavia sapevano bene che difficilmente sarebbe andata come speravano e il fatto di avere l’aspetto dei cacciatori di taglie poteva aiutarli nell’atto di fare la prima, fondamentale mossa.

«Ehi Rozry, notizie dal Rosso?» stava dicendo uno «Scommetto che gli hanno fatto il culo.»

Il primi due cacciatori di taglie erano ad un passo dalla sala centrale e i guardiani scattarono all’attacco come molle sparando due violente onde d’urto. Trickster utilizzò un incantesimo, Prometheus invece fece ricorso a Bit trasformato in un compatto fucile e l’effetto combinato fu devastante: i tre fuorilegge vennero rispediti all’indietro e la violenza con cui erano stati scaraventati via fu tale che travolsero il portone semichiuso, abbattendolo come si fa con un castello di carte. Anche i robusti bracci metallici che lo muovevano vennero letteralmente divelti e deformati.

«Vedo che ci stai riprendendo la mano.» commentò il carcarodon in forma di goblin.

«E non hai ancora visto niente…» sogghignò il semidio tornando alla sua forma originale per mettersi le cuffie sulle orecchie.

Quando uscirono all’esterno della base anche Prometheus era già tornato alla sue vere fattezze e Bit si era tramutato nel più versatile ER6, ma cosa più importante i membri della banda dei Boia Tagliagole si erano rimessi in piedi e tutti e tre avevano sfoderato le loro armi: il primo, un saurex a giudicare dall’aspetto di robusto rettile umanoide, aveva un guanto metallico sulla mano destra che fumava di un’aura verde intenso; il secondo, un felidiano come il Rosso, aveva impugnato una coppia di mitra; il terzo, più basso e smilzo dei primi due, aveva acceso il suo corpo di fiamme, probabilmente utilizzando un talismano Flamer sintetico.

Non ci fu bisogno di parole. Il felidiano aprì il fuoco con i suoi due mitra a impulsi e il suo compagno smilzo fece partire un getto di fiamme. Prometheus non si fece sorprendere e neutralizzò entrambi gli attacchi con una barriera, però dopo alcuni istanti l’offensiva si interruppe di colpo e il saurex piombò su di loro tirando un pugno allo scudo magico. La lastra si incrinò di crepe verde splendente e l’attimo dopo si infranse, costringendo i due guardiani a farsi da parte per evitare un nuovo doppio attacco di proiettili e fuoco.

Trickster si lanciò verso l’alto e con un vortice di vento spazzò via le fiamme, nello stesso momento il carcarodon rispose ai proiettili coi proiettili e il suo fucile a impulsi costrinse il felidiano a gettarsi a terra.

La situazione sembrava sorridere ai guardiani di Delta, ma il saurex si impegnò a ribaltare nuovamente le sorti dello scontro e con un pugno a mezz’aria generò un grosso proiettile di energia verde che per poco non centrò il semidio. Il figlio di Loki gli rivolse uno sguardo elettrico e con un movimento delle mani lo sigillò in una impenetrabile prigione di terra. Aveva appena concluso la tecnica che un’onda di fuoco lo investì, facendolo sbattere contro la parete rocciosa alle sue spalle.

Il ragazzo arrestò la caduta un metro prima di schiantarsi a terra e con una barriera si schermò da una nuova vampata del fuorilegge smilzo. Sentì una raffica di colpi di arma da fuoco e le fiamme si interruppero, il che gli permise di tornare all’attacco scagliando una folgore contro il cacciatore di taglie armato dei mitra. Il felidiano venne investito in pieno e lanciò un grido prima di accasciarsi a terra, probabilmente privo di sensi.

Restava il Boia smilzo dotato del Flamer sintetico, ma contro i due guardiani sembrava destinato a subire anche lui una sconfitta. Trickster era ormai certo della vittoria quando uno scoppio fece tremare il terreno e il saurex sbucò da una nuvola di polvere. Il suo guanto metallico ardeva di magia verde e la parte che gli rivestiva l’avambraccio si era allungata fin sopra il gomito.

Prometheus gli scatenò contro una raffica di proiettili a impulsi, ma tutti i colpi vennero deviati da una specie di campo di forza color smeraldo. Il cacciatore di taglie aveva gli occhi che brillavano e con un movimento delle braccia scatenò un’onda d’urto che investì con violenza entrambi i guardiani.

Trickster raggiunse il suo compagno levitando rapido a livello del terreno. «Sono più tenaci di quanto pensassi!» commentò lanciando un’occhiata al felidiano armato di mitra che si stava rialzando.

«La cosa non dovrebbe stupirti.» gli fece notare il carcarodon.

Il saurex li attaccò con una serie di proiettili d’energia magica sparati dal suo guanto metallico, ma Prometheus si fece trovare pronto e bloccò l’offensiva con una barriera. Sembrava in grado di resistere, ma un colpo più violento degli altri mandò in frantumi la sua difesa e se non fosse stato per Trickster l’attacco combinato dei tre Boia Tagliagole si sarebbe abbattuto su di loro.

«Non so quanto riuscirò a resistere…» fece il semidio, il cui scudo stava già cominciando a risentire della violenza degli aggressori.

Il carcarodon strinse i denti da squalo. «Bit…»

Non fece in tempo a terminare il comando che la barriera del figlio di Loki si dissolse e il fuoco li inondò. Dovevano essere spacciati, invece dopo un’improvvisa vampata di calore avvertirono la temperatura scendere e le fiamme si allontanarono, bloccate da una parete diafana e luminosa.

«Posso aiutarvi anch’io.» ribadì Claire librandosi al loro fianco. Grazie ai suoi poteri sembrava in grado di tenere a bada gli attacchi dei nemici, ma neanche lei sarebbe stata in grado di contenerli per sempre.

«Adesso non abbiamo più scuse se perdiamo.» ironizzò Trickster, e con un balzo si lanciò verso l’alto. Superò la barriera creata dall’angelo uditore e dall’alto scagliò una palla verdognola che colpì là dove un attimo prima c’era il saurex. Il fuorilegge era certo di aver evitato l’attacco, invece il globo si espanse con una bolla melmosa e con un tentacolo appiccicoso gli si avvinghiò ad una gamba, impedendogli di riprendere i suoi attacchi.

Claire ne approfittò per concentrare la sua energia in un raggio diretto contro il Boia dotato del Flamer e Prometheus aprì subito il fuoco contro il felidiano armato di mitra. Il primo venne centrato in pieno dal repentino attacco della fanciulla e cadde all’indietro, il secondo fu più rapido e riuscì a mettersi al riparo in tempo, in ogni caso non si era ancora ripreso del tutto dopo il fulmine di Trickster e gli effetti si facevano ancora sentire sul suo corpo.

Il semidio evitò agilmente un proiettile di energia verde del saurex e con uno scatto bruciante gli fu di fronte. Aprì una mano e colpì di palmo l’addome del Boia Tagliagole. Un’esplosione parve scaturire dal corpo del fuorilegge e le maglie metalliche del guanto scoppiarono. Un rivolo di sangue uscì dal labbro del cacciatore di taglie e pochi istanti dopo il poveretto cadde pesantemente a terra.

I suoi compagni avrebbero voluto vendicarlo, avrebbero voluto far capire cosa voleva dire mettersi contro i Boia Tagliagole, tuttavia non ne ebbero la possibilità. Il felidiano venne raggiunto da una raffica di proiettili ad energia di Prometheus e stramazzò al suolo con sul petto i segni delle bruciature, l’altro fuorilegge invece cadde sotto gli attacchi magici di Claire, che per essere un angelo uditore dal viso dolce e delicato sapeva combattere piuttosto bene.

Trickster mise in pausa la musica e si tolse le cuffie. «Anche questa è fatta!»

Il carcarodon lasciò andare Bit e l’essere biomeccanico tornò agilmente alle sue fattezze di base. «Aspetta a cantar vittoria, ne restano altri cinque.»

Il semidio gli rivolse uno sbuffo imbronciato. «Il solito guastafeste!»

«Claire, ora tu e il ragazzo dovreste poter andare.» disse Prometheus ignorando il commento del suo compagno «Noi resteremo qui e sistemeremo gli altri cacciatori di taglie, se ci sono problemi contattaci.»

La fanciulla annuì. «Non vi ringrazierò mai abbastanza per quello che avete fatto.»

Rientrò nella base e poco dopo ne uscì insieme al giovane prigioniero che l’aveva invocata. Anche lui rivolse un ringraziamento ai due guardiani e prese per mano l’angelo uditore, quindi entrambi si dissolsero in una miriade di riflessi luminosi.

Trickster rimase imbambolato a guardare il vuoto, tanto che il carcarodon dovette richiamarlo per farlo tornare presente a sé stesso. «Avanti, raduniamo questi tizi così li mettiamo nella capsula prima che si riprendano.» disse andando a prendere il fuorilegge smilzo per portarlo vicino al felidiano.

Il ragazzo sospirò. «Peccato che se ne sia andata, era così figa…»

«Non fare la lagna, ne troverai tante altre. L’universo è pieno di belle ragazze.»

Il semidio si limitò ad un mugugno confuso e poi sfruttò la levitazione per sollevare il saurex. «Dici che gli altri saranno più forti di questi?»

«Non lo so e, detto sinceramente, non mi interessa. Forti o meno, non cambia che dovremo sconfiggerli se vogliamo intascarci le loro taglie. E poi se li lasciassimo liberi di sicuro ci verrebbero a cercare per vendicare i loro compagni.»

Il semidio annuì e depose il rettile vicino agli altri due cacciatori di taglie.

«Perché non provi a leggere la mente di uno di loro?» gli suggerì il carcarodon mentre apriva la capsula per far uscire il Rosso e il goblin «Magari riesci a scoprire qualche punto debole o roba simile.»

Il ragazzo sorrise all’idea e poi focalizzò la sua attenzione sul corpo svenuto del saurex, che era il più vicino a lui. All’inizio non sapeva da dove cominciare, poi però suoi ricordi gli vennero in aiuto e quasi senza accorgersene si trovò immerso nella coscienza del rettile. Scandagliò tra i suoi ricordi alla ricerca di quelli riguardanti i Boia Tagliagole e nel giro di pochi istanti le informazioni comparvero dinnanzi a lui.

Quando riaprì gli occhi sapeva tutto quello che gli interessava.

«Allora?» lo incalzò Prometheus mentre sigillava i fuorilegge nella capsula «Sono forti i prossimi?»

Un vago sorrise incurvò le labbra del semidio. Il suo sguardo sembrava perso nel vuoto. Si voltò verso il carcarodon e nei suoi occhi baluginò la scintilla della follia. «Questi secondo te erano forti?»

Il guardiano scrollò le spalle. «Non particolarmente.»

Il sorriso del semidio si accentuò. «Bene, perché non sono niente in confronto agli altri cinque.»

7.          La forza dei Boia Tagliagole

Il proiettore per il teletrasporto si attivò e dal nulla si materializzarono cinque figure che a prima vista non avevano nulla in comune. Uno era un elfo dai lunghi capelli biondi e l’aria vagamente altezzosa, uno era un myketis, una specie di fungo umanoide, dal corpo atletico con delle importanti protezioni metalliche sugli avambracci, uno era un saurex dal fisico asciutto che portava un cristallo intorno al collo, uno era un uomo alto e robusto, probabilmente un barbariano, con una protesi biomeccanica al posto del braccio destro e l’ultimo era un ragazzino non particolarmente alto che indossava un gilet sbottonato.

«Cavolo, certo che quel tipo ci ha proprio fatto sudare!» sbottò il barbariano con voce bassa e potente «Mi ha fatto consumare quattro batterie!»

«Non fare la lagna, sono io quello che si è beccato una lancia nel petto.» lo rimbeccò il myketis.

«E poi abbiamo fatto davvero un bel gruzzolo, adesso gli altri non potranno più lamentarsi.» affermò il saurex «Anzi, dovrebbero dimostrare un po’ di gratitudine per i nostri sforzi offrendoci qualcosa da mangiare.»

«Voi rettili pensate sempre con lo stomaco.» commentò l’elfo quasi tra sé.

«Hai detto qualcosa, Chioma-d’oro?» lo apostrofò l’altro bandito.

Il suo compagno lo ignorò. «Non è stata una caccia facile, però adesso sappiamo quanto vale il nostro novellino.» disse rivolgendo uno sguardo di moderata soddisfazione al membro più giovane del gruppo.

Il ragazzino sorrise compiaciuto. «Ve l’avevo detto che ero forte.»

I cinque salirono su un’hovercar modello fuoristrada e il barbariano mise in moto. Uscì dal parcheggiò e guidò il veicolo levitante lungo le strade meno trafficate del piccolo borgo, quindi si allontanarono seguendo una strada battuta e piena di polvere. Viaggiarono per una manciata di minuti a velocità sostenuta, ma quando raggiunsero la familiare parete rocciosa l’elfo si fece avanti dai sedili posteriori e osservò con intensità davanti a loro. Il suo occhio destro aveva cambiato colore, passando dal verde muschio all’indaco, e la sua espressione altezzosa si era leggermente incrinata.

«Fermati!» disse in tono perentorio al suo compagno al voltante «C’è qualcosa che non va…»

«Cosa vedi, En’en?» gli chiese il myketis, che pur essendo seduto davanti non si era accorto di nulla.

«Quello che vediamo non è quello che è.» affermò l’elfo.

«Parla come mangi, Chioma-d’oro.» sbottò il saurex.

Il cacciatore di taglie gli rivolse uno sguardo truce, ma preferì non intavolare un’inutile battibecco. «Credo che sia attiva un’illusione davanti a noi.»

Il rettile fece un verso di stizza. «E non potevi dirlo subito?!» Scese dall’hovercar senza nessuna fretta e si scrocchiò il collo, quindi aprì le mani verso il nulla. Per alcuni istanti rimase tutto immobile, poi i suoi compagni videro come una lastra semitrasparente che si piegava e anche loro poterono scorgere quello che il loro compagno biondo aveva intuito: il battente di pietra e metallo che nascondeva e bloccava l’ingresso della loro base era stato divelto e a giudicare dalle condizioni in cui versava doveva essere stato investito da una grande forza proveniente dall’interno della base.

«Un’esplosione?» si chiese il barbariano.

«Sei tu quello che utilizza gli esplosivi, dovresti dircelo tu se è stata un’esplosione.» ribatté il myketis.

«Magari ci hanno attaccato…» ipotizzò il ragazzino sporgendosi in avanti per cercare di vedere.

Gli altri tre Boia Tagliagole scesero dal veicolo e anche lui subito li imitò.

«Non sento la presenza degli altri.» annunciò il saurex in tono piatto.

Il fungo umanoide si guardò intorno e con un movimento degli avambracci fece uscire da entrambe le sue protezioni tre lunghi artigli metallici. Il barbariano diede un comando mentale alla sua protesi biomeccanica e da essa uscirono due piccoli cannoni a impulsi, il ragazzino invece aprì una mano e dal nulla si materializzò una maschera molto chiara dai tratti indefiniti. Se la mise sul volto e immediatamente l’oggetto si fuse con lui, avvolgendogli il capo e sollevando degli aliti di nebbia da tutto il suo corpo.

Era chiaro che qualcosa non andava, il problema era che non sapevano ancora quale fosse la causa di tutte quelle stranezze.

Un movimento improvviso, un rumore insolito e una leggera variazione nelle vibrazioni magiche, tanto bastò per avvertire i cinque fuorilegge dell’imminente attacco. In una frazione di secondo si sparpagliarono e quando la combinazione di proiettili a impulsi e scariche elettriche colpì loro erano già a distanza di sicurezza.

Il barbariano individuò l’origine dei proiettili sulla sommità della parete rocciosa e sparò a sua volta una raffica, quindi si lanciò verso l’alto a grandi balzi sfruttando il braccio biomeccanico per aiutarsi nella scalata. Il myketis non ci pensò due volte e anche lui si lanciò verso l’alto. A giudicare dalla tipologia dell’attacco precedente non dovevano esserci più di due o tre nemici, quindi la cosa migliore era affrontarli restando almeno in coppia.

I due Boia Tagliagole balzarono sulla sommità del massiccio roccioso, ma stranamente non trovarono nessuno. La cima era quasi piatta, non c’era nessun posto per nascondersi, quindi l’aggressore doveva essere fuggito… o magari stava utilizzando qualche stratagemma per rendersi invisibile.

Il fungo umanoide scattò all’improvviso e i suoi artigli metallici cozzarono con una lama invisibile. L’incantesimo di occultamente tremolò e per un attimo i due fuorilegge poterono scorgere un carcarodon con un fazzoletto bianco annodato intorno al collo, poi l’aggressore indietreggiò e scomparve nuovamente.

Una rosa di saette sfrigolò con prepotenza al livello del terreno, ma i due fuorilegge non ci fecero caso. Gli altri potevano cavarsela da soli, loro avevano già qualcuno di cui occuparsi.

Un assillante silenzio dominò l’altopiano per alcuni secondi e poi di colpo accadde. Il barbariano scattò e con un movimento fulmineo bloccò la lama del carcarodon, con una scarica energetica lo stordì quanto bastava per annullare il suo incantesimo di invisibilità e poi gli rifilò un deciso pugno sul mento che lo scaraventò a terra. La spada corta ma elaborata cadde a terra tintinnando e tornò ad essere un cane biomeccanico che con un ringhio si frappose fra Prometheus e i due Boia Tagliagole.

Il fuorilegge più grosso sorrise malignamente. «Adesso lo faccio saltare in aria.» annunciò puntandogli contro i cannoni della sua protesi.

Un’improvvisa sfera di energia sfrecciò verso di lui, ma il myketis fu rapidissimo a neutralizzarla con un colpo dei suoi artigli. «Fai più attenzione, non è un pivello.»

Il corpo steso a terra si dissolse e lo stesso accadde alla biomacchina.

Il barbariano non si fece demoralizzare, anzi il suo sadico entusiasmo si accentuò. «Allora magari avrà anche lui una bella taglia sulla testa…»

Un’onda di fiamme si sollevò dal terreno e con un movimento a spirale si avvolse intorno ai due fuorilegge, imprigionandoli in un tornado di fuoco. Il crepitio e il calore vennero alimentati dalle correnti sempre più forti e ai due banditi cominciò a mancare il fiato. Non solo quell’attacco li bloccava e minacciava di scottarli in maniera seria, ma rischiava pure di farli soffocare se non si sbrigavano ad uscirne.

Con una tecnica del genere era possibile fare fuori molti guerrieri, ma i due Boia Tagliagole non si fecero impressionare. Un movimento fulmineo degli artigli del myketis tagliò le fiamme e al barbariano bastò generare un’onda d’urto per disperdere le correnti infuocate.

«Ok, adesso tocca a noi attaccare.» affermò il fungo umanoide.

«Facciamolo a pezzi!» assentì il suo compagno. Incrociò gli avambracci sul petto in modo che i pugni chiusi fossero vicini alle spalle, quindi aprì di colpo le braccia e un’onda di energia sfrecciò in ogni direzione sollevando una nuvola di polvere e detriti.

Il massiccio roccioso tremò e l’incantesimo di Prometheus venne neutralizzato, anche le copie che aveva creato si distrussero, regalando così un bersaglio all’altro fuorilegge.

Il myketis scattò con la rapidità di un felino e i suoi artigli metallici mancarono di poco il collo del carcarodon. Un colpo all’addome venne bloccato da Bit in forma di spada e una rapida serie di colpi fece tintinnare le rispettive armi ad una velocità spaventosa. Finalmente il guardiano riuscì ad indietreggiare, il fuorilegge però gli fu subito addosso. Provò un colpo al volto, ma Prometheus lo deviò e provò un fendente. La sua lama si infranse sulla protezione dell’avambraccio sinistro, ma l’onda d’urto che divampò dall’arma del carcarodon bastò per gettare a terra il myketis.

Il barbariano, che non aspettava altro, fece ruggire i suoi cannoni e il guardiano riuscì appena in tempo a generare una barriera energetica che gli salvò a vita. Troppo tardi si accorse di aver perso di vista l’altro Boia Tagliagole. Si gettò a di lato, ma i lunghi artigli riuscirono ugualmente a raggiungerlo e sulla sua schiena si allungarono tre dolorosi segni rossi. Sparò un’onda di fiamme contro il myketis e poi arretrò rapidamente senza disperdere lo scudo. Per fortuna le ferite non erano profonde, ma c’era mancato poco. Doveva fare più attenzione!

Due torri di fuoco si sollevarono dall’altro campo di battaglia scontrandosi con rabbia una contro l’altra, ma nemmeno la devastante energia sprigionata da quell’attacco riuscì a distrarre i tre combattenti.

Il barbariano capì che con gli attacchi a distanza ci avrebbe messo troppo a distruggere la barriera del suo nemico e quindi si lanciò in avanti senza smettere di sparare. Il myketis lo imitò, ma grazie alla sua velocità raggiunse Prometheus molto prima del suo compagno e poté cercare di aggirare lo scudo del guardiano con un agile finta di corpo. Il carcarodon agì d’istinto e lo seguì con lo sguardo, voltandosi quanto bastava per non perderlo di vista, a quel punto però l’altro fuorilegge ne approfittò e con un poderoso pugno mandò in frantumi la sua barriera. La protesi non sembrava aver minimamente risentito del colpo e poté subito sprigionare un’onda d’urto che fece sobbalzare il guardiano, permettendo al myketis di sferrare un attacco diretto. Prometheus bloccò il primo attacco con Bit in versione spada, scansò il secondo di puro istinto e poi si lanciò verso l’alto sfruttando uno sbuffo di vento che gli permise di riguadagnare le distanze.

Troppo tardi si accorse di essere finito sul bordo dell’altopiano. Non poteva più indietreggiare e i due Boia Tagliagole erano pronti ad aggredirlo.

«Bit, jetpack.»

La biomacchina agì rapidissima e in un baleno si allacciò alla sua schiena, però una volta che fu in volo i due cacciatori di taglie erano già molto vicini e il barbariano non ebbe difficoltà a sparare una raffica proprio contro l’automa. Immediatamente Prometheus cominciò a perdere quota e dovette attutire la caduta con un incantesimo per non rischiare di ferirsi.

Bit si slacciò da lui e cadde a terra. I danni subiti non sembravano aver compromesso il sistema centrale o la memoria, però la sua mobilità ne aveva risentito pesantemente e con ogni probabilità non sarebbe stato in grado di trasformarsi.

Una raffica di proiettili mise in allerta il guardiano che materializzò un nuovo scudo per proteggersi. Creò un globo incandescente sulla mano destra e lo scagliò contro i due Boia Tagliagole. La sfera andò a colpire proprio di fronte ai cacciatori di taglie e una tremenda esplosione divampò tra lui i e suoi nemici, generando un muro di fiamme impenetrabili.

Prometheus si concesse qualche istante per riprendere fiato. Con quell’attacco contava di averli bloccati per una manciata di secondi e doveva sfruttare quel poco tempo per pensare ad una strategia. Ora che anche Bit era stato danneggiato gli restavano solo gli incantesimi che poteva utilizzare con il ciondolo dell’organizzazione, un arsenale alquanto esiguo, specie se i suoi avversari erano potenti come quei due.

All’improvviso il myketis comparve alle sue spalle, ad un passo da lui. Come aveva fatto a muoversi così velocemente?!

Il carcarodon non ebbe il tempo di rispondere alla sua domanda perché il fuorilegge mosse il braccio e i suoi artigli saettarono contro la schiena del carcarodon, diretti verso il cuore. Maledizione, ormai non poteva più evitarli! Le tre punte affilatissime colpirono e il volto del fungo umanoide si contorse in una smorfia di rabbia. Una specie di sofisticata corazza era comparsa all’improvviso sulla schiena di Prometheus e aveva deviato il suo colpo, permettendo al guardiano di voltarsi e di allontanarlo con una violenta onda d’urto.

Una voce femminile risuonò nella mente del carcarodon: «Sono stufa di starmene a guardare, da adesso combatterò con te!»

Prometheus le rispose telepaticamente per evitare di farsi sentire dai due Boia Tagliagole: «Sei sicura?»

«Mai stata così sicura.»

Il carcarodon si lasciò scappare un sorriso. «E allora combattiamo!»

Un senso di appagamento si diffuse nella mente del guardiano e il suo corpo venne avvolto da una luce metallica che in pochi istanti si solidificò in una elaborata armatura dotata di tutte le più sofisticate tecnologie. La tinta mimetica era in grado di adattarsi all’ambiente per renderlo meno appariscente o all’occorrenza addirittura invisibile, le fibre paramuscolari avrebbero aumentato in maniera esponenziale la sua mobilità, la corazzatura poteva proteggerlo senza problemi da un gran numero di attacchi e il vasto arsenale di armi lo avrebbe reso un incubo per qualsiasi avversario.

Prometheus sollevò lo sguardo verso i due fuorilegge ed entrambi non poterono non notare l’ala stilizzata disegnata sul casco in corrispondenza dell’occhio sinistro. «Va bene generale, facciamogli vedere di cosa siamo capaci!»

«Con immenso piacere.»

8.          Infide illusioni

L’elfo biondo, il saurex con il cristallo come il ciondolo e il ragazzino mascherato osservarono i loro due compagni che scalavano il massiccio roccioso e si mantennero all’erta. Con ogni probabilità c’era un altro nemico nelle vicinanze, forse due, quindi dovevano tenere gli occhi ben aperti.

Per alcuni secondi regnò una calma irreale, poi arrivò l’attacco: una bolla azzurrina comparve all’improvviso in mezzo a loro e in una frazione di secondo esplose, scatenando una rosa di scariche elettriche che fecero sfrigolare l’aria. Immediatamente il saurex creò il suo scudo magico per difendersi dai fulmini color del cielo e i suoi due compagni scattarono all’indietro, scansando con rapidi movimenti le saettanti propagazioni di elettricità.

Non appena l’attacco si fu disperso i tre si guardarono intorno per capire dove fossero i loro aggressori, o più probabilmente il loro aggressore. Non vedevano nessuno, però il nemico non poteva essere lontano.

«Ehi, Chioma-d’oro!» grugnì il saurex «Dov’è?»

L’elfo non rispose, ma continuò a scandagliare i paraggi. L’iride indaco con il tipico anello nero intorno alla pupilla lasciava intendere che il suo occhio destro conteneva un kami, un particolare demone in grado di aumentare le sue percezioni visive. Purtroppo nemmeno la sua abilità sembrava sufficiente per svelare la posizione del nemico. Doveva essere un mago davvero abile se riusciva a celare in maniera così perfetta la sua presenza…

Un’onda nera si materializzò all’improvviso davanti a loro, coprendo buona parte dell’orizzonte e avanzando gorgogliante verso di loro. Come se non bastasse, la marea si accese di fiamme e aumentò la sua velocità, correndo vorace nella loro direzione espandendosi sempre di più. Nel giro di pochi secondi oscurò il sole e il mondo parve cadere in una tremolante semioscurità rischiarata soltanto dell’insopportabile calore del fuoco. Il saurex e il ragazzino mascherato si prepararono a bloccare e scansare quello spaventoso attacco che sembrava scaturito dai meandri più terribili dell’inferno, ma l’elfo fece loro segno di restare fermi.

Il rettile si immobilizzò, il ragazzino invece fece un passo indietro. Perché il loro compagno stava dicendo loro di non muoversi? Però Rhylok si era fermato, forse doveva farlo anche lui… Con uno sforzo di volontà chiuse gli occhi e la marea nera e fiammeggiante li investì.

Il giovane cacciatore di taglie riaprì lentamente gli occhi e attraverso la maschera vide che il fuoco lo stava attraversando senza scottarlo e anche quel liquido nero e ripugnante sembrava del tutto incapace di ferirlo. Com’era possibile?

«È un’illusione.» affermò l’elfo biondo.

Il ragazzino si voltò verso di lui. Sull’iride del suo compagno era comparso era comparso un simbolo nero molto particolare, una stella a cinque punte rivolta verso il basso che aveva sostituito l’anello: era quello il disegno che compariva quando un possessore di kami attivava il controllo delle percezioni. Grazie a tale tecnica era possibile creare delle illusioni, ma anche neutralizzare quelle indirizzate contro il possessore del kami. Era stato proprio grazie a quest’ultima capacità che era riuscito a capire che l’onda ardente non era reale.

La marea nera si dissolse nel nulla e i tre Boia Tagliagole tornarono all’erta. Ma cosa aveva in mente il loro nemico?

Proprio in quel momento la terra venne scossa da un tremito proveniente dalla sommità del massiccio roccioso: evidentemente lo scontro dei loro compagni era già entrato nel vivo. Questo risvegliò lo spirito dei tre cacciatori di taglie, non potevano permettersi di fare brutta figura, soprattutto considerando che erano uno in più!

Delle scaglie di ghiaccio grandi come lance piovvero su di loro e questa volta la reazione dell’elfo fece capire anche ai suoi compagni che non si trattava di illusioni.

Il saurex si vide arrivare contro una di quelle punte aguzze e cristalline e non ci pensò due volte: «Scuta!»

 L’energia arcana comparve immediatamente dinnanzi a lui e la lancia si infranse su di essa, seguita da altre cinque o sei che fecero la medesima fine. Quell’attacco non era minimamente sufficiente per superare lo scudo magico dell’incantatore.

Il ragazzino mascherato non parve altrettanto preoccupato e si limitò ad evitare un paio di lance, la terza però lo colpì in pieno ad una spalla, attraversandola da parte a parte e conficcandosi nel terreno. Il giovane cacciatore di taglie non parve nemmeno accorgersene e si mosse oltre, con il braccio che si dissolveva in un alito di nebbia per poi ricomporsi subito dopo come se nulla fosse. Grazie alla maschera dello Spirito delle Nebbie nessun attacco fisico era efficace su di lui, ma questa era solo una delle molteplici capacità del suo artefatto magico.

L’elfo non poteva né evocare energie arcane, né disponeva dei poteri di una maschera, quindi si limitò a schivare gli attacchi con movimenti agili e tempestivi agevolati dalla sua vista aumentata. Il suo orgoglio però gli imponeva di fare di più: dal momento che la sua peculiarità era quella di possedere un kami non poteva limitarsi a schivare, doveva anche capire quale fosse l’origine degli attacchi. Si sarebbe sentito profondamente umiliato se uno dei suoi due compagni avesse individuato il loro nemico prima di lui, così si concentrò sull’area circostante. Grazie al suo kami era in grado di vedere le tracce magiche presenti nei dintorni e questa particolare abilità si rivelò fondamentale in quella particolare occasione: individuò prima degli altri una sagoma tondeggiante che si dirigeva a tutta velocità verso di loro e riuscì ad avvisare gli altri due Boia Tagliagole in tempo perché si facessero da parte.

La sfera, che sembrava in tutto e per tutto una bolla di un denso liquido azzurrino, si infranse sul terreno e si espanse in un attimo in una grande pozzanghera irregolare del raggio di qualche metro. Sembrava tutto finito, invece il velo semitrasparente si animò all’improvviso e tre sagome si sollevarono come fossero dei manichini inanimati. In pochi secondi assunsero colori e tratti definiti, tramutandosi in tre ragazzi assolutamente identici dai capelli neri e gli occhi blu con delle cuffie sulle orecchie.

«Copie…» mugugnò l’elfo, stizzito.

I tre falsi Trickster si lanciarono all’attacco in perfetta sincronia sui tre cacciatori di taglie e immediatamente cominciarono i tre scontri.

Il fantoccio che si trovò di fronte al saurex scagliò un raggio di energia magica, ma il Boia Tagliagole lo bloccò facilmente con Scuta, quindi passò al contrattacco: «Flamma!»

Un raggio di fuoco esplose dalla sua mano e ruggì contro la copia del guardiano, questi però non si fece intimorire e lo neutralizzò con un’onda d’acqua. Una nuvola di vapore sbuffò in ogni direzione coprendo la visuale ai due combattenti e il rettile ne approfittò per completare il suo attacco. «Gea!»

L’energia arcana rispose immediatamente e una valanga di terra travolse il falso Trickster, distruggendo il suo corpo con una facilità disarmante. La battaglia sembrava essersi già conclusa, invece il fantoccio si ricreò in un attimo attingendo al liquido azzurrino della pozzanghera e si preparò a riprendere lo scontro.

Poco distante, il duello tra la copia del semidio e il ragazzino mascherato era già entrato nel vivo. Il giovane cacciatore di taglie stava dando prova di una notevole agilità e il suo corpo scattante sembrava quasi non risentire della forza di gravità da tanto erano rapide le sue evoluzioni. Con uno scatto delle gambe era in grado di rimanere a mezz’aria per svariati secondi e questo lasso di tempo gli consentiva di colpire con fulminei calci che riuscivano a mettere in seria difficoltà il fantoccio dalle sembianze di Trickster.

Il falso semidio arrancò all’indietro e le sue braccia rotte tornarono a posto nel giro di pochi istanti. Era incredibile la forza racchiusa nel piccolo corpo del Boia Tagliagole, ma questo non lo convinse a desistere. Con uno scatto bruciante aggredì il ragazzino, scagliandosi contro di lui pronto a sferrargli un destro, quello però rimase immobile e il pugno lo attraversò da parte a parte come se fosse fatto d’aria. Uno sbuffo di vento fu sufficiente a sollevare verso l’alto il corpo diafano del ragazzino, a quel punto il giovane fuorilegge piombò al contrattacco e una lama di nebbia solida si delineò dal suo braccio destro. Il falso Trickster fece appena in tempo a sollevare la testa che il cacciatore di taglie lo tagliò di netto a metà, scindendo con precisione chirurgica la metà destra da quella sinistra.

Il ragazzino sorrise dietro la sua maschera dai tratti indefiniti, ma ben presto il suo entusiasmo si spense. Le due parti del corpo della copia si erano già ricomposte e un violento getto d’acqua lo investì in pieno, costringendolo ad indietreggiare.

Il buco nel suo addome si richiuse grazie a degli aliti di nebbia e i due contendenti si osservarono da qualche metro di distanza senza proferire parola. Si prospettava una battaglia molto interessante…

L’elfo biondo dal canto suo era di tutt’altro parere. Le illusioni generate dal suo kami sembravano del tutto inefficaci sulla copia di Trickster, quindi doveva assolutamente trovare il vero corpo del loro nemico se voleva avere una chance di vincere. Naturalmente il fantoccio non aveva nessuna intenzione di permetterglielo e continuava ad aggredirlo con attacchi rapidi e precisi nel tentativo di metterlo fuori combattimento. Grazie al suo occhio destro il Boia Tagliagole era in grado di vedere a rallentatore gli attacchi del nemico e poteva anche percepire il flusso di magie che ne aumentava velocità e potere distruttivo, questo però non era sufficiente per permettergli di passare al contrattacco.

Scansò fulmineo un destro e un sinistro, quindi spiccò un balzo all’indietro e sfruttò la trasformazione nel kami per assumere le fattezze di un elegante rapace blu e azzurro. Sbatté le ali un paio di volte per allontanarsi dal terreno, quindi sfruttò la nuova prospettiva per cercare il vero corpo del guardiano. Ma doveva fare in fretta, il suo nemico stava già preparando un attacco a distanza.

Il getto di acqua elettrificata sfrigolò a pochi centimetri dalle sue penne, ma il cacciatore di taglie non se ne curò e continuò a cercare. La sua sembrava un’impresa disperata, invece finalmente individuò qualcosa di sospetto. Era una fonte di magia, e anche se era stata efficacemente celata riusciva ad intuirne le straordinarie potenzialità.

Senza perdere tempo scansò una raffica di cristalli di ghiaccio e poi sfrecciò verso il saurex. Il suo compagno si stava ancora misurando con la sua copia e il loro scontro sembrava fin troppo equo.

«Rhylok!» lo chiamò l’elfo in forma di rapace «Smettila di giocare, ho trovato il vero corpo!»

«Alla buon’ora, Chioma-d’oro!» rispose il rettile. «Gea!»

Un’enorme cupola di terra uscì dal suolo e si abbatté sul falso Trickster, rinchiudendolo in una prigione fredda e scura che si immerse subito nel terreno per negargli la possibilità di sfuggire.

«Di là!» fece segno l’elfo tornando alle sue fattezze originali.

«Ho capito.» assentì il suo compagno. «Flamma!»

Una spaventosa torre di fuoco divampò dal nulla, travolgendo tutto ciò che trovava sul suo cammino. L’attacco del rettile sembrava inarrestabile, invece una seconda torre incendiaria comparve a contrastarla e le due magie si scontrarono con forza inaudita, annientando senza sforzo il fantoccio incaricato di tenere a bada l’elfo e facendo evaporare in pochi istanti la pozzanghera che teneva attiva anche la terza copia.

Un gorgogliante ruggito risuonò nell’aria quando le due torri si dissolsero.

«Anytor, il vero nemico è di là!» esclamò l’elfo.

Il ragazzino annuì e sfrecciò subito nella direzione indicata dal suo compagno. Si guardò intorno e dopo alcuni istanti anche lui riuscì a percepire la posizione del guardiano. Con uno scatto bruciante aggirò la roccia che lo riparava e piombò su di lui, neutralizzando il suo incantesimo di elusione e scaraventandolo al centro del campo di battaglia con un violento getto di nebbia solida.

Il semidio ruzzolò sul terreno arroventato dalle torri di fuoco e dopo aver percorso svariati metri si fermò. Era proprio al centro dei tre nemici e sembrava aver accusato l’ultimo attacco in maniera non irrilevante.

«Dunque sarebbe questo moccioso la causa di tutti quei problemi?» sbottò il saurex «Mi fa pena.»

«Se volete posso toglierlo di mezzo in un attimo.» affermò il ragazzino creando un’affilatissima lama di nebbia solida sul braccio destro.

Proprio in quel momento Trickster si rialzò e senza fretta si ripulì i vestiti dalla polvere. Per fortuna le cuffie non si erano rovinate e la musica scorreva ancora nella sue orecchie più viva che mai. In realtà non sentiva nulla di quello che accadeva intorno a lui perché i padiglioni erano perfettamente insonorizzati, tuttavia le sue percezioni erano in grado di fargli intuire qualsiasi suono esterno, parole incluse.

«Eh già, mi avete proprio sgamato. Beh, pazienza, avrei voluto provare qualche altro giochetto, ma a questo punto credo sia il caso di fare sul serio…»

Si scrocchiò il collo e una scarica di energia lo attraversò, producendo un turbinio gelido tutto intorno al suo corpo.

Il rettile fece un verso di stizza. «Adesso ti faccio vedere io chi fa sul serio!»

Evocò Flamma per scatenargli contro un getto incandescente e allo stesso tempo il suo giovane compagno scattò in avanti per aggredirlo con i suoi fulminei fendenti. In una frazione di secondo la tempesta di fuoco e lame di nebbia investirono il semidio con forza travolgente, ma nessun attacco ebbe successo. Un vortice di vento e acqua spazzò via le fiamme dell’energia arcana e un’onda d’urto rispedì all’indietro il ragazzino mascherato.

Trickster si esibì in uno dei suoi irriverenti sorrisetti. «Tutto qui quello che sapete fare?»

9.          Spietata realtà

I tre Boia Tagliagole erano ancora interdetti per la repentina contromossa del loro nemico e per questo non risposero immediatamente alla provocazione di Trickster.

«Sembravate tanto forti prima, però adesso che ci penso non siete poi gran che.» borbottò il semidio con fare annoiato «Speriamo che almeno le vostre taglie non si rivelino delle fregature…»

«Tu parli troppo!» ruggì il saurex «Stasia!»

Il figlio di Loki vide comparire una sorta di spirito dai tratti informi e due occhi attraversarono il suo sguardo. Avrebbe voluto rispondere in tono ironico, fare una battuta di scherno, ma il suo corpo era bloccato. Riusciva a stento a respirare e perfino la musica delle sue cuffie sembrava essere andata in pausa da sola. Cosa diavolo stava succedendo?!

«Flamma!» gridò il Boia, e l’energia arcana divampò dal suo palmo con ferocia ardente.

Il tornado di fuoco si riversò su Trickster come un’onda anomala e il calore tremendo bruciò il terreno, lasciando dietro di sé solo una scia nerastra che sapeva di cenere. Del semidio nessuna traccia.

«Dove è finito quel maledetto?!» imprecò il rettile.

Lui e il ragazzino mascherata si guardavano intorno come forsennati per capire dove si fosse nascosto il guardiano, ma ovviamente il primo che individuò il semidio fu l’elfo grazie al suo kami.

«È lassù!» gridò indicando il cielo.

Gli altri due sollevarono lo sguardo e anche loro poterono vedere la sagoma del ragazzo stagliarsi come un’ombra nera sul cielo terso.

Trickster simulò per alcuni istanti di suonare una chitarra per celebrare il ritorno della sua musica, quindi tornò a concentrarsi sullo scontro. Era riuscito a liberarsi dall’immobilità causatagli da Stasia, tuttavia non voleva ripetere l’errore di farsi colpire dalla sua temibile abilità.

«È mio!» esclamò il ragazzino mascherato, e senza attendere risposta dai suoi compagni scattò verso l’alto creando una scia di nebbia diafana.

Il semidio se lo vide arrivare contro a tutta velocità e rispose all’offensiva con un destro. Il Boia Tagliagole passò attraverso al finto guardiano e l’illusione scomparve, a quel punto una scarica elettrica lo centrò in pieno e Trickster osservò con un sorriso compiaciuto il suo nemico che precipitava.

Una palla di fuoco sfrigolò a meno di mezzo metro dalla sua testa e questo gli fece capire che per vincere doveva impegnarsi ancora di più. Senza perdere tempo si lanciò in picchiata verso il trio di nemici, deviò un’altra palla di fuoco e non si fece ingannare dall’illusione di una pioggia di frecce, quindi si schiantò nel mezzo dei nemici e sfruttò l’energia cinetica per scatenare un’onda d’urto tutto intorno a sé. I tre fuorilegge vennero spinti con violenza all’indietro e solo il rettile riuscì a rimanere dov’era grazie alla barriera fornita dall’energia arcana Scuta.

«Avanti!» esclamò Trickster allagando le braccia «Se non vi impegnate un po’ non mi diverto…»

I tre Boia risposero in maniera più o meno colorita alla sua provocazione e tutti insieme si lanciarono all’offensiva. Il saurex e il ragazzino mascherato apportavano gli attacchi, il loro compagno dotato del kami invece aveva il compito di complicare la vita del semidio creando un buon numero di illusioni che sarebbero riuscite a confondere chiunque. Ma non una divinità del caos. Il guardiano sembrava in grado di far fronte ad ogni assalto e nessuna tecnica dei fuorilegge era sufficiente per ferirlo.

Dopo circa mezzo minuto di parate e schivate decise di passare alla controffensiva e anche lui iniziò a scagliare scaglie di ghiaccio acuminate, potenti folgori e rapidissimi attacchi corpo a corpo.

Il fuorilegge mascherato schivò un pugno elettrificato grazie al suo corpo di nebbia e una spiacevole sensazione gelida serpeggiò per tutto il suo corpo. Con una lama diafana colpì il braccio del semidio e questo venne mozzato di netto, un istante dopo però il guardiano si dissolse e un’imprecazione del saurex fece intuire al ragazzino dove fosse il vero nemico.

L’elfo biondo creò una serie di copie illusorie di se stesso e dei suoi compagni per confondere Trickster, ma questi non parve preoccuparsene e le annientò tutte con una grandinata di frecce di ghiaccio.

«Questi trucchetti non servono a nulla contro di me! Io sono il figlio del grande e potente Loki! Mettetevelo in testa!»

«Chi, il dio delle malefatte?» grugnì il saurex «Quel buono a nulla che semina zizzania senza mai combinare nulla?»

«Preferisco dio del caos.» ci tenne a precisare Trickster «Dio delle malefatte sa di un tipo un po’ stronzo ma allegro, un bontempone scassaballe ma inoffensivo, per intenderci… Dio del caos fa molto più figo…» Finita la frase il corpo del guardiano si dissolse e il vero semidio comparve alle spalle del Boia Tagliagole. «E comunque buono a nulla sarai tu.»

Il rettile non ebbe il tempo di ribattere che una folgore lo investì in pieno, strappandogli un lungo grido che sapeva di ruggito. Il fuorilegge cadde a terra e dalla sua bocca uscì quello che aveva tutta l’aria di essere un alito di fumo.

«Questa me la paghi!» gridò il ragazzino, e con un tremendo calcio scaraventò via il semidio del caos.

Trickster si rialzò con un gemito, ma il fuorilegge gli era già addosso e con un pugno lo schiacciò a terra. Creò una lama di nebbia solida e la abbatté sul guardiano, questi però la schivò per un pelo e rispose con un getto d’acqua. Il ragazzino mascherato venne attraversato da parte a parte, ma non si mosse e senza pietà colpì in pieno volto il suo nemico. Trickster cadde all’indietro e una morsa di metallo si abbatté su di lui per impedirgli di rialzarsi. Questa volta ci mise alcuni secondi per capire che si trattava di un’illusione e tanto bastò perché Stasia lo raggiungesse e lo imprigionasse di nuovo nella sua prigione di immobilità.

Il semidio voltò il capo e incrociò lo sguardo arcigno del saurex. Sembrava un po’ malconcio, però Flamma ardeva con forza sulla sua mano destra, pronta a bruciare tutto ciò che si parava sulla sua strada. «Mi spiace, ma non è così facile sconfiggermi.»

Trickster non parve eccessivamente preoccupato dall’implicita minaccia, ma l’immobilità gli impedì di rispondere ironicamente.

«E adesso muori!» gridò il rettile. Si diede lo slancio e con rabbia scagliò Flamma, che senza mezze misure scatenò tutta la sua potenza. L’energia arcana ruggì e divampò, incendiando e consumando tutto ciò che le capitava a tiro con uno tsunami che travolge ogni cosa. Il fuoco imperversò per un tempo che parve interminabile, poi finalmente il tremendo calore cominciò a placarsi e anche l’ardente furore scemò, lasciando il posto ad una landa di cenere e nulla.

Il saurex si guardò intorno e digrignò i denti aguzzi. «Dov’è finito…?»

Trickster, al sicuro dietro una roccia, si concesse un sospiro di sollievo. Se l’era proprio vista brutta, menomale che il Boia Tagliagole era stato così precipitoso da non accorgersi nemmeno che con quell’attacco così plateale gli avrebbe fornito un perfetto diversivo per mettersi al sicuro.

Ma ora che era messo in salvo i suoi problemi non erano certo finiti. I tre fuorilegge non ci avrebbero messo molto a trovarlo e non era sicuro che sarebbe riuscito a tenere testa a tutti e tre ancore per molto. Chissà, magari se restava nascosto ancora per un po’ Prometheus sarebbe riuscito a sconfiggere i suoi due nemici e sarebbe arrivato in suo aiuto… No! Doveva farcela da solo! Si vantava tanto di essere il figlio di Loki, di essere un semidio del caos, non poteva aspettare che gli altri lo salvassero ogni volta! E poi quei fuorilegge non erano nemmeno così forti, molti dei suoi fratelli e sorelle sarebbero stati tranquillamente in grado di spazzarli via senza la minima difficoltà.

I suoi sensi lo avvertirono pochi istanti prima che fosse troppo tardi e con un balzo riuscì a schivare la lama di nebbia solida che aveva affettato la roccia dietro cui era nascosto. Si voltò e sparò un’onda d’urto per allontanare il ragazzino mascherato, quindi evocò una torre d’acqua per schermarsi dal raggio di fiamme del saurex. Sparò una folgore contro l’elfo dotato di kami, con ogni probabilità era stato proprio lui ad individuarlo, ma il suo attacco si perse nel vuoto e dovette faticare non poco per schivare il successivo assalto del Boia con la maschera, i cui movimenti erano lesti e precisi come se la battaglia fosse appena cominciata. Con un colpo di fortuna riuscì ad eludere la presa immobilizzatrice di Stasia e arretrò di qualche passo. Avrebbe voluto contrattaccare, ma più lo faceva e più capiva di peggiore soltanto la sua situazione. Finché si difendeva non correva troppi rischi, almeno per il momento, però se non rispondeva la sua fine era segnata. Doveva fare qualcosa!

Strinse i pugni e dopo pochi istanti avvertì un fremito negli avambracci, come di un potere incontenibile pronto ad esplodere. Aveva bisogno di più energia! Molta più energia!

Il cielo cominciò a cambiare colore, tingendosi del rosso del tramonto e riempiendosi di nubi nere dalle ombre vermiglie. Il suo corpo venne avvolto da un’aura blu e dei crepitii si susseguirono in una singolare melodia ritmata dal brano che usciva dalle cuffie.

La musica poteva risvegliare il suo potere, doveva solo lasciarsi andare e sprigionare appieno tutta la sua forza.

Il ragazzino mascherato piombò su di lui con la rapidità di un proiettile, ma il suo destro si infranse su una barriera invisibile che circondava il corpo di Trickster. Il semidio lo guardò e le sue iridi blu e luminose attraversarono gli occhi del nemico, insinuandosi nella sua mente e facendogli vedere una creatura mostruosa, fatta da una moltitudine infinita di insetti che si stagliavano sempre più in alto sullo sfondo del cielo rosso sangue. Il giovane Boia urlò, cadde all’indietro e arrancò, cercando disperatamente un rifugio da quell’essere abominevole che solo lui poteva vedere. Una sensazione sgradevole si insinuò sul suo volto e l’orrore nel vedere la propria faccia ricoperta dagli insetti lo gettò nel panico. Si strappò via la maschera e la gettò a terra, gridando disperato e tenendosi le mani sul viso. Prima di accorgersene una folgore lo colpì in pieno e mise fine alla sua sofferenza.

Il saurex osservò la scena con occhi increduli e poi si voltò verso Trickster. «Maledetto!»

Gli scatenò contro Flamma e Gea alla massima potenza, ma il doppio attacco delle energie arcane non sortì alcune effetto e riuscì appena a dissolvere la copia illusoria del semidio. Il fuorilegge avvertì la presenza del nemico al suo fianco ed evocò Scuta per proteggersi, ma anche la terza entità venne neutralizzata facilmente. La barriera si infranse sotto la raffica di scaglie di ghiaccio e le punte acuminate si conficcarono subito dopo nel petto del rettile. Il Boia emise un rantolo e si accasciò a terra in una pozza di sangue.

L’elfo, ultimo rimasto, capì subito di non poter fare nulla per vendicare i suoi compagni. Si voltò, cercando di fuggire, ma Trickster era troppo veloce. In un attimo comparve al suo fianco al seguito di una scia blu elettrico e con un pugno alla bocca dello stomaco gli mozzò il respiro. Il Boia Tagliagole rimase per un attimo sospeso a mezz’aria, come se il tempo si fosse fermato, poi il semidio colpì nuovamente e il devastante colpo lo schiacciò al suolo con violenza tale che il terreno si spaccò e un boato assordante si ripercosse sulla vicina parete rocciosa.

L’aura di Trickster crepitò nel silenzio.

Aveva vinto. Aveva sconfitto i tre cacciatori di taglie e sentiva di avere ancora abbastanza potere da spazzare via un esercito intero. Non ricordava di essere così potente, e questo gli fece sorgere spontaneo un sorrisetto compiaciuto. Avrebbe voluto mettere ulteriormente alla prova le sue capacità, ma una percezione lo mise in allerta. Non era solo.

Si voltò i suoi occhi individuarono la sagoma umanoide di un’elaborata armatura che atterrava a pochi metri dalla parete rocciosa. Aveva una tinta mimetica che pareva in grado di adattarsi al marrone bruciato dell’ambiente circostante, tuttavia la cosa che più colpì Trickster fu l’ala stilizzata disegnata sul casco in corrispondenza dell’occhio sinistro. Ma adesso non aveva tempo di pensare a queste sciocchezze. Quello era sicuramente un nemico, quindi doveva sconfiggerlo per poi raggiungere Prometheus!

Senza pensarci due volte scattò all’attacco e la sua scia di energia blu descrisse una linea diretta contro l’uomo in armatura. Caricò il pugno e questo crepitò di energia fino a quando non colpì. Un’esplosione scosse l’aria e la parete rocciosa si crepò fino alla sommità, il terreno venne investito da un’onda di vento gelido che ne raschiò la superficie annerita e una tempesta di fulmini tracciò profondi solchi su tutto ciò che si trovava nel suo raggio d’azione.

Trickster sbarrò gli occhi. Come aveva fatto?! Come aveva fatto quel tizio in armatura a bloccare il suo attacco con una mano sola?! Non si era nemmeno mosso?! Era assurdo! Assurdo!

Il casco dell’armatura si aprì e venne immediatamente integrato nel busto. «Sta’ calmo Trickster, sono io.» affermò Prometheus in tono vagamente seccato.

Il semidio era talmente scioccato che la sua aura blu si dissolse all’improvviso e anche le ombre inquietanti prodotte dalle nubi svanirono con il cielo che tornava alla consueta sfumatura limpida.

Prometheus si guardò intorno e i suoi occhi giallo ocra non tradirono nessuna emozione nel vedere i corpi dei tre fuorilegge stesi a terra. «Frida, poi tornare normale.»

La risposta telepatica risuonò nella mente di entrambi i guardiani. «Agl’ordini.»

L’armatura si tramutò in un ammasso di luce metallica e si posizionò di fianco al carcarodon prima di assumere le fattezze di una donna dai capelli scuri a caschetto con indosso quella che aveva tutta l’aria di essere una divisa militare. L’ala stilizzata adesso era un tatuaggio che le decorava l’occhio sinistro accentuando il suo sguardo d’acciaio.

Trickster era sempre più confuso e si limitò a togliersi le cuffie mentre osservava i due indicandoli a turno.

La donna si avvicinò un poco a Prometheus per dirgli qualcosa a bassa voce: «Me lo ricordavo più sveglio.»

«Ha perso la memoria, non si ricorda di te e degli altri.» le rammentò il guardiano. «Trickster, lei è Frida Fierté, una delle miei armi spirituali nonché un ex generale della FANTOM.»

Il semidio cercò di ricordare cosa indicassero quei termini. La FANTOM era un importante esercito formato dalle forze armate di svariati pianeti e sistemi, di questo era abbastanza sicuro, tuttavia l’altra definizione gli sfuggiva…

«Un’arma spirituale è un fantasma in grado di tramutarsi in un oggetto che può essere utilizzato da uno sciamano o da qualcuno che possiede abilità affini.» gli spiegò il carcarodon intuendo la sua confusione.

Trickster si tirò una pacca sulla fronte. «Cavolo, è vero!» Prometheus era uno sciamano, ecco perché gli aveva detto che per quelli come lui le dimensioni non erano importanti!» Me l’ero proprio dimenticato!»

«Prometheus, se non hai bisogno di me abbandonerei questa forma.» disse Frida «Temo di non essermi ancora ripresa del tutto dallo scontro con i lupi di Midnight…»

«Sì, certo. Grazie per l’aiuto.»

«È stato un piacere, avevo bisogno di muovermi un po’.» rispose lei con un sorriso, quindi si dissolse.

Trickster rimase un attimo in silenzio poi scacciò definitivamente lo stupore e tornò alla sua consueta loquacità. «Mica male l’amica! Ti ha dato una mano a sistemare gli altri due tizi, giusto? E io che mi ero preoccupato! Ah, la tua idea di usare la musica mi è tornata utile, quando torniamo alla base ti offro da bere. A proposito, dove si va per riscattare le taglie di questi qua?»

«Alla Banca delle Taglie, ovviamente.» rispose Prometheus lasciandosi un po’ trasportare dall’entusiasmo del suo compagno. Tirò fuori la capsula in cui aveva sigillato gli altri Boia e cominciò a radunare gli ultimi tre per completare il gruppo. «Sono sicuro che guadagneremo abbastanza soldi da riparare sia l’astronave che Bit e ci avanzerà ancora un bel gruzzolo.»

«Come? Hanno rotto Bit?! Povero, mi dispiace! Ecco perché non lo è qui…»

«Non ti disperare, le memorie non dovrebbero essere danneggiate: con qualche ricambio tornerà più in forma di prima.»

«Meglio così.» annuì Trickster «In compenso sono ancora invidioso del tizio che se n’è andato con Claire…»

«Ancora con questa storia? E poi quel ragazzo magari si dimenticherà di lei non appena sarà al sicuro, spesso succede così quando un angelo interviene ad aiutare qualcuno.»

«Che seccatura! Perché?»

Prometheus scrollò le spalle e sigillò i nove fuorilegge. «Non ne ho la più pallida idea.»

«Va be’, resterò col mio interrogativo. Adesso quindi riscuotiamo le taglie, ripariamo Bit e l’astronave e poi andiamo a prendere un altro smemorato, giusto?»

Silenzio.

«Ohi, Pro? Mi ascolti?»

Il carcarodon si riscosse. «Scusa, ero sovrappensiero. Sì, esatto, faremo così.»

«Ottimo!» esclamò Trickster avanzando di qualche passo «Conoscerò un altro dei nostri!»

Un’ombra di preoccupazione tornò ad offuscare il viso dell’altro guardiano, che subito la scacciò. «Coraggio, abbiamo ancora molte cose da fare.»

Il semidio annuì e grazie al teletrasporto in un attimo lasciarono il pianeta.

Erano già passati più di venti minuti dalla sconfitta dei Boia Tagliagole quando due figure raggiunsero il campo di battaglia. Uno era un ragazzo con delle orecchie e una coda da gatto e i capelli biondi, l’altra invece era una donna dal seno prosperoso con una frangia che le copriva l’occhio destro e degli orecchini a forma di croce.

Il giovane si chinò e raccolse da terra la maschera dello Spirito delle Nebbie un tempo appartenuta al cacciatore di taglie. «Dunque è vero che ci sono dei superstiti…»

La donna che era con lui scandagliò i dintorni con l’occhio sinistro, la cui iride era giallina al centro e poi azzurra, quindi si voltò facendo ondeggiare l’ampio soprabito. «Se ti interessa quella maschera puoi anche tenertela, adesso però muoviti: dobbiamo andare a fare rapporto a Midnight.»

Indice

Prologo. 2

1.         Il figlio del dio del caos. 6

2.         Un incontro inaspettato. 13

3.         La forza di un semidio. 20

4.         Qualcosa da ricordare. 27

5.         Oscuri presagi34

6.         La tattica dei guardiani41

7.         La forza dei Boia Tagliagole. 48

8.         Infide illusioni54

9.         Spietata realtà. 60


[1] La sigla d.s. indica la datazione spaziale (detta anche datazione standard). L’anno spaziale ha una durata di circa 1,82 anni terrestri e si divide in 10 mesi chiamati “deche”.

Le età vengono comunque indicate secondo la durata dell’anno terrestre

[2] Il valore di 1 arcos è comparabile a quello di 1 euro

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