La volontà dell’incantatore

November 23, 2014
Data: 4115 d.s., ottava deca[1]
Luogo: pianeta Marath, sistema Essud

Il terreno fertile e fangoso ai lati del fiume Nar era l’ideale per la crescita della vegetazione e per questo fin dai tempi antichi era stato destinato alle coltivazioni. Numerosi contadini erano impegnati a lavorare le sponde del grande corso d’acqua e il fatto che gli uomini avessero tutti i capelli dritti verso l’alto come aghi rendeva facile identificarli come hystricidi.

La mattinata sembrava destinata a scorrere calda e tranquilla nella consueta sequenza di gesti ripetuti, ma d’un tratto avvenne qualcosa che spezzò la consolidata monotonia. Delle figure umanoidi si delinearono dal nulla sotto gli occhi dei braccianti e prima che se ne rendessero conto due hystricidi erano apparsi dinnanzi a loro. L’uomo era un pellebruna dagli occhi castano chiaro con intorno al collo un fazzoletto bianco dai bordi blu tutti consumati, la donna invece era una pelleocra con numerosi braccialetti e i capelli tenuti in ordine da una bandana viola decorata di rosso.

«Chi siete?» intimò un contadino senza posare la sua zappa «Cosa volete?»

«Non siamo nessuno.» rispose la donna con voce dolce e suadente. Fece un gesto con la mano. «Non vi ricordate di noi, riprendete il vostro lavoro.»

I braccianti rimasero fermi imbambolati e solo dopo alcuni secondi ripresero a lavorare la terra come se nulla fosse.

«A volta mi chiedo se lo usi anche con me quell’incantesimo.» commentò l’uomo in tono affettuoso.

La pelleocra gli rivolse un sorriso di complicità. «Non te lo dirò mai.»

I due si presero per mano e senza fretta si incamminarono verso Neo Jerasalem, la grande città costruita sulla foce del fiume. Diverse carovane di mercanti erano accampate a ridosso degli edifici più esterni, e tra le bancarelle che avevano allestito c’era un grande via vai di gente. Ogni venditore urlava i pregi delle sue mercanzie per cercare di attirare nuovi clienti e il baccano che regnava sembrava un inno al commercio.

L’uomo spostava la sua attenzione da un bancone ad un altro senza guardare nulla in particolare, la sua compagna invece sembrava molto colpita dai colori sgargianti e dagli oggetti strani ed esotici.

«Sembra incredibile, ma i mercati dei pianeti non spaziali sono sempre i più interessanti.»

Il pellebruna le rivolse uno sguardo eloquente. «Non dovremmo pensare prima al nostro dovere?»

Lei gli prese il braccio fingendo un’espressione imbronciata. «Non fare il guastafeste, approfittiamone per distrarci un po’. Mi sembra una vita che non ci prendiamo una vacanza! Potremmo passare qui qualche giorno per rilassarci.»

Il volto dell’uomo si addolcì. «In fin dei conti non sarebbe una brutta idea…»

Lei sorrise e gli appoggiò il capo sulla spalla.

Superata la caotica zona del mercato, i due imboccarono una spaziosa via lastricata che sembrava condurre verso il centro di Neo Jerasalem. La sua posizione privilegiata ne faceva uno dei centri più importanti di tutto il suo continente, e per i suoi porti passavano persone e merci da ogni dove. Non era una caso che due delle gilde più importanti del continente, Phoenix Feather e Werewolf Fang, avessero le loro sedi principali proprio lì.

Un gruppetto di bambini tagliò loro la strada schiamazzando e una piccola palla di fuoco si perse sulle pietre che costituivano la strada.

«Cominciano presto con la magia da queste parti.» commentò la donna lasciando intuire la tenerezza che provava per i bambini.

«Sarei curioso di sapere quanti danni sono in grado di fare con un incantesimo venuto male.»

La pelleocra gli rifilò una gomitata. «Sono bambini, lasciali giocare!»

«Ti devo ricordare cos’ha combinato Trickster la settimana scorsa?»

La donna sospirò, ma il sorriso non scomparve dal suo volto.

Negli ultimi tempi la fama dell’organizzazione di cui facevano parte era cresciuta parecchio, quindi il loro capo aveva deciso di cercare nuovi membri per poter adempiere a più incarichi contemporaneamente. E sebbene fosse ancora un bambino, Trickster era stato giudicato idoneo ad unirsi a loro. Era incredibilmente dotato, ma era anche un tipetto piuttosto vivace, quindi a volte era difficile tenerlo a bada.

«Cosa ci vuoi fare, è pur sempre il figlio di Loki.» gli rammentò la donna «Avere con noi un semidio del caos ha i suoi vantaggi, ma anche i suoi svantaggi…»

L’uomo si limitò ad un mugugno. «Se andiamo avanti così però andrà a finire che la nostra base diventerà un asilo. Spero che il capo non abbia intenzione di reclutare altri mocciosi…»

«Secondo me invece ci ha visto giusto.» ribatté la pelleocra «Sono sicura che tra qualche anno quei quattro diventeranno uno dei nostri migliori team.»

«Se lo dici tu…»

La linea olografica che stavano seguendo voltò a destra e così fecero anche loro. Grazie a quel semplice incantesimo non avrebbero avuto difficoltà a raggiungere la loro meta e le probabilità di perdersi erano prossime allo zero.

Alla loro destra incontrarono un palazzo in costruzione dove erano impegnati diversi operai e altrettanti maghi. I primi si occupavano principalmente del lavoro manuale, i secondi invece avevano il compito di portare verso l’alto i vari pezzi in modo che i lavori potessero continuare senza perdite di tempo.

«A proposito, come è andata la tua ultima missione?» domandò la donna «Se non sbaglio dovevate catturare una squadra di piloti di mecha che avevano disertato il loro esercito e si erano dedicati al fare razzie.»

«Questo è quello che ci avevano detto quando ci hanno proposto il lavoro.» annuì il suo compagno «La realtà però era che erano almeno una sessantina di mecha di ottimo livello e perfettamente equipaggiati. Almeno la metà disponeva di sistemi di volo e l’altra metà aveva tecnologie stealth all’avanguardia, per non parlare dell’artiglieria pesante! Meno male che c’era Gawain che ne ha fatti fuori la metà, agli altri però abbiamo dovuto penarci noi…»

«E chi hai usato? I mecha non sono i tuoi avversari ideali…»

«Beh, ho usato…»

Non riuscì a finire la frase perché una figura diafana apparve dinnanzi a loro. Si trattava di un ragazzino dai capelli di fuoco, con gli occhi luminosi e delle linee rosse sul viso e sulle braccia. Molto probabilmente apparteneva alla specie dei pyrovad.

«Ovviamente ha usato il grande Kobi!» sentenziò il nuovo arrivato in tono fiero «E chi altri se no?»

Stranamente nessuno della gente intorno a loro sembrava aver notato la sua improvvisa apparizione. Ma del resto anche tra le persone dotate di poteri magici non erano in molti quelli che riuscivano a vedere i fantasmi.

«Beh, allora immagino di doverti ringraziare.» gli disse la pelleocra sorridendo allegramente.

Il ragazzino sollevò ancora di più il mento. «Mi sembra il minimo.»

«Kobi, non fare lo spocchioso…» lo richiamò l’uomo.

Il giovane pyrovad scoprì i denti in un grande sorriso privo di pentimento. «Vado a vedere se gli altri stanno facendo qualcosa di interessante.» E così com’era comparso svanì nel nulla.

«Quanta pazienza…»

La sua compagna sorrise e si strinse di più al suo braccio.

Superarono un ponte che passava sopra un canale navigabile e l’attenzione della donna venne catturata dalla maestosa facciata di un edificio. Con ogni probabilità era uno dei palazzi più importanti di tutta Neo Jerasalem e a giudicare dal flusso di studiosi che entravano e uscivano doveva essere anche un rinomato polo culturale. Molti avevano dei libri sottobraccio, altri avevano solo degli appunti, altri ancora si facevano aiutare dai loro apprendisti per condurre dei carrelli pieni di strani oggetti.

«Devono essere alchimisti.» intuì l’uomo.

«Ti ricordi, anche noi siamo stati qui…» fece la donna con la voce di chi sta già rivivendo vecchie memorie.

Il pellebruna annuì. Tra l’altro era stato proprio in quel luogo che avevano incrociato per la prima volta la persona per cui erano lì…

«Signore, il volume che aveva chiesto.»

L’hystricide, un pellerossa dai capelli castano scuro, sollevò il capo. «Oh, la ringrazio molto.»

Prese il libro e l’anziano bibliotecario, i cui capelli non erano più dritti come un tempo, si allontanò.

L’uomo tornò al suo tomo e si immerse nella lettura. Era quasi arrivato alla fine della pagina quando un grande trambusto invase la biblioteca e un uomo corse nella sala con un librone stretto fra le braccia.

«Fermati!» gridò una guardia fiondandosi dentro insieme ad una collega.

Il fuggiasco si girò quel tanto che bastava per scagliare una raggio di elettricità e continuò a correre. Il suo attacco raggiunse uno scaffale e lo scoppio danneggiò alcuni volumi, lui invece urtò il complicato aggeggio di un alchimista, che cadde a terra con un fragore di vetri infranti. Un fumo scoppiettante spirò in ogni direzione e il panico si diffuse a macchia d’olio. Una reazione alchemica fuori controllo poteva rivelarsi molto pericolosa e tutti i presenti si affrettarono verso l’uscita sgomitando disordinatamente. Le due guardie rimasero bloccate nella calca e il fuggiasco si infilò in un’altra stanza per far perdere le sue tracce.

Il pellerossa non ci pensò due volte e abbandonò la sua lettura per lanciarsi all’inseguimento. La sua gilda aveva la base in quella città, quindi si sentiva in dovere di dare una mano per mantenere l’ordine.

Tempo di entrare nella sala e già l’uomo stava saltando fuori da una finestra.

Senza pensarci due volte lo imitò. «Fermati!»

Il fuggiasco digrignò i denti ma si arrestò. Si chinò e poggiò una mano sul terreno. Bastarono pochi istanti e una schiera di golem si frappose sulla strada dell’inseguitore.

Il pellerossa non si scompose. «Questi trucchi con me non funzionano! Gea!»

Una figura di terra emerse dal suolo e con un solo pugno spazzò via i corrispettivi creati dal nemico.

L’uomo nel frattempo sbucò in una grande strada travolgendo alcune persone e con un’esplosione di saette liberò il passaggio da una bancarella.

Ok, era proprio il caso di fermarlo. «Tacyta!»

L’energia arcana si delineò alle spalle dell’incantatore e si avvicinò a lui come per abbracciarlo. Il corpo diafano dell’entità si fuse con quello del pellerossa e immediatamente la sua velocità aumentò. Tempo per il fuggiasco di infilarsi in una stradina e già lo aveva raggiunto. Gli sbarrò la strada. «Ora basta! Non ti permetterò di fare altri danni in questa città!»

L’uomo fece un gesto di stizza con il braccio libero. «Levati di mezzo!» e gli scagliò contro un raggio di elettricità.

«Defensia!»

L’energia arcana comparve immediatamente e con una barriera magica neutralizzò l’attacco.

Il nemico non si fece intimorire e scagliò una nuova saetta, ma anche questa si dissolse contro lo schermo creata dall’entità. Provò a fuggire di nuovo, ma un muro di terra gli sbarrò la strada. L’incantatore aveva richiamato di nuovo Gea e l’energia arcana non aveva esitato un solo istante per concedergli il suo aiuto.

Il fuggiasco strinse i denti. Doveva pensare a qualcosa di diverso. Toccò il suolo e subito un manipolo di golem si sollevò dalla terra per lanciarsi contro il pellerossa.

Thahein non si fece sorprendere e li bloccò grazie all’aiuto di Defensia, quindi evocò Aera. L’energia arcana spazzò via gli assalitori con un potente turbino di vento, ma questo era proprio quello che voleva il nemico. Una saetta colpì in pieno l’incantatore, scagliandolo all’indietro. La dura terra arrestò bruscamente la sua caduta, mozzandogli il respiro. Uno spiacevole odore di bruciato gli saliva dal petto e la testa gli pulsava: quella di prima non era stata una semplice saetta. Ma non aveva il tempo di provare dolore! Il fuggiasco stava già scappando, doveva rialzarsi subito!

Si tirò su e per un attimo gli parve di scorgere una coda alle spalle del nemico, poi l’uomo svanì oltre il muro di terra. Scosse il capo. La sua immaginazione gli stava giocando brutti scherzi, doveva rimanere concentrato.

«Gea.»

L’energia arcana ritirò l’ammasso che sbarrava il passaggio, ma il fuggiasco era ormai lontano. Il pellerossa provò a raggiungerlo, ma il petto gli bruciava a causa della saetta e la vista era annebbiata per via di un effetto aggiuntivo dell’incantesimo nemico. Non sarebbe mai riuscito a raggiungerlo.

«Stasia.»

L’entità rispose subito alla chiamata dell’incantatore, e di colpo il nemico trovò i gelidi occhi dell’energia arcana fissi nei suoi. Solo dopo alcuni secondi capì di non potersi più muovere.

Il pellerossa lo raggiunse. E con suo grande stupore scoprì che quel tizio aveva davvero una coda che gli sbucava dai pantaloni.

Non ebbe il tempo di fare domande perché le due guardie di prima li raggiunsero.

«È tutto a posto?» chiese la donna «Non sei ferito, vero?»

Lui annuì. «Sto bene, non vi preoccupate. Cos’ha fatto?»

«Ha rubato un libro antico e molto prezioso.» rispose la guardia recuperando il volume «Per fortuna non si è rovinato.»

«Grazie per il tuo aiuto, adesso ci pensiamo noi.» disse il suo collega «Puoi andare.»

Il pellerossa non si mosse.

«Beh?»

«Voi non siete guardie.»

L’uomo e la donna si scambiarono uno sguardo.

«Non ho mai percepito aure come le vostre, e in più avete qualcosa di molto strano… Se non mi dite chi siete e cosa ci fate qui sarò costretto a fermare anche voi.»

Il primo sembrava pronto a rispondere, ma la sua compagna gli mise una mano sul petto. «Va bene, ti diremo la verità.»

L’uomo le lanciò uno sguardo molto eloquente ma lei lo ignorò. «Poi deciderai tu se crederci o meno.»

Il suo compagno sospirò e poi entrambi disattivarono l’incantesimo che alterava i loro aspetti. E il pellerossa sgranò gli occhi, incapace di credere a ciò che aveva di fronte.

«È stata una fortuna averlo incontrato.» affermò la donna.

«Già, senza di lui ci avremmo messo il triplo del tempo a trovare i complici. E poi anche a livello spaziale non sono poi così tanti gli incantatori del suo calibro… Senza contare di come ha capito che non eravamo delle vere guardie…»

La sua compagna annuì. Anche lei avrebbe avuto difficoltà a scoprire l’inganno. «Siamo arrivati.»

I due si fermarono e i loro sguardi vennero rapiti dall’artificiosa facciata che svettava dinnanzi a loro. Quella era la sede della gilda di cui faceva parte il pellerossa e la scritta fiammeggiante sull’insegna, “Phoenix Feather”, era arricchita dalla piuma simbolo dell’organizzazione. Le dimensioni della costruzione e il via vai di persone nel grande e luminoso atrio erano un’evidente dimostrazione dell’importanza della gilda, e anche da fuori era chiaramente percepibile la straordinaria quantità di energia magica sprigionata dai membri che si trovavano all’interno dell’edificio.

I due entrarono e si avvicinarono ad un banco dove una giovane hystricide li accolse con un radioso sorriso. Era una pellebruna e aveva i capelli acconciati in una cascata di treccine tenute a posto da una fascia colorata.

«Buongiorno, vorremmo parlare con Thahein di Nakbad.» chiese la donna.

«Certamente, ve lo chiamo subito. Se volete potete aspettarlo su una di quelle panche.»

I due la ringraziarono e si andarono a sedere. I posti erano molto confortevoli grazie all’imbottitura rossa e nell’attesa ebbero modo di osservare le bacheche piene di annunci ordinati in base alla difficoltà. C’erano anche alcuni membri della gilda intenti a studiarli alla ricerca di qualcosa di interessante e redditizio e così a prima vista sembravano tutti gente piuttosto capace ed esperta.

In quel momento il pellerossa comparve nell’atrio e andò loro incontro. «Prometheus! Brïalynn! È bello rivedervi, cosa ci fate qui?»

La donna si alzò e lo accolse con un caloroso abbraccio, l’uomo invece si limitò ad un’amichevole stretta di mano.

«Abbiamo una proposta per te.» gli rivelò lei «C’è un luogo tranquillo per parlarne?»

«Certo. Venite, da questa parte ci sono le sale dove discutere gli incarichi. Lì non ci disturberà nessuno.»

I due annuirono e seguirono l’incantatore di Phoenix Feather in un confortevole locale riparato da sguardi e orecchi indiscreti.

Il pellerossa chiuse la porta e i suoi due ospiti si scambiarono uno sguardo. Ora che nessuno poteva vederli non avevano più senso di celare i loro veri aspetti, così disattivarono gli incantesimi illusori. L’uomo adesso aveva ancora la pelle bruna, tuttavia i capelli non erano più dritti e avevano assunto una colorazione grigio scuro che sfumava al nero in alcune ciocche sul davanti, gli occhi erano diventati giallo ocra e i denti somigliavano molto a quelli di uno squalo. La sua compagna poi non era più nemmeno un mammifero, bensì un’elegante rettile dal fisico slanciato e i grandi occhi dorati. Anche i loro vestiti erano cambiati un po’ e solo il fazzoletto di Prometheus e la bandana di Brïalynn erano rimasti gli stessi.

Si sedettero.

«Allora,» iniziò Thahein «di che proposta si tratta?»

«Siamo rimasti molto colpiti dalle tue capacità e ci siamo trovati molto bene a lavorare con te, per questo vorremmo chiederti di entrare nella nostra organizzazione.» gli spiegò Brïalynn «Uno come te potrebbe darci un grande aiuto.»

Thahein chinò il capo, pensieroso.

«Sappiamo che non è una scelta facile, quindi non devi rispondere subito.» ci tenne a precisare Prometheus.

Il pellerossa annuì. «Vi ringrazio davvero per la vostra proposta, siete venuti fin qui per me, però non posso accettare. Tra meno di due mesi avrò un figlio e non me la sento di lasciare il pianeta. Purtroppo il fatto di essere un incantatore già non mi permette di stare con lui e con sua madre, quindi non voglio allontanarmi di più…»

«Ah, mi spiace che non potete stare insieme…» fece Brïalynn «Comunque congratulazioni per il fatto che diventerai padre! Non ti preoccupare, capiamo perfettamente quello che provi. Piuttosto, avete già scelto il nome del bambino?»

«Se è un maschio Arda, se è una femmina Thanaa.»

«Sono dei nomi bellissimi, mi piacciono molto.» dichiarò la donna in tono raggiante.

Thahein sorrise, un po’ imbarazzato. «Comunque se vi servisse una mano per un incarico particolare chiamatemi pure.»

La rettile annuì. «Va bene, grazie mille.»

I tre rimasero un po’ a chiacchierare, recuperando vecchi ricordi e raccontando di nuove esperienze, poi si alzarono.

«Avrai da fare, non ti tratteniamo oltre.» disse Prometheus tornando a celare il suo vero aspetto «E ancora auguri per tuo figlio.»

«Grazie. Beh, visto che state ancora un po’ qui magari ci capiterà di incontrarci di nuovo.»

«Certo!» annuì Brïalynn, anche lei di nuovo in forma di hystricide «E comunque ti verremo senz’altro a salutare prima di partire.»

Il pellerossa annuì e ricambiò l’abbraccio della donna.

Li accompagnò nell’atrio e dopo un ultimo saluto li osservò allontanarsi mano nella mano.

Gli sarebbe piaciuto accettare la loro proposta, l’idea di far parte di un’organizzazione spaziale come quella di Prometheus e Brïalynn era indubbiamente molto allettante, però non poteva andarsene. Suo figlio, o sua figlia, era molto più importante di qualsiasi avventura…


[1] La sigla d.s. indica la datazione spaziale (detta anche datazione standard). L’anno spaziale ha una durata di circa 1,12 anni terrestri e si divide in 10 mesi chiamati “deche”.

Le età vengono comunque indicate secondo la durata dell’anno terrestre

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