Gli uomini brevi

August 28, 2014

Sebastiano si mise innanzi alla tomba di loro madre deceduta il giorno prima, per farle un ennesimo saluto; poi si sedette a terra assieme a suo fratello Cristoforo.
Era notte fonda e il silenzio regnava alternato al gracidar di rane. Mezza luna splendeva con attorno qualche nuvola. L’aria tentennava tra l’essere calda di fine estate e un poco fredda di inizio autunno.
I due fratelli erano seduti sul loro spiazzo di prato verde e ben tenuto, con alle spalle la loro casa di legno. Erano assopiti a guardar il buio che li circondava, con un peso al cuore e alla testa che non riuscivano togliersi di dosso.
Era l’angoscia forse? Come biasimarli; erano immobili creature insofferenti che aspettavano la loro fine imminente. Ma sarebbe stato giusto disperarsi per questo? Rimpiangere se stessi per essere venuti al mondo e già pronti ad andare via? Non lo sapevano neppure loro.
Cristoforo, sfogando forse la sua angoscia, disse al fratello:
<<Ieri sono rimasto scioccato quando ho visto nostra madre morire.>>
<<Credevi non sarebbe morta mai, vero?>>
<<Infatti … E tu, come ti sei sentito?>>
<<Come vedi ho avuto la forza di sotterrarla.>>
<<Dunque avrai la forza di sotterrare anche me questa notte?>>Disse Cristoforo, quasi volesse esorcizzare questo suo pensiero ponendoglielo in modo del tutto naturale.
<<Ci proverò.>> Disse Sebastiano, sentendosi percorrere il corpo da un brivido di terrore nel solo pensiero di perdere anche suo fratello.
<<Mi dispiace che vedrai morire anche me.>>
<<Non importa. Tanto dopo di te morirò anch’io e tutto sarà finito per sempre. D’altro canto come sono stato l’ultimo a nascere sarò l’ultimo a morire, a chiudere il cerchio della nostra famiglia.>>
<<E chi ti sotterrerà una volta che rimarrai solo?>> Disse Cristoforo, scusandosi subito dopo per la domanda cui non vi era risposta, continuando:
<<Non credi sia troppo corta la nostra vita? Voglio dire, perché dobbiamo vivere solo tre giorni? Così è una vita sprecata. Tutto non potrebbe essere più lento? Più meditato? Dovremmo passare non so, dieci anni ad essere bambini ed altrettanti ad essere giovani ed altrettanti a diventare adulti invecchiare e solo infine morire.
Invece guarda un po’: mamma nel suo secondo giorno di vita ci ha fatto nascere e crescere,poi al terzo ci ha insegnato tutto quello che sapeva e infine è morta; dopodiché oggi abbiamo passato l’ultimo giorno che ci rimane a rattristirci per la sua morte ed arrivare fino adesso, in cui allo scattare di qualche ora sconosciuta moriremo uno dopo l’altro. Non lo trovi ingiusto?>>
<<Io … Credo che non ci sia niente d’ingiusto, ecco, forse è un errore dire che la nostra vita è sprecata. Siamo stati creati per vivere tre giorni? Bene, non possiamo farci nulla. E poi …>> Disse Sebastiano, sentendo il cuore batter più veloce per le parole che stava per dire:
<<E poi i nostri tre giorni sembrano durati più del dovuto. Quando siamo nati, quando siamo stati con nostra madre tutto è sembrato così eterno; non lo credi anche tu? Dal sole sulle nostre teste al vento, alla nostra felicità.
Dunque, Cristoforo, dimmi cosa sono tre giorni, tre mesi, tre anni, se poi ogni cosa ha la sua precisa intensità. Non son nulla.>>
<<Non posso darti torto.>> Disse Cristoforo, sentendosi un povero stupido per quel che aveva detto in precedenza.
D’un tratto una falena si posò sulla loro staccionata. I due fratelli la osservarono per un po’, fino a che Sebastiano disse:
<<Chissà cosa penserà al contrario nostro, lei che non è effimera.>>
<<Di certo si sentirà la regina del mondo. Si dice vivano quasi cent’anni.>>.
<<No, non ci credo!>> Disse Sebastiano in tono ironico.
Fu allora che Cristoforo incominciò ad ansimare. Così Sebastiano d’istinto strinse a sé il fratello che dopo pochi secondi morì fra le sue braccia.
Tutta quanta l’ angoscia di Sebastiano prese il sopravvento, senza controllo, in urli di disperazione.
Dopodiché, dato che anche la sua ora tra poco sarebbe arrivata, si fece coraggio e si sbrigò a scavare una fossa a fianco a quella di loro madre. In poco tempo terminò e vi sdraiò all’interno Cristoforo, sotterrandolo.
Restò un attimo ad osservare quella tomba, col solo rimorso di non aver dato ragione al fratello riguardo la frase “Così è una vita sprecata”. In realtà lo era ora che tutto era finito; ora che Sebastiano sentiva la solitudine entrargli nelle ossa, affiancata alla morte che lo avrebbe rapito senza che nessuno l’avesse salutato per l’ultima volta.
Pertanto, sempre più convinto e disperato, incominciò a scavare anche la sua fossa accanto a quella del fratello.
E fu così che al compimento di ciò arrivò anche la sua ora, incominciando ad ansimare e cadendo infine agonizzato nella sua tomba.

FINE

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