Il Segreto dell’Estate

July 24, 2013

 

IL SEGRETO DELL’ESTATE

CAPITOLO UNO

Marco si sporse appena dal finestrino dell’auto, scorgendo in

lontananza la casa che la madre aveva preso in affitto e nella quale

sarebbero rimasti per tutte le vacanze estive, sino al rientro a scuola.

Sentì il sole delle due del pomeriggio picchiare sulla sua testa, e un

vento caldo accarezzargli le guance tonde e spettinargli i capelli lisci

e biondi; chiuse un attimo gli occhi godendosi l’aria tiepida e

lasciandosi trasportare dalle note della canzone “Estate” dei

Negramaro.

«Ehi, non sporgerti troppo! » lò richiamò bruscamente Stefania. Si

girò a guardarla e un sorriso si dipinse immediatamente sul suo volto

pieno, sentendo la madre che aveva ripreso a cantare a squarciagola

la sua canzone preferita.

Appena arrivati Marco scese dall’auto stiracchiandosi, un po’

assonnato e con i muscoli intorpiditi a causa del lungo viaggio; si

guardò attorno incuriosito: la casa era circondata da un grande

giardino un po’ in disordine, l’erba era molto alta e qualche vecchio

gioco giaceva abbandonato per terra, segno che un tempo una

famiglia con dei bambini aveva abitato lì. Era la prima settimana di

luglio e il caldo torrido diventava sempre più insopportabile;

fortunatamente la casa era a pochi metri dalla spiaggia, così

avrebbero potuto raggiungerla tranquillamente a piedi. La via dove si

trovavano era piuttosto isolata, c’erano soltanto altre tre villette oltre

alla loro e in giro non c’era nessuno.

«Marco che fai lì fermo? Vieni ad aiutarmi piuttosto! »  gridò la madre,

mentre scaricava l’auto.

«Arrivo, arrivo » sbuffò raggiungendola.

«Bè, come ti sembra? Ti piace? » gli chiese Stefania, porgendogli uno

scatolone.

« Sì, è carina…solo che… »

«Solo che? »

«Bè, non conosco nessuno qui mamma… »

«Oh, non ti preoccupare! Vedrai che ti farai un sacco di amici…e poi

ci sono io, no? »

«Si certo. » la assecondò lui senza troppa convinzione.

Avrebbe voluto replicare che ormai aveva tredici anni, e che era un

po’ troppo grande per stare sempre attaccato a lei, ma sapeva che

era inutile discutere con sua madre. Soprattutto dopo che suo padre

se n’era andato di casa, lasciandoli con un semplice biglietto dove

aveva scritto che gli dispiaceva molto, ma purtroppo si era innamorato

di un’altra. Erano passati ormai tre mesi, e oltre a qualche telefonata,

non si era più fatto sentire. Stefania non aveva pianto, né fatto

scenate o qualunque altra cosa ci si aspetti da una donna tradita e

abbandonata dal marito. Si era semplicemente limitata ad affermare

che era uno stronzo e a bruciare il biglietto.

Passarono l’intero pomeriggio a pulire e riordinare.

La casa aveva numerose stanze ed era molto più grande di quanto ci

si sarebbe aspettato vedendola dall’esterno: la cucina era piuttosto

spaziosa, così come il bagno e la camera da letto; al piano superiore

c’erano un piccolo stanzino, un altro bagno e una camera con una

scrivania e un letto singolo. Marco aprì la finestra della camera e si

affacciò: da lì poteva benissimo vedere il giardino della casa dietro la

loro; sembrava come abbandonata, l’erba cresceva alta e

indisturbata, i muri erano sporchi e scrostati e anche le persiane

erano tutte socchiuse e malandate. Proprio mentre  stava per

richiudere la finestra una delle persiane si aprì con uno scatto. Dalle

fessure vide due occhi cerulei e inquietanti spuntare e rivolgersi

proprio verso di lui. Marco sussultò preso alla sprovvista. Voleva

ritrarsi  ma nello stesso tempo non riusciva a staccare lo sguardo da

quegli occhi vitrei e inespressivi che lo fissavano.

«Marco scendi! La cena è pronta! » lo chiamò Stefania dalla cucina.

Richiamato dalla madre, finalmente Marco riuscì a distogliere lo

sguardo e ad allontanarsi dalla finestra, che chiuse in tutta fretta. Si

mise una mano fredda sul petto, sentiva il suo cuore battere

all’impazzata per lo spavento. Un leggero brivido gli percorse la

schiena, mentre ripensava a quegli occhi che lo scrutavano dalla

persiana.

Chi diavolo poteva essere per spaventarlo in quel modo con una

semplice occhiata? Si chiese tra sé, precipitandosi giù per le scale.

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