Autocidio

November 9, 2012

Il ragazzo prese posto di fronte a me quando il treno era ormai in movimento.

Dimostrava sì e no diciott’anni, e aveva un’aria simpatica, non come certi ragazzotti dell’epoca; solo una struttura di ignoranza coperta da una facciata di arroganza. No, questo sembrava un tipo a posto, un po’ timido forse, una faccia un po’ da sfigato. Mi diede la conferma di questa prima impressione quando prese dal suo zaino, non proprio all’ultima moda, un vecchio romanzo di Asimov; Asimov era piuttosto di moda all’epoca, tra gli sfigati. In ogni caso questa fu la molla per attaccare bottone, anch’io infatti soffro di una certa timidezza. Difficilmente riesco ad attaccare bottone senza un pretesto decente. C’è da dire però che quando mi decido a farlo appaio tutt’altro che timido. Badate! Non é che il mio carattere cambi così da un momento all’altro, è solo che quando decido di entrare in scena, e decido che parte interpretare, allora so essere un discreto attore. La timidezza la lascio fuori dalla scena.

– Ti piace la fantascienza? Grazie a dio! Temevo di dovermi fare tutto il viaggio con qualche vecchio stronzo che non fa altro che lamentarsi delle tasse.

Questa fu la mia entrée. Lui sollevò gli occhi dal libro, non doveva aver fatto a tempo neppure a ritrovare il segno, e si guardò attorno come a essere sicuro che stessi parlando con lui. Aveva un aria smarrita, di certo era stato quel mio approccio così diretto a confonderlo. Io gli feci un sorriso, non attesi la sua replica.

– Sai, anch’io sono un appassionato di S.F…

Buttai lì.

– Non è che sia proprio un appassionato… – Si schernì lui. – Ho un amico… lui sì che se ne intende… mi ha prestato “Viaggio allucinante” e visto che mi è piaciuto mi sono fatto mollare questo per il viaggio.

– E questo sarebbe?

Lo interruppi.

– Mi scusi, è “Neanche gli dei” – Rispose imbarazzato. Come se l’omissione del titolo di un libro costituisse una grave mancanza da parte sua. – Lo ha letto?

Chiese. Io risi sprofondando comodamente nel sedile.

– Certo che l’ho letto. Ho letto praticamente tutto quello che c’è da leggere, almeno per quanto riguarda la fantascienza, anche se non mi limito a quella… e smettila di darmi del lei, mi fai sentire vecchio! – Balzai fuori dalle profondità del sedile in e gli tesi la mano. – Mi chiamo Bebo.

Lui rispose quasi istintivamente al gesto.

– Ivan.

Appena completato il rituale della stretta di mano, Ivan prese a sua volta l’iniziativa. Evidentemente non era uno stupido e lo infastidiva il modo in cui lo stavo manipolando. Il suo tentativo di rivalersi, in realtà, non aveva nulla a che fare con le parole disse. Si trattava solo di un tentativo di affermare la sua personalità, come a dire “guarda che io non son uno specchio per i tuoi monologhi, vecchio stronzo!”. Poveretto… non si era ancora reso conto di chi aveva davanti, io cioè.

– Beh, le è… ti è piaciuto?

Disse senza però riuscire a dar luogo a un intonazione che suonasse, neppure vagamente, combattiva. Io mi buttai di nuovo contro il sedile, inondandolo con la mia risata.

– Asinov? Mio dio no! Ho dei gusti un po’ più raffinati se permetti… Asinov può andar bene per i neofiti, ma…

Un ombra di risentimento passò nello sguardo del ragazzo, poi ivece parlò col suo solito tono mite; chiunque ne sappia qualcosa di psicologia capirà che la sua intendeva comunque essere una sfida.

– Davvero consideri Asimov così ridicolo? Cosa mi consiglieresti allora?

Io non raccolsi la sfida, piuttosto mi chinai a prendere la bottiglia di acquavite che tenevo nella mia borsa da viaggio. Con calma svitai il tappo e ne gustai un lungo sorso. Il paesaggio del finestrino scorreva a velocità moderata; il viaggio, come la bottiglia, era appena all’inizio.

– Bevi?

– No grazie. Non mi va, ora.

Gli porsi la bottiglia.

– Su, bevi! Non è una di quelle schifezze industriali; distillata in casa, roba buona sul serio. Se non la assaggi potresti pentirtene per tutta la vita.

Lui prese la bottiglia e si esibì in un sorso breve e svogliato.

– Asimov non è affatto ridicolo, è solo che c’è molto di meglio da leggere, ed è inutile che ti faccia nomi o titoli perché tanto non saresti in grado di trovarli… almeno per qualche tempo.

Spiegai.

– Sei sicuro? La biblioteca del mio amico è piuttosto fornita…

Io presi un altro sorso e gli ripassai la bottiglia, questa volta la accettò senza esitazione. Quell’acquavite era davvero irresistibile.

– Senti Ivan. Voglio svelarti un segreto, che poi è anche il motivo per cui ora come ora non riusciresti a trovare quei libri… quanti anni mi daresti?

Il ragazzo parve spiazzato dalla mia domanda (che in effetti era stata espressa con quello scopo), balbettò per un attimo o due.

– Beh, non saprei… non sono molto bravo a dare l’età alla gente…

Rispose imbarazzato.

– Dico così in linea di massima… Dieci anni? Ottanta?

Lo incalzai.

– Così su due piedi direi trentacinque…

– Sballato in pieno ragazzo mio! A dire il vero ne ho quasi settanta. Non si direbbe eh?

Mi rese la bottiglia accompagnata da un sorriso ironico.

– Mi stai prendendo in giro, giusto?

– Nient’affatto! – Ribattei cercando di tenermi il più serio possibile. In quel momento era importante esserlo. – Sai, da qui a quarant’anni la medicina farà passi da gigante, ed è proprio da lì che vengo, da quarant’anni nel futuro dico! Vedi perché è logico che abbia un aspetto così giovanile? E i libri di cui ti dicevo… ora non li troveresti solo perché sono ancora da scrivere. Capisci?

– Ah certo, ora mi è tutto più chiaro, mi sento proprio uno sciocco a non averci pensato prima!

La sua espressione non divenne nemmeno scettica; dalla velocità con cui mi aveva dato ragione, anzi, sospettai si fosse convinto che ero fuori di testa.

– A dire il vero non è solo la medicina ad aver fatto passi da gigante… – Continuai imperterrito.  – … anche la fisica si è data il suo bel da fare. Altrimenti come avrei fatto a tornare qui da quarant’anni nel futuro?

– Certo certo… è ovvio che devono aver inventato anche una macchina del tempo o qualcosa di simile. In che anno è successo tutto ciò? – Si interruppe per un istante. – Potrei avere un altro goccio?

Pareva deciso a darmi corda, sia per quanto riguardava la mia storia sia per quanto riguardava l’acquavite.

– Buona davvero! Anche questa viene dal futuro?

Scoppiai a ridere.

– Che idea scema! Tra quarant’anni chi vuoi che faccia ancora l’acquavite in casa? Anche il concetto di casa è cambiato molto rispetto a oggi… comunque… non vuoi sentire la mia storia, cosa ci faccio qui e tutto il resto?

– Cosa intendi dicendo che il concetto di casa è cambiato?

Chiese mentre poggiava la bottiglia su pavimento, leggermente accostata a me, per educazione.

– Senti bene Ivan! Patti chiari, amicizia lunga. Non posso raccontarti niente del futuro; sapendo in anticipo quel che accadrà, anche se sono certo che sei un bravo ragazzo, finiresti per combinare qualche grosso guaio, è pericoloso cercare di influire sul buon corso del fiume del tempo, potrebbe essere addirittura catastrofico. Perciò non ti racconterò nulla del futuro. Posso parlarti solo di me stesso, so che così non causerò danni. Vuoi che ti racconti la mia storia allora, o non ti interessa?

– Certo che mi interessa! – Esclamò con un eccesso di convinzione. – Non capita tutti i giorni di sentire una storia dal futuro. Solo… non capisco come puoi essere così sicuro che questo non influirà sul corso della storia…

– Per esempio? – Chiesi divertito. Questo ragazzo non mi deludeva mai e la situazione iniziava a farsi intrigante. – In che modo pensi possa influire?

– Per esempio… se dici di avere settant’anni e di venire da quaranta nel futuro, adesso il tuo io attuale dovrebbe avere una trentina d’anni, che succederebbe se lo incontrassi e gli raccontassi questa conversazione?

– Ma questo non succederà, lo so per certo. Lascia che racconti, capirai tu stesso perché ne sono così sicuro.

-Racconta allora.

Disse con una certa insolenza, evidentemente l’alcol cominciava a sbloccarlo.

-Sì, certo, aspetta che devo schiarirmi un po’ la voce.

Diedi una lunga sorsata e iniziai la mia storia.

– Tutto ebbe inizio quando mio cognato, non ti posso fare il nome perché lui in futuro sarà un personaggio piuttosto noto. Comunque, questo mio cognato riuscì, dopo anni di ricerche a produrre una macchina del tempo. Ovviamente non lo fece lui personalmente bensì la ditta di cui è proprietario. Io, che avevo sempre seguito la sua attività piuttosto da vicino, fui il primo a saperlo. Visto che la cosa all’apparenza non presentava rischi eccessivi, mi offrii volontario per il collaudo. Prima di continuare però è il caso che ti spieghi a grandi linee come funziona questa macchina. Si tratta di un congegno elettromagnetico. In pratica funziona quasi come un normale magnete, solo che anziché respingere gli oggetti della stessa polarità nello spazio li respinge nel tempo, semplice no? Ovviamente per tornare indietro basta invertire la polarità e il gioco è fatto… no, no. So già cosa vuoi dire. Per fare il balzo ho dovuto mettere una tuta polarizzata, altrimenti come avrebbe fatto la macchina a spararmi via e poi a richiamarmi attraverso tutti questi anni? Ovvio no? Comunque… per questo viaggio di collaudo scegliemmo un’epoca e una locazione in cui avevo già vissuto, per essere certo di non avere problemi di “ambientazione”. non so se capisci…

Gli rivolsi un sorriso complice che lui ricambiò in pieno.

– Certo, logico.

Poi tirai ancora un sorso e gli passai la bottiglia.

– Inoltre scelsi un periodo d’arrivo in cui il mio io del passato era in campeggio, per non correre il rischio di incontrarlo. Comunque… una volta sistemati tutti i problemi, infilai la tuta e mi feci lanciare dalla macchina. E qui avvenne il disastro, qualcosa che nessuno aveva calcolato…

– Data sbagliata?

Mi interruppe.

– Niente del genere, una cosa molto più banale…

– Sei finito in un mondo parallelo?

Mi interruppe ancora. Io lo scrutai con attenzione; decisamente la mia acquavite extra iniziava a fare il suo lavoro.

– Molto più semplice. In realtà nessuno di noi aveva previsto che in un viaggio temporale si verificasse un attrito cosi forte, e l’attrito, come immagino tu sappia, sviluppa calore… in pratica arrivai a destinazione con la tuta che quasi prendeva fuoco. Ho fatto a tempo a toglierla per un pelo. Per poco non mi ustionavo, guarda! – Sollevai la manica della felpa mostrandogli la pelle arrossata del braccio. – Ho tutto il corpo nelle stesse condizioni, come se avessi passato tutta la giornata di ferragosto a dormire in spiaggia senza l’ombrellone… a dire il vero, mi è capitato davvero, quando avevo più o meno la tua età… ma lasciamo perdere, altrimenti la storia si fa troppo lunga. Puoi immaginare la mia reazione quando mi resi conto che la tuta era ormai inservibile. Ero disperato; intrappolato nel passato, ci pensi?

– Dev’essere stato un bello shock, e quando è successo tutto ciò? Nel nostro tempo voglio dire…

Non mi sfuggì il suo sguardo ironico; “Nel nostro tempo voglio dire”… poveretto!

– Sono arrivato l’altro ieri.

– L’altro ieri? Ne parli come fosse roba di cent’anni fa!

– Hai ragione, ma capirai che in un certo senso è accaduto davvero cento anni fa, molti di più forse…  ma lasciami finire… quando afferrai appieno in che situazione mi ero cacciato, non restai certo lì a commiserarmi, non è nelle mie corde. Raccolsi tutte le mie energie e iniziai a pensare al da farsi. Al principio pensai di continuare a vivere in questo tempo come se ci fossi nato, sarebbe stato fattibile, però presentava un mucchio di problemi; avrei dovuto fare attenzione a evitare le persone che mi conoscevano, evitare di farmi beccare dalla legge… la cosa più sensata sarebbe stata di rifugiarmi in un angolo sperduto di questo mondo, e passare la vita a nascondermici. Mi resi conto che questo piano era irto di ostacoli, per esempio; per nascondermi in un angolo sperduto avrei dovuto prima arrivarci, ma nonostante fossi tornato qui ben fornito di grana non potevo spostarmi senza dei documenti validi, e cercare di procurarmeli avrebbe potuto attirare l’attenzione delle persone sbagliate… pensai di darmi alla vita di strada, nessuno fa caso a un barbone, ma si tratta di un esistenza precaria, tutt’altro che facile e nient’affatto comoda. Ero disposto ad affrontare una vita simile? All’improvviso la mia mente si aprì e arrivò l’ILLUMINAZIONE. Sapevo esattamente cosa c’era da fare.

Presi la bottiglia, ormai era quasi andata, feci un lungo sorso e la girai a Ivan.

– Tieni, finiscila… tu che avresti fatto al mio posto?

– Io? Non lo so proprio, spero di non trovarmi mai in una situazione del genere.

Rispose allungando la mano verso la bottiglia, lo sguardo che andava planando dall’ironico giù per l’ebete.

– Anch’io avrei dato volentieri la stessa risposta, però purtroppo io mi ci trovo… e la necessità aguzza l’ingegno. Senti che idea! Decisi di andare al campeggio in cui si trovava il mio io di questo tempo, ucciderlo e prenderne il posto. Che ne dici? Le soluzioni semplici sono sempre le migliori no?

– A me sembra una specie di mostruosità, uccidere se stessi… e poi come puoi essere sicuro che una cosa simile funzionerebbe? Se tu morissi in questo tempo poi tra quarant’anni non potresti tornare indietro nel passato, sarebbe un paradosso… e questo che stai andando a fare adesso? Ucciderti?

Disse con un ultimo guizzo di intuizione.

– Esattamente. Preso in pieno, e scusa se ti contraddico; non ci sarebbe alcun tipo di paradosso. Basterebbe che io continuassi a fingermi il me stesso di questo tempo, quello che ho seccato, fino ad arrivare al momento in cui vengo spedito nuovamente nel passato! Logico no? La medicina avanzata del futuro mi ripristinerebbe fisicamente e potrei arrivare, di nuovo in buone condizioni, al punto in cui mi cui mi sono fatto sparare indietro.

– Spero che tu abbia avuto una vita divertente allora, se devi rifartela tutta…

Commentò.

– Mmm, vedo che non sei convinto. Allora ti dirò l’altro motivo per cui sono sicuro che la cosa funzioni; questa non è la prima volta. L’ho già fatto. L’ho già fatto tante di quelle volte che da quando é iniziata questa faccenda mi sembra che siano passati dei secoli. Anche se in realtà non é passato affatto del tempo, sono passati solo dei cicli. Avanti e indietro, avanti e indietro. Faticosamente, lentamente, avanti, e poi con un solo balzo, indietro. Già la prima volta che ho fatto un ciclo completo, per la mia memoria é stato come se l’avessi già fatto un numero infinito di volte. Come guardare due specchi fronteggiarsi paralleli. Il fatto che fosse la prima o la millesima divenne irrilevante, come cercare di individuare l’ultimo specchio nel riflesso. Neanche questa, a dire il vero, so che volta sia.

– Ovvio che questa storia te la sei inventata… – Disse biascicando la voce. Doveva essere un po’ complessato per sentirsi di ribadire, e con tanta insistenza, di non essere il fesso di turno.- … ma se qualcuno finisse in circolo vizioso come quello che hai descritto gli converrebbe aver fatto veramente una bella vita.

– A essere sincero, della mia vita all’interno di questo ciclo, si potrebbe dire che é un novanta di bassi contro un dieci di alti. Rendo l’idea? Invece della mia vita prima che mi uccidessi, ormai non ricordo quasi nulla, solo qualche sbuffo di vapore mnemonico.

– No, ma, cioè! Quello che ti sei inventato in realtà non è affatto un circolo vizioso! – Esclamò, continuando evidentemente a seguire il corso dei suoi pensieri. – Basterebbe che quando il tipo arrivasse al momento di fare il viaggio nel passato lo evitasse! Uscirne sarebbe facilissimo…

Nonostante il suo entusiasmo, aveva ormai un occhio chiuso a metà e l’altro quasi del tutto; altri due o tre minuti e sarebbe collassato ronfante sul sedile. L’acquavite era finita poco prima di lui, e il viaggio li avrebbe seguiti a breve, col paesaggio del finestrino che rallentava il suo fluire fino a fermarsi alla stazione. Nessuno degli eventi che ho menzionato è un circolo, eppure ciascuno di essi, appartenendo a una gran varietà di cicli, non ultimo il mio, è multiciclico. Immaginai ( lo faccio sempre a quel punto ) la terra riempirsi di una miriade di bolle che come cicli o insiemi, si dipanavano da ogni evento, rendendo il mondo un caos brulicante di sfere; concentriche, tangenti, secanti.

Mi scossi e finalmente degnai Ivan di una risposta.

– Il fatto ragazzo mio, è che la mia storia non è un problema intellettuale a cui devi trovare una soluzione. Non ho certo detto io di essere bloccato in un circolo vizioso, te lo sei inventato tu. Semmai io cerco di fare più attenzione possibile a ripetere le cose come sono andate nel ciclo originale, non voglio correre il minimo rischio di finire fuori da quel “circolo vizioso”

– Cose da pazzi…

– Niente affatto! Pensaci bene… non ti rendi conto che così facendo io sono diventato immortale? Pensaci! Se quel giorno non tornassi indietro nel tempo, l’indomani potrei finire sotto un camion, o avere un’incidente aereo il mese dopo, oppure… ragiona! Anche il sole un giorno o l’altro smetterà di ardere, lo capisci? La galassia, l’universo stesso… tutto è destinato a finire. Io invece so per certo che durante i quarant’anni del ciclo non morirò. Non morirò mai se resto nel circolo. Capisci ora?

Diedi uno sguardo a Ivan. Già dormiva, scompostamente ammucchiato sul sedile. L’avevo detto che quell’acquavite era davvero buona! Comunque non era certo una gran perdita. In fondo non era che un ragazzino sciocco e banale.

Che idea; un circolo vizioso! Certo era l’idea più stupida e meno intraprendente che gli potesse venire. Immagino che qualcuno più ardito avrebbe pensato piuttosto a tutto ciò che si può ottenere sapendo già quel che che accadrà… a me non interessa neppure questo, mi accontento dell’immortalità.

A dire il vero però, in tutta questa faccenda c’è davvero qualcosa che non mi quadra, qualcosa che mi dà da pensare; io sono sempre lo stesso. Eppure, ogni volta che torno indietro nel ciclo, trovo sempre un nuovo me stesso del passato, da uccidere perché ne prenda il posto. Dato che i cicli sono infiniti, ci devono quindi essere infiniti me stessi da uccidere. Possibile che nel disegno originale dell’universo fosse previsto un generatore di me stessi, capace di generare carne da macello all’infinito? Cosa, o chi, può aver escogitato un simile disegno? E se si tratta di un essere senziente, chiamiamolo Dio quindi, per convenzione. Che razza di essere dovrebbe essere, per consentire una simile degenerazione? Mi faccio il segno delle croce a mo’ di scongiuro. Dio ci scampi da un simile Dio. Meglio non pensarci… smetto di pensarci.

Accarezzo quasi con affetto il disintegratore che porto sotto la camicia. Solo altre due ore e sarò al campeggio, due ore e mezza e il lavoro sarà fatto. Penso con soddisfazione a come si concluderà questa giornata; è da una decina di giorni che il Bebo di questo tempo si sta lavorando quella Cristina… ho come l’impressione che stanotte sarà il momento giusto per  concludere. Chissà…

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