Doni del Sangue

October 19, 2012

Vivo in uno splendido castello in periferia della grande città di Cluj-Napoca in Romania. Oggi è stato un giorno magnifico. Mio Padre, Vladimir Iounescu Lord di Dragan ha sposato in seconde nozze Iris, la Bella. Iris proviene da un paese lontano che si chiama Inghilterra! E’ una donna stupenda. Quando crescerò voglio diventare come lei. Mi ha regalato queste pagine, rilegate in pelle e bordate d’oro. Ogni volta che faccio scivolare tra le mie dita le pergamene rilegate, passandoci sopra i polpastrelli, i bordi emanano come per magia il bagliore del sole. Non che io veda il sole molto spesso. Iris, che ora devo chiamare Madre Adottiva, mi ha detto che ogni lady che si rispetti, deve catalogare quante più cose ella venga a conoscenza, perché la conoscenza è un’arma di formidabile portata. […] da quel giorno Iris, cioè volevo scrivere Mia Madre, non può più prendere il sole. Veramente uno sfortunato incidente. Ma ora che ti ho parlato così a lungo di lei, è meglio che io spenga la candela per coricarmi. Il sole starà sorgendo ormai…
Piove. Piove sui vetri, piove sul selciato del cortile interno. Piove su questa lunghissima notte. Piove sul mio umore già zuppo di tristezza. Mia Madre è partita con Mio Padre per un lungo viaggio e io non faccio che annoiarmi. Le lezioni di Inglese e Francese diventano sempre più tediose. Padre Celeste, il mio tutore, mi opprime con quel suo dio tetro e triste come questa pioggia. Come vorrei che Mia Madre fosse qui per raccontarmi della Triade […] pare quindi che anche io sia malata, per questo non mi fanno mai esporre alla luce del giorno. A me non sembra di essere malata. Padre Celeste dice che il demonio ha allungato le sue spire su di me. Ho ottenuto il permesso di esercitarmi a cavalcare e a menare di spada. Sempre durante la notte però, perché appunto si sospetta io possa manifestare i segni della malattia di Iris. Speriamo che questa malattia non si aggravi. Non voglio che Iris muoia. Eppure io non credo di avere la pelle diafana e morbida come quella di lei…
ho la sgradevole impressione che qualcuno oltre a me ti legga. Dovrò stare più attenta a come ti ripongo. Voglio che tu stia al sicuro e che i miei segreti siano custoditi con perizia. Iris mi ha regalato un nuovo guardaroba comprando per me le stoffe e i broccati più belli dai commercianti tzigani. Sono arrivati ciarlieri e vocianti, i loro carri erano seguiti da enormi lupi neri. Iris sembrava conoscerli bene. Tra loro c’era un’intesa vibrante ed eccitante […] quindi mentre le sarte prendevano tutte le misure, Alini il più giovane acquisto al servizio della Mia Madre Adottiva, diceva di essersi innamorata di Sergjiei, lo tzigano dagli occhi colore del fumo. E Sarniva, quella vecchia arpia, l’ha zittita dicendo che Iris l’avrebbe data in pasto al Drago che tiene nelle segrete del castello di Mio Padre. E così non ho saputo più nulla, della festa intorno al fuoco che ha preceduto la partenza degli tzigani! […] la leggenda del drago di Iris sta creando scalpore, ma ti posso assicurare che è una bugia dato che Mia Madre non sembra amare molto nemmeno gli animali domestici; ne resta sempre a debita distanza: lei da loro, loro da lei.
Ho compiuto da poco undici anni e così Iris ha convinto Mio Padre a contattare un Maestro di Spada per la mia istruzione. Non so quanto Lord Dragan fosse d’accordo, diciamo che per qualche strana ragione, non ha potuto dire di no ad Iris. Mio Padre, che è uomo tutto d’un pezzo, non scontenta mai Iris. Mia Madre Adottiva è la donna più bella e buona di tutta la Romania. Il loro matrimonio è tanto felice. […] Ho tanti lividi sul corpo che non penso di poterli contare ma mi sono divertita. Sono agile. L’arte della pugna fa per me. Maestro Orsana (così si chiama il mio istruttore di spada) mi sta facendo esercitare sull’affondo. Ora devo spegnere la candela, il giorno sta per sorgere.. Ah dimenticavo, Sarvina la vecchia e orribile sarta è stata trovata morta in un sotterraneo, aveva il collo spezzato. Gliel’avrà spezzato il Drago? Che ridere! Probabilmente è scivolata sulle scale…
La Romania è un posto orribile e io mi sono stufata! Voglio andare in Inghilterra e vedere i posti meravigliosi che Mia Madre Adottiva mi ha descritto e di cui mi racconta sempre prima di dormire! Iris inneggia alla pazienza, dice che verrà il momento per me di viaggiare, ma io sono stufa di averne. Gli inverni qui sono lunghi e le notti gelide e lugubri. Padre Celeste mi costringe a portare una croce al collo perché sostiene che il male sia tra noi. Dice che Nostro Signore Gesù Cristo mi proteggerà anche dalla malattia di Iris. Lancia i suoi strali tutte le domeniche; lo fa da un pulpito che mio Padre ha allestito per lui. Mi costringono ad assistere ai sui vaniloqui, in piedi. Ritta e rigida. Iris su questo non transige. Lei ed io rimaniamo velate e leali come delle postulanti. Padre Celeste dice che dobbiamo chiedere perdono per i nostri peccati.
Io vorrei che Padre Celeste morisse, questo è un peccato? Padre Celeste è morto di una strana malattia che gli ha consumato il sangue. Mia Madre Adottiva è sempre stata al suo fianco. I cerusici non hanno saputo come intervenire. Padre Celeste si è consumato giorno per giorno […] Iris mi ha detto che nella sua terra di provenienza, la malattia che ha logorato il Prete è più diffusa che qui in Romania. Come vorrei essere bella, intelligente e istruita come Iris. Ho avuto il sospetto che non approvasse affatto Padre Celeste e che non fossero molto in armonia ma ha dimostrato, con il suo comportamento di devozione, che una lady, una vera Signora, si prende sempre cura dei suoi servi. Io stessa ho potuto constatare l’amore con cui ella ha vegliato sul moribondo. Abbiamo pregato insieme al talamo del Prete. Egli con le ultime forze, la appellava “demonio” ed altri sgradevoli termini. Ma Iris l’ha sempre confortato e perdonato, dimentica dei suoi insulti gli carezzava la mano e lo rassicurava che presto la sua agonia sarebbe volta al desio e avrebbe avuto la pace che tanto cercava. Iris non ha mai perso la pazienza: è rimasta stoica al fianco di quel raccapricciante ometto, sorridendo quieta e rassicurante, con una piegatura delle labbra appena accennata… Perché Iris mi ha insegnato che una vera Signora non ride mai mostrando sguaiatamente i denti ma accenna sempre con le labbra ad una promessa che manterrà…
E arrivato al maniero un artista italiano. Un giovane avvenente. Iris ne è stata subitaneamente conquistata e si è dichiarata disposta ad essere la sua mecenate. Al di la del fatto che non ho ben capito cosa significhi e cosa sia un mecenate, ho visto la volontà di mio padre, Lord Dragan, oscurarsi per l’ennesima volta! Iris diviene sempre più bella, Mio Padre altresì sta invece invecchiando precocemente. Si sta rinsecchendo, sembra ossessionato dal pensiero di lei. Sono persuasa che egli sia geloso. Don Antonio è veramente un giovane scultore avvenente e Mia Madre se sembra avvinta[…] il mio ridoppio roverso è ormai perfetto e Maestro Orsana si è dichiarato più e più volte molto soddisfatto con Lady Iris e con lord Dragan. Davanti ad un nutrito gruppo di ospiti, intervenuti ad una festa al maniero, Iris si è vantata del fatto che nella sua terra le donne devono sapere combattere esattamente come gli uomini, perché i tempi sono carichi di pregiudizio e pericolosi per ogni creatura rispettabile e onesta […] mi sembra però che il rapporto tra Mio Padre ed Iris si stia deteriorando. Li ho sentiti litigare e ho sentito Mio Padre dichiarare che il nostro troppo stretto affetto, impedisce ad Iris di desiderare abbastanza un altro figlio. Ogni Lord di queste terre ha un erede maschio […] mi piacerebbe avere un fratello.
Iris ha organizzato la festa per il mio sedicesimo compleanno. Sono così felice! Potrei avere una madre più meravigliosa di Iris? Se ricordassi come è fatto il sole direi che ella ne è parimenti splendente! Don Antonio ci ha composto una poesia, la cui declamazione abbiamo accolto teneramente abbracciate, al centro del salone illuminato da mille piccole candele. Candele dalla luce così dolce da fare sfigurare le stelle. Sono felice! Felice! La vita è meravigliosa! […] Don Antonio ha affermato che vuole scolpire una statua che ritrae Iris, perché la sua bellezza sia imprigionata nel marmo per l’eternità… Iris ed io abbiamo gioito come due bambine. Non so bene cosa abbia pensato mio padre di tutto questo. Secondo me beve un po’ troppo.
Sono veramente infelice. La vita è bruttissima. E io voglio morire. Mi sono svegliata molto presto, prima che il sole si coricasse all’orizzonte. Volevo vedere il tramonto favoleggiato dai testi di narrativa del mio nuovo tutore. Mio padre mi ha fatto frustare! Me! Ha fatto frustare me! […] Iris è rimasta a guardare. Iris non mi ha difeso. Io lo odio, lo odio. Non mi interessa se mi ammalerò come Iris. Io mi sento bene. […] Mio padre ha detto ad Iris che mi chiuderà in uno di quei conventi che Padre Celeste gli consigliava. Le ha detto che possono avere altri figli, che il nostro rapporto è malsano. Alcuni predicatori ci hanno additato come schiavi del demonio. Io non so nemmeno cosa voglia dire. Io odio mio Padre. Iris non ha proferito verbo. Ha ascoltato Mio Padre in silenzio. Iris non mi vuole più bene, permetterà che lui mi tenga segregata dalle monache. Sono la creatura più sfortunata della terra.
Mio padre è morto. E’ stato consumato dalla medesima malattia di Padre Celeste. Solo il tracollo è avvenuto in modo molto più rapido. Il Prete è durato due settimane e sembrava soffrire le pene dell’inferno (seppure Iris gli fosse sempre accanto con la sua infinita bontà) mentre la dipartita di Mio Padre è stata repentina, come uno schiocco di frusta. Iris ha comprato dei magnifici abiti neri per il lutto. I nostri capelli rossi risaltano sul velluto nero, incoronando la nostra bellezza. Così almeno ha detto Don Antonio che è uomo d’arte. Lavora nel sotterraneo alla statua di Iris; nessuno l’ha ancora veduta, sebbene Mia Madre gli abbia dato precise indicazioni[…] Iris ha detto che non devo più andare in convento. E ha anche detto che siamo ricchissime. Molto più di quanto avrei mai potuto pensare […] dalla prossima settimana i miei maestri di spada saranno due e dovrò allenarmi con entrambi contemporaneamente. […] non credo di potere scrivere che Mio Padre mi manca. No, non sento nulla.
La statua di Iris è pronta e Don Antonio l’ha presentata come suo proprio personale regalo, per il compleanno della Mia madre Adottiva. La ritrae in tutta la sua indicibile bellezza. Ella, avvolta in vesti diafane è piegata con fare amorevole, sulla testa di drago mitologico. Si percepisce il movimento con il
quale lo carezza e lo avvolge. E’ commuovente. Quando Iris ha battuto le mani giocosa, uno degli ospiti ha commentato con troppa allegria, dovuta forse all’alcol, che finalmente la diceria che Iris nasconda un Drago nelle segrete del maniero, è divenuta realtà. Tutti hanno riso, anche Iris o forse questo particolare l’ho solo immaginato […] la statua è stata posata nel mezzo dell’atrio principale del maniero. Al mezzo delle volte delle scale che portano al primo piano. […] quell’uomo ubriaco, finita la festa ha chiesto ad Iris la mia mano. Diceva che aveva preso accordi con il Mio Defunto Padre ma io non credo corrisponda al vero. Iris non ha ritenuto opportuno accettare adducendo alla mia giovane età. […] partiremo per Parigi, Iris e io. Sono così felice, la vita è veramente meravigliosa.
Un manipolo di uomini capitanati da un prete lacero e cencioso ha assalito il maniero. Le stalle sono andate a fuoco. Sono arrivati con le croci, e moltissime torce nel cuore della notte. Naturalmente tutta la servitù era sveglia e quindi il fuoco non è stato un problema e gli armigeri armati hanno facilmente disperso la piccola folla. Luridi pezzenti: Iris era veramente spaventata dall’incendio. […] Ho chiesto ad Iris perché non posso mai espormi alla luce del sole. Ha risposto che ormai è certa che la malattia mi colpirà e non vuole che io ne abbia rimpianti. Lei ne ha. Mi ha raccontato, con la mano destra poggiata sul costato nel punto del cuore, quanto le manchino i caldi raggi del sole. Quanto rimpianga il tepore del biondo astro sulla sua pelle. O forse anche questo l’ho immaginato io […] ultimamente sono molto stanca. Da quando il maniero è stato assalito, Iris dorme con me. Capisco possa avere timore, ne ho avuto molto anche io. Riposo bene accanto a lei, solo il risveglio è veramente faticoso…
Sono veramente senza forze. Iris aveva forse ragione ad essere certa che la malattia mi avrebbe colpito? Non riesco più a scrivere. Volevo solo annotare che l’uomo che ha fatto quella sgradevole battuta su Iris e il Drago è morto. Stessa malattia di Mio Padre. E pensare che Iris era andata a parlargli proprio per rifiutare l’ennesima proposta di matrimonio. Però di lui non voglio parlare male. E’ stato molto generoso, doveva amarmi veramente molto, perché le sue tenute sono divenute mie per testamento. Chi l’avrebbe mai immaginato di essergli così cara…

Dieci anni dopo…

Iris naturalmente se ne è andata. E il sole non mi manca per nulla. Siedo sullo scranno di mio padre. L’astro di fuoco è tramontato da poco e ci sono ancora mille cose da fare. La mia percezione del tutto è cambiata, rasenta la sublime perfezione universale. Io sono perfetta, una macchina perfetta. Sono oltremodo avvenente. Iris, La bella, ha evocato l’ennesimo demone di cui Padre Celeste temeva l’essenza. Come reputo ridicolo ora quel suo atteggiamento di sfida mentre Mia Madre lo stava consumando a poco a poco; lo consumava perché soffrisse, perché provasse il suo inferno da vivo, giacché non poteva essere sicura che un qualsiasi dio gli avesse riservato il medesimo destino eterno. Non poteva rischiare che Padre Celeste assurgesse in uno dei mille nirvana riservati ai giusti e puri di cuore o tramite qualche vano perdono. Polvere alla polvere. Ed Iris l’ha accontentato.
Stanotte ho guardato per ore la statua di Iris abbracciata al Drago. Un ricordo è sopraggiunto repentino alla mia memoria. Le chiesi, dopo la mia trasformazione, se la cosa che la spaventava di più fosse il fuoco oppure se fosse il sole. Mia Madre ha mormorato solo la parola Julah. Ho intuito le sue profonde incrinature, la paura irrazionale della fiera e quasi per osmosi sono divenute mie. Deglutisco a vuoto (non potendo mai più produrre fluidi corporei), al sol pensiero che l’inferno mi colga tramite lei. Forse ora la cosa più importante sarebbe imparare a discostarmi da frasi fatte di questa ridicola religione cristiana. Di Julah so poco ne voglio sapere. […] Sono molto nervosa. Ammetto che questa frase da mortale non rende perfettamente cosa stia succedendo. Iris mi ha inoculato un qual certo senso distorto dell’umorismo.
Quindi, mi sento nervosa e il mio ultimo pasto non è stato abbondante come avrei gradito. Non riesco più a assumere servitù. Pare si sia sparsa la voce nei paesi limitrofi il mio confino, che, la medesima malattia che ha ucciso mio padre, sia endemica nelle viscere della mia magione. Effettivamente siamo poco discosti dal vero.
Sono definitivamente inquieta. Gli tzigani sono arrivati, come ogni anno. Ma non c’è nessun brio nella loro venuta. Si mormora che la Suprema Bestia sia sulla strada per la Romania. Alla ricerca di Iris, questo è certo ma quanto ci metterebbe a sopraffare me? Le mie viscere si sarebbero contorte all’istante al sopraggiungere della notizia, se ne avessi ancora avute e probabilmente avrei rilasciato anche i fluidi corporei come una vecchia malata, se fossi stata ancora mortale. Devo andarmene e la connivenza degli tzigani e dei loro spaventosi lupi, potrebbe essermi molto utile. Le mie proprietà sono già al sicuro presso alcuni istituti di credito francesi. Ho comprato anche una ditta di navigazione. Ho ancora un ufficio da compiere e devo essere lesta. Ne scriverò appena mi riterrò al sicuro.

Due mesi dopo…

Ho raggiunto la costa nord della Francia e sto per imbarcarmi per l’Inghilterra. Una volta conquistata Southampton proseguirò verso Barrington dove spero di trovare chi Iris mi ha detto di avere lasciato dietro di se, avvertendomi anche che altre famiglie convivono e cacciano nel medesimo territorio. Prima di partire dalla Romania ho portato la statua di Iris e il Drago su una montagna vicino alla magione di mio padre. L’ho sollevata e trasportata con disumana facilità. D’altra parte eseguo con facilità e velocità compiti molto gravosi e questa nuova condizione mi piace. Più che piacermi, termine molto umano legato alla mortale convinzione della soddisfazione, mi esalta. Ma ora è tempo di imbarcarmi…

Questo e il mio racconto spero via sia piaciuto
Grazie Elisa

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