I guardiani del destino e il segreto dei teschi di cristallo

August 3, 2012

L’alchimia si basa sulle leggi della chimica, del metallo, del materiale organico e della putrefazione. Una scienza esoterica che ha creato la scienza. Moderna. La conoscenza equivale al potere, il potere equivale alla distruzione. Quando l’acqua riuscirà a bruciare e il fuoco a lavare, l’essere umano riuscirà a capire. La verità alla fine risorgerà, come la fenice dalle proprie ceneri.

Scozia 1194

In una notte fredda e piovigginosa, la pioggia scendeva flaccida su un terreno fangoso, picchiettato da moltissime pozzanghere. Queste pozze sono calpestate da un uomo che stava correndo a perdifiato, l’uomo indossava una casacca bianca con una croce rossa al centro, alla cintura si trascinava una spada lunga e legata sulla schiena uno scudo, anch’esso bianco con una croce rossa al centro. Il cavaliere era stremato e con il fiatone si appoggia sul tronco di un albero. I sui occhi si muovevano freneticamente a destra e a sinistra come impazziti. Dopo una sola manciata di secondi riprende a correre con tutte le forze che era riuscito a recuperare; un’ombra minacciosa inizia a sorvolarlo sopra la testa. L’uomo si accorge di quello che stava accadendo sopra di lui e arresta la sua corsa di colpo, sguaina la spada afferra lo scudo e inizia a inveire contro il cielo.

<<maledetta creatura, scendi e combatti lealmente. >>

Un’ombra minacciosa continuava a volteggiare sopra di lui, ma non appena sente le parole del cavaliere, emette un urlo terrificante che non aveva nulla di umano, ma la minaccia non sembrava venire solo dall’alto, il cavaliere deve abbassare subito lo sguardo, altre ombre iniziano a passargli accanto, davanti e dietro, e dopo un solo istante, le foglie degli alberi iniziano a cadere come se fossero spinte da un forte vento. Se non fosse però che in quella sera non soffiava un solo alito di vento. Il cavaliere era visibilmente scosso e terrorizzato, spostava la spada di scatto da un lato all’atro, decidendo di continuare a inveire contro i suoi assalitori.

<<vigliacchi, siete solo dei vigliacchi. Immonde creature affrontatemi a faccia a faccia. >>

qualcuno si stava avvicinando di soppiatto alle spalle del cavaliere, era un altro uomo che impugnava una spada corta. Colpisce il templare con l’impugnatura dell’arma, il colpo era talmente forte che il cavaliere perde i sensi. Al suo risveglio era ancora molto confuso per colpa della botta ricevuta era come se qualcuno dentro la sua testa stava colpendo ripetutamente un’incudine con un martello e la sua vista era ancora molto appannata; ma si rese conto ben presto che i sui polsi erano avvolti da qualcosa di gelido e pesante. Erano pesanti catene che lo tenevano legato a una delle pareti della cella. Quando si rese conto di tutto ciò, inizia a strattonare con tutta la sua forza, le catene, ma non sarebbe stato così facile liberarsi, allora frustrato e preso dal panico inizia a fare delle domande a vuoto.

<<dove sono? Per quale motivo mi trovo qui?>>

Nessuno rispose a queste domande fino a quando da dietro la porta in legno della cella, si sentono dei passi lenti ma decisi, subito dopo una voce ordina a qualcuno di aprire la porta, e dopo una piccolissima frazione di secondo una chiave inizia a girare dentro la serratura e la porta si apre. Un uomo molto alto e distinto con in dosso un vestito molto elegante e regale di una seta rossa. Si avvicina con passo deciso al prigioniero, lo afferra per il mento e si stampa sul volto un ghigno di soddisfazione.

<<bene mio caro, ho sempre saputo che un giorno saresti finito in questo modo. >>

il templare tira in dietro la testa per divincolarsi dalla presa del suo carceriere.

<<per quale motivo mi trovo incatenato, cosa avrei fatto di male? Ieri notte stavo scappando da dei mostri e adesso mi ritrovo in queste condizioni. >>

 

<< Tu lo sai benissimo per quale motivo ti ritrovi in questa situazione. Sei stato condannato per eresia al rogo>> <<allora tu dovresti essere condannato insieme a me, perché io sono sicuro che sia stato proprio tu a mandarmi contro quei demoni, fatti uscire direttamente dell’inferno. >>

<<io non so di cosa tu stia parlando. Sei tu quello che venerava una statua di drago in mezzo a una foresta insieme ad altri eretici. Proprio come te?>>

<<io ho servito re Riccardo a Salef e Tripoli ho combattuto nel nome del signore, abbiamo raggiunto un accordo di pace con Saladino, centinaia di uomini sono morti in una crociata senza valore. Ed è questo il ringraziamento che mi si aspetta? Dopo solo cinque giorni torno dalla terra santa e sono inseguito da quella creatura e vengo io condannato per eresia!>>

<<eri tu quello che si è fatto trovare seduto intorno a un fuoco a venerare una statua di un drago, di sicuro non io. Assumiti le tue colpe e poi …. Vai a bruciare all’inferno. >>

<<io sono un templare, un monaco soldato che lotta per il nome di Cristo è il consolato Papale permette tutto questo?>>

<<lo permette, e come se lo permette, è stato papa Urbano a inviarmi una lettera per farti condannare al rovo. Comunque anche se non avessi avuto il suo consenso, questa è la mia contea e fa parte della mia giurisdizione quindi>>

<<Dio non potrà perdonarvi per tutto questo, io ho combattuto per lui. >>

<<non hai capito una cosa, io sono immortale, ho scoperto l’elisir della vita eterna. Dio non può più farmi nulla.>>

Disse l’uomo con tono compiaciuto e soddisfatto. Il cavaliere però non voleva avere l’ultima parola.

<<dovresti bruciarci tu tra le fiamme non io. >>

quella provocazione non sorbì alcun effetto, quella persona vestita così elegantemente se ne andò ridendo come un pazzo, una volta uscito la pesante porta di legno si chiuse alle sue spalle, lasciando il templare a sbollire la sua rabbia e a prepararsi alla sua morte. La mattina seguente alcuni soldati aprirono nuovamente la porta della cella, tolsero le catene al cavaliere e lo scortarono fino al luogo della esecuzione. Il sole era oscurato da delle nuvole piene di pioggia, in lontananza si potevano intravedere i flash dei lampi. Al centro di un enorme piazza, era disposta una catasta di legno al centro spadroneggiava una grossa trave in legno bianco; non c’era nessuno a vedere l’esecuzione. L’uomo con la veste rossa era seduto su una sedia di legno e ferro, con alcune guardia in entrambi i fianchi a fargli da scorta. I soldati che scortano il prigioniero si fermano davanti al palco. <<Barone il prigioniero è pronto. >>

Disse uno dei soldati.

<<molto bene legatelo al palo e accendiamo il fuoco. Prima voglio sapere se il condannato vuole esprimere un ultimo desiderio. >>

<<io non ho nulla da dire, quello che dovevo dirti lo sai già. Un’ultima cosa voglio però dirtela; siamo stati amici d’infanzia, ti ho protetto e aiutato quando ne avevi bisogno, è questo è il modo di ringraziarmi? >>

ci fu qualche secondo di silenzio, fino a quando la Barone decise di rispondere.

<<con il tempo le persone cambiano ed io sono cambiato. >>

<<aggiungerei dire che non sei cambiato in meglio. >>

Rispose il templare. Quelle parole non passarono giù al suo vecchio amico.

<<arrosti telo. >>

A quelle parole le guardie legano il prigioniero al trave, ma quando il boa stava per accendere il fuoco …. Uno strano personaggio vestito di stracci e con legata una piccola sacca alla vita si stava avvicinando al luogo dell’esecuzione. Arrivato a una certa distanza, inizia a urlare qualcosa.

<<aspettate, aspettate, non uccidetelo. >>

Tutti si voltarono a osservare il terzo incomodo, compreso il boa che interrompe la sua azione. Il barone allarga le braccia e guarda storto il tizio che gli sta rovinando la giornata.

<<si può sapere che diavolo è costui?>>

Chiede irritato ai suoi soldati che non sanno cosa rispondergli. A rispondere a questa domanda ci pensa direttamente l’interessato.

<<mio signore, sono solo un viandante. Per meglio dire un mercante di schiavi. >>

<<senti buffone, a me non interessa nessuno schiavo, quindi puoi andartene. >>

<<Barone io sono qui per comprare il condannato. >>

<<cosa un pezzente come te, che vuole comprare un prigioniero? Senti ti conviene andartene e subito, prima che decida di farti arrestare.>>

Lo strampalato individuo si scioglie il piccolo sacchetto nero dalla vita e lo lancia al sangue blu che lo afferra al volo.

<<che cos’è?>>

Chiese il Barone perplesso.

<<lo apra e capirà.>>

L’uomo con la tunica rossa apre il sacco, che al suo interno conteneva un centinaio di monete d’oro.

<< Come, signore non capisce, con quell’oro voglio comprare il prigioniero. >>

<<deve essere bruciato al rovo ha una condanna per eresia alle spalle. >>

<<dovresti avercela anche tu!>>

Urla furioso il templare. Quello che doveva essere un barbone guarda prima il cavaliere e subito dopo si rivolge al barbone.

<<si questo lo so. Nelle mie mani gli aspetta una sorte ben peggiore della morte. >>

il sangue blu sembra che non sappia cosa dire.

<<anche se quello che dici fosse vero? Io dovrò fornire delle prove al consolato papale della sua morte. >>

<<lei prende in giro la mia intelligenza, so benissimo che il fuoco non lascia tracce e rifletta, io le tolgo un impiccio e in più ci ha guadagnato un sacco di monete d’oro. >>

<<Sì, non ho nulla da perdere. Sei vestito come uno straccione ma sia fare il tuo lavoro. Guardie, slegatelo da quel palo ma fate in modo che le sue mani non restino libere e affidatelo a quello straccione. >>

Quel personaggio misterioso e così enigmatico s’inchina al Barone, afferra per un braccio il cavaliere templare, e lentamente si allontanano. Per tutto il lungo tragitto che durò molte ore nessuno dei due, disse una sola parola; fino a quando non arrivarono davanti a un piccolo castello. L’uomo che contrattava gli schiavi tira fuori da una delle sue tasche una grande chiave d’oro. Il templare si limita soltanto a osservare, quasi incuriosito da questo enigmatico personaggio. Una volta entrati dentro il templare si accorge subito che l’interno del castello era elegantemente arredato, con degli altissimi candelabri in argento, armature giapponesi, armature europee, un lungo tappeto rosso che attraversava tutto l’artico, un mastodontico camino al centro della sala, poltrone in seta viola. Il cavaliere era affascinato da tutto questo e decise di fare alcune domande a quel tizio.

<<ha buon gusto il tuo padrone. >>

<<io non ho padroni, quello che vedi è tutto mio. >>

<<hai voglia di prendermi in giro?>>

Rispose con tono irritato il templare. >>

<<io non ho il senso del divertimento, conosco solo il lavoro, il duro lavoro. >>

<<se quello che dici fosse vero? Allora sarò il tuo schiavo?>>

<<gli uomini sono nati liberi, non dovrebbero esistere gli sguatteri o i servitori. >>

<<allora mi vuoi spiegare per quale motivo mi ha strappato da una morte sicura e orribile, per poi condurmi qui. >>

<<il tuo destino non è quello di essere schiavo. Tu o morirai o ti attenderà una lunga e importante missione. >>

<<di cosa stai parlando?>>

<<presto capirai. >>

Quel personaggio così carismatico, iniziava a far paura a un uomo che ha visto centinaia di volte la morte in faccia in Palestina. I due uomini dopo un breve tragitto lungo il castello si fermano davanti a una porta di ferro lunga circa mezzo metro, questa volta non servirono chiavi per entrare, bastò spingere la porta, la quale conduceva a una stanza semi buia, bisognava avere la vista molto allenata per muoversi lì dentro. L’uomo vestito di stracci si muoveva agilmente, il cavaliere però aveva molte difficoltà oltretutto aveva anche le mani legate e ciò non aiutava molto, quando a un certo punto si appoggia a qualcosa di morbido. Non riusciva a capire cosa fosse, strizzò prima gli occhi per riaprirli il più possibile. La sua faccia si riempì di disgusto e terrore, appeso al muro come un trofeo cera il corpo di un uomo morto, privato della sua pelle, continuando a guardarsi in torno capì di essere finito in un incubo. Era dentro un laboratorio pieno di strane pozioni arti di animali di uomini sotto vetro, enormi libri con simboli incomprensibili e a quel punto non resistette doveva avere dei chiarimenti.

<<che razza di posto è questo, dovrebbero condannare te al rovo. >>

<<credo che tu abbia capito cosa faccio qui dentro, infondo il tuo amico se così posso definirlo, è un mio collega. >>

<<quale orrenda sorte mi attende?>>

<<sarà qualcosa di veramente inebriante. Dovrai entrare in quel grosso pentolone, immergerti completamente in quel liquido giallastro. Non preoccuparti, non sentirai alcun dolore. >>

<<non lo farò mai, preferisco morire. >>

Lo scienziato non rispose, unì le mani per un paio di secondi, posandole delicatamente sul pavimento. Le grandi mattonelle in pietra che si trovavano sotto i piedi del templare iniziano a sollevarsi, il templare si trovava a mezz’aria in perfetto equilibrio.

<<che razza di stregoneria e mai questa?>>

Quella domanda non ebbe nessuna risposta, le quattro mattonelle che tenevano sospeso il cavaliere si portano sopra il pentolone, quando l’uomo vestito di stracci toglie le mani da terra, il templare cade a peso morto dentro il calderone, l’urlo straziante dell’uomo echeggiò per tutto il castello, lo scienziato non si scompose e disse: <<se sopravivrai, diventerai un personaggio di elevato valore, diventerai un guardiano. >>

Nuovo Messico Colfax 1990

<<signori, so benissimo che in questi giorni sono successe cose che né io, né tanto meno mia moglie possiamo spiegare, ma la misteriosa scomparsa di Rodrigo non deve fermarci. Siamo archeologi, conosciamo tutte le difficoltà che comporta questo lavoro. E anche tutti i rischi di questo mestiere. Noi tutti però siamo qui per un unico scopo …. Trovare un antichissimo reperto archeologico e niente e nessuno ci dovrà fermare. >>

<<signor Mystery, io posso capire il suo entusiasmo, ma deve anche capire che questo luogo è maledetto, possibile che non si è ancora accorto di tutto quello che gli sta accadendo in torno? Lei ha un figlio dovrebbe pensare anche a lui. >>

Un uomo con una carnagione pallida, alto, con i capelli biondi e gli occhi marroni. Di nazionalità inglese, stava discutendo con un altro uomo di carnagione olivastra, non molto alto e capelli nerissimi. Accanto a l’uomo inglese cera una bellissima donna anche lei con una pelle chiarissima, occhi azzurri e capelli castani, lei come chi gli stava accanto era di Londra e decise di intervenire nella conversazione iniziata da i due uomini.

<<caro, forse Gonzalez a ragione. Sono scomparse ben cinque persone da quando abbiamo iniziato a scavare in questo posto e tutti loro avevano una famiglia e molte delle persone che stanno lavorando per noi sperano di tornare a casa delle loro familiari. >>

<< Stefany, tu ed io siamo sposati da molti anni ormai, abbiamo viaggiato in lungo e in largo, abbiamo fatto tantissimi sacrifici. E adesso che stiamo per svelare un parte misteriosa della storia dell’essere umano e ti vuoi tirare indietro?>>

<<tu proprio non capisci, da quando trovammo il primo reperto, hai perso il senno della ragione. Quel tunnel è pieno di trappole, la gente muore. Da quando ho posato i miei occhi su quelle orribili statue, mi sento sempre osservata. Le notti sono diventate tetre e inquietanti. >>

<< tesoro tutto questo è suggestione. >>

<<suggestione? Degli uomini scompaiono nella notte senza un motivo e tu la chiami suggestione!>>

<<potrebbero essere semplicemente tornati a casa. >>

<<tornati a casa oppure no, hentony se mi vuoi realmente bene interrompiamo gli scavi e torniamo a casa da nostro figlio Martin. >>

L’uomo abbassò la testa, non voleva cedere a quella richiesta fattagli dalla sua preziosa compagna, ma quando sollevò la testa e vide il suo viso colmo di paura i suoi occhi lucidi per la tensione decise di acconsentire alla richiesta della donna.

<<e va bene. Da domani mattina torneremo tutti a casa, spero solo di non pentirmene. >>

Arrivò la notte e come sempre è il silenzio a farne da padrone, ma quella non era una delle solite sere. Nell’aria si poteva respirare una strana atmosfera. Tutti si erano coricati nelle proprie tende, cercando di prendere sonno. Uno strana folata di vento uscì dalla entrata del tempio che gli archeologi avevano fatto riemergere, e subito il silenzio fu interrotto da delle urla inquietanti, non sembravano urla di esseri umani, ma piuttosto di animali che venivano scuoiati vivi; le urla si facevano sempre più forti e ravvicinate. Tutti i presenti uscirono dalle loro tende, nei loro occhi si poteva leggere il terrore. Hentony e Stefany si affacciarono per ultimi dalla propria tenda, la ragazza era sconvolta nel sentire quei gemiti strazianti.

<<cosa sta succedendo Hentony?>>

<<molto probabilmente sarà uno scherzo fatto da qualche idiota. >>

Le urla s’intensificarono sempre di più fino a quando all’improvviso così com’erano iniziate, finirono. Qualcosa di ancora più terrificante stava per accadere, le persone iniziarono a scomparire, rapite da alcune presenze le quali era impossibile definire a causa del buio. Coloro che venivano rapiti iniziavano a urlare, gridando a casaccio oppure chiedendo aiuto, qualcuno accortosi di quello che stava accadendo prova a prendere una torcia ma non ci riesce viene afferrato e trascinato via, altri si danno alla macchia, ma senza alcun risultato. In pochi secondi scompaiono la bellezza di sessanta uomini, rimangono solo l’uomo e la donna inglesi, completamente impietriti dalla paura. Hentony inizia a cercare freneticamente una torcia per cercare le chiavi della jeep; ma non riesce a trovare né l’una né l’altra, anche la donna intuendo le intenzioni dell’uomo inizia ad aiutarlo nella sua ricerca. Dopo un paio di minuti i due riescono a trovare le chiavi dell’auto anche senza l’aiuto della torcia. Corrono in direzione della jeep, tutto sembrava tranquillo, riescono a salire, ma Hentony non riesce a infilare le chiavi nel quadro della macchina.

<<sbrigati, dai!>>

Stefany incita il marito a sbrigarsi, lui non risponde e continua a provare a inserire la chiave, era troppo buio, alla fine, però ci riesce, quando stava per mettere in moto, qualcosa di molto grande e pesante cade sopra al cofano dell’auto, la donna urla per lo spavento, lui cerca di inserire la marcia per allontanarsi e far cadere qualunque cosa fosse salita sopra il cofano dell’auto, ma non ci riesce. Entrambi vengono afferrati da uno strano essere, che non riescono a definire. Stefany inizia a urlare a squarcia gola il nome di suo figlio.

<<Martin, Martin nooooo ….>>

E dopo il silenzio più completo. Prima dell’alba una figura, un uomo forse vestito con una tunica, con un cappuccio che copriva interamente il volto e una corda di color oro legata alla vita, insieme a una grande spada a due mani. Si aggirava per il sito, guardandosi in torno. Si ferma al centro del sito e prendendo un profondo respiro disse: <<non dovevo assentarmi, sono arrivato troppo tardi. >>

Londra 2009 University College

Un signore e una signora entrambi anziani, sulla settantina di anni, stavano osservando insieme a un gremito gruppo di persone un ragazzo, alto circa uno e settantacinque, castano, occhi chiari. Mentre stava spiegando la sua tesi di laurea, fino a quando non allontana la sedia di metallo dal tavolo, si alza, stringe la mano ai docenti e si allontana, un bel sorriso di soddisfazione stampato sulle labbra. I due distinti anziani si avviano incontro al giovane, la signora lo abbraccia per prima e si complimenta.

<<bravissimo Martin, sei davvero il nostro orgoglio. >>

Gli sussurra mentre gli accarezza il volto. Subito dopo lo abbraccia l’uomo che senza esitare anch’essi si complimenta con il giovane.

<<bravo, io non avrei saputo far di meglio. >>

Entrambi nel complimentarsi avevano gli occhi lucidi, fino a quando nel imbarazzo più totale decide di avviare un piccolo discorso.

<<grazie zia, grazie zio, grazie a tutti per avermi sopportato in questi ultimi giorni dove la tensione si faceva sentire spesso, grazie a tutti perché avete creduto in me. Siete persone speciali vi ringrazio molto. Se mi scusate però, vorrei salutare una persona. >>

<< Certo vai pure. >>

Rispose la zia. Martin si stacca dal piccolo gruppo di parenti dirigendosi dal suo migliore amico Mark che lo stava aspettando anche lui con i suoi genitori e un gruppo di parenti. Un paio di ore prima il suo amico aveva spiegato la sua tesi. Prima di raggiungerlo venne fermato due persone un uomo e una donna, entrambi sulla quarantina di anni, erano i genitori di Mark che volevano complimentarsi con lui. Fu l’uomo, il primo a stringere la mano al ragazzo.

<<allora c’è l’avete fatta, tu e Mark siete stati veramente fantastici, complimenti. >>

<<Grazie signor Stivens, lei è troppo gentile. >>

Detto questo e la donna che lo abbraccia e si congratula.

<<Martin una tesi perfetta, i tuoi genitori ne sarebbero stati entusiasti. >>

<<grazie signora, forse però è troppo gentile. >>

<<sai che non devi chiamarmi signora, chiamami semplicemente Marta.>>

<<d’accordo Marta, ma adesso vorrei parlare con Mark se me lo permette. >>

<< Certamente. >>

Martin fece pochi passi e si trovò davanti al suo amico, che senza esitare anch’egli inizia a complimentarsi.

<<sei stato grande amico, non riesco a capire come fai a dare quasi sempre il massimo. >>

Al ragazzo non interessavano altri complimenti.

Lo afferrò per un braccio e lo mise da parte e gli disse:<< da te non voglio complimenti, infondo anche tu sei stato promosso con centodieci e lode. Da te voglio sapere quando potremmo parlare con l’amico di tuo padre per quel lavoro, cioè il proprietario del British Museum. Mi avevi promesso che dopo la laurea ci avremmo parlato, bene adesso l’abbiamo. >>

<< si è proprio quello che ti ho detto, ma non ti ho detto che ci avremmo parlato appena freschi di laurea, insomma abbiamo appena dato l’ultima tesi e tu vuoi già parlare di lavoro. Sai comunque da buon vecchio amico ti ho preparato una sorpresa, una bella sorpresa. >>

<< una sorpresa! Che genere di sorpresa? >>

<< un bel viaggio in nuovo Messico, vedrai ci divertiremo un mondo. Ci prendiamo un bell’anno sabatico, stacchiamo un po’ la spina e ce la spassiamo con le più belle ragazze che incontriamo. >>

<< mi spiace ma non esiste proprio, tu mi avevi promesso che dopo la laurea mi avresti fatto parlare con questo tizio, non erano previste vacanze. Mi spiace ma io non ci vengo in Messico, se tu non mi vuoi presentare questa persona, bene lo troverò da solo e ci parlerò io. >>

Detto questo, Martin fa un cenno di saluto con la mano all’amico e sene va via, senza aggiungere altro. Mark lo guarda mentre si allontana, guardandolo con uno sguardo perplesso e deluso dalla risposta dell’amico, che più di un amico lo considerava come un fratello. La zia di Martin il quale aveva assistito a tutta la scena, si avvicina al ragazzo, prendendogli poi la mano disse:<< non ti preoccupare Mark, Martin possiede un carattere difficile, ma una volta tornato a casa ci parlerò io con lui e vedrai che riuscirò a sistemare tutto, so come prendere mio nipote. >>

<< Non riesco a capire la sua reazione, non credo di avergli fatto un torto; Ma da come ha reagito sembrerebbe proprio di sì, mi sembra quasi di averlo pugnalato alle spalle. Vorrei conoscere il motivo di questa reazione! >>

<< forse non ti ha mai parlato del luogo, dove scomparsero i suoi genitori? >>

<< no, Martin non né a mai parlato; ed io d’altro canto non gli e lo mai chiesto proprio per evitare reazioni simili. >>

<< i suoi genitori scomparsero proprio in nuovo Messico, in uno di quei siti archeologici situato nei pressi di Colfax, ma le autorità non ci hanno mai informato del luogo esatto. >>

<< bene adesso capisco il motivo del suo comportamento, averlo saputo in precedenza, avrei scelto un’altra metà turistica; e invece ho scelto subito quella sbagliata. Maledizione sono un completo idiota, uno scemo totale. >>

<<non crucciarti così, infondo tu non potevi saperlo, d’altronde se non te ne aveva mai parlato; una volta arrivati a casa ci parlerò io insieme a mio marito, e vedrai che riusciremo a chiarire questo grosso malinteso. >>

<<lo spero proprio signora Mystery, lo spero proprio e comunque la ringrazio di questa sua premura. >>

<< Non c’è di che Mark, infondo tu per noi, sei come un secondo nipote, ti ripeto vedrai sistemeremo tutto. >>

La zia di Martin e Mark si salutarono con un forte abbraccio, dopo Mark si diresse verso i suoi genitori per continuare la festa di laurea, la zia invece si diresse verso i propri cari, i quali si domandavano il motivo dello strano comportamento di Martin e il perché avesse lasciato lì i propri parenti come se fossero dei stupidi. La zia cercò di spiegare nel più breve modo possibile il comportamento del nipote, allora tutti con un viso molto deluso per la cerimonia rovinata, cercarono immediatamente di raggiungere il neo laureato, per spiegarli il malinteso. Il ragazzo era già a metà strada per tornare a casa, mentre stava prendendo una lattina di birra vuota a calci, e mentre rifletteva sulla proposta fattagli dall’amico; intanto pensava ad alta voce: “Quell’idiota di Mark mi aveva promesso che dopo la laurea avremmo parlato con l’amico di suo padre e invece ne viene fuori con una vacanza in Messico. Una cosa degna di lui. E’ pazzesco da non credere, da quando lo conosco, non fa altro che pensare alle ragazze e al divertimento, bene allora io dico che nella vita ci sta ben altro; e qualcosa di molto più importante che delle ragazze e del divertimento” questo è quello che stava pensando Martin, mentre continuava a dare calci a quella lattina. Preso da un attacco d’ira irrefrenabile, sferra un potente e deciso calcio a quella povera lattina; colpendo nelle gambe una ragazza che stava studiando su una panchina, Martin sente un piccolo urlo di dolore da parte della ragazza, lui per colpa della sua timidezza cronica con le ragazze, cerca di far finta di nulla, cercando di svignarsela. Questo tentativo venne vanificato dalla ragazza che nel frattempo si era accorta che a calciare la lattina era stato proprio lui, e vedendolo mentre cercava di andarsene, la ragazza inizia a urlargli dietro.

<<razza di maleducato e maschilista, ti sembra questo il modo di trattare una ragazza? Prima mi lanci una lattina addosso e poi te ne vai via facendo finta di nulla!>>

<<scusami, io non intendevo colpirti con quella lattina, ero un po’ nervoso e stavo sfogando la mia rabbia con quella lattina vuota. >>

Rispose il ragazzo con la testa bassa; pur essendo un bel ragazzo e molto intelligente, con le ragazze non ci sapeva proprio fare, proprio per colpa delle sua eccessiva, forse troppa timidezza.

<< Se ti volevi sfogare con una lattina, almeno guarda, dove la calci, maledizione mi hai fatto male. >>

<<ti ripeto non intendevo colpirti, e stato solo un incidente>>

Credendo che la ragazza lo stesse provocando decide di alzare la testa, ma una volta alzata emette un piccolo gemito come se qualcuno lo stesse stozzando. Una volta che il suo sguardo incrocia quello di lei, non può non rimanere che senza fiato, quella ragazza possedeva un fascino angelico, la sua bellezza non poteva essere descritta da delle semplici parole. Era la più bella ragazza che lui avesse mai visto. Possedeva un viso d’angelo, con degli occhi verdi e dei capelli biondi che gli accarezzavano appena le spalle e che dire del fisico, un fisico invidiabile. Quasi tutte le ragazze, ma soprattutto le belle ragazze avevano o per meglio dire provocavano un tal effetto su di lui. Questa volta era diverso, questa volta era rimasto letteralmente stregato dal fascino di questa misteriosa ragazza, anche se bisogna dire che in quel frangente era veramente arrabbiata.

<<allora, cos’è sei incantato, forse ti si sono scaricate le pile per caso?>>

Lui, però, era talmente paralizzato che non riusciva a muovere un solo muscolo, riusciva solo a emettere dei piccoli e prolungati farfugli. La ragazza sentitasi quasi presa in giro alza il braccio di scatto, come per mandarlo a quel paese. Poi decide di andarsene; a quel punto però Martin vedendola allontanarsi riesce a reagire, gridandogli di aspettare. Lei non sembrava curarsene più del dovuto, continuando a camminare con passo deciso e sicuro. A quel punto Martin scuote la testa molto velocemente. Si sta rendendo conto di aver fatto la figura del più completo idiota, ma soprattutto non voleva perdere di vista lei; la più bella ragazza che fino ad ora aveva mai incontrato. Lei cercò di aumentare l’andatura della camminata, stando attenta però a non scontrarsi con gli altri passanti, lui d’altro canto cercava di fermarla gridandogli delle frasi del tipo:<<scusami, io non intendevo prenderti in giro, è colpa del mio dannato carattere se non riesco a parlare con le ragazze, non avevo alcuna intenzione di offenderti, te lo giuro. >>

La ragazza fa finta di non ascoltare, però gli si stampa sul viso uno strano sorriso, un sorriso di soddisfazione.

<<ascolta, ti giuro, quando vedo una ragazza bellissima come te, riesco solo a fare l’idiota. Non lo faccio a posta credimi. >>

A quelle parole la sua fuggitiva si ferma, ma senza voltarsi indietro; anche lui decide di rallentare, osservato dagli sguardi perplessi degli altri passanti. In quel momento non si curava minimamente di quello che potesse pensare la gente vedendolo correre e sbraitare in quel modo in mezzo alla folla, ma si preoccupava del fatto che forse aveva fatto una grande, meglio dire grandissima cavolata. E iniziò a pensare: “Forse e meglio che torni indietro, perché se continuo così mi becco un bel ceffone, o forse peggio ancora si è fermata per chiamare la polizia con il cellulare. Mi avrà scambiato per un maniaco, d’accordo qui l’unica cosa da fare e continuare camminare verso di lei, e cercare di chiarire.”. Mentre nelle sua testa passano tutti questi pensieri, senza neanche accorgersene era arrivato vicino a lei. Non potette fere altro che deglutire lentamente, fece un bel respiro, si fece coraggio e iniziò a parlare un po’ goffamente.

<<senti ti prego non chiamare la polizia, lo so che con il mio strano atteggiamento mi avrai scambiato per un maniaco ma… ma io sono solo… >>

<<sei solo un idiota! Io non ti avevo scambiato non per un maniaco, ma solo per un totale idiota. Anche perché come maniaco faresti solo ridere le galline. >>

Rispose lei con tono molto ironico e pieno di se, di chi non ha paura di niente e di nessuno. <<allora non stavi chiamando la polizia? Non ti sei fermata per questo?>>

<<io sono cintura nera di Judo, non ho bisogno della polizia o dell’aiuto di un uomo per difendermi io. >>

<< comunque nonostante la mia grinta, io sono una ragazza molto romantica e quindi mi hanno colpito le tue ultime parole, se le avesse dette un dongiovanni di sicuro, non le avrei ascoltate, anche se sono costretta ad ammettere che tu sei un ragazzo molto carino. Da quello che ho potuto constatare però tu con le ragazze, non ci sai proprio fare, quindi le tue parole mi sono sembrate abbastanza sincere. >>

<<allora cosa posso fare per potermi scusare?>> <<tanto per cominciare, potresti offrirmi qualcosa al bar no.>>

<<d’accordo andiamo, conosco un locale molto carino e intimo, dove possiamo andare, ed è anche a pochi passi da qui. >>

Così i due iniziano a incamminarsi verso questo locale, la ragazza era riuscita a rompere il ghiaccio, ma soprattutto a rompere la fortezza quasi inespugnabile creata dalla timidezza di Martin. Durante il piccolo tragitto i due potevano sembrare una giovane coppia appena formata; con un affetto già maturato. E invece erano due perfetti sconosciuti appena incontratosi, e di sicuro non con un inizio promettente. Adesso invece parlavano, scherzavano, ridevano come se si conoscessero da una vita. E Martin aveva completamente dimenticato la piccola litigata avuta con il suo migliore amico. Appena arrivati al bar, lui cominciò a comportarsi come un vero gentiluomo. Fa entrare prima lei dalla porta, gli accomoda la sedia per farla sedere, chiama il cameriere e molto educatamente ordina due cappuccini, chiedendo prima alla ragazza se andasse bene l’ordinazione. Poi i due, rimasero in silenzio per qualche secondo, sembra proprio che nessuno dei due sappia con quale domanda incominciare per conoscersi meglio. Riescono solo a parlare del loro buffo incontro; ma alla fine lei decide di cambiare argomento, pensando al semplice fatto che nessuno dei due conosceva il nome del altro.

<<senti e quasi un’ora che stiamo parlando e scherzando, e devo anche ammettere che dalla prima impressione non ti facevo così simpatico. Diciamo che abbiamo tralasciato un piccolo particolare che non abbiamo calcolato, non ci siamo né anche presentati con i nostri nomi. >>

<<già hai ragione che razza di maleducato che sono, come avrai ben intuito io con le ragazze non ci so proprio fare. Allora mi presento adesso; il mio nome e Martin Mystery. >>

<<Martin Mystery è questo il tuo nome? Non è possibile, non ci credo, Martin Mystery qui davanti a me in carne e ossa>>

<<si sono d’accordo, il mio nome può sembrare buffo, se non quasi ridicolo; ma come posso dire. Nessuno mai aveva avuto una reazione simile. >>

<< Io non sto per niente ridicolizzando il tuo nome, al contrario io ti sto stimando; ma dai Martin Mystery, lo studente che ha avuto sempre i voti più alti del mio corso. Tu sei stato e secondo molti rimarrai il migliore studente della mia università, io sono solo al secondo anno di archeologia, ma tu invece se non sbaglio non dovevi dare la tesi proprio finale oggi?>>

<<che cosa tu frequenti la mia stessa università? E frequenti anche tu il corso di archeologia? Certo che abbiamo già molte cose in comune. >>

<<si è veramente molto strano tutto questo’ io di solito non ho mai nulla in comune con i ragazzi, e la maggior parte di loro appena può scappa. Scappano perché hanno paura della mia troppa sete di successo, della mia grinta e decisione; e per questa ragione molte volte le mie relazioni finiscono male. >>

<<io non le trovo caratteristiche la quale bisogna aver paura, anzi per me sono da ammirare, infondo anche per me la carriera e il successo contano molto. >>

In realtà Martin era molto confuso, le tre ragazze avute in precedenza non avevano nulla in comune con lui, ma alla fine sono scappate lo stesso. Allora lui iniziò a pensare che se un giorno avrebbe avuto un rapporto affettivo con la ragazza che in quel momento gli stava davanti, forse avrebbe potuto funzionare; o forse no, tutte e due con la fame di successo, alla fine qualche divergenza poteva accadere. Forse stava lavorando troppo di fantasia, si è vero lui è un ragazzo molto carino, ma lei poteva già essere impegnata o semplicemente poteva avere gusti diversi in fatto di uomini. Alla fine pensò: “per il momento è meglio camminare con i piedi di piombo, credo che per adesso sia meglio diventare soltanto buoni amici. In un futuro si vedrà, e poi non possiedo la massima certezza che lei non sia già impegnata. Sì, lei mi stima molto, ma solo per le mie qualità di studio e nient’altro. Lo sai cosa ti dico mio caro Martin, non fare lo scemo, una ragazza come lei ma quando ti ricapita. Io ci provo o la va o la spacca.” Avvolto dai suoi pensieri, il ragazzo cercava di carpire le parole della sua nuova amica, ma guardandogli gli occhi che gli brillavano come due stelle mentre gli parlava, e il suo viso colmo di felicità. Guardandola in quel momento, non gli e ne fregava più niente se un giorno sarebbe diventata la sua ragazza o meno, ma trovò una certezza; la certezza che sarebbero diventati grandi amici. La osservava molto attentamente mentre parlava, di quanto gli piacesse la storia antica, ma soprattutto di quanto la affascinasse l’archeologia. Di quanto ammirava le piramidi egizie e di quanto fossero interessanti le civiltà azteche e quelle maya e quanto fosse imponente la grande muraglia Cinese. Cera una cosa che incuriosiva l’ascoltatore, la frase che a un certo punto la ragazza disse:

<<sai dopo essermi laureata vorrei diventare una cacciatrice di tesori, si cercare reperti archeologici perduti e antichissimi, reperti la quale nessun uomo o donna ci abbiano mai messo le mani sopra. Trovare questi oggetti sparsi per tutto il mondo, un po’ come fa Indiana Jones.>>

<<non ti sembra di lavorare troppo di fantasia. Il lavoro dell’archeologo è un lavoro serio e difficile. Un lavoro il quale ti mette sempre a dura prova e non sempre si riesce a raggiungere le proprie mete; cercare, trovare, catalogare è un lavoro appassionante, ma di sicuro non come nei film di Indiana Jones.>>

<<ma bravo il mio professore, questo lo so benissimo anch’io, di sicuro non troverò mai una grotta sperduta ai confini del mondo, con chi sa quale tesoro nascosto dentro, difeso da mille trappole. IL bello di questo lavoro è il fatto di poter scoprire viaggiando, ti può permettere di visitare luoghi tipicamente conosciuti, ma allo stesso tempo misteriosi, starsene rinchiusi dentro ad un laboratorio di chi sa quale museo …. Non mi sembra il massimo della vita sai. >>

<< quello che hai appena detto non è del tutto sbagliato, però c’è un piccolo problema; poi tu mi correggerai se sbaglio, tu all’inizio della nostra conversazione, mi avevi detto che volevi raggiungere un certo livello di successo? Vuoi fare carriera molto in fretta, ma cercare reperti antichissimi quasi leggendari … potresti perderci tutta la tua vita. >>

<< è tutto vero, ma è questo che fa un cacciatore di tesori; questo lavoro lo ami per questo, puoi passare tutta la tua vita a cercare un tesoro che per molti e inarrivabile, ma per altri di un valore inestimabile; Questo è il vero spirito del archeologo. >>

<<sai anche i miei genitori avevano il tuo stesso spirito di avventura, io ero molto piccolo, avevo solo cinque anni ma ricordo molto bene i loro sguardi e i loro sguardi erano come il tuo. La stessa luce che adesso brilla nei tuoi occhi, prima la vedevo brillare negli occhi dei miei genitori. Un brutto giorno sono scomparsi durante gli scavi di un sito, e da quel giorno nessuno li ha più visti e nessuno mi volse mai dire cosa trovarono in quel maledetto sito. Ho seguito le loro orme, studiando archeologia, ho studiando come un pazzo pur di essere il migliore, ma io a questo punto preferisco diventare un topo di laboratorio, oppure insegnare in una pidocchiosa università, che rischiare di fare la loro stessa fine. >>

<<Mi spiace molto per i tuoi genitori, non potevo minimamente immaginare una cosa simile. Scusami, scusami davvero. Se ho risvegliato in te questi brutti ricordi. Martin posso farti una domanda un po’ personale, scusandomi da subito per la mia curiosità.>>

<<fai pure, io di sicuro non me la prendo, e poi voi ragazze la curiosità la possedete nel vostro DNA. >>

<<hai sofferto molto per la scomparsa dei tuoi genitori vero? Ti si leggeva in faccia. E dunque e stata questa la causa scatenante della tua devozione allo studio? No. Aspetta non rispondere, sono stata troppo invadente, mi spiace. >>

Disse alla fine la ragazza con un tono molto imbarazzato.

 

 

<<no, non sei stata per niente invadente, questa domanda può essere una come tante altre. Anzi voglio risponderti subito, si mi sono gettato nello studio anche per affogare il ricordo dei miei genitori, comunque i miei zii con i quali sono cresciuto, mi hanno sempre incitato a dare il meglio di me. E comunque se alcuni insegnanti mi prendono per esempio tu non farci molto caso ok. Alcune volte i professori esagerano nel fare i complimenti ad alcuni per motivare altri. >>

<<allora posso permettermi di dirti che avresti bisogno di una bella vacanza!>>

A quelle parole Martin scoppiò in una sana risata di gusto, suscitando lo sguardo perplesso delle altre persone che si trovavano dentro il locale, guardandolo un po’ in cagnesco e un po’ stizziti.

<<per quale motivo stai ridendo così?>>

Chiese lei sorpresa avvicinandosi al suo orecchio un po’ imbarazzata.

<<scusami non volevo ridere così forte, e di sicuro non metterti di certo in imbarazzo; ma sai una cosa prima di incontrarti se ti ricorderai bene, stavo prendendo a calci una lattina vuota, per potermi sfogare. E lo sai perché stavo facendo questo? Perché avevo appena litigato con il mio migliore amico, proprio a causa di una vacanza inaspettata. Mi aveva promesso che appena dopo presa la laurea, avremmo parlato con un amico di suo padre, che ci avrebbe fatto dare il tiro cigno in uno dei musei più importanti del mondo; il British Museum. Invece lui se ne uscito con una vacanza. Io a quel punto mi sono offeso e me ne sono andato senza tanti complimenti, ma adesso in un certo senso lo dovrei ringraziare, perché ho incontrato te e anche perché adesso mi sento anche in colpa, o lasciato tutti senza né anche avvertirli che abbandonavo la festa. >>

<<la festa di che cosa?>>

Chiese la ragazza incuriosita.

<<la festa di laurea. >>

<<allora avevo ragione oggi dovevi dare la tesi. Fammi capire la situazione, tu ai litigato con il tuo amico … subito dopo il tuo ultimo esame di laurea? E il motivo e il fatto che lui, invece di pensare prima al lavoro, ha pensato a una bella vacanza?>>

<<sì all’incirca e andata proprio così>>

<<cavolo ma tu non sei mica normale, scusa ma mi hai proprio costretto. Cioè tu invece di ringraziarlo ci litighi pure. Io se fossi stata al tuo posto avrei accettato senza esitare minimamente, gli avrei baciato anche i piedi se fosse stato necessario. >>

<< non capisco il tuo entusiasmo!>>

<<certo che sei strano forte. La motivazione è la vacanza, scusami ancora ma … qualsiasi studente non vedrebbe l’ora di farsi una bella vacanza dopo anni di studio, soprattutto uno come te che in questi anni hai sempre dato il meglio. Tutti si prenderebbero un anno sabatico dopo aver conseguito la laurea, e se ne vanno in vacanza. >>

<< Mi stai prendendo in giro forse?>>

<< quale presa in giro, solo chi non può permettersela, economicamente, non ci va in vacanza!>>

<<allora tu dici che dovrei accettare quest’offerta fattami dal mio amico?>>

<<ma certo, dovresti accettarla al volo, questa è un occasione il quale non puoi perdere. >>

<<bene se tu mi dici questo … allora credo che dovrò farmi perdonare da Mark.>>

<<bravo queste sono le parole di un ragazzo intelligente, proprio come te, mi togli un’altra piccola curiosità, dato che sono stata io a convincerti me lo devi; dove andrete di bello tu e il tuo amico?>>

<<dovremmo andare, almeno a quello che ho capito in nuovo Messico.>>

<<nuovo Messico? Allora non ti andrà né anche male con il lavoro, da quel che so in quella zona, ci deve essere un sito archeologico riaperto da poco, dopo essere stato chiuso per molti anni; ma non conosco il motivo. >>

<<io quel sito lo conosco molto bene, e il luogo, dove scomparsero i miei genitori. Una mattina in quel maledetto sito si svegliarono solo un paio di addetti ai lavori, gli altri scomparsi nel nulla e due persone morte. Anche se non credo che questa sia la verità.>>

<<mi spiace, anche in questo caso non potevo minimamente immaginare. >>

<<non importa, di sicuro non lo fai apposta>>

<<adesso capisco la ragione per la quale non volevi partire, però c’è anche una cosa positiva in tutto questo; potreste andare lì e chiedere a qualcuno se sa qualcosa su questo strano evento, così potresti cercare i tuoi genitori>>

<<sono passati molti anni ma infondo non è una cattiva idea, da piccolo mi ero promesso che un giorno avrei fatto il possibile per ritrovarli. Ora che mi ci fai pensare la trovo un ottima occasione per scoprire la verità su quello che successe quel giorno. >>

<< Si invece che una vacanza, potresti fare una bella spedizione di ricerca. >>

<<sì, questo e proprio quello che farò.>> <<ei non ringraziarmi troppo però d’accordo. >>

<<si scusami mi sono fatto trascinare troppo dall’entusiasmo, ti ho conosciuta solo da poche ore ma … mi sembra di conoscerti da una vita. Scusa se mi procuro questa confidenza, ma sei una vera amica, sei unica. >>

<<dai adesso non esagerare, se continui così, mi farai diventare rossa. >>

I due andarono avanti a parlare ancora per ore, senza stancarsi o annoiarsi, trovando sempre un argomento di interessasse a entrambi, andando avanti sempre ridendo e scherzando proprio come due vecchi amici, che non s’incontravano più da molto tempo. Chi non aveva per niente voglia di ridere era la zia di Martin, che dopo la scenata del nipote alla festa di laurea, dopo ore di assenza non lo aveva visto entrare né anche a casa, continuava ad andare avanti e indietro davanti alla porta d’ingresso, aspettando ansiosamente il ritorno del nipote. Guardando ogni secondo il grande orologio a pendolo appeso sul muro, mentre lo zio stava seduto in sala, mentre leggeva il giornale, aspettando una chiamata da Martin che tardava ad arrivare. Sicuramente una chiamata la quale non tardava mai ad arrivare era quella di Mark, anche lui molto preoccupato cercava di avere notizie tramite gli zii di Martin. Il silenzio assoluto regnava in quella grande casa, che solo ogni ora era interrotta dai rintocchi dell’orologio e dalle chiamate di Mark.

<<caro, io attendo soltanto un’altra ora e poi chiamo la polizia. >>

<<non essere frettolosa tesoro, vedrai che Martin tornerà presto vedrai; e poi anche se adesso tu chiamassi la polizia, non inizierebbero le ricerche fino a quando non saranno trascorse ventiquattro ore. Vedrai che il nostro ragazzo tornerà presto, dopo quella piccola discussione avuta con Mark … sarà voluto rimanere da solo. >>

<<sì ma se voleva rimanere da solo, poteva incolparci almeno di telefono, non ti pare?>>

<<sì ma lo sai come sono fatti i giovani di oggi, hanno sempre la testa fra le nuvole e poi tu sai quanto ha sofferto per la mancanza dei suoi genitori. Pazientiamo e vedrai che si risolverà tutto. >>

<<d’accordo cercherò di avere ancora un po’ di pazienza, ma solo perché me lo dici tu. >>

E i due riprendono ad aspettare, lei continuando ad andare avanti e indietro, lui seduto in poltrona. Nel frattempo lo stesso Martin si era accorto di avere fatto molto tardi. Si era accorto guardando l’orologio da polso di lei, mentre cercava di afferrargli la mano.

<<maledizione ma è tardissimo, i miei zii saranno preoccupatissimi. Mi sa che io dovrò proprio scappare, aspettami un solo secondo, pago il conto e torno subito.>>

A quel punto si alza di scatto, e con passo deciso e spedito si dirige verso il banco, chiede il conto, lascia i soldi e torna subito al tavolo. La ragazza non cera più, inizia a guardarsi subito in torno, cercando di individuarla, il suo sguardo e come smarrito, poi decide di uscire dal locale e nuovamente si riguarda intorno; e nei pressi di una curva riesce a vederla.

<<ei aspetta non mi hai detto neanche il tuo nome! Io il mio te lo detto, ora mi devi dire il tuo, me lo devi. >>

lei lo sente, si ferma e molto lentamente si volta, e poi gli risponde:

<<non ti sei accorto, ti ho lasciato un piccolo biglietto, il quale ci ho scritto il mio nome e altre due piccole cose che credo t’interesseranno molto. Ci si vede quando tornerai dalla tua vacanza se così la vogliamo chiamare. >>

<<d’accordo, ma perché non mi dici come ti chiami, dicendomelo con la tua voce?>>

Disse lui con tono perplesso, suscitando l’attenzione di due senza tetto seduti sul marciapiede, lui rimane immobile, guardandola allontanarsi definitivamente dal suo spazio visivo. Scuote la testa, passandosi la mano fra i capelli come arreso, non riesce a capire l’evolversi della situazione appena vissuta. Decide allora di rientrare nel locale tenendo la testa bassa, continuando di tanto in tanto a scuoterla; ma non appena lo alzò, vide il cameriere sparecchiare il tavolo, e proprio in quel momento lo vide con un piccolo biglietto in mano. Il cameriere lo stava per accartocciare e gettare via, inizia a correre verso di lui afferrandolo per una spalla.

<<il signore desidera qualcosa?>> <<si … sì, quel piccolo biglietto che a in mano deve essere per me. >>

<<tenga, pure, non credevo che fosse qualcosa d’importante. >>

<<no, non si preoccupi, sono io che dovrei scusarmi per il mio comportamento avventato e irruento. Vede questo biglietto mi è stato scritto dalla ragazza che prima era con me. >>

<<capisco-disse il cameriere arricciando il naso – per fortuna non lo gettato via. >>

<<si è di questo le sono molto riconoscente, grazie mille. >>

<< Si figuri buona serata. >>

All’interno del piccolo foglio piegato, la ragazza aveva scritto i suoi numeri di telefono, il cellulare e quello del telefono di casa, con la sua e-mail. La cosa che interessava di più al ragazzo era il nome, Emily Ross.

<<nome delizioso, per una ragazza altrettanto deliziosa>>

Pensò ad alta voce, molto fiero e orgoglioso di se. Gli undici rintocchi del big bang però frenarono il suo entusiasmo di colpo. Mise il biglietto in tasca e non appena uscito, inizia a correre, nella sua folle corsa gli cade il telefonino dalla tasca. Lo riafferra talmente velocemente, che per poco non gli sfuggiva dalle mani e in quel frangente si accorge delle ben ventisei chiamate da parte dei suoi zii, e del suo amico. A quella vista si blocca di colpo alzando poi la testa al cielo, ed esclamando ad alta voce:

<<cavolo, avevo il telefonino con la modalità silenzioso. Non ci posso credere, sono un idiota, non ho neanche pensato a fare uno squillo agli zii. A questo punto saranno preoccupatissimi, e da questa mattina tardi che non mi sono fatto vivo. >>

il ragazzo ancora più agitato, riprende a correre come se qualcuno lo stesse inseguendo per ucciderlo. Cercando di evitare di colpire quei pochi passanti che si trovavano nel marciapiede, passeggiando sotto un bel cielo stellato. Il locale dove si era fermato con Emily non era molto distante dalla sua casa. Quel piccolo tratto di strada tra l’altro tutto in salita sembrava interminabile, non riusciva nemmeno più a respirare, poi però si fermò nuovamente e pensò: “Ma perché diavolo sto correndo così, ho il cellulare posso chiamarli e tranquillizzarli invece di correre come un pazzo.” Riprese il telefono dalla tasca, compose il numero di casa, ma stranamente dava l’occupato. “maledizione di sicuro loro mi staranno cercando” pensò fra se e se; allora senza esitare un solo secondo, riprese a correre, ancora più nervoso e preoccupato più di prima. Comunque ormai era vicino alla via di casa. Finche lui non arrivò davanti alla porta, era talmente affaticato che non riusciva nemmeno a bussare alla fine decise di farlo, ma non arrivò nessuna risposta, a quel punto con la mano tremante si mise a cercare le chiavi per aprire. Nel tirarle fuori le fece cadere, nel piegarsi per raccoglierle, vide con la coda dell’occhio aprirsi il portone, e non appena si aprì completamente, uscì una voce femminile, molto severa, che gli ordinò subito di entrare. E senza alcuna esitazione il ragazzo entra;

<<ti sembra questa l’ora di rientrare a casa? D’accordo che hai ventiquattro anni e puoi rientrare a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma almeno inizia a essere più responsabile. Potevi chiamarci e dirci che stavi bene, oppure potevi rispondere a quel maledetto telefono, io e tuo zio eravamo molto in pensiero per te lo sai!>>

<<si lo so e mi dispiace molto, ma il fatto e che ho conosciuto una ragazza molto simpatica e ci siamo messi a parlare del più e del meno, e così ho smarrito il senso del tempo ecco tutto. >>

 

<<io sono felicissima che tu stia bene, e che abbia dimenticato quello che è successo oggi; ma non posso perdonarti il fatto che tu ci abbia fatto passare un incubo. E non solo a me e tuo zio, ma anche a tutte le persone che erano presenti alla tua festa. Un’altra persona molto preoccupata per te e stato Mark, ha chiamato a ogni ora per sapere se eri rientrato a casa;>>

<<si capisco che vi ho fatto preoccupare molto, ma il fatto e che nonno neanche risposto alle chiamate, perché nel telefonino avevo attivato la modalità silenzioso e per questo motivo che non ho sentito squillare il telefono.>>

<< Va, questa è l’unica scusa che riesci a trovare?>> <<ma questa non è una scusa zia e la pura verità.>>

<<ma almeno avevi visto che razza di ora avevi fatto, allora potevi chiamarci, oppure con il silenzioso non potevi chiamarci?>>

<<non ci ho pensato subito e quando ci ho provato, il telefono era occupato. >>

<<non ci hai … non ci hai pensato subito! Stavamo quasi per chiamare la polizia maledizione, ti sei allontanato questa mattina sul tardi, dopo la tua mini litigata con Mark, poi non abbiamo più avuto tue notizie. E tu te ne vieni fuori con la frase “ non ci ho pensato subito.” Un ragazzo intelligente come te dovrebbe essere più responsabile lo sai. >>

<< Come ti ho già detto zia o conosciuto una ragazza, e stando con lei ho dimenticato tutto il resto. >>

Sua zia continuò a rimproverarlo senza sentire alcuna ragione, intanto suo zio aveva ascoltato tutta la ramanzina, senza dire una sola parola; ma quando senti per la seconda volta che suo nipote aveva trascorso tutto questo tempo con una ragazza, gli s’illuminarono gli occhi, mentre la zia imperterrita continuava la sua strigliata. A un certo punto lo zio decise di intervenire in difesa del nipote in difficoltà.

<<dai, cara non rimproverarlo troppo, infondo è ancora un ragazzo, voleva rimanere soltanto un po’ da solo. Invece, ha conosciuto una ragazza, forse tu non lo sai ma … quando un ragazzo è in dolce compagnia, non pensa più ad altro, infondo questo capitava anche a me quando ero in tua compagnia se ben ricordi. Spero che questa sia la prima e l’ultima volta che accade una cosa simile; perché io e tua zia e anche Mark e tutti i tuoi conoscenti sono stati in pena per te. Spero che tutto ciò ti serva da lezione, così siamo tutti più contenti. >>

La donna non rispose alle parole del marito, ma di sicuro non era molto contenta che il suo compagno difendesse il nipote. Comunque fece un leggero sbuffo di stizza per poi uscire dalla stanza, entrare nell’atrio della casa, e poi salire le scale e infine chiudersi nella sua camera, sbattendo la porta per giunta. Martin e suo zio rimasero nella stanza in silenzio, il ragazzo era visibilmente imbarazzato per quello che era accaduto e non riusciva a tirare fuori una sola parola. Poi alla fine si decise.

<<grazie zio per il tuo intervento è stato davvero provvidenziale, la zia non smetteva più con quella cantilena.>>

<<sì ma in fondo tua zia era davvero molto preoccupata per te, dopo la scomparsa dei tuoi genitori, si promise a se stessa che avrebbe sempre avuto cura dite. E tutto questo nel rispetto di tua madre. >>

<si lo so zio e mi spiace davvero molto di avervi fatto stare così in pena per me. Ti prometto che non accadrà mai più. >>

<<fin da piccolo hai sempre mantenuto le tue promesse, e lo hai dimostrato in molte occasioni, quindi adesso mi voglio fidare della tua parola. Adesso andiamo si è fatto molto tardi. >>

I due si avviarono verso l’atrio, per primo iniziò a salire le scale, lo zio. Che a un certo punto si ferma e formula una domanda al nipote:

<<la ragazza con cui hai trascorso tutto questo tempo, dimmi com’era?>>

<<com’era … spiegati in modo migliore zio. >>

<< Sì dai che hai capito benissimo, si insomma è carina?>>

<<altro che se è carina, e un vero schianto. >>

<<e bravo il mio nipotino, dai adesso finiamola di parlare e andiamo a dormire per davvero. >>

Martin dopo la chiacchierata con suo zio entra in camera, accende la luce si siede sul letto, tira fuori dalla tasca il bigliettino lasciatogli da Emily, tira fuori il telefonino e memorizza i numeri. Si diresse poi in bagno decise di lavarsi i denti, e infilò il suo pigiama preferito, la divisa della sua squadra del cuore il Liverpool, mise la testa sul cuscino e si addormentò pensando a Emily. Al mattino seguente, il suo sonno profondo, fu interrotto dallo stridio dello squillo del telefono dì casa. Quel suono così fastidioso lo fa sobbalzare dal letto, alzando di scatto la testa dal cuscino. Immediatamente si scopre, apre la porta, scende velocemente le scale facendole tutto di un fiato né anche lui riesce a capire per quale motivo, stava assumendo questo comportamento. Arriva in sala afferra la cornetta e risponde con un po’ di fiatone.

<<sì, casa mystery. Desidera?>>

<<Martin, sono io Mark. Ieri ti ho cercato per tutto il pomeriggio, senza però trovarti. Si può sapere, dove diavolo eri finito?>>

<<si sono stato informato del fatto che mi avevi cercato, ma se non ho risposto alle tue chiamate, il motivo è molto semplice, avevo attivata la modalità silenzioso e non me ne ero accorto. E a casa non mi trovavi mai perché … ecco te lo spiego quando ci vediamo di persona. >>

<<d’accordo, senti non sarai arrabbiato per ieri? Perche io ecco non so come dirtelo, non volevo infastidirti in alcun modo. >>

<<si non ti devi preoccupare, e già acqua passata, quello che si è comportato male e in modo ridicolo e infantile sono stato io, quindi se qualcuno che si deve scusare …. Senti a proposito di farmi perdonare, mi è venuta una idea, perché non vieni a fare colazione da me, devo dirti alcune cose molto interessanti. >>

<<sono contento che tu ti sia calmato, ma per la colazione non vorrei disturbare troppo, infondo e ancora molto presto. >>

<<allora facciamo così, tu vieni a casa mia, poi andiamo al bar qui vicino; dai non rifiutare. >>

<<d’accordo, se insisti in questo modo …. Allora ci vediamo tra un ora, sono ancora in pigiama. Il tempo di farmi una doccia e vestirmi poi arrivo ok!>>

<<la stessa cosa vale per me, allora ci conto! Ciao Mark.>>

<< a dopo ciao! >>

Appena messa giù la cornetta guarda il grande orologio a pendolo e pensa: “Cavolo altro che se e presto” le lancette segnavano, appena le sette e zero cinque, dopo una grattata dietro la testa, si ridirige verso la sua stanza. Non appena passa davanti alla porta della stanza dei suoi zii, si sente la voce di sua zia che lo chiama:

<<Martin, chi era al telefono?>>

<<sta tranquilla zia, era solo Mark. Voleva sapere se ero rientrato a casa, e ti farà piacere sapere che abbiamo chiarito il nostro piccolo malinteso. Puoi tornare a dormire se vuoi. >>

<<sono molto contenta di questo, comunque io e tuo zio ci stavamo alzando. >>

<<a proposito io mi vado subito a preparare, perche tra un ora Mark ed io ci vediamo al bar qui vicino. Sempre che a voi stia bene questo programma. >> <<nulla da obbiettare tesoro, puoi andare quando vuoi. >>

<<grazie zia, allora ci vediamo di sotto. >>

il ragazzo tornò in stanza, si sdraiò sul tappeto e come ogni mattina cominciò i suoi esercizi fisici. Iniziò con cinquanta addominali, poi cinquanta flessioni e poi trenta esercizi con il bilanciere. Concludendo in fine con le figure del quarto e quinto katà di karate. Dopo i suoi esercizi mattutini, si fece una bella doccia con lo stereo acceso, non a bassissimo volume, cantando le sue canzoni preferite. Uscito dalla doccia, mise sopra il letto sei paia di Jeans insieme a sei T-shirt e sei camice. E poi cominciò a fare la conta prima con i pantaloni, poi con le T-shirt e in fine con le camice, la camicia doveva essere rigorosamente indossata aperta. Per le scarpe non c’era alcun problema, infatti, nel suo porta scarpe cerano solo da tennis, marca Adidas e Nike, con solo semplicemente tre paia di scarpe da cerimonia. Dopo essersi dato, una leggera ma lunga pettinata decide che è arrivato il momento di andare, ma mentre stava aprendo la porta si da una piccola pacca sulla fronte; stava dimenticando il suo orologio da polso preferito, un grosso cronografo sportivo. Dopo quest’ultimo ritocco può finalmente scendere di sotto, ma questa volta lo fa a suo modo, non scendendo le scale normalmente, ma facendosi scivolare dallo scirri mano, come un adolescente il quale si sente carico e motivato. Entra in cucina per salutare i suoi zii, che nel frattempo stavano facendo già colazione. Per salutare la zia con il solito bacio sulla guancia e per salutare lo zio con la classica pacca sulla spalla, dopo aver fatto questo, si avvia verso l’uscita, prima di aprire la porta fa un grande e profondo respiro, respirando la buona area mattutina. Martin era talmente felice che senza alcun motivo salutava tutte le persone che incontrava per strada, mentre fischiettava e canticchiava. Nel suo tragitto il ragazzo incontra un senza tetto e nel vederlo frena il suo entusiasmo, cercando di avere il più rispetto possibile nei confronti di una persona più sfortunata di lui, senza alcuna esitazione si avvicina a quella persona, lasciandogli nel barattolo posto ai piedi del mendicante, cinquanta sterline.

<<ei grazie tante amico, nessuno fino ad ora era mai stato così gentile nei miei confronti. Finalmente dopo alcuni giorni potrò comprarmi qualcosa di buono da mettere sotto i denti. >>

<<non c’è di che, infondo, dovrebbe essere una cosa nomale che una persona più fortunata nella vita aiuti una più sfortunata. >>

E fiero della sua buona azione riprende a camminare e fischiettare, dopo pochi passi, riesce a intravedere il bar, dove si deve incontrare con l’amico, ma mentre si sta avvicinando, comincia ad avere un brutta sensazione, e dopo pochi secondi la sensazione diventa certezza. Il locale era chiuso per il giorno di riposo; ma mentre si sta sbraciando per la rabbia, si sente toccare appena la spalla sinistra.

<<ciao Martin, cos’ai da lamentarti così?>>

<<ei ciao Mark, non ai notato il locale è chiuso per il giorno feriale di riposo. Adesso cosa facciamo?>>

<<non vedo il problema, possiamo andare in un altro locale, infondo Londra e piena di bar e caffetterie. >>

<<sì ma questo era il più vicino, però conosco un altro locale non molto lontano da qui, ma dobbiamo camminare un po’ per arrivarci, oppure possiamo prendere il tram. >>

<<dai possiamo andare anche a piedi, tanto se non è molto distante. >>

I due iniziano a mettersi in cammino, e durante il tragitto Martin un po’ imbarazzato cercò di scusarsi di persona con l’amico, per il comportamento assunto il giorno prima. Mark se ne era già dimenticato, a lui importava solo il fatto che adesso era tornato tutto come prima.

<<guarda Mark siamo fortunati, possiamo evitare qualche metro di strada, il tram è fermo alla fermata. Possiamo andare con quello che ne dici?>>

<<d’accordo andiamo!>>

Iniziano a correre in direzione del tram, che in quel momento era fermo per far salire una anziana signora che non riusciva a fare i gradini della scaletta. I ragazzi raggiungono il mezzo senza alcun problema e nel frangente aiutano a salire anche l’anziana signora, subito dopo acquistano due biglietti dal conducente, e si mettono alla ricerca di due posti liberi a sedere, e li trovano infondo al veicolo. Intanto Mark come per ricordare i vecchi tempi da liceale, si guarda in torno per cercare una bella ragazza, e dopo poco manco a dirlo la trova; a quel punto cerca subito di attirare l’attenzione dell’amico, prima colpendolo con una leggera gomitata, una volta conquistata la sua attenzione, indica con la testa la direzione, dove era seduta la ragazza.

<<lai vista quella ragazza e da schianto, guarda che fisico statuario, e che dire del suo viso e tutto un programma. Sai cosa ti dico io, entro in azione. >>

<<cosa vorresti fare? Dai, Mark non facciamoci riconoscere subito, evitiamo le solite figure da ….>>

Non riuscì a terminare la frase, che ormai era troppo tardi, Mark si era già buttato nella mischia. Con passo sicuro e deciso il ragazzo si avvicina alla sua presunta preda; arrivato alla giusta vicinanza, con molta gentilezza gli chiede se il posto accanto a lei fosse libero, lei lo guarda dal basso verso l’alto con sguardo un po’ perplesso, Ma acconsente alla richiesta fattagli dallo sconosciuto. Lei dimostra da subito di essere molto sveglia, e si fa avanti subito con una domanda:

 

 

<<scusami, si può sapere per quale motivo hai cercato un posto libero, proprio qui accanto a me? Ho visto che prima eri seduto accanto a quel ragazzo con cui sei salito prima!>>

La domanda appena fattagli non preoccupa minimamente Mark, il quale sembra proprio che abbia già una risposta immediata, ma per rispondergli si avvicina al suo orecchio per non farsi sentire da Martin.

<<sai se devo essere francamente sincero, il mio amico soffre il mal d’auto e per evitare sgradevoli sorprese mi sono allontanato un po’, e a quel punto mi sono accorto che il sedile accanto a te era libero. E o colto l’occasione. >>

<< Che peccato, vorresti dire che ti sei seduto accanto a me solo perche il tuo amico soffre il mal d’auto? Io, credevo che tu fossi venuto qua solo per il semplice fatto che tu mi trovassi carina. >>

La risposta lascia senza parole Mark, che preso alla sprovvista non sa proprio cosa rispondere, ma toccandosi la tempia cerca di schiarirsi le idee.

<<d’accordo se devo essere totalmente sincero, ti trovo molto attraente; ecco lo detto, ho fatto la frittata. >>

<<se non fossi già fidanzata …. Devo dire che anch’io un pensierino lo avrei anche fatto su di te, ma purtroppo la mia ragazza non sarebbe molto felice di questo. >> <<la tua ragazza? In che senso la tua ragazza?>>

<<come posso spiegarti, a me piacciono le donne, comunque sei un ragazzo molto carino, e sono molto lusingata del fatto di piacerti. >>

<< Ti ringrazio anche tu sei molto carina, anzi sei una bomba, ma se le cose stanno così, mi spiace di averti disturbato. Allora ciao e auguri per il tuo rapporto. >>

<<grazie e auguri anche a te bay. >>

Mark in quel momento si sentiva come se fosse stato travolto da un treno in piena corsa, alzandosi dalla poltroncina incespica su una borsetta poggiata per terra, cadendoci quasi sopra. Martin lo osservava ridendo sotto i baffi, vedendo la faccia dell’amico quasi sconvolta. Molto lentamente Mark si risiede al suo posto, senza né anche guardare Martin che nel frattempo se la stava ridendo di gusto.

<<così ti ha già dato buca, dopo soli otto minuti, questo è un nuovo record. >>

<<dai non rompere lei è già fidanzata, ed io non posso farci nulla. La solita sfortuna. >>

<<non te la prendere, il mare e stracolmo di pesci, sicuramente avrai un’altra occasione. >>

Mark non rispose, restò in silenzio per venti minuti, fissando un punto vuoto, nemmeno Martin disse una sola parola, però sghignazzando di tanto in tanto. Il tram arriva a destinazione, e Mark sembra non essersi accorto di nulla, è l’amico che gli fa capire di essere arrivato, colpendolo leggermente con il gomito. Scendendo dal tram, si capisce perfettamente che Mark e ancora sotto pressione per quello che pochi minuti prima gli aveva detto la ragazza. Martin si accorge di questo, e cerca di capire cosa fosse successo, chiedendogli cosa gli avesse detto la ragazza, senza però avere alcuna risposta. Non appena fuori dal tram, il ragazzo con la coda dell’occhio, riuscì a vedere qualcosa, e a capire cosa era successo al suo amico. La ragazza con cui aveva parlato Mark, era anche lei scesa dal tram; e ad aspettarla alla fermata cera un’altra ragazza, e non appena si vedono, si corrono in contro, si abbracciano e si baciano sulle labbra, ma sicuramente non come due semplici amiche. E Martin di colpo capisce lo strano comportamento dell’amico; cerca di trattenere una risata che sta per arrivare di gusto, ma nel guardare Mark, capisce che non e per niente il caso in questo momento di ridere di lui. Non appena si mettono in cammino per raggiungere il locale scelto, Martin non può trattenere un mezzo sorriso.

<<ora capisco per quale motivo quella ragazza ti ha dato due picche. Come posso dire lei patteggia per l’altra sponda, gli piacciono le ragazze, invece dei ragazzi. >>

<<si può sapere come ai fatto a scoprirlo, me lo vuoi spiegare?>>

<<mentre scendevamo dal tram, lo vista mentre si baciava con un’altra ragazza, in un modo tutt’altro che da semplici amiche. >>

<<dai forza, prendimi pure in giro cosa aspetti, perche non fai le tue solite battute idiote? >>

<<perche chi poteva immaginare che avesse altri tipi di gusti in fatto di fidanzamenti, infondo era una ragazza molto carina. Non prendertela; come ti ho già detto prima il mare e pieno di pesci e quando meno te lo aspetti, arriva l’occasione giusta. >>

<< Sì hai proprio ragione, poi mi ha anche detto che sono molto carino, e detto da una ragazza come lei di sicuro e un grande complimento. Adesso basta parlare di ragazze, si è fatto molto tardi, ed io comincio ad avere un certo appetito. >>

<<sì, anch’io comincio ad avere fame. >>

<<da queste parti ci sono molti bar, in quale locale vorresti andare?>>

<<se non ti spiace, vorrei andare nel bar, dove sono stato ieri, è un locale molto carino. >>

<<per me, non c’è alcun tipo di problema. >>

I due scherzando e ridendo entrano nel bar scelto, si siedono nel primo tavolo libero che vedono, facendo poi l’ordinazione. Un caffè macchiato con cornetto per Mark, e un cappuccino con cornetto per Martin; dopo avere fatto colazione, iniziano a parlare del loro viaggio in Messico, gustandoci sopra due bicchieri di latte caldo. <<allora Martin, prima al telefono mi hai detto che dovevi parlarmi di una cosa molto importante, allora per la vacanza hai cambiato idea?>>

<<sì alla fine ci ho riflettuto molto bene, e ho deciso di cambiare idea, e ho anche capito di essermi comportato molto male nei tuoi confronti, e per questo di spiace molto. >>

<< Dai non fartene una croce, infondo ho sbagliato anch’io, insomma ti ho ricordato il luogo, dove sono scomparsi i tuoi genitori; e come vedi, sono io che ti devo delle scuse. >>

<<dai finiamola di scusarci l’uno con l’altro altrimenti non la finiamo più, invece dimmi tu quando avresti intenzione di partire? Io adesso come adesso sono sempre pronto a partire ventiquattro ore su ventiquattro. >> << Dove arriva adesso tutta questa voglia di partire si può sapere?>>

<<e una lunga storia che ti racconterò più tardi, adesso dimmi quando avresti intenzione di partire, così mi preparo. >>

<<se non hai nulla, incontrario possiamo partire fra tre giorni, giusto il tempo di sistemare alcune cosette. >>

<< se non hai nulla incontrario, per me va benissimo, così avrò anche il tempo di cercare alcune informazioni sui miei genitori, e tre giorni mi possono bastare. >>

<< Che cosa centrano adesso i tuoi genitori si può sapere? Anzi mi vuoi spiegare?>>

<<ecco vedi, ieri ho parlato con una persona, e posso dirti che è stata lei che mi ha convito a intraprendere questo viaggio. Ed è proprio parlando con questa persona che mi è venuta l’idea di fare questo viaggio per avere notizie sui miei genitori, adesso però sarai tu quello che non avrà più intenzione di partire adesso. >>

<<si lo devo ammettere questa nuova situazione mi lascia un tantino perplesso, in tutti questi anni non mi hai mai voluto parlare dei tuoi genitori, e adesso così di punto e in bianco decidi di cercarli. >>

<<si lo so, né anch’io adesso capisco la ragione che mi spinge a fare tutto questo, comunque se non ti va l’idea, possiamo rinunciare. >>

<<io davanti all’avventura non mi tiro mai indietro, e tu questo lo dovresti sapere bene. E poi possiamo unire il dilettevole all’utile, credo che possiamo divertirci, anche se cerchiamo i tuoi genitori. >>

<<grazie sei un vero amico, ma mi sa che tra una parola e l’altra abbiamo fatto tardi, credo che dovremmo ripresentarci a casa, prima che mia zia cominci a cercarci. >>

<<ei non te la cavi mica così, adesso devi dirmi chi è questa fantomatica persona con cui ai parlato. >>

<<ok te lo dico, però intanto ci incamminiamo per la via di casa d’accordo?>>

<<si va bene ci sto, però questo giro lo paghi tu!>> <<ma è ovvio, ti ho invitato io qui!>>

Martin si dirige alla cassa, per pagare il conto, pagando entrambe le due consumazioni. Poi con Mark cercano di decidere se è meglio tornare con le proprie gambe o nuovamente con il tram. Alla fine decidono di farsi una bella passeggiata; Mark vuole sapere a tutti i costi chi era la persona con cui aveva parlato ieri Martin, e alla fine quasi per esasperazione il ragazzo cede, spiegando all’amico che la persona con cui aveva avuto una lunga conversazione, era una ragazza.

<<che cosa una ragazza?-urlò sorpreso Mark. Tu hai conosciuto una ragazza? E me lo vieni a dire solo adesso che razza di amico, ma almeno dimmi è carina? I sui numeri quali sono, dai racconta. >>

<<dai Mark, ma il tuo è un chiodo fisso, possibile che non riesci a pensare ad altro che a questo. >>

<<cavolo sono un ragazzo, mica un santo. >>

<<ti posso dire che si chiama Emily, ed è molto carina>>

<<si tutto qui, descrivimela almeno un pochettino.>>

<<ma si dai questo posso concedertelo, ha i capelli neri, gli occhi sono chiari, un viso delizioso che sembra quello di un angelo, e che dire del suo fisico atletico. >>

<< Non è possibile, le fortune sono tutte le tue, si può sapere come diavolo hai fatto a trovare un ragazza così. Tu con le donne sei una vera e propria frana, un autentico schifo. >>

<<dai adesso non esagerare troppo, si sono d’accordo anch’io sul fatto che con le ragazze non sono un vero e proprio fenomeno, ma dimentichi che sono stato fidanzato ben tre volte. >>

<<sì e tutte tre le volte ti hanno lasciato loro, questa cosa non ti fa pensare?>>

<<posso dirti che forse non mi meritavano!>> <<sì come no, tanto dicono tutti così.>>

<<guarda casa nova, che sei stato lasciato più di una volta anche tu. >>

<<lo sai qual è la differenza fra me e te? In questo caso, e che io con le mie ex ho sempre avuto un rapporto libero, senza alcun tipo di segreto. Insomma noi decidevamo di stare insieme per un certo periodo, poi quando ci saremmo stancati l’uno dell’altra ognuno per la sua strada; tu invece fin dai dodici anni volevi un legame serio, ma fammi il piacere. >>

<<sono semplicemente punti di vista questi, a te piace divertirti, io invece sono molto più serio di te, tutto qui. Ecco questo è il punto. >>

I due continuarono a punzecchiarsi fino quasi alla porta di casa, fino a quando qualcosa non cattura l’attenzione di Mark.

<<guarda Martin, non ti sembra che quel ragazzo in bici, non stia troppo vicino al marciapiede e non ti sembra che stia puntando dritto verso quell’anziana signora con la borsa?>>

<<si devo ammettere che il comportamento di quel tipo è davvero strano, sta andando piano, ma se sta, così vicino al marciapiede può far male a qualcuno. >>

<< Svegliati quello, sta così vicino al marciapiede perché vuole scippare quell’anziana signora, sono proprio le persone così la vergogna di questo paese. >>

E come aveva previsto Mark quel ragazzo non aveva delle buone intenzioni, molto lentamente si avvicina alla signora e quando arriva alla giusta distanza, aumenta la velocità della pedalata, e di prepotenza sfila la borsetta dal braccio della signora, facendola cadere. I due ragazzi si guardano negli occhi, e dopo aver visto quell’impietosa scena, decidono di correre dietro al ladro. Martin si accerta subito delle condizioni dell’anziana signora, Mark continua a correre dietro il mal vivente, ma sembrava uno sforzo inutile continuare a inseguirlo, il ladro con la bici ci sapeva proprio fare. Evitava e deviava tutti gli ostacoli con una facilità invidiabile, arrivato davanti ad una scalinata di almeno cinquanta scalini, procede con una brusca frenata, facendo alzare la ruota posteriore, la brusca manovra la fa spostare di lato. Compiendo questa manovra però si accorge che il suo inseguitore gli sta ancora addosso, accortosi di questo, decide di agire con una brusca inversione, dirigendosi in direzione di Mark, ma questa manovra gli serviva per prendere una breve rincorsa, per poi saltare la scalinata con una perfezione impressionante, almeno all’apparenza. Il ragazzo salta troppo in alto, e l’atterraggio non è dei migliori, all’impatto con il terreno cade rovinosamente a terra, nella caduta perde addirittura il casco.

Il ladro se ne disinteressa, riafferra la borsa, velocemente alza la bici e continua la sua fuga. Mark ha osservato tutta la scena da sopra la scalinata, e nel frattempo è raggiunto da Martin. <<cosa diavolo stai facendo?>> chiese sorpreso Martin.

<<sto ammirando il panorama, secondo te cosa credi che stia facendo>>

Rispose ironicamente Mark.

<<ei Martin mi è venuta un idea, ti va di saltare queste scale?>>

<<no dico ma sei scemo! Tanto ho chiamato la polizia, adesso e compito loro acciuffare il ladro. E poi se saltiamo da quest’altezza, possiamo romperci entrambe le gambe. >>

<<cavolo tu studi le arti marziali e non sei in grado di fare un salto di così poco conto?>>

<<tu guardi troppi film per i miei gusti. >>

<<allora cosa fai accetti o no quello ci scappa, anche se si è fatto male alla gamba. >>

<<e da cosa capisci che si è fatto male?>>

<<sta pedalando molto più lentamente rispetto a prima. Dai basta chiacchierare, salti o no? Hai l’occasione di fare l’eroe davanti alla tua nuova fiamma e tu la vuoi sprecare così.>>

<<a me non risulta che lei sia qui a guardarmi. >>

<<sì ma se prendiamo quell’idiota, possiamo sempre finire sul giornale no. >>

<<tu possiedi una fervida immaginazione lo sai?-poi scuotendo la testa disse: ma chi me lo fa fare!>>

Dopo questa breve conversazione i due decidono di lanciarsi dalla scalinata e anche per loro l’impatto non è dei migliori, al contatto con l’asfalto i due rotolano rovinosamente per un paio di metri. Entrambi ne escono indenni, Mark si rialza subito, afferra il casco caduto prima al ladro, lo insegue per alcuni metri, e alla giusta distanza lancia il casco contro il malvivente, colpendolo in testa, e in un breve frangente interviene Martin, che blocca il ladro impedendogli così di scappare nuovamente. Dopo circa venti minuti interviene la polizia, che recupera la borsetta e prende in custodia il malvivente. Poco più tardi i due ragazzi riceveranno i ringraziamenti dall’anziana signora e i complimenti per l’ottimo elaborato dalla polizia.

<<non ti senti meglio dopo aver fatto una buona azione da bravo cittadino?>>

Chiese Mark a Martin.

<<si a parte le gambe indolenzite e doloranti e il fatto che abbiamo fatto tardissimo, così questa e la volta buona che mia zia mi uccide. Dai torniamo a casa che in questo momento è la cosa migliore. >>

Dopo una lunga ed estenuante caccia al ladro, i due riprendono la via di casa, Martin ha fatto di nuovo le ore piccole, e sa benissimo che anche questa volta dovrà prendersi una strigliata. Mark invece non faceva altro che pavoneggiarsi dopo la cattura dello scippatore; era orgoglioso di quello che lui e il suo amico erano riusciti a fare. Dall’altro canto Martin non si sentiva un eroe per quello che era riuscito a fare con l’amico, non faceva che ripetere che l’unica cosa giusta da fare sarebbe stata quella di aspettare la polizia. Dopo un’ora passata sui marciapiedi per tornare a casa, i due finalmente si trovano davanti alle rispettive porte di casa, con due umori completamente diversi. La porta di Mark era chiusa a chiave, dunque in casa non c’era nessuno, così non dovette spiegarsi con nessuno. La porta di Martin invece era aperta, e prendendo un profondo respiro, il ragazzo entra nell’ingresso. Stranamente questa volta non c’è nessuno ad aspettarlo per rimproverarlo. Si guarda in torno un po’ sospettoso, allora decide di entrare in soggiorno ma anche lì non vede anima viva; del resto l’ora era molto tarda, si era fatto pomeriggio inoltrato. Entrando trova il tavolo apparecchiato per uno allora il ragazzo, decide di salire di sopra, ma non appena sale il primo gradino, sente dei passi che stanno scendendo le scale. Decide di aspettare in fondo alla scalinata per poi spiegare l’accaduto, ma soprattutto il ritardo di oggi. E vedendo scendere i suoi zii, inizia subito a spiegarsi.

<<zio, zia …. Mi di spiace di aver fatto tardi anche oggi, io non volevo ma ce stato un piccolo se così vogliamo chiamarlo contrattempo; e questa volta non vi o chiamato perche da vero idiota, ho lascato il mio telefonino sopra il comodino. >>

<<non preoccuparti, questa volta sapevamo che eri insieme a Mark, e che quindi non eri solo. Ti abbiamo lasciato il pranzo in forno nel caso non avessi ancora non avessi mangiato, scaldala un po’ perche adesso sarà fredda; intanto io e tuo zio andiamo a fare la spesa. >>

Così sua zia rispose alla sua spiegazione, che quasi rassegnata dai ritardi del nipote, cerca di evitare un’altra forse inutile ramanzina. Senza dire altro gli zii escono in silenzio, sbattendo però leggermente la porta. Martin perplesso dal comportamento assunto dalla zia, aspettandosi una reazione ben diversa, sapendo che i suoi due tutori sono molto ansiosi e sempre preoccupati che accada qualcosa all’unica persona che gl’è rimaste al mondo. Comunque senza esitare oltre decide di andare in cucina e scaldarsi il pranzo, anche perché la fame iniziava a farsi sentire prepotentemente. Il pranzo era degno di un re, prima si scalda le lasagne, per poi scaldare il pollo arrosto con patate, i piatti che lui preferisce in assoluto. Per questo motivo non può fare altro che sentirsi in colpa ancora di più, per il semplice motivo che sicuramente i suoi zii avrebbero voluto consumare quei deliziosi manicaretti tutti insieme. A causa di questo senso di colpa riesce anche a perdere l’appetito, e il secondo piatto non riesce neanche a guardarlo. Dopo un breve e tardo pranzo, il ragazzo decide di chiudersi nella propria stanza, a riflettere e a pensare che se infondo aveva fatto tardi per l’ora di pranzo, comunque sia aveva una ragione più che valida per essersi comportato in quel modo. Anche un altro dubbio lo stava affliggendo, ed era quello di Emily, stava lì con il cellulare in mano senza decidersi se chiamarla oppure no. Questo secondo pensiero lo stava letteralmente tormentando, ma alla fine decise di provare. Compose il numero e senza esitare avviò la chiamata, ma il telefono di Emily è spento, senza rammaricarsi più del dovuto, accende la tv pensando di provare a richiamarla più tardi. Dopo un lungo zapping, non ci mise molto la noia a entrare in gioco. Non sapendo cosa fare allora decide di chiamare Mark, ma anche lui risultò introvabile e anche in questo si deve arrendere al destino. Per uccidere la noia decide allora di provare con un buon libro, ma cera un piccolo problema, la biblioteca pubblica era molto distante, e i libri che aveva in camera erano già stati tutti letti, l’unica cosa che gli rimaneva da fare era andare nel unico angolo, della casa dove si trovavano dei libri, dei libri interessanti da leggere era nel vecchio studio dei suoi genitori. E la cosa di sicuro non lo rendeva molto entusiasta, perche dopo la scomparsa dei suoi genitori, in quella stanza non aveva avuto più il coraggio di entrare, ed era molto piccolo. Quella stanza gli ricordava l’ultimo giorno in cui aveva visto sua madre e suo padre, in un piovoso e triste pomeriggio estivo, i forti tuoni lo spaventavano e l’unica cosa che riusciva a rassicurarlo erano le loro voci, calde e profonde, mentre sua madre lo stringeva fra le braccia accarezzandogli i capelli. Quel ricordo era così piacevole, ma allo stesso tempo così triste e lontano, il quale gli provocava un forte senso di vuoto dentro di se, e gli provocandogli anche un periodo di smarrimento, confusione e amarezza. Dentro di se sapeva benissimo che doveva arrivare il momento in cui un giorno doveva affrontare questa fobia e che doveva entrare in quella stanza, anche per rispetto dei suoi cari. Molto lentamente si avvicina alla porta, mentre lo faceva, gli sembrava che il cuore gli stesse per esplodere, molto lentamente avvicina la mano alla maniglia e non appena la mano tocca la porta, un forte brivido, le percorse, la schiena. A un certo punto un rumore lo fece sobbalzare, e una voce iniziò a chiamarlo; era sua zia che era tornata da fare la spesa, accertandosi che il nipote fosse ancora in casa.

<<si zia dimmi. >>

<<nulla Martin, mi assicuravo che tu fossi ancora in casa, così da preparare la cena senza alcun pensiero. >>

<<si fai pure, tanto io non devo uscire. Se ti servissi sai dove cercarmi. >>

<<d’accordo la cena sarà servita tra un paio di ore, in questo frangente puoi fare quello che vuoi. >>

<<capito tutto zia. >>

Dopo un po’ il ragazzo tira un sospiro di sollievo, era come se non volesse far sapere a nessuno che stava per entrare in quell’ala della casa, così interrotto dalla voce di sua zia decide di fare retro marcia e di tornare in camere sua, nella sua accogliente stanza. Dopo essersi seduto sul letto, pensò: “Cavolo ma perché sono così nervoso, infondo non stavo mica rubando.” Mentre giocherellava con un pallone da calcio con le mani, si alzava e si risiedeva, si alzava e si risiedeva innervosito dal fatto che non era riuscito a entrare nel vecchio studio dei suoi genitori. Mentre si era messo a palleggiare questa volta con piedi, ma a causa del ansia sbagliò un palleggio mandando la palla a sbattere contro una scatola appoggiata appena sopra la cassettiera, e dalla scatola cadendo uscì una vecchia foto di lui con i suoi genitori a Parigi sotto l’arco di Trionfo. S’inginocchiò per prenderla, e nel guardarla non riusciva a ricordare il giorno che fu scattata. In quella foto i visi di sua madre e suo padre erano così felici, dai suoi occhi uscì una piccola lacrima e con tono triste e amareggiato, pensò ad alta voce:

<<mamma, papà, dove siete? A distanza di molti lunghissimi e tristissimi anni, la vostra scomparsa rimane un mistero in risolto. Mi mancate sempre di più, dicono che il tempo riesca a guarire qualsiasi tipo di ferita, ma non è così, la mia ferita e ancora aperta e fa ancora molto male. In tutti questi anni ho cercato di nascondere questo mio senso di tristezza, ma non credo di esserci riuscito molto bene. E pensate che dal giorno della vostra scomparsa non sono stato in grado di entrare nel vostro studio, ma mi feci una promessa, la feci a me stesso, ma soprattutto a voi. Un giorno avrei fatto il possibile per diventare come voi e dopo aver fatto, questo sarei venuto a cercarvi e che vivi o morti vi avrei riportato a casa. E questa promessa statene pur certi che ovunque vi troviate in questo momento la manterrò, questo ve lo posso giurare. >>

E dopo essersi fatto coraggio con questo lungo e intenso pensiero, stringe prima la foto al petto, per poi mettersela in tasca. Con quella foto in tasca decise di provare nuovamente a entrare nello studio, ma ancora una volta trovandosi di fronte a quella porta il cuore sembrava come impazzito, ma questa volta era troppo deciso a entrare, afferra la maniglia e apre la porta. Lo studio era buio, non riusciva a vedere nulla, con la mano tremante iniziò a cercare il pulsante della luce e una volta accesa, era come se in quella stanza il tempo si fosse fermato. Era rimasto tutto come allora, la scrivania pulita e in ordine, le sedie nella stessa posizione di sempre; il grande quadro di famiglia appeso sempre all’imponente parete centrale, la biblioteca in ordine e completa. E incredibilmente nell’aria cera sempre lo stesso buon odore di quando era piccolo, tutto questo era merito di suo zio che ogni giorno metteva in ordine la stanza, con la speranza di un loro futuro ritorno. Martin rimase affascinato dal fatto che nulla era cambiato in quella stanza, l’unica cosa che mancava erano i suoi genitori, poi per il resto tutto e poi tutto era rimasto com’era. Martin scosse la testa a destra e sinistra, in questo modo cercava di allentare la presa dello stupore; cominciando a fare una panoramica dello studio, ricordando i bei momenti passati. Scuriosando tra i ricordi, qualcosa attirò la sua attenzione; una busta gialla, quella strana busta non riusciva proprio a ricordarsela, ma del resto era normale, era passato molto tempo dal ultima volta che aveva messo piede lì dentro. Assalito dalla curiosità, decide di guardare cosa contenesse quella busta, prese il taglia carte accanto al porta penne in avorio e aprì la busta. E l’interno della strana busta conteneva una chiave di color oro. Il ragazzo iniziò subito a guardarsi in torno, ma in quella stanza non cera nulla che si potesse aprire con una chiave, decise di guardare affondo in ogni angolo ma nessun cassetto o porta valori possedeva una serratura simile. Allora decise di chiedere a sua zia a cosa servisse quella piccola chiave, il tutto decise di chiederglielo a cena. Dalla mezzora che lo separava dalla cena, troppo preso dalla curiosità continuò a cercare dentro la stanza, ma purtroppo per lui con scarsi risultati. Allora decise di provare in corridoio, perché proprio davanti alla porta dello studio era posizionata una grande cassettiera, ma la chiave era troppo piccola spaziava in quella serratura. Trascorsi venti minuti sentì la voce di sua zia chiamarlo per l’ambita cena. Rispose subito alla chiamata, scese le scale e si accomodò al tavolo, il primo piatto trascorso senza che nessuno disse una parola. Cercò il coraggio di entrare nell’argomento, la sua paura del resto era molto fondata, ogni volta che a tavola si parlava di sua madre, che ovviamente era anche la sorella di sua zia, lei scoppiava in lacrime e cadeva in un velo di tristezza. Alla fine prese un bel respiro profondo e iniziò a parlare.

<<sai zia, prima sono entrato nel vecchio studio di mamma e papà dopo tanto tempo per cercare un libro, un libro interessante da leggere e l’unico luogo della casa dove potevo trovarlo era quello. >>

<< E’ fantastico tutto questo, è da quando avevi otto anni che non riuscivi a entrare in quella stanza. >>

<< e già, ma oggi mi sono fatto forza e sono entrato, e la cosa più sbalorditiva è stato trovare tutto com’era un tempo. Hai tenuto lo studio in ordine per tutto questo tempo?>>

<<se devo essere sincera, non sono io che metto in orine la dentro, ma è tuo zio che pulisce e mette in ordine tutti i giorni. Per me sarebbe troppo doloroso entrare in quello studio tutti i giorni, anche se avvolte gli do, una mano. >>

<< E’ vero zio?>>

<<sì e tutto vero, sono io il casalingo di quella stanza. >>

<<allora devo farla a te la fatidica domanda!>>

<<quale domanda Martin?>>

<<ecco zio sopra alla scrivania ho trovato una piccola busta gialla, il quale al suo interno conteneva una piccola chiave color oro. La cosa più strana e il fatto che in quella stanza, non c’è nulla che si possa aprire con quella misteriosa chiave. >>

<<si quella busta, la trovai molto tempo fa nel secondo cassetto della scrivania, e sopra attaccato con del nastro adesivo cera anche un disegno, che raffigurava il porta penne in avorio, proprio come quello che sta in cima alla scrivania. Non cercai mai la punta dello spago, quindi lascai la busta lì dove lai trovata. >>

<<il disegno non c’era nella busta!>>

<<sì il disegno dopo averlo staccato lo rimisi nel cassetto, vedrai deve essere ancora li, dopo quella volta non lo più toccato. >>

<<grazie per l’informazione zio, adesso con il vostro permesso mi alzerei da tavola per dare un occhiata. >>

<< Come Martin non prendi il dolce? Fino ad ora non ci avevi mai rinunciato. >>

Chiese sua zia allarmata dal comportamento del nipote.

<<non ti preoccupare zia, se mi va, lo prendo più tardi, adesso come adesso la fame e meno forte della curiosità.>>

Dopo aver detto questo, salì le scale di corsa, entrò di nuovo nello studio per cercare il disegno e in due secondi lo trovò. Aprì il cassetto e il disegno era proprio, dove gli aveva detto suo zio, era proprio il disegno del porta penne, quello sopra alla scrivania. Non riusciva a capire il significato di quel disegno; non riusciva a trovare un connesso tra la chiave e il porta penne, allora lo prese in mano, e girandolo a destra e a sinistra non riuscì a trovarci nulla di particolare. Tolse le penne, le sei penne dal contenitore mettendole sotto sopra ma non successe nulla di strano, sembrava proprio un comunissimo porta penne. Appoggiò di nuovo l’oggetto sopra al tavolo, proprio nel punto, dove lo aveva trovato; e non appena rimise le sei penne al suo interno, la libreria inizia a spostarsi lentamente, Martin era sbalordito, quel porta penne apriva un fondo cassa, posto dietro la libreria. Al suo interno si trovava una piccola fessura, e dentro il suo interno giaceva un piccolo forziere nero molto antico. La perplessità del ragazzo continuava a crescere a dismisura, con cautela si avvicina allo strano forziere, e si accorge che la serratura era molto piccola, quindi capisce al volo che quella chiave serviva ad aprire quel forziere. Martin non esita un solo secondo di più, prende la chiave la mette all’interno della serratura e gira la chiave, e molto cautamente apre il coperchio, vedendo il suo contenuto rimase ancora più sbalordito. Quel porta oggetti conteneva davvero uno strano oggetto o sia un teschio di cristallo, a quella vista si bloccò completamente, non riusciva più a muovere un solo muscolo. Alla fine decise di prendere in mano quel teschio, lo osservava molto attentamente, e lo maneggiava con molta cautela. E nel frattempo cercava di capire la sua utilità, a cosa potesse servire un simile oggetto; ma mentre guardava il teschio, si accorse anche che dentro la porta oggetti cera anche un’altra cosa, era un piccolo diario di appunti che forse dalla calligrafia poteva essere del padre, iniziò a sfogliarlo con molto interesse, oltre agli appunti tra le pagine del diario cerano anche diversi disegni e una mappa o meglio dire una piantina di un sito archeologico. Alcuni disegni rappresentavano delle piramidi Maya, altri delle piramidi egizie, in una pagina veniva rappresentata la stella di Davide con sotto un appunto, che diceva questo: “Perché. Una piccola comunità del Kenia, in un tempo imprecisato predicavano la stella di Davide? Per quale motivo alcune fonti affermano che l’arca dell’alleanza si trovi in Etiopia? Alcune persone del luogo mi hanno parlato dei misteriosi teschi di cristallo, e che solo riunendoli la verità sarà celata. Purtroppo il guardiano del presunto tempio dove sta giacendo l’antica arca non mi ha voluto parlare, e il mistero e ancora avvolto nel buio più profondo.”. La perplessità di Martin dopo aver letto quell’appunto continuò, continuò ad aumentare senza alcun controllo; “cosa stavano cercando i miei genitori? L’arca dell’alleanza non è solo una leggenda? E cosa centrano in tutto questo i teschi di cristallo?” Queste erano le domande che affliggevano il povero ragazzo, la prima volta che aveva sentito parlare dell’arca, è stato all’università, ma mai di questi teschi di cristallo. Continuando a sfogliare il diario, la sua attenzione venne colpita da una pagina, dove erano disegnato tredici teschi uguali a quello che qualche secondo prima aveva tenuto tra le mani; e anche in quella pagina veniva contrassegnata da un altro piccolo appunto che diceva: “Uno dei tanti misteri che avvolge questi misteriosi oggetti, e che nessuno conosce esattamente la data di creazione di questi teschi, alcuni esperti affermano che siano stati concepiti dai Maya, altri sostengono dagli egizi, il teschio che in questo momento è nelle mie mani proviene dal Tibet, una fonte sicura- mi ha detto che un altro si trova in un sito archeologico. In nuovo Messico, più precisamente a Colfax. Molti sanno che sparsi per il mondo ce ne sono molti altri, alcuni si pensa che siano stati addirittura nascosti dai templari. Andando in nuovo Messico sono sicuro che scopriremo molte cose, perche io ho la più ferma intenzione di cercare tutti i tredici teschi.”. Martin era ancora più confuso, meglio dire come stordito; si domandava a se stesso se quel diario appartenesse davvero a suo padre, ma il fatto che i suoi genitori scomparsero proprio in nuovo Messico, gli toglieva ogni dubbio. Alcune frasi risposero a una delle domande che lo affliggevano, ed era quella che chiedeva cosa stavano cercando i suoi genitori, e adesso era impossibile non capire cosa stessero cercando. Molti altri dubbi stavano martellando la testa di Martin, senza esitare si diresse verso la cucina per parlare di quello che aveva scoperto con i suoi zii, ma a un certo punto si blocca sulle scale, pensando che forse era meglio lasciare fuori da tutta questa storia, ma doveva parlarne con qualcuno, e la prima persona che gli venne da pensare fu Emily; perche infondo era stata lei a risvegliare in lui il desiderio di ritrovare i suoi genitori, e che forse era l’unica che poteva capirci qualcosa in tutta questa storia. Allora decise di chiamarla, sul numero di cellulare ma ancora una volta il telefono era spento, decise di provare al numero di casa, ma appena due squilli chiuse la cornetta. La paura che rispondesse la madre, o il padre era troppo forte, avessero risposto loro, la vergogna sarebbe stata tale da non fargli uscire una sola parola; allora decise di inviargli una E-MAIL, con un testo breve ma preciso: “Ciao sono Martin, appena puoi, ti pregherei di contattarmi il prima possibile. PS: è una questione urgente” durante la sua attesa decise di chiamare anche il suo migliore amico Mark, chiamandolo sul telefonino. La risposta non si fece molto attendere.

<<pronto chi parla?>>

<<dai Mark non fare l’idiota, sai benissimo chi sono. Possiedi il mio numero in memoria. >>

<<cavolo amico, cosa ti hanno dato per cena vipere in salamoia?>>

<<dai falla finita con queste cretinate, e vieni subito a casa mia, ti devo parlare di una cosa urgente. >>

<<e di cosa si tratta?>>

<<non fare domande te lo spiego quando sarai qui davanti a me. >>

<<d’accordo, sarò lì a minuti. >>

E dopo una manciata di minuti, si sente suonare il campanello.

<<la apro io la porta zia, tanto deve essere Mark ci siamo sentiti per telefono poco prima. >>

Non appena aperta la porta, Martin può ammirare la smorfia ironica dell’amico, che immediatamente viene spinto a forza in casa.

<<allora cosa devi dirmi di così urgente, forse la tua fanta ragazza ti ah già messo le corna?>>

<<ma la vuoi smettere di scherzare, la mia è una cosa molto seria, dai devi seguirmi. >>

Con una certa perplessità Mark asseconda Martin, il quale con passo deciso si avvia verso lo studio. Con il suo amico accanto, toglie le penne dal porta penne in avorio, avviando così il meccanismo scoperto prima.

<<hai visto bene quello che è successo?>>

<<si credo di aver visto bene, hai avviato un meccanismo, che poi a sua volta a fatto comparire un doppio fondo. E allora cosa ce di strano?>>

<<secondo te per quale motivo una persona tiene un meccanismo simile nella propria casa?>>

<<mi mancava la classica domanda da un milione di dollari, ma e ovvio ci si nasconde gioielli, oppure i soldi che si hanno a disposizione nella propria casa, per nasconderli dai ladri. >>

<< Lì c’era qualcosa di molto prezioso, se apri quel piccolo baule posto sopra la scrivania, vedrai cosa conteneva quel doppio fondo. >>

<< Cos’è uno specie di scherzo?>>

<<tu aprilo e vedrai!>>

Mark, molto lentamente convinto che fosse uno scherzo, aprì il baule e alla vista del teschio di cristallo, sobbalzò. Lo fisso per ben tre minuti senza dire una sola parola, poi decise di prenderlo in mano e mentre lo teneva, si accarezzava il collo, guardò il suo amico e con voce strozzata gli disse:

<<ma dove lo ai trovato?>>

<<te lo già fatto vedere dove lo trovato, dietro alla libreria, mentre trafficavo con il porta penne. >>

<<io un oggetto simile lo ho già visto da qualche parte. >>

<<e dov’è che lo avresti visto?>> <<al museo, al museo dell’amico mio padre, ed è lo stesso museo, dove dovremmo andare a lavorare noi quando torneremo dal nostro viaggio. >>

<<per caso mi stai prendendo per il naso? Sarebbe il British Museum>>.

<<si proprio lui, anzi vorrei sapere una cosa da te, vorrei sapere se quest’oggetto è autentico. >>

<<da quello che ha scritto mio padre sul suo diario sì, ma io non credo che fosse stato sicuro al cento per cento.>>

<<se le cose stanno così, domani dovremo portarlo al museo, una volta li, ci sapranno spiegare se è autentico, oppure un inutile falso. >>

<< Tu hai la più pallida idea di cosa sia quest’affare? Perche da come parli sembrerebbe proprio che tu ci capisca qualcosa. >>

<<no non so molto su quest’oggetto, o dovrei dire oggetti, so solo che molti esperti credono che questi strani teschi siano stati costruiti dai Maya, anche se per molti e solamente un enorme idiozia. Perche a quell’epoca il cristallo non poteva essere così ben lavorato, se vuoi una mia opinione personale, il cristallo nemmeno lo conoscevano in quel tempo. Una leggenda dice che chi riuscirà a riunire tutti e tredici i teschi, sarà svelato il destino del mondo; io so solo di per certo, che nel millenovecentoventitre una bambina orfana di madre, scopre uno strano oggetto di cristallo in America meridionale. Quest’oggetto era uno dei teschi, suo padre archeologo, prese possesso della scoperta, imponendo così il nome di sua figlia al teschio. La scoperta destò scalpore e da lì in poi iniziarono a fare tutte le più pazze e assurde teorie sulla storia di questi misteriosi oggetti, il padre della bambina sosteneva che quel teschio fu portato lì da un cavaliere templare, ma la cosa ancora più strana e che quel teschio non fu rinvenuto in un sito archeologico, ma in mezzo alla boscaglia ai piedi di una montagna, alcuni sostennero che ad avercelo messo li fosse stato proprio il padre. Ecco questo e tutto quello che so su questi inquietanti oggetti. Voglio dirti un ultima cosa, a credere alla leggenda che avvolge questi teschi, non sono molti archeologi. >>

<<mio padre nel diario parla di alcune copie, anzi di molte copie!>>

<<si ovviamente, sono degli oggetti che destano molta curiosità, quindi come in molte altre situazioni qualcuno cerca di approfittarne. >>

<<d’accordo, domani lo porteremo al museo, così avremo finalmente delle risposte. >>

<<bene, si è fatto molto tardi, ed è meglio che torni a casa, prima che qualcuno venga a cercarmi, non hanno capito che io non sono più in bambino. >>

<<sì come mia zia, bene allora ci si vedrà domani, quando credi, di essere disponibile?>>

<<alle dieci e zero-zero, sarò pienamente disponibile, prendiamo l’auto di mia madre e vedrai che non avremmo nessun tipo di problema. >>

Rispose Mark <<ok allora ci vedremo domani. >>

Dopo aver salutato Mark, e nonostante l’ora tarda, Martin continua a fissare il teschio, come se ne fosse attratto da una forza superiore. E a causa di quel teschio, il ragazzo si era dimenticato completamente di Emily, non accorgendosi nemmeno che da lei non ha ancora ricevuto una risposta. In quel momento non riusciva a pensare che solo a quel teschio, poi trovò la forza di staccarsi da quell’oggetto e di andare a dormire, sdraiandosi sul proprio letto. Si addormentò con mille domande nella testa, alcune, anche se per metà sono state chiarite, per altre dominava ancora il buio più totale. Nonostante le mille domande che lo affliggevano, Martin riuscì a dormire benissimo, come un ghiro. L’indomani alla buon ora, iniziò i suoi esercizi fisici, subito dopo doccia e scende a fare colazione, latte e cereali e poi nuovamente di sopra a preparare per l’uscita il teschio. Riempie una scatola di cartone di carta e gomma piuma, e con molta cura ci infila dentro il misterioso oggetto, si accerta che il contenuto con le scosse non si muova, e attende che suoni il campanello. Durante l’attesa si ricorda di aver chiamato il giorno prima Emily, allora controlla se la ragazza lo aveva cercato, guarda sul cellulare ma nessun messaggio in segreteria, guarda sul portatile ma nessuna E-MAIL. Iniziò a preoccuparsi, iniziò a pensare che i numeri che gli aveva dato fossero fasulli, l’unico modo per scoprirlo era digitare il numero di casa di Emily. La paura di fare una brutta figura era troppa, così decise di lasciar perdere, infondo adesso aveva cose ben più importanti a cui pensare. Il rumore sordo e fastidioso del campanello lo fece saltare letteralmente dalla sedia della scrivania della sua camera, prese al volo la scatola, questa volta le scale decise di farle con molta calma, aprì la porta al suo amico che lo invitò subito a entrare.

<<dai vieni entra, sei un po’ in anticipo però, io ti aspettavo per le dieci, adesso sono appena le nove e trenta. Perche questa improvvisata?>>

<<il perché di questa improvvisata? Il motivo non lo conosco nemmeno io, sono solo curioso di conoscere la verità sul tuo teschio. >>

<<io ieri sera ti avevo chiesto se sapevi qualcosa sulle copie, e tu mi ai risposto di non saperne nulla!>>

<<mi spiego meglio, io sono a conoscenza dell’esistenza di alcune copie di questi affari, ovviamente però non conosco il numero esatto. >>

<<d’accordo allora per scoprirlo andiamo al museo, lì qualcuno riuscirà a darci una spiegazione. >>

<<scusa Martin puoi togliermi una curiosità, per quale perverso motivo hai messo il teschio in quella scatola?>>

<<avvolte sei davvero molto ingenuo sai Mark, cosa volevi che lo portassi in braccio? Da far così in modo che lo veda mezza Londra!>>

<<avevi il baule, perche rischiare di romperlo dentro una stupida scatola di carta, quando in vece puoi trasportarlo nel suo contenitore. >>

<<il baule pesa quanto un uomo morto, per trasportarlo ci sarebbe voluta troppa fatica e troppo tempo; comunque basta discutere, saluto i miei zii e andiamo. >>

<<ok, porto l’auto davanti casa, mentre tu saluti i tuoi. >>

Fatti i saluti con la scatola in mano, esce dalla porta per salire nell’auto della madre di Mark, un auto molto semplice, nonostante la famiglia di Mark sia come quella di Martin, una famiglia benestante. Una piccola Smart di colore blu, unico particolare i vetri oscurati. Una volta saliti in auto senza perdere altro tempo prezioso si dirigono subito al museo, il tragitto lungo ma poco trafficato rende il viaggio sicuro e poco stressante. Una volta a destinazione, ad attenderli cera l’addetto alla sicurezza, posto davanti alla porta d’ingresso. Ferma immediatamente i due ragazzi, a causa della scatola che Martin teneva tra le mani. Mark, cercò subito di spiegare che suo padre era un grande amico del proprietario, e che quella scatola conteneva un oggetto di grande valore da far vedere al proprietario. La guardia sembra non sentire ragione, o lasciano la scatola, oppure restano fuori; allora i due si mettono da parte e iniziano a bisbigliare tra di loro, per cercare di risolvere il problema.

<<adesso cosa facciamo Mark? Se non lascio la scatola, non ci farà mai entrare. >>

<< no tu la scatola incustodita non la lasci, non pensarci proprio. >>

<<allora perché non vai a chiamare tuo padre, io ti aspetto qui con la scatola, così finisce quest’assurdo siparietto con quella guardia. >>

<<si lo farei volentieri, ma vedi c’è un piccolo problema, io alla guardia gli ho detto che mio padre e al corrente del trasporto di quest’oggetto, ma vedi mio padre non sa nulla, e ce un altro particolare, lui è fuori città.>>

<<certo che se tu ne avessi parlato con tuo padre, anche se adesso è fuori città lo potevamo chiamare al cellulare, e poi passare la telefonata alla guardia, il quale gli avrebbe poi spiegato tutto. Idea, perche non lo chiami lo stesso e gli spieghi tutto?>>

<<sì, non riesco a trovare più il mio telefono forse lo lasciato sopra il tavolo della cucina mentre facevo colazione, però possiamo chiamarlo con il tuo che ne dici?>>

<<non contare molto sul mio telefonino, non contarci anche il mio è a casa, nonostante le raccomandazioni insistenti di mia zia di prenderlo. >>

<<siamo a cavallo, aspetta, oggi e giovedì, io conosco il proprietario e so che ogni giovedì viene qua a catalogare i nuovi reperti in arrivo, se solo riuscissi a parlarci. >>

<< Tu sai come riuscire a trovarlo almeno?>>

<<sicuramente si troverà in magazzino, ma il magazzino si trova all’interno del museo, quindi siamo ancora ai piedi della collina. >>

<< Dobbiamo comunque superare la sorveglianza della guardia. >>

<<per questo piccolo inconveniente, avrei un certa idea. Io cerco di allontanare la guardia dall’entrata con una scusa, cercherò di inventarmela sul momento, tu entri di nascosto, e poi mi aspetti nella parte principale del museo; io cercherò di raggiungerti il prima possibile. >>

<<un’altra delle tue idee balorde, ma e anche vero che questa volta non ho molta scelta, d’accordo vedrò di fare quello che mi hai detto. >>

<<sbaglio o cera del sarcasmo nelle tue parole?>>

<<sarcasmo nelle mie parole? No!>>

<<ma vai al diavolo!>> fatti i convenevoli, Mark si dirige verso la guardia, facendogli i complimenti sulla divisa. I complimenti non sembrano avere molto effetto, la guardia non reagisce, anzi resta totalmente indifferente. Il ragazzo non si arrende e si prepara facendo uno sbuffo.

<<scusi se la disturbo ancora, ma lei è stato così pignolo da non farci entrare nel museo perche avevamo in mano una scatola, e non ha visto quella macchina che ha parcheggiato che non ha pagato il tiket del parcheggio, io non voglio dirle come si fa a fare il suo lavoro ma … dovrebbe fargli una bella multa salata. >>

<<stammi ad ascoltare bene giustiziere della notte, per quale motivo ce lai tanto con quell’auto, forse è l’auto di una tua ex e gl’e la vuoi far pagare con una multa? Bene perche se fosse cosi cavatela da solo, a me quella macchina non da alcun fastidio, e poi non rientra nei miei compiti fare multe. >>

<<bene se non rientra nei suoi compiti, perché non chiama un vigile e gli e la fa fare la multa. >>

La guardia non risponde, e Mark si rende conto di avere davanti a sé un osso duro, allora incrociando le dita, si prepara a sparare la sua ultima cartuccia rimasta. Si avvicina il più possibile all’uomo, e inizia a bisbigliarli qualcosa:

<<senta, io ho capito che lei e davvero un pezzo duro da rompere, allora arrivo a farle una proposta. Se lei lasca passare me e il mio amico con la scatola ovviamente, io vivendo in una famiglia bene stante …. Arrivo a proporle questa proposta, duemila sterline se ci lascia passare, prendere o lasciare?>>

<<lei vuole forse comprarmi?>>

<<no, non la prenda come un gesto simile, la prenda come una buona offerta di guadagno. >> <<si accetto, ma solo se arrivi a quattromila sterline. >>

<<quattromila? No sono troppi, il massimo che posso fare e arrivare a tremila. O questo o nulla. >>

<<va bene le prendo, ma voglio l’assegno subito in mano. E lei poi si allontana facendo finta di nulla, dopo recupera il suo amico ed entrate. Siamo in sintonia?>>

<<sì, siamo in sintonia!>>

Mark ritorna da Martin per comunicargli la buona notizia, mentre la guardia si allontana dall’ingresso, con l’assegno in mano.

<<hai visto mal fidato, il mio piano ha funzionato alla grande, e tu che dicevi che era una cattiva idea. >>

<<bravo, bravo, ti nominerò il nuovo Diabolik. Adesso andiamo prima che la guardia ritorni, ma aspetta un attimo, il piano iniziale non era così, io non dovevo entrare di nascosto mentre tu ti allontanavi con la guardia?>>

<<il piano è cambiato, è adesso muoviti. >> I due allora entrano nel museo, ma subito capiscono che non sarà affatto facile trovare il proprietario. Il museo e gremito di persone, iniziano a muoversi per trovare il magazzino, ma nella sala dedicata alla preistoria, vedono un’altra guardia, e sono costretti a tornare in dietro a causa della scatola. Mark consiglia a Martin di dirigersi nella sala dei reperti antichi e misteriosi, e una volta entrati li avrebbero potuto vedere con i propri occhi l’altro teschio. Ancora una volta la fortuna gli aveva voltato le spalle, il teschio che si doveva trovare al centro della sala non cera. La sorpresa e lo spavento per Mark furono tali da farlo sobbalzare, iniziò a guardarsi in torno sperando che il pezzo fosse stato scambiato di posto ma nulla di fatto il teschio non si trovava in quella sala. Era solo rimasto il piedi stallo vuoto al centro della sala.

<<Mark, ma non mi avevi detto che il teschio si trovava qui? Io non riesco a vederlo, dove è?>>

<<non ne ho la più pallida idea, il piedi stallo e ancora li, ma non riesco a capire, dove diavolo sia stato messo. Se gli avessero cambiato sala, dovevano aver spostato anche il suo appoggio, era stato progettato appositamente per il teschio. >>

<<dai non preoccuparti, chiediamo in giro, qualcuno saprà dov’è quel pezzo. >>

<<si hai ragione devo restare tranquillo. >>

Allora i ragazzi iniziano a chiedere in giro, dove si poteva trovare il teschio di cristallo, ma nessuno sapeva, dove fosse, alcuni visitatori non sapevano né anche cosa fosse quello che stavano cercando.

<<ascoltami Martin, la nel corridoio ci sono i bagni, finche non trovo il teschio forse è meglio che tu ti nasconda, prima che qualcuno insospettito dalla scatola avverta la sicurezza. A questo punto non ho scelta devo trovare il magazzino, forse solo li posso trovare il proprietario di questo museo. >>

<<sei sicuro che forse è meglio che io mi nasconda? Invece di nascondermi potrei darti una mano!>>

<<ma non ti sei accorto che qui pullula di guardie, se ti trovano con la scatola in mano, ti butteranno subito fuori, con annessa una bella multa salata. Allora è meglio che io continui da solo. >>

<< Io non riesco a capire perche non posso andare in giro per il museo con questa scatola?>>

<<quando siamo entrati, non hai visto quel cartello che diceva di non entrare con borse, zaini ecc …. Anche la più piccola borsa deve essere lasciata fuori. >>

<<sì ma qual è la ragione di tutto questo sistema di sicurezza?>>

<<lo scorso anno il museo è stato preso di mira da alcuni vandali, che hanno imbrattato i muri con della vernice spray, ma per fortuna furono coscienti da risparmiare i reperti. E molti presumevano che questa vernice venisse nascosta negli zaini o borse, e da allora è stato vietato ai visitata tori di entrare con questi oggetti, e credo che anche le scatole vengano considerate pericolose. >>

<<si adesso capisco il perché di tutte queste misure di sicurezza, bene se le cose stanno così, andrò a nascondermi come mi hai suggerito. >>

<<bene, ma cerca di non farti scoprire, io tornerò il prima possibile. >>

I due amici come d’accordo si separano, uno per nascondersi, l’altro per cercare il proprietario. Mark cerca di trovare subito qualche volto amico, in modo da farsi aiutare per trovare il suo obbiettivo. Trovare un volto amico in tutto quel via vai di persone, sembra proprio un impresa presso ché impossibile. Fin da piccolo suo padre lo aveva portato in quel museo, uno dei musei più importanti del mondo, ma la procedura standard impediva a suo padre di portarlo in luoghi particolari del museo, come il magazzino o il laboratorio. Mark però una cosa la sapeva molto bene, doveva trovare una scala, che portava in delle sale secondarie, ma si sollevava il solito problema, la scala si trovava in zone non accessibili ai visitatori. Mark, non può fare altro che accarezzarsi i capelli non sapeva proprio cosa fare, ma il peggio doveva ancora arrivare, la guardia che aveva ricevuto l’assegno dal ragazzo, si era accorto della presa in giro da parte del ragazzo, aveva scritto l’assegno con inchiostro simpatico. La guardia infuriata per questo tiro mancino, inizia a cercare sia Mark sia Martin, e tramite radio inizia a descrivere i due ricercati ai suoi colleghi. Nel museo inizia la caccia a l’uomo, Mark ignaro di tutto questo continua a cercare la scalinata, ma sembra che non c’è ne sia alcuna traccia, ma a un certo punto si sente toccare la spalla, si accorge che è una delle guardie.

<<ei tu ragazzo devi venire con me!>> <<e per quale ragione scusi?>>

<<un mio collega mi ha riferito che tu e un tuo amico siete entrati di nascosto, e che potreste essere dei potenziali teppisti, quindi dobbiamo buttarvi fuori, e se opporrete resistenza, saremo costretti a chiamare la polizia. >>

<< Lei sta scherzando vero? Ci a fatto entrare un suo collega, che presta servizio all’entrata. >>

<<sono solo delle menzogne, è stato proprio lui ad avvertirci della irregolarità, e dell’eminente pericolo che stava minacciando il museo. >>

Allora Mark capì tutto, aveva capito che la guardia che aveva provato a fregare si era accorta dell’inganno, ma sapeva anche che era arrivato il momento di escogitare un piano di fuga, per liberarsi da quell’imbarazzante situazione in cui si era cacciato.

<<d’accordo sono in trappola e sono disposto a trattare con voi. >>

<<e cosa dovremmo trattare?>>

<<ecco vede non siamo in due, ma ben si in quattro; e uno sta passando proprio in questo momento dietro di lei. >>

<<che cosa! Maledizione, maledetti teppisti. >>

Con questo stratagemma, Mark riesce a far distrarre la guardia, e con uno scatto velocissimo quasi da centometrista, inizia a darsi alla fuga. La guardia che in quel momento si era fatta beffare alla grande, comunica tramite radio ai suoi colleghi la fuga del ragazzo, Mark va a chiamare subito Martin, il quale stava proprio aspettando sue notizie. Non appena Mark sta per aprire la porta del bagno, si accorge del arrivo della guardia a cui aveva dato l’assegno fasullo. E con sguardo feroce vede il ragazzo e senza esitare un solo secondo avverte gli altri, e inizia a urlare al ragazzo di fermarsi. Mark evita di entrare in bagno, per non metterci di mezzo Martin. Sembra proprio che non abbia altra scelta che entrare, perché in un secondo si trova entrambi i lati occupati dalle guardie, sembrava proprio la fine. Mark con un colpo di genio riesce a cavarsela. Inizia a correre in direzione di una delle guardie, e quando si trova a un paio di metri, si butta a terra, lasciandosi scivolare sul pavimento, passando in mezzo alle gambe di una delle guardie. La rincorsa e stata talmente forte che non riesce a fermarsi e continua a scivolare, andando a sbattere contro un armatura medioevale, facendola cadere. A causa di questa manovra errata, le guardie ormai sono a pochi metri, ma il ragazzo non si da per vinto; afferra da terra l’elmo dell’armatura, e la lancia contro le guardie; Una di essa viene colpita alle gambe, cade a terra. Gli altri si fermano per accertarsi delle condizioni del collega, tutto questo riesce a percorrere alcuni metri a Mark, ma la folle corsa, inizia a far entrare in gara la fatica, e Mark non riesce più a correre come all’inizio, le gambe iniziano ad appesantirsi e il fiato a mancare. Deve continuare a correre se non vuole essere raggiunto, perché le guardie imperterrite continuano il loro inseguimento. Per rallentare il ritmo, allora Mark decide di fare una follia, sa anche che però gli può costare molto cara; afferra da un piedistallo un antico vaso greco, e lo lancia in alto nuovamente in direzione delle guardie, cercano subito di afferrarlo al volo, riuscendoci, ma ovviamente perdendo ancora del terreno nei confronti del loro fuggitivo. Con questo diversivo riesce a entrare nelle sale stracolme di visitatori, e li riesce a far perdere le proprie tracce; una volta mescolato con tutti quei visitatori, il ragazzo ne approfitta per riprendere fiato, ma non può permettersi il lusso di rimanere troppo fermo, quindi dopo qualche minuto di pausa decide di tornare da Martin e avvertirlo di tutto quello che stava accadendo. Che nel frattempo ignaro di tutto lo stava aspettando confinato in un bagno; finalmente, ma non con poca paura, Mark riesce a tornare dall’amico, davanti alla porta del bagno, da un ultima occhiata in giro per essere sicuro che nessuna delle guardie lo abbia visto, e poi senza alcuna esitazione entra e abbassa voce inizia a chiamare martin.

<<ei Martin ci sei? Martin …. Martin!>>

<<eccomi sono qui. >> <<maledizione ti nascondi e poi non mi rispondi?>>

<<me lo hai detto tu di nascondermi, e poi se parli a bassa voce come faccio a sentirti. >>

<<dai, dai andiamocene via prima che qualcuno ci veda o ci senta. >>

<<perche tutta questa fretta? Ci sta aspettando il proprietario?>>

<<ma quale proprietario! Qui ci aspetta una sola cosa, se non usciamo da questo museo, l’unica cosa che ci aspetta è il carcere. >>

<<il carcere? Si può sapere cosa diavolo hai fatto? E per quale motivo sei tutto sudato e stravolto?>>

<<senti ti spiego tutto più tardi, adesso ci conviene andarcene e di gran carriera te lo assicuro. >>

Mark afferra per la maglietta il povero Martin, trascinandolo verso l’uscita. Una volta aperta la porta, i due vanno a sbattere contro un uomo molto alto e atletico, facendoli cadere così entrambi.

<<ei ragazzi vi siete fatti male?>>

<<no non ci siamo fatti nulla, ma mi sembra di essere andato a sbattere contro un muro. >>

Rispose ironicamente Mark.

<< si può sapere, dove stavate andando così di fretta voi due?>>

<<sa com’è, siamo ragazzi, e si sa che noi ragazzi andiamo sempre di fretta. >> Rispose saggiamente Martin. L’uomo con la coda dell’occhio si accorse della scatola, che Martin stringeva gelosamente tra le mani e disse:

<<e voi sapevate che in questo museo è severamente vietato introdurre oggetti come borse, zaini e quant’altro. >>

<<lei per caso è un addetto alla sicurezza?>>

Chiese preoccupatissimo Mark, ma l’uomo ridacchiando rispose:

<<può anche d’arsi, o forse non lo sono, comunque sia in questo museo vige questa regola. >>

<<senta questo, lo sappiamo. In questa scatola abbiamo qualcosa di molto importante da far vedere al proprietario di questo museo. >>

spiegò con tono nervoso Martin.

<<sentite fatemi vedere cosa contiene quella scatola, o sarò costretto a chiamare la sicurezza. >>

<<si può sapere chi diavolo è lei? Se lei non appartiene agli uomini della sicurezza, noi abbiamo il diritto di non fargli vedere proprio un bel niente. >>

Rispose Mark all’uomo con tono brusco.

<<bene se proprio lo volete sapere, io sono il titolare di questo museo, e sì come questo museo è stato messo sotto assedio da alcuni delinquenti, è il mio dovere salvaguardare i miei interessi; Ed è anche il vostro dovere adesso farmi vedere cosa trasportate in quella scatola.>>

<<aspetti, aspetti un secondo, lei dunque è il proprietario del museo?>>

Chiese sorpreso Mark.

<<si sono io, in carne e ossa. >>

<< Lei conosce mio padre?>>

<<no! Chi sarebbe tuo padre?>>

<<mio padre si chiama Edwin Ford, ed era amico del vecchio proprietario. >>

<<il vecchio proprietario non mi ha mai parlato di questo Ford, comunque ti voglio credere sulla parola. Comunque per educazione mi presento, io sono il signor Letwins, voi chi siete? Se non sono troppo scortese. >>

<<ci presentiamo subito, io sono Mark e lui è il mio amico Martin. E cercavamo proprio lei signor letwins o per meglio dire herrison, comunque in questo momento ci va bene anche lei. >>

<<e si può sapere cosa vogliono i loro signori da me?>>

<<ecco vede, il mio amico deve farle vedere un oggetto davvero molto interessante, e molto importante. E per questo che ci portiamo dietro questa scatola, ed è sempre per questo motivo che andavamo così di fretta. >>

<<e cos’è questa cosa così importante dovete farmi vedere, per mettere su tutto questo trambusto. >>

Martin si avvicina all’uomo, e molto lentamente inizia ad aprire la scatola, il proprietario un po’ perplesso osserva rimanendo in silenzio. Dopo aver fissato il teschio per qualche secondo, scuote le spalle, e guarda negli occhi i due ragazzi.

<<questo teschio è la copia identica del teschio che abbiamo in esposizione qui al museo, ma ditemi, questo è uno scherzo?>>.

<<no signore, il mio amico ha trovato questo particolare oggetto nel vecchio studio dei suoi genitori, nascosto in uno scompartimento segreto. E siccome io e Martin, cioè il mio amico, non ne sappiamo molto, abbiamo deciso di venire al museo. Per scoprire se questo pezzo è autentico, oppure un falso, ma le posso assicurare che questo non è uno scherzo, la prego non chiami la sicurezza. >>

Guardando negli occhi i ragazzi, decide di non chiamare la sicurezza, e di assecondare il desiderio dei due.

<<d’accordo non chiamerò la sicurezza, e poi anche io sono curioso di vederci chiaro in questa storia. Portiamo questo presunto reperto in laboratorio, nel frattempo ditemi una cosa, voi stavate andando di fretta perché stavate scappando dalle guardie?>>

<<se dobbiamo essere sinceri, si signore. >>

Rispose imbarazzato Mark.

<<non preoccupatevi, adesso chiamo le guardie e risolverò il problema, voi intanto seguitemi. >>

Giusto il tempo di prendere il telefono, che subito dietro ad un delle porte che porta all’laboratorio appare una delle guardie.

<<signor Letwins, da quello che posso vedere, ha trovato i due teppisti. >>

Sì rivolse la guardia al titolare.

<<no, non ho trovato due teppisti, ma solo due ragazzi che volevano farmi vedere qualcosa di molto importante. >>

<<sì ma dobbiamo portarli lo stesso alla polizia non crede signore!>>

<<non ce né alcun bisogno, lei però può tornare a fare il suo ottimo lavoro, signor Lemmons.>>

Dopo questa breve conversazione con la guardia, i tre riprendono il loro cammino per il laboratorio ma Mark incuriosito dal fatto che si stavano dirigendo verso l’uscita, è avvolto dalla perplessità. E’ dovette fare una domanda al proprietario del museo.

<<scusi signor letwins posso farle una piccola domanda? Se non sono troppo scortese. >>

<<chiamami pure Max, questo è il mio nome per gli amici. Certo che puoi farmi una domanda, anzi puoi farmi tutte le domande che vuoi. >>

<<grazie signor Letwins, voglio dire Max, ma per quale ragione siamo usciti dal museo? E dove stiamo andando di preciso? Se non mi sbaglio il laboratorio, si trovava all’interno del museo non all’esterno. >>

<<sì, infatti, ricordi bene, il vecchio laboratorio si trovava e si trova ancora sotto il museo, ma dove stiamo andando noi, e il nuovo laboratorio. Molto più organizzato, è all’avanguardia, così nessun visitatore può entrarvi con la scusa di essersi perso. >>

<< Tutti questi cambiamenti quando sono avvenuti? Mio padre è molto amico del vecchio proprietario, e non mi ha mai parlato di tutto questo cambiamento. >>

<< Tu l’ultima volta che sei entrato nel mio attuale museo, quando è stato?>>

<<non ricordo bene, ma credo circa sette anni fa. >>

 

<<allora ci credo che non sapevi nulla di questi cambiamenti, io sono diventato il nuovo proprietario circa cinque anni fa, e mi era piaciuto tutto di questo museo, infondo è uno dei più importanti del mondo. Il vecchio laboratorio era troppo vecchio e decadente, così decisi di comprare questo nuovo stabile e creare un nuovo e più moderno, e tutto questo lo devo anche a mio fratello. >>

<<suo fratello?>>

<<si io avevo un fratello, ma ormai non c’è più ha lasciato questa valle di lacrime ormai da due anni, purtroppo il cancro e riuscito a vincere. >>

<<mi di spiace molto, non potevo immaginare. >>

<<non preoccupatevi questo ormai è il passato. >>

Dopo l’ennesima breve conversazione, per circa tre isolati nessuno dei tre ebbe il coraggio di dire una sola parola. Camminarono per tutto il tragitto a testa bassa, i ragazzi per colpa di quella piccola papera del fratello, l’uomo forse per il dispiacere per il ricordo del proprio caro scomparso da non molto. Un passo silenzioso dopo l’altro raggiungono il laboratorio, quando Letwins aprì la porta del laboratorio, i tre arricciarono il naso per il forte odore di ambiente chiuso. L’uomo disse ai ragazzi di sopportare per qualche minuto, perche dopo a quel odore ci si abitua, il piccolo corridoio che separava l’ingresso dall’laboratorio non era molto ospitale. Ed era anche molto buio, a far un po’ di luce solo tre piccoli neon appesi al muro, il quale creavano un atmosfera molto tetra e spettrale. Uno spazio stretto, angusto dominato da un freddo umido, i due ragazzi si guardano in torno, come se qualcuno o qualcosa stesse per aggredirli. Alla fine del corridoio si poteva intravedere una luce sicuramente più intensa di quella che li aveva accompagnati fin ora, e un forte tuono di voci spadroneggiava nell’luogo, una volta attraversata la porta che divideva il corridoio dall’laboratorio, per i due ragazzi era come aver fatto un salto nel passato. Ovunque si voltassero, potevano vedere uomini e donne impegnati a lavorare su dei reperti, antiche anfore romane, vasi cinesi del primo settecento, armature giapponesi ed europee del tardo medio evo e così via. Martin e Mark erano sbalorditi dallo spettacolo che gli si presentava davanti ai loro occhi, attraversarono tutta la stanza, per entrare in un’altra stanza, molto più piccola rispetto alla precedente, era sprovvista di porta, ed era buia. L’uomo avvicinò la testa a uno strana scatola elettrica, dicendo poi il suo nome, e la stanza si illuminò tutta, e al centro comparve l’oggetto tanto ambito dai due ragazzi; il teschio. Martin inizia a correre verso di esso, ma il proprietario gli urla dietro di non avvicinarsi a più di un metro dal piedistallo, almeno che non volesse rimanere folgorato. Il signor letiwns si avvicina all’angolo della parete sinistra, alza un piccolo pannello mimetizzato alla parete e preme un piccolo pulsante blu, togliendo così la carica elettrica.

<<ecco ragazzi, adesso potete avvicinarvi senza correre alcun pericolo. >>

<<mi perdoni una domanda, ma qual è il motivo di tutto questo sistema di sicurezza su questo reperto?>>

Chiese incuriosito Martin.

<<nessun motivo in particolare, perché per tutti i nostri pezzi abbiamo un sistema di sicurezza. >>

<<sì ma …. Perché tenere acceso il sistema di sicurezza, quando la stanza accanto è stracolma di persone?>>

Chiese ancora Martin.

<<sapete com’è, la prudenza non è mai troppa di questi tempi. >>

<<sì, a perfettamente ragione>> disse Mark appoggiando le parole dell’uomo ma Martin un po’ perplesso rispose:

<<sì ma tutto ciò non toglie il fatto che tutto questo sia una enorme esagerazione. >>

A queste parole letiwins, cercò di cambiare argomento.

<<allora miei giovani amici, perché adesso non mi fate vedere meglio il vostro teschio!>>

<<ma certo, molto volentieri, ogni sua parola e oro per noi, passami la scatola Martin. >>

<<ok tieni, ma fate attenzione a non farlo cadere, mi raccomando. >>

<<non preoccuparti, non siamo mica bambini delle elementari. >>

Rispose il proprietario ridendo di gusto.

<<si questo lo so bene, ma questo è l’unico ricordo che o dei miei genitori, quindi per me questo pezzo è molto importante. >>

<<perché l’unico ricordo?>>

Chiese l’uomo <<vede i miei genitori scomparsero mentre stavano lavorando in un sito archeologico, e purtroppo non ho avuto più loro notizie. >>

<<e come si chiamavano i tuoi genitori? Se non sono troppo scortese a chiedertelo. >>

<<Stefany hooks e Hentony mystery. >>

<<cosa Hentony mystery?>>

Chiese sorpreso l’uomo, con occhi sbarrati come se avesse visto un fantasma.

<<si perche? Lo conoscevate?>>

Chiese Martin incuriosito.

<<no, non di persona, lo conosco solo di fama. >>

Rispose letiwins con voce tremante, con la voce di chi molto probabilmente sta nascondendo qualcosa.

<<scusate se interrompo la vostra conversazione, ma io sono curioso di saperne di più su questo teschio. >>

Si mise in mezzo Mark con voce autoritaria e decisa.

<<si hai perfettamente ragione, infondo siamo venuti qua apposta no. Mettiamolo sopra a quella macchina, e in meno di un quarto d’ora sapremo se questo pezzo è autentico o soltanto una burla. >>

Rispose l’uomo molto contento di cambiare argomento. <<mi scusi, ma quella strana macchina, come può dirci se il pezzo è originale oppure no. >> Chiese Mark, mentre osservava lo strano macchinario.

<<vedi ragazzo, questo è uno straordinario macchinario ultra moderno, di ultima generazione, quel fumo che sta emettendo, ci permetterà di scoprire a quale epoca appartiene questo pezzo. >>

<< e dobbiamo aspettare quindici minuti?>>

Chiese questa volta Martin.

<<sì miei cari ragazzi, il sapere a sempre un piccolo prezzo da pagare. >>

Quei quindici minuti sembravano essere interminabili per i tre, l’attesa era snervante, e la curiosità ormai aveva preso il sopravvento. Martin durante l’attesa si era seduto su un piccolo sgabello, e picchiettava i polpastrelli su uno specie di tavolo, Mark di tanto in tanto controllava il suo orologio da polso. Letiwins ogni secondo controllava il display digitale, della macchina per vedere quanto tempo mancava alla fine dell’analisi. I tre si accarezzano i capelli, picchiano la punta dei piedi sul pavimento, tipico comportamento di chi sta aspettando con troppa impazienza. Alla fine arrivò il reso conto della macchina, il proprietario come un freccia si dirige a prendere i risultati, da un occhiata al foglio, ed esclama ad alta voce:

<<non ci posso credere! No non è possibile!>>

E fece cadere il foglio dalle mani per la troppa emozione. I due ragazzi osservano tutta la scena, e poi si guardano dritti negli occhi, poi Mark corre a prendere il foglio che era appena caduto dalle mani dell’uomo, ma il proprietario si accorge del tentativo del ragazzo e cerca di afferrare il foglio prima di lui, ma non ci riesce. Mark e stato più veloce, e immediatamente legge il documento, e sorridendo guardò in direzione di Martin dicendo:

<<signor mystery, voglio dirle con molto orgoglio ed emozione, che questo reperto archeologico è autentico, autentico come il mondo su cui siamo adesso. >>

<<non mi stai prendendo in giro vero Mark non ti conviene scherzare su questa cosa. >>

<<no mio caro amico, io non sto affatto scherzando, questa sarà una delle poche volte che sono serio, serissimo. >>

E ridendo i due amici si abbracciano, come due giocatori di calcio che hanno vinto la coppa del mondo. Il proprietario non sembra affatto molto felice, l’uomo guardò in un’altra direzione, facendo poi schioccare il dito medio con il pollice della mano sinistra, cercando di non farsi vedere dai ragazzi. Poi strappandosi un finto sorriso sulle labbra, andò a complimentarsi con Martin e Mark.

<<complimenti ragazzi, solo una possibilità su un milione poteva decretare l’autenticità di questo reperto, mio caro ragazzo i tuoi genitori ti hanno lasciato un tesoro inestimabile. >>

<<signor letiwins, la ringrazio molto per i suoi complimenti. E in quanto al tesoro, sono solo felice che questo reperto archeologico sia originale. >>

Rispose Martin felice come un bambino.

<<scusate, io non vorrei fare il guasta feste, ma se fosse possibile, vorrei sapere qualcosa di più su questo teschio. >>

Disse Mark cercando di riportare tutti compreso lui, con i piedi per terra. Alle sue parole rispose letiwins.

<<se volete sapere qualcosa di più su questo teschio, io conosco la persona giusta che ci può dare qualche dritta. Il professor konnors, lui saprà spiegarvi tutto quello che volete sapere, in modo chiaro e semplice. Voi aspettatemi qui, io torno il prima possibile. >>

Così l’uomo si allontanò dalla sala lasciando i due amici da soli, il quale continuarono a farsi i complimenti a vicenda.

<<cavolo Martin ma ci pensi, questo teschio è originale, da non crederci. >>

<<credici, credici, abbiamo tra le mani un pezzo rarissimo, e tutto questo quasi per una coincidenza. >>

<<già, ma il signor letiwins non ti è sembrato un po’ strano? Insomma il suo comportamento mi ha lasciato molti dubbi; prima era rimasto sbalordito, come se fosse certo che il teschio sia stato falso. Poi quando sono andato a raccogliere il documento di valutazione ha cercato di raccoglierlo prima di me, come se volesse non farmelo vedere, non ti sembra strano tutto questo?>>

<<forse sarà stata l’emozione che lo ha spinto a comportarsi così.>>

<<ma si forse hai ragione, mi sto preoccupando per nulla. Ei guarda sta tornando con il professore. >> Vedendo arrivare il proprietario con il collaboratore, i due ragazzi si ammutoliscono, per non farsi sentire da letiwins. L’uomo stava parlottando con il suo collega, che rispetto a letiwins, era un uomo molto piccolo, capelli biondi, baffi bianchi ma molto curati. Insomma aveva l’aspetto di un uomo che si avvicinava ai settanta anni. I due uomini si avvicinarono molto lentamente, mentre continuavano a parlare a bassa voce, a un certo punto il professore tira fuori dalla tasca del suo camice una piccola cartella, e fermandosi la fece vedere al suo datore di lavoro. Dopo qualche secondo riprendono a camminare in direzione dei ragazzi.

<<miei cari, questo è il dottor Konnors, docente dell’università di Boston, una delle migliori università del mondo. Lavora da me ormai da tre anni, e da due lavora per la ricerca dei teschi di cristallo. Fino a questo momento non avevamo mai visto un pezzo autentico fuori da un museo, li abbiamo cercati in ogni angolo del mondo ma aimè con scarsi risultati. Di sicuro e questo lo posso dire anche ad alta voce, di sicuro non per colpa dei miei collaboratori, e adesso vi lascio spazio per fare qualsiasi domanda al professore. >>

La prima domanda fu lanciata da Martin.

<<professor konnors, a quale era, risale la costruzione di questi teschi?>>

<<mio caro ragazzo non ce un età precisa da datare, alcuni miei colleghi ci hanno provato, ma le loro date si sono rivelate sbagliate. Ancora oggi la data di nascita di questi misteriosi oggetti rimane un mistero. >> Allora intervenne Mark.

<<ci può spiegare il motivo per cui vennero costruiti questi teschi di cristallo dai Maya?>>

<<ma non sono stati i Maya a costruirli, ma gli Aztechi. >>

Martin un po’ perplesso ribatte:

<<ma nel diario di mio padre, cera scritto che forse questi oggetti sono stati forgiati dai Maya, o addirittura dagli antichi egizi. >>

<<si queste considerazioni valevano all’incirca sessanta anni fa, sono gli ultimi studi che hanno tirato fuori la verità.>>

Martin, non convintissimo delle parole del professore continuò a chiedere.

<<nel diario di mio padre, cera scritto anche di alcuni misteri legati a questi teschi, anche queste sono informazioni fasulle?>>

<<no mio caro ragazzo, intorno a questi teschi di cristallo, ci sono legate molte leggende, ma molte però sono tutte da dimostrare. Le mie ricerche non sono ancora molto approfondite, ma sono sicuro che qualcosa di molto pericoloso nasce intorno a questi teschi. >>

<<qualcosa di molto pericoloso? Professore, cosa intende dire con questo?>>

Disse Mark guardandolo un po’ storto.

<<vedete, tutti gli archeologi che si sono messi alla ricerca di questi misteriosi oggetti, molti hanno trovato solo delle insulse copie, altri invece trovando i veri teschi, o sono scomparsi, oppure sono morti in strane circostanze. E nessuno riesce a dare delle spiegazioni a tutto questo. >>

<< Voi qui al museo ne possedete un pezzo originale, e a quello che so, non è mai successo nulla. >>

<<e qui che ti sbagli, l’uomo che trovò per primo il primo pezzo, che sarebbe il teschio in nostro possesso, passò a miglior vita in circostanze davvero misteriose, ed io lo so molto bene, perché quella persona era mio nonno. E per non parlare della scomparsa dei genitori del tuo amico. >>

Rispose letiwins al posto del professor konnors.

<<che intende dire con circostanze misteriose? Si spieghi per favore. >>

<<se proprio ci tieni a saperlo, te lo posso spiegare subito. Ti avverto non è affatto una bella storia. >>

Ribadì letiwins un po’ scosso.

<<se per lei non è un problema ricordare questa storia, noi siamo pronti ad ascoltare. >>

Affermò Martin con tono deciso.

<<per me non è molto piacevole rivangare questo tipo di passato, ma per voi farò un eccezione. Fu il sette luglio del settantanove, e sono stato proprio io ancora molto piccolo, avevo circa cinque anni. E difficile ricordare gli eventi passati a quell’età, ma per colpa di uno stupido scherzo del destino, riesco ancora molto bene a ricordare quel maledetto giorno. Ero un ragazzino molto vivace, e riuscii a scappare alla sorveglianza di mia madre, che molto stanca si addormentò. Ed io gattonando per un corridoio stretto trovai una porta aperta, e senza esitare entrai; e trovai una sagoma nera sopra il letto, era mostruosa, io non sapevo cosa fosse, e così mi misi a piangere. Sentendomi piangere mia madre si accorse subito, e venne ad assistermi, e mi ricordo che si mise a urlare e niente altro. Quando diventai grande, mi spiegarono cosa vidi sopra quell’letto quel giorno, e sopra all’letto vidi il cadavere carbonizzato di mio nonno, ma la cosa più starna era che solo il corpo era bruciato e il letto, le coperte, insomma tutto il resto era perfettamente integro. >>

<<per caso lei sta cercando di spaventarci? E come può essere così sicuro di quello che a visto, o di quello che gli hanno riferito. >>

Le parole di Mark non sfiorarono nemmeno letiwins, che senza battere ciglio rispose al ragazzo.

<<liberi di non credermi, ma questa e la pura verità.>>

Dal volto dei ragazzi, scomparve il sorriso e comparve la paura, per non dire il terrore nei loro occhi.

<<posso credere e non credere alle sue parole, sì anche i miei genitori scomparsero in circostanze misteriose, ma allora dovrei credere che io e il mio amico siamo in pericolo. Suo nonno è morto, ma lei e ancora vivo, nonostante lei adesso sia il nuovo detentore del teschio. Se fossimo davvero in pericolo noi cosa dovremmo fare?>>

Disse Martin con voce tremolante.

<<io non so davvero cosa dirvi, lasciatemi qui il vostro teschio, così facendo non correrete nessun pericolo, ma ovviamente siete liberi di fare quello che voi ritenete più giusto. >>

Rispose il proprietario con tono sicuro di se.

<<Martin, non vorrai mica lasciare il teschio a loro voglio sperare, questi due ci vogliono fregare ben bene. >> urlò Mark con voce decisa.

<<no, il teschio apparteneva ai miei genitori, ed io non me la sento di lasciarlo in mano a degli sconosciuti. >> <<sei proprio sicuro della tua scelta? Forse potresti pentirtene. >>

Con queste parole letiwins, cercò di intimidire la decisione del ragazzo.

<<si sono sicuro signore, ed io e il mio amico togliamo il disturbo. >>

Il proprietario non batté ciglio, ma disse una sola cosa ai ragazzi.

<<d’accordo assecondo la vostra decisione, ma vi pregherei di passare con il vostro teschio accanto a quello posto sul piedistallo, e vedrete che una certa cosa è vera. >>

<<così vorrebbe spaventarci nuovamente?>>

Rispose Mark con rabbia. Martin invece lo guardò solamente, accettando la sfida. Con il suo teschio in mano si avvicinò all’altro reperto, e quando gli passò vicino, successe qualcosa di veramente singolare e inquietante. I due teschi si illuminarono di una strana e intensa luce arancione, il ragazzo si blocca leggermente, spaventato dallo strano fenomeno, Mark guarda tutta la scena impietrito e incredulo. Il proprietario invece era molto eccitato nel vedere tutto questo, il professore invece aveva uno sguardo molto serio e preoccupato, di chi sapeva qualcosa, ma preferiva tacere. Martin non riusciva ad allontanarsi, e la luce diventava sempre più forte e intensa, quasi accecante. Il forte dolore provocato dalla intensa luce agli occhi di Martin, costringe il ragazzo ad allontanarsi e una volta allontanato, la luce di colpo svanì. Martin si volta con lo sguardo in direzione di letiwins, che nel frattempo se la stava ridendo di gusto, e disse lui:

<<si può sapere cosa era quella luce infernale?>> <<e uno dei tanti misteri che circondano questi meravigliosi oggetti, mio caro amico. >>

Rispose lui con tono al quanto ironico.

<<mi sta forse prendendo in giro?>>

Domandò Martin ancora più furioso ma letiwins rispose con molto garbo.

<<no affatto, adesso spero che abbiate capito che quello che vi abbiamo detto non sono favole per bambini, voi rischierete molto se vi imbarcherete in questa avventura. >>

Questa volta a rispondergli a tono fu Mark, che più che furioso era furibondo.

<<se noi vogliamo entrare in questa folle avventura, siamo liberi di farlo, senza che nessuno ci dia nessun tipo di consiglio. E voglio dirle anche un’altra cosa, se il mio amico avesse anche la più piccola percentuale di ritrovare i suoi genitori vivi o morti, e suo diritto sfruttarla. Lo sa cosa le dico signore? Le dico di togliersi dai piedi, dai Martin andiamocene!>>

Il proprietario non rispose alla provocazione, ma si limitò solamente a fare un sorriso strozzato, mentre Martin seguì il suo amico fuori dal edificio. Una volta che i due ragazzi furono fuori, i due uomini si guardarono negli occhi, sicuramente non molto soddisfatti dello svilupparsi della situazione.

<<allora signor letiwins, cosa intende fare, i due ragazzi non hanno collaborato come lei avrebbe voluto, e non vi hanno lasciato il teschio. Forse andranno alla ricerca di altri reperti e se scoprissero i misteri che si racchiudono in essi?>>

<<professor Konnors, lei con chi crede di avere a che fare con un idiota forse? A me non preoccupa il fatto che quei due si mettano, forse, alla ricerca di altri teschi, ma a me dispiace il fatto che quei due ingenui non ci abbiano lasciato il loro teschio. Da quel teschio potevamo ricavare delle altre informazioni fresche. >>

<<signor letiwins, io non mi permettere mai di considerarla un idiota, ma sono stato molte volte nell’università, dove quei due studiavano, e posso assicurarle che sono davvero molto in gamba. E magari potrebbero metterci i bastoni fra le ruote!>>

<<konnors, razza di troglodita sotto sviluppato, lei crede che io questo non lo sappia? Metterò alle loro costole qualcuno che tenga d’occhio quei due presuntuosi, se scoprono o troveranno qualcosa, non avranno il tempo di farlo vedere a nessuno. E adesso professore torni al suo lavoro, che io devo occuparmi del mio. >>

Intanto Martin e Mark dopo la chiacchierata avuta con letiwins, stavano tornando a casa, e anche loro erano immersi in una lunga e intensa conversazione.

<< Che razza di storia e mai questa, un nuovo proprietario, mio padre non mi aveva parlato di questa storia, fino a pochi giorni fa mi aveva promesso con certezza che saremmo stati scelti per un tiro cigno in quel museo. Adesso ne viene fuori che c’è un nuovo proprietario, un proprietario che ha in gestione il museo da anni, qui la cosa mi puzza. E poi tutto quello che ci hanno detto, quello che ci hanno fatto vedere, tu cosa ne pensi Martin?>>

<<non so cosa dire e nemmeno cosa pensare, quando mi sono avvicinato all’altro teschio, e hanno incominciato a illuminarsi, dentro di me ho sentito una forza spaventosa. Io ora come ora, non saprei descriverla; ma una cosa te la posso dire, quella forza metteva i brividi. >>

<<allora tu credi che quello che ci hanno detto sia vero? E che forse sarebbe meglio lasciare perdere tutto? E magari di rinunciare al nostro viaggio!>>

<<no! Sono in gioco, e adesso voglio giocare, voglio arrivare fino in fondo a questa storia, e niente e nessuno mi potrà far cambiare idea. Tu cosa mi dici, sei dentro o fuori?>>

<<fratello, non c’era alcun bisogno che tu me lo chiedessi, io ci sto dentro di brutto. >>

Così i due si stringono la mano e si abbracciano, dandosi delle piccole pacche sulle spalle. Per poi rincamminarsi verso casa, ignari che qualcuno stava tramando alle loro spalle. Durante il tragitto che li riporta a casa, i due amici rimangono in totale silenzio. Una volta arrivati davanti alla porta di casa, si misero d’accordo sull’orario. L’indomani sarebbero partiti per la loro avventura. E una volta trovatosi d’accordo sull’orario, i due entrano in casa, per poi rimanere tutta la serata in completo silenzio. Solo poche parole uscirono dalle loro bocche, solo per avvertire i propri cari della loro partenza. Cioè che la mattina dell’indomani sarebbero partiti per il viaggio da loro programmato, e i genitori di Mark e gli zii di Martin non ebbero nulla da ridire. Dopo il pasto serale si fece tardi, quindi Martin sapendo che il giorno dopo avrebbe avuto una giornata piena, decise di andare a dormire, diede la buonanotte ai suoi zii e si diresse verso camera sua. Dopo una bella stiratina si sdraia sull’letto, prende in mano il suo telefonino e si prepara a spegnerlo, ma in quel frangente il suo telefonino inizia a vibrare e a squillare, sbuffando Martin guarda il display, per vedere chi lo stava chiamando. Molto sorpreso esclama ‘Emily’’ con la mano tremante dalla emozione, cerca di premere il pulsante della risposta.

<<pronto!>>

<<ciao Martin, mi riconosci vero? Oppure ti sei dimenticato di me!>>

<<no, non potrei mai dimenticarmi di te. >>

Risponde il ragazzo un po’ goffamente.

<<scusami se non ho risposto subito ai tuoi messaggi e alle tue E-MAIL, ma avevo da superare un esame molto importante in questi giorni; e di solito quando sono immersa nello studio, non penso ad altro. >>

<<no, stai tranquilla non devi scusarti, infondo io facevo lo stesso quando dovevo studiare. >>

<<allora non pensavi che ti avessi dato buca?>>

<<no ma niente affatto, a pensarci bene forse un pochino. Mi rendo conto di essere stato troppo frettoloso nel giudicarti. >>

<<vai sul sicuro non sono una ragazza permalosa, allora dimmi ci sono novità, avete deciso tu e il tuo amico quando partirete, o ci hai rinunciato?>>

<<no niente affatto, dopo le ultime scoperte, sono ancora più deciso a partire e a scoprire tutta la verità sulla scomparsa dei miei genitori. >>

<<di quale scoperte stai parlando?>>

Chiese Emily incuriosita dalle parole di Martin.

<<sai in questi due giorni sono successe molte cose, per esempio nello studio dei miei genitori, ho scoperto qualcosa di molto importante. >>

<<e cosa avresti scoperto, dai non tenermi sulle spine. >>

<<mentre scuriosavo nello studio in cerca di un libro interessante da leggere, ho scoperto uno strano meccanismo, che fa spostare la biblioteca di lato, facendo così svelare un doppio fondo. >>

<<Martin, scusa se ti interrompo, ma tali meccanismi sono comuni, servono a nascondere le casse forti. >>

<<si lo so, ma nel doppio fondo, non c’era una cassa forte, ma ben sì un piccolo baule. Il quale conteneva un piccolo diario nero appartenente a mio padre, ma la parte migliore deve arrivare, al suo interno, non cera solo quel diario, ma anche un teschio di cristallo. >>

<<<cosa! Un teschio di cristallo, ma mi stai prendendo in giro?>>

Disse la ragazza con tono molto sorpreso.

<< Tu sai di cosa sto parlando?>>

<<se stai parlando di un teschio di cristallo, puoi parlare solo dei teschi della conoscenza o anche detti del destino, quando i tredici teschi verranno riuniti, l’uomo saprà quale sarà il suo destino. Comunque di questi teschi se ne sa ben poco, ma so anche che in giro ci sono anche dei falsi sparsi per tutto il mondo. >>

<<si lo so, ma io e il mio amico abbiamo costatato al museo che questo in mio possesso è assolutamente autentico. Io credo che il proprietario del museo abbia cercato di spaventarci, oppure di avvertirci, io non sono riuscito a capire bene. >>

<<avvertirvi di cosa?>>

<<si mormora che dietro a questi teschi si celi un mistero grande quasi come l’universo, e ci ad anche detto che tutti quelli che hanno cercato di carpirne i segreti, muoiono o scompaiono, in circostanze misteriose. E non credo affatto che siano delle fantasie, perché forse la scomparsa dei miei genitori e veramente legata a questi teschi. >>

<<allora è per questo motivo che vuoi arrivare fino in fondo a questa storia, almeno è quello che ho capito dalle tue parole, potrebbe essere veramente pericoloso però. >>

<<si lo so, ma ormai io e Mark abbiamo deciso di partire domani mattina, per, Colfax la và o la spacca. >>

<< Né hai parlato con i tuoi zii di questa storia, loro cosa ne pensano?>>

<<loro sono solo che ho trovato una chiave nel cassetto della scrivania dello studio, e sanno che domani mattina partirò per un viaggio di piacere. Non sanno che sto partendo per scoprire la verità sulla scomparsa dei miei. >>

<< Non credi che questo comportamento sia sbagliato?>>

Replicò Emily con tono preoccupato.

<<si forse, ma almeno non staranno in pena per me. >>

<<ti faccio il mio più sincero augurio. Buona fortuna e mi raccomando, fai molta attenzione. >>

<<non preoccuparti, io sono come l’erba cattiva, non muoio mai. >>

<<si sarà anche così, ma comunque stai attento. Un’altra cosa, tienimi sempre informata, il mio numero c’è l’hai. >>

<<d’accordo boss, la terrò informata sicuramente su tutto, contenta adesso?>>

<<si diciamo di si.>> <<allora ci salutiamo, io domani mi dovrò alzare di buon ora. Buona notte Emily.>> <<buona notte Martin, e fate buon viaggio. >>

<<grazie ciao. >> chiusa la conversazione con Emily, Martin si sdraia sull’letto, con uno strano sorriso di soddisfazione stampato sul volto. Ben presto la stanchezza si fece sentire e il ragazzo si addormenta. Qualcuno però era ben sveglio, e quella persona era letiwins, anche lui stava parlando al telefono con una persona.

<<io voglio che da questa notte sorvegli due ragazzi, anno appena terminato gli studi all’università e da quello che ho potuto constatare sono anche molto svegli. E quando lei scoprirà anche il più piccolo particolare, dovrà riferirlo esclusivamente a me, siamo intesi?>>

<<ma certo signor letiwins, lo mai delusa fino ad ora?>>

<<no, e veda di non fallire proprio adesso, io la pago fior di quattrini ed esigo che faccia il suo lavoro alla perfezione. >>

<< Certo non si preoccupi, piuttosto, dove trovo questi due individui?>>

<<lei vada in direzione delle fontane piangenti, nel quartiere residenziale, li troverà una villa con piscina e campo da tennis. Il suo numero civico è il numero dieci, trovato, lui troverà anche l’altro ragazzo, sono vicini di casa. Le ho dato le direttive, adesso lei veda di non fallire. >>

<<ed io non fallirò, lei cammina su una strada sicura signor letiwins, inizierò l’appostamento subito. >>

<<molto bene, allora vada!>>

Detto questo leiwins chiuse la chiamata, e con la sua sedia girevole voltò lo sguardo in direzione della parete vetrata, mentre osservava una strana luna di colore rosso acceso, che non presagiva nulla di buono. L’indomani, i ragazzi si svegliano alla buon ora, per prepararsi per il loro viaggio, ma con due umori ben diversi. Martin era al settimo cielo, non faceva altro che fischiettare a canticchiare mentre si faceva la doccia, e dopo la valigia. Mark invece non faceva altro che sbuffare e borbottare, pensando al fatto di quanto fosse fastidioso alzarsi la mattina presto. Il loro volo sarebbe partito alle 10.00am, quindi avevano tutto il tempo a disposizione per prepararsi e salutare tutti a dovere. Alle 8.00am, i due erano già pronti per pregustare la loro avventura, Martin saluta i suoi zii con un lungo e caloroso abbraccio, e lo stesso fa Mark con sua madre, il quale e afflitta dal fatto che dovrà rimanere da sola in una casa grandissima. E anche dal fatto che due settimane prima dovette salutare il marito per un viaggio di lavoro, e adesso è costretta a salutare il figlio ma Mark la rassicura dicendogli che tornerà il prima possibile. Dopo i rispettivi saluti, i due amici si incontrano nel piccolo viale che unisce le rispettive case, si salutano dandosi una pacca sulle spalle, e poi si incamminano per la fermata del autobus che le porterà all’aeroporto. Qualcuno dentro a una grande Mercedes nera, ovvero due strane figure osservavano i movimenti dei due ragazzi, la persona seduta al posto del conducente prende in mano il telefono cellulare e compone un numero di telefono.

<<pronto signor letiwins?>>

<<si dimmi!>>

<<i due ragazzi si stanno muovendo, sono appena le 8.16am, e si sono seduti in una fermata dell’autobus. >> <<bene segui lì e poi fammi sapere, dove si dirigono. >>

<<d’accordo eseguo>>

E interruppe qui la comunicazione, e continua a osservare i due ragazzi, che nel frattempo ignari di tutto stanno scherzando mentre aspettano l’arrivo dell’autobus. Mentre lo strano individuo che ha appena parlato con letiwins, inizia a dare delle direttive alla persona seduta accanto a lui.

<<ascoltami molto bene, dobbiamo scoprire, dove sono diretti quei due, e adesso ti spiego qual è il mio piano; tu adesso scendi dall’auto e ti siedi accanto a loro, a quel punto devi cercare di attaccare bottone, e devi farti dire, dove stanno andando. Per non dare alcun sospetto tu dirai che stai andando dove vanno loro, e appena puoi allontanati un momento, mi chiami al mio cellulare e mi dici, dove sono diretti, e poi ti riunisci a loro. Capito tutto?>>

il suo collega non rispose, si limitò soltanto a rispondergli annuendo con la testa, poi si accinge a scendere dalla vettura. E dal veicolo scende una ragazza bellissima e affascinante, una ragazza dai capelli rossi, dagli occhi verdi e un fisico statuario. Chiude lo sportello, e si dirige verso i ragazzi, Mark si accorge subito delle ragazza, e inizia ad attirare l’attenzione dell’amico, colpendolo sul braccio con delle piccole gomitate.

<< Che diavolo ti è preso Mark?>>

<<che diavolo mi è preso? Ti lo dico io cosa mi è preso, guarda la ragazza che sta venendo qua. >>

<<quale ragazza? Miseriaccia che bel pezzo di ragazza!>>

Esclamò alla fine Martin, posando lo sguardo su di lei.

<<sta venendo proprio qui, tu la ragazza dei tuoi sogni l’hai già trovata, adesso se permetti tocca a me; quindi lascia parlare solo me ok. >>

<<d’accordo, però sperò per te che anche lei non sia dell’altra sponda. >>

Disse Martin ridendo.

<<perché non vai al diavolo, solo per non essere volgare. >>

Mentre la ragazza si stava avvicinando, Mark inizia a togliere le valige da sopra la panchina, facendo così spazio alla ragazza.

<<ciao ragazzi vi disturbo?>>

Disse lei con tono molto dolce.

<<no, no affatto, anzi se vuoi sederti ti o liberato la panchina dalle valigie. >>

Rispose Mark un po’ sornione.

<<state aspettando forse l’autobus?>>

Continuò lei con molta sicurezza.

<<si sai ci stiamo preparando a una piccola vacanza, dopo un duro lavoro fatto all’università.>>

Rispose ancora Mark.

<< Dai che coincidenza, anche io sto partendo per un viaggio, dopo la fine dell’università.>>

<<ma dai non ci credo, mi stai prendendo in giro?>>

Ribadì sorpreso Mark, mentre Martin ascoltava tutta la conversazione in completo silenzio.

<<Sì ti giuro, non ti sto prendendo in giro, e dove siete diretti di bello?>>

<<siamo diretti in nuovo Messico.>> Rispose lui.

<<no! Non è possibile, anche io sto andando li.>>

<<ma che bella coincidenza, allora puoi unirti insieme a noi se ti va. >>

Martin a quelle parole guarda il suo amico un po’ perplesso, lo sguardo di chi non gli sembra una grande idea, però decide di restare ancora in silenzio.

<<molto volentieri grazie, sempre se il tuo amico taciturno sia d’accordo. >>

<<Certo che lui è d’accordo, vero Martin?>> Disse Mark colpendo l’amico con un piccolo calcio alla tibia.

<< Certo non vedo, dove sia il problema. >> Rispose Martin guardando in cagnesco l’amico.

A quelle parole la ragazza si gira in direzione del Mercedes nero e sorride, e anche l’uomo dentro la vettura sorride, perché a capito che la sua collega aveva in pugno i due ragazzi e a la possibilità di lavorarseli a suo piacimento. La ragazza era riuscita a colpire la fiducia di Mark ma Martin era molto scettico, e non si fidava molto di lei, anche se, però non ne capiva il motivo. La ragazza è molto abile, e con la sua simpatia e la sua sicurezza riusciva sempre di più a entrare nelle grazie dei due. A un certo punto arrivò l’autobus, e tutte e tre salirono sul bus ma Martin si accorse di un piccolo particolare e una volta seduti fece alcune domande alla ragazza.

<<scusami, non vorrei essere scortese ma …. Ci avevi detto che anche tu dovevi venire in nuovo Messico?>> <<sì, perché me lo chiedi?>> Rispose lei dubbiosa.

<<non vedo le tue valigie, anche quando sei arrivata alla fermata, non le avevi. >>

E lei titubante rispose:

<<mio zio abita vicino all’aeroporto e ieri o portato le valigie a lui, così potrò comodamente prenderle poco prima di partire. >>

<<capisco, scusami se sono stato troppo impiccione, e mi dispiace. >>

<<si Martin, sei stato troppo scortese. >> criticò Mark

<<ma no, effettivamente la sua domanda era più che logica, infondo nessuno parte per un viaggio senza valigie.>>

rispose la ragazza tirando un sospiro di sollievo; il viaggio continuò molto piacevolmente, anche Martin iniziò ad aprirsi con l’affascinante ragazza, però lo stesso Martin si accorse di un’altra pedina mancante.

<<scusate ragazzi, stiamo parlando tutti insieme da circa due ore, ma noi non conosciamo il tuo nome e tu non conosci i nostri, io mi presento mi chiamo Martin. >>

<<cavolo il mio amico ha ragione, io mi chiamo Mark.>>

<<si è vero, certo che siamo dei bei sbadati, io invece sono Ketrin.>>

Dopo le presentazioni, l’autobus si ferma, davanti all’ aeroporto, i tre scendono e si dirigono subito verso i tabelloni delle partenze.

<<scusate ragazzi voi già possedete il biglietto per il volo?>> disse ketrin balbettando un po’.

<<noi sì, perché tu non ce lai?>> rispose Mark.

<<no, allora è meglio che vada a prenderlo al banco, prima che inizi a crearsi una lunga fila. >>

<<se vuoi, posso accompagnarti io. >> disse Mark.

<<sei molto gentile, ma non vorrei disturbare troppo, e poi devo andare anche in bagno, quindi è meglio che vada sola. >>

<<va bene, allora io e Martin ti aspettiamo qui, sempre che tu sia d’accordo. >>

<<si va benissimo, così vado a cercare anche mio zio per le valigie, allora ci vediamo tra pochi minuti. >>

Una volta che la ragazza si è allontanata, Mark rimprovera subito Martin, per la poca gentilezza con cui a trattato Ketrin.

<< sì può sapere cosa ti è preso, cos’è forse sei geloso di me e lei?>>

<<ma non dire cretinate, l’atteggiamento di quella ragazza non è affatto normale. >>

<<normale? Il tuo comportamento non è normale, io credo che tu sia geloso del fatto che lei preferisca me invece che te. >>

<< Che cosa stai farneticando, io di certo non sono invidioso di nulla. Forse qualcuno a qualche problema di vista, non ti sei accorto che quando eravamo nel bus, non faceva altro che guardarsi indietro, e alla fermata e venuta da noi con atteggiamento da civettuola. Poi ci sono tutte queste coincidenze, noi partiamo per un viaggio, lei parte per un viaggio, noi andiamo in nuovo Messico, lei cosa fa? Viene in nuovo Messico. E poi io non ho mai visto partire nessuno per un così lungo viaggio senza bagaglio. >>

<< Non hai sentito, le valigie gliela portate qui suo zio, ma per quale ragione devi essere così diffidente nei confronti delle persone estranee. Ti sei fidato di Emily? Oppure sbaglio?>>

<<no, non sbagli. >>

<<allora cerca di dare una possibilità anche a ketrin, infondo non ci affatto nulla di male. >>

<<d’accordo facciamo così, se lei tornerà da noi con le valigie, sarò meno dubbioso nei suoi confronti, però se lei torna da noi senza bagagli o non torna da noi, io ti prendo a calci. >>

<<perfetto, siamo d’accordo, ma sono sicuro che se questa fosse una scommessa, la vincerei io, o non mi chiamerei più Mark.>>

Intanto ketrin si era barricata in bagno, e con il proprio telefono cercava di contattare il suo collega.

<<sono ketrin, ci sei riuscito a seguirci fino all’aeroporto?>>

<<certamente, per chi mi ai preso per un novellino, piuttosto dimmi cosa ci fate all’aeroporto?>>

<<stanno partendo per il nuovo Messico, Colfax più precisamente, loro mi hanno detto per una vacanza, ma sono sicura che ce qualcosa di più che di un semplice viaggio. >>

<<e cosa pensi che ti stiano nascondendo?>>

<<questo non lo so, ma lo scoprirò molto presto. Il biondino pende completamente dalle mie labbra, basta che me lo lavori ancora un po’ poi te lo saprò dire. C’è un piccolo problema. >>

<<quale problema?>> Rispose l’uomo con tono preoccupato.

<<l’altro ragazzo e sospettoso, gl’ho detto che anche io stavo partendo per il nuovo Messico, ma quello è sveglio, e mi ha chiesto perché non avessi le valigie con me. >>

<<tu gl’hai detto che stavi partendo per un viaggio di oltre oceano senza avere con te dei bagagli? Anche un perfetto idiota avrebbe avuto dei sospetti. >>

<<sì ma adesso come faccio a trovare dei bagagli?>>

<<molto semplice, il passaporto ce lo hai dietro?>>

<<sì, certamente>>

<<bene allora basta che tu rubi la valigia di una ragazza che abbia la tua stessa corporatura, e se sei fortunata che abbia anche gli stessi gusti. E adesso vai e cerca di non fare più errori così stupidi. >>

<<d’accordo vado. >>

<<e un’altra cosa, io ti raggiungerò a Colfax il giorno dopo, quando sarò atterrato e lontano dall’aeroporto ti chiamo io va bene? Adesso vai!>>

Finita la conversazione, ketrin si mette alla ricerca di una o più valigie da poter rubare a una sfortunata ragazza, ma la missione non sembra delle più facili. Infatti, trovare una ragazza che si avvicini alla sue caratteristiche fisiche, sembra un compito molto difficile e arduo, e la cosa veniva resa ancora più difficoltosa anche dal fatto che l’aeroporto era pieno zeppo di persone ma soprattutto di guardie. La ragazza non si scoraggia e si fa venire un idea, decide allora di andare al magazzino, dove vengono messe le valigie prima di essere imbarcate negli aerei, ma una volta arrivata la vede due magazzinieri che stanno sistemando dei bagagli. Ketrin ancora una volta decide di non scoraggiarsi, ed essendo una ragazza molto sveglia, sfrutta il suo fascino a suo favore; ma subito si rende conto di avere commesso un tremendo sbaglio, la sua idea era di allontanare i due magazzinieri per poi tornare lì a frugare nelle valigie, si rende conto però che non avrebbe tempo per mettersi a frugare in tutte le valigie e trovare un bagaglio di una ragazza che somigli a lei. Il tempo stringe e deve trovare subito un’altra idea, e decide di tornare in dietro, ma la fortuna sembra girare a suo favore mentre stava uscendo dal magazzino, una ragazza della sua altezza, e dalle sue stesse fattezze fisiche, stava entrando e lasciando la valigia ai due magazzinieri, e non appena la ragazza lascia il magazzino, ketrin aspetta qualche minuto e poi si dirige verso i due uomini.

<<scusatemi, non vorrei crearvi disturbo, ma dovrei chiedervi un favore. >>

<<sì ma certamente signorina, anche se lei non potrebbe restare qui …. Di sicuro non possiamo negare un favore a una ragazza di così carina. >>

<<non dica così altrimenti, mi imbarazza, una mia amica qualche minuto prima era passata a portarvi una valigia, ma si è accorta di averci lasciato dentro il suo cerca persone, e siccome lei è molto timida, ha chiesto a me di venirlo a prendere. >>

<<lei sa in quale delle due valigie lo ha lasciato?>>

<<non me la detto, a questo punto credo che le prenderò tutte e due. >>

<<ecco a lei signorina. >>

<<molte grazie e scusate il disturbo. >>

<< Sì figuri, se tutti i disturbi fossero come lei …. Vorrei averne più spesso. >>

Così ketrin prende le due valigie, e frettolosamente raggiunge i due ragazzi. Arriva al punto d’incontro ma Mark e Martin non ci sono, ketrin molto ansiosamente si guarda intorno, e le vede in un angolo intenti a prendere delle bibite presso una macchina distributrice di lattine.

<<ragazzi scusate il ritardo, non riuscivo a trovare mio zio, adesso possiamo andare senza alcun problema. >> <<ketrin, perche ai il fiato grosso?>> gli chiese Mark un po’ sorpreso.

<<sono andata un po’ di fretta, perche avevo paura di farvi perdere l’aereo. >> Rispose con tono sicuro.

<<lo hai preso il biglietto, tra un po’ chiameranno il nostro volo. >> chiese ancora Mark, mentre Martin non diceva una parola.

<<maledizione me ne sono dimenticata, tutta colpa di mio zio che e arrivato con po’ troppo in ritardo, sapete mio zio non è mai andato d’accordo con la puntualità. Vado subito a prenderlo, sperando di non trovare molta fila, voi che fate mi aspettate ancora qui?>>

<<si d’accordo, vai pure, noi siamo qui. >> rispose sempre Mark confuso dal comportamento della ragazza, mentre ketrin si allontanava, Mark guarda negli occhi Martin rimanendo in silenzio, poi Mark inizia a pensare che forse Martin aveva ragione.

<<ti devo delle scuse Martin, forse hai ragione a sospettare di ketrin.>>

<<finalmente vedo che hai aperto gli occhi, però devo ammettere che per quello che riguarda le valigie, avevi ragione tu. >>

<<già ma ciò non toglie il fatto che adesso si stia comportando in modo davvero strano, insomma il nostro volo parte tra poco meno di quaranta minuti, e lei si agita come se il volo partisse tra pochi minuti. >>

<<dai Mark, questa volta sono io a invertire i ruoli, e a difenderla sono io. Certo non è venuta da noi con suo zio, e questo di sicuro non è un punto a suo favore, ma per questo nervosismo forse c’è una spiegazione, probabilmente ha paura di volare. >>

<<per quale motivo adesso la stai difendendo?>>

<<le valigie le ha portate, e questa cosa riesce a rendermi molto più tranquillo. >>

<<Sì, dai basta con questi assurdi dubbi, sembriamo degli idioti. Dai aspettiamola e non pensiamoci più. >>

Nel frattempo la ragazza stava tornando da loro, con un passo abbastanza svelto e deciso, i due vedendola arrivare cambia discorso, facendo finta di nulla.

<<bene ragazzi, questa volta sono davvero pronta; possiamo andare adesso. >>

<<sei sicura ketrin?>> chiese Mark.

<<sono sicurissima. >>

<<bene, allora perché non ti siedi e cerchi di rilassarti un po’>> disse Martin mentre trafficava con il suo MP3.

<< Non ci prepariamo a partire?>> chiese ketrin sorpresa.

<<per quale ragione non capisco, il nostro volo parte fra trenta minuti, abbiamo tutto il tempo che vogliamo prima di doverci preparare definitivamente. >> rispose Martin sorridendo, mentre Mark cercava di allentare la tensione. <<ketrin, mettiti seduta e stai tranquilla, non ti devi preoccupare di nulla, andrà tutto bene vedrai. >> <<scusami Mark, non riesco a capire cosa vuoi dire con queste parole. >>

<< Sì dai, noi abbiamo capito cos’è che ti rende così nervosa. >>

<<davvero lo sapete?>> rispose ketrin meravigliata e con voce strozzata.

<<Sì tutti abbiamo capito che tu hai paura di volare. >> lei si mise una mano davanti a gli occhi, per poi mettersi a ridere di gusto, tirando però un sospiro di sollievo. Dicendo poi ….

<< allora si nota così tanto, mi di spiace vi sarete preoccupati per il mio assurdo comportamento, avrei dovuto dirvelo subito che io ho questa fobia. >>

<<no, non fa niente, infondo la paura e parte dell’ego dell’essere umano. >>

Rispose Mark tranquillizzandola, ma nel frangente una coppia di poliziotti stava passando vicino ai tre, ovviamente la prima ad accorgersene fu ketrin, che subito cerca di nascondere il viso massaggiandosi le tempie. Anche Martin si accorge di questa scena, ma come sempre decide di rimanere in silenzio, pensando che forse quello strano atteggiamento nei confronti dei poliziotti avesse dovuto solo allo stress prima della partenza. Finalmente arriva l’annuncio della partenza dell’loro volo, alla chiamata ketrin prende subito in mano le valigie, come se non vedesse l’ora di partire, allora Martin a quel punto però non può fare ameno di farle una domanda.

<<certo che tu pur avendo paura di volare, dai l’impressione di voler partire il prima possibile. >>

<<si hai ragione, ma devi capire che prima partiamo …. Prima mi tolgo questo peso dallo stomaco. >>

E così i tre si incamminano per salire nel proprio aereo, che le porterà a vivere un avventura che nessuno dei tre si sarebbe mai sognato di vivere. Una volta date le valigie agli addetti, e trovati tre comodi posti in prima classe, l’aereo, decolla senza alcun problema. Il viaggio trascorre tranquillo e sereno, anche Martin aveva messo da parte i propri dubbi nei confronti di ketrin, e i ragazzi trascorrono la maggior parte del tempo a conversare e scherzare, sembra come se ognuno di loro avesse lasciato i propri problemi alle spalle. Alle ventidue ora locale, finalmente l’aereo inizia la manovra di atterraggio, solo un paio di minuti per stiracchiarsi un po’ e devono subito scendere dal velivolo. Recuperano le proprie valigie e chiamarono un taxi per portarli all’loro albergo; una volta arrivati davanti all’albergo, Mark fece una domanda a ketrin:

<<tu in quale albergo devi andare?>>

<<mi hanno consigliato che prima di prenotare devo guardarmi un po’ intorno, perché non sempre le foto messe nei depliant, dicono la verità, servono solo a ingannare i turisti. >>

<<si vede che io e Martin siamo stati fortunati, perché nella foto cera un bellissimo albergo a cinque stelle, e questo sembra proprio che lo sia. >> disse Mark con tono soddisfatto.

<<si hai proprio ragione, è proprio un bel posticino, quasi mi fermo qui e chiedo se anno una stanza libera. >>

E così anche ketrin scende dal taxi e insieme a Mark e Martin si dirige alla reception e chiedono se ci fosse, una stanza mono locale libera, e la fortuna sembra girare proprio dalla sua.

<<signorina lei è davvero molto fortunata, ce proprio una stanza libera proprio al terzo piano accanto alle stanze dei suoi due amici. >>

Dopo questa bella notizia, ketrin quasi salta di gioia. Allora i tre, spossati per il lungo viaggio, decidono di andare a farsi un bella dormita nelle proprie stanze. Martin e Mark fattisi una bella doccia ristoratrice, si buttano subito sull’letto. Ketrin decide di farsi un bel bagno rilassante su una vasca idromassaggio, ma una volta sdraiatasi sull’letto, non riesce a prendere sonno, perché si sente la coscienza presa da dei rimorsi, anche se non riesce a capirne il motivo. Allora decide di farsi quattro passi, vicino alla piscina dell’albergo; la quale era situata in un meraviglioso giardino, che sembrava essere uscito da una favola. I colori delle rose gialle, rosse e bianche, rendevano ancora tutto più magico e sotto una luna piena splendente, incorniciata da un miliardo di stelle, e guardando tutto questo cominciò a pensare ai momenti della sua infanzia, quando sua madre e suo padre facevano dei meravigliosi picnic, e passava delle giornate stupende, e pensando a questi meravigliosi momenti, dagli occhi iniziarono a scendergli delle lacrime, che si asciugò subito con le mani e la fredda realtà torna a spadroneggiare, decidendo così di tornare nel proprio alloggiò. L’indomani Martin si sveglia alla buon ora, scende a fare colazione, dopo ovviamente aver fatto i suoi esercizi mattutini; aspetta che si alzino anche i suoi compagni di viaggio, ma sembra che Mark e ketrin non siano molto mattutini. Allora decide di tornare di sopra a rompere le valigie durante l’attesa, ma quando va per chiamare l’ascensore si accorge che è già occupato, e quando l’ascensore finisce la propria corsa, si rende conto che l’ascensore era occupato da ketrin.

<<buon giorno Martin, cavolo sei già in piedi? Io sto dormendo ad occhi aperti! Deve essere colpa del fuso orario. >> <<si mi sono svegliato circa un ora fa, stavo aspettando voi per fare colazione, dato che almeno tu ti sei svegliata, possiamo fare colazione insieme, almeno ci facciamo compagnia. Sempre che tu lo voglia. >> <<Certamente, non mi rechi alcun disturbo. >>

Martin accompagna ketrin presso la sala bar per fare colazione, e incuriosito da un piccolo particolare, non riesce a non fare una domanda alla ragazza.

<<scusa ketrin, posso farti una domanda. >>

<<sì ma certo, spara pure. >>

<<ho notato che i tuoi occhi sono arrossati e gonfi, sembra che tu abbia pianto tutta la notte. >>

<<miseriaccia, si nota molto. No non o pianto per tutta la notte, è solo che non sono riuscita a dormire bene, come o già detto prima, sarà colpa del fuso orario. Dovrei esserci abituata a causa del mio lavoro, che la maggior parte del tempo di sicuro non me lo fa passare a casa, comunque ….>>

<<scusa se te lo dico, ma tu non ci avevi detto di frequentare ancora l’università!>>

<<sì, infatti, io lavoro per mantenermi gli studi, e quando torno a casa, sono sempre costretta a dare gli esami, anche se non so come faccio a trovare il tempo per studiare. >> rispose ketrin stringendo poi i denti alla fine della frase. <<capisco, e cosa tratti nel tuo lavoro?>>

<<faccio la segretaria in una multi nazionale, e per questo motivo che sono sempre in viaggio. >>

<<deve essere dura lavorare e studiare allo stesso tempo, senti hai dei programmi per dopo?>>

<<si effettivamente è molto dura. Sai sono molto stanca e credo che me ne starò qui in albergo. >>

<<peccato, avevo deciso di farmi un giro per il luogo, spero che almeno Mark decida di venire con me. >>

E in quel frangente ecco arrivare Mark mentre si stiracchiava ancora un po’ assonnato.

<<buon giorno ragazzi, già in piedi! E da quanto tempo?>>

<<io circa due ore. >> rispose Martin

<<io circa un ora. >> rispose ketrin

<<avete già fatto colazione?>>

Ed entrambi risposero di sì, ma a un certo punto il telefono di ketrin si mette a squillare.

<<pronto!>>

<<ketrin sono io, mi sto imbarcando nel primo volo che mi porterà lì da te, quando sarò arrivato, ti farò uno squillo. Tu rimani a disposizione per l’intera giornata d’accordo. >>

<<d’accordo. >> rispose lei con voce tremolante, staccando in fine la conversazione.

<<ketrin tutto bene?>> chiese Mark preoccupato vedendo della tensione nel volto della ragazza.

<<si va tutto alla grande, però e meglio che adesso me ne vada a darmi una rinfrescata, fa molto caldo da queste parti. Ci si vede questa sera, ciao ragazzi. >>

<<ciao ketrin>> risposero entrambi i ragazzi.

<<allora Mark, ce ne andiamo a fare due passi?>>

<<ma sì perché no, tanto neanche Nostra D’Amos riuscirebbe a capire cosa passa nella testa di una ragazza, soprattutto quella ragazza. >>

E così i due ragazzi decidono di andare a farsi una piccola passeggiata, in giro per la città, magari a cercare anche qualche indizio utile alla loro ricerca. Senza perdere altro tempo si tuffano nelle vie del paese, mescolandosi con la gente dell’luogo ma a causa del forte sole, ben presto i due iniziano a sentirsi la gola secca. Sì guardano in torno per trovare un posticino tranquillo dove poter bagnarsi le labbra, appena svoltato, l’angolo Mark nota un piccolo locale che sembrerebbe proprio fare al caso loro.

<<guarda Martin quell’locale sembra proprio fare al caso nostro. >>

<<si hai ragione, dai andiamo. >>

I ragazzi entrano nel bar, e si dirigono al banco, e con un pessimo spagnolo ordinano due birre, afferrate le bevande, escono dall’locale per posizionarsi in uno dei tavoli posti all’esterno del bar. Si siedono vicino al tavolo di due strani individui, uno dei due era vestito molto elegantemente e serio, l’altro in modo sportivo e sbarazzino. E nel tavolo posto vicino a questi due tizi, se ne stava un uomo che aveva tutto il corpo coperto da un vestito che sembrava somigliare a un poncio, e in testa indossava un enorme sombrero che gli copriva tutto il viso e se ne stava in silenzio sorseggiando una strana bevanda rossastra. I due individui stavano parlando vivacemente di un sito archeologico il quale succedevano delle cose strane, per meglio dire degli stranissimi incidenti. Che provocavano morte e distruzione, e l’uomo vestito sportivo chiedeva all’altro, non con tono amichevole di chiudere il sito. L’altro rispondeva molto garbatamente che quello che gli stava chiedendo era una cosa impossibile, ma l’altro continuava a insistere perché venisse chiuso il sito, perché si era venuta a creare un situazione assurda e pericolosa, e con o senza il suo consenso avrebbe fermato il progetto. L’uomo vestito elegantemente allargando le braccia rispondeva che sarebbe stata una follia quella di fermare i lavori, perché sono stati finanziati troppi soldi in questa operazione di scavo. L’altro gli ribadì che quel sito era maledetto e che nessuno sarebbe più morto in quel luogo, e alzandosi di scatto fece cadere la propria sedia e se ne andò. Martin e Mark avevano assistito a tutta la scena, Martin avvicinandosi all’orecchio di Mark gli disse:

<<hai sentito, forse parlavano del sito, dove anni fa hanno lavorato i miei genitori. >>

<<Sì può anche d’arsi, ma allora cosa intendi fare?>>

<<cosa intendo fare? Parlare con mister eleganza ovvio!>>

Così alzandosi Martin si dirige verso quell’uomo, e gli chiede se si può sedere a quel tavolo, l’uomo risponde di sì, mentre si passa la mano tra i capelli.

<<scusi se la disturbo, ma non ho potuto fare a meno di ascoltare la conversazione avuta con il suo amico. >> disse Martin molto gentilmente.

<<sì e allora! A me cosa me ne importa. >> rispose l’uomo molto arrogantemente.

<<da quello che o potuto ascoltare, stavate parlando di un sito, e suppongo che sia un sito archeologico; bene vorrei chiederle per favore se lei gentilmente mi può dire dove si trova questo sito. >>

<<per quale motivo lo vorresti sapere?>> rispose seccato l’individuo.

<<perché sono uno studente che ad appena terminato la facoltà di archeologia, e sono curioso di fare una capatina a questo sito, e nient’altro. >>

<<bene un pivello alle prime armi, comunque se ci tieni proprio a saperlo, il sito si trova a trenta chilometri da qui, seguendo sempre questa strada. >>

Detto questo l’uomo, si alza e se ne va, dando dei piccoli calci a scivolo sul terreno, mentre Martin se ne ritorna tutto soddisfatto dal suo amico.

<<allora cosa ti ha detto?>> chiese incuriosito Mark.

<<lo hai sentito molto bene quello che mi ha detto, domani si noleggerà un auto e si va alla ricerca del sito misterioso. >> <<speriamo soltanto di non andare a caccia di guai. >>

<<Non fare l’uccello del male augurio, e alzati da quella sedia. >> I due amici nel andarsene passano vicino a quel strano signore, che senza presentarsi disse loro:

<<badate miei giovani esploratori, il luogo dove siete diretti è un luogo maledetto. Dove il guardiano Nubis domina e spadroneggia>>

<<ma di che cosa sta parlando signore?>> chiese Martin allo strano personaggio.

<<sto parlando di una forza oscura, misteriosa e molto antica, e chi la cerca può trovare anche la morte, ma anche di peggio della morte stessa. >>

<< cos’è forse crede di spaventarci, o ci vuole fare uno scherzo di pessimo gusto?>> Ribadì Martin sempre più perplesso.

<<non vi sto facendo uno scherzo e non sto cercando né anche di spaventarvi. >>

<< Allora cosa vuole da noi si può sapere? Io non riesco a capire!>> continuò Martin

<<voi avete in vostro possesso un teschio del destino, e se non sbaglio, siete alla ricerca di qualcuno che molto tempo fa è scomparso giusto? Una dura prova vi attende, unite tutti i teschi se ne sarete capaci, e a quel punto capirete. Badate bene, il compito che vi attende non sarà facile da compiere. >>

Martin non riusciva a credere a quello che aveva sentito, né anche Mark riusciva a crederci; ma a un certo punto Martin trovala forza per dire qualcosa.

<< Lei chi diavolo è? E come fa a sapere tutte queste cose sol nostro conto?>>

L’uomo non rispose rimase immobile come un sasso, Martin innervosito dallo strano comportamento di quel tizio, cerca di afferrarlo per un braccio, ma quando era vicino per toccarlo, l’uomo scomparve nel nulla, lasciando sul posto i suoi indumenti. I ragazzi rimasero impietriti e allo stesso tempo sbalorditi, non riuscivano a muovere un solo muscolo né anche a parlare, poi Mark trova il coraggio di dire qualcosa:

<<mio Dio, quel tizio si è dissolto nel nulla!>>

<<allora Mark, hai visto quello che ho visto io; è una situazione assurda. >>

<<forse mio caro amico siamo solo molto stanchi e stressati, quindi potremmo avere avuto una allucinazione, tutto qui.>>

<<si potresti avere ragione, ma abbiamo avuto la medesima allucinazione e nello stesso momento, devi ammettere che questa cosa è molto strana. Comunque sarà meglio tornare in albergo e farci una bella dormita. >>

<<sarà dura farsi una dormita, dato che sono appena le due del pomeriggio. >>

<<sì ma da queste parti fanno l’ora della siesta, forse la fanno per evitare che il cervello evapori ed evitare così delle allucinazioni come le nostre. >>

E i due si diressero nella strada che li avrebbe riportati in albergo, nel frattempo Ketrin stava cercando una concessionaria di automobili, per noleggiare un auto. E a circa tre chilometri dall’albergo la trova; una volta noleggiata un automobile, si dirige nei pressi dell’aeroporto e attende la chiamata da parte del proprio collega. Dopo quattro lunghe ore di attesa arriva finalmente la agognata chiamata, mette in moto la macchina e cerca di parcheggiare il più vicino a possibile all’aeroporto. Appena entrata vede subito il suo collega intento a recuperare le valigie, la ragazza si dirige subito da lui, e gli chiede se avesse bisogno di una mano, lui molto scortesemente non risponde e continua a cercare le sue valigie. Una volta recuperate, si dirige subito all’uscita, chiedendo a Ketrin cosa avesse scoperto; lei abbassando lo sguardo disse:

<<non molto, ancora non sono riuscita a farmi integrare completamente da loro. >>

<<allora devi cercare di integrarti il prima possibile, letwins non è uno che scherza. >>

<<si lo so, e puoi stare tranquillo che non lo deluderò.>>

<<bene perché ne va della mia e della tua incolumità. Loro adesso dove sono?>>

<<sono andati a fare due passi in giro per la città.>>

<<quando parlerai con loro, cerca di farti dire dove sono andati, con chi hanno parlato e altre cose così.>>

<<si d’accordo farò il possibile. >>

<<adesso chiamo un taxi e vado nel mio albergo a riposarmi, non preoccuparti i due alberghi non sono molto distanti l’uno dall’altro. >>

<< Ho noleggiato un auto, posso accompagnarti io. >>

<<sei forse impazzita, non possiamo correre il rischio di farci vedere insieme. Appena avrai delle informazioni importanti, ti pregherei di informarmi, anche a qualsiasi ora. >>

<<va bene lo farò.>>

Lui detto questo sali su di un taxi e se ne andò, anche ketrin salì in macchina e si diresse nella via del ritorno. Arrivata in albergo, trova su un divano Martin e Mark seduti in completo silenzio, mentre fissavano un punto vuoto, lei si avvicina e le saluta, però senza avere risposta. Ketrin le osserva, guardandoli con uno sguardo un po’ smarrito e incredulo, poi decide di salutarli di nuovo, questa volta ottiene risposta da entrambi, che salutano in modo freddo e distaccato. Lei offesa decide di alzare la voce.

<<scusatemi ragazzi, ma vi sembra questo il modo di salutare una amica che non avete visto per quasi tutto il pomeriggio?>>

A un certo punto Mark decide di aprire bocca, ma comunque rimanendo freddo.

<<scusaci ketrin, ma abbiamo avuto un pomeriggio acceso e molto animato. >>

<<cosa vogliono dire queste parole? Cavolo sembrate due che anno appena visto un fantasma, sembrati smarriti. >> <<credimi, abbiamo tutte le ragioni per esserlo. >>

<< Mi volete dire una buona volta cosa vi è capitato oggi?>>

Ma a un certo punto Martin si alza e si congeda salutando tutti.

<<sentite io non ho molta voglia di parlare. È meglio che vada a dormire e mi rinfreschi le idee, ciao e buona notte a tutti. >>

A sua volta Mark e ketrin salutano augurandogli una buona notte.

<<insomma mi vuoi spiegare, Martin e andato via sconvolto, e di certo tu non sei da meno. >>

<<se ci tieni proprio a saperlo te lo dirò, già sai che io e Martin questa mattina siamo andati a fare due passi. Bene per colpa della troppa calura abbiamo deciso di rifocillarci in un piccolo bar, dopo prese le nostre bevande, siamo usciti a sorseggiare, e fuori cerano tre uomini, due seduti in un tavolo e l’altro uomo in un altro tavolo. E i due uomini stavano parlando di un sito archeologico chiuso, ma da poco forse riaperto, comunque non ne sono sicuro. E uno dei due voleva che il sito venisse chiuso definitivamente, l’altro invece voleva che gli scavi continuassero, a un certo punto il tizio che voleva chiudere il sito si alza e se ne va, lasciando da solo il suo collega. Allora Martin credendo che i due uomini stavano parlando del sito dove avevano lavorato i suoi genitori, decide di andare a parlare con l’uomo rimasto solo. Per farsi dire dove si trovava quel sito, ma la cosa sconvolgente deve arrivare, dopo che Martin ha parlato con quel tizio, entra in campo l’altro individuo di cui ti avevo parlato. Ci chiama e ci mette in guardia, su strane maledizioni e cose così. La cosa che ci ha sconvolto e il fatto che quel tizio è svanito nel nulla davanti ai nostri occhi. >>

<< Mi stai prendendo in giro dai!>> rispose ketrin con tono ironico.

<<no non ti sto prendendo in giro, perché se lo stessi facendo …. Come spiegheresti il fatto che siamo così sconvolti. >> <<se quello che mi dici è vero, questa cosa e davvero inquietante. >>

<<già, ed è per questo, che adesso è meglio che vada a riposarmi. >>

<<si forse è meglio, allora buona notte Mark.>>

<<buona notte ketrin.>>

I due rientrano ognuno nella propria camera, Mark si sdraia subito sull’letto cercando di prendere sonno. Ketrin prima di spegnere le luci, chiama il suo collega per riferirgli quello che aveva saputo da Mark, poi anche lei decide di sdraiarsi e di farsi una bella dormita. Come al solito i molti pensieri disturbano il sonno della ragazza, allora decide come la notte precedente di andare nei pressi della piscina, posizionata in quel bellissimo giardino. Né anche Mark riusciva a prendere sonno, e stava guardando dalla finestra il cielo stellato. A un certo punto si accorge di ketrin, che si stava dirigendo verso la piscina. Incuriosito, decide di seguirla, e la trova al bordo della piscina, mentre immergeva i piedi nell’acqua, guardando il cielo, immersa nei propri pensieri.

<<ciao ketrin non riesci a prendere sonno?>>

Lei che non aspettava di certo nessuno si prende un piccolo spavento.

<<cavolo Mark sei tu! Mi ai fatto spaventare. >>

<<scusami non era mia intenzione quella di spaventarti. >>

<< Tu cosa ….cosa ci fai qui?>> disse ketrin sorpresa della presenza del ragazzo quasi apparso dal nulla.

<<niente di particolare, ti o vista venire qua dalla mia finestra, e siccome non riuscivo a prendere sonno ho deciso di raggiungerti; ma dimmi anche tu non riuscivi a prendere sonno? O ci sono altri motivi?>>

<<no, anche io non riuscivo a prendere sonno, e sono venuta qua, in questo piccolo angolo di paradiso. >>

<<già hai ragione, questo giardino sembra avere qualcosa di magico. >>

Così i due si mettono a parlare del più e del meno, per circa due ore, mentre Martin era riuscito a prendere sonno. Un incubo tremendo lo stava tormentando, e non poteva fare altro che dimenarsi da una parte all’altra dell’letto, mentre ketrin e Mark stavano piacevolmente continuando a conversare.

<<posso farti una domanda un po’ personale ketrin?>>

<<dipende quanto personale?>>

<<un po’ tanto personale. >>

<<d’accordo ti concedo il permesso di farmi questa domanda. >>

<<so di conoscerti da poco ma … ma vorrei chiederti se tu sei già …. Sì, se tu …. Sei già impegnata con un ragazzo? Ecco l’ho detto. >>

<<certo che non hai molti peli sulla lingua tu! Comunque risponderò lo stesso alla tua domanda, no non sono impegnata con nessun ragazzo. >>

E lui sorridendo rispose:

<<allora puoi concedermi l’onore di poterti corteggiare?>>

<<perché no, è il sogno di ogni ragazza quello di essere corteggiate da un ragazzo, e poi infondo tu sei un ragazzo molto carino e affascinante. >>

<< Davvero tu pensi questo di me?>>

<<ma certo che lo penso veramente, perché tu non ti consideri un bel ragazzo?>>

<<si ovviamente, ma il fatto e che tu sei una ragazza cosi solare, dolce e bellissima. Bellissima come una pietra preziosa, più rara di una pietra preziosa. Io non ho neanche uno di questi pregi. >>

<<no, qui ti sbagli mio caro, perché le parole che mi hai appena detto sono bellissime, e in questo modo ai dimostrato di essere un ragazzo dolcissimo. >>

E i due visi iniziano ad avvicinarsi, fino ad arrivare a toccarsi e darsi un lungo e passionale bacio. L’atmosfera da fiaba viene interrotta da un urlo straziante e disumano, proveniente dalla camera di Martin. Ketrin e Mark si bloccano di colpo guardandosi in torno.

<<cos’era quel terribile urlo?>> disse ketrin spaventatissima.

<<non lo so, ma proveniva dalla stanza di Martin, devo andare a vedere. >>

<<aspettami, vengo con te. >>

I piccioncini iniziano a correre freneticamente, in direzione della camera di Martin. Arrivano davanti alla porta della stanza, e iniziano a bussare, ma senza avere risposta. A quel punto Mark decide di aprire la porta con la forza, prende una breve rincorsa, e colpisce la porta con la spalla, una volta aperta la porta, intravedono Martin seduto sull’letto. Era stravolto e tutto sudato, e osservava un punto vuoto della stanza, Mark gli afferra le spalle e lo scote un po’.

<<Martin …. Martin stai bene? Tutto apposto?>>

Gli chiede l’amico spaventato, Martin scuote un pochino la testa e lo guarda.

<<si va tutto bene Mark, ho avuto solo un terribile incubo. Mi di spiace di avervi svegliato. >>

<<noi non stavamo dormendo, e comunque l’importante e che tu stia bene. >>

<<te lo già detto e tutto a posto, potete andare, adesso sto già meglio. >>

<<sei sicuro? Non starai facendo il difficile?>>

<<si sono sicurissimo, dai andate a riposarvi, io e te domani dovremmo intraprendere una difficile giornata. >> <<d’accordo, allora noi andiamo, buona notte Martin. >>

Martin salutato i suoi amici, si sdraia nuovamente sull’letto. Mentre anche Mark e ketrin decidono di salutarsi e di andare a dormire.

<<allora ci vedremo domani ketrin?>>

<<si d’accordo, notte Mark.>>

<<notte. >>

il mattino seguente Martin si sveglia alla buona ora, e con vigore bussa alla porta del suo amico.

<<dai forza Mark apri, andiamo. >>

Mark si sveglia di sobbalzo, e ancora molto assonnato apre la porta.

<<Cosa c’è Martin? Che ore sono?>>

<<ma cosa ti importa di che ore sono, ma come non sai che il mattino all’oro in bocca. >>

<<tu sei completamente fuso!>>

<<dai vatti a vestire, che andiamo a noleggiare un auto, che poi andiamo a dare un occhiata al presunto sito maledetto.>>

E in tanto a causa del baccano provocato da Martin, si sveglia anche ketrin, che apre la porta e a mala pene si affaccia per capire cosa stava succedendo.

<< Per quale subdolo motivo state facendo tutta questa confusione?>> disse la ragazza un po’ stizzita, e alla sua domanda rispose Martin tutto entusiasta.

<<io e questa specie di ghiro, dobbiamo fare una piccola visita al presunto sito maledetto. >>

<<e ci andate a quest’ora? Sono appena le sei del mattino!>>

<<come o risposto poco prima a lui, il mattino a l’oro in bocca, e poi dobbiamo andare a noleggiare un auto. >> rispose Martin strofinandosi le mani.

<<per l’auto non dovete preoccuparvi, perché ieri né o noleggiata una io, per andarmene un po’ in giro per la città, ma per oggi posso darla a voi. >>

<<davvero ci faresti questo favore?>>

<<ma certo molto volentieri, l’auto è parcheggiata appena fuori dall’entrata, sul lato sinistro. È un fuori strada della Lande Rover, non potete sbagliare. >>

<<bene allora ti ringrazio molto ketrin, scendo subito a prenderla, però mi servono le chiavi!>>

Afferrò le chiavi al volo e poi corse subito all’ascensore, scende alla reception ed esce. Entra in auto e avvia il motore. Mark e ketrin si guardano negli occhi un po’ perplessi, per poi arricciare i nasi. E a un certo punto sgomento Mark disse:

<<certo che si è ripreso molto bene! Ieri sera sembrava un cadavere!>>

<<sì, impressionante davvero!>>

<<tu invece sei bellissima anche appena svegliata. >>

<<grazie ma né anche tu non sei così tanto male, anche se come pigiama usi la divisa da calcio dell’Liverpool.>>

E avvicinandosi si abbracciano al centro del corridoio, ma vennero interrotti dalle urla di Martin, che chiamava il suo amico. Mark alza la testa al cielo un po’ innervosito.

<<questo sta diventando un vizio, mi sa proprio che ti devo lasciare; ma se vuoi, uccido Martin e torno subito da te. >> <<dai scemo vatti a preparare. >>

E i due si lasciano, Mark per prepararsi, mentre ketrin non appena chiusa la porta, afferra il cellulare e chiama subito il suo collega.

<<si pronto, chi parla?>>

<<sono io ketrin, i due aquilotti si muovono, prenderanno l’auto che avevo noleggiato ieri. Non so di preciso, dove si stiano dirigendo. >>

<<non importa, tanto gli starò incollato come un ombra, mi trovo già nei pressi del vostro albergo, mi basterà voltare l’angolo. Grazie per l’informazione, ma adesso devo andare. >>

Come ha detto lo strano individuo, si trovava già sotto l’albergo pronto a seguire i due amici, stava osservando Martin, che a sua volta ignaro di tutto stava ancora aspettando Mark. Finalmente dopo dieci minuti Mark raggiunge Martin, sale in auto, facendo subito una domanda al suo amico:

<<scusami Martin, non è per mala fede ma … tu sai con precisione, dove dobbiamo andare? Oppure stiamo andando alla cieca!>>

<<non preoccuparti, non sono mica un idiota. >>

<<io di certo non volevo dire questo. >>

<<si lo so benissimo, ma comunque ti pregherei di rilassarti. D’accordo. >>

Allora Mark senza farsi vedere, si fa il segno della croce imprecando il cielo, mentre un auto grigia a distanza di sicurezza, inizia a inseguire i ragazzi; la quale stanno proseguendo il viaggio in completo silenzio. Dopo circa un ora i ragazzi si trovano davanti ad uno bivio, dopo aver trascorso solo trenta chilometri esatti. Allora Martin svolta a sinistra, imboccando una strada stretta e piena di buche; alla fine della piccola, e disastrata strada, davanti ai loro occhi compare qualcosa che può essere descritta solo come una città fantasma. Era il sito, il presunto sito maledetto, che opportunamente appariva proprio come un luogo spettrale. I lavori avevano fatto affiorare delle mura in rovina, sparse per un ampio raggio. Si potevano anche notare gli attrezzi di scavo sparsi qua e là, tende e accampamenti logorati dal tempo trascorso e dalle intemperie, i due iniziarono a scuriosare nel sito, trovando però solo tanta desolazione, in quell’luogo sembrava proprio non esserci nessuna fonte di vita. L’unica cosa che sembrava che respirasse mentre serpeggiava tra quelle desolate mura, era solo un leggero venticello, il quale trasportava anche un odore molto forte e acre, quasi nauseabondo. Nonostante il cattivo odore, i ragazzi imperterriti continuano a scuriosare qua e là, ma senza trovare nulla d’interessante. Ogni loro movimento era perfettamente squadrato dal misterioso uomo, che a distanza di sicurezza osservava minuziosamente ogni loro movimento, ma a un certo punto Martin inizia a urlare il nome di Mark, che subito inizia a correre verso di lui.

<<guarda ho trovato questa strana entrata. >>

<<già è scavata dentro a questa collina. >>

<< Com’è possibile? A vederla da qui, sembra un entrata profonda e molto grande, e pure è scavata all’interno di questa collina di sola terra. >> Disse sgomento Mark.

<<effettivamente hai ragione, dai proviamo a entrare!>>

<<sicuro di volerlo fare Martin? La cosa mi sembra al quanto pericolosa. >>

<<cos’è forse hai paura?>>

<<io paura? Non farmi ridere!>>

I ragazzi decidono di entrare all’interno di quella strana entrata, che sembrava somigliare all’ingresso di una miniera, ma era troppo buio per riuscire ad andare avanti, quindi decidono subito di tornare indietro, Per munirsi di una torcia elettrica, una volta presa la torcia dall’auto, riprendono per la loro strada. Una volta entrati, notarono subito che la struttura non era fatta di sola terra, le pareti, infatti, erano in pietra, ma una pietra scura non molto lavorata, il buio era talmente fitto, che né anche il più piccolo raggio dì sole sembrava che non riuscisse entrare, i due ragazzi stanno percorrendo uno stretto e lungo corridoio, e ad ogni passo in avanti la temperatura sembrava scendere bruscamente. Lo sbalzo di temperatura era molto evidente, infatti, i due iniziano ad avere qualche piccolo brivido di freddo, ma l’ambiente ostile non ferma la loro avanzata, per loro questi particolari sembravano avere poco conto e senza paura continuano per la loro strada. Davanti a sé riescono solo a vedere il buio e le rocce, ormai sono molti minuti che i due stanno camminando in vano, senza trovare nulla di interessante.

<<ei Martin, ormai sono molti minuti che stiamo camminando senza meta, non credi che sarebbe ora di tornare in dietro.>>

<<lo sai che forse non hai tutti i torti, dai proviamo a farci qualche altro metro, e se non troviamo nulla si torna in dietro.>>

<<d’accordo ti seguo. >>

I ragazzi decidono di continuare e andare avanti ancora per un po’, mentre il loro inseguitore aveva deciso di aspettarli fuori dalla galleria. I due amici continuavano ad andare avanti passo dopo passo, ma a un certo punto la loro attenzione viene attratta da qualcosa. Due mucchi di terra erano posizionati uno a destra l’altro a sinistra ai piedi di una parete di roccia più chiara rispetto a quella fino ad ora vista, e dichiarava la fine della galleria.

<< Cosa significa tutto questo? Due cumoli di terra posti ai piedi di una parete di roccia!>> disse Mark perplesso. <<forse sono stati fatti dagli archeologi che hanno lavorato qui. >>

<<sì ma per quale motivo?>> continuò Mark.

<<questo non chiederlo a me, oppure gli stessi archeologi che hanno lavorato qui, sono arrivati fino a questo punto e poi non sono andati oltre, o ancora sono arrivati qua e poi sono stati interrotti. >>

<<allora cosa intendi fare?>>

<<ma che razza di domanda ma è ovvio voglio arrivare fino infondo. >>

<<sì ma le uniche cose su cui possiamo lavorare, sono due mucchi di terra e una parete di roccia, e nient’altro. >> <<bene, perché noi su questi elementi possiamo tranquillamente lavorarci, intanto scopriamo cosa ce sotto queste piccole montagne di terra, forse nascondono qualcosa. >>

Per terra erano state abbandonate due pale, le raccolsero e iniziarono a togliere la terra, era davvero molto strano sembrava non esserci nulla sotto a tutta quella terra, ma alla fine Martin con la sua pala riuscì a sentire qualcosa.

<<ehi Mark, credo di aver trovato qualcosa. >>

<<davvero? Aspetta ti do una mano. >>

<<si aiutami, sono curioso di sapere cosa ce sotto. >>

Molto delicatamente cercano di togliere tutta la terra, e alla fine la sorpresa, sotto a tutta quella terra …. Cera la statua di una tigre, i due si guardano negli occhi molto soddisfatti dell’loro lavoro. Non c’era tempo di festeggiare, e subito tornano a lavorare, ma questa volta finiscono dalla parte dove Mark l’aveva lasciata in sospesa. E ancora una volta sempre con molto garbo riescono togliere tutta la terra e alla fine emerse una statua di un aquila. Entrambe erano alte quante un uomo di taglia media, costruite sulla nuda pietra, ma il vero lavoro inizia adesso. E tutto dipendeva dal semplice fatto che nessuno dei due ragazzi sapeva o riusciva a capirne il significato.

<<Bene adesso abbiamo riportato alla luce se così si può dire queste due statue, e adesso cosa facciamo. >> chiese Mark al suo amico con tono al quanto ironico.

<<molto semplice, dobbiamo capire a cosa servono o se hanno un significato particolare tutto qui. >>

<<più facile a dirsi che a farsi, comunque siamo in gioco, allora giochiamo. >>

I ragazzi iniziano ad osservare molto attentamente le due statue, concentrandosi al massimo, come due matematici che stavano cercando di creare una nuova formula matematica. Sembra proprio che non ci siano svolte, tutto fa sembrare che quelle statue siano state messi lì solo per abbellire l’ambiente.

<<tu ci hai capito qualcosa Martin?>>

<<no, io no e tu capito qualcosa?>>

<<ma che sono in alto mare!>>

<<maledizione forse queste statue rappresentano due dei e sono state messe qui per venerarle e per portargli solamente dei doni. >> disse Martin con tono nervoso.

<<sì, ma questo non è un sito archeologico aperto per la ricerca dei Maya?>>

<<Maya, azteco ma quale differenza vuoi che faccia Mark?>>

<<rifletti, eppure sei stato promosso con il massimo dei voti alla tesi finale di laurea. Queste due civiltà non veneravano dei a forma di aquila né tanto meno a forma di tigre. >>

<<sì ma è anche vero che queste due civiltà apprezzavano molto le qualità degli animali in generale. >>

Ribadì Martin.

<<allora dammi una spiegazione plausibile. >>

<<dobbiamo cercare di capire cos’è che accomuna questi due animali, io credo di averlo capito. E l’astuzia che accomuna questi due animali, forse chi ha scolpito queste due statue voleva mettere in guardia gli intrusi. >> <<arriva al punto Martin. >>

<<voglio dire solo che qui intorno ci potrebbe essere qualche meccanismo segreto. >>

<<non ti sembra ipotesi molto fantasiosa. >> Rispose Mark ridendo.

<<fantasiosa? Perché invece di fare il cinico, non mi dai una mano a cercare, tentare non nuoce. >>

Mark alzò le spalle e sbuffando iniziò a cercare qualsiasi cosa si potesse muovere per aprire un passaggio segreto, ma anche questo tentativo sembra essere vana.

<<no, non ce nulla, non riesco a capire per quale motivo ti sono venuto dietro. >> esclamò Mark deluso.

<<comunque hai alzato le spalle e ci hai provato. >>

<<si ci abbiamo provato e abbiamo fallito. >>

Dette quelle parole Martin sferra un pugno nella pancia della tigre, davanti agli occhi sgomenti dei due la statua apre la bocca, facendo comparire una pergamena. Un antica pergamena, avvolta da un nastro rosso.

<< Cos’è quella?>> chiese Mark a Martin.

<<sembrerebbe una pergamena, aspetta adesso la prendo. >>

<<stai attento quando la prendi, sembra così vecchia che forse al contatto si potrebbe sbriciolare. >>

<<stai tranquillo so quello che sto facendo. >>

Molto lentamente Martin allunga il braccio per afferrare la pergamena, al contatto il ragazzo capisce che la pergamena è in perfetta condizione. A quel punto decide di aprirla senza aspettare un solo secondo di più.

<<pazzesco, questa pergamena è scritta in latino!>>

<<cosa? Mi stai prendendo in giro? Fammi vedere!>>

Mark si avvicina a Martin e da una occhiata.

<<non stavi scherzando! E proprio scritta in latino, ma come può essere?>>

<<una spiegazione ci può essere a questo punto, questi monumenti sono stati costruiti da un europeo. >>

<<dai, cosa aspetti ancora, leggila. >> disse Mark cercando di affrettare i tempi.

<<quando la tigre e l’Aquila incontreranno i loro sguardi, al viaggiatore la strada sarà svelata. >>

<< Cosa diavolo è, un indovinello?>> esclamò perplesso Mark. <<non lo so sembrerebbe di più uno scherzo!>> rispose Martin.

<<secondo te cosa significa quella frase Martin?>>

<<non o la più pallida idea, incontreranno i loro sguardi, la strada sarà svelata. Come possono incontrarsi i loro sguardi, le statue sono posizionate in punti troppo diversi e per giunta i loro sguardi guardano entrambi in avanti. >> <<aspetta Martin, pensaci bene, come per la pergamena, anche per far incrociare i loro sguardi ci potrebbe essere un meccanismo di mezzo. >>

<<sì, hai ragione, dai riguardiamo con molta attenzione queste statue. >>

Così per l’ennesima volta i due si rimettono alla ricerca di qualcosa che possa aiutarli, anche questa volta sembra proprio che non porti alcun frutto, Martin si gratta la testa, e Mark si strofina il mento, mentre guardavano accuratamente le due statue. Nessuna idea sembra affiorare e neanche convincere, ma i due insistono continuando ad osservare accuratamente.

<<molto probabilmente il tizio che a scritto quella pergamena, era di fuori come un balcone, sembra proprio che non ci siano altri strani meccanismi. >> disse Mark con tono di resa.

<<no ci deve essere anche per forza, proviamo a spingere le statue. >> rispose Martin deciso a risolvere lo strano enigma.

<<al mio tre spingiamo simultaneamente, d’accordo Mark?>>

<<d’accordo!>>

Al tre iniziano a spingere come dei pazzi, spingendo con tutta la loro forza le due statue, ma niente le statue non si muovevano di un solo centimetro.

<<Martin è tutto in utile, si sta facendo tardi, non credi che sarebbe meglio rientrare in albergo?>>

<<non esiste, ci deve essere un modo per far incontrare gli sguardi di queste due statue. >>

<<sì un modo ci sarà, ma di sicuro non lo troveremo oggi. >>

Con queste parole Mark cercò dissuadere Martin, puntandogli contro anche la luce della torcia, ma compiendo quel gesto il ragazzo si accorse di una cosa che incuriosì molto la sua attenzione. Puntando il fascio luminoso contro il suo amico, la luce colpì anche la statua della tigre; accorgendosi del fatto che il volto della tigre era vuoto.

<<hai visto Martin? La testa della tigre al suo interno è vuota, e forse mi è venuta una idea. >>

Mark si portò alle spalle della statua, e appena dietro le orecchie della tigre notò una piccola fessura, gli puntò il fascio di luce della torcia. E la luce uscì dagli occhi della statua, terminando in un piccolo angolo in penombra, subito dopo Martin si porta alle spalle della statua a forma d’aquila, accorgendosi che anche essa aveva una piccola fessura posizionata dietro la testa. Punta la luce dentro la fessura, che raggiunge poi l’altro fascio di luce proiettato dall’altra statua, illuminando completamente l’angolo in penombra. I due fasci di luce fanno comparire un disegno, più precisamente una freccia, che indicava in direzione del soffitto. Allora Martin decide di avvicinarsi per dare un occhiata più da vocino, e guardando con la torcia si accorge di una sporgenza che scende in direzione del pavimento. Con la testa inizia a guardarsi in torno, per cercare qualcosa che lo potesse aiutare a raggiungere quella sporgenza, ma sembrava proprio non esserci nulla che lo potesse aiutare a raggiungerla. <<Mark vieni a vedere, la freccia apparsa grazie alla luce proiettata dalle statue, indica una sporgenza che affiora dal soffitto. >>

<<sì, riesco a vederla anche da qui, ma come pensi di arrivarci fin lassù?>>

<<non lo so, ma un modo per arrivarci ci dovrà pur essere! Possiamo provare a spingerla con un bastone. >>

<<sì come no, tu per caso vedi un bastone qui dentro? Perché io no!>>

<<possiamo andarlo a prendere fuori da questa galleria. >>

<<no dico ma cosa ti sei fumato Martin? Ci sono volute delle ore per arrivare fin qui, ci prendiamo il pensionamento in questo modo. >>

<<non hai tutti i torti, allora proverò a colpirla con una di queste pietre. >>

Martin inizia a guardare il pavimento in cerca di una bella pietra da poter lanciare contro la sporgenza, dopo qualche secondo di osservazione …. Riesce a trovare quello che cerca. Afferra una pietra grande quante un pugno, la fa saltellare sul palmo della mano, e poi la scaglia contro il suo bersaglio. Non succede nulla il tentativo si rivela un completo buco nell’acqua; ma il ragazzo non si arrende, e ci riprova di nuovo, riafferra al stessa pietra precedentemente lanciata e la scaglia di nuovo contro la sporgenza, ma anche questa volta il tentativo e nullo. Preso da un attacco di frustrazione, sferra un calcione alla pietra, la stessa che aveva selezionato con cura, facendola scomparire nella oscurità. Mark osserva il suo amico, che se anche preso da un po’ di sconforto, continua a pensare ad un modo per arrivare a quella maledetta sporgenza. Poi Mark da una posizione un po’china, alza la testa di scatto e guardando Martin gli disse:

<<mi è venuta un idea!>>

<<cosa hai detto?>>

<<ti ho detto che ho avuto un idea! Saliamo uno sopra al’altro, per uno il soffitto è alto, ma per tutte e due no, possiamo arrivarci se giochiamo di astuzia. >>

<<si non hai avuto una cattiva idea, dai proviamoci. >>

Martin si posiziona sotto la sporgenza, Mark lo segue a ruota; poi Martin si inginocchia e Mark sale sulle sue spalle, e l’idea sembra proprio funzionare. Infatti, Mark riesce senza alcun problema ad arrivare alla sporgenza per poterla spingere, ma il fato vuole che le difficoltà non siano terminate. Anche mettendo tutta la propria forza, non riesce a muovere di un solo centimetro quel cubo di pietra.

<<non riesco a capire Martin, questo affare non si muove, se lo spingo all’interno niente, se lo spingo verso l’esterno niente lo stesso. Io a questo punto non so cosa fare. >>

<<mettici più forza, dai!>>

<<ci ho messo tutta la mia forza!>>

<<allora scambiamoci di posto, voglio provarci io stesso. >>

I due ragazzi invertono le loro posizioni, e mentre si scambiavano di posto, Mark inizia a sbuffare spazientito. Martin inizia a spingere come un pazzo, mettendoci tutta la propria forza, ma si rende subito conto che il suo amico aveva ragione, e deluso si strofina gli occhi. Non appena si toglie la mano dagli occhi, si accorge di due sagome, una a forma di sfera e l’altra a forma di mezza luna, con una scritta sotto di esse che diceva: “La luna e il sole non si possono incontrare, ma tu trova il modo che questo possa accadere.”

<<ehi Mark ho trovato qualcosa, due sagome con una scritta sotto, il quale dice che dobbiamo trovare il modo di far incontrare la luna e il sole. >> <<cosa diavolo è un altro enigma?>>

<<sì, sembrerebbe proprio di si.>>

Allora Mark fece scendere dalle proprie spalle Martin, e lo guardò allargando le proprie braccia, e poi disse:

<<dobbiamo risolvere un altro maledetto enigma, io non ne posso più. >>

Sì anche io mi sono un po’ scocciato di questi indovinelli, ma se vogliamo arrivare infondo a questo mistero dobbiamo sopportare. >>

I due si siedono ed iniziano a ragionare su quello strano e nuovo indovinello, mentre pazientemente qualcuno li sta attendendo all’uscita, bramoso di conoscere cosa stavano facendo. Intanto il pomeriggio stava ormai avviandosi al termine, e Martin e Mark stavano ancora pensando a l’enigma letta sulla sporgenza. L’idee non erano molto accese, mentre stavano seduti davanti l’uno al’altro, molto concentrati e pensierosi. Ad un certo punto, Martin si alza e si dirige verso le due statue, il tutto viene osservato da Mark che sta guardando il tutto con molta attenzione, mentre Martin osservava una sfera gialla, posizionata sulla fronte della tigre. Poi dopo appena quattro passi, inizia ad osservare l’aquila, e sul suo petto affiorava una sagoma a forma di mezza luna. Con molta attenzione le osserva entrambe.

<<senti Mark, puoi prestarmi quel tuo piccolo coltello porta fortuna che ti porti sempre dietro>>

<<che cosa ci vuoi fare?>>

<<non preoccuparti, non te lo rompo, e te lo restituisco subito. >>

Allora Mark si fruga nelle tasche, tira fuori il piccolo coltello e lo lancia al suo amico. Lo afferra al volo e si getta subito sulla statua della tigre, cercando di tirare fuori dalla fronte quella strana pietra. E senza alcuna fatica la estrae. E poi passa al aquila, e inizia la stessa manovra fatta poco prima all’altra statua, cercando di tirare fuori quella mezza luna dal petto del aquila. Anche questa volta viene estratta con molta facilità, poi si dirige verso la sporgenza, portandosi proprio sotto ad essa. Inizia a chiamare Mark con la mano, facendola oscillare avanti e indietro, Mark non riesce a capire, ma decide lo stesso di assecondare l’amico.

<<prendimi sulle spalle. >>

<< Sì può sapere cosa diavolo vuoi fare martin?>>

<<non ti preoccupare, e tu fa quello che ti ho detto per favore. >>

Sbuffando Mark decide di dare ascolto a Martin, inizia ad avvicinare i due oggetti alla sporgenza, ma non accade nulla, allora Martin si ferma, cercando di capire come potevano essere usate quelle due sagome.

<<ti vuoi muovere, non sei molto leggero. >>

Rimprovera Mark, il quale inizia ad essere schiacciato dal peso di Martin.

<<cerca di avere pazienza devo ragionare. >>

<<si ragiona, ma cerca anche di sbrigarti. >>

Allora Martin non sapendo come comportarsi continuava a muovere gli occhi freneticamente, forse però per un colpo di genio o semplicemente un colpo di fortuna, decide di unire i due oggetti, infilando la sfera dentro la curva della mezza luna. E sembra proprio che questa manovra funzioni, la sporgenza con un fastidioso cigolio si ritrae all’interno dello stesso soffitto, facendo uscire una lunga leva di legno.

<<guarda Mark e uscito qualcosa!>>

<<si incredibile, ma datti una mossa e fai qualcosa. >>

Rispose Mark con tono affaticato, allora martin senza pensarci troppo tira verso di lui la leva, e subito inizia un tremendo frastuono e la parete di roccia, posta dietro alle due statue inizia ad alzarsi verso l’alto. Facendo comparire una grande porta di legno, Martin scende dalle spalle di Mark, e i due sbalorditi fissano la porta i ragazzi puntano le torce sulla grande porta. Che a un certo punto si apre, ma non si poteva vedere nulla tranne che il buio e l’ignoto. Decidono allora di puntare le torce in direzione dell’ oscurità ma quell’oscurità era talmente intensa che la luce delle torce non riusciva a penetrarla. A quel punto Martin sprezzante del pericolo, decide di attraversare la porta, e una volta attraversata, come per magia centinaia di torce si accendono di colpo, la forma di queste torce era davvero inquietante. La loro forma era terrificante, una forma di una testa allungata, gli occhi incavati nel cranio, la bocca era piccola e aperta e mostrava i denti lunghissimi e affilatissimi e non avevano nulla di umano. In compenso il materiale con cui erano state costruite compensava il tutto, infatti, erano state scolpite nell’oro puro. Martin era entrato e sembrava molto spaesato, mentre Mark osservava il tutto fuori dalla porta. Ancora una volta davanti ai loro occhi si presentava un grande e lunghissimo corridoio, ma questa volta non era fatto di pietre, ma di uno strano materiale, un materiale assomigliante al cristallo, un cristallo bianco. Che ricopriva non solo le pareti ma anche il pavimento; le pareti erano talmente alte che era impossibile intravedere il soffitto. A un certo punto Martin scuote la testa, poi si gira in direzione di Mark dicendogli:

<<allora cosa fai? Hai deciso di rimanere li, oppure decidi di muovere le gambe. >>

<<non saprei, io avrei voglia di tornare a casa e di restarci. >>

<<Come sei stato tu a volere che io intraprendessi questo viaggio, e adesso mi vieni a dire che vorresti tirarti in dietro?>>

<<no … non è questo, ma ….>>

<<non accetto ma, o sei dentro o sei fuori, a te la scelta. >>

<<d’accordo sono dentro. >>

Dopo questa piccola discussione Mark decide di entrare, e di continuare a fare da spalla al suo migliore amico. Uno di fianco all’altro i due con molta prudenza, passo dopo passo continuano ad avanzare, Martin era eccitatissimo, invece Mark a ogni passo si fa il segno della croce, il pavimento inizia a diventare come una scacchiera, ma i due non badano molto a questa differenza e continuano ad andare avanti. Ad un tratto Mark mette il piede in una delle caselle, subito sprofonda verso il basso e al suo posto compare un leggio, con una frase scritta su un libro di terra cotta e ancora una volta le frasi erano scritte in latino. I ragazzi spaventati fanno immediatamente tre passi indietro, ma Martin incuriosito si avvicina all’ leggio e legge la frase scritta sullo strano libro. “state attenti o voi viaggiatori, state molto attenti ad ogni vostro passo, perché il pericolo vien dal basso.”

<<ma cosa significa?>> disse Mark sbalordito.

<<non lo so, ma qui la cosa mi puzza. >>

<<ti puzza? A me invece fa proprio schifo! Secondo me adesso e arrivato davvero il momento di tornare indietro. >> <<bene se vuoi tornare indietro accomodati, io continuo per questa strada. >>

Così dicendo Martin più deciso che mai a proseguire nella sua avventura, alza la testa e va avanti. Dopo qualche passo però, fa il passo più lungo della gamba, una delle mattonelle cede, trasformandosi in una botola. Martin non può fare altro che aggrapparsi ai bordi e urlare aiuto e chiamare a squarcia gola il suo amico, Martin penzolava sopra a delle lance conficcate sul pavimento in uno spazio non molto ampio. E lo scheletro di un uomo era conficcato in una delle lance, trafitto nella gola. Mark sentendo urlare il suo amico, si tuffa sul pavimento, scivolando sulla pancia, afferrando il suo amico per un soffio, perché Martin aveva allentato la presa.

<<tieniti stretto Martin. >>

<<per favore non lasciarmi. >>

<<non preoccuparti ti tiro su in un secondo. >>

La cosa sembrava non essere così semplice, Mark non riusciva a sostenere il peso di Martin e di conseguenza stava scivolando insieme al suo amico, ma con tutta la sua forza e con molta fatica riesce a tirarsi su. Subito dopo scivola ancora, Martin non poteva fare altro che guardare in erme le fitte lance infilate sul terreno, e cercare di incitare Mark a tirarsi su. Allora Mark tira un profondo respiro, e con uno sforzo sovra umano riesce a tirarsi su e con lui anche Martin, erano stravolti e con il fiatone rimangono sdraiati sul pavimento.

<<ce la siamo vista brutta e Mark!>>

<<già la puoi dire forte. >>

<<ce la siamo vista proprio bruttaaaa!>> urlò ad alta voce Martin.

<<posso dirti una cosa mio caro amico?>>

<<dimmi o mio salvatore. >>

<<sei proprio un deficiente, ci abbiamo quasi rimesso le penne …. E tu cosa fai ti metti a fare il buffone. >>

<<diavolo Mark ci siamo appena salvati da una morte di sicuro non molto piacevole, e tu ti metti a fare il serio. >>

Mark non rispose, ma scosse la testa da sinistra a destra per un paio di volte mentre cercava di rialzarsi.

<<senti Mark seriamente, so che ci siamo messi in una brutta storia, ma ci conosciamo da una vita. E sai anche che sono cresciuto senza i miei genitori, ho sempre cercato di nascondere il fatto che sentivo la loro mancanza. In realtà la sentivo molto e la sento tutt’ora, quindi vorrei arrivare in fondo a questa storia; solo per sapere quale sorte ha scelto il fato per i miei genitori. Tu non puoi rischiare la tua vita per questo, quindi se vuoi tornare indietro sei libero di farlo, senza alcun rancore. >>

Allora Mark si avvicina a Martin, il quale era rimasto ancora sdraiato a terra, poi guardandolo dal alto verso il basso gli disse:

<<ho sempre saputo che i tuoi genitori ti mancavano, ma non o mai avuto il coraggio di dirti niente, ma comunque io sono costretto a seguirti, altrimenti chi ti tirerà fuori dai guai. >>

E poi ridendo gli tese la mano, e una volta alzato anche Martin, si abbracciarono cercando di darsi coraggio l’uno con l’altro, dandosi delle piccole pacche.

<<allora adesso come procediamo, davanti a noi ce un baratro e se riuscissimo a saltare rischiamo di calpestare un’altra trappola. >> disse Mark con tono sicuro e deciso.

<<se vogliamo andare avanti non abbiamo altre possibilità dobbiamo saltare, al mio tre saltiamo!>>

<<d’accordo inizia a contare. >>

Martin inizia a contare, e dopo avere preso un breve rincorsa riescono a saltare la prima trappola e toccato terra Mark perde l’equilibrio, tentennando tende le spalle all’indietro. Martin prontamente lo sorregge con una mano, tirando poi un sospiro di sollievo. Poi i due amici decidono di procedere in fila indiana, e davanti decide di andarci proprio Martin, che decide di procedere a piccoli passi. Riesce ad avanzare, ma la fortuna decide di abbandonare presto i due. Al quarto passo di Martin scatta la seconda botola, anch’essa identica al altra trappola con centinaia di lance conficcate sul terreno, con una sola differenza, in questa botola cerano i poveri resti di una persona caduta di schiena. E questa volta senza esitare un solo secondo, i due saltano dal altra parte ma questa volta a perdere l’equilibrio e Martin, che cade in avanti, scivolando di lato per mezzo metro; Mark osserva tutta la scena con il cuore in gola.

<<stai bene Martin?>>

<<si tutto a posto, adesso mi rialzo. >>

Nel rialzarsi poggia la mano sul pavimento, facendo scattare ancora un’altra trappola, a pochi centimetri dall’altra. <<maledizione questo posto è pieno di botole, inizia a pentirmi di aver continuato. >>

esclamò furioso Martin.

<<pensa questa volta non possiamo prendere neanche la rincorsa. >>

<<lo vedo benissimo Mark, non sono mica cieco. >>

<<bene se lo vedi dimmi cosa vuoi fare, senza rincorsa rischiamo di ammazzarci!>> rispose stizzito Mark.

<<sì ma se mi vuoi dire di tornare in dietro, la situazione non cambia. >>

<<no io ti voglio dire solo che lo sapevo benissimo che ci saremmo ammazzati. >> urlò furioso Mark.

<<e va bene avevi ragione!>>

Detto questo Martin si lancia dall’altra parte, riuscendo a superare la botola, Mark lo guarda sbigottito, ma avendo visto il suo amico gettarsi dall’ altra parte senza alcuna paura, senza dire una parola fa la stessa cosa. Prendendo un profondo respiro, salta, e riesce ad atterrare dall’altra parte senza alcun problema, poi i due si guardano negli occhi, come un atto di sfida senza dirsi una parola. Continuano a procedere, sempre in fila indiana ed è sempre Martin a fare il capo fila, andando avanti calpestano una mattonella, che con il suo peso sprofonda questa volta solo di qualche centimetro. Facendo comparire un altro leggio, con delle scritte ancora una volta in latino; i ragazzi lo fissano, quasi stufi di questi assurdi giochetti e di rime, che spuntano dal nulla.

<<un altro leggio, Martin sono stufo di tutte queste assurdità.>>

<<cosa credi, anche io sono stufo, ma voglio continuare lo stesso. >>

Allora Martin si avvicina all’leggio, facendo attenzione che intorno ad esso non ci siano altre trappole. Allunga un po’ il collo ed inizia a leggere: “ sei stato fortunato, hai appena fatto filotto, e per questo te le regalo otto. Un consiglio avrai, se la testa userai …. La via di uscita troverai. Anche per difenderti qualcosa potrai avere, ma prima dovrai risolvere questo enigma; può ferire e uccidere, ma solo se la mano di chi la possiede lo vuol volere, tanto amata da ogni cavaliere.”

<<questo che ha scritto questa roba, era ubriaco come una scimmia. >>

Disse Mark scuotendo la testa.

<<perché una scimmia?>> chiese incuriosito Martin.

<<non lo so, e puoi cosa può importare. Dai risolviamo questo assurdo indovinello. >>

<<questa volta e davvero complicato questo rebus. Sei stato fortunato hai fatto filotto, ed è per questo, che te le regalo otto. Poi ci dice di usare la testa per trovare l’uscita, ci mette davanti uno stranissimo enigma. >>

Mentre i due pensavano, dalle pareti comparirono delle fessure, dalle quali iniziarono a fuori uscire delle tarantole giganti. <<guarda Mark, cosa sono quegli affari?>>

<<sono dei ragni, dei ragni enormi. >>

<<sì ma adesso cosa facciamo, non sembra che siano qui per darci il ben venuto, anzi sembra proprio che siano venuti per darci il ben servito. >> urlò Mark con voce tremante.

<<questi sono venuti per farci la festa, ma una festa molto particolare. >> rispose Martin immobilizzato dalla paura. Intanto una delle tarantole si avvicina minacciosa ai due, che non sanno cosa fare, poi Martin urla a Mark:

<<dobbiamo risolvere l’enigma, forse così troveremo la via di uscita. >>

<<sì ma non riesco a trovargli un senso, può ferire e uccidere, ma solo se la mano di chi la possiede la vuol volere, tanto amata da ogni cavaliere. >>

<<Sì Mark è la spada, dobbiamo cercare una spada. >>

<<Martin ma sei sicuro di quello che stai dicendo? Come possiamo trovare una via di uscita con una spada?>>

<<la via di uscita sta nel fatto che se troviamo una spada, possiamo poi uccidere questi affari. >>

Con un portentoso balzo una delle tarantole piomba sopra a Martin, bloccandolo con le spalle a terra. Superata la paura del momento, il ragazzo sfodera un portentoso calcio contro l’aracnide, riuscendo a liberarsi. Intanto Mark invece di trovare una spada, trova un bastone e con esso cerca di allontanare i giganteschi ragni.

<<Cosa fai Mark, quello non è mica una spada, a me sembra più un bastone. >>

<<sì ma se dobbiamo ucciderli, possiamo benissimo ucciderli anche con questo no!>>

<<sì come no, le uccidiamo a bastonate adesso. >>

Rispose Martin mentre stava indietreggiando per cercare di scappare da una delle quatto tarantole, ma la situazione inizia a diventare ancora più critica quando altre quattro tarantole iniziano ad uscire ancora una volta dalle fessure.

<<perché no, io infondo lo sto già facendo. >>

Rispose Mark mentre faceva mulinare il bastone con le mani, dando di tanto in tanto qualche colpo ben assestato a una delle tarantole.

<<tu sei pazzo da legare, cerchiamo la spada e falla finita di giocare con questi cosi. >>

Rispose Martin, tirando un calcio circolare alla tarantola che stava davanti a lui.

<<secondo te come faccio a trovare la spada, mentre questi mi vogliono mangiare. >>

Disse Mark mentre stava trattenendo una delle tarantole mentre gli stava mordendo il bastone. Intanto Martin stava inferendo sulla tarantola con due colpi di karate, ma subito un’altra gli sta addosso, mentre il bastone di Mark viene spezzato dal morso del grande aracnide, ma il ragazzo e molto abile e trasforma quei due pezzi di legno rimastogli in mano in un alta arma, facendoli mulinare entrambi nelle mani. Poi fa un giro su se stesso e colpisce con molta violenza l’animale, ma il ritornello si ripete, un’altra tarantola gli sta subito addosso. Tra l’ altro i due amici iniziano a stancarsi, sia fisicamente sia psicologicamente. E alla fine Mark mentre sta combattendo, inizia a cercare l’agognata spada. Il fatto e che non si può concentrare nella ricerca, ma deve preoccuparsi di più a non essere divorato. A un certo punti si potette udire un urlo disperato, ed era quello di Martin, era stato intrappolato in una tela di ragno, sputatogli addosso alle spalle da una delle tarantole. “Mark … Mark!” urlò disperato il ragazzo, il quale non poteva muovere un solo muscolo, mentre uno di quegli esseri gli stava arrivando addosso. Allora Mark si getta subito in aiuto dell’amico, sempre con i suoi due fidati pezzi di bastone, ed è con essi che cerca di allontanare la tarantola da Martin. Inizia a colpirla con dei colpi forti, veloci e ripetuti, ma questa tarantola sembrava essere un osso piuttosto duro, si allontana solo di qualche centimetro, e con rabbia e dei piccoli balzi, lei stessa cerca di fare allontanare Mark dalla sua preda; ma Mark non demorde, ma la situazione sta degenerando. Un’altra tarantola sta arrivando da un altro lato, Martin se ne accorge e subito avverte l’amico che potrebbe essere in pericolo. Che non sa cosa fare, è preso da una forte frustrazione inizia ad urlare con tutto il fiato a sua disposizione, urlando al cielo di volere una spada. E sembra proprio che qualcuno lo abbia ascoltato, dal buio del soffitto cade una piccola spada spagnola, risalente all’epoca dei conquista d’ores, cadendo di punta proprio in mezzo ai due rivali.

<<Da dove diavolo salta fuori questa spada si può sapere?>>

esclamò sorpreso Mark, ma subito Martin gli urlò di afferrarla e di uccidere la tarantola.

<<allora, cosa stai aspettando Mark, il permesso della mamma per prendere quella spada? Dai afferrala e uccidi questi maledetti animali. >>

subito dopo quelle parole Mark scosse la testa, prese la spada, e con un deciso fendente tagliò di netto una delle zampe dell’aracnide, che gli si stava avvicinando. Con uno scatto veloce si porta davanti al suo amico, la tarantola che li aveva preso di mira, lancia un agghiacciante urlo, tremendo e fastidioso e spalanca poi le proprie fauci. Mark si avvicina avanzando a piccoli passi, agitando la spada davanti al viso dell’ aracnide, la stessa tarantola inizia ad indietreggiare. E il ragazzo decide di continuare il piccolo siparietto iniziato tra lui e il tarantolone, inizia a correre incontro al gigante a otto zampe, con la spada protesa in avanti. E affonda la spada dentro l’occhio destro dell’animale, che inizia ad urlare per il dolore, poi Mark decide di colpirla ancora una volta, questa volta affondando la spada in mezzo agli occhi e la tarantola si accascia a terra senza vita. Le altre sette tarantole rimaste osservarono tutta la scena, rimanendo arrampicate sui muri; ma non appena si accorgono della morte della compagnia si gettano su di essa iniziando a divorarsela con gusto, cercando di cacciarsi l’una con l’altra. Mark e Martin osservano tutta la scena disgustati, poi Martin sfila la spada dalle mani dell’amico e colpisce sulla schiena una delle tarantole rimasta indietro uccidendola, tre tarantole si accorgono di tutto ciò e lasciano il loro attuale banchetto per gustarsi il nuovo. Martin molto velocemente si deve schiacciare su una delle pareti, per evitare di essere investito dalla furia delle tre tarantole. Poi decide di restituire la spada a Mark lanciandogliela, afferrandola al volo.

<<a questo punto è meglio allontanarsi il prima possibile, prima che i nostri amici finiscano i loro pasti. >> disse Martin a Mark passandogli davanti al naso.

<< Almeno un grazie potevi sprecarlo, infondo ti o appena salvato la vita. >>

<<la mia priorità adesso è quella di allontanarmi il prima possibile da questo posto, perché non ho alcuna intenzione di essere mangiato. Poi ti farò tutti i ringraziamenti che meriti, ma se ci tieni alla tua vita ti consiglio di iniziare a muovere le gambe. >>

<<si infondo non hai tutti i torti. >>

e i due si misero a correre per allontanarsi il più possibile, da quella tana di ragno. Correndo come pazzi, si allontanano senza mai voltarsi indietro, i due corrono senza fermarsi per circa dieci minuti, fino a quando i loro acidi lattici, non hanno bussato alla loro porta. I ragazzi piegati in due dalla fatica sono costretti a fermarsi, e affannosamente cercano di recuperare un po’ di respiro.

<<credi che ci siamo allontanati abbastanza?>> disse Mark a grandi respiri.

<<non lo so, ma spero proprio di si.>>

<<secondo te adesso cos’altro dovremmo aspettarci, in questo maledetto tunnel?>>

<<non lo so Mark, ma le cose si stanno facendo pericolose, e di certo non possiamo più tornare indietro. >> <<questo lo so, ma da qui dentro forse non ne usciremo vivi, questo lo sai vero Martin!>>

<<si lo so, ma io continuo a stringere i denti, scriverò la parola fine solo quando sarà davvero giunta la fine. >>

così scuotendo la testa Mark decide di continuare a seguire il suo amico, che a testa alta e orgoglioso della sua decisione continua ad avanzare. Ad un certo punto la sua camminata sicura si blocca, e resta a fissare un altro pavimento costruito a scacchiera, e ancora una volta prima di entrare nella scacchiera era posizionato un leggio, e ancora una volta cera un iscrizione in latino, Martin si avvicina per leggerlo, mentre viene seguito da Mark come un ombra. “questa diventa una sfida vera, affronta la scacchiera, ma si deciso, segui il giusto percorso. Attento a non sbagliare, perché altrimenti un guerriero dall’oltre tomba dovrai affrontare.” dopo aver letto l’iscrizione Martin resta molto sorpreso, mentre Mark si guardava in torno, mentre cercava di scrutare il più piccolo pericolo che poteva arrivare da un momento all’altro.

<<Mark aspettami qui, infondo il tratto di scacchiera non è molto lungo; e affronterò io le trappole che verranno fuori da questo tratto, bene allora io vado. >>

<<sei sicuro della tua decisione?>>

<<se mi dovesse capitare qualcosa, tu almeno potrai cercare di tornare indietro vivo, e cercare aiuto e dire a tutti dove siamo arrivati. >>

<<sì ma più indietro ci sono ancora sei tarantolone pronti a mangiarmi. >>

<<si lo so benissimo, però da quello che o potuto vedere te la sai cavare benissimo, anche contro delle tarantole giganti. >>

<<sì ma …. ….>>

<<niente ma, per favore, questa volta e meglio che tu ti faccia da parte d’accordo. >>

<<va bene, ma almeno prendi questa spada, ti potrebbe servire. >>

<<sì ma serve anche a te, la devi usare contro le tarantole giganti. >>

<<come hai detto tu poco prima, io so cavarmela benissimo. >>

<<ok, grazie Mark, allora adesso io vado. >>

dopo aver deciso di affrontare questa ennesima difficoltà da solo, Martin tira un profondo respiro, e poggia il piede destro sulla prima casella nera, ma non accadde nulla. Ancora un altro passo, nella prima casella bianca, ma niente, un altro passo nella seconda casella nera. Sembra che non ci sia neanche l’ombra di trappole, Martin si gira verso Mark alzando le spalle, e continua ad andare avanti, ma nella seconda casella bianca, una volta che ci appoggia il piede, dal sotto suolo una mano scheletrica afferra la caviglia del ragazzo. Martin sobbalza per lo spavento, anche Mark sbarra gli occhi per la paura, Martin non reagisce, resta immobilizzato dalla paura, ad un certo punto la mano scheletrica rientra nel sotto suolo, per poi riuscirne con tutto il corpo, slanciandosi con un poderoso salto. E ai loro occhi apparve uno scheletro con addosso un elmo medievale e nella mano sinistra brandiva un enorme sciabola, la punta in direzione di Martin. Poi lo scheletro si gettò subito contro di lui, cercando di tagliargli la testa, il ragazzo evita il colpo per un solo soffio gettandosi a terra. Lo scheletro molto elegantemente spicca un altro balzo ricadendo leggerissimo davanti a Martin, fissando il ragazzo con le sue cavità oculari vuote, lasciandosi andare ad una risata diabolica. Poi si accanisce nuovamente contro il povero Martin con dei fendenti veloci e precisi, Martin non può fare altro che indietreggiare per evitare di essere colpito, mentre Mark osserva tutta la scena attonito. Poi scuotendo la testa urla al suo amico di usare la spada.

<<usa la spada che ti ho dato Martin, colpisci quel maledetto bastardo. >>

Martin non riesce a fare altro che indietreggiare, ma sbagliando di grosso, infatti, continuando ad indietreggiare calpesta un’altra trappola, liberando un altro scheletro guerriero. Il quale anch’esso esce dal sotto suolo con un poderoso salto, attaccandolo con una piccola spada somigliante ad un gladio, Martin questa volta reagisce di istinto, cercando di allontanare il suo assalitore con un fendente buttato al vento. Questo nuovo avversario non era munito di una sola spada, ma anche di uno scudo, e con esso si protegge dal secondo fendente del ragazzo. Il nuovo scheletro guerriero si stufa subito di essere attaccato, e reagisce al attacco di Martin, colpendolo con un poderoso calcio frontale allo stomaco, facendolo scivolare sul pavimento per circa tre metri.

<<Martin …. Martin stai bene?>>

urla Mark al suo amico vedendolo dolorante a terra, poi Mark decide di entrare in gioco, prendendo una breve rincorsa, colpisce con una spallata lo scheletro, facendolo cadere a terra, ma con una agilità fuori dal comune lo scheletro si rialza subito, guardando prima a destra poi a sinistra, mentre Mark raggiunge Martin ancora a terra, si fa mettere un braccio intorno al collo aiutando l’amico a rialzarsi.

<<allora mio caro vecchio amico, io e te insieme le abbiamo passate tante, ma questa è la peggiore esperienza mai vissuta in tutta la mia vita. E se devo essere sincero, spero che un giorno non debba passarla una peggio di questo. >>

<<si devo dire che hai proprio ragione mio caro Mark, ma noi vendiamo cara la nostra pelle non è vero?>>

<<si è vero, ma se provassimo a scappare? Perché questi tizi, non hanno l’aspetto di quelli che scherzano. >>

<<sì ma credo che ci sia un problema! Come facciamo a distrarli, non credo che se riuscissimo ad ucciderlo almeno uno poi l’altro gli si getterà a d’osso per divorarselo sai. >>

<<già forse non hai tutti i torti, anche se al dire il vero, avrebbero proprio bisogno di mettere su un po’ di ciccia. >> <<sai cosa facciamo?>>

<<no, cosa facciamo?>>

<<tu prendi quello con lo scudo, io prendo quello senza. >>

<<non credo proprio, io sono disarmato, e devo prendere quello che può attaccare e difendere, non esiste. >>

<<Sei disarmato, ti restituisco la spada. >>

<<e dimmi tu cosa userai?>>

<<ma è ovvio, userò le mie mani, infondo io studio le arti marziali come il karate, e karate significa mano vuota; quindi posso far assumere alle mie mani tutte le armi che voglio. >>

La conversazione dei due viene interrotta bruscamente da uno dei due scheletri, stufo di rimanere in disparte inizia a correre verso di loro facendo mulinare la spada, poi si getta sui due facendo un giro su se stesso, cercando di disorientare i ragazzi, cercando prima di tagliare la testa a Martin, poi accovacciandosi prova a tagliare le gambe di Mark. Martin riesce ad evitare il contatto con la lama abbassandosi e Mark saltando il più alto possibile, Martin lancia la spada al suo amico e di risposta allo scheletro gli sferra un calcio alla testa, staccandogli il cranio dal collo, o meglio dire dalla spina dorsale. La testa dello scheletro rotola velocemente sul pavimento, ma una volta fermata la sua corsa, inizia a ridere, una risata da fare accapponare la pelle. Nonostante il corpo senza testa riesce lo stesso a muoversi e cerca di colpire il suo aggressore con un calcio circolare, ma il ragazzo riesce ad evitarlo. Il suo avversario continua l’attacco, effettuando un calcio circolare all’indietro, colpendo ancora una volta allo stomaco il povero Martin cade nuovamente a terra. Lo scheletro fa rotolare la spada sul palmo della mano, e poi cerca di trafiggere il ragazzo steso a terra, ma riesce ad evitare l’attacco facendosi rotolare, il colpo dello scheletro era stato così forte che a fatto conficcare metà della lama sul terreno. E per questo motivo lo scheletro non riesce ad estrarla subito e Martin si accorge di questo, allora velocemente si rialza, e una volta arrivato a giusta distanza scarica addosso al suo avversario una serie di pugni ben assestati. Il quale fanno allontanare lo scheletro dalla spada, per poi cadere a terra, ma mentre il corpo senza testa cade a terra, va proprio a cadere su una casella trappola, facendo uscire così un’altro scheletro. Ed esce fuori uno scheletro con un elmo a forma di drago, e in ogni mano stringeva una spada, Martin volge lo sguardo al cielo imprecando alla propria sfortuna. Mentre accadeva tutto questo, Mark scaricava addosso al suo avversario una scarica di fendenti, che vengono bloccati con malta facilità dallo scudo, poi affaticato Mark si blocca. Lo scheletro si mette a ridere sbeffeggiando il suo rivale, Mark su questa distrazione coglie l’occasione giusta, con un fendente messo bene assegno, colpisce l’arto destro inferiore spezzandolo di netto. Facendolo cadere a terra, ma questa volta non scattarono trappole, la fortuna sta volta bussa alla loro porta, allora Mark decide di prendere due piccioni con un fava. Cerca di infliggere il colpo finale al suo nemico, impugna la spada con entrambe le mani, e cerca di colpire la cassa toracica dello scheletro, però con astuzia ed esperienza si protegge con lo scudo, mettendolo fra se e la spada, poi spingendolo verso l’esterno con una bella spinta riesce ad allontanare Mark, che barcolla per qualche metro; scuote la testa e si accanisce nuovamente sul suo avversario, che nel frattempo e ancora a terra, ma non appena si accorge del avvicinarsi e della furia di Mark, lo scheletro riesce a tirarsi su anche con una gamba sola; Mark gli sta subito addosso, e inizia con molta rabbia a portare alcuni attacchi con la propria spada, però con molta semplicità riesce con il proprio scudo ad evitare tutti gli attacchi. Poi colpisce in pieno volto Mark proprio con lo scudo, a causa del colpo subito, fa cadere la spada a terra, mentre si regge il naso sanguinante, ma lo scheletro non può approfittare della buona occasione che gli si propone davanti a causa del colpo inflittogli precedentemente dal ragazzo, che gli aveva spezzato la tibia. Allora non può fare altro che restare immobile a guardare Mark dolorante, e aspettare la risposta del suo rivale. Il dolore ha messo in ginocchio il ragazzo, che resta sul posto dolorante, dall’altro campo Martin di sicuro non se la sta cavando meglio. Il nuovo scheletro entrato in campo sembra avere l’argento vivo addosso, fa ruotare la spada davanti al proprio viso, poi allunga i bracci sui fianchi, facendo toccare una delle spade su una parete. La spada era così affilata che apre uno squarcio sul muro, quasi dividendolo in due, Martin si guarda in torno, come per cercare una via di uscita, il suo sguardo ricade sulla spada conficcata sul pavimento. Allora molto lentamente inizia ad indietreggiare, cercando di non far capire le sue intenzioni al suo nemico, ma lo scheletro dimostra di non essere duro di comprendonio, infatti, molto lentamente aumenta la velocità della camminata, fino ad arrivare a correre alla massima velocità. Nemmeno Martin e uno stolto, e anche lui inizia a correre a più non posso per cercare di afferrare la spada, e alla fine ci riesce, ma subito lo scheletro gli è vicino. E con le spade messe a forbice, si getta alla gola del ragazzo, Martin di istinto riesce a fatica ad estrarre la spada e a metterla tra le due lame nemiche, poi lo scheletro ritrae le lame, mettendosi in posizione di attacco pronto a riprovare a colpire. Con un piccolo slancio salta in direzione di una delle pareti, appena toccata la parete, e ancora con un altro piccolo slancio si getta addosso a Martin con le spade protese in avanti. Martin per evitare il contatto si getta a terra, ma lo scheletro con una capriola in aria si da un altro slancio dall’altra parete, ma questa volta la spinta se la da verso l’alto per poi lasciarsi cadere a freccia sul suo nemico. Per evitare l’ennesimo attacco il ragazzo si mette a rotolare come un barile vuoto, ma lo scheletro accortosi del movimento del avversario fa un’altra capriola in aria, per poi ricadere con le proprie gambe, ma non appena poggia i piedi a terra si da ancora una volta un altro slancio per non dare respiro a Martin. Questa volta è costretto a difendersi con la spada, e la migliore difesa si sa è l’attacco, facendosi girare su se stesso, mentre lo scheletro stava arrivando come una freccia, Martin girando su se stesso cerca di imprimere più forza al suo colpo. Finché le due lame nemiche non incontrano la sua, provocando delle piccole scintille, ma il contrasto tra le tre armi e talmente forte che il coltra colpo fa rimbalzare i due come se fossero delle palline da pingpong. La sfortuna vuole che Martin cada sopra ad un’altra trappola, facendo uscire dopo qualche secondo tre scheletri armati di balestre, con le frecce già pronte per l’uso. Non appena Martin e il suo avversario si rialzano, i tre scheletri scoccano le loro frecce, e una delle tre frecce va a colpire lo scheletro con le due spade, al contatto con la freccia, lo scheletro si sbriciola completamente, polverizzandosi. Le altre due frecce seguono il giusto bersaglio dirigendosi in direzione di Martin, le frecce lo mancano di soli pochi centimetri. I tre scheletri si affrettano a ricaricare le proprie balestre, in tanto Martin si guarda in torno spaesato, cercando di capire quello che stava accadendo, ma i tre scheletri non gli lasciano molto tempo di pensare, perché sono stati molto veloci a ricaricare e subito prendono la mira, e senza perdere altro tempo prezioso scoccano le frecce, l’unica cosa che può fare martin è di scappare muovendosi a zigzag e pregare di non calpestare altre trappole. E la manovra di difesa porta a casa i propri frutti, perché ancora una volta i tre balestrieri mancano di pochissimo il loro bersaglio, Martin in tanto continua a correre con tutto il fiato che gli rimane in corpo, dirigendosi verso Mark che nel frattempo stava duellando con lo scheletro munito di spada e scudo.

<<Mark, smettila di giocare con il tuo nuovo amico, adesso abbiamo tre problemi più grossi di quelli che già avevamo.>>

<<Di che cosa stai parlando?>>

<<sto parlando di quelli!>>

quando Mark volta la testa nella direzione in cui aveva indicato Martin, si vide arrivare tre frecce, che lo avrebbero colpito in pieno volto se di istinto non si fosse abbassato. E ancora una volta le frecce sbagliano bersaglio, colpendo ancora un loro compagno, la freccia arriva talmente all’improvviso che lo scheletro non a il tempo di proteggersi con lo scudo, facendogli fare la fine del compagno, cioè polverizzato. Mark rimane sbalordito e decide di rimanere fermo ad osservare la misera sorte toccata al suo nemico, finché non viene preso di forza per la maglietta, e trascinato dietro ad una colonna, mentre i tre scheletri balestrieri ricaricano le balestre.

<<Cosa fai rimani lì imbambolato a farti ammazzare?>>

<<sì ma lo hai visto quello che è successo allo smilzo? Voglio dire lo ha polverizzato, mentre la mia spada lo affettava solamente. >>

Mentre i due stavano conversando i loro avversari avevano caricato, per poi scagliare le frecce sulla trave il quale si erano nascosti i due, passandola da una parte all’altra.

<<maledizione, queste frecce trapassano la pietra, tutto questo è pazzesco!>> esclamò Martin estere fatto.

<<sono magnifiche queste frecce, sono meglio dei proiettili; devo riuscire a prenderla almeno una me la voglio portare a casa, così la metto in mostra come un trofeo. >>

<<Cosa diavolo stai farneticando Mark, per caso ti sei bevuto il cervello? Ti sembra questo il momento di metterti a fare il maniaco delle armi! Dobbiamo trovare un piano per uscirne vivi, e forse lo trovato. >>

<<come al solito sarà uno di quei piani suicida, da eroi dei fumetti e dei cartoon, non vedo l’ora di attuarlo. >> <<sentiamo genio, tu hai un piano sicuro?>>

<<fammi pensare, no non ce lo. >>

<<allora invece di fare il cretino, ascoltami e stai zitto per favore. D’accordo. >>

e mentre i due continuavano a conversare, le frecce volavano sopra le loro teste, gli passavano dai lati, altre si conficcavano nel pavimento.

<<allora il mio piano e questo, come hai notato le spade, gli fanno poco o nulla. >>

<<Cos’è sei ubriaco? Te ne stavo parlando prima!>> rispose Mark scuotendo la testa.

<<molto bene, allora avrai anche notato che le frecce le uccidono?>>

<<mi stai prendendo in giro? Cristo santo certo che lo notato, te ne ho parlato!>> rispose Mark perplesso mentre si accarezzava la nuca.

<<bene, allora l’unica cosa che dobbiamo fare e cercare di prendere quelle balestre. >>

<<lo sapevo che la tua idea era una idea folle, tu vuoi farci ammazzare. Mi dici come facciamo a prendere di mano le balestre a quei tizi, ti ricordo che quelle sono armi da tiro. >>

<<si lo so benissimo, ma non sono fucili automatici, ci sono dei secondi dove devono ricaricare le balestre, e noi in quell’attimo gli siamo addosso, gli strappiamo le braccia con le spade, poi prendiamo le balestre e le facciamo secchi, molto semplice no. >>

<<oh si molto semplice, ma voglio ricordarti un piccolo particolare, loro sono in tre noi siamo in due e poi ce il sopravvissuto con la spada. Mentre noi mandiamo a nanna due di loro, gli altri due hanno tutto il tempo di farci fuori. >>

<<si lo so, non sono mica scemo, tu assali quello sulla sinistra, mentre io come un falco mi getto addosso a quello centrale lanciandolo contro quello destro, facendo strike. Poi afferro la balestra e le uccido tutte e due, mentre tu fai fuori i rimanenti. >>

<<no tu non sei uno scemo, in fatti tu sei un povero pazzo, e confermo una cosa, che qui dentro ci lasciamo le penne, poco ma sicuro. >>

<<Per quale ragione devi essere sempre così pessimista, dai preparati che entriamo in azione. >>

<<io prima vorrei pentirmi dei miei peccati. >>

non appena i tre scheletri scoccano le frecce che avevano incoccato poco prima per far uscire allo scoperto i due ragazzi, e mentre ricaricavano le balestre, Martin e Mark si gettano addosso ai loro nemici, come nel piano Mark afferra lo scheletro alla sua sinistra, Martin quello centrale, e entrambi li tagliano gli arti superiori. Il terzo rimasto dei cattivi, si affretta a ricaricare, ma Martin con un calcio lo scaraventa addosso all’altro rimasto, facendoli cadere entrambi. Poi i due ragazzi si affrettano a raccogliere le due balestre, per dare il colpo di grazia agli scheletri, ma l’ultimo scheletro caduto a terra, avendo ancora entrambe le braccia e le rispettive gambe, cerca di riprendere la balestra, l’ afferra e prende la mira su Martin, il quale sta caricando la propria. Mark si accorge del tentativo dello scheletro e diventa poi una specie di duello, il primo che scocca vince. E per fortuna di Martin il primo a scoccare e Mark, facendo sbriciolare il suo avversario che resta con il colpo in canna. I due nel frattempo si erano dimenticati dello scheletro con la spada, e approfittando della confusione si era nascosto in un piccolo angolo buio, aspettando il momento propizio per attaccare. Non appena si accorge del momento di distrazione dei due, si dirige con passo felpato, cercando di prendere di soppiatto i suoi bersagli, e in questo caso il bersaglio più vicino era Mark. Ormai vicinissimo a colpire la sua vittima, viene tradito da una sua risata spontanea di soddisfazione, così facendo a firmato la sua condanna a morte. Martin si accorge del tentativo dello scheletro, e con l’ultima freccia rimastagli, colpisce lo scheletro uccidendolo.

<<quello dove diavolo si era nascosto? Comunque in quest’occasione non posso fare altro che ringraziarti. >> <<Quali ringraziamenti Mark, poco prima la vita l’ai salvata tu a me, non ricordi?>>

<<già, quindi vuol dire che siamo pari; ma adesso cosa si fa? Per colpa di quei morti di fame, siamo tornati all’inizio della scacchiera, se sbagliamo ancora delle caselle, risalteranno fuori altri tizi. >>

<<sì ma questa volta siamo avvantaggiati, perché molte caselle trappole sono state forate dall’uscita degli scheletri, per le caselle rimaste dobbiamo incrociare le dita. >>

<<sì ma abbiamo terminato anche le frecce, e senza di quelle ….>>

<<non passiamo fare altro che andare avanti. >>

<<aspetta però c’é anche un’altra cosa. >>

<<cosa c’è ancora Mark?>>

<<sono molte ore che stiamo camminando e combattendo con ogni sorta di avversario, adesso sono stremato, e se non metto qualcosa sotto i denti …. Credo che presto o tardi potrei perdere i sensi. >>

<<io ho solo sei barrette di cioccolato energetico, possiamo prenderle tre per uno così ci rimetteranno un po’ in sesto, perché in fondo non hai tutti i torti del mondo. >>

i due amici si misero a sedere lì dove si trovavano, senza spostarsi di un solo centimetro, accomodandosi sul pavimento, gustandosi le loro barrette. Nel frattempo l’individuo che gli stava alle costole stava perdendo la pazienza, iniziava a sospettare che i due ragazzi si fossero accorti della sua presenza, e che avessero deciso poi di far perdere le loro tracce. Sapeva anche che se questa sua previsione fosse errata, e i due amici non si fossero accorti di lui, entrando nella galleria si sarebbe fatto scoprire, quindi alla fine decise di aspettare ancora un po’. intanto Martin e Mark avevano terminato se così vogliamo chiamarlo il loro pasto, e si stavano preparando ad andare nuovamente avanti, e senza esitare più di tanto, facendo un profondo respiro si rincamminarono. Molto lentamente passo dopo passo, i due stavano procedendo molto bene e senza alcun problema, e sembra proprio che la buona sorte le abbia assistiti con la giusta e dovuta cura, infatti, attraversarono tutta la scacchiera, senza inciampare in nessuna trappola, procedettero ancora per qualche metro, senza trovare leggii o altre cose simili. Dopo pochi altri passi la fortuna li lasciò al loro destino, infatti, si trovarono davanti ad un vicolo cieco, ma si sa le disgrazie non vengono mai da sole; perché di scatto dietro alle loro spalle comparve un altro muro, che gli chiuse anche la strada per tornare in dietro, erano in trappola, in trappola come i topi. Si guardarono intorno spossati, non riuscivano a capire se fosse una trappola, perché di solito prima di ogni trappola compariva un leggio, e questa volta non era comparso. Non riuscivano a comprendere la situazione, poi accade qualcosa di ancora più strana, il muro che gli sbarrava la strada per andare avanti iniziò a muoversi, allontanandosi, lasciando dietro di se un baratro, un baratro che divideva in due il corridoio, e poco dopo da una delle pareti laterali comparve un leggio. E molto irritato Mark esclamò:

<<lo sapevo era una maledetta trappola, siamo fregati. >>

<<ce la siamo cavata fine a qui, questo non sarà un grande problema. >>

disse Martin con tono sicuro mentre si dirigeva verso il leggio, per guardare cosa ci fosse scritto. “sei arrivato alla fine del tuo viaggio, questo e il tuo ultimo ostacolo e poi sarai salvo. Nella parete mobile ce una fessura circolare, dovrai cercare di infilare un delle due frecce d’oro dentro di essa, se ci riuscirai il tesoro sarà tuo. Se non ci riuscirai, sarà il tracollo e la morte vi aliterà sul collo.”

<<ma quali frecce io non vedo frecce!>> disse Mark arricciando il naso.

<<vedrai che adesso arrivano, o almeno lo spero di cuore, comunque se la cosa rimane stabile, non ce da preoccuparsi. >>

<<no, invece ce da preoccuparsi e come, se la cosa rimane così come dici tu, qui moriamo di fame e di sete. >> <<Perché devi essere sempre così cinico, la mia voleva essere solo una battuta. >>

i ragazzi dovettero aspettare qualche minuto prima che iniziasse a muoversi qualcosa, il leggio si ritrasse, per fare uscire subito dopo una balestra con due frecce dalla punta d’oro.

<<ecco il tuo desiderio e stato realizzato. >> Martin si rivolse a Mark con tono al quanto ironico.

<<sì, sono contento molto contento. >>

<<bene allora se sei soddisfatto, toccherebbe a te entrare in partita. >>

<<che cosa vorresti dire con questo?>>

<<voglio dire che qui l’esperto di armi sei tu, e sei sempre tu che ti alleni i fine settimana al poligono di tiro, non credo di sbagliarmi. >>

<<infatti, non sbagli, ma non capisco lo stesso cosa tu voglia dire. >>

<<voglio dire che lei signor Mark, prende in mano la balestra, la incocca e poi infila la freccia, in quella cavità circolare in quella parete; così potremmo andare avanti. >>

<<bravo! E così vuoi scaricare tutta la responsabilità addosso a me, complimenti. Certo che tu si che sei un vero amico.>>

<<a parte gli scherzi, fino ad ora o cercato di allentare la tensione, ma adesso sono serio. In questo campo sei tu il vero campione, e solo tu sei in grado di infilare quella freccia in quel buco, e poi comunque vada vedrò di non portarti rancore nell’aldilà.>>

<<va bene, infondo non credo di avere molte altre scelte, ma comunque tu preparati al peggio. >>

Mark con il cuore in gola si avvicina alla balestra e con brutto segno, cioè con le mani tremanti cerca di incoccare la freccia. Facendo un profondo respiro per concentrarsi, chiudendo anche gli occhi; quando le riapre, lo sguardo è fisso sul bersaglio, le mani ferme e sicure. La distanza e notevole, circa venticinque metri. Torcendo il collo prima a sinistra poi a destra, si prepara per l’ultimo istante di concentrazione e scocca la freccia, ma essa manca il bersaglio di pochi centimetri. Martin accorgendosi dell’errore dell’amico strizza gli occhi e si gira dall’altra parte, Mark invece si limita solo di abbassare la testa, ma la cosa più grave deve ancora arrivare. Il muro dietro le loro spalle comincia a muoversi in direzione del baratro formatosi poco prima, cosi facendo ben presto spingerà i due ragazzi dentro di esso.

<<dai Mark incocca la freccia e riprovaci subito. >>

<<sì, perché adesso credi che riuscirò a farla entrare in quella fessura. >>

<<Certo che ce la puoi fare. >>

<<come no, io dovrei credere alle tue stupide parole. >>

<<se non vuoi credere nelle mie parole, almeno credi nelle tue capacità, nelle tue doti, se proprio dobbiamo morire, cerchiamo di farlo con una certa dignità>>

allora frettolosamente Mark incocca la freccia, mentre martin cerca di rallentare ingenuamente la corsa del muro. Mark prende di nuovo la mira, ma questa volta non riesce a rimanere freddo e molto concentrato. Lui sa benissimo che questa è la sua unica ed ultima possibilità, e sa anche molto bene che non può permettersi nuovamente di sbagliare.

<<sbrigati Mark, perché se no siamo fregati. >>

<<se sbagliassi siamo fregati comunque, se non te ne fossi accorto. >>

<<invece di parlare perche non infili quella dannata freccia in quella fessura. >>

<<sì come se fosse facile. >>

Alla fine Mark decide di concentrarsi per prendere la mira, tira un profondo respiro, fissa bene lo sguardo sull’bersaglio e scocca la freccia. E per loro fortuna la freccia dalla punta d’oro colpisce il suo bersaglio, e non appena la freccia si infila nella fessura, il muro dietro di loro si blocca e torna indietro. Dal fondo del baratro risale il pavimento, e il muro che si trova davanti a loro si divide a meta, aprendosi come un ascensore. E davanti ai loro occhi compare uno spettacolo sorprendente, dietro a quel muro fatto di mattoni, era stata creata una stanza fatta interamente di cristallo, al centro della sala, spadroneggiava un piedistallo che si teneva su quattro appoggi; e sopra a questo piedistallo riposava un teschio di cristallo, identico a quello che già avevano in loro possesso. I ragazzi avanzarono molto lentamente, stando attenti a qualche tranello non segnalato. I due amici erano talmente affascinati da quella stanza, che le loro gambe si muovevano da sole, per condurli all’interno di quella sala. Passo dopo passo, arrivarono davanti al teschio senza trovare alcun intoppo. Senza pensarci due volte Mark allunga le braccia per afferrare l’oggetto, ma Martin lo blocca prendendolo per un braccio. Ricordandogli che forse ci sarebbe stata qualche sgradita sorpresa, se avessero preso quel meraviglioso oggetto senza prima dare un occhiata in giro, per evitare l’ultima e forse fatale trappola. Mark si avvicina con molta cautela, accarezza il teschio, ma non succede nulla, ad un certo punto guarda negli occhi Martin e decide di prendere il teschio. Martin fa un cenno con la testa facendo capire al suo amico di acconsentire alla sua decisione, con molta calma e freddezza Mark afferra il teschio con entrambe le mani, stringendolo molto saldamente e toglie il teschio dal piedistallo.

<<grande non è successo nulla, adesso ci portiamo via questo gioiello da qui, e con le nostre gambe. >>

Non riuscì neanche a terminare la frase, che dalle pareti di cristallo nascono delle strane creature, ed erano talmente orribili da far quasi accapponare la pelle. Le strane creature si presentavano con un largo ed allungato cranio, la pelle di colore blu marcio, non molto alte, magre ma con il fisico molto atletico. Sotto le piccole braccia ma molto lunghe, penzolava un sottile strato di pelle, che si congiunge nelle anche, facendole assomigliare a delle ali. Le mani erano formate da sole tre dita, ma la cosa più inquietante è che il viso era formato solo dagli occhi, il quali erano neri come il buio più nero e le unghie erano talmente lunghe e affilate da sembrare delle spade. Dalle pareti della sala ne uscirono sei di queste orribili creature, Martin e Mark rimasero impietriti dalla paura, forse l’ultimo ostacolo da superare erano proprio loro, al loro confronto i ragni giganti e gli scheletri potevano sembrare un passeggiata. Adesso sembrava non esserci scampo, quelle creature erano lì che li fissavano, e i ragazzi non riuscivano a muovere un solo muscolo. Poi ad un certo punto le creature iniziano a camminare verso di loro, e ad ogni metro aumentavano il passo, fino a che la veloce camminata non divenne una furiosa corsa, i due erano fermi, immobili al centro della sala con il teschio in mano, ma non riuscivano a reagire era come se fossero incollati al pavimento. Le strane creature si avvicinavano sempre di più ed altissima velocità, passando vicino ai due amici, che nel frattempo avevano chiuso gli occhi per la paura; molto lentamente li riaprono, e si accorgono che le creature non ci sono più, quei mostri se ne sono andati senza far del male a nessuno, come se non gli interessasse nulla dei ragazzi. Martin si guarda in giro, non ancora convinto di essere in salvo, ma anche questa volta Martin e Mark devono ringraziare la loro buona stella per il pericolo scampato.

<<incredibile! Quegli strani esseri non ci hanno tolto un solo capello. >> disse Martin molto sorpreso e soprattutto molto contento.

<<già si vede che erano in sciopero, e adesso saranno andati a lamentarsi dall’loro sindacato. >> rispose ironicamente Mark anche lui contento di essere ancora vivo.

<<si forse, ma se loro non erano molto contenti, noi invece siamo al settimo cielo. Abbiamo conquistato quello che cercavamo, ossia il teschio di cristallo. >>

<<già però non abbiamo trovato i tuoi genitori. >>

<<si è vero, ma per adesso accontentiamoci di quello che abbiamo in mano. Dai usciamo a goderci la nostra vittoria.>> <<per me va benissimo, e poi non vedo l’ora di raccontare tutto quello che ci è capitato a Ketrin.>>

<<Mark, mio caro e vecchio amico e adesso compagno di avventura, pensi davvero che Ketrin ti crederà?>>

<<non lo so, ma non vedo neanche il motivo perché lei non mi debba credere!>>

<<si dai, farai la figura del racconta balle, poco ma sicuro. >>

<<Vai …. Vai dove devi andare!>>

così i due amici si avviarono verso l’uscita scherzando e dandosi delle piccole spinte sulle spalle, ignari del pericolo che presto avrebbe vegliato su di loro. Nel frattempo le strane creature avevano già raggiunto l’uscita, gli mancavano ormai soli pochi metri, e all’uscita il misterioso individuo stava attendendo l’arrivo di Martin e Mark con molta ansia. Ad un certo punto senti dei passi veloci, come se qualcuno stesse correndo come un pazzo, ma il rumore era troppo forte per due sole persone. Anche se fossero stati i due ragazzi che correvano come dei forsennati, di sicuro non potevano creare tutto quel rumore, allora gravemente insospettito, si appoggiò di scatto sull’lato destro dell’entrata, appoggiandosi vicino al viso la pistola. A un tratto si sente accarezzare tutto il corpo da un leggero e gelido venticello, che fuori usciva dalla grotta; a provocare quel venticello furono le creature, che in pochi secondi accerchiarono l’uomo, il quale con le mani tremanti iniziò a spostare la pistola a destra e a sinistra e con le voce tremante urla:

<<chi siete? Anzi cosa siete? E cosa volete da me?>>

ma le creature non risposero, però iniziarono ad avvicinarsi allo strano individuo molto lentamente, a quel punto l’uomo avvolto dal morso della paura iniziò a sparare contro quelle creature colpendole in pieno, gli esseri sobbalzarono al contatto con i proiettili. L’uomo scarica tutti proiettili sui loro corpi, ma i proiettili non le uccidono e continuano a venire avanti; la spia rassegnata fa cadere la pistola a terra, poi preso da un attacco di panico inizia a vaneggiare.

<<si può sapere cosa diavolo volete da me? Andatevene, aiuto, aiuto!>>

l’uomo stava urlando a squarcia gola, mentre inizia a sudare freddo, ma non ancora completamente rassegnato al suo destino decide di fare qualcosa, prende una breve rincorsa e in fine si prepara a caricare uno dei mostri con una spallata. Al contatto con uno di quegli esseri, l’uomo cade a terra, come se si fosse schiantato contro un muro. <<è arrivata la tua ora. >>

disse una delle creature con voce roca e fredda. Sembra veramente finita per lo strano individuo, ma ad un certo punto si poté udire una voce che urlò:

<<fermatevi immondi esseri. >>

e gli esseri di colpo si fermarono e si allontanarono immediatamente dall’individuo, poi da un angolo buio usci uno strano tizio vestito con un cappuccio e un mantello nero, gli occhi erano coperti dal cappuccio e il viso da una fascia di velluto nero. La vita era avvolta da una corda d’oro che reggeva una grande spada con una impugnatura rossa; il nuovo arrivato si avvicinò alle creature, per poi ad un certo punto sfoderare la spada, che possedeva una lama fatta interamente d’oro.

<<mi riconoscete non è vero?>>

urlò l’uomo con la punta della spada rivolta verso le creature, e subito quei mostri indietreggiarono e con la velocità con cui erano arrivati se ne andarono. Poi l’uomo con il cappuccio inizia ad avvicinarsi alla spia, che nel frattempo era rimasto a terra immobile.

<<lei sta bene vero?>> chiese lo strano personaggio alla spia, che esitò a rispondere.

<<forse lei è duro di orecchi, allora provo a riformulargli la domanda, lei sta bene vero razza di idiota?>>

<<si sono ancora vivo se è quello che vuole sapere e credo che a questo punto la dovrei ringraziare per avermi salvato dalle grinfie di quei mostri. >>

<<io non voglio ringraziamenti, e soprattutto non ne voglio da uno come lei. >> rispose l’uomo vestito di nero con superiorità e arroganza.

Allora la spia decise di alzarsi da terra e mentre si stava dando delle pacche sulle gambe per pulire i pantaloni e rispose:

<<prima mi salvi da quelle creature, poi una volta che me ai messo in salvo, inizia a trattarmi come se fossi uno zero. Si può sapere il motivo per cui mi hai salvato allora? E si può sapere tu chi diavolo sei?>> così rispose la spia con tono severo e seccato.

<<ti tratto così solo perché appunto sei uno zero, e della tua vita non me ne può fregare proprio nulla. Ho mandato via i senza nome solo perché non si nutrissero della tua anima, e agendo in questo modo ho impedito che i senza nome abbiano acquisito un bel po’ di energia. >>

<<senti ma chi ti credi di essere sbruffone!>>

<<ti avverto non cercare di fare il duro con me, perché pochi minuti fa stavi piangendo come una ragazzina; e adesso se ci tieni davvero alla tua incolumità, vattene e non farti più vedere. >>

l’uomo questa volta non rispose, si voltò e se ne andò, lasciando a terra anche la sua pistola. Poi l’individuo con il cappuccio si mise a sedere sopra un grande masso, per mettersi a giocherellare con la spada. Nel frattempo Martin e Mark si stavano coccolando il frutto di mille fatiche, il loro teschio di cristallo.

<<abbiamo faticato molto per arrivare a mettere le mani su questo meraviglioso oggetto. >>

<<già ci puoi giurare mio caro Martin, e con questo il nostro bottino sale a due alla faccia di Letwins.>>

<<in un certo senso siamo stati anche fortunati, dopo soltanto un giorno abbiamo trovato il luogo dove riposava il teschio, e adesso riposa nelle nostre mani. >>

<<ei Martin siamo già arrivati nel punto dove abbiamo incontrato i ragni giganti. >>

<<Non può essere Mark, all’andata ci abbiamo messo delle ore per allontanarci da qui. E poi dove sono andate a finire le trappole?>>

<<guardati intorno ci sono i resti dei ragni divorati. >>

<<e se non sbaglio sono rimasti in vita un bel gruppetto di amici se non sbaglio. >>

disse Martin guardandosi in torno, ad un certo punto udirono un piccolo rumore provenire da dietro le loro spalle, colse l’attenzione dei due amici, che si voltarono di scatto. E quando tornarono a guardare in avanti, si trovarono una delle tarantole sopravvissute allo scontro precedente, Martin e Mark cercano di indietreggiare di qualche passo. Dietro di loro in silenzio si era posizionata un’altra tarantola, che inizia a sibilare dietro le loro spalle. Il primo ad accorgersi del pericolo è Mark, il quale avverte immediatamente Martin di smettere di indietreggiare, le cose non stavano andando molto bene, ma si sa, le disgrazie non vengono mai da sole. Dalle pareti compaiono altre tarantole, che si posizionano ai lati, e in pochi secondi i due amici vengono accerchiati.

<<maledizione siamo circondati, spero che tu abbia un idea, infondo sei tu il capo no?>>

<<un momento Mark, noi non abbiamo mai deciso di chi sia il capo tra i due!>>

<<sì ma sappiamo tutte e due, che la mente più geniale tra i due sei tu. >>

<<siamo circondati, non abbiamo armi e non abbiamo nessuna via di fuga. In queste condizioni quale idea potrei mettere in piedi secondo te?>>

<<invece a me mi è venuta un idea, dammi il teschio Martin. >>

<<il teschio? Cosa vuoi farci con il teschio?>>

<<non è il momento delle domande, tu passami il teschio senza discutere tanto ok. >>

Allora un po’ scettico Martin passa il teschio a Mark, con il braccio proteso in avanti lo punta addosso alla tarantola che sta davanti a lui. Alla vista del teschio la tarantola inizia ad indietreggiare, allora Mark punta il teschio davanti a tutte le altre tarantole rimaste, e anch’esse iniziano ad indietreggiare.

<<via, andate via bestiacce, fuori dalle scatole. >> urla Mark pieno di grinta e determinazione, le tarantole continuavano ad indietreggiare sempre più in fretta, fino a scomparire.

<<allora Martin saluta il re, il re del mondo. >>

<<sì il re dei deficienti, diciamo che questa volta ci e andata bene. >>

<<la tua è solo invidia mio caro amico, solo invidia. >> rispose Mark con tono altezzoso e pieno di se, mentre giocherellava con il teschio.

<<re del mondo, mi consenta di dirle di stare attento all’oggetto che sta tenendo in mano; per favore. >>

<<d’accordo consigliere, farò quello che mi ha appena consigliato, però consiglierei anche di metterci di nuovo in marcia. Sa ho voglia di mangiare con un ottima cena. >>

I due amici si rimisero in cammino, mentre continuavano a ridere e a scherzare, e in pochi minuti si ritrovarono fuori dalla cripta. E non appena usciti udirono una voce che gli disse: <<ce l’avete fatta dunque!>> i ragazzi voltarono la testa in direzione della voce e Mark disse <<e tu chi saresti si può sapere?>>

E l’uomo con il cappuccio scese dalla grossa roccia dove si era seduto. Ad un certo punto Mark si accorge della pistola lasciata cadere poco prima dalla spia, vedendo l’arma il ragazzo decide di attirare su di essa anche l’attenzione di Martin, colpendolo con il gomito sulla spalla. Vedendo la pistola Martin insospettito con voce decisa disse:<<insomma chi sei? E cosa vuoi da noi due si può sapere?>>

<<non crederete davvero che la pistola sia mia? Io non faccio uso di armi da fuoco, io ho la mia fidata spada; e poi io non sono qui per farvi del male, anche se devo dire che siete stati due poveri ingenui a prendere quel teschio.>>

<<cosa vorresti dire con questo?>> rispose Martin seccato.

<<voi due avete appena commesso l’errore più grande della vostra vita, avete liberato i senza nome. E quei mostri metteranno su una bella confusione, e quando non servirete più all’loro scopo …. Vi uccideranno; Per poi prendere il pieno controllo delle loro infinite capacità. Cosi nessuno potrà più fermarle, vi faccio i miei complimenti. >>

<<Di che cosa stai parlando? E chi sono questi senza nome?>> chiese incuriosito Mark.

<<sono quegli esseri, che sono apparsi poco dopo che avete messo le mani sul teschio di cristallo. >>

<<aspetta un secondo, tu si hai detto che quelle creature ci uccideranno, ma se la dentro non ci hanno torto un solo capello!>> obbiettò Martin.

<<allora non mi ascolti, adesso prova ad ascoltare con più attenzione va bene, ho detto che vi uccideranno quando non avranno più bisogno di voi. E tutto questo accadrà all’incirca fra tre anni. >>

<<e perché fra tre anni?>> chiese perplesso Martin.

<<la risposta è molto semplice, dovranno prima accumulare la giusta energia per sconfiggere il potere dei teschi. >> <<e cos’è che le carica di energia?>> chiese ancora Martin.

<<questo lo scoprirete con il tempo. >>

<<bene se non vuoi dirci questo, allora dicci di chi è questa pistola?>> chiese Mark irritato e scocciato dall’irritante situazione.

<<anche questo lo scoprirete con il tempo. >>

<<senti che fai ci prendi in giro? Dicci chi sei e facciamola finita con questa assurda pagliacciata. >> esclamò Martin veramente infuriato.

<<bene adesso si è fatto molto tardi, e adesso è arrivato il tempo di salutarci e di dirvi che ci rivedremo molto presto ve lo posso assicurare. >>

E così dicendo lo strano individuo si allontana senza dire altro, Martin e Mark lo guardano allontanarsi un po’ perplessi e confusi. Erano molto stanchi e non danno molta importanza alle parole di quell’uomo, allora saltarono in macchina e tornarono in albergo, e per tutto il tragitto i due amici rimasero in completo silenzio. Intanto in albergo Ketrin si stava preoccupando, infondo non sentiva i due ragazzi da moltissime ore e nemmeno il suo collega. La ragazza era davvero in ansia, e dalla finestra sperava di intravedere qualcuno, un viso amico e mentre iniziava a scendere anche la pioggia; ma ad un certo punto, inizia a squillare il suo cellulare, prendendosi anche un bello spavento, Ketrin titubante si avvicina al comodino dove aveva poggiato il telefono. Con la mano tremante risponde alla chiamata, sperando di non avere brutte notizie.

<<pronto?>>

<<Ketrin sono io, i due ragazzi stanno tornando in albergo, dopo aver parlato con un pazzo vestito di nero, almeno credo che stiano rientrando, non sono riuscito a sentire la conversazione. Comunque devono avere scoperto qualcosa di molto grosso, tu appena puoi devi farti dire cosa hanno scoperto, io appena possibile faccio una chiamata al nostro caro cliente, mi deve dare alcune spiegazioni, siamo d’accordo Ketrin?>> <<no aspetta, quali spiegazioni?>>

<<per il momento non ti deve interessare, chiudo la comunicazione. >>

<<no aspetta, ho il sacro santo diritto di saperlo!>>

ma il suo collega aveva già interrotto la comunicazione, la ragazza sbuffa riappoggiando il telefono sul comodino, però tirò anche un sospiro di sollievo sapendo che stavano tutti bene. Dopo circa una mezz’ora Martin e Mark arrivano in albergo, stanchi e perplessi per quello che avevano visto, e per quello che gli era stato detto. I due si salutano dandosi la buona notte, davanti all’ingresso dell’albergo, Martin prese l’ascensore, invece Mark prese le scale, non trovava affidabili gli ascensori. Ketrin si era accorta dell’arrivo dei due, e si era appostata davanti la porta della camera di Mark; il primo ad arrivare naturalmente fu Martin, il quale non era affatto sorpreso della presenza di Ketrin davanti alla porta di Mark, mentre lo stava aspettando.

<<ciao Ketrin.>>

<<mio Dio Martin, sembra che tu abbia visto la morte in faccia!>>

<<sì, si può dire che l’abbia davvero vista in faccia. >> rispose lui ridacchiando.

<<Tu stai bene? E anche Mark vero?>>

<<ma si noi stiamo benissimo, non devi preoccuparti, siamo solo un po’ stanchi. Senti adesso ti lascio, tanto sta arrivando Mark, e lui non vede l’ora di dirti quello che ci è successo. >>

<<davvero?>>

<<credimi, io invece ti do la buona notte, sono più morto che vivo, allora buona notte e sogni d’oro. >>

<<buona notte Martin. >>

<<notte Ketrin.>>

dopo qualche secondo dalla gradinata compare il viso di Mark, che stremato dalla fatica si reggeva sul corri mano, Ketrin appena lo vide gli corse subito in contro abbracciandolo.

<<finalmente sei tornato. >> disse la ragazza stringendolo con tutta la sua forza.

<<ei calmati Ketrin sono stato fuori solo per qualche ora. >>

<<qualche ora? Sei stato via quasi trenta ore. >> rispose Ketrin alzando la testa dalle spalle di Mark.

<<trenta ore?ma non è possibile siamo stati via solo venti ore, almeno è quello che dice il mio orologio. >>

<<forse ti si è scaricata la pila. >> rispose lei smettendo di abbracciarlo.

<<Sei proprio sicura?>>

<<sono sicurissima, puoi dirlo a chi vuoi se non vuoi credere alle mie parole. >>

<<Sì forse hai ragione. Sai ho molte cose da raccontarti, ma adesso è tardi e forse sarai stanca, e forse non avrai voglia di ascoltare le mie farneticazioni. >>

<<No, io sono curiosissima di sapere quello che tu e Martin avete combinato tutto questo tempo. >>

<<sei sicura?>> <<<sicurissima. >>

<<dai allora andiamo di sotto alla sala bar, così ci rilassiamo un po’>>

<<ma no Mark, restiamo qui, ci mettiamo in camera tua o in camera mia. >>

<<va bene se non ti va di andare al bar, possiamo andare in camera mia, se per te non è un problema ovvio. >> <<Quale problema dai entriamo. >>

allora Mark Da vero gentil uomo, apre la porta a Ketrin facendola entrare per prima, una volta entrata, Mark prima di chiudere la porta si strofina le mani, e poi chiude la porta. Si accomodano sopra il letto, poi Mark inizia a raccontare tutta la vicenda alla sua amica fin dall’inizio. Anche se tutte e due volevano superare la fase di amicizia e passare all’livello successivo; quando Mark finì il suo racconto, si era fatta notte fonda.

<<ecco adesso ti ho detto tutto quello che ho vissuto, anche se vedo un po’ di incredulità nei tuoi occhi. >>

<<No, non è incredulità credimi, anche perché nessuno avrebbe tutta questa fantasia, né anche il più bravo degli scrittori. >>

<<ti ringrazio di avermi creduto, non credevo che ci riuscissi. >>

<<Come non potevo non credere ad un ragazzo dolce come te. Scusami io non …..non volevo. >>

<<non volevi fare cosa, un complimento, peccato io ci speravo che tu questa cosa la pensassi davvero. >> rispose Mark sorridendo un po’ imbarazzato.

<<no, non dire così io lo credo veramente, e solo che ….si …. Forse corro troppo. >>

<<se lo pensi davvero, ne sono lusingato, perché vedi anche io penso la stessa cosa di te, e credo anche che tu sia la ragazza più bella e affascinante che io abbia mai incontrato. >>

E un silenzio intenso ruppe le loro parole, Ketrin non riusciva a capire per quale motivo non le riusciva ad andare via, infondo tutto quello che doveva sapere lo aveva saputo. Qualcosa la stava trattenendo, e le sue labbra iniziarono ad avvicinarsi a quelle di Mark, finché non arrivarono a toccarsi e si lascarono andare ad un profondo e intenso bacio e la notte la passarono sotto il nome di passione. La mattina seguente a svegliarsi per primo fu Mark, il quale non perse tempo a salutare Ketrin;

<<buon giorno mia principessa dormito bene?>>

<<buon giorno amore, dormito benissimo e non sono mai stata felice come oggi. >>

<<sono contento, perché la stessa cosa vele anche per me. Che ne dici di fare colazione a letto?>>

<<molto volentieri. >> rispose lei stiracchiandosi. Mark si alza e si dirige in direzione del telefono, e ordina la colazione, dopo aver abbassato la cornetta il ragazzo torna a sdraiarsi nell’letto, mettendosi poi a scherzare con Ketrin. Ad un certo punto sentono bussare alla porta.

<<cavolo il servizio è veloce in questo albergo. >> esclama Mark sorpreso, trotterellando e coprendosi con una vestaglia si avvicina alla porta e la apre.

<<vi faccio i miei complimenti, il vostro servizio è ottimo. >>

<<servizio? Di quale servizio stai parlando? E per quale motivo te ne vai in giro mezzo nudo?>>

<<mm ….buon giorno Martin, non ti aspettavo, però stavo aspettando la colazione in camera. >> rispose goffamente Mark.

<<la colazione? Sono le tredici, dato che ho fatto colazione da solo, stavo aspettando te e Ketrin per il pranzo. O bussato alla porta di Ketrin ma non ho avuto nessuna risposta e non lo vista in giro per tutta la mattinata e da ieri sera che non la vedo. Tu ieri sera ci hai parlato?>>

<<si si ci ho parlato, altro che se ci ho parlato. >>

<<scusa una cosa, perché non mi fai entrare? Non hai detto che ti portavano qualcosa da mettere sotto i denti? Ti faccio compagnia mentre ti riempi lo stomaco, e poi parliamo dei fatti di ieri. >>

<<No non ce ne bisogno, ti ringrazio per l’offerta ma non posso accettare, e poi devo ancora vestirmi, se vuoi ti raggiungo di sotto insieme a Ketrin successivamente. >>

Imbarazzatissimo Mark cercava di allontanare il suo amico dalla sua stanza.

<<si può sapere cos’ai Mark? Ti stai comportando in modo assurdo, non e che mi stai nascondendo qualcosa?>>

Mark prima di rispondere guardò in direzione dell’letto, mentre Ketrin si stava nascondendo tra le coperte. Anche Martin guardò in direzione dell’letto e si accorse dello strano movimento delle coperte.

<<sogno o son desto, ma mi sembra che le tue coperte si stiano muovendo da sole. >>

<<No cosa stai dicendo Martin, forse sei ancora un po’ stanco per ieri. >>

<<si sono stanco, però adesso o la conferma che tu ieri Ketrin lai vista, e da quello che posso vedere godi ancora della sua compagnia; d’accordo vi lascio da soli, vi lascio fare colazione, se così vogliamo chiamarla in santa pace, benissimo ci vediamo più tardi. >>

<<aspetta Martin non è come credi. >>

<<e se fosse come credo, non ci vedo nulla di male, siete due adulti consensi enti no, divertitevi. >>

Mark era rimasto sula soglia della porta, mentre osservava Martin allontanarsi. Poi sbuffando chiuse la porta, mentre Ketrin faceva capolino tra le coperte.

<<credevo che la prendesse in modo sbagliato e invece … sembra proprio che non gli e ne importasse nulla. >> <<credevo che fra voi uomini non esistessero questi problemi?>>

<<a quanto pare non ce ne sono davvero, ma basta parlare di questo, dai vieni qua mia bella topolina>>

Mentre Mark e Ketrin giocherellavano e scherzavano, Martin non era così tranquillo come aveva fatto credere al suo amico, ma allo stesso tempo cercava di essere felice per Mark, ma è anche vero che quella ragazza non riusciva a ispirargli piena fiducia. Molte altre persone stavano tramando alle loro spalle, e una di queste era la misteriosa spia; ed era furiosa per quello che era accaduto il giorno precedente, non appena rientrò nel suo albergo si sdraiò stremato dalla fatica sull’letto senza togliersi neanche i vestiti. Si addormentò, ma il suo non fu un sonno tranquillo, anzi tutt’altro. I volti di quelle orribili creature lo perseguitavano, insieme alle parole di quello strano individuo incappucciato. Alle prime luci dell’alba, la spia preoccupata per gli strani eventi accaduti, decide di contattare il suo datore di lavoro; dopo aver preso il telefono in mano, non perde tempo a cercare il numero in memoria, e poi ad avviare la chiamata.

<<Letwins? Sono io. >>

<<Che bella sorpresa, quella di sentire la voce, la voce del mio lecca piedi preferito. >>

<<non lo chiamata per parlare Letwins, lo chiamata per dirle che il prezzo dell’ingaggio adesso sale. >>

<<cosa! Lei vorrebbe che aumentassi la sua paga? Cos’è mi prende per un cretino. E sentiamo per quale motivo dovrei alzare il prezzo?>>

<<vede ci sono stati degli eventi che io non avevo calcolato, e lei non me ne aveva parlato. E per questo semplice motivo la quota sale. >>

<<in poche parole lei mi vuole dire che ha avuto dei piccoli inconvenienti?>>

<<si ho avuto degli inconvenienti, ma non tanto piccoli. >>

<<bene allora io come suo datore di lavoro, pretendo ed esigo che lei mi descriva questi inconvenienti. >> <<Letwins, forse lei non mi crederà.>>

<<affatto, qualunque cosa lei mi dirà … può stare tranquillo che io le crederò, ma vede come suo datore di lavoro è mio diritto sapere il motivo della sua richiesta. >>

<<quei ragazzi che devo pedinare, vede in questo momento si trovano a Colfax. E io mi trovo proprio dove sono loro, ma questo non è nulla, infondo questo è il mio lavoro. Quello che non rientra tra le mie mansioni, è quello di essere aggredito da dei mostri, e di essere salvato da uno vestito da druido. Il quale dopo avermi salvato a sua volta non avrebbe esitato ad uccidermi, se non me ne fossi andato via subito. È questo il motivo che mi spinge a chiederle più denaro. >>

<<strane creature dice, e mi dica queste creature erano senza volto? Possedevano solo gli occhi?>>

<<sì ma lei come fa a saperlo?>>

<<dunque quei due lattanti, hanno trovato uno dei teschi di cristallo?>>

<<credo di sì, quando quel folle mi aveva ordinato di allontanarmi mi sono allontanato, per poi nascondermi a debita distanza; e mi sono accorto che quell’ uomo si era seduto e si era messo li fermo senza muovere un solo muscolo, come se stesse aspettando qualcuno o qualcosa. Poi ad un certo punto i due ragazzi sono usciti da quella specie di grotta, quando sono usciti quel tizio si è messo a parlare con i ragazzi, e mentre stavano conversando mi sono accorto che uno dei due lattanti aveva uno strano oggetto in mano. >>

<<a questo punto le chiedo di ascoltarmi molto attentamente, se recupererà quell’oggetto, io le darò tre volte di più della sua attuale ricompensa. Voglio quell’oggetto sia nelle mie mani tra due giorni siamo intesi. >>

<<offerta molto allettante Letwins, e le posso assicurare che tra due giorni quel coso sarà nelle sue mani. >>

<<molto bene, allora confido nelle sue capacità.>>

<<non si preoccupi, lei potrò dormire tra due guanciali. >>

poi Letwins chiuse la comunicazione, e si lasciò andare ad una risata che sembrava direttamente provenire dall’inferno; ad un certo punto una voce intimidita si permise il lusso di interrompere la risata facendo una domanda a Letwins:<<ma signor Letwins, è quasi impossibile che quel individuo riesca a portarle il teschio, oppure si?>> <<si lo so benissimo, ma forse è un uomo molto fortunato e chi lo sa forse riuscirà a terminare il suo lavoro, comunque professore adesso torni al suo lavoro e lasci fare il resto a me. >>

E ancora una volta quell’uomo dallo sguardo indemoniato che risponde al nome di Letwins, ancora una volta si lasciò andare ad una risata che avrebbe fatto accapponare la pelle al diavolo in persona. Nel frattempo la spia sapeva il fatto suo, aveva già in mente un piano per rubare il teschio ai due amici. Dalla sua collega Ketrin aveva fatto mettere sotto controllo i telefoni delle camere, quindi alla spia non poteva passare nulla sotto il naso, ed era pronto a mettere in opera il suo piano. Intanto la sua collega ignara di tutto stava romanticamente mangiando nella stanza da letto.

<<lo sai Mark non ti facevo così!>>

<<scusa così come?>>

<<così tanto dolce e romantico. >>

<<sì e con il tempo ti sbalordirò ancora di più, te lo posso assicurare. >>

A quelle parole la ragazza abbassò lo sguardo attristandosi.

<<cosa c’è Ketrin o detto qualcosa che non dovevo dire?>>

<<no, non è per quello che hai detto, il fatto e che è accaduto tutto così in fretta; sto vivendo in una piccola favola, e vorrei che questa favola finisse con il lieto fine. >>

<<Certo che finirà con il lieto fine, e per quale ragione non dovrebbe finire così?>>

ketrin non sapeva cosa rispondere, perché sapeva benissimo che infondo, in fondo si era innamorata di Mark. E in un certo qual modo avrebbe voluto dirgli la verità, ma la paura di perderlo era troppo forte, perché dicendo la verità, non sapeva come avrebbe reagito il suo principe azzurro. Allora non sapendo né leggere e ne scrivere, lentamente si avvicina a Mark baciandolo con tutto il suo amore. Tutto questo accadeva dietro le spalle di Martin, che molto probabilmente non approverebbe tutto questo, ma e anche vero che in quel momento non gli sarebbe importato nulla, era troppo felice per la conquista del suo secondo teschio. E per festeggiare la sua personale vittoria, si stava rilassando al bar, sorseggiando non un alcolico, ma la sua bibita preferita la Pepsi Lemmon, tutti e tre i ragazzi erano felici e la loro mente sembrava essere sgombra da ogni pensiero. Tutto questo non durerà molto, dopo circa un ora, le coccole di Mark e Ketrin vengono interrotte dal bussare della porta. Era la spia, che si era camuffato da cameriere.

<<Chi diavolo ci interrompe adesso, deve essere ancora quel rompi scatole di Martin. >> disse Mark sbuffando e agitando le mani, la mano che sbatte sulla porta diventa sempre più forte.

<<sto arrivando, ma chi diavolo è che bussa alla mia porta in questa maniera?>>

<<servizio in camera signore. >>

<<servizio in camera? No guardi ci deve essere un errore siamo stati già serviti da un ora ormai. >>

Mark fece un grande errore, quello di aprire la porta, non appena il ragazzo aprì, la spia tira fuori la pistola, e spinge il ragazzo dentro alla stanza.

<<non fiatare, entra, sbrigati. >>

<<e tu chi diavolo sei?>>

<<stai zitto, quello che fa le domande qui sono io. >>

Mark era sbalordito, non riusciva a capire cosa volesse quel tipo da lui. Anche Ketrin era rimasta senza parole, il suo collega non l’aveva avvertita, ed era molto preoccupata per l’evolversi della situazione. Aveva paura di essere scoperta, e di deludere Mark, ma per sua fortuna il suo collega faceva finta di non conoscerla ignorandola, e continuava a parlare con il suo prigioniero.

<<tu e il tuo amico avete qualcosa che io voglio, e pretendo che voi me lo diate immediatamente. >>

<<io non so di cosa lei stia parlando, la prego di lasciare andare la ragazza, non le faccia del male. >>

<<mi hai preso per un cretino, se lascio andare la ragazza andrà subito alla polizia, anzi se non mi dai quello che voglio, io faccio fare un viaggio di sola andata all’altro mondo alla tua amica. >>

Così decide di ricattare Mark, puntando poi la pistola in direzione di Ketrin.

<<che cosa?ma sei è un pazzo!>> esclamò la ragazza, sorpresa dal comportamento del suo collega.

<<se il tuo fidanzatino collabora, nessuno deve preoccuparsi di nulla. Per che questo accada, voglio che lui mi dia il teschio di cristallo. >>

<<stia calmo, stia calmo, io collaboro, ma il teschio non ce lo io, ma ce la un mio amico. >>

<<allora chiama il tuo amico, e digli di venire qua con il teschio, altrimenti la ragazza si ritroverà un foro in testa. >> <<va bene, va bene lo chiamo subito e solo questione di qualche minuto. >>

Con le mani tremanti si mette alla ricerca del suo telefono, dopo qualche secondo riesce a trovarlo; ma la troppa tensione, non gli permette di tenere in mano il cellulare, facendolo poi cadere a terra. Lo raccoglie subito, e digita il numero del suo amico, ma dopo qualche squillo, non arriva nessuna risposta.

<<maledizione Martin rispondi, rispondi. >>

Le imprecazioni di Mark non sortiscono alcun effetto, subito riprova a richiamare il suo amico, ma nonostante il secondo tentativo, ancora nessuna risposta. Allora il ragazzo colto da un attacco d’ira, scaraventa il cellulare sopra il letto.

<<non risponde, deve essere uscito e deve aver lasciato il telefono nella propria camera, adesso cosa devo fare?>> <<è molto semplice, adesso ti vesti e lo vai a cercare, ma fai molta attenzione a non fare scherzi, la vita della tua amichetta e nelle mie mani. E con scherzi intendo dire niente polizia, ma solo tu e il tuo amico. >> <<d’accordo ho capito, ma anche lei stia molto attento a tirarmi qualche brutto scherzo, altrimenti se ne pentirà amaramente. >>

<<sì, si considero come buono il tuo consiglio, ma ricordati che ad avere il coltello dalla parte del manico sono io, adesso basta conversare, datti una mossa. >>

Mark in fretta e in furia si mette i pantaloni, si infila una T-shirt e esce di corsa dalla stanza. Appena uscito, Ketrin a qualcosa da dire al suo collega:<<ma sei impazzito? Cosa diavolo ti è preso? Venire qua con una pistola e poi minacciarci, il nostro compito fino ad oggi e sempre stato quello di spiare le persone e di rubare delle informazioni, e niente altro. >>

<<da oggi sono cambiati i nostri programmi, anzi forse è meglio dire i miei programmi. Ora quello che ti chiedo e di fare la vittima, fino a che non avrò in mano quello che voglio, quindi vedi di non rovinare tutto. E poi credevo di trovarci qui uno dei due ragazzi e non anche tu, soprattutto di trovarti sul suo letto. >>

<<ho fatto solo quello che mi avevi chiesto tu, cioè quello di spillargli delle informazioni in più. >>

<<bene se è solo per questo motivo, allora ti chiedo scusa. >>

intanto Mark era alla disperata ricerca di Martin, il quale sembrava scomparso; ma da un certo punto Mark si ricorda, quello che Martin gli aveva detto un ora prima, quello che avrebbe aspettato lui e Ketrin al bar. Allora Mark con tutto il fiato che poteva avere nei polmoni, corre al bar, una volta arrivato, stravolto dalla fatica, si mette alla ricerca del suo amico, ma non riusciva a vederlo. Ad un certo punto lo vede, era nei tavoli posti fuori dall’locale, intento a sorseggiare la sua bibita. A quel punto si precipita verso di lui, lo prende per un braccio facendolo alzare di scatto, e facendogli cadere il bicchiere.

<<Cosa diavolo ti prende, sei forse impazzito?>>

esclamò Martin sorpreso dal comportamento del suo amico.

<<dove hai messo il teschio?>>

<<il teschio?>> rispose Martin ancora più sorpreso per la domanda fattagli dall’amico.

<<sì il teschio, dimmi dov’è il teschio?>>

<<ma mi vuoi dire cosa ti è preso?>>

<<non o molto tempo per spiegartelo, portami a far vedere dove ai nascosto il teschio. >> rispose Mark stravolto e molto nervoso.

<<si va bene vienimi dietro. >>

Martin vedendo il suo migliore amico in quello stato, decide di andare a prendere il teschio, senza fare altre domande. I due si dirigono nella stanza di Martin, la sua camera si trovava a fianco a quella di Ketrin. Una volta nella stanza Martin, apre il cassetto del comodino prendendo una piccola chiave. Poi si inginocchia ai piedi dell’letto, tirando fuori una scatola di metallo chiusa con un lucchetto, la prende in braccio e la mette sopra il letto. Molto lentamente apre la scatola, e al suo interno conteneva entrambi i due teschi di cristallo. Intanto Mark si guarda intorno molto nervosamente, mentre Martin afferra uno dei due teschi, poi si avvicina alla finestra aprendola senza mollare il teschi, con una mano sporge fuori dalla finestra uno dei teschi, per poi minacciare Mark. <<allora se non mi dici il motivo per cui vuoi questo teschio, io lo lascio cadere, e non mi in porta se abbiamo rischiato la vita per averlo. E tu sai benissimo che io sono capace di farlo. >>

<<bene, io posso sempre prendere l’altro. >>

<<Quello dei miei genitori? Tu sai bene quanto vale per me, e non lo prenderesti mai. >>

<<sì ma tu non capisci, io ho bisogno di quel teschio. >>

<<io lo capirei, solo se tu me lo spiegassi. >>

<<senti ritira quel teschio dentro alla stanza, e poi seguimi, te lo chiedo per favore. >>

<<d’accordo, farò quello che mi hai detto, perché infondo sei il mio migliore amico e non posso dirti di no. >>

<<ti ringrazio molto Martin. >>

una volta che i due amici si trovano d’accordo, escono dalla stanza, e dopo aver fatto solo pochi passi entrano nella stanza di Mark. Una volta aperta la porta, il suo specchio visivo ricade su Ketrin che era seduta sull’letto, poi ad un certo punto la porta si chiude di colpo, e da dietro la porta esce la spia, il quale si stava nascondendo, con la pistola puntata sui tre ragazzi.

<<è questo chi diavolo è Mark?>>

<<silenzio qui le domande le faccio solo io. >> rispose la spia con tono sicuro e arrogante.

<<dammi il teschio!>>

<<darti il teschio, ma non se ne parla proprio. >>

<<ei ragazzo, forse non hai capito la situazione, il coltello dalla parte del manico ce lo io; quindi tu mi dai il teschio senza discutere. >>

<<Non esiste, io ho rischiato la vita per averlo, ho combattuto contro creature uscite direttamente dall’inferno, e tu credi che io abbia paura di te?>>

<<Martin non fare lo stupido, dagli quello che vuole, non vale la pena gettare le nostre vite per quel teschio. >>

anche Mark cercava di convincere il suo amico a lasciare l’osso, ma Martin non aveva alcuna intenzione di perderlo. <<io non mollo questo teschio, dopo tutto quello che abbiamo passato, tu vorresti regalarlo a questo tizio?>> <<ma rifletti Martin, se non gli dai il teschio, ci ucciderà tutti. Ucciderà te, ucciderà me e ucciderà anche Ketrin che di tutta questa storia non centra nulla. >>

<<ascolta il tuo amico, sembra molto più intelligente. >>

Martin chiuse gli occhi pensando per qualche secondo alle parole dell’amico, e alla fine decise di dare ascolto a Mark. Così porge il teschio alla spia, che ringrazia ed esce dalla stanza di corsa, e chiuse dentro i tre amici. Martin decide di seguire la spia e immediatamente cerca di sfondare la porta a spallate, dopo qualche tentativo riesce a sfondarla e immediatamente si getta all’inseguimento della spia, Mark lo segue a ruota cercando di prendere il secondo ascensore, ma anche il secondo era occupato, Mark da un piccolo pugno di stizza all’ascensore e subito si dirige alle scale, ed inizia a scendere come se in ballo ci fosse la propria vita. Intanto la spia stava raggiungendo il parcheggio posto sotto all’albergo, travolgendo tutte le persone che incrociava; ma mentre sta per salire in auto, al’improvviso le creature che aveva già incontrato nel sito gli compaiono davanti, la spia si blocca di colpo, iniziando a scuotere la testa, mentre respirava male a causa del fiatone.

<<Sì può sapere cosa volete da me? Immonde creature. >>

nel frattempo anche Martin e Mark raggiungono la spia, e anche loro si bloccano di colpo nel vedere i senza nome. <<guarda Martin, quelle non sono le stesse creature che sono fuggite dalla sala dove era posto il teschio?>> <<già sono loro, ma per quale motivo si trovano qui adesso?>>

<<io spero che non siano qui per noi!>>

<<non credo che siano qui per noi, quel tizio vestito tutto di nero ci ha detto che per qualche tempo non ci avrebbero fatto nulla. >>

<<bene spero che non si sia sbagliato. >>

Intanto alle spalle dei due ragazzi, si era formato un piccolo capannello di curiosi, che si erano fatti in curio – sire dallo strano aspetto delle creature.

<<secondo voi cos’è una trovata pubblicitaria?>>

<<no secondo me stanno girando un film dell’orrore!>>

Questi e altri erano i commenti erano dei curiosi. La spia inizia ad indietreggiare, mentre inizia a sudare freddo.

<<cosa volete da me? Cosa volete si può sapere?>>

Urla in preda al panico la spia, poi ad un certo punto una delle creature, allarga le braccia, estendendo il sottile velo di pelle che si trovava posta proprio sotto i bracci. E con un rapido balzo, si posiziona a due centimetri dalla sua preda, per poi avvolgerlo in quella sottile pelle. L’uomo inizia ad urlare, le urla erano così strazianti da far venire i brividi, tutti i presenti avevano gli occhi sbarrati e terrorizzati. La scena che si presentava era davvero agghiacciante, ai piedi della creatura inizia a cadere uno strano liquido verde, e le urla all’improvviso cessarono. Quando il mostro riaprì le braccia, quello stomachevole liquido stava colando dalle sue braccia, dal petto, fino a scivolare alle gambe, dalla finestra dell’albergo Ketrin aveva osservato tutta la scena, dalla bocca non riusciva ad uscire nessuna parola, quando ad un certo punto urlò:<<zio, zio, mio Dio zio. >>

A quelle parole Mark e Martin alzarono la testa in direzione della finestra, sbalorditi dalle parole della ragazza.

<<che vuol dire zio?>> chiese Martin a Mark, ma lo stesso non rispose e continuò a fissare la finestra.

I senza nome non avevano terminato il suo lavoro, tutte le creature dovevano sfamarsi, il senza nome che aveva ucciso la spia, lancia un terribile urlo, come una specie di lamento. A quell’urlo tutte le altre creature allargano le braccia, e si lanciano contro le persone che si erano fermate ad osservarle. Avvolgono tra le loro braccia, tutte le persona che gli arrivavano a tiro, le urla delle vittime si mischiano con quelle di paura, di tutte le altre persone che cercavano di scappare.

<<Mark dobbiamo fare qualcosa, infondo se queste creature sono libere di fare ciò che vogliono, è solo colpa nostra.>> urlò Martin al suo amico, ma Mark sembrava non curarsene di quelle parole e nemmeno di quello che gli stava accadendo in torno, continuava a fissare Ketrin, mentre piangeva disperata alla finestra.

<<Mark maledizione mi ascolti? Non pensare a quello che ha detto la tua ragazza, ma pensa a quello che sta accadendo ora. >>

Intanto la paura e il panico continuavano a salire di minuto in minuto, i senza nome stavano mietendo una vittima dopo l’altra, le persone fuggivano in preda al terrore. Le parole di Ketrin avevano colpito così tanto Mark, che sembrava che tutto questo per lui non stesse accadendo. Fino a che Martin lo afferra da dietro le spalle, iniziando a scuoterlo con molta forza.

<<Mark ascoltami attentamente, dobbiamo fare qualcosa, questi mostri stanno facendo una strage, dai svegliati da questo assurdo torpore. >>

A quelle parole Mark guardò negli occhi Martin dicendogli:

<<hai ragione, dobbiamo fermarli con qualsiasi mezzo. >>

così i due decidono di intervenire, si gettano addosso ai senza nome più vicini, Martin inizia a colpire il suo bersaglio con dei colpi ben assestati di karate, con dei calci e pugni devastanti. Mentre Mark con un calcio rompe il paraurti di una vecchia auto, la stringe bene fra le mani, colpisce dietro la schiena uno dei mostri. Ancora una volta, i senza nome continuavano a banchettare senza alcun problema come se i colpi infertoli dai ragazzi fossero solo dei piccoli colpi di vento, addirittura la creatura colpita da Mark, lascia l’attuale vittima, andandosene a cercarsela un’altra. Presi dallo sconforto iniziano a colpire a casaccio con pugni e calci tirati ovunque nel corpo delle creature, ma per i senza nome erano solo delle carezze.

<<é assurdo non gli stiamo facendo nulla è tutto inutile>>

<<e tu continua a provare Mark, non arrendiamoci; dobbiamo fermarli in qualche modo, tutto questo e accaduto solo per colpa nostra. >>

<<si potete dirlo forte tutto questo è accaduto solo per colpa vostra. >> disse una voce orgogliosa e fiera, rivolgendosi ai due amici, facendosi spazio tra le urla.

<<hai sentito quella voce Martin?>>

<<sì lo sentita e la ho anche riconosciuta, è la stessa voce del tizio che abbiamo incontrato fuori da quella specie di grotta. >>

<<Dov’è non riesco a vederlo. >> urlò Mark guardandosi in torno.

<<sono quassù, e da quello che posso vedere il party e iniziato senza di me. >>

I ragazzi alzano lo sguardo, e videro quello strano individuo sopra il tetto dell’albergo, ma non furono i soli a sentire la sua voce anche i senza nome udirono la sua voce, e anch’essi alzarono lo sguardo in direzione dell’uomo. <<Mistery, recupera il teschio e portalo subito via di qui. Il teschio non deve cadere in mani sbagliate. >>

Sì rivolse l’individuo a Martin.

<<già il teschio, dove cavolo …. Si è dentro l’auto. >>

Correndo il ragazzo va a recuperare il prezioso oggetto, intanto l’uomo si getta dal tetto dell’albergo, osservato dagli occhi increduli di Mark. L’uomo va a cadere proprio in mezzo ai senza nome, il quale vedendolo, iniziano immediatamente a indietreggiare.

<<perché stanno indietreggiando, sembra che abbiano paura di te?>> chiese Mark al misterioso uomo.

<<si esatto hanno paura di me, ed il motivo è molto semplice, ad imprigionarli sono stato io. >>

I senza nome approfittano della minima distrazione dell’uomo e abbandonano il campo, e scompaiono nel nulla.

<<sono spariti!>> esclamò Martin sorpreso.

<<sono solo dei vigliacchi, senza avere accumulato il cento per cento della loro energia, non ci provano minimamente ad affrontarmi. >>

l’uomo sembrava quasi deluso dal comportamento delle strane creature, mentre attorno a lui spadroneggiava l’orrore, delle piccole montagnole di resti organici, le facevano da scenario. Le persone sopravvissute continuavano a scappare in preda al panico.

<<ei tu si può sapere come diavolo ti chiami?>> chiese Martin all’incappucciato.

<<il mio nome è Nubis, padrone delle nebbie oscure, il mio compito è proteggere i tesori e i segreti di questo mondo.>> <<ti stai prendendo gioco di noi?>> chiese Martin perplesso.

<<Guardati in torno, ti sembra il momento e il luogo adatto per scherzare?>>

<<no, effettivamente no. >>

<<allora Mistery, tu e il tuo amico vi siete cacciati in un bel guaio, dovrete rimediare a questo casino, i senza nome non si fermeranno qui, per tre anni uccideranno molte persone innocenti, solo per acquisire l’energia necessaria per non essere più sigillati. >>

<<aspetta un solo secondo, Anubis o come cavolo ti chiami, io non sono un eroe e non possiedo dei super poteri, e credo che la stessa cosa valga per il mio amico, noi di sicuro non possiamo fare proprio un bel niente. >>

Mark cercò di chiarire la situazione.

<<innanzi tutto il mio nome è Nubis e non Anubis, secondo siete stati voi a liberare quelle abominevoli creature, e terzo tra tre anni verranno a cercarvi e sarete voi ad andare all’altro mondo. >>

<<Tu ci avevi detto che quei mostri non ci avrebbero fatto nulla. >> ribadì Martin

<<ma allora non mi ascolti, scaduti tre anni vi verranno a cercare e lo faranno per completare la loro rinascita. >>

<<e se noi le fermiamo prima dello scadere dei tre anni cosa succederebbe?>> chiese incuriosito Mark

<<sì come se fosse facile, l’unico modo per fermare i senza nome è scoprire il loro nome e ciò e impossibile. C’è anche un altro modo per fermarli, ed è il modo con cui lì o intrappolati io; dovrete trovare i dodici teschi di cristallo, trovandoli potrete fermarli. >>

<<e mi vuoi spiegare dove le troviamo?>> chiese Martin

<<dovete dirigervi in Cina, alla grande muraglia, una volta li dovrete cercare il passaggio che vi condurrà al teschio. Prima di prendere il teschio dovrete affrontare il suo guardiano e il suo esercito. >>

Mark era perplesso, non riusciva a capire se quello che gli stava dicendo lo strano individuo fosse la verità.

<<e se noi fallissimo? In poche parole se noi moriamo durante la ricerca, chi prenderà poi il nostro posto?>> <<nessuno, il mondo verrà sommerso dalla più totale anarchia e le persone a voi più care scompariranno insieme a voi. >>

<<e se invece riuscissimo nel nostro intento, cosa ne verrebbe a nostro favore?>> chiese ancora una volta Mark. <<come vi o già spiegato in ballo c’è la vostra vita, vincere per vivere. E poi mio caro ragazzo in questo momento dovresti preoccuparti di più di un altro problema, e voglio dirvi anche un’altra cosa fidatevi di chi vi sta vicino e diffidate del resto. >>

A quelle parole Mark guardò subito in direzione della finestra, quella in cui Ketrin stava piangendo disperatamente, e capì cosa voleva dire Nubis.

<<Martin, vado da Ketrin, mi devo fare spiegare alcune cose se non ti di spiace. >>

<<no, vai pure, io intanto finisco di fare due parole con il nostro nuovo amico. >>

Mark ringraziò l’amico facendogli un cenno con la mano, e corse subito da Ketrin, intanto Martin doveva chiarire la situazione.

<<allora Nubis, cosa dobbiamo aspettarci in Cina?>>

<<te lo già detto, troverete la gloria o la morte, e non sarà il vostro destino a decidere per voi, ma sarà la vostra intelligenza e astuzia. >>

<<abbiamo già affrontato molti pericoli in quella caverna, non ho paura di affrontarli di nuovo. >>

<<sei molto coraggioso Mistery, ma sappi che quello che vi attende è qualcosa di molto più grande di quello che avete già affrontato. Il mio consiglio è quello di fare molta attenzione, d’ora in avanti il vostro migliore amico sarà il pericolo. >>

<<io conosco un detto, e questo detto dice questo: “L’unica certezza della vita e la morte” quindi le tue parole non mi fanno paura. >>

<<devi togliermi una curiosità Nubis come fai a conoscere il mio nome? Io e il mio amico ci comunichiamo solo i nostri nomi, ma mai i nostri cognomi …. Quindi… >>

<<questo te lo dirò a tempo debito, devi pazientare ragazzo mio, adesso io devo andare, sta arrivando la polizia. Se vuoi un consiglio, anche voi dovreste andare in Cina il prima possibile, ci vediamo presto. >>

Detto questo Nubis si allontanò molto lentamente, mentre Martin lo osservava andarsene. E mentre Mark era davanti alla porta precedentemente abbattuta da Martin, era lì pensieroso, in cerca delle parole giuste da dire a Ketrin. Respirando profondamente, si fece coraggio, ed entrò nella stanza; si avvicinò molto lentamente alla ragazza, che stava ancora piangendo appoggiata al balcone della finestra. Con voce molto bassa fece il nome della ragazza, poi molto lentamente gli toccò la spalla, Ketrin si girò di scatto e abbracciò Mark, che contraccambiò stringendola dolcemente con le braccia. Ketrin non riusciva a smettere di piangere, Mark la fece sedere sull’letto; il ragazzo aspettò che Ketrin si calmasse un poco, poi fu costretto a fargli la fatidica domanda:

<<Ketrin, perché hai chiamato zio quell’uomo?>>

<<perché quello era mio zio!>> rispose la ragazza singhiozzando.

<<non capisco, per quale motivo tuo zio ti ha puntato a d’osso una pistola? Per quale motivo ci a minacciato, e perché voleva il teschio?>>

<<se te lo dicessi, forse non vorresti più vedermi. >>

<<io non mi comporterei mai in questo modo, te lo posso assicurare. >>

<<se te lo dico, mi prometti di non lasciarmi!>>

<<si lo prometto. >>

<<lo chiamato zio perché lui era davvero mio zio. >>

<<era tuo zio? Ma come?>>

<< era stato ingaggiato da un uomo, un uomo che ci aveva detto di spiarvi e di riferirgli tutti i vostri movimenti. >> <<quindi tu fin dall’inizio eri d’accordo con lui. >>

<<ero d’accordo fin dalla prima volta che vi ho incontrati, dal giorno della fermata dell’autobus. >>

<<quindi tutto quello che abbiamo fatto, era tutto calcolato, insomma per te non conto nulla?>>

<<no questo non è vero, si forse all’inizio, ma poi nel conoscerti mi sono davvero innamorata di te, te lo posso giurare su quello che vuoi. >>

<<non mi stai prendendo in giro vero?>>

Ketrin non rispose si avvicinò a lui e lo baciò, e da quel gesto Mark capì che non stava mentendo, e si lasciarono andare ad un bacio passionale. Nel frattempo Martin stava parlando con la polizia, insieme alle poche persone rimaste in vita.

<<agente questo e tutto quello che è successo, non ho altro da dirle. >>

<<d’accordo lei può andare. >>

Martin se ne andò in silenzio, immerso in mille pensieri; altrettante frasi trafiggevano il suo cervello, pensava a Nubis, ai suoi zii, ai suoi genitori, ai teschi e al fatto che dovrà intraprendere un’altra pericolosissima avventura. Entrò in camera e si sdraiò sull’letto e chiuse gli occhi, mentre Mark e Ketrin passarono tutta la notte insieme. L’indomani, Martin come sempre si svegliò alla buona ora, ma questa volta salta i suoi esercizi fisici, ma preparò le valigie; poi facendosi una doccia in fretta, va a chiamare Mark, la porta della sua stanza era appoggiata alla parete, Martin fece capolino, ma non vide né anche l’ombra del suo amico. Ma sapeva molto bene dove trovarlo. Allora bussò alla porta di Ketrin, dopo qualche secondo lei stessa aprì la porta.

<<mi puoi chiamare Mark per favore. >> disse Martin con tono seccato.

<<si te lo chiamo subito. >>

<<cosa c’è Martin, ieri ti abbiamo cercato in camera ma tu non avevi risposto. Eravamo preoccupati. >>

<<io sto benissimo come puoi vedere, dai prepara le valigie si torna a casa. E dopo una breve sosta dobbiamo ripartire per la Cina.>>

il tono di Martin era freddo e distaccato, sembrava un’altra persona.

<<aspetta e Ketrin?>>

<<Ketrin? Ketrin è un problema tuo, lasciala qui, portatela dietro fai come ti pare, ma ricordati che suo zio voleva fregarci il teschio. Fai di lei quello che ritieni più giusto, io vado a comperare i biglietti per il ritorno a casa, quindi se lei viene con noi, lo devo sapere in tempo. >>

E Martin se ne andò senza aggiungere altro, Mark non riusciva a capire il comportamento del suo amico, ed era esterrefatto del fatto che non gli avesse fatto alcuna domanda su Ketrin. Allora decise di dire tutto quello che il suo amico gli aveva riferito alla sua ragazza, e senza pensarci troppo Ketrin decise di seguire Mark, entusiasta del fatto che avrebbe conosciuto i genitori del suo fidanzato. E si misero subito a preparare le valigie, e Mark si affrettò ad avvertire l’amico della scelta di Ketrin. L’indomani i tre amici partono per Londra, il volo trascorre molto tranquillamente, Martin si rilassa leggendo dei libri, Ketrin e Mark giocano e scherzano per tutto il viaggio. Una volta tornati a casa, sembrano tutti quanti felici e sereni, anche se Ketrin era ancora molto dispiaciuta per la recente perdita dello zio, ma allo stesso tempo contenta per la reazione avuta da Martin e dallo stesso Mark. Mark Era al settimo cielo, non faceva altro che ringraziare il destino, per averli fatti incontrare; Martin invece dietro l’apparente tranquillità, nascondeva una grande angoscia e tanta preoccupazione, le parole di Nubis si ripetevano dentro la sua testa come un disco rotto, ma una volta varcata la porta di casa, tutti quei pensieri negativi scomparsero. I suoi zii erano felicissimi di rivederlo così presto, una piacevole serata in famiglia, rigenera visibilmente Martin. Anche Mark e Ketrin passarono una bellissima serata in compagnia dei genitori dell’ ragazzo. La mattina seguente Martin riceve una telefonata da Mark.

<<ei Martin hai trascorso una piacevole serata ieri?>>

<<si eri sera è stata una bella serata, e per qualche ora mi sono veramente rilassato e liberato di tutti i pensieri, e la serata con Ketrin e i tuoi genitori com’è andata?>>

<<alla grande, Ketrin è piaciuta sia a mio padre, ma soprattutto a mia madre, e piacere a lei è una vera impresa. >> <<sono molto felice per te. >>

<<senti Martin, posso farti una domanda?>>

<<ma certo puoi farmi tutte le domande che vuoi!>>

<<senti per quale motivo non mi hai chiesto nulla sulla chiacchierata che ho fatto con Ketrin prima di partire? Chiarisco, non mi hai fatto nessuna domanda sull’fatto che Ketrin abbia chiamato zio quell’uomo che a tentato di prenderci il teschio, infondo tu hai sempre avuto molti dubbi su di lei. >>

<<si è vero, ma questi adesso sono più problemi vostri che miei, io non so cosa ti abbia detto Ketrin prima di partire, ma di qualsiasi cosa abbiate parlato, non a minimamente intaccato il vostro rapporto; ed io non voglio semplicemente rompervi le uova nel paniere. >>

<<capisco e per questo ti ringrazio molto. Senti devo farti un’altra domanda; tu e quello strano tizio di cosa avete parlato quando io mi sono allontanato?>>

<<nulla di importante, cose di rutine. >>

<<buono a saperlo; allora quando si parte per la Cina?>>

<<questo pomeriggio devo parlare con una persona, comunque fra tre giorni vorrei partire. >>

<<devi parlare con una persona? E chi è questa persona, forse la tua Daiana?>>

<<no, lei preferirei tenerla fuori da questa storia, io voglio parlare con Letwins.>>

<<senti io questo pomeriggio avrei un impegno con Ketrin, ma se vuoi lo rinvio e vengo con te al museo. >>

<<no, non ce né alcun bisogno, credo di cavarmela anche da solo, comunque ti ringrazio per il pensiero. >>

<<ok se credi di farcela da solo, io non insisto. Comunque ti chiedo di seguire il mio consiglio, fai molta attenzione d’accordo. >>

<<non ti preoccupare, non sono uno sprovveduto, saprò cavarmela alla grande. Dai ti ho rubato fin troppo tempo, è meglio che adesso tu torni dalla tua Ketrin o potrebbe iniziare a pensare a qualcosa di sbagliato. >>

<<va bene, allora ci si sente questa sera?>>

Dopo una buona colazione Martin decide di passare le restanti ore del mattino nello studio dei suoi genitori, restando seduto in una poltrona in pelle rossa, fissando un punto vuoto. La sua concentrazione viene solo interrotta dalla voce di sua zia che lo chiama per il pranzo, durante lo stesso pranzo il ragazzo sembra proprio che non avesse pensieri, parla del viaggio in Messico, senza però dire nulla della grotta né tanto meno del teschio. Nelle prime ore del pomeriggio, martin decide di dirigersi verso il museo, il suo sguardo era freddo e deciso, sembrava che niente e nessuno lo potesse fermare, procedeva con passo veloce e nervoso. Arrivato all’entrata del museo prende un profondo respiro per farsi ancora più coraggio ed entra nel museo, comincia subito a guardarsi in torno in cerca di Letwins, ma pare non esserci nessuna traccia. Inizia a vagare per tutte le sale, ma non riesce a trovare il suo obbiettivo, allora decide di fare una capatina all’laboratorio dove l’ultima volta vide Letwins. Con passo furtivo si intrufola nei piccoli e stretti corridoi che portano all’laboratorio, poi si nascose dietro la porta dello stesso laboratorio, e vide per la seconda volta il teschio di cristallo, giacente nel medesimo piedistallo, anch’esso fatto di cristallo, ma in giro non riusciva a vedere nessuno. Così alla fine decise di avvicinarsi al teschio, per osservarlo meglio, lo fissava attentamente come se cercasse una risposta a qualcosa, poi una voce interruppe la sua concentrazione.

<<ma guarda chi si vede, Mystery Junior, qual buon vento la condotta in questo buio e freddo luogo?>>

Martin sobbalzò, ma quando il suo sguardo incrociò quello di Letwins, la paura scomparve nell’nulla.

<<cercavo proprio lei Letwins.>>

<<ne sono lusingato, ma lei sa che non può restare qui vero?>>

<<lasciamo stare i convenevoli, perché sappiamo benissimo che questa è tutta una falsa. >>

<<non riesco a capire di cosa stia parlando!>>

<<non faccia il pagliaccio Letwins, io sono venuto qua perché lei quasi con certezza, lei ci aveva messo alle costole una spia, per non dire un sicario. >>

<<ma cosa sta farneticando Mystery?>>

<<noto con molto piacere che si è evoluto, da pagliaccio è diventato bugiardo. >>

<<senta se continua ad insultarmi signor Mystery, sarò costretto a chiamare la sicurezza. >>

<<non sia ridicolo Letwins, dovrei essere io a chiamare la polizia; per quello che ci ha fatto, lei ci ha messo alle costole un tizio per spiarci e non so per quanti giorni, poi questo individuo ci a puntato anche una pistola contro, per cercare di rubarci il teschio. Ma il tizio non era molto furbo, dato che ci aveva preso solo un teschio, l’ultimo che abbiamo trovato faticosamente io e il mio amico. >>

<<io credo che lei si renda conto che queste sono accuse gravissime, potrei denunciarla per diffamazione, e poi dove sono le prove di quello che ha affermato in questo istante?>>

<<il suo uomo è morto ucciso da delle orribili creature, ma la sua collega è ancora in viva, ed è fidanzata con il mio amico e credo che in caso di bisogno …. Sarebbe disposta a testimoniare. >>

<<la sua collega!>> e Letwins si ferma un attimo a riflettere, per poi scoppiare a ridere.

<<vedi ragazzo mio, io scelgo molto bene la gente con cui devo lavorare, e sono certo che la sua collega sa ben poco, per non dire nulla. Quindi queste affermazioni non mi spaventano affatto; e se anche sapesse qualcosa, troverei subito il modo per farla tacere. >>

<<dicendo questo hai appena ammesso che quell’uomo lo avevi ingaggiato tu, ti sei appena messo in gabbia da solo.>>

<<come pensi di fare per far credere tutto questo ad una corte, un magnate dell’archeologia, contro un ragazzino cha appena terminato gli studi; sarebbe una follia, sarebbe un suicidio e questo tu lo sai benissimo, e anche se tu avessi anche qualche asso nella manica, non funzionerebbe comunque, quindi è meglio che ti rassegni. >> <<ci rincontreremo Letwins, ci rincontreremo. >>

Detto questo Martin se ne andò, mentre Letwins lo guardava allontanarsi con una certa soddisfazione. Da quel momento Martin capì che il suo percorso non sarebbe stato affatto facile, e che sarebbe stato pieno di ostacoli e di salite. Ma era talmente intenzionato ad andare avanti, e avrebbe deciso che niente e nessuno lo avrebbe fermato; una volta tornato a casa iniziò a fare le valigie, e all’ora di cena avrebbe informato i suoi zii della sua nuova partenza. I suoi zii non capirono bene il motivo di questa nuova partenza, né anche il motivo di tutta questa fretta, ma il ragazzo cercò di inventare delle scuse che potessero spiegare queste ragioni. Una volta terminata la cena, sale in camera e chiama Mark, e lo avverte della imminente partenza per la Cina che sarebbe avvenuta tra un giorno. Mark emozionatissimo acconsente alla partenza senza alcun problema, poi ad un certo punto Mark chiede all’amico di cosa avesse discusso con Letwins, ma Martin anche in questo caso decide di non sbilanciarsi troppo. Una volta terminata la conversazione il ragazzo si sdraia sull’letto e in poco tempo la stanchezza prese il sopravvento e si addormenta. La mattina dell’indomani ricevette una chiamata sul cellulare, Martin sentendo il trillo del telefono sobbalzò per lo spavento, e con voce assonnata rispose al telefono.

<<pronto?>>

<<buon giorno spero di non averti svegliato?>>

<<ma cosa vuoi Mark?>> rispose Martin ancora evidentemente molto assonnato.

<<si adesso ho la certezza che stavi ancora dormendo. >> rispose la persona all’altro capo del telefono.

<<ma con chi o il piacere di parlare?>>

<<ma non dirmi che non mi riconosci?>>

Da quel momento ci fu qualche secondo di silenzio, poi Martin capì e con tono imbarazzato rispose:

<<cavoli sei tu Daiana, come avrai capito ero ancora molto assonnato, e non ero in grado di riconoscerti. >>

<<si me ne sono accorta, ma cambiamo argomento, come stai?>>

<<o si non mi lamento molto, diciamo che ho avuto una vacanza molto movimentata. >>

Da quello che ho sentito al telegiornale quello che è successo da quelle parti è stato veramente allucinante. >>

<<al telegiornale?>>

<<cavoli non dirmi che non lo sai, sei in vacanza a Colfax e non sai nulla!>>

<<al dire il vero sono rientrato a Londra da un giorno e mezzo. >>

La tua e stata una vacanza lampo, una vacanza brevissima, ma siete tornati a casa così presto a causa di quello che è successo?>>

<<non capisco di cosa stai parlando!>>

<<ma si dai, come fai a non saperlo, è una notizia che e stata diffusa in tutto il mondo. >>

<<ti giuro che non so di cosa stai parlando. >> rispose con voce tremante il ragazzo, anche se in realtà sapeva benissimo di cosa stava parlando.

<<non mi venire a dire che non sai nulla di quegli alieni? Hanno ucciso dei poveri vacanzieri davanti ad un importante albergo, e ci sono stati due ragazzi che hanno cercato di fermarli. >>

<<alieni? Ma si sì, siamo tornati proprio per quel motivo. >>

<<dal tono della tua voce, sembra proprio che tu mi stia nascondendo qualcosa. >>

<<io, nasconderti qualcosa, ma tu lavori troppo di fantasia. >>

<<si forse, sarà proprio così, allora se sei tornato già a casa, possiamo incontrarci se ti va?>>

<< ma molto volentieri, io sono già libero da questo pomeriggio. >>

<<ma è fantastico, allora perché non ci incontriamo alle sedici, davanti al bar dove ci siamo incontrati la prima volta?>> <<benissimo allora ci vediamo tra qualche ora. >>

<<d’accordo ci vediamo presto misterioso. >>

<<a dopo fantasiosa. >>

Martin era felicissimo di aver sentito la voce di Daiana, ma allo stesso tempo era nervoso ed emozionato, al pensiero di rivedere il suo dolce viso. Le ore del mattino passarono molto velocemente, e un ora prima dell’incontro con la ragazza, iniziò a prepararsi minuziosamente, stando attento ad ogni particolare. Vestito elegante, ma allo stesso tempo sportivo, mentre sceglieva l’abbigliamento le gambe gli tremavano come se fosse il suo primo appuntamento da adolescente; sistemato gli ultimi ritocchi Martin era pronto, ma prima di arrivare all’locale prescelto, decise di fare una capatina dal suo erborista di fiducia, acquistando sedici rose rosse. Si aggiusta ben bene la cravatta, e si diresse in direzione dell’locale, da come era vestito non sembrava proprio che stesse andando in un bar; arrivò davanti al punto di incontro, con dieci minuti di ritardo, Daiana era già arrivata e stava aspettando spazientita il ragazzo, poi ad un certo punto arrivò Martin.

<<sei leggermente arrivato in ritardo, mio caro amico. >>

<<si lo so scusami, ma prima di arrivare qua sono passato a prenderti un piccolo pensierino. >>

E Martin tese la mano con delle rose alla ragazza, lei con molta sorpresa afferra le rose con la mano tremante.

<<Martin non dovevi sono meravigliose. >> <<già meravigliose come te. >>

<<vedo che oggi sei anche in vena di complimenti, come sempre sei molto carino e ti ringrazio molto, e vedo che sei anche molto elegante. >>

<<sì ma anche tu non sei da meno in fatto di eleganza, il vestito che indossi e veramente delizioso. >>

<<già, stiamo andando in un pub, e siamo vestiti come se stessimo andando ad un galà molto raffinato, se entriamo la dentro vestiti così ci prendono per dei pazzi sicuro. >>

<<allora mia incantevole partner, perché non ce ne andiamo in un ristorante molto elegante che sta proprio qui vicino, non abbiamo bisogno né anche della prenotazione, il proprietario è amico di mio zio, quindi credo che non ci sia alcun problema. >>

<<non credi che sia ancora un po’ presto per cenare? Comunque sei così gentile che oggi e impossibile riuscire a dirti di no. >>

<<si so che è presto per la cena, però possiamo aspettare lì mentre ci pregustiamo un aperitivo. >>

Allora Martin inchinandosi pose la mano a Daiana, ed anch’essa fece un piccolo inchino per poi prendere la mano del ragazzo. I due sembrava che si conoscessero da molti anni, il loro affiatamento era davvero invidiabile, non facevano altro che ridere e scherzare. Arrivati al ristorante Martin continua a far il gentil uomo, aprendo la porta alla ragazza, una volta entrati vengono subito accolti dal gestore del ristorante.

<<Martin, ragazzo mio, non so più da quanto tempo non ti avevo visto. >>

<<buona sera Mario, non è che questa sera avresti un tavolo libero?>>

<<averti qui è proprio una bella sorpresa, e ti posso assicurare che per te un tavolo libero lo trovo di sicuro, abbiamo tre tavoli liberi e sono i migliori tavoli. >>

<<ti ringrazio molto Mario, ti devo un grosso favore. >>

<<ma quale favore, ti prego non scherzare, piuttosto dimmi chi è questa incantevole ragazza?>>

<<diciamo che è una mia amica. >>

<<molto piacere, il mio nome è Daiana.>>

Sì presentò la ragazza con in tono molto timido, allora l’uomo prese la mano della ragazza e la baciò leggermente la mano.

<<molto onorato di fare la sua conoscenza, come avrà già intuito il mio nome è Mario, se adesso i l’or signori vogliano seguirmi, vi condurrò al tavolo scelto. >> I due ragazzi ringraziarono e seguirono l’uomo.

<<questo che vedete e il miglior tavolo, quello posto vicino alla fontana d’oro, potete accomodarvi, scegliere la pietanza e tra qualche minuto verrà da voi il vostro cameriere. >>

<<Ti ringrazio molto Mario.>> disse Martin stringendo la mano a l’uomo.

<<di nulla questo d’altronde è il mio lavoro. >>

Detto questo il proprietario si allontanò, avvicinandosi a un altro cliente. Martin pose la sedia a Daiana, che con un gesto con la testa ringrazia il suo cavaliere, una volta accomodati al tavolo, danno una sbirciatina al menù.

<<tu cosa prendi?>> disse Martin rivolgendo lo sguardo in direzione di Daiana.

<<io ordinerò un bel risotto ai funghi, una fettina di vitella, con un insalata mista. >>

<<lo sai una cosa, ordinerò le stesse cose che ordinerai tu. >>

Dopo qualche minuto possono fare le loro ordinazioni al cameriere, durante la piccola attesa che li divideva dal pasto, i due ragazzi iniziarono a conversare del più del meno. E Martin trova molto strano il fatto che Daiana non gli avesse fatto ancora nessuna domanda sulla sua vacanza, e molto contento di questo continua a conversare spensieratamente con la ragazza. Iniziato il pasto però, la ragazza formula la fatidica domanda che Martin temeva.

<<a proposito come è andata la piccola vacanza?>>

Martin alla domanda storse il naso, e digrigna leggermente i denti, ma Daiana si accorge subito delle strane smorfie del ragazzo, ed insospettita gli propone subito un’altra domanda:

<<ce qualcosa che non va?>>

<<no affatto, ma perché mi fai questa domanda?>>

<<quando ti ho chiesto come è andata la vacanza sei impallidito. >>

<<ma forse e solo una tua impressione!>>

<<no tu sei impallidito, e come se la domanda ti avesse turbato. >>

<<come può una domanda così banale turbarmi?>>

<<non lo so, ma è come se tu mi stessi nascondendo qualcosa di molto importante. >>

<<e cosa dovrei nasconderti scusa?>>

<<quando un ragazzo prova a mentirmi, io me ne accorgo subito, e tu mi stai nascondendo qualcosa. >>

<<ma no, te lo posso assicurare, non ti sto nascondendo proprio nulla. >>

<<il mio istinto femminile mi dice li contrario, e tra l’altro sei un pessimo bugiardo; si vede lontano un miglio che mi stai nascondendo qualcosa. >>

<<d’accordo, d’accordo mi hai messo alle strette, a questo punto dovrei iniziare la storia, ma ti assicuro che è molto lunga. >> <<tu intanto inizia. >> rispose Daiana con un tono molto furbetto.

<<ok, come già sai siamo andati a Colfax, per cercare i miei genitori, ma alla fine abbiamo trovato un’altra cosa che ci a interessato; ossia un teschio di cristallo. >>

<<mi stai prendendo in giro vero Martin?>>

<<no non sto scherzando, io e Mark abbiamo sentito parlare due uomini di un sito archeologico che doveva essere chiuso per la seconda volta, ma uno dei due voleva continuare gli scavi. Poi ad un certo punto si sono messi a litigare e uno dei due se ne andato, e allora abbiamo approfittato per parlare con l’uomo rimasto seduto al tavolo, e ci siamo fatti dire dove si trovava questo luogo. Poi uno strano individuo ci mette in allerta e ci consiglia di non andare lì, ma noi nostro malgrado non lo abbiamo ascoltato. E il giorno dopo siamo andati in quel maledetto luogo, una volta arrivati siamo entrati in una specie di caverna, e lì abbiamo affrontato ogni genere di pericolo. E qui entra in gioco la parte a cui crederai di meno, abbiamo incontrato sul nostro cammino diverse trappole nascoste, abbiamo affrontato dei ragni giganti, e abbiamo messo in piedi un combattimento con degli scheletri. Dopo che abbiamo superato tutti questi pericoli e non con poche difficoltà, siamo arrivati in una stanza fatta interamente di cristallo e al centro della stanza appoggiato ad un piedistallo cera il teschio; una volta che abbiamo preso in mano il teschio si sono risvegliate delle creature mostruose, ma non ci anno aggredito, seguendo la loro strada. Fuori dalla grotta quegl’esseri anno aggredito un uomo che ci stava spiando, ma non riuscirono ad ucciderlo, perché un tizio vestito tutto di nero, con la quale va in giro con una spada attaccata alla cintura lo salva. Almeno e quello che credo io, comunque una volta usciti, lo strano individuo approssimativamente ci spiega quello che è successo, e poi ci mette in allerta. Una volta arrivati in albergo, più precisamente il giorno dopo la spia armata di pistola minaccia me, Mark e Ketrin la sua collega, e mi obbliga a dargli il teschio o altrimenti avrebbe fatto del male a qualcuno, e alla fine mi è toccato cedere alle minacce. Una volta preso il teschio si precipita ai parcheggi, ma li trova quelle orribili creature ad attenderlo e lo uccidono, e il resto lo sai, lo ai appreso tramite la TV, e dalle testimonianze delle persone presenti. >>

Daiana resta senza parole, fissa il ragazzo con gli occhi un po’ confusi, questa volta non riesce a capire se Martin gli stesse mentendo oppure stesse dicendo la verità, ma il ragazzo era impallidito mentre ripensava a quei momenti. E alla fine Daiana con la voce tremante disse:

<<allora quelle creature non erano degli alieni?>>

<<no quei mostri non erano degli alieni, ma hanno un nome, si chiamano senza nome, e per tre anni non toccheranno né me né Mark, ma una volta trascorsi i tre anni saranno guai molto seri, perché a quel punto i senza nome cercheranno di ucciderci prendendo possesso dei teschi, entrando anche in possesso di un grande potere, che useranno per distruggere la razza umana. >>

E la ragazza con voce ancor più tremante rispose:

<<e non potete fare nulla per fermare tutto questo?>>

<<sì un modo per fermarli ci sarebbe, dobbiamo trovare tutti e otto i teschi di cristallo, in questo modo lì loro potere verrà annullato, ma di sicuro trovare i teschi non sarà una passeggiata. >>

<<fammi capire bene, i teschi che dovete trovare sono solo otto?>>

<<si almeno è quello che ci ha detto Nubis si.>>

<<Nubis? Da dove esce adesso questo tizio?>>

<<Nubis è quel tizio di cui ti ho già parlato, quello che va in giro tutto vestito di nero, e con la spada alla cintura, lui ci farà da guida. >>

<<e sapete già dove cercare i teschi?>>

<<da quello che mi a detto Nubis, uno di essi si trova alla grande muraglia Cinese. Non a caso domani partiremo proprio per la Cina.>>

<<mi vuoi dire che ripartirai subito? E i tuoi zii come anno preso tutto questo?>>

<<non gli o detto nulla. >>

<<ma come, tra poche ore ripartirai per un lungo viaggio, stai rischiando la tua vita, e tu non gli dici nulla? Di sicuro non sono stupidi prima o poi lo capiranno da soli che qualcosa non va. >>

<<gli o inventato delle piccole scuse, gli o detto che ho letto un articolo interessante su una rivista scientifica, di uno strano ritrovamento trovato in Cina, e per mia fortuna se la sono bevuta. >>

<<tutto questo è pazzesco, da non crederci. >>

Daiana era molto sorpresa, ma allo stesso tempo anche un po’ nervosa, e questo suo nervosismo lo dimostrava strofinandosi il viso.

<<lo so che con questa storia ti ho un po’ sconvolta, allora perché non cerchiamo di cambiare argomento …. Dimmi come vanno i tuoi studi?>>

<<i miei studi vanno benissimo, in questi giorni ho dato un esame molto importante e sono riuscita a superarlo, e adesso o in mente anche io di farmi una vacanza. >>

<<ti vuoi fare una vacanza? E per dove?>>

<<in questi ultimi secondi ho pensato alla Cina.>>

<<per la Cina? Non dirmi che vuoi venire insieme a me?>>

<<si voglio dire proprio questo!>>

<<ma vuoi scherzare? Potrebbe essere molto pericoloso, potresti perdere la vita se qualcosa va storto. >>

<<si questo lo so, ma come ti avevo detto già nel nostro primo incontro, io possiedo uno spirito avventuriero; e una avventura così non me la perderei per nulla al mondo. >>

<<ma sei sicura della tua scelta, se ti succedesse qualcosa non pensi ai tuoi genitori?>>

<<i miei genitori, vedi mio padre abbandonato me e mia madre quando io avevo solo cinque anni, mia madre invece e morta di cancro al cervello anni fa, potrei fare preoccupare solo i miei nonni, ma loro sanno meglio di chiunque altra persona che un giorno mi sarei messa nei guai. >>

<<mi di spiace per tua madre, e mi dispiace anche per il comportamento che avvolte noi uomini assumiamo, per dirla in breve il comportamento di tuo padre. Per il resto se la metti su questo piano, io non mi opporrò alla tua decisione; noi partiamo dopo domani, a questo punto allora si viaggia in quattro, io, tu, Mark e la sua ragazza.>>

<<grazie per avermi preso nel gruppo. >>

detto questo la ragazza abbraccia talmente forte Martin da toglierli il respiro.

<<piano, piano così mi uccidi, di sicuro non potevo costringerti a rimanere. >>

<<lo so ma voglio ringraziarti lo stesso. >>

il proseguo della serata per i due fu piacevolissimo, parlarono fino a tarda notte, e quando per il locale arrivò l’ora di chiudere i ragazzi decisero di farsi una bella passeggiata romantica nonostante la tarda ora al chiaro di luna in un parco vicino al ristorante. Ormai si era fatto tardissimo e per Daiana era arrivato il momento di tornare a casa, Martin decide di accompagnarla, per tutto il tragitto i due si tennero per mano e davanti la porta di casa, per quasi due minuti si guardarono teneramente negli occhi e dopo esplose un lungo bacio. Ma la cosa fini lì, si diedero appuntamento per il giorno della partenza, dato che ormai la mezza notte era scoccata da un bel po’, Martin tornò a casa con il morale alle stelle, la mattina seguente chiama Mark per avvertirlo della eminente partenza, ma in verità non vedeva l’ora di dirgli come aveva passato la serata. Terminata la chiamata, il ragazzo si dedica a preparare la valigia, emozionato come un bambino, il quale viene comperato il primo giocattolo, fischiettando allegramente. Anche i tre suoi futuri compagni di viaggio si stavano preparando le valigie, Ketrin e Mark mentre preparavano i bagagli si fanno l’effusa come due neo sposini, Daiana invece fischiettava e mugolava felicemente. Arrivò la mattina della partenza e dopo i vari saluti i quattro si incontrano all’aeroporto, iniziano le presentazioni e una volta terminate si imbarcano sul loro aereo, i quattro durante il viaggio cercano di conoscersi meglio, parlando anche di cosa le spingesse ad intraprendere questa avventura, ridendo e scherzando le molte ore di aereo trascorrono molto piacevolmente. Una volta atterrati i quattro amici e una volta fuori dal aeroporto, decidono di chiamare un taxi per condurli nel albergo che avevano prenotato. Ma dopo aver trascorso un piacevole ma comunque stressante viaggio, le cose stavano drasticamente cambiando. Uno dei senza nome stava osservando i ragazzi dal tetto del aeroporto, poi la creatura si guarda in dietro, e come per magia appaiono gli altri senza nome, comparendo dal nulla, il primo senza nome fa un cenno con la testa e tutti gli altri, così come erano apparsi, scompaiono di nuovo. Uno di essi ricompare in cima al cofano del taxi, provocando il panico generale, Martin e Mark lo guardano con gli occhi impietriti, Martin urla alle ragazze di mettersi al riparo, gli altri senza nome iniziano a comparire in formazione sparsa, una di esse compare proprio davanti ad una anziana signora assorbendola completamente, e come sottofondo le urla strazianti della vittima. Il senza nome posto sopra il cofano del auto, prende di mira l’autista, sfonda il parabrezza, tira fuori la sua vittima e la volge completamente con la sua pelle, ormai il panico a preso completamente il sopravvento, centinaia di persone scappano e urlano in preda al terrore. I senza nome approfittano di tutto questo per mietere vittime ovunque, Martin e Mark intanto raggiungono le ragazze che nel frattempo si erano nascoste all’interno del aeroporto.

<<secondo te cosa vogliono da noi Martin?>>

<<non ne ho la più pallida idea Mark.>>

<<son questi dunque i senza nome, sono ancora più terrificanti di come li avevo visti in tv. >> disse Daiana visibilmente spaventata e sconvolta.

<<maledizione qui dentro siamo in trappola come dei topi. >> urlò Mark dando un pugno ad una colonna di cemento. <<dobbiamo restare calmi, ma soprattutto dobbiamo inventarci qualcosa al più presto. >> Aggiunse Ketrin. <<mi è venuta una idea!>> balbettò a denti stretti Martin e poi continuò:

<<dobbiamo raggiungere il taxi e andarcene da qui. >>

<<già ma se non te ne fossi accorto la fuori è un inferno. >> obbiettò Daiana.

<<se qualcuno a un altro piano e libero di presentarlo. >> rispose Martin, ma nessuno aprì bocca.

<<allora al mio cenno con la mano, usciamo fuori di qui e saliamo in auto, avete capito tutti?>>

Gli altri risposero facendo un cenno con la testa, Martin contò fino a tre e fece un piccolo cenno con la mano, e i quattro corsero verso l’uscita principale. Ma ad un certo punto da un angolo sbuca un inserviente, che nervosamente blocca l’uscita chiudendo la porta a chiave.

<<cosa diavolo sta facendo?>>

urlò Martin all’inserviente, ma l’uomo era troppo preoccupato di salvarsi la pelle non sente l’imprecazione del ragazzo, poi Mark corre alla porta e spinge via l’impiegato del aeroporto. L’inserviente cade a terra, e tirandosi su insulta il ragazzo, il quale troppo impegnato a cercare di riaprire la porta, non sente minimamente l’insulto appena fattogli. Poi Mark prende di forza l’impiegato afferrandolo per la camicia, urlandogli in faccia

<<apri questa dannata porta razza di idiota!>>

<<tu sei pazzo brutto cretino, se adesso apro la porta, quei dannati mostri entreranno e ci uccideranno tutti. >>

ribatte minacciosamente l’inserviente appoggiato dal consenso delle altre persone intrappolate.

<<senti, noi dobbiamo uscire da qui, e poi chi ti dice che quei mostri non riescano a sfondare questa porta, e che inseguito non ci facciano fare la più brutta delle fini delle nostra vita?>> rispose Mark a bassa voce per non farsi sentire anche dalle altre persone.

<<non possono rompere queste porte sono anti proiettile. >>

ma mentre stavano finendo di conversare, uno dei senza nome si accorge di uno strano movimento all’interno del aeroporto, favorito anche dalle porte finestre usate dalla azienda. E inferocito si scaraventa contro la porta, tutte le persone all’interno sobbalzano per lo spavento e per il feroce accanimento del senza nome.

<<avete visto, avevo ragione io, quel mostro non riuscirà mai a rompere il vetro di questa porta. >>

esclamò l’inserviente orgoglioso di se, mentre il senza nome continuava ferocemente a colpire la porta, ad un certo punto il senza nome ferma la sua furia, e si fermandosi immobile davanti alla porta. E ad un certo punto la creatura inizia ad urlare, l’urlo era così forte che tutte le persone nei pressi di due chilometri, comprese le persone chiuse al interno degli edifici, sono costretti a chiudersi le orecchie con le mani, avvolti da una smorfia di dolore. A causa del tremendo urlo lanciato dal senza nome, la porta finestra cede, frantumandosi in mille pezzi; il senza nome vedendo frantumarsi la porta cessa la sua azione, ed il silenzio inizia a farla da padrone, per poi essere interrotto dalla voce di una donna che gridava:

<<la porta a ceduto, la porta si è frantumata e ora ci uccideranno, ci uccideranno tutti!>>

<<maledizione!>> urlò Martin

<<secondo te cosa vogliono da noi?>> disse Ketrin rivolgendosi a Martin

<<non ne ho assolutamente idea, potrebbe avercela con voi ragazze. >>

<<ma come hanno fatto a trovarci?>>

<<anche per questo non ho una risposta, ma una cosa la so molto bene, dobbiamo andarcene. >>

il senza nome era ancora immobile, stava facendo una panoramica del edificio. Ad un certo punto decise di agire, e si gettò sulla sua nuova vittima l’inserviente, che era rimasto fermo pietrificato vicino ai vetri della porta infranta, scoppiò il panico più completo, molte persone cercavano di sfuggire al mostro salendo le scale per rifugiarsi al secondo piano. Dopo il suo orrendo pasto il senza nome si dirige in direzione dei ragazzi minacciosamente.

<<cosa vuole da noi Martin?>> urla Daiana molto spaventata.

<<non preoccuparti non ti torcerà un solo capello. >>

La spaventosa creatura continuava ad avanzare, Martin per cercare di fermarlo gli si para davanti affrontandolo con delle tecniche marziali, ma il senza nome senza alcuna difficoltà continua ad andare avanti, per poi colpire il ragazzo con un braccio, scaraventandolo via per alcuni metri; poi continuò ad avanzare dirigendo lo sguardo verso Daiana, Martin era ancora a terra stordito, la ragazza gridava il suo nome, ma era inutile, il ragazzo aveva preso una brutta botta, ed era ancora in stato confusionale e non riusciva ad alzarsi.

<<fai qualcosa Mark, quel mostro la ucciderà!>> disse Ketrin stringendo il braccio del suo ragazzo.

<<sì, hai ragione, non so se riuscirò a fermarlo ma almeno ci devo provare. >>

prese una breve rincorsa e colpì a un fianco il senza nome con una spalla, e la creatura cadde a terra, ma non ci fu neanche il tempo di respirare che il senza nome era già in piedi, e sembrava proprio che la creatura non avesse gradito il gesto del ragazzo. Ad un certo punto si sentì un piccolo frastuono, come un colpo di pistola che rimbombava nella stanza, e il senza nome iniziò a stridere come un animale che stava morendo. Tutti i rimasti si voltarono in direzione del frastuono, e qualcuno disse:

<<la polizia! Finalmente e arrivata la polizia, adesso ci aiuteranno loro. >>

dopo che il mostro terminò di urlare, si voltò di scatto in direzione del poliziotto, il quale lo invitava a restare fermo e a non fare gesti in consulti; il senza nome scomparse, tutte le persone presenti iniziarono a guardarsi in torno, e sembrava proprio che non ci fosse più nessuna traccia del mostro. In lontananza si sentì una voce che urlò:

<<siamo salvi, se ne andato. >>

allora tutti tirarono un sospiro di sollievo tranne Martin e Mark, loro erano ancora in allerta, e avvertirono le ragazze di tenersi pronte ad andare via il più velocemente possibile.

<<io non capisco, perché tanta fretta di andare via? Ormai se né e andato. >>

<<si ha ragione il pericolo adesso non esiste più>>

dissero Daiana e Ketrin contente che la minaccia se ne sia andata, o addirittura sia morta.

<<non cantate vittoria troppo presto, lui non se ne andato, e di sicuro non è morto. >> rispose Martin con voce tremante mentre continua a guardarsi in torno.

<<a quello che io e Martin sappiamo, queste creature non possono essere uccise con delle semplici armi. >>

spiegò meglio Mark. Infatti, all’improvviso la creatura comparve dal nulla davanti al poliziotto, avvolgendolo con la sua pelle e assorbendolo.

<<presto andiamo, andiamo. >>

urlò Martin agli altri, e tutti e quattro uscirono fuori correndo come dei pazzi, salirono il più velocemente possibile dentro il taxi, una volta saliti si fermarono a guardare cosa avevano fatto quelle orribili creature, e avevano creato l’inferno. Liquido organico da per tutto, auto schiantate contro dei muri, o tamponate con altre vetture, la polizia in assetto anti sommossa stavano cercando di fermare i senza nome sparando a raffica su di loro, senza però alcun beneficio.

<<dai andiamocene da qui. >>

consigliò disperata Ketrin agli altri. Martin avviò il motore e schiacciò l’acceleratore, e sgommando evitò una piccola serie di ostacoli. Ma il senza nome che prima li aveva messi allo stretto all’interno del aeroporto le stava inseguendo. Stava volando a pochi centimetri da terra, e in poco tempo riuscì ad accostarsi alla vettura che stava proseguendo ad alta velocità.

<<guardate ci sta inseguendo!>> fece notare Daiana.

<<maledetto bastardo!>> esclamò Martin accelerando.

<<ma se non sbaglio Nubis ci aveva detto che per tre anni non ci avrebbero fatto del male. Allora perché diavolo ci stanno inseguendo?>> disse Mark rivolgendosi a Martin.

<<secondo me non vogliono fare del male a noi due, ma lo vogliono fare alle ragazze, se ti ricordi noi si siamo immuni dalle creature, però le persone a noi vicino sarebbero state in pericolo, e sembra proprio che avesse ragione.>>

<<e poi ce anche un altro problema, stanno uccidendo molte persone, e il loro potere è destinato a crescere. >> <<ma di che cosa diavolo state parlando si può sapere?>>

chiese perplessa Daiana, cercando una spiegazione a tutto questo.

<<io non credo che riuscirò a spiegartelo molto presto. >>

rispose Martin, e mentre stavano discutendo si accorsero che il senza nome si era stancato del inseguimento, e cominciò a dare delle tremende spallate allo sportello del auto, facendola leggermente sbandare. Le ragazze iniziano ad urlare in preda al panico, Mark cercava di calmarle ma con scarsi risultati. Mentre la creatura continuava a colpire l’auto sempre più con violenza e prepotenza, Martin cercava di ammortizzare i colpi infertogli cercando di evitare il contatto diretto. Ma il conducente era distratto, era distratto dalle urla delle ragazze, distratto dagli insulti che Mark rivolgeva al senza nome; a causa di tutto questo il ragazzo non si accorge di una signora anziana che stava attraversando le strisce pedonali con il carrello della spesa, fu Ketrin che avvertì Martin dell’eminente scontro. Ma all’ultimo momento con una brusca sterzata riesce ad evitare di investire la signora, ma la brusca manovra fa perdere il controllo della vettura a Martin, facendola sbattere contro un lampione della luce, piegando in due il cofano. Martin scosse leggermente la testa e si accertò subito che anche gli altri stessero bene, l’incidente non riportò nessuna lesione di alcun genere tranne che per la vettura. Ad un certo punto i quattro sentirono una piccola botta sopra il tettuccio dell’auto, era il senza nome che stava approfittando della buonissima opportunità che il destino gli stava offrendo. La creatura sferrò un tremendo pugno trapassando con molta facilità il tettuccio, per poi strapparlo via, i ragazzi cercano subito di uscire il più velocemente possibile dall’auto, e completamente impotenti non possono fare altro che guardare il senza nome, mentre lui stesso le stava fissando. Poi la creatura lanciò un tremendo urlo, che costrinse i quattro a chiudersi le orecchie, poi con un leggero balzo si posò davanti a loro. Sembrava finita, le sue vittime si trovavano in uno stretto vicolo, dove né anche un fantasma avrebbe avuto il coraggio di metterci piede, poi il senza nome protese in avanti la braccia intento a fare del male alle ragazze. Ma ad un certo punto tutto il gruppo venne distratto da uno strano urlo proveniente dall’ alto, era Nubis che si era gettato dal tetto di un edificio vicino, gettandosi addosso al senza nome come un falco, conficcando la propria spada nella spalla della creatura. Il senza nome lanciò un’altra volta un tremendo urlo, ma questa volta l’urlo era di dolore, per poi scomparire nel nulla, Nubis subito dopo accarezza la lama della sua spada, per poi rifoderarla, dirigendo in seguito lo sguardo sui quattro ragazzi, le quali erano sottomessi alla paura.

<<sbaglio o vi avevo chiesto di essere prudenti? Ma da quello che posso vedere non è che mi avete ascoltato molto.>>

si rivolse Nubis con lo sguardo e il tono severo in direzione di Martin.

<<dovresti pensare per te, che te ne vai in giro a saltare dai tetti. >> rispose seccato Mark

<<innanzi tutto, io cammino sui tetti per non essere notato, perché credo che non riuscirei ad non essere notato, e poi vedo molto gratitudine nelle vostre parole, dopo che vi ho salvato la pelle. >>

<<senti hai ragione, scusa se ho alzato la voce, ma vedi siamo stati braccati da quel mostro che tu poi hai infilzato con quella enorme spada che ti porti dietro. Senti ma tu qualche giorno fa ci avevi detto che quei mostri non ci avrebbero attaccati. >>

<<ascolta attentamente, prima che noi iniziassimo la nostra piccola conversazione avevo detto queste testuali parole: “Dovete essere prudenti”>>

<<sì ma tu ci avevi anche detto che non rischiavamo nulla. >>

Rispose Mark alterato, allora Nubis stizzito alzò la voce e rispose:

<<maledizione, razza di troglodita maleducato, non mi ascolti e in più mi bacchetti. Io vi ho detto che voi eravate immuni da quei mostri, ma non le persone a voi care, e non venirmi a dire che non ve lo avevo detto, altrimenti la mia spada potrebbe trafiggere le tue carni. >>

<<io non avevo sentito, e non azzardarti più a minacciarmi con la tua spada, o altrimenti te la faccio ingoiare la tua amata spada intesi. >>

<<provaci ragazzino io sono qui. >>

<<ma si può sapere cosa vi prende? Sembrate due ragazzini che si litigano il giocatolo, se vogliamo uscirne vivi dobbiamo collaborare, oppure sbaglio. >>

Martin cercò di freddare i bollenti spiriti dei due che nel frattempo si erano avvicinati minacciosamente, ad un certo punto anche Daiana entrò in campo per spalleggiare Martin

<<sentite, siamo tutti adulti, e come adulti dobbiamo essere coscienti delle nostre azioni, e con tutto il rispetto, litigare adesso, è da stupidi. Quei cosi ci saranno addosso tra non molto, allora adesso sarebbe meglio mettere da parte l’istinto primordiale e usare il cervello. >>

poi la ragazza volse lo sguardo solo a Nubis

<<senta io non la conosco, ma credo di parlare a nome di tutti quando le dico grazie di averci salvato la vita, senza il suo intervento non saprei come sarebbe andata a finire. >>

poi Nubis scoppiò in una gustosa risata, per poi rispondere a Daiana.

<<e tu chi saresti l’avocato del diavolo per caso? Comunque ti ringrazio molto, almeno qualcuno ha avuto la gentilezza di ringraziarmi. >>

<<sentite se abbiamo finito con i ringraziamenti, e i convenevoli, ma soprattutto con i litigi, io direi di andarcene da qui.>>

<<e dove vorresti andare Martin?>> chiese Mark

<<non lo so, ma io consiglio di andare in albergo. >>

<<ma sembra che a Ketrin l’idea non vada tanto a genio

<<in albergo? Ma così faremo ammazzare delle altre persone innocenti. >>

<<no! Questo non accadrà, almeno finché ci sarò io. >> disse Nubis accarezzando il federo della sua spada. <<d’accordo, se non ci sono altri problemi si va in albergo. >>

così dicendo Martin fece salire tutti in auto, accese il motore che si avviò non con poca fatica e si mise alla ricerca dell’albergo. I ragazzi dovettero girovagare molto prima di riuscire a trovare l’albergo, poi grazie a qualche domanda e ad un po’ di fortuna riescono a trovarlo, ovviamente la paura di trovare nel loro cammino un senza nome era davvero forte, ma erano scortati da Nubis che di certo sapeva il fatto suo. Salirono tutti nelle loro stanze e dopo essersi fatti una doccia o chi ha scelto un bagno caldo, senza né anche cenare andarono tutti a dormire, ovviamente Nubis pochi metri prima di arrivare in albergo, si fece scendere e poi scomparse nel nulla. L’indomani si svegliarono tutti molto presto a causa della fame che iniziò a farsi sentire, per tutto il tempo della colazione nessuno osò dire una sola parola, poi Martin informa Mark che vuole contattare Nubis per ulteriori spiegazioni e Mark decide di seguirlo. Lasciarono le rispettive compagne a finire la colazione e senza farsi notare salirono sul tetto dell’ albergo, Nubis era proprio lì seduto sopra un cubo di cemento, con la testa rivolta verso l’alto mentre osservava il cielo, o almeno ci provava, lo smog gli impediva una visuale perfetta.

<<allora cosa dobbiamo fare adesso? Per fortuna questa notte non abbiamo ricevuto visite, ma adesso e arrivato il momento di entrare in campo. >>

<<questo e il tuo pensiero, adesso voglio sentire quello di Mark.>>

<<sì anche per me e arrivato il momento di entrare in campo e di iniziare a giocare. >>

<<bene allora sapete dove dovete andare. >>

<<ci avevi detto di andare alla grande muraglia se non sbaglio?>> rispose deciso Mark.

<<I senza nome di sicuro vi seguiranno, comunque una volta arrivati la, dovrete cercare un passaggio segreto, che vi condurrà sotto alla muraglia, una volta entrati troverete molti ostacoli, e una volta entrati sarete soli io non potrò aiutarvi in alcun modo. L’unico favore che vi posso fare e quello di proteggere le ragazze dai senza nome nel caso non vi dovessero seguire, non posso aiutarvi più di così.>>

<<comunque sia molti pericoli li abbiamo già affrontati, non mi sembrano cose nuove. >>

rispose Martin con sguardo diabolico.

<<vi posso assicurare che tutto quello che avete affrontato fino ad ora era una passeggiata rispetto a quello che vi aspetta adesso, ve lo posso assicurare, questa volta sarà come arrivare all’inferno. >>

<<noi siamo pronti a tutto, non abbiamo paura, dobbiamo fermare quelle maledette creature. >>

questa volta a rispondere fu Mark, mentre continuava a stringere e ad aprire i pugni.

<<questo atteggiamento vi rende dei veri uomini, oppure semplicemente dei pazzi, questo dipende dai punti di vista. Bene a questo punto siete liberi di partire quando volete, appena vi sentirete pronti, ma se accettate un consiglio …. Vi consiglio di partire immediatamente, senza perdere altro tempo. >>

così Martin e Mark senza dire altro voltano le spalle a Nubis, e se ne vanno via. Cercano poi le ragazze per avvertirle che non avrebbero perso altro tempo, e sarebbero partiti subito, le ragazze non obbiettarono, del resto avevano capito che la situazione stava degenerando; i senza nome stavano mietendo vittime per tutta la nazione, i TG nazionali e non solo, non facevano altro che parlare di persone uccise da delle strane creature, e in questo modo i senza nome stavano racimolando molta energia, e dovevano essere fermati al più presto. I due ragazzi si munirono di due piccoli zainetti, il quale riempirono di viveri, perché si ricordavano molto bene tutta la fame sofferta in nuovo Messico dentro a quella specie cripta. Così nel primo pomeriggio insieme ad un misera carovana di turisti, i due amici si diressero verso la grande muraglia, dopo due ore e mezzo circa di autobus, arrivarono a destinazione; e il primo ostacolo che incontrarono era quello di riuscire a dividersi dal piccolo gruppo di turisti senza farsi notare, e riuscire ad illudere la intimorita guida turistica. L’ostacolo era creato dal fatto che il gruppo era composto da sole sei persone togliendo i due ragazzi, sarebbero rimasti solo in quattro, e la guida non fa a altro che ripetere al suo gruppo di non allontanarsi. Di solito la muraglia brulica di turisti, ma per colpa dei senza nome che stavano uccidendo tutto quello che si muoveva; ma ancora non avevano attaccato nessuno che si trovasse all’interno di un edificio, quindi chiunque avesse un po’ di sale in zucca evitava di uscire se non strettamente forzato, per andare a comperare i viveri necessari, anche se molti commessi disertavano il lavoro. Tutte le strade erano presso che deserte, tutti i siti archeologici aperti al pubblico erano chiusi né anche un fantasma avrebbe avuto il coraggio di metterci piede. Ma per fortuna qualche pazzo in giro ancora cera, così da fare copertura ai due cacciatori di tesori; ma lasciare il gruppo non fu così difficoltoso, la guida turistica non faceva altro che guardarsi in torno e ad imprecare Dio che quelle creature non arrivassero a loro, in poche parole era distrattissimo. Allora Mark notando il comportamento della guida, gli venne un idea, e sotto voce la confessò a Martin.

<<ei Martin, hai notato che la guida è molto nervosa?>>

<<sì lo notato perché?>>

<<perché mi è venuta una idea per separarci dal gruppo senza dare nell’occhio. >>

<<e quale sarebbe questa idea?>>

<<urliamo a squarcia gola che abbiamo avvistato i senza nome, e mettiamo su un panico da paura, te lo posso assicurare. >>

<<infondo non è affatto una cattiva idea, dai proviamoci. >>

Martin e Mark si misero da urlare a squarcia gola che avevano avvistato qui mostri, e in un secondo si scatena il panico generale, il gruppo si divide, ognuno cerca di nascondersi dove può, e grazie a questo stratagemma, i due si possono allontanare senza dare nell’occhio. Una volta allontanati abbastanza i due amici si mettono a conversare, per decidere da quale parte avrebbero iniziato a cercare il passaggio segreto. Poi Martin ebbe un intuizione.

<<questo passaggio non si può trovare sopra alla muraglia, altrimenti qualcuno la avrebbe trovato, io credo che dovremmo cercare dal basso. >>

<<sì, in effetti, potresti avere ragione, dobbiamo scendere, dai andiamo alla scala. >>

i ragazzi scesero per la scala arrivando ai piedi della muraglia, Mark si grattò la testa e guardò Martin e disse:

<<e adesso da dove iniziamo?>>

<<semplice cominciamo dall’inizio, infondo siamo all’inizio della grande muraglia, quindi inizieremo proprio da qui. >> <<speriamo solo di trovarlo presto questo passaggio segreto. >>

i ragazzi iniziarono subito le ricerche, dopo la prima ora nessun passaggio segreto, la seconda, la terza, la quarta e così via, i ricercatori non trovarono nessun passaggio. Dopo ore e ore di ricerche, si era fatta ora tarda e così decisero di rifocillarsi, la mattina seguente avrebbero ripreso le ricerche; per tutto il giorno seguente le loro fatiche non portarono a nulla, la grande muraglia del resto si estende per centinaia e centinaia di chilometri e trovare una sporgenza su un solo mattone, mescolato a miliardi e miliardi di altri mattoni era come cercare un ago in un pagliaio. Anche questa volta si era fatta notte fonda, e i due dovevano arrendersi, e decisero di andare a dormire, appena mattina riprendono subito la ricerca, ma dopo ancora un altro giorno intenso, il passaggio segreto non si trova, e Martin e Mark iniziano ad essere frustrati e demoralizzati. Ma decidono di continuare a cercare ancora per un altro giorno, ma ancora una volta le ricerche finirono per fare un buco nell’acqua, e i ragazzi iniziarono a dubitare delle parole di Nubis; ormai le scorte di cibo stavano per esaurirsi e Martin e Mark dovevano prendere una decisione, quella se continuare oppure rinunciare, e alla fine decisero di dormirci sopra. Il mattino seguente venero svegliati da un brusio di voci, che provenivano da lontano,

<<ei Mark hai sentito queste voci?>>

<<si ho sentito, potrebbero essere dei turisti. >>

<<sì ma in questi giorni abbiamo percorso molti chilometri, e impossibile pensare che dei turisti ci abbiano raggiunto. >>

i due allora decidono di tornare indietro, volevano assicurarsi di non essere caduti in una trappola, dopo qualche metro percorso a piena corsa, i ragazzi intravedono un piccolo elicottero, atterrato in una piazzola poco distante dalla grande muraglia e cera anche il pilota il quale stava leggendo una rivista osé. Girando lo sguardo potettero vedere anche un piccolo gruppo di turisti insieme alla guida, che stavano camminando lungo la passerella, sembravano felici e spensierati. I senza nome, infatti, da quando Martin e Mark si erano messi alla ricerca del passaggio segreto, avevano cessato le aggressioni, e tutte le persone che avevano paura di mettere il naso fuori dalla porta, erano tornate a vivere uscendo come prima. Mark ormai stanco di cercare, ma soprattutto di camminare senza ottenere risultati, decise di formulare una sua idea a Martin.

<<senti perché non torniamo in albergo insieme a quei turisti? Insomma non abbiamo più molto cibo, stiamo camminando senza metà da giorni ormai, non credi che sarebbe meglio sospendere per il momento?>>

<<mi gira ammetterlo ma hai perfettamente ragione, dobbiamo ricaricare le pile, ci mischieremo con qui turisti, sperando che non si accorgano della piccola modifica avvenuta. >>

affrettandosi raggiungono il gruppo e facendo finta di nulla si mischiano a loro. Dopo finita la visita, la fortuna decide di sorridere ai due, infatti, la tanto temuta conta non avvenne, quindi possono salire sul elicottero senza dare alcuna spiegazioni. Dopo circa un ora riescono ad arrivare al loro albergo, Ketrin e Daiana si stupiscono molto nel vedere arrivare i due ragazzi così presto, allora Ketrin senza alcuna esitazione inizia a fare delle domande a Mark.

<<cavoli ragazzi siete già tornati? E ditemi, avete già preso il teschio?>>

si era appena aperto l’ascensore e di certo non credeva di trovarsi subito di fronte le ragazze, ma soprattutto che gli piovessero a d’osso tutte quelle domande.

<<salve ragazze ma che bella sorpresa, incontraci qui in corridoio con l’ascensore appena aperto. >>

ma sembrava proprio che a Ketrin non avesse alcuna voglia di parlare di cose banali.

<<allora dimmi avete già preso il teschio, ma soprattutto tu stai bene ti vedo un po’ pallido. >>

<<si siamo un po’ stanchi abbiamo passato tre giorni da incubo, abbiamo dormito dove ci capitava e al freddo, abbiamo razionato il cibo; in poche parole non siamo in perfetta forma. >>

anche Daiana sembrava molto interessata al teschio.

<<ma almeno dopo tutta questa faticaccia il teschio lo avete trovato?>>

a questa domanda rispose Martin.

<<no, perché non abbiamo trovato il passaggio segreto, e con esso non abbiamo il teschio. Adesso ci facciamo una bella doccia, una bella mangiata e subito dopo un bella dormita. E domani parleremo con Nubis.>>

<<a proposito ragazze, voi sapete dove si trova adesso Nubis?>> chiese Mark

<<non lo abbiamo più visto da quando ve ne siete andati. >> rispose Ketrin

<<e i senza nome? Sapete qualcosa sui senza nome?>>

questa volta a formulare la domanda fu Martin <<ora che mi ci fai pensare …. Anche loro sono scomparsi da quando ve ne siete andati. >>

rispose ancora Ketrin.

<<forse Nubis è andato a cercarli una volta che noi siamo andati via. >> affermò Mark

<<si forse hai ragione, meglio dormirci sopra, domani in qualche modo lo troveremo. >> rispose Martin appoggiando l’amico.

<<sentite ragazzi io e Ketrin stavamo andando a cena, cosa facciamo vi aspettiamo?>> disse Daiana cercando di cambiare argomento.

<<d’accordo ci facciamo una doccia e poi vi raggiungeremo subito. >> rispose Martin stiracchiandosi.

Dopo una bella rinfrescata i ragazzi raggiungono le ragazze al ristorante, tutti e quattro passano una bella serata, cercando di non parlare dei senza nome né dei teschi. Anche se i loro pensieri molto spesso erano rivolti ad essi, ma gli scherzi le battute e le risate, fecero piano, piano dimenticare questi pensieri. Nubis invece si trovava sul tetto del albergo, aveva sfoderato la sua spada, e si stava specchiando nella lama, il suo sguardo sembrava quello di un demone; e la sua testa era avvolta da mille pensieri, ma cera una cosa che non riusciva a capire, per quale motivo i due ragazzi erano tornati a mani vuote, perché la guardia dei teschi non gli aveva fatto trovare il passaggio segreto? Erano queste le domande che gli martellavano il cervello, domande a cui non riusciva a dare una risposta. Ma decise di aspettare il mattino per parlare con i ragazzi, che nel frattempo erano già andati a dormire, dopo essersi riempiti ben bene la pancia. La mattina seguente come sempre Martin si sveglia alla buon ora, Mark ancora non si era svegliato, Allora Martin decise di aspettarlo al bar, la sua attesa non durò molto, dopo circa venti minuti Mark raggiunge l’amico.

<<da quello che posso vedere anche tu hai deciso di svegliarti presto!>>

disse Martin vedendo arrivare l’amico, e mentre stava sorseggiando un bicchiere di latte caldo insieme ad un cornetto. <<diciamo che non sono riuscito a dormire molto bene. >>

<<e la tua Ketrin dove lai lasciata?>>

<<sta ancora dormendo, e non mi andava di svegliarla. >>

<<ma a chi vogliamo darla a bere, la verità e che non vogliamo coinvolgere le ragazze più del necessario, è questo il motivo vero?>>

disse Martin grattandosi la testa, per poi aggiungere del’altro.

<<dobbiamo andare a parlare con Nubis, dobbiamo cercare di scucirgli altre informazioni, altrimenti rischiamo di fare un altro buco nel acqua. >>

detto questo i ragazzi si alzano dal tavolo e si dirigono sull’unico posto dove credono che Nubis si sia nascosto, o vero il tetto del albergo. Infatti, una volta saliti sul tetto, trovano Nubis che stava giocherellando nervosamente con la propria spada.

<<non siete riusciti a trovare il passaggio segreto vero?>>

chiese ad alta voce Nubis, senza smettere di giocare con la spada, e alla sua domanda rispose Martin, con tono secco e deciso.

<<no, e credo che se tu non ci dai una mono, non riusciremmo mai a trovarlo. >>

Nubis prese un profondo respiro e disse:

<<prendetevi un giorno di riposo, divertitevi, uscite con le vostre ragazze, cercate di scaricare la fatica e la tensione, io devo andare a parlare con una certa persona. Quando avrò chiarito alcune cose, tornerò da voi per darvi, o per meglio dire informarvi della evoluzione della vicenda, cercherò di fare il prima possibile. >>

senza dire altro Nubis si gettò nel vuoto, davanti agli occhi esterrefatti dei due ragazzi, Martin e Mark immediatamente si affacciano dal bordo del tetto, ma Nubis era scomparso nel nulla, l’unica cosa che riuscirono a vedere fu la confusione del traffico. Nubis si diresse subito alla grande muraglia, con pochi minuti riuscì ad arrivare alla sua destinazione, si guardò in torno, come per controllare che nessuno lo seguisse. Poi si diresse al centro della grande muraglia, e ancora una volta si guardò in torno, poi premette verso l’interno uno dei mattoni, e a un certo punto si poté udire un forte e fastidioso cigolio e a mezzo metro di distanza da il punto dove si trovava Nubis dal terreno si aprì una porta. Senza esitare un solo secondo vi entrò e iniziò a scendere per delle scale di legno, che ad ogni passo emettevano uno strano suono, era come se stesse camminando in un piccolo corso d’acqua. Ad un certo punto lo strano rumore cessò, era arrivato in fondo alla scalinata, in quello strano luogo regnavano incontrastate le tenebre, era così buio che forse né anche un gatto sarebbe riuscito a vedere qualcosa. Ma Nubis non aveva alcuna esitazione nel camminare in quel buio, dopo alcuni metri si fermò ed urlò:

<<vorrei che tu mi onorassi della tua presenza. >>

la sua voce echeggiava nel aria come se si trovasse in una enorme stanza, e mentre il suo eco stava terminando aggiunse:

<<lo so che mi stai osservando e so molto bene che lo stai facendo, non è il momento di giocare, e credo che tu questo lo sappia benissimo vero?>>

poi ad un certo punto una voce fredda e inquietante rispose

<<si! Hai perfettamente ragione, ma credo che avvolta anche due esseri immondi come noi abbiano il diritto di divertirsi non credi?>>

<<a noi non è consentito divertirci e questo lo sai bene, il divertimento e un lusso di cui noi non possiamo godere. >> <<ma come siamo professionali, ma forse tu fingi soltanto di essere professionale. >>

<<che cosa vorresti dire con questo si può sapere?>> chiese stizzito Nubis.

<<ti sei fatto fregare il teschio, senza neanche reagire, anzi hai difeso quei due ragazzi. Ma una cosa che non accetto molto volentieri è il fatto che tu gli hai volontariamente dato delle informazioni sul mio teschio, il teschio che io sono costretto a custodire. In poche parole non mi sembra che tutto questo sia molto professionale. >>

<<si infondo non sbagli tutto quello che hai appena elencato non è del tutto errato, ma vedi sono riusciti a prendere il teschio solo perché quel giorno ero assente, non mi trovavo lì a proteggere il teschio. >>

<<allora mi spieghi dove diavolo eri?>> chiese con voce incuriosita

<<d’accordo mi hai sgamato, mi ero assentato per comperarmi una tavoletta di cioccolata svizzera. >>

<<e mi dici dove cavolo sei andato a comperarla?>>

<<in Svizzera, sono andato in Svizzera. >>

<<si tutto questo è davvero molto professionale!>>

<<e va bene lo ammetto non sempre sono molto professionale, e mi dispiace di averti bacchettato. Però adesso piantiamola di parlare di queste cretinate, e cerchiamo di parlare di cose molto più importanti; allora ogni volta che qualcuno viene a conoscenza del segreto dei teschi di cristallo e si presenta qui per cercarlo, tu sei sempre pronto a farglielo trovare. Ma questa volta non lo hai fatto perche?>>

la voce prima di rispondere aspettò qualche secondo, poi si sentì un esile mugolio e a seguire una leggera risata.

<<tu forse ti riferisci a qui due idioti che sono rimasti qui a cercare il passaggio per alcuni giorni? Anche se sono riusciti a trovare il tuo tempio, a superare le tue ridicole trappole e a risolvere quei stupidissimi indovinelli …. Qui dentro non durerebbero né anche un minuto. Se trovano il coraggio di entrare qui dentro sarebbero subito dei morti che camminano, e non ci sarebbe alcun divertimento a giocare con loro. >>

Nubis abbassò la testa e rispose:

<<non è che la tua è solo paura?>>

<<paura! Io non so né anche cosa sia la paura, come ti ho già detto con loro non sarei riuscito a divertirmi abbastanza; e poi c’è anche un altro motivo per il quale non li ho fatti entrare ….>>

<<e quale sarebbe questo motivo?>>

<<i senza nome, quelle schifose creature li stavano seguendo, e se avessi fatto vedere il passaggio a quei ragazzi lo avrei fatto vedere anche ai senza nome. >>

<<e se mi assicurassi che i senza nome non seguano i ragazzi, tu li faresti entrare?>>

<<ma per non farli seguire dovresti accompagnarli tu davanti all’entrata!>>

<<se tu mi dai il tuo consenso e proprio quello che farò, e per rendere la cosa ancora più intrigante vorrei fare una scommessa con te, sempre che tu sia d’accordo avvio. >>

<<una scommessa dici! E cosa ti fa credere che io accetterò la scommessa?>>

<<per il semplice fatto che tu non ti tiri mai indietro davanti a nulla. >>

<<si ottima deduzione, ma ogni scommessa porta nelle proprie tasche qualcosa. Allora quali carte metti in tavola?>> <<prima di scoprire le carte, vorrei che tu mi facessi un favore. Voglio che tu mi permetta di portare i due ragazzi davanti il passaggio segreto. >>

<<cos’è per caso ti sei bevuto il cervello Nubis? Se tu me le porti davanti il passaggio mi togli tutto il divertimento. >> <<secondo me avevo ragione, tu hai solo paura!>>

<<d’accordo portameli davanti all’entrata, allora dimmi cosa ci giochiamo con la scommessa?>>

Nubis emise un piccolo gemito, somigliante ad un esile mugolio.

<<bene se dovessi vincere io, aiuterai i due mocciosi a trovare i teschi mancanti, se dovessi vincere tu …. Allora ti farò da schiavo per mille anni. >>

<<no, l’ultima parte non mi piace, ne ho anche troppi di scagnozzi in torno, io avrei in mente qualcos’altro, se dovessi vincere io tu mi darai la tua spada. Altrimenti non se ne fa nulla. >>

<<e va bene ci sto, domani mattina verrò con i ragazzi, fatti trovare pronto. >>

<<dimentichi una casa Nubis, io sono nato pronto, quindi preparati ad una superba sconfitta. >>

<<questo sarà tutto da dimostrare, ci vediamo presto. >>

così Nubis se ne andò alzando il braccio e facendo un piccolo gesto con la mano, tornò immediatamente in albergo e aspetto che facesse mattino, alle prime luci del alba bussò alla porta di Martin, e il ragazzo sentì subito i forti e secchi colpi alla porta. Alzando subito la testa, strizzò gli occhi e guardò in direzione del orologio e le lancette segnavano le cinque e trenta.

<<ma chi diavolo è che rompe a quest’ora?>> urlò Martin innervosito.

<<vestiti, chiama Mark e raggiungimi sul tetto. >> rispose Nubis con tono fermo e deciso.

<<ma sono le cinque del mattino Nubis!>>

ma alla affermazione di Martin non rispose nessuno, e a quel punto il ragazzo si mise le mani nei capelli e sbuffò, ed iniziò a vestirsi. Dopo essersi vestito come ordinato andò a chiamare Mark, la quale ovviamente non la prese molto bene, mandando a quel paese l’amico. Dopo circa un ora i due ragazzi salgono sul tetto per incontrare Nubis, e lo trovarono mentre tutto concentrato stava guardando il caotico traffico della città.

<<siamo arrivati!>> smufunchiò Martin

<<alla buon ora. >>

<<guarda che sono solo le sei e del mattino. >> rispose Mark al quanto irritato.

<<il mattino ha l’oro in bocca, ma bada alle ciance, parliamo di cose serie; adesso prendete la vostra auto, io vi aspetterò appena fuori dalla città, una volta li salirò anche io nella vettura, e vi condurrò davanti il passaggio segreto della muraglia. Per tutto il tragitto vi pregherei di non farmi nessuna domanda di alcun genere, al momento opportuno parlerò io, adesso raggiungete l’auto, un’altra cosa non dite nulla alle ragazze, se vi dovesse accadere qualcosa sarò io stesso ad informarle. Bene adesso andate …>>

terminato il suo discorso, Nubis si getta nuovamente dal tetto, Martin e Mark corrono subito a vedere, ma ancora una volta sembra essere sparito nel nulla.

<<ma secondo te come fa ogni volta a sparire così?>>

<<non ne ho la più pallida idea mio caro Mark, non ne ho la più pallida idea. Ma poi quale auto prendiamo, noi non abbiamo un auto. >>

<<no forse ce l’abbiamo, nel parcheggio ce una zona dove si può noleggiare un auto. >>

<<ma si hai ragione, dai andiamo. >>

dopo il gioco di prestigio di Nubis, i due ragazzi si dirigono verso il parcheggio, noleggiano un automobile, e si dirigono fuori città, destinazione grande muraglia. Come ordinatogli da Nubis, i due cercano di essere il più disinvolti possibili e sicuri delle proprie azioni.

<<secondo te perché diavolo dobbiamo fare i disinvolti?>>

<<chiese Mark al suo amico bisbigliandoglielo.

<<non lo so ma è meglio fare come ci ha detto lui, e cercare di essere il meno nervosi possibile. La cosa che mi preoccupa è che abbiamo lasciato le ragazze da sole, senza dirgli nulla di questa storia. >>

dopo due ore di traffico infernale i due riescono ad uscirne, e riescono anche ad uscire dalla città. Dopo solo qualche metro Martin riesce ad intravedere la sagoma di Nubis, che li stava aspettando sul ciglio della carreggiata. Il ragazzo si ferma per far salire lo strano autostoppista, Nubis prima di salire si guarda molto attentamente in torno. Martin lentamente riprende il passo nella corsia, stranamente già da un bel pezzo le corsie erano deserte, non si riusciva vedere una sola mosca volare. Come ordinatogli in precedenza nessuno dei due osa fiatare, il silenzio la fa da padrone che però alcune volte questo silenzio viene interrotto da qualche colpo di tosse, provenienti dalla gola di Mark. Nubis era molto concentrato e attento a quello che stava o poteva accadere intorno a loro, anche i ragazzi se apparentemente sereni dentro i loro sguardi si poteva intravedere la perplessità e la tensione. Una preoccupazione ben capita, essendo Nubis insieme a loro, le ragazze erano rimaste senza protezione e in più una volta svegliate di sarebbero accorte della mancanza dei due ragazzi, e ovviamente si sarebbero spaventate. E non a dirlo fu esattamente così …. Il risveglio delle ragazze di sicuro non fu il più felice, non appena accortesi della mancanza dei due compagni entrambi escono dalle proprie stanze, si fiondano in corridoio e iniziano a guardarsi in torno, poi Ketrin vede Daiana e corre subito da lei.

<<Daiana, hai visto per caso Mark?>>

<<no, e tu hai visto Martin?>>

<<no non lo visto, sono solo le nove del mattino, ed entrambi mancano dalle proprie stanze. >>

<<dai Ketrin corriamo a cercarli, forse sono di sotto a fare colazione, credo che forse ci stiamo allarmando per niente.>>

allora le ragazze in tutta fretta si vestono e scendono di sotto in sala colazione, ma una volta arrivate lì non videro né Mark né Martin. Allora iniziano a cerarli in tutto l’albergo, chiedono informazione alla reception ma nessuno sapeva nulla, i loro compagni sembravano svaniti nel nulla. Le due amiche iniziano ad essere molto preoccupate, sapevano molte bene che tutti e quattro stavano giocando con il fuoco.

<<dobbiamo cercare di pensare positivo, forse sono andati da qualche parte con quello strano tizio, nemmeno lui vedo in giro. >>

<<ma si forse hai ragione tu Ketrin, dai andiamo a fare colazione, e mentre li aspettiamo incrociamo le dita. >>

intanto i tre erano arrivati nei pressi della grande muraglia, a cinque chilometri dalla destinazione dopo un lungo silenzio, Nubis decide di riusare le corde vocali.

<<adesso miei cari ragazzi vi informo di qualche piccolo particolare, le prove che avete superato in nuovo Messico non sono state nulla in confronto a quello che vi aspetterà qui. Non sarà una passeggiata in riva al mare, quindi adesso vi voglio fare i miei più sinceri auguri. Comunque adesso vi condurrò davanti al passaggio segreto, per il resto sarete soli, io resterò fuori a sorvegliare i senza nome, che fino adesso ci hanno seguito. >>

dopo queste Parole la sua voce tornò a tacere, e come d’accordo porta i due amici davanti all’entrata, una volta arrivati lì Nubis si limita a fere un piccolo gesto con la testa, per poi dileguarsi. I due ragazzi si guardano negli occhi, i loro occhi lasciano scrutare una certa perplessità, insieme ad un pizzico di paura. Poi facendosi coraggio decidono di entrare, ma la porta non si apre senza azionare il meccanismo di apertura, e Nubis si era dimenticato di informarli. A un certo punto come per magia il una piccola parte del muro inizia a muoversi entrando su se stesso, aprendo così un passaggio. Il buoi come da copione faceva da sfondo, ma questa volta i due erano ben organizzati per una evenienza simile, quindi muniti di due piccole torce iniziano a scendere una lunga scalinata, percorsa precedentemente da Nubis, le scale sembrano non finire mai. Terminate le scale, iniziano a percorrere il piccolo corridoio, per poi entrare in un enorme stanza. La sala era avvolta da una luce rossastra, ed era spoglia, fredda, quasi spettrale. Mark alzò la testa per fare una completa panoramica della stanza, le mura erano altissime, il ragazzo non riusciva a vedere il soffitto, poi aggiunse:

<<questo posto fa venire i brividi. >>

<<si hai ragione d’ora in avanti conviene aprire gli occhi, hai sentito quello che ha detto Nubis?>>

<<sì lo sentito bene, e non ce alcun bisogno che tu me lo ripeta. >>

rispose Mark grattandosi la nuca, passarono molti minuti ma non successe nulla, però i loro muscoli continuavano a contrarsi pronti a muoversi il più velocemente possibile in caso di bisogno. Ma i loro nervi stavano cedendo, l’attesa di qualche improvviso attacco, o di qualche trappola pronta a scattare le stava sfinendo. Addirittura Martin iniziò ad avere qualche dubbio, iniziò a credere che la loro prima prova consistesse nel trovare un altro passaggio segreto, che le conducesse poi in un’altra stanza. Allora inizia a guardarsi in torno, e a girare in tondo per tutta la stanza, per cercare di vedere la più piccola sporgenza o nel muro o nel pavimento, ma Martin non aveva detto nulla della sua intuizione a Mark, la quale lo stesso Mark si limitava a restare immobile al centro della sala, osservando attentamente il comportamento dell’amico. Ma ad un certo punto una voce proveniente dal nulla inizia a sbeffeggiare i due ragazzi.

<<vedo con piacere che almeno uno di voi due e stato capace di prendere una iniziativa, ma però devo informarvi che è quella sbagliata. Mentre vedo con piacere che sono riuscito a trovare un ornamento alla mia sala una bella statua umana.>>

<<chi diavolo sei?>> urlò Martin spostando molto velocemente gli occhi a sinistra e a destra.

<<non ha alcuna importanza sapere chi sono io. >> rispose la voce con tono arrogante.

<<cos’è forse hai paura di dirci chi sei?>> obbiettò Martin, ma ad un certo punto si fece avanti anche Mark.

<<mio caro amico ma che razza di domande fai, questo tizio ha anche paura di farsi vedere, è ovvio che ha paura di dirci chi è. >>

<<già forse ho formulato una domanda stupida. >>

ma la voce non si fece innervosire dalle affermazioni dei due ragazzi, e dopo essersi fatto una risata di gusto disse:

<<volete veramente sapere chi sono, allora ebbene velo dirò, io sono il vostro peggior incubo, io riuscirò a farvi maledire il giorno in cui le vostre madri vi hanno messo al mondo. >>

<<si davvero e come pensi di fare, vuoi torturarci ancora con le tue stupide chiacchiere?>>

ribadì Martin alla misteriosa voce.

<<no! Ma ve lo farò vedere subito, tra qualche secondo dal pavimento usciranno delle armi, io so che uno di voi due e un patito per le armi bianche, e l’altro per le armi da fuoco. Quindi sapendo che o ha che fare con due ridicoli principianti, vi fornirò io le giuste armi, una è una spada katana risalente alla prima epoca del primo imperatore cinese qin shi huong. Uno sarà un fucile, risalente all’ epoca di Buona parte, per gli ignoranti che non lo conoscessero Napoleone Buona parte. È dotato della polvere da sparo, dei proiettili e dello scivolino. Ma adesso fate attenzione a quello che vi sto per dire, il fucile può sparare solo cento volte, la spada può fendere solo cento volte; i vostri avversari saranno pari ad un numero di duecento, un solo sparo sbagliato, un solo fendente sbagliato, sarà per voi un grande grandissimo problema. Nessuno di voi due può farmi nessun tipo di domanda, perché se no invece che duecento ve ne troverete trecento di nemici schiarati sul campo. Appena avrete preso le armi in mano i miei fidati seguaci inizieranno a darvi il ben venuto, allora arrivati a questo punto posso solo augurarvi buona fortuna. >>

subito dopo che la misteriosa voce smise di parlare, i due amici sentirono udire un piccolo frastuono provenire da sotto il pavimento, i due iniziarono subito a guardarsi in torno in cagnesco, pronti a tutto. Una piccola parte del pavimento iniziò a sprofondare, e al suo posto dal sotto suolo comparve una specie di altare in pietra. E sopra ad esso erano posizionate le due armi, Martin e Mark prima di avvicinarsi, si guardano negli occhi, per poi dare un ultima occhiata alle armi prima di avvicinarsi. Entrambi si sentirono il cuore in gola, le loro mani erano fredde, ma allo stesso tempo riuscivano a sudare. Con dei passi lenti, ma comunque decisi, continuavano ad avvicinarsi fino ad arrivare a pochi centimetri dalle armi. Mark guardò nuovamente il suo amico, per poi fargli un piccolo cenno con la testa, presero il più velocemente possibile le armi, poi sentirono due boati e due parti delle mura vennero abbattuti. E una musica assordante iniziò ad uscire dalle cavità formatosi sul muro, i ragazzi si guardarono in torno molto nervosamente, Martin non riusciva a capire a cosa servisse quella musica.

<<Mark, tu mi sai spiegare a cosa serve questa musica?>>

<<vuole mettere su una bella guerra psicologica, vuole innervosirci, in questo modo vuole farci arrivare il meno possibile lucidi allo scontro. Così siamo più soggetti a commettere degli errori che ci possano costare molto caro. >>

e mentre la musica continuava a suonare sempre più forte, i due amici continuavano a guardarsi in torno ancora molto più nervosamente, e ad un certo punto un suono assordante riuscì a coprire la forte musica. Erano centinaia di passi che avanzavano lungo la cavità del muro.

<<eccoli stanno arrivando, sta per iniziare la festa, sei pronto Mark?>>

<<come ti avevo già detto una volta, io sono nato pronto. >>

i passi si facevano sempre più forti e vicini, fino a quando un vero e proprio esercito di scheletri; come pronosticato in precedenza dalla misteriosa voce. Dalla fessura uscirono duecento guerrieri, armati di armature cinesi e antiche spade Katana. Altri invece indossavano dei vestiti assomiglianti a quelli dei pirati armati di affilatissime sciabole, altri ancora brandivano antichi fucili appartenenti all’epoca dei conquistadores, e anche i vestiti anche se molto rovinati appartenevano a quell’ epoca, altri ancora brandivano fucili mitragliatori e indossavano la divisa tedesca delle SS della seconda guerra mondiale.

<<maledizione ancora scheletri, io ho le tasche piene i questi scheletri. >> urlò Martin seccato.

<<si questi tizi non sono molto prevedibili e aggiungerei dire anche noiosi. >>

ribadì Mark, ma però non riuscirono a terminare la frase che almeno venti guerrieri gli si gettarono addosso, facendo oscillare le loro spade a destra e a sinistra.

<<stanno arrivando attenzione!>> esclamò ad alta voce Martin.

<<abbassati Martin, giù la testa!>>

il ragazzo guardò il suo amico, per poi guardare immediatamente il suo nemico avvicinarsi verso di lui, e poi riguardare ancora una volta il suo amico, per poi abbassare la testa di scatto. Mark sparò un colpo, mirando alla testa del nemico, colpendolo in pieno. La testa del teschio si frantumò letteralmente, ma altri due guerrieri si stavano avvicinando, e uno di loro si stava preparando per un fendente. E a quel punto Martin fu costretto a difendersi con la spada, quindi adesso la spada si sarebbe rotta al novantanovesimo affondo; dopo essersi difeso Martin è costretto a indietreggiare di qualche passo, ma il suo nemico gli stava incollato come un ombra. Lo seguiva in ogni movimento, e purtroppo per Martin il suo avversario era davvero in gamba, perché non esita un solo secondo in di più, si accorge di una incertezza del ragazzo e affonda nuovamente con la spada. Ma questa volta Martin decide di non difendersi con la spada, ma con un movimento veloce e secco si sposta di lato, e riesce ad evitare l’attacco. Ma molto velocemente si avvicina un altro scheletro guerriero, e immediatamente cerca di colpire Martin e questa volta non sarebbe riuscito ad evitare il fendente, avendo le spalle rivolte al nemico. Ma in quel frangente Mark era riuscito a ricaricare il fucile, ma non con qualche piccola difficoltà, ma al momento giusto riesce a colpire il suo bersaglio. Ma altri sei guerrieri muniti di spade stavano sopraggiungendo, uno di essi alzò la spada sopra la sua testa, Martin approfittò di quello sconsiderato gesto da parte del suo nemico, colpendolo in piena cassa toracica, tagliandolo in due. Ma una altro scheletro gli stava subito addosso e cercò di colpirlo alla testa, Martin si abbassa velocemente, raccogliendo anche la spada del avversario precedentemente abbattuto. Con la spada appena raccolta da terra, si protegge da un veloce e potente fendente, ma la spada al contatto con l’altra lama si spezza di netto, ma a quel punto lo scheletro e alla mercee del ragazzo, l quale decide di ringraziarlo colpendolo alla testa con un fendente, staccandogliela di netto. Mark nel fra tempo spara a qualsiasi cosa si muova davanti a lui, cercando allo stesso tempo di coprire il più possibile il suo amico, ma a causa dello strano e complicato modo di ricaricare la propria arma, gli impone di perdere molti secondi, secondi che posono essere fatali per lui e il suo amico. Ma la situazione viene resa ancora più difficile anche dal fatto che ad entrare in partita ci siano anche i nemici con le armi da fuoco, Mentre Mark stava ricaricando il fucile, si sente rimbalzare una pallottola vicino al suo piede sinistro. Da quel momento in poi iniziano a volare proiettili a destra e a manca, ma tutto questo viene reso ancora più pericoloso perché per i due ragazzi non cera né anche un piccolo angolo di protezione, per potersi riparare dal fuoco nemico.

<<fai molta attenzione Martin, iniziano a spararci anche contro. >>

<<guarda che non sono né cieco e nemmeno sordo, dunque me ne sono accorto. >>

per uno o due nemici abbattuti se ne facevano avanti altri cento, Martin in molte occasioni viene costretto a proteggersi con la spada, riducendo così drasticamente i suoi affondi a disposizione. Dal’altra parte Mark invece, possedendo un arma da fuoco, anche se non molto precisa, riesce a mantenere la propria tabella di marcia, senza sbagliare nessun colpo. Ma bisogna anche dire che i due sono anche molto fortunati a non essere colpiti da qualche proiettile vagante. Ma essere completamente scoperti mentre un fiume di proiettili avanzava pericolosamente, poteva essere un rischio molto grande e questo Mark lo sapeva molto bene.

<<Martin dobbiamo trovare un angolo di copertura, anche se i nostri nemici non sono dei veri e propri cecchini, prima o poi potrebbero colpirci. >>

<<si hai perfettamente ragione, ma dove diavolo lo cerchiamo un angolo di copertura? Qui non vedo nulla che ci possa servire. >>

ma la loro conversazione venne interrotta bruscamente, a causa di uno scheletro guerriero che approfitta di un momento di leggerezza di Martin, provocandogli una piccola ferita alla mano facendogli cadere la spada. Il ragazzo sembra spacciato, perché lo scheletro guerriero allunga nuovamente il braccio per colpirlo nuovamente, anche Mark sembrava non in grado di aiutarlo avendo la sua arma scarica, e a quel punto decide di aiutare il suo amico colpendo lo scheletro con il calcio del fucile, facendolo cadere a terra. A quel punto Martin raccoglie subito la spada da terra, per poi colpire il suo nemico uccidendolo.

<<sei ferito? Stai perdendo del sangue!>>

<<non preoccuparti è solo una ferita superficiale. >>

<<ribadisco il fatto che dobbiamo trovare un posto sicuro, così siamo troppo esposti. >>

ma mentre Mark stava terminando la frase, un proiettile colpisce il suo fucile in pieno, il contra colpo costringe il ragazzo a indietreggiare di alcuni passi. Ma come se non bastasse i loro avversari si stavano facendo molto più furbi, iniziarono ad aprirsi a ventaglio, cercando poi di accerchiarli, mentre una paio di scheletri guerriero cercavano di distrarre i due amici; Martin iniziava ad essere stufo di doversi spostare a destra e a sinistra per cercare di evitare gli attacchi dei suoi nemici, anche Mark sembrava arrancare molto, la vista si stava stancando, la mira si stava facendo con il lungo andare sempre meno precisa, iniziando a sbagliare molte volte, ed il nemico si stava facendo sempre più ostinato e pericoloso. <<dobbiamo fare qualcosa Martin, qui il clima si sta facendo troppo caldo>>

<<si hai ragione, ma io non so proprio cosa fare, e in più i nostri nemici ci vogliono a cerchiare. >>

<<dobbiamo uscire da questa situazione, ma aspetta un attimo Martin, forse mi è venuta un idea. Dobbiamo cercare di raggiungere quelle crepe che questi morti di fame hanno provocato precedentemente, almeno così avremo le spalle coperte. >>

<<si effettivamente non è una cattiva idea, ma non sarà facile arrivarci, dobbiamo attraversare tutta la mischia, potrebbe essere molto pericoloso. >>

<<sì, ma sempre meno pericoloso che rimanere qui nel occhio del ciclone. >> rispose Mark mentre prendeva la mira per colpire un altro nemico.

<<allora Martin, cosa decidi? Vuoi seguirmi oppure no?>>

<<d’accordo ti seguo, tu dimmi quando devo iniziare a correre. >>

<<da subito …. Corri, CORRI>>

urlò Mark a squarcia gola, e i due si misero a correre con tutto il fiato che avevano in corpo, di certo senza non trovare ostacoli, Mark si proteggeva dai fendenti dei nemici proteggendosi con il corpo della propria arma, per Martin era molto diverso, era costretto a proteggersi e quando gli era concesso affondare con la propria spada, diminuendo così drasticamente il numero dei fendenti concessogli. Ma come se non bastasse la situazione si stava facendo ancora più complicata, gli avversari che si trovavano davanti a loro, stavano formando un muro di diverse linee; e gli avversari che si erano lasciati alle spalle le stavano inseguendo come se fossero le loro ombre, a questo punto la loro avventura si stava facendo pericolosa. L’idea di Mark non sembrava proprio avere avuto un buon esito, ormai i due amici erano completamente accerchiati, e non gli rimaneva altro da fare che andare avanti. Ma come se non bastasse nella spada di Martin iniziano a crearsi delle brutte crepe nella lama, e ad ogni affondo e parata le crepe diventano sempre più grandi. <<Mark, la mia spada sta cedendo, e come se non bastasse siamo quasi completamente accerchiati. La tua idea è e stata un idea da pazzi suicida. >>

<<ma anche se fossimo rimasti dove eravamo sarebbe stato lo stesso un suicidio, e avremmo fatto la fine di due topi, invece così moriremo combattendo. >>

<<che bella prospettiva, comunque conosci quel detto no, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. >> <<ecco e questo il vero Martin che conosco, dai facciamogli vedere di cosa siamo capaci, venderemo cara la pelle. >> dopo essersi caricati con queste parole, i due amici diventano delle vere e proprie furie, cominciano a colpire tutto quello che si muove davanti a loro, Martin colpisce i suoi nemici con una tale precisione e sicurezza, da far invidia anche ad un samurai, con molta disinvoltura evita gli attacchi dei nemici e senza alcuna pietà li colpisce e li uccide. Anche Mark, che con il combattimento corpo a corpo non se la cava molto bene riesce in quel momento a difendersi ed allontanare i nemici che gli si paravano davanti. I ragazzi anche se a piccoli passi riescono ad aprire una breccia in tutta quella mischia. Il proprietario della misteriosa voce osserva tutta la scena molto divertito e compiaciuto, ma allo stesso tempo anche un po’ sorpreso dalla capacità di combattimento dei due umani. Intanto Martin e Mark continuavano imperterriti nella loro avanzata senza alcuna esitazione, anche se al fatica si faceva sentire ancora più prepotentemente, ma ormai mancavano pochissimi metri alla loro meta. Ma la sfortuna ancora una volta fece il suo ingresso, durante l’ultimo affondo di Martin, la sua lama si spezza di netto, Martin non può fare altro che osservare la propria arma spezzata in due, ma intanto un altro scheletro guerriero si porta davanti a lui, alzando la spada cerca di colpire in pieno volto il ragazzo, ma di istinto il ragazzo si protegge con la rimanente parte di lama rimastogli; ma questo ennesimo colpo inferto alla restante piccola parte di lama rimasta nella impugnatura, la fa sbriciolare facendo volare a destra e a manca dei piccoli frammenti, e uno di essi colpisce in pieno volto Martin, ma non può rendersi conto di quello che era appena accaduto, che è costretto a spostarsi di lato per evitare la spada del nemico, ma il ragazzo si sbilancia e cade a terra, urlando il nome del suo amico. Intanto Mark con le braccia protese in avanti, con l’arma rivolta in posizione verticale, mentre uno scheletro guerriero stava colpendo ripetutamente la canna del fucile di Mark, che ad un certo punto sentì urlare il suo nome da Martin. Mark si volto immediatamente in direzione dell’ amico, mentre si trovava in grave pericolo, ma né anche Mark si trovava in una situazione molto semplice. Ma le cose vennero rese ancora più difficili, a causa di un proiettile che va a colpire il calcio del fucile del ragazzo, facendogli cadere l’arma dalle mani. Intanto Martin stava per essere colpito da un affondo del suo nemico, Mark non sa cosa fare, ma mentre stava pensando al da farsi, il suo nemico decide di colpirlo; e a quel punto Mark non può più pensare, adesso deve agire, colpisce al volto lo scheletro guerriero, facendolo cadere a terra, poi il ragazzo strappa dalle mani dello scheletriche del suo avversario la spada con la quale lo stava aggredendo. Lancia la spada contro il nemico di Martin, colpendolo alle anche, facendogli perdere l’equilibrio, a quel punto Martin può rialzarsi e con un calcio colpisce in pieno petto lo scheletro, per poi continuare a colpirlo con un calcio circolare in pieno volto, staccandogli la testa. Poi il ragazzo inizia a correre in direzione del suo amico, che nel frattempo stava ricaricando la sua arma appena raccolta da terra, per poi dare il colpo di grazia al suo nemico.

<<ti ringrazio mi ai salvato la vita!>>

<<è il minimo che potessi fare, mi sa che però non abbiamo molto tempo per i ringraziamenti, stanno arrivando degli altri amici. >> <<sì ma cosa faccio io, non ho più la mia spada?>>

<<ma di cosa ti preoccupi, tu conosci le arti marziali. >>

<<sì ma il mio karate, non può uccidere questi tizi perennemente a dieta. >>

<<sì ma almeno ci può aiutare raggiungere il punto prestabilito. >>

<<sì, allora ti ripeto cosa facciamo dopo?>>

<<dai poi ci pensiamo, adesso aiutami ad arrivarci va bene!>>

sbuffando Martin decise di continuare a seguire il suo amico, abbattendo tutto quello che si muoveva a colpi di karate avanzando così in mezzo a tutti quei nemici, Mark continuava ad usare il suo fucile come se fosse un bastone, per colpire i suoi avversari. Passo dopo passo i due ragazzi riescono ad avanzare e non con poca difficoltà riescono a raggiungere il punto prestabilito, ma ormai stremati dalla fatica, e con le armi a pezzi, devono affrontare ancora molti altri nemici.

<<hai visto ce la abbiamo fatta, siamo arrivati dove avevamo deciso. >> disse Mark con il fiatone rivolgendosi a Martin. <<già, ma come ti ho già detto io non ho più un arma, e la tua non mi sembra molto informa. >>

<<non hai tutti i torti, ma non ci resta altro da fare che combattere. >>

<<si venderemo cara la pelle, però prima vorrei dirti una cosa Mark, prima come persona e poi come amico; ne abbiamo passate tante insieme, ma questa volta sembra essere proprio la fine. Tu per me sei sempre stato come un fratello, e mi dispiace molto di avverti cacciato in questa assurda situazione;>>

Mark prima di rispondere si lasciò andare ad una piccola risata.

<<ti ringrazio molto per queste belle parole, ma comunque dovrei essere io quello a stimarti, sei sempre stato tu il migliore in tutto, nello studio come nello sport. Insomma tu per me sei stato sempre come un esempio da imitare, e ti ringrazio ancora per le parole spese per me. Non credevo che tu avessi tutta questa stima di me, così mi prendi alla sprovvista, non riesco a trovare le parole giuste per ringraziarti. >>

<<e di cosa, dovrei essere io a dire qualcosa, e ti dovrei chiedere scusa, scusa di avverti coinvolto in questo casino.>>

<<perché dovresti scusarti, infondo è stata una bella avventura, anche se sembra che sia giunta al termine. >>

e mentre i due ragazzi conversavano, si lasciarono andare ad un abbraccio di addio, e mentre accadeva tutto questo gli scheletri si fermarono, come se volessero fare un ultimo regalo ai condannati. Ma finito l’abbraccio, gli scheletri ricominciarono subito a muoversi, tutti gli scheletri che impugnavano le spade si fecero da parte, e tutti quelli con il fucile fecero qualche passo in avanti;

<<guarda Mark, secondo te cosa vogliono fare?>>

<<vogliono ucciderci con il piombo, come due condannati a morte. >>

e dopo pochissimo i fucili iniziarono a sparare, erano circa sessanta fucili che iniziarono a tuonare e una tempesta di proiettili si fece avanti. I ragazzi si raggomitolarono dietro le pareti, che vennero immediatamente trivellate dalla moltitudine di proiettili. Poi la pioggia di metallo cessò per circa trenta secondi, per poi ricominciare, ancora più forte e prepotente. Nel secondo intervallo Mark cercò di reagire con la forza della disperazione, prendendo la mira e colpendo uno dei tanti fucilieri posizionati in linea davanti a lui. Ma ormai la polvere da sparo stava scarseggiando, e nel muro, il solo muro che li divedeva dai loro nemici, inizia a cedere a causa degli impatti causati dalla moltitudine di proiettili che lo stavano demolendo.

<<questa è veramente la fine, non abbiamo scampo. >> smufunchiò Mark con la voce tremante.

<<forse no, mi è venuta un idea …… tu Mark tienili occupati, io cerco una via di fuga. >>

<<ma cosa stai dicendo, stai delirando? Mi spieghi dove trovi una via di fuga?>>

<<tu non ti devi preoccupare, tu pensa solo a tenerli occupati …. Al resto ci penso io. >>

Martin dalla tasca tira fuori la torcia elettrica usata in precedenza, ed inizia ad esplorare la cavità, cercando una via di fuga.

<<Martin, ma si può sapere cosa diavolo stai cercando? Comunque tu qualunque cosa tu stai facendo o cercando ti pregherei di sbrigarti, perché io non posso tenere testa ad un intero esercito. >>

<<come ti ho già detto sto cercando una via di fuga, questa e una delle cavità dove sono usciti questi maledetti scheletri. E da qui dietro all’incirca ne sono usciti un centinaio, per quanto possa essere grande questa cavità, non ci potevano stare tutti quanti. Quindi ci deve essere un’altra stanza da qualche parte, ne sono certo. >>

<<si forse la tua teoria non è del tutto sbagliata, ma i nostri nemici sono scheletri se non te ne fossi accorto, quindi potevano essere stati sepolti qui dentro. >>

<<sì ma il terreno non è smosso, quindi la mia teoria potrebbe essere più valida. >>

mentre Mark continuava a tenere compagnia ai suoi nuovi amici, Martin continuava disperatamente a cercare una via di uscita, senza però alcun risultato. Durante la ricerca il ragazzo incespica su qualcosa di molto grande e duro, e mentre stava ancora imprecando dirige il fascio di luce in direzione del oggetto urtato; e l’oggetto in questione era un cannone, una antico cannone appartenuto, forse all’era dei pirati. Martin con gli occhi fissi sul cannone, inizia a chiamare ad alta voce Mark, che aveva finito le munizioni e si era rannicchiato in un piccolo angolo per evitare i proiettili.

<<Mark, Mark, presto vieni qua ho trovato qualcosa, hai trovato una via di fuga?>>

<<dai vieni qua e non fare domande, sei tu l’esperto di questa roba. >>

<<senti non sono molto in vena, le mie munizioni sono quasi terminate, e la ce ne sono di smilzi da uccidere. >> <<senti vuoi muoverti, o devo venire lì e portarti qui con la forza. >>

a quella minaccia Mark decide di raggiungere l’amico, posto a pochi metri di distanza dal punto da dove si trovava, restando il più possibile accovacciato.

<<ma cosa ti è preso Martin? Per quale subdolo motivo mi hai fatto venire qua si può sapere?>>

<<non crederai ai tuoi occhi>>

disse Martin puntando il fascio di luce della torcia sull’arma.

<<cavolo ma questo è un cannone!>>

esclamò sorpreso Mark <<allora tu sei l’esperto, possiamo utilizzare questo affare?>>

<<questo cannone non sembra molto informa, ma può comunque ritornarci utile, sempre se troviamo i proiettili e la polvere per armarlo. >>

<<se ci guardiamo in torno forse le troviamo; dai diamoci da fare!>>

così dicendo i ragazzi si mettono alla ricerca degli oggetti che gli sarebbero tornati utili per armare il cannone, sotto una pioggia di proiettili provenienti dalla parte opposta, la ricerca sembra essere disperata. La polvere da sparo e le palle di cannone sembravano essere introvabili, e mentre i due amici continuavano a cercare, gli scheletri continuavano a sparare alla cieca, sembrava che non gli e le importasse molto se non centravano il bersaglio. Intanto una parte del muro inizia a crollare, sotto i colpi prepotenti dei fucili, e ad un tratto gli stessi fucili cessarono di tuonare. I ragazzi si accorsero subito di questo, e anche loro cessarono le ricerche; e senza esitare guardarono in direzione del muro crollato, poi iniziarono a guardarsi in torno molto perplessi, non riuscivano a capire quello che stava accadendo. Poi ad un tratto gli scheletri con le spade decidono di rientrare in campo entrando nella fessura, Martin corse subito verso di loro, usando delle tecniche marziali cercò di contrastare la loro avanzata.

<<Mark tu continua a cercare, questi cerco di tenergli compagnia io. >>

<<sei sicuro? Sembrano troppi per una persona sola>>

<<risparmia il fiato, e rimettiti a cercare, dai muoviti!>>

Mark guarda il suo amico combattere con almeno trenta avversari, ma Martin combatteva con tutte le sue forze, combatteva con le unghie e con i denti, pur di cercare di prendere tempo per far cercare al suo amico le armi che avrebbero potuto salvargli la vita. Mark si rimette a cercare in tutta fretta, Martin se la stava cavando molto bene, ma per quanto tempo ancora avrebbe potuto resistere? Mark non riusciva a trovare nulla, se non che una fitta polvere, in più il buio stava condizionando e di non poco le ricerche.

<<maledizione!>>

urla Mark in preda ad un attacco di frustrazione, dando poi un calcio ad una pietra, la pietra stessa quando terminò la sua corsa, impattò qualcosa di metallico, creando un piccolo suono acuto; Mark si avvina immediatamente nel punto dove a sentito il suono …. E nel avvicinarsi si accorge che la pietra aveva urtato un secchio di ferro.

<<un secchio, un secchio di ferro!>>

dopo aver sussurrato queste parole Mark afferra il secchio e si accorge che il secchio e colmo di polvere da sparo. Spostando poi la testa di novanta gradi verso destra il ragazzo nota anche tre palle di cannone e una stecca per pressare la polvere.

<<Martin, posso armare il cannone!>> urla Mark a Martin

<<non stai scherzando vero?>>

rispose Martin mentre stava sferrando un pugno al volto di uno dei suoi tanti avversari.

<<sì ma adesso cosa ci facciamo, anche se lo usassimo contro i nostri nemici, non avrebbe alcun effetto. >> puntualizzò Mark, ma Martin aveva già la risposta pronta

<<ma noi non lo utilizzeremo contro gli scheletri, noi lo utilizzeremo contro la parete>>

<<che vuoi dire? Non capisco!>>

<<voglio dire che lo useremo per crearci una via di fuga, ecco quello che voglio dire. Ti pregherei anche di fare in fretta, perché non so per quanto tempo potrò resistere ancora, inizio ad essere molto stanco. >>

Mark frettolosamente raccoglie una delle palle di cannone la stecca e la polvere, e si porta immediatamente al cannone; nel frattempo però i fucili degli scheletri tornano nuovamente a sparare e alcuni proiettili vaganti prima passano vicino alla testa di Martin, per poi andare a cadere vicino le gambe di Mark. Piegando leggermente le ginocchia per lo spavento Mark continua il suo lavoro. Riesce finalmente ad armare l’arma e lo punta in direzione di una delle pareti, facendo fuoco. Il frastuono che emette il cannone è così prepotente da far fermare tutti i presenti, e non appena la coltre di polvere e fumo si dirada, Mark punta subito la sua torcia in direzione del muro, ma con sguardo fisso e sgomento, osserva la palla di cannone letteralmente frantumata, e nel muro non si era formata una sola piccola crepa.

<<maledizione, maledizione>>

urla Mark guardando il cannone, per poi inginocchiarsi accanto allo stesso abbassando poi la testa. Martin sentendo la voce dell’amico mentre imprecava, cerca di voltarsi per capire quello che sta accadendo, ma non può i suoi nemici non gli danno alcuna tregua, cercano insistentemente di colpirlo. Martin riesce a difendersi molto bene, ma il peso della fatica continuava a farsi sentire sempre più prepotentemente.

<<Mark, cos’è successo? Per quale motivo ti sei messo ad urlare?>>

ma Mark non riusciva a rispondere, ormai era preda della frustrazione e della rabbia, e per sfogarsi colpisce ripetutamente il terreno con dei forti pugni.

<<maledizione Mark rispondimi, cosa diavolo è accaduto?>>

poi ad un certo punto Mark scuote la testa e alzandola trova il coraggio di rispondere all’amico.

<<la tua idea è stata un completo fallimento, il proiettile del cannone si è completamente frantumato, provocando solo una piccola crepa sul muro. Questa volta e la fine, Nubis c’è lo aveva detto che questa volta non sarebbe stato facile uscirne vivi e aveva ragione. >>

<<no, non ci credo? Stai scherzando vero? Io non mi arrendo, non può finire così e non deve finire così.>>

nemmeno il tempo di dispiacersi che Martin e costretto a schivare un fendente del suo attuale nemico, Martin si abbassa velocemente, per colpire posteriormente le gambe dello scheletro guerriero facendolo cadere a terra, velocemente il ragazzo risolleva la schiena alza la gamba e colpisce con il tallone il volta del suo nemico ancora a terra frantumandogli il cranio. Martin si rimette subito in guardia, aspettando il nuovamente il ritorno dell’avversario appena abbattuto. Ma stranamente il suo nemico non si rialza, ma resta a terra, il ragazzo non riesce a capire, fino ad ora tutti i suo sforzi per uccidere i suoi nemici senza l’arma che gli era stata offerta sembravano essere vani. Ma però adesso la fortuna sembrava essere tornata dalla sua parte, aveva scoperto il modo di uccidere i teschi senza le armi, e informò subito di questa bella notizia il suo amico.

<<ei mister demoralizzato, è arrivato il momento di rimettere a nanna questi cattivi bambini. >>

<<ma cosa diavolo stai farneticando?>>

<<sto dicendo che quella bastarda di una voce ci ha mentito, questi scheletri possono essere uccisi anche senza necessariamente utilizzando le armi che ci erano state affidate da essa. >>

<<io dico che la paura ti sta dando alla testa. >>

<<fino ad ora li abbiamo colpiti nei punti sbagliati, frantumandogli la testa questi maledetti muoiono, e quello che sto calpestando adesso né e la prova lampante. >>

ascoltando quella parole Mark dirige lo sguardo verso il basso, per poi avere la conferma di quello che aveva appena detto Martin.

<<allora quello che mi hai detto è vero, se gli stacchiamo solo la testa quelli continuano a combattere, ma se gli e la frantumiamo …. Loro muoiono. >>

a quel punto Mark afferra la stecca che aveva usato per ricaricare il cannone e va a dare una mano all’amico, alzando la stecca al cielo colpisce uno degli scheletri, aprendogli in due il cranio, come detto da Martin le altre ossa cadono a terra prive di vita.

<<si è vero! Funzona, funziona!>>

ma mentre Mark gioiva, un altro nemico gli si era portato alle spalle e lo stava per colpire, e mentre Martin stava infliggendo un colpo di grazia a un altro suo avversario, si accorge del pericolo che stava correndo l’amico. Afferrando uno scudo a terra, lo lancia contro le gambe dello scheletro guerriero, che stava per colpire alle spalle del suo compagno di battaglia, quando il nemico è colpito, Mark si accorge di quello che stava accadendo alle sue spalle, e colpisce subito alla testa il suo assalitore uccidendolo.

<<grazie amico!>>

<<ma non ce di che, dovere>>

i ragazzi continuavano a combattere, a difendersi e a uccidere i loro particolari nemici per delle ore, la cosa più complicata era come uccidere gli scheletri guerrieri con i fucili ma grazie alla loro pessima mira, i ragazzi riuscivano ad evitare i proiettili e a dare loro quello che si meritavano. Alla fine rimangono solo sei scheletri, che però invece che lottare preferiscono darsi alla fuga. Martin e Mark ormai esausti si siedono a terra appoggiando la schiena una contro l’altra. <<bisogna dire la verità, questa volta ce la siamo vista proprio brutta e Mark>>

<<hai ragione amico mio. Hai proprio ragione>> dopo questo scambio di battute, cala il più completo silenzio, i due erano talmente stanchi da non riuscire né anche a parlare. Ma a un certo punto il silenzio e la calma sono interrotti dalla misteriosa voce, che iniziò prima a ridere, per terminare con dei piccoli colpi di tosse.

<<bravi vi faccio i miei più vivi complimenti, Nubis me lo aveva detto che eravate molto in gamba, ma non credevo fino a questo punto. Siete dei pivelli, ma dei pivelli con i giusti attributi; non è da tutti battere un così nutrito numero di nemici da soli, insomma solo in due. Ma adesso vi aspetta la seconda prova, e non credo che questa volta riuscirete a uscirne illesi.>>

<<infatti, non ne siamo usciti indenni neanche nella prima prova, siamo pieni di lividi e contusioni e ferite di ogni genere>> risponde Martin leggermente irritato

<<sì ma non indenni nel vero senso della parola, mi spiego meglio, in senso figurato. Io volevo solo dire che ne siete usciti vivi. >>

<<già ma ce la siamo vista brutta, e poi prima avevamo un piccolo vantaggio non eravamo così stanchi. >>

ripeté Martin

<<ma per chi mi avete preso, per un balordo forse? Io vi lascerò riposare tutto il tempo che volete, ma voglio rovinarmi, sì come mi siete molto simpatici, voglio offrirvi una bella cena; così riacquisterete le forze al cento per cento. >>

<<e così vuoi offrirci del cibo avariato da secoli, così facendo vuoi avvelenarci>>

obbiettò Mark, ma la voce non gradì molto questa affermazione e nervosamente rispose:

<<in questo modo mi offendete, è vero sono il primo a dire che quello che vi ho fatto passare e stata una vera e propria carognata, ma io sono obbligato da forze maggiori a difendere uno dei teschi di cristallo, il quale racchiudono un potere che voi nemmeno potete immaginare. Io non vorrei usare questi metodi ma in un certo qual modo ripeto ne sono costretto, e non posso disubbidire a nessun ordine. >>

a questo punto Martin seccato da queste parole decide di alzare la voce.

<<tu ci hai ingannato già una volta, ci avevi detto che quei soldati sarebbero morti solo con la spada e il fucile che ci avevi affidato, e invece non era vero, cera anche un altro modo per ucciderli e tu non ce lo avevi detto. E adesso come facciamo a credere a tutta questa gentilezza>>

<<si hai ragione, comunque sia io vi offrirò lo stesso del cibo, poi sarà la fame a decidere per voi-poi la voce smise di rivolgersi ai ragazzi e iniziò a urlare un nome – Scheletorn, Scheletorn si può sapere dove ti sei cacciato?>>

a un certo punto un’altra voce rispose:

<<eccomi sono qui!>>

<<finalmente ti sei degnato di rispondere, ti pregherei di andare a preparare la tavola per i nostri ospiti>>

<<sarà fatto immediatamente>>

e tutto ad un tratto da un angolo buio i ragazzi sentirono avvicinarsi dei passi scheletrici, Martin e Mark si alzano il più velocemente possibile, poi Martin disse a Mark

<<dobbiamo stare attenti, potrebbe essere una trappola. >>

quando i passi si avvicinarono, all’esile luce che illuminava la sala centrale, apparve uno scheletro come quelli che avevano affrontato in precedenza, ma in un certo qual modo era molto diverso. Sulla sua testa indossava un elmo fatto interamente d’oro, nella sua schiena posavano due enormi spade Katana, con le impugnature fatte anch’esse d’oro. E in più lo scheletro era molto alto, e la sua camminata era decisa e sicura non come quella dei suoi antecedenti che avevano una camminata lenta e tremolante. Quando lo scheletro raggiunge il centro della stanza, s’inginocchia, e con un dito della mano inizia a tracciare sul pavimento un cerchio, disegnando dentro ad esso cinque stelle. Dopo aver fatto questo, posa il palmo della mano al centro del disegno, quando in fine alza la mano, il cerchio e le cinque stelle che lo compongono iniziano a emanare una forte e intensa luce rossa. La luce era talmente forte che costringe i ragazzi a mettersi una mano sugli occhi.

<< cosa diavolo è questa luce accecante?>>

esclama Mark, invece Martin era talmente infastidito dalla luce che non riesce a rispondere alla domanda, ignorandola totalmente. Poi a un tratto la luce cessò, e dal nulla comparve una tavola imbandita di ogni delizia culinaria, pesce, caviale, bistecche di maiale e vitello, pollo, lasagne, spaghetti con il ragù e una bella gamma di dolciumi. Martin e Mark non riuscivano a credere ai propri occhi, ovviamente i due avevano molta fame, e con tutta quella tensione e tutto quel movimento molte calorie erano state bruciate, ed Era chiaro che molte di queste calorie dovevano essere reintegrate; ma la paura che tutto questo fosse una trappola teneva i ragazzi ben lontani dalla tavola. A un certo punto il teschio si allontana dalla tavola, per poi dire:

<<bene, adesso potete servirvi, tutto questo è per voi. >>

detto questo scompare di nuovo nell’oscurità, ma i due continuavano a essere diffidenti, e non si avvicinarono di un solo passo, a quel punto intervenne di nuovo la misteriosa voce per dire:

<<allora siete proprio decisi a non toccare nulla? Voi credete che io mi abbassi così tanto da escogitare uno stratagemma simile per eliminarvi? Io sono un amante dei combattimenti e dei duelli, non sono il tipo che uccide i propri avversari con il veleno, anzi vi dirò che il veleno lo trovo un modo anche un po’ meschino e vigliacco, i propri nemici vanno affrontati, il loro sangue deve colare dalla lama della mia spada, ecco il vero senso del duello. Comunque se volete servirvi, nessuno se la prenderà; e nessuno tenterà di colpirvi alle spalle mentre state mangiando. Adesso sta solo a voi decidere quello che avete intenzione di fare. >>

Mark e Martin non riuscivano a togliere gli occhi di dosso a quel tavolo pieno zeppo di leccornie, ma la paura che fosse tutta una bella trappola per toglierli di mezzo era troppa e non riuscivano a muoversi.

Intanto il tempo passava e i senza nome decisero di ritornare alla carica, stavano mettendo sotto sopra tutte le città e le provincie della Cina. Ketrin e Daiana stanno cercando di ammazzare il tempo disputando una partita a carte, ovviamente ogni minuto i loro pensieri finivano per arrivare a Martin e Mark, e l’ansia e l’angoscia si fanno sentire sempre più prepotentemente.

<<secondo te cosa stanno facendo i ragazzi in questo momento?>>

chiese Daiana a Ketrin

<<io proprio non saprei, spero solo che stiano bene.>>

<<non preoccuparti di questo Ketrin, i ragazzi sono molto in gamba, riusciranno a cavarsela in qualsiasi situazione senza alcun problema. >>

da fuori l’albergo, iniziarono ad alzarsi delle agghiaccianti grida di disperazione, le due ragazze spaventate si affacciano alla finestra del loro piano, e la scena che gli si para davanti e da incubo; i senza nome senza alcuna pietà si stanno cibando delle persone che di venerdì sera si erano riversate nelle vie della città. E ad un certo punto ci fu uno strano rumore proveniente da dentro la stanza, le due amiche spaventate si voltano immediatamente cercando di individuare cosa lo avesse provocato.

<<cosa è stato? Tu lo hai sentito quel rumore Daiana?>>

<<sì lo sentito, e la cosa non mi piace a fatto. >>

Daiana e Ketrin continuavano a guardarsi in torno molto nervosamente, ma senza però vedere nulla, ma a un certo punto si sentì una voce.

<<tranquille ragazze sono io, potete tornare a fare quello che stavate facendo. >>

era la voce di Nubis, che cercava di tranquillizzare le due amiche.

<<mio Dio sei tu Nubis, ci hai fatto prendere un bello spavento lo sai questo vero?>>

disse Ketrin con voce tremolante

<<mi spiace non volevo spaventarvi, comunque adesso ci sono qui io e vi posso assicurare che non vi accadrà nulla.>> Daiana non perse tempo e chiese a Nubis subito delle notizie sui ragazzi.

<<sai dirmi come stanno i ragazzi?>>

<<sarò sincero, non no alcuna notizia né di Martin né di Mark. Quando avrò loro notizie …. Sarete subito informate, è una promessa. Però adesso vi chiedo di ritornare a fare quello che stavate facendo, ve lo chiedo per favore. >> a quelle parole le due ragazze si rassegnano e mentre incrociano le dita per i due ragazzi, e tornano a giocare a carte, Nubis si accorge subito che le amiche sono molto distratte, non riuscivano a giocare mentre tutte quelle persone innocenti stavano morendo a causa dei senza nome; e a un certo momento Daiana si alza di scatto e inizia a rimproverare Nubis per il suo comportamento.

<<senti mi dici una cosa!>>

<<stai parlando con me?>> rispose con tono quasi menefreghista

<<si sto parlando proprio con te, ma come puoi pretendere che noi continuiamo a giocare a carte mentre tutte quelle persone innocenti muoiono urlano, scappano e muoiono a causa di quei mostri. >>

<<se non riuscite a giocare a carte …. Allora fate qual cos’altro, o altrimenti potete andare a dormire. >>

<<ma come fai, a essere così cinico, devi andare ad aiutarli, come hai fatto con noi, quelle creature hanno paura di te, alla sola vista si volatilizzano. >>

<<tu la fai facile, ma ti puoi affacciare alla finestra e dirmi quante sono quelle creature. >>

Daiana si diresse alla finestra e guardò fuori e iniziò a contare.

<<sono quattro, io almeno sono riuscita a contare solo questi. >>

<<molto bene adesso voglio informarti di una cosa, i senza nome sono sei e quei bastardi sono anche maledettamente furbi, vedi stanno provocando questa baraonda per farmi uscire allo scoperto, in questo modo vogliano arrivare a voi e lo farebbero se io cascassi nella loro trappola. Ma anche se non cascassi nella loro trappola …. Per loro è la stessa cosa perché in questo modo possono accumulare energia, senza essere disturbati da me; comunque ora come ora la priorità e vostra. >>

<<e per quale motivo noi abbiamo la priorità?>>

<<perché ho promesso ai ragazzi che vi avrei protetto anche a costo della vita, e che vi sarei stato accanto minuto dopo minuto. >>

<<allora ci vuoi spiegare anche un’altra cosa, se tu dici che quei cosi stanno facendo questo anche perché vogliono distrarti e arrivare a noi …. Per quale motivo non ci hanno attaccato quando tu non ceri?>>

chiese questa volta Daiana.

<<il motivo è molto semplice, loro non erano qui>>

<<e allora dov’erano?>>

<<stavano seguendo me e i ragazzi, e se loro riusciranno a compiere il loro obiettivo come io spero, loro scompariranno di nuovo. >>

<<e dove andranno?>>

questa volta a formulare la domanda fu Ketrin

<<in un posto segreto, il quale non posso rivelarvi; sentite basta fare domande, ve lo chiedo un’altra volta, cercate di fare qualcosa che vi aiuti a distrarvi. >>

Daiana e Ketrin non fecero altre domande, però Daiana continuò a guardare fuori dalla finestra, mentre Ketrin seduta iniziò a massaggiarsi il collo. E mentre accadeva tutto questo Martin e Mark stavano lottando con un nemico molto difficile da sconfiggere, la fame. Davanti a loro una tavola stracolma di ogni prelibatezza le stava tentando, ma la paura che fosse tutto un tranello, nonostante le parole della misteriosa voce che cercava di rassicurarli, rimanevano fermi a fissare quella tavola. Ma dopo soli altri pochi minuti la fame vinse su Mark, la quale molto lentamente si avvicina al tavolo.

<<ma dove diavolo stai andando Mark?>> chiese Martin sorpreso dallo strano comportamento assunto dall’amico. <<sto andando a fermare la fame. >>

<<no dico ma ti a dato di volta il cervello per caso? E se il cibo fosse davvero avvelenato cosa farai?>>

<<morirò, ma almeno avrò lo stomaco pieno. >>

e una forte risata ferma la conversazione dei due amici, poi la voce disse:

<<ben detto ragazzo, così pensa un guerriero che sfida la morte. >>

<<taci tu, parli di onore, dello spirito di un guerriero …. Cosa ne sai tu che non hai nemmeno il coraggio di farti vedere>> obbiettò Martin

<<hooo …. Di questo non devi preoccuparti, a tempo debito mi mostrerò a voi, naturalmente se sarete ancora vivi dopo la seconda prova. E di certo a stomaco vuoto non ci riuscirete di sicuro. >>

a quelle parole Martin iniziò a riflettere, mentre Mark iniziò a mangiare smettendola di preoccuparsi troppo; Martin in tanto continuava a pensare e a guardare il suo amico mangiare, alla fine scosse un po’ la testa e decise di seguire l’esempio dell’amico. I due mangiarono a sazietà per poi sdraiarsi a terra, senza nemmeno accorgersene i due amici chiusero gli occhi e si addormentarono. Passarono tre ore, poi Mark iniziò a strizzare gli occhi e a scuotere la testa, poi esclamò:

<<cavoli mi sono addormentato!>>

subito dopo girò la testa e vide anche Martin che dormiva come un ghiro, iniziò a scuoterlo immediatamente.

<<Martin, Martin svegliati, maledizione svegliati. >>

dopo molti strattoni finalmente Mark riesce a svegliare l’amico

<<zia, oggi è domenica e non devo andare a scuola>>

<<ma cosa stai dicendo, dai forza svegliati>>

<<cos’è successo?>> chiese ancora un po’ assonnato Martin

<<te lo dico io cos’è successo, è successo che dopo aver mangiato come dei maiali ci siamo addormentati come due cretini. >> rispose Mark imbarazzato

<<ma allora il cibo non era avvelenato?>> balbettò fra se e se Martin

<<ben svegliati, riposato abbastanza? Perché adesso si torna a fare sul serio. >> disse la misteriosa voce

<<cosa vorresti dire?>> chiese Mark

<<voglio dire che l’ora della pennichella e terminata. Adesso ascoltatemi con molta attenzione quello che sto per dirvi è molto importante. Tra pochi minuti due gabbie inizieranno a scendere dal soffitto, il contenuto delle gabbie ve lo svelerò al momento opportuno; i vostri nuovi avversari non hanno molti punti deboli, ma un tallone d’Achille lo possiedono anche loro, però sta a voi scoprire quale. Ma anche se non riuscirete a trovarlo, avrete comunque un’altra scelta, dovrete cercare di rimanere in vita per tre ore, allo scadere delle tre ore scenderà una corda proprio in quell’angolo laggiù, per salvarvi dovrete tirare quella corda, che aprirà a sua volta una porta, nell’angolo opposto. Ma fate molta attenzione, la corda attiva anche una trappola, quindi vi conviene stare in campana; bene detto questo se non avete delle domande?>>

<<si io una domanda ce lo. Per quale motivo ci hai detto tutto questo?>> chiese Martin

<<perché nonostante tutto mi siete simpatici, tutto qui. Le gabbie iniziano a scendere, sta per iniziare la festa. >>

I due ragazzi sentirono cigolare delle enormi catene, alzarono subito lo sguardo in direzione del soffitto, ma per il momento non riuscivano a vedere nulla. Finché non riuscirono a intravedere il fondo di due titaniche gabbie, e dall’oro interno si potevano udire delle orribile grida che riuscivano a far accapponare la pelle, quando finalmente le gabbie toccano il terreno, Martin e Mark non possono fare altro che avere paura, il contenuto delle due prigioni era davvero spaventoso, due gigantesche, orribili, abominevoli creature se così vogliamo definirle, urlavano e picchiavano le sbarre di ferro con una violenza inaudita.

<<che diavolo sono questi affari?>>

urlò spaventato e disgustato Mark, e la voce subito rispose:

<<sono le mie bestioline, per meglio dire le mie due chimere. >>

le gabbie iniziarono ad aprirsi facendo uscire le due chimere, erano orribili, né anche nei loro peggiori incubi avrebbero potuto immaginare delle creature simili. Una delle due chimere aveva il corpo molto grande e massiccio, e la colonna vertebrale era più lunga del busto di circa un metro, la testa penzolava dalla parte uscente di quella colonna, le braccia e le gambe erano molto corte, ma allo stesso tempo molto muscolose, al posto delle unghie possedeva dei lunghi e grandi artigli. La carnagione era di un verde chiaro, la testa era ovale, la bocca era molto piccola ma con dei denti affilatissimi come dei rasoi, gli occhi erano a mandorla di un colore rosso sangue. L’altra chimera, in vece era molto alta, magrissima, con il braccio destro più luogo del sinistro, e su tutto il suo corpo era pieno di punte fatte d’ossa, la testa era molto grande, con gli occhi completamente bianchi, la pelle era di un colore che assomigliava molto al vomito. Entrambe le chimere erano martoriate da delle profonde cicatrici, e non facevano altro che respirare e urlare di tanto in tanto;

<<cosa facciamo Martin? Non mi sembrano molto socievoli, e in più non abbiamo armi che possano permetterci di difenderci. >>

<<non lo so, adesso vediamo il loro stile di combattimento, e poi vedremo il da farsi. >>

le due creature, infatti, erano ferme immobili, come se stessero aspettando qualcosa, e quel qualcosa fu l’ordine di attacco da parte del loro padrone;

<<attaccate o mie creature!>>

e una delle due non se lo fa ripetere due volte, si getta subito a dosso a Martin cercando di colpirlo con i propri artigli. Ma il ragazzo con giusti riflessi riesce ad evitare l’attacco, spostandosi velocemente di lato, per poi colpire la stessa chimera con un forte e secco calcio alla schiena, ma non ebbe nessun effetto, la chimera non si accorge per nulla del calcio appena infertogli dal ragazzo, al contrario a sentire dolore fu lo stesso Martin che iniziò a salterellare con una gamba sola per il dolore. In quel frangente la chimera fa un lungo salto verso l’alto, per poi stringere le braccia ai fianchi e unendo e portando le gambe in avanti, per poi iniziare un velocissimo movimento rotatorio laterale. Martin questa volta per evitare di essere colpito si getta a terra, rotolando per qualche metro. La chimera al contatto con il pavimento crea un vasto e profondo cratere. Il ragazzo sdraiato su un fianco osserva tutta la scena, anche Mark e stato costretto ad allontanarsi di corsa, per non essere colpito da qualche corpo contundente vacante staccatosi dal pavimento. Intanto anche l’altra chimera si stava preparando per aggredire i due ragazzi, ma questa volta prendendosela in particolar modo con Mark. La chimera senza perdere altro tempo allarga braccia e gambe, iniziando a trattenere il respiro, gonfiandosi come un palloncino pieno di elio, ma a gonfiarsi non erano i polmoni, ma ben si tutti i muscoli del corpo, e le punte d’ossa iniziano ad allungarsi. Anch’essa fece un lungo salto verso l’alto per poi arrotolarsi come un riccio, iniziando a rotolare nel pavimento in direzione di Mark, a una velocità molto elevata, Mark riuscì ad evitare l’attacco schiacciandosi ad una delle pareti, ma la chimera restando sempre in posizione di rotolamento rimbalza sulla parete opposta, per poi ricadere nel punto dove si trovava Mark. A quel punto il ragazzo per evitare la chimera si tuffa lateralmente di lato, ma una piccola parte di muro staccatosi dall’impatto lo colpisce alla mano, provocandogli una leggera ferita. Poi la chimera ritorna alla posizione iniziale, guardando il ragazzo chi si rialzava, Mark inizia a pulirsi i vestiti, e poi inizia a minacciare il suo avversario.

<<grosso errore il tuo, mi hai fatto sporcare i vestiti, i miei vestiti preferiti e firmati, questa te la faccio pagare ci puoi contare. >>

ma nonostante le minacce, la chimera si limita soltanto a sghignazzare, come una iena con il mal di stomaco; intanto l’altra chimera colpisce violentemente il tavolo precedentemente usato dai ragazzi per ristorarsi, scaraventandolo in direzione di Martin. il quale deve abbassarsi in fretta per evitarlo, poi il tavolo si frantuma in una delle pareti, ma la chimera non soddisfatta, afferra una delle gabbie lanciandola nuovamente contro Martin, che questa volta per evitare lo spiacevole scontro deve spostarsi di lato, correndo in direzione dell’amico; che nel frattempo stava continuando ancora a minacciare la creatura:

<<se sei uscita da un film dell’ orrore, sarebbe meglio che tu ci ritornassi da sola, perché se costringi me a rispedirti li è molto peggio credimi. >>

ma Mark viene interrotto dalla voce di Martin che gli consigliava di allontanarsi al più presto.

<<scappa Mark scappa, quel mostro è più fuori di un balcone, allontanati!>>

Mark guarda perplesso il suo amico correre verso di lui, mentre la chimera afferrava l’altra gabbia, lanciandola nuovamente contro il ragazzo; la gabbia non riesce a colpire né Martin né Mark, ma una volta che la gabbia tocca terra inizia a rimbalzare e a ruotare velocemente. Martin si guarda le spalle per valutare la situazione, ma quando si accorge che la gabbia una volta rimbalzata a terra, sta per colpirlo …. Si butta a terra portandosi dietro anche Mark. Ma i due non avranno tempo di respirare, la chimera che stava affrontando Mark, inizia a gonfiarsi nuovamente e spiccando un lungo balzo verso l’alto, si richiude di nuovo a riccio, ricominciando a ruotare molto velocemente cercando di colpire entrambi i ragazzi, che rotolando a destra e a sinistra riescono ad evitare gli attacchi, e effettuando queste manovre riescono a uscirne indenni. E rialzandosi Mark disse:

<<ei amico, per caso hai qualche idea, questi qui dimostrano di essere molto pericolosi. Quindi dobbiamo inventarci qualcosa per uccidere questi mostri. >>

<<io non ho idea di quali siano i loro punti deboli, quindi per me l’unica cosa da fare e cercare di rimanere vivi per due ore, e aspettiamo che scenda quella maledetta corda. >>

né anche il tempo di terminare la frase …..che la chimera con le punte d’ossa riparte alla carica, cercando di colpire solo Mark, il quale doveva gettarsi nuovamente a terra per non essere schiacciato o travolto. E mentre Martin era distratto a osservare il suo amico mentre cercava di fuggire dal suo avversario, il ragazzo viene colpito in pieno da un braccio della chimera di colore verde, scaraventandolo via per alcuni metri. Martin ruota violentemente a terra, e non fa neanche i tempo a rialzarsi, che il mostro riparte subito all’attacco, iniziando a correre velocemente verso di lui, colpendolo con un calcio allo stomaco, questa volta scaraventandolo contro il muro. Martin non poté fare altro che lanciare un urlo di dolore, mentre la chimera lo osservava senza muovere un solo muscolo.

<<Martin, va bene? Come stai?>> chiese Mark all’amico

<<come caz …. Dio mio che dolore lancinante. >>

<<niente di rotto spero?>>

<<credo di avere tutto rotto, cavolo mi sento come se fossi stato investito contemporaneamente da due auto treni. >> ma la chimera che aveva appena colpito Martin, stava ripartendo ancora una volta alla carica, cercando di colpire nuovamente il ragazzo. Ma Martin si accorge subito del tentativo del suo nemico, e stringendo i denti tra una smorfia di dolore, riesce ad evitare il secondo calcio, rotolandosi lentamente; il calcio prende in pieno il muro, facendo tremare tutta la stanza.

<<Mark dobbiamo inventarci qualcosa, o questi qui finiscono per farci la festa. >>

<<sì ma come li fermiamo queste furie?>>

<<possiamo utilizzare le armi che sono a terra, le prendiamo in prestito a quelli che abbiamo fatto fuori prima, tanto di sicuro a loro non servono più. >>

<<si forse a loro non serviranno più, ma non credo che serviranno tanto né anche a noi, queste armi sono così vecchie che né anche un cavernicolo proverebbe ad usarle e soprattutto con questi qui. >>

<<ma maledizione Mark, ti sembra il momento e il luogo adatto per metterti a fare il cinico? Se tu hai un idea migliore, io l’ascolto molto volentieri. >>

<<no, non ce lo quindi a questo punto non possiedo altre alternative, si fa a modo tuo. >>

quindi i ragazzi afferrarono le prime armi che gli capitarono sotto mano, Martin prese una lancia in buonissime condizioni, Mark prese una vecchia sciabola, con la lama profondamente intaccata. I loro avversari non restarono a guardare, passarono subito al contrattacco; infatti, la chimera costituita da tutti quegli aculei, si gonfiò ancora una volta, e non perse tempo ad attaccare Mark, rotolando verso di lui ad alta velocità, ma il ragazzo riesce ad evitare l’attacco spostandosi velocemente a destra, cercando poi di colpire la chimera con la spada, ma il suo tentativo sfuma miseramente. La chimera stava rotolando troppo velocemente, e Mark non era stato veloce abbastanza nel affondare l’attacco, e come se non bastasse la chimera aveva già in mente la contro mossa, sfruttando la sua velocità si fa rimbalzare contro il muro, l’impatto ferma il movimento rotatorio, ma si da la giusta spinta per volteggiare in aria. Mark si accorge subito della contro mossa, quindi a pochi metri dall’impatto, si inginocchia su una gamba, alzando la spada; la spada va a cozzarsi con una delle punte ossee, la lama si spezza di netto, però sembra che né anche la chimera riesca ad uscirne indenne, perché anche il proprio cono osseo si spezza. La chimera subito dopo riprende la posizione e il suo aspetto normale, guardandosi subito la ferita riportata nello scontro, anche Mark si rialza subito, afferrando una grossa scure. L’altra chimera stanca di starsene in disparte, decide anche lei di animare un po’ la festa, cercando di colpire Martin con i propri artigli, ma il ragazzo riesce a difendersi molto bene, e la chimera stizzita inizia a urlare istericamente, come un bambino la quale gli è stato tolto il proprio giocattolo preferito. A quel punto presa da un folle attacco d’ira, con entrambe le braccia cerca di colpire disperatamente il suo avversario; ma Martin riesce a destreggiarsi molto bene e riesce a non farsi colpire dagli artigli della chimera. Ma però la forza degli attacchi lo costringono ad indietreggiare, finché a un certo punto non si ritrova con le spalle al muro. Senza pensarci troppo Martin stende le braccia in avanti, mettendo la lancia in posizione verticale, fermando l’affondo della chimera che si era accorta che il ragazzo adesso poteva essere messo in seria difficoltà; il mostro spinge con una forza inaudita, le braccia del ragazzo iniziano a tremare per la fatica, il destino di Martin sembra segnato, fine a quando non gli venne una idea. Decidendo di lasciarsi andare, facendosi cadere a terra, così facendo fece conficcare nella parete gli artigli della chimera; a quel punto Martin libero da qualsiasi impedimento, conficca la propria lancia nella spalla della creatura, sentendo però quel tremendo dolore riesce a liberarsi dalla trappola che lui stessa si era creato. Martin e Mark vanno avanti a scontrarsi con i loro rispettivi avversari per circa due ore, ormai dovevano resistere soltanto mezz’ora dopo di che sarebbe scesa finalmente la tanto agognata corda, la quale potrà dare ai ragazzi l’opportunità di far scattare la trappola. Ormai era solo questione di minuti, dovevano resistere ancora per poco tempo, i due erano riusciti a ferire entrambe le chimere, ma le ferite riportate non sembravano aver danneggiato di molto le orribili creature. Il quale senza alcuna tregua continuavano ad aggredire i due ragazzi con una ferocia indescrivibile, d’altro canto Martin e Mark non potevano fare altro che difendersi, e di tanto in tanto cercare di riprovare a ferire le due chimere, ma i loro tentativi finivano per fallire miseramente. Ma finalmente allo scadere del tempo, la corda iniziò a scendere dal soffitto.

<<ei guarda Martin la corda, finalmente sta arrivando. >>

<<Cavoli era ora, non sarei riuscito neanche un minuto di più a fermare la furia di questo essere. >>

<<A questo punto dobbiamo solo raggiungere il centro della sala. E poi tirarla. >>

<<Sì ma non credo che questi due mostri ce lo permetteranno tanto facilmente. >> Rispose Martin cercando di tenere a distanza la chimera.

<<Allora mio caro Martin dobbiamo farci venire una idea, e subito aggiungerei dire. >>

<<E con questo cosa diavolo vorresti dire che devo essere io a farmi venire una idea?>>

<<Ovvio tu mi hai messo in questo casino, e tu me ne tirerai fuori. E poi fini adesso sono stato io quello che ha tirato fuori delle idea dal proprio cilindro. >>

<<Sì come no, e quelle poche idea che tu dici di avere tirato fuori dal tuo cilindro, sono state tutte delle idee balorde la quale non ci anno portato a nulla. >>

<<Bene, se tu dici che le mie idee siano solo delle idee balorde, questo è un motivo in più perché tu tiri fuori una bella idea della tua bella testolina. >>

<<D’accordo, d’accordo allora lasciami pensare. >>

Allora Martin decide di approfittare di un breve periodo di tregua per escogitare qualcosa, ma non gli veniva in mente nulla, e continuava a fissare la chimera, facendo lei a sua volta la stessa cosa.

<<Ho trovato Mark, tu inizia a prepararti per la fuga. >>

Martin allunga la sua lancia, portando le braccia in avanti, per poi iniziare a correre in direzione della chimera, la quale fregandosene del ragazzo che gli si sta avvicinando con la lancia protesa in avanti, resta immobile ad aspettarlo. A pochi metri di distanza decide di muoversi, spostandosi facendo un lungo balzo all’indietro. Martin fermò di colpo la sua corsa, rimanendo deluso del movimento del nemico. Martin si aspettava un movimento laterale, non un salto all’indietro, ma la sua vera paura era quella che forse la chimera aveva capito le sue reali intenzioni. Ma scuotendo la testa, cercò di pensare che forse era solo una coincidenza, e senza pensarci un solo secondo di più ricomincia a correre con tutto il fiato che gli rimaneva in corpo. Come in precedenza la chimera lo aspetta fino all’ultimo istante, allontanandosi nuovamente all’indietro, avvicinandosi sempre di più alla corda. Ma questa volta Martin non si fermò, ma continuò la sua folle corsa, tenendo la testa bassa, quando iniziò ad essere vicino al mostro, conficcò la punta della lancia nel pavimento, per poi usarla come un bastone per il salto in lungo. Lo slancio fu secco e forte, Martin stava volando come Icaro, ma a differenza di Icaro lui non aveva le ali, e dunque tutto ciò che sale prima o poi deve scendere, e lui stava puntando dritto alla corda, e dopo qualche secondo di volo, riuscì ad afferrarla. Aggrappandosi ad essa con tutto il suo peso, ma non successe nulla, la trappola non si era attivata.

<<Ma non succede nulla! – esclamò Martin mentre strattonava la corda – Maledizione, maledizione. Continuò a urlare il ragazzo. >>

<<ei Martin ma non devono prepararmi a scappare?>>

<<Senti non metterti a fare l’ironico, perché questo non è proprio il momento né il luogo giusto. >>

Intanto la chimera stava osservando Martin senza però muovere un solo muscolo, anche l’altra chimera stava osservando l’evolversi della situazione senza fare nulla. Intanto il ragazzo dovette mollare la presa, cadendo sul pavimento di schiena, una volta che il ragazzo cade a terra, la chimera che stava aggredendo Mark, con una velocità impressionante va a posizionarsi davanti a Martin.

<<Mark, per quale subdolo motivo non hai tenuto d’occhio il tuo avversario?>>

<<No dico ma lo hai visto con quale velocità si è mosso, come potevo fermarlo. >>

<<Almeno mi sapresti dire per quale ragione mi hanno accerchiato? Tirando la corda non è successo nulla, quella maledetta voce ci ha fregato di nuovo. >>

<<no, forse non ci ha mentito, pensaci attentamente Martin, se non servisse a nulla, allora per quale motivo la chimera che stava combattendo con me e scappata per raggiungere la corda e darti fastidio. >>

<<si forse non hai tutti i torti, forse non dovevo tirarla ma forse tagliarla, sì ma con cosa diavolo la taglio?>>

<<tu è meglio che in questo momento non ti muova, ho paura che a un tuo solo movimento quei mostri ti salterebbero a dosso. >>

<<allora dimmi, cosa dovrei fare secondo te?>>

<<dovresti startene buono, buono, senza fare assolutamente nulla, e pensare solamente ad evitare qualsiasi attacco potrebbero infliggerti in questo momento, al resto ci penso io. >>

Mark inizia a guardarsi in torno, cercando qualcosa che possa tornargli utile, e a piccoli passi vede uno scudo contornato da piccole falci affilate. Senza esitare un altro solo istante inizia a correre in direzione di esso. Ma la chimera con le punte d’ossa si accorge del tentativo del ragazzo, e inizia a gonfiarsi a dismisura, fino a quando i suoi coni non schizzano fuori dalla sua pelle come dei proiettili, sparati un po’ a casaccio, ma anche cercando di colpire Mark. il ragazzo riesce ad arrivare allo scudo, ma una delle punte lo sta per colpire in pieno volto, a quel punto mette un piede sotto allo scudo per lanciarlo in aria, lo afferra al volo, il cono colpisce in pieno lo scudo trapassandolo leggermente. Scampato il pericolo Mark lancia lo scudo in direzione della corda, per colpirla e tagliarla di netto, la chimera che stava dietro a Martin osservava tutta la scena, e quando lo scudo taglia la corda, il mostro inizia ad urlare come un pazzo, mentre l’altra continuava a rimanere gonfia, come se non riuscisse più a sgonfiarsi. Martin approfitta della situazione per allontanarsi dalle due creature, mentre nell’aria si poteva udire un rumore assordante di catene che scorrevano molto velocemente. Ma il rumore tanto assordante viene interrotto da un rumore ancora più forte, era il rumore di una enorme porta di pietra che si apriva.

<<Guarda Martin, la porta che ci aveva descritto la voce si sta aprendo veramente. >>

<<Sì ma adesso sbrighiamoci a raggiungerla, perché questo rumore di catene non mi piace molto, oltre che alla porta potrebbe attivare anche la trappola. >>

Allora i due ragazzi iniziano a correre senza voltarsi indietro, ma la chimera che era dietro a Martin si accorge del tentativo di fuga dei due, e inizia a inseguirli.

<<Corri più forte Mark, uno dei quei mostri ci sta inseguendo. >>

Ma la chimera sembra proprio che correndo non riesca a raggiungere i due amici, e a quel punto decide di eseguire un lungo balzo in avanti, riuscendo a toccare la gamba di Martin quel tanto che basta per fargli perdere l’equilibrio, ma né anche la creatura riesce a rimanere in piedi e cade insieme al ragazzo. Ma i minuti a disposizione per la fuga si stavano esaurendo, e una intera gabbia che ricopriva tutto lo spazio della stanza iniziò a scendere molto velocemente, la gabbia nel bordo inferiore possedeva delle piccole punte di lancia che si sarebbero conficcate all’interno del pavimento, e Martin si trovava proprio nella traiettoria giusta per essere trafitto. E accortosi di questo, chiudendo gli occhi cerca di spostarsi quel tanto che gli bastava per non essere colpito, e fortunatamente riesce nel suo tentativo, ma una piccola parte dei suoi pantaloni rimane impigliata sotto alla gabbia. Una volta che la gabbia si conficca nel pavimento, dopo qualche secondo comincia a risalire, portandosi dietro anche il ragazzo, il suo amico lo afferra per un braccio, ma la gabbia si sta portando dietro di se anche il pavimento, e Mark deve rinunciare schiacciandosi a dosso alla porta che poco istanti prima si era aperta. Dopo che il pavimento si stacca completamente, fa comparire delle scale che portavano a un’altra stanza sotterranea. Intanto Mark non può fare altro che urlare il nome del suo amico, ma ad un tratto a causa del peso di Martin i pantaloni si strappano, e Martin cade rovinosamente sopra a uno degli spaziosi gradini, per iniziare a rotolare per tutta la gradinata. Mark nel vedere quella scena continua a gridare il nome dell’amico, iniziando a scendere velocemente la scalinata, come da copione il luogo era molto buio, ma alla fine della scalinata riuscì a vedere il corpo immobile straiato a terra di Martin. Il ragazzo iniziò a credere che l’amico poteva essere morto, e avvicinandosi velocemente inizia a scuoterlo, dopo un po’ Martin reagì, a sua volta scuotendo la testa reggendosi con un braccio la cassa toracica, emanando poi una serie di piccoli lamenti di dolore.

<<Martin stai bene? Hai fatto davvero una brutta caduta. >>

<<ho un paio di costole doloranti, ma per il resto credo di essere apposto. >>

<<Sei sicuro, la nella spina dorsale non senti alcun dolore?>>

<<No, sono solo un po’ stordito e niente altro. >>

<<Bravi, molto bravi, erano secoli che nessuno riusciva ad arrivare fin qui e voi ce l’avete fatta, complimenti. >> Disse la misteriosa voce mentre applaudiva molto euforico.

<<Senti non credi che sia arrivato il momento per te di uscire allo scoperto, invece di parlare e basta!>> Ribadì Mark con tono fermo e secco.

<<Non preoccuparti la tua richiesta sarà presto esaudita. >>

Di colpo il buio fece spazio alla luce, alla luce delle torce di pietra a forma di teschio, accendendosi all’improvviso, lasciando un solo piccolo angolo buio, e da quel angolo buio i due amici intravidero una sagoma a forma di uomo. Poi, la sagoma uscendo dalla oscurità iniziò a prendere forma, l’uomo indossava una pesante antica armatura cinese, di colore bianco e rossa, con una maschera da schinigami. L’uomo si presentava molto alto, con delle spalle larghissime, era quasi impossibile che esistesse una persona di quella dimensione, e legate alla schiena due grandi spade katana, una con l’impugnatura rossa, l’altra bianca. L’uomo con passo sicuro e molto determinato, continuava a camminare avvicinandosi ai due ragazzi, la quale lo osservavano senza dire o fare nulla. Ma lo strano individuo quando si trova a metà strada si ferma e inizia a guardarsi in torno, per poi dire:

<<Certo che questo posto avrebbe proprio bisogno di una arredata, e così freddo e vuoto e con tutte queste pietre nere che lo rendono così cupo e triste. Portare qui un ragazza equivale a un suicidio. >>

<<Cos’è ci stai prendendo per i bassi fondi?>> Chiese Mark con tono perplesso.

<<No, non vi sto prendendo in giro, dovrei chiamare un arredatore al più presto, comunque bada alle ciance, chi di voi due mi sfiderà?>>

<<e ovvio, sarò io, il mio amico in queste condizioni non ce la può fare, quindi non ce scelta, ti sfiderò io. >> Rispose Mark alzandosi dalle ginocchia.

<<Ma sei sicuro di quello che stai facendo? Quello ti ucciderà senza farsi alcuno scrupolo. >> Disse Martin rivolgendosi all’amico.

<<Sono sicurissimo, e vero io non conosco le arti marziali e questo e un punto a mio sfavore, comunque lotterò come un leone e venderò cara la pelle. >>

<<Calma …. Calma, chi ti ha detto che il nostro è un duello mortale? Come vi ho già detto in precedenza, voi mi siete molto simpatici, quindi ho deciso di risparmiarvi la vita. Voi siete venuti qua per il teschio giusto? Quindi perché non facciamo in questo modo, se tu riesci a colpirmi in qualsiasi punto dell’armatura, anche una sola volta io vi darò il teschio. Ma attenzione, dovrete colpirmi prima che scada il tempo; e lo scorrere del tempo lo deciderà quella clessidra. >>

<<Quale clessidra? Io non vedo nessuna clessidra. >> Chiese Mark

<<Quando avrò terminato di parlare …. La potrai vedere. Dove eravamo rimasti …. Se tu mi avrai colpito prima che scada il tempo, io vi consegnerò il teschio, e se non riuscirete a colpirmi, ve ne andrete senza fiatare, e non bi farete vedere mai più. Se volete partecipare al gioco entrambi fa lo stesso, un’altra cosa, io non userò le mie spade e voglio darvi anche un consiglio, l’unico modo che avrete per colpirmi … sarà quello di distrarmi, ma non sarà facile. >>

Dopo aver dato le ultime disposizioni l’uomo torna indietro, facendo però pochi passi, poi si inginocchia e con un dito inizia a disegnare un quadrato, disegnandovi poi al suo interno un triangolo capovolto; Per poi unire i palmi della mano posandoli ai lati del quadrato, ad un tratto apparve una strana luce gialla, e terminata la luce comparve una grande clessidra, con della sabbia viola al suo interno. A quel punto l’individuo si avvicina ai due ragazzi e dicendogli:

<<Io sono pronto quando volete possiamo iniziare. >>

Mark rivolge lo sguardo in direzione di Martin, fa un piccolo cenno con la testa, dando coraggio al suo amico. Mark inizia con guardare minacciosamente il suo avversario, il quale risponde con un leggero sogghigno, a tempo debito il ragazzo decide di attaccare con dei goffi pugni e calci, che il tizio evita senza fatica.

<<tutto qui quello che sai fare ragazzo? Non mi sembra molto. >>

<<cosa pretendi, io non conosco le arti marziali, ma non ti preoccupare, ti darò del filo da torcere comunque. >>

E Mark ricomincia di nuovo a riattaccare, ancora con più violenza, come se quelle parole lo avessero galvanizzato, ma comunque i suoi sforzi sembravano essere inutili, il ragazzo continuava a colpire a vuoto senza sfiorare minimamente il suo avversario. Che continuava a bacchettarlo, prendendolo in giro per i suoi movimenti lenti e goffi;

<<Cavoli, certo che sei bravo, un avversario come te darebbe del filo da torcere a chiunque. >>

<<Smettila di prendermi in giro, e cerca di combattere seriamente. >>

Martin aveva capito a quale subdolo gioco stava giocando lo strano individuo, e cercò subito di aiutare il suo amico.

<<Mark cerca di stare calmo, lo sta facendo apposta, cerca solo di innervosirti, tu cerca di non ascoltarlo ok!>>

Ma il tizio avendo appena ascoltato le parole dell’amico del suo sfidante, ancora più divertito continua a prendere in giro Mark. E mentre Martin cercava di aiutare Mark, lo stesso Mark ascoltava solo le provocazioni fattogli dal suo nemico, e la calma non sembrava proprio esserle amica; E mentre accadeva tutto questo Ketrin e Daiana stavano rimproverando Nubis, sul fatto che non stava facendo nulla, standosene con le mani in mano; Mentre i senza nome stavano provocando paura e morte in tutta la città.

<<Senti Nubus o come cavolo ti chiami, devi fare qualcosa qui la situazione sta degenerando. >>

Disse Daiana con voce grossa, ma Nubis rispose all’ordine con tono calmo e pacato.

<<Prima cosa io mi chiamo Nubis, e seconda cosa ho le mie brave ragioni per non intervenire. >>

<<E quale sarebbe il motivo spiegacelo!>>

<<Ho promesso hai ragazzi che vi avrei protetto a costo della mia vita, e come vi ho spiegato prima, i nostri cari amici ci hanno preparato una bella trappola. E adesso non voglio più sentire delle lamentele, perché al momento più opportuno interverrò capito? Quindi adesso per distrarvi potete fare qualsiasi cosa, tranne che rompermi le gemelle. >>

Daiana gira di scatto la testa, poi rassegnata decide di mettersi a sedere e parlare con la sua amica. Passarono solo dieci minuti dopo la conversazione accesa avuta con la ragazza, che Nubis disse:

<<è arrivato il momento. >> Urlò con voce accesa e squillante.

<<il momento di fare cosa?>>

Chiese incuriosita Ketrin, ma Nubis non rispose, ma impartì degli ordini alle ragazze.

<<assicuratevi che le porte e le finestre siano ben chiuse, io mi devo assentare per qualche minuto. >>

E Nubis scomparve nel nulla; Ketrin e Daiana si affacciano subito alla finestra e videro Nubis al centro della strada che si stava guardando in torno, poi sentirono la sua voce a dirittura dal diciassettesimo piano da quanto stava urlando.

<<allora mostri, si dico proprio a voi, in particolare a quelli che si sono nascosti per far del male alle ragazze. Vi voglio fare un favore, lasciate perdere le due umane, se mi seguirete vi porterò da un pesce ancora più grosso, ma forse voi non avete il fegato di seguirmi, siete troppo vigliacchi e codardi per farlo. >>

e dal nulla apparvero tutti i senza nome, e iniziarono a fissare Nubis.

<<allora sembra proprio che le mie parole vi abbiano ferito nell’orgoglio, dimostratemi che non avete paura di nulla… provate a seguirmi. >>

E poi Nubis scomparve di nuovo nel nulla e le creature lo seguirono a ruota, scomparendo anch’essi nel nulla. Le ragazze chiusero subito la finestra, subito dopo controllando anche la porta. Intanto Mark stava continuando a combattere con il suo nemico, che non si limitava a fargli solo da avversario ma anche da provocatore; Nel frattempo anche Martin non era più accucciato a terra era riuscito a rialzarsi, e sembrava desideroso di combattere accanto al suo amico.

<<ei tu!-urlò Martin in direzione dello strano personaggio-se non sbaglio avevi detto che potevo unirmi alla festa oppure sbaglio?>>

<<no, non sbagli, ma con queste parole ti vorresti unire a noi?>>

<<sì, almeno che tu non abbia paura di affrontare due nemici nello stesso momento!>>

<<stai scherzando vero? Per me potreste essere anche in venti … non fa alcuna differenza. >>

A quelle parole Martin decide di essere della partita, posizionandosi alle spalle del suo bersaglio.

<<Martin ma sei sicuro di quello che stai facendo, non mi sembri molto in forma. >>

<<non preoccuparti Mark, io sto alla grande, tu pensa solo a concentrarti per colpire questo sbruffone. >>

<<allora se te la senti, non ho nulla da obbiettare; Sono pronto!>>

Come due indemoniati Martin e Mark cercano di colpire il loro nemico, ma tutti gli attacchi sfumano nel nulla; nonostante quell’uomo fosse avvolto da un armatura, anche se non molto pesante ma comunque ingombrante, riusciva a muoversi con molta agilità e disinvoltura, come se l’armatura fosse il suo stesso corpo.

<<ve lo già detto, l’unico modo che avete per colpirmi e quello di distrarmi, cosa comunque non molto facile. >> <<questo è tutto da vedersi pagliaccio. >> rispose Mark, ma fu subito richiamato da Martin.

<<non farti distrarre dalle sue inutili parole, altrimenti continuerai a fare il suo gioco invece cerca di concentrarti. >> Martin cercava di colpirlo con dei veloci e ripetuti calci, ma il dolore provocato dalle costole non gli dava tregua. Mark a modo suo cercava di colpirlo con dei goffi pugni, che anche un ceco avrebbe potuto evitare. Ma a un certo punto nella penombra della sala si fece largo la voce di Nubis.

<<vedo che il party e quasi terminato. >>

I tre combattenti si fermarono di scatto, iniziando a guardarsi in torno;

<<Nubis sei tu?>> Chiese Martin

<<si sono proprio io, e devo farvi i miei più sinceri complimenti, siete stati in gamba ad arrivare fin qui. >>

<<ma razza di scemo, hai lasciato le ragazze da sole. >>

Rimproverò Mark

<<non ti preoccupare, mi sono portato dietro i nostri amici. >>

<<e chi diavolo avresti portato?>> Chiese il misterioso uomo con voce burbera.

<<ma come, non immagini Voldrek!>>

E di colpo apparsero i senza nome.

<<ma cos’è Nubis ti sei bevuto il cervello? Hai portato qui in casa mia quei parassiti!>>

<<e per quale motivo non dovevo?>>

Martin approfittò del momento di confusione per colpire il suo avversario, colpendolo con un calcio circolare alla testa; l’elmo cade a terra.

<<mio Dio gli ho staccato la testa!>>

Esclamò Martin sconvolto, ma il corpo rimase in piedi, e comincia a camminare andandosi a riprendere l’elmo. Lo sgomento dei due ragazzi era molto evidente, una volta raccolto l’elmo, l’uomo se lo riappoggia sulle spalle, per poi dopo imprecare contro Nubis.

<<sei solo un lurido verme schifoso, tu hai portato queste maledette sanguisughe solo per farmi distrarre, e farmi colpire da questi due pivelli. Perché tu sapevi benissimo che se questi due fossero arrivati a questo punto, io avrei agito così!>> <<certo che lo sapevo, e sapevo anche che non sarebbe stato affatto semplice trovare il modo di distrarti. >>

Rispose Nubis ridacchiandoci sopra.

<<bene, allora dimmi, adesso cosa intendi fare?>>

<<ma come Voldrek non ti riconosco più, adesso possiamo divertirci un po’>>

<<Nubis, sono io che non ti riconosco più, tu hai violato tutte le regole dell’ordine alchemico. E tutto questo non è da te.>>

<<forse è arrivato il momento di dirti la verità.>>

<<spiegati meglio?>> chiese nervosamente l’armatura

<<sto parlando del fatto che l’ordine è stato sciolto da circa trecentocinquanta anni, sessantasei giorni e due giorni e quindici ore. >>

<<cos’è uno scherzo, cosa diavolo hai aspettato a dirmelo si può sapere, razza di cretino. >> Urlò furibondo Voldrek.

E mentre Nubis e Voldrek stavano discutendo i senza nome iniziano ad avvicinarsi ai ragazzi.

<<scusate se vi interrompo, ma qui noi avremmo un piccolo problema. >>

Disse Martin cercando di attirare attenzione ai due litiganti.

<<senti Voldrek il ragazzo ha ragione, prima diamo una bella lezione a questi cosi e poi continueremo la conversazione, sei d’accordo?>>

<<si sono d’accordo, ma dopo mio caro facciamo i conti. >>

Terminato il dialogo, Voldrek di colpo sfodera le due spade poste sulle spalle, per poi incrociare le due lame davanti ai suoi piedi, e inizia correre e inveire contro i senza nome, allungando le braccia lungo i fianchi; quando arriva vicino ad uno dei senza nome, procede con una gira volta su se stesso, il senza nome riesce ad evitare la prima spada, ma non la seconda, che lo ferisce ad un braccio. L’orrenda creatura inizia ad urlare per il dolore, mentre Voldrek soddisfatto del suo attacco incrocia ancora una volta le spade davanti ai piedi, rigettandosi subito all’attacco; facendo un salto in avanti trafiggendo la creatura in pieno petto, una volta ritirata la spada il senza nome esplode letteralmente. Nubis che non aveva alcuna intenzione di starsene con le mani in mano, anche lui decide di sfoderare la spada, e mentre un senza nome cerca di colpire con i propri artigli Voldrek il quale si stava proteggendo con le proprie spade, allora Nubis si porta alle spalle del suo avversario, iniziando a far mulinare la spada, colpendo la creatura appena sotto la testa, e quando accade questo l’essere esplode e scompare. Le altre creature cominciano a indietreggiare, mentre Voldrek le incita ad attaccare, ma sembrava proprio che i senza nome non avessero alcuna intenzione di attaccare, mentre Nubis rifoderava la propria spada, per poi aggiungere:

<<sembra proprio che la festa sia finita. >>

E Voldrek rispose:

<<sono molto deluso, sono passati molti anni dall’ultima volta che ho combattuto contro di loro, ma da quello che mi ricordo non erano così scadenti. >>

Ma i senza nome non si fecero trarre in inganno dalle provocazioni dei loro avversari, continuando a rimanere fermi e immobili, limitandosi solo ad osservare l’evolversi della situazione. Ma Voldrek deluso da questo comportamento, decide lui stesso di muovere le acque, gettandosi allo sbaraglio; facendo mulinare le spade, inizia a correre, andando dalle creature, la quale iniziano ad allontanarsi leggermente.

<<se non volete muovervi sarò io stesso a farvi muovere. >>

urlò Voldrek inveendo contro i mostri, ma a quella mossa le sei creature rimaste decidono di agire. Due di esse scomparsero nel nulla, il loro aggressore vedendo questa contro mossa si blocca di colpo, iniziando a guardarsi in giro, anche i due rimasti decidono di agire, saltando a dosso al loro assalitore; Voldrek è costretto a chiudersi a riccio, per poi allargare le braccia di scatto per scrollarsi di dosso i senza nome. Ma le creature non vogliono dare respiro al loro nemico, caricandolo di nuovo, Voldrek è costretto nuovamente a eseguire lo stesso identico movimento di difesa, riuscendo ancora a liberarsi. Nel frattempo Nubis cerca di capire dove sono spariti gli altri due, ma non riuscendo a vederli inizia a preoccuparsi seriamente, mentre Voldrek veniva accerchiato dagli altri tre.

<<maledizione Nubis vieni a darmi una mano, non startene lì immobile come un perfetto idiota. >>

<< scusa Voldrek, ma devo andare a cercare i due che sono spariti, ho un brutto presentimento, ti aiuteranno i ragazzi.>>

<<cosa! Ma come posso aiutarmi due umani?>>

<<sono in gamba e te lo anno dimostrato se non sbaglio. >>

Ma Voldrek non potette contro rispondere, perché viene colpito da una calcio alla schiena, ma né anche Martin sembrava essere d’accordo con la decisone di Nubis.

<<ha ragione l’armatura parlante, io e Mark non possiamo batterci contro quei mostri è una partita persa fin dall’inizio.>>

Ma Nubis rispose dicendo:

<<per essere arrivati fin dove siete arrivati quanti pericoli avete dovuto affrontare? Mettiamola su questo piano, questa sarà un’altra prova che dovrete superare. >>

<<sì ma ….>>

<<non voglio sentire alcun ma, le ragazze in questo momento potrebbero essere in pericolo, quindi se io rimango qui ad aiutare l’armatura parlante, non posso proteggere le ragazze. Quindi cosa devo fare?>>

<<allora che ci fai ancora qui? Va da loro!>> Rispose Martin.

<<ottima decisione. >>

Intanto Voldrek stava incassando dei brutti colpi, ma quando vide Nubis allontanarsi riuscì ad reagire, afferrando un braccio di un senza nome.

<<dove stai andando bastardo?>>

<<quando avrete finito il vostro piccolo parti, gli umani ti porteranno da me e lì ti spiegherò alcune cose. >>

Voldrek prima di rispondere colpì in pieno volto il senza nome, che poco prima gli aveva afferrato il braccio.

<<torna subito qui pazzo furioso. >>

poi colpì un altro senza nome con un poderoso calcio allo stomaco, nel frattempo Nubis si era dileguato, Voldrek cercò subito di andarlo a cercare, ma non potette farlo perché i senza nome gli si pararono davanti. Allora preso da un tremendo attacco di furia iniziò ad urlare contro il cielo, e in pochissimi secondi colpì con le spade tutti i senza nome rimasti. >> Poi corse subito dai ragazzi e disse loro:

<<dove diavolo è andato?>>

<<dovrebbe essere tornato in hotel, per proteggere le ragazze da quelle creature. >>

<<allora portatemi subito da lui!>>

Urlò infuriato, Mark era rimasto meravigliato dalla facilità con cui l’armatura era riuscita ad eliminare le creature, decidendo di fargli i complimenti.

<<cavolo sei stato un grande, sei riuscito ad eliminarli tutti. >>

Intanto Voldrek si era avviato verso l’uscita insieme a Martin.

<<non sono morti, fra qualche ora si risaranno rigenerati; per uccidere uno di quei parassiti ci vuole ben altro, senti invece di farmi tanti complimenti, inizia muovere le gambe. Anche perché io ho già il mio tirapiedi personale. Scheletorn, muoviti devi venire con me anche tu. >>

<<arrivo subito boss. >>

Rispose lo scheletro che precedentemente aveva preparato la tavola ai due ragazzi. Usciti all’esterno il sole era già alto, e Voldrek si portò una mano vicino agli occhi, come se il sole gli desse molto fastidio, Mark si accorse di questo, e incuriosito pose una domanda al suo nuovo amico.

<<come fa a darti fastidio il sole, se… insomma se nell’armatura non ce un corpo?>>

E Voldrek stizzito rispose:

<<fatti gli affari tuoi, e solo che quando avevo il mio corpo il sole mi dava molto fastidio, e quindi è stato un riflesso condizionato. Allora dove sono i nostri mezzi di trasporto?>>

<<mezzi di trasporto? Noi abbiamo un solo mezzo di trasporto. >> Rispose Martin

<<voi avete un solo cavallo? E come potete pensare che un solo cavallo riesca a portarci tutti quanti. >>

<<infatti, noi non abbiamo un solo cavallo, ma ne abbiamo centoventi. >> Rispose ancora Martin

<<centoventi? E dove diavolo li avete nascosti questi centoventi cavalli?>>

<<dove le teniamo? Sotto il cofano dell’auto e dove se no. >>

<<un cofano? E cosa diavolo è un cofano?>>

<<e una delle parti che compone l’auto. >>

<<ancora quest’auto, senti ragazzo non prenderti la confidenza di prendermi in giro, perché non ti conviene. >>

<<io non sto prendendo in giro nessuno, mi vorresti dire che tu non ai mai visto una di quelle?>>

Disse Martin indicando il mezzo di trasporto che stava davanti a loro.

<<miseriaccia, ma quello e un sub della Mercedes un xsl, cerchi in lega, cambio automatico, attrazione integrale e per contorno una bella verniciatura grigio metallizzato. In poche parole il meglio del meglio. >>

così Sheletron descrisse nei minimi particolari il veicolo, appoggiando le mani ossute su uno degli sportelli.

<<e quel trabiccolo giunto direttamente dall’inferno … conterebbe centoventi cavalli?>>

Disse Voldrek con tono perplesso.

<<ma no boss, è una dell’ unità di misura per far capire alle persone la potenza del motore. >>

Rispose immediatamente il suo tirapiedi.

<<cavalli, motore, ma si può sapere di che cavolo state parlando?>>

<<vedi, come posso spiegarti boss, il motore di un auto equivale al cuore di un uomo, è l’elemento che da vita alla macchina, o per meglio dire a questo gioiello di auto. >>

<<si va bene, basta che questo aggeggio ci porti da quel bravo ragazzo di Nubis.>>

<<può giurarci boss!>>

<<quante maledette volte ti ho chiesto di non chiamarmi boss. >>

<<vedi mio caro, dovresti imparare dal tuo tirapiedi, lui si che se ne intende, che però farebbe meglio a togliere quelle mani ossute dallo sportello, altrimenti si riga tutta la vernice, l’abbiamo noleggiata quindi dobbiamo fare molta attenzione.>>

Intervenne Mark con tono sicuro di se, ma Martin era seriamente preoccupato per la sorte delle due ragazze e con voce nervosa decise di intervenire:

<<ma piantatela di menarvela con questa stupida auto e solo un mezzo di trasporto e niente altro, quindi vi consiglierei di salire e di raggiungere al più presto l’hotel. >>

<<si sono d’accordo anche io. >>

Voldrek appoggiò pienamente Martin; così lo strano gruppo Sali in auto per raggiungere la loro destinazione. Martin aveva molta ragione ad essere così nervoso e preoccupato per le ragazze, perché i senza nome sfuggiti precedentemente a Nubis e Voldrek, erano già arrivati all’hotel; Daiana e Ketrin ignare di tutto questo cercavano di distrarsi giocando a monopoli, anche se al dire il vero i loro pensieri erano sempre diretti ai ragazzi. Tutto ad un tratto si fece avanti uno strano rumore tra le conversazione delle due, appena sentito il rumore le ragazze smettono di parlare e iniziano a guardarsi in torno, una brutta sensazione le stava percorrendo. Ketrin è la più preoccupata e la più spaventata, e si alza di scatto da sopra il tappeto da dove era seduta.

<<cosa è stato quel rumore?>>

<<non preoccuparti, sarà tornato quel tizio … come si chiama, Nubris, insomma quel tizio. >>

Daiana con quelle parole cerca di tranquillizzare la sua amica, ma Ketrin insospettita da quello starno rumore, inizia a chiamare ad alta voce Nubis.

<<Nubis sei tu? Dai non scherzare non è divertente, Nubis!>>

E mentre Ketrin lo chiamava con voce tremolante, nella stanza entrambe le ragazze udirono dei passi veloci che attraversavano la stanza, a quel punto anche Daiana iniziò ad avere dei seri dubbi.

<<Ketrin, siamo sicure di aver chiuso tutte le finestre e la porta?>>

<<sono sicurissima, ma forse è meglio se ricontrolliamo meglio. >>

Ketrin si avvicinò alla finestra più vicina per controllare.

<<questa è chiusa. >>

Non appena girò le spalle, un braccio sfonda la finestra, afferrando per una spalla la ragazza che si mette a urlare a squarcia gola. Ketrin cerca di liberarsi, ma la presa era forte come una tanaglia, Daiana non appena si riprende dallo spavento decide di aiutare la sua amica in difficoltà, afferrando una sedia e con essa colpisce il braccio del senza nome, che non aveva ancora avuto il tempo di entrare del tutto. La sedia al contatto si rompe completamente e il senza nome non fa una piega, Daiana inizia a guardarsi in torno per cercare qualcosa di più resistente di una sedia, poi lo sguardo gli cade sul camino e decide di afferrare un legno arroventato. Pigiandolo poi sul braccio del mostro, lasciando subito la presa e lanciando un urlo agghiacciante, ma il gesto della ragazza fa infuriare il senza nome. Che con un attacco d’ira e con l’altro braccio sfonda completamente la finestra con una parte del muro, le ragazze iniziano ad urlare per la paura indietreggiando velocemente, mentre il senza nome avanza deciso. Ketrin e Daiana per cercare di allontanare il mostro, iniziano a lanciargli contro tutti gli oggetti che riuscivano ad afferrare, ma la creatura alcuni riusciva a evitarli e alcuni a deviarli con il braccio buono, il senza nome sembrava davvero infuriato per l’affronto subito. Alla fine le ragazze non avevano più nulla fra le mani per potergli lanciare contro, e come se non bastasse anche l’altro senza nome decide di entrare in campo, sfondando l’altra finestra posta dietro le ragazze. Ketrin e Daiana ormai si trovano in mezzo a due fuochi, e due fuochi veramente imponenti, e per le due amiche sembra essere giunta la fine, ma ad un certo punto a Daiana viene un idea.

<<Ketrin, presto usciamo dalla porta. >>

Le due amiche con uno scatto bruciante iniziano a correre in direzione della porta, ma a causa della paura e della fretta Daiana non riesce ad aprirla, le mani le tremavano troppo, i senza nome senza alcuna fretta si avvicinano alle due ragazze, ma proprio quando una di essa stava allungando il braccio per afferrarle, la ragazza riesce ad aprire la porta; Daiana e Ketrin corrono al ascensore, ma appena lo chiamano si accorgono che si trova al piano terra, troppo tempo per salire, a quel punto senza pensarci troppo decidono di prendere le scale. I due senza nome si rendono conto che le loro prede stanno prendendo il largo iniziano a corrergli dietro, uno di loro continua a seguirle per le scale, l’altro si getta nella tromba della scalinata, per poi cadere davanti a Daiana, ancora una volta le due ragazze si ritrovano in trappola, ma questa volta non ci sono vie di fughe. Le due creature sembravano sogghignare soddisfatte, e iniziano ad allargare le braccia pronte ad avvolgere con la loro sottile membrana le due amiche; Ma Daiana non ci sta e con un calcio colpisce sulla bocca dello stomaco un senza nome, che sorpreso da una tale reazione inizia a perdere l’equilibrio, ma la creatura reagisce cercando di aggrapparsi ad una delle spalle della ragazza, ma riesce solo a strapparle la felpa, scoprendogli un tatuaggio a forma di stella con dei raggi solari uncinati intorno a essa, con un artiglio al centro. Il senza nome rotola rovinosamente per le scale, e le ragazze possono avanzare di qualche gradino, ma il mostro che si trovava dietro le loro spalle non demorde e continua a inseguirle con le braccia aperte. fino a quando non fece il suo ingresso Nubis entrando nella stanza delle ragazze, e vedendo quella confusione capisce subito che i senza nome avevano già iniziato a dare spettacolo, e seguendo le urla delle ragazze, riesce ad arrivare appena in tempo. Raggiunge alle spalle la creatura, afferrandola senza esitare un solo secondo per un braccio, per colpirlo con un pugno all’lato sinistro del collo, facendogli rompere lo scorri mano, e di conseguenza facendolo cadere nel vuoto. L’altro senza nome che era rotolato giù per le scale, appena rialzatosi vide la sagoma di Nubis, e a quel punto decise di cambiare aria, dileguandosi nel nulla. Ketrin e Daiana spaventatissime guardano con gli occhi impietriti colui che le aveva appena salvate, vorrebbero ringraziarlo ma lo spavento è stato tale da impedirgli di muovere un solo muscolo.

<<state bene ragazze?>>

Ma la risposta alla domanda si fece attendere, poi con voce tremolante Ketrin riuscì a rispondere:

<<si stiamo bene, almeno credo!>>

<<d’accordo, se state veramente bene. Allora consiglio di tornare di sopra se per voi va bene?>>

<<si va benissimo>> Rispose ancora Ketrin.

Salirono tutti e tre nella camera, e mentre salivano Nubis si accorse del tatuaggio di Daiana, e iniziò a osservarlo attentamente; una volta arrivati in camera le ragazze si siedono subito su un piccolo divano a due piazze, mentre Nubis osservava la gran confusione che spadroneggiava nella stanza, ma quel tatuaggio stava diventando un chiodo fisso, quindi la curiosità prese il sopravvento su di lui, e non riuscì a non fare alcune domande a Daiana.

<<senti Daiana, posso farti alcune domande riguardanti il tuo tatuaggio. >>

<<non ho una gran voglia di parlare, ma comunque tu ci ai salvato la vita, quindi te lo devo, spara pure. >>

<<grazie sei molto gentile, volevo chiederti se tu conosci il significato di quel tatuaggio?>>

<<no, non né o la più pallida idea di cosa significhi. >> <<allora per quale motivo te lo sei fatto?>>

<<in realtà non me lo sono fatto io, credo che siano stati i miei genitori a farmelo quando ero ancora molto piccola. >> <<che strana coincidenza, anche io ho un tatuaggio simile, però sulla spalla opposta. >>

Disse Ketrin mentre osservava il tatuaggio dell’amica, Nubis a quelle parole sobbalzò e non riuscì a dire una sola parola per parecchi secondi, fino a quando scosse la testa e non riuscì di nuovo a parlare.

<<tu Ketrin avresti un tatuaggio simile a quello di Daiana?>>

<<sì, vuoi vederlo?>>

<<se non ti reca alcun disturbo molto volentieri. >>

Disse Nubis con tono cupo; spostandosi la felpa dal collo, Ketrin riuscì a mostrare il tatuaggio a Nubis, il quale lo osservava con molta attenzione. Il disegno aveva la forma di una mezza luna, con una freccia che le trapassava il centro, e sulla punta della stessa freccia erano disegnati dei raggi solari. Ma cera anche un altro particolare, la freccia vicino alla punta inizia a curvare verso l’alto; Nubis era schioccato nel vedere alche quel tatuaggio, iniziando a guardare a destra e a sinistra.

<<e dimmi neanche tu conosci il suo significato?>>

<<anche io me lo sono trovato tatuato sulla pelle da quando ero molto piccola e non ho mai chiesto nulla ai miei genitori, che ormai sono mancati da moltissimi anni. >>

<<e tu Daiana hai mai chiesto ai tuoi genitori il significato di quel tatuaggio?>>

<<se devo essere sincera, si glielo chiesto. >>

<<e loro cosa ti hanno risposto?>>

<<se mi facevi finire te lo avrei detto comunque. Loro mi hanno sempre risposto che ci sono nata con quel tatuaggio, e che tutti credevano che fosse una semplice voglia, poi quando si sono accorti che era un disegno, mi hanno portato da molti medici ma … nessuno di loro a mai saputo spiegare questo strano fenomeno. E comunque non mi a mai portato alcuna conseguenza in fatto di salute. >>

<<i vostri ragazzi … suppongo che li abbiano già visti, e se e così cosa anno chiesto qualcosa?>>

La prima a rispondere alla domanda Fu ketrin. <<certamente che lo ha visto, ma non mi a mai rivolto nessuna domanda al proposito. >>

<<sì la stessa cosa vale anche per me, ma qual è il motivo di tutte queste domande?>>

<<nessuno in particolare, però vorrei chiedervi un favore, ed è quello di non dire nulla di questa conversazione ai ragazzi per favore, e soprattutto di non far vedere i vostri tatuaggi alla persona che starà con Martin e Mark quando arriveranno. Vi chiedo anche di non chiedermi il motivo di tutta questa riservatezza, ma vi giuro che appena possibile vi spiegherò il motivo. Promesso. >>

E in quel frattempo sentirono una voce che da fuori gridava il nome di Nubis.

<<Nubis, Nubis, esci fuori, oppure giuro che ti vengo a prendere io, e ti posso assicurare che non sarà affatto piacevole.>>

Le ragazze insieme a Nubis si affacciano alla finestra, e i loro occhi caddero subito su Voldrek che sbraitava e smanettava come un folle, mentre i ragazzi erano già entrati in hotel, mentre Scheletorn scendeva dall’auto. Osservando il comportamento di Voldrek, Nubis iniziò ad innervosirsi e rispose alle provocazioni.

<<razza di idiota, falla finita di urlare come un pazzo altrimenti attirerai l’attenzione di qualche curioso. E ti pregherei di raggiungermi insieme al tuo tirapiedi. >>

Voldrek rimase in silenzio, poi iniziò a disegnare con la punta della spada nell’asfalto uno strano quadrato con le punte di un triangolo ai due lati destra e sinistra; come se fossero delle ali, per disegnare al suo interno cinque piccoli punti che formavano una linea verticale, Voldrek fece un passo in avanti e entrò nel quadrato, poi invitò il suo braccio destro ad imitarlo. Una volta entrati il quadrato si illumina di una luce giallastra, e i due iniziarono a lievitare fino a raggiungere la finestra dell’appartamento che si trovava al sesto e ultimo piano, Nubis e Scheletorn entrarono dalla finestra come se nulla fosse; e nello stesso momento entrarono anche Martin e Mark, che senza esitare un secondo abbracciano le rispettive ragazze, mentre Nubis aveva qualcosa da rimproverare a Voldrek.

<<ti pregherei di non usare l’alchimia a sproposito, qualcuno ti poteva vedere, non ci hai pensato?>>

<<io non ho visto anima viva, e poi adesso sono libero di fare quello che mi pare, senza dover tenere conto a nessuno.>>

<<era questo, quello che temevo, una volta che qualcuno ti avesse comunicato che l’ordine alchemico si era sciolto, tu avresti fatto tutto quello che ti passa per la testa, e questo non è una bella cosa. >>

<<dunque sarebbe questo il motivo per cui tu, mi ai lasciato marcire per tutti questi anni in quel buco? Dovevi dirmelo prima, ormai non ho più l’obbligo di custodire il teschio, adesso sono libero. A proposito, vuoi dirmi per quale ragione hai preso il teschio di nascosto?>>

<<cavolo sì il teschio! Noi ce ne siamo andati senza pensarci. >>

Esclamò Martin dandosi una piccola pacca sulla fronte.

<<non preoccuparti, avevo preso il teschio prima di ritornare dalle ragazze. >>

Dopo queste parole Nubis tira fuori dalla sua mantella il teschio, per poi posarlo nelle mani del ragazzo.

<<aspetta un attimo, per quale ragione stai affidando un oggetto di tale valore nelle mani di un pivello?>>

Borbottò Voldrek con tono scontroso e arrogante, ma subito si fece avanti Daiana a difendere Martin.

<<attento a come parli gigante, lui è più uomo di te che te ne vai in giro con tutta quella ferraglia a dosso. >>

<<ei ragazzina ti ha morso una vipera per caso? Vedi di tenere a freno quella linguaccia biforcuta. >>

E questa volta fu Martin a difendere Daiana.

<<non credo che questo sia il giusto linguaggio da usare con una ragazza, brutto barattolo di latta. >>

A calmare gli animi si fece avanti Nubis alzando la voce.

<<questo non è il momento giusto per mettersi a battibeccare, Daiana, Martin, voglio dirvi una cosa, Voldrek non toccherebbe una ragazza né anche con un fiore, né a un bambino, un anziano né anche un malato, ma non esiterebbe un solo istante a staccare la testa a un giovane ragazzo e anche in perfetta salute. Quello che riguarda il suo linguaggio non possiamo aspettarci molto, lui era un ladro e non conosce il rispetto per nessuno; e quanto riguarda te Voldrek, noi abbiamo fatto un patto e tu devi avere tutte le intenzioni per mantenerlo. Se i ragazzi sarebbero riusciti a batterti, tu ci avresti aiutato nella ricerca dei teschi, quindi a questo punto non ti conviene rimangiarti la parola data. E una volta terminata la ricerca saresti stato libero di fare quello che vuoi, ma fai molta attenzione, però, non dovrai esagerare, o metterti troppo in mostra, altrimenti lo sai che io conosco il tuo segreto. >>

<<sì ma tu mi hai imbrogliato, hai fatto il furbo. >> obbiettò Voldrek.

<<rammenta bene queste parole, in guerra come in amore tutto è lecito. >>

<<sì ma non hai risposto alla domanda che ti avevo fatto, perché hai messo il teschio nelle mani di quel ragazzo?>> <<e sia, risponderò alla tua domanda. Martin e Mark sono coloro che anno risvegliato la maledizione dei teschi di cristallo, ma il loro atto e stato spinto da un motivo giusto e puro, è per questo che ho deciso di aiutarli. E adesso anche tu li aiuterai, perché? Se no lo sai cosa ti aspetta ….>>

Nubis soddisfatto del suo discorso si volta di scatto dando di spalle a Voldrek, che a ancora qualcosa da dire. <<Nubis …. Vai all’inferno!>>

Ma Nubis rispose in questo modo:

<<ci sono già stato, e devo dire che per me fa troppo caldo; adesso devo dire una cosa che riguarda tutti, andate a riposarvi, domani partiremo presto. >>

<<e dove dobbiamo andare?>> Chiese Mark.

<<si partirà per l’Egitto, e non voglio altre domande per oggi. >>

Poi Nubis si avvicina lentamente a Daiana, abbassandosi all’altezza dell’orecchio le disse:

<<copriti meglio il tatuaggio, prima che il barattolo se ne accorga. >>

A quelle parole Daiana si mise una mano sulla spalla, facendogli poi una domanda:

<<ma Nubis, non possiamo rimanere tutti in questa stanza!>>

<<di questo non dovete preoccuparvi, ognuno si scelga la stanza che vuole, l’hotel è completamente deserto, non c’è più un anima viva; buona notte a tutti. >>

Così dicendo Nubis uscì dalla stanza, Voldrek e Scheletorn fecero altrettanto seguendo l’esempio, lasciando i quattro ragazzi da soli. Le ragazze si accorsero che Martin e Mark non erano in perfetta forma, tra l’altro i due erano pieni di lividi e piccole ferite su tutto il corpo e gli abiti sporchi e strappati. Daiana vedendo in quelle condizioni Martin, si preoccupò subito.

<<o mio Dio Martin, sembri uscito dall’inferno!>>

<<se non era l’inferno poco ci mancava. >>

Rispose lui con un tono quasi ironico, ma anche Ketrin sembrava sconvolta nel vedere Mark in quelle condizioni. <<Mark, ma tu sei ferito, io credo che voi due vi dovreste far visitare da un medico, immediatamente. >>

A quelle parole Daiana annuì dando spago alla sua amica, ma Mark cercò di tranquillizzarle.

<<sentite non dovete preoccuparvi per noi, si è vero che siamo un po’ ammaccati, ma dopo una bella doccia calda, qualche cerotto, un pasto caldo e una bella dormita torneremo come nuovi. >>

<<ma sei sicuro di quello che dici?>>

<<sono sicurissimo, te lo posso anche giurare Ketrin.>>

Ma le ragazze non sembravano molto convinte delle parole rassicuranti dei ragazzi, ma alla fine si arresero. Così ogni coppia si cercò una nuova stanza, ed era come aveva detto Nubis l’hotel era completamente deserto, non rimaneva altro che andare alla portineria e prendere una chiave a caso. Ma camminando per i corridoi dell’edificio, si accorsero che alcune porte erano state aperte con la forza, perché Nubis, Voldrek e Scheletorn non persero tempo a cercare le chiavi. Ma alla fine ogni coppia trovò una stanza adatta a le loro esigenze; e mentre Martin e Mark si facevano una bella doccia e si curavano le ferite, Ketrin e Daiana scesero nelle cucine a preparare una bella cena, ma cera una cosa molto strana, e che le ragazze non fecero domande suoi nuovi e strani amici di Martin e Mark. Ma una volta arrivate in cucina, iniziano a sparlare dei due nuovi arrivati.

<<Ketrin, posso farti una domanda?>>

<<ma certo Daiana, senza alcun problema, spara pure. >>

<<tu è da molto di più che viaggi insieme ai ragazzi, e dimmi, avevi mai visto quei due strani individui?>>

<<no, mai visti, e non ho la più pallida idea di chi o cosa siano. >>

<<quindi lì anno incontrati in questi ultimi giorni, cavolo che soggetti che si mettono in torno. >>

Disse Daiana con un tono quasi dispregiativo.

<<quello grosso con l’armatura sembra anche pericoloso, a te non sembra Ketrin?>>

<<altro che, hai proprio ragione e poi diciamocela tutta, quella armatura e anche di pessimo gusto. >>

<<e che dire di quell’altro che e rimasto in disparte …. Sembra pazzesco, ma era uno scheletro di un uomo con una spada e uno scudo legato alla spalla. Ho visto tante cose strane nella mia vita, ma questa le batte tutte. >>

<<sai una cosa Daiana, forse quel tizio ha fatto troppa dieta. >>

<<o forse si è tenuto troppo in forma. >>

E le due ragazze scoppiarono a ridere, fino a quando Scheletorn non oltre passò la soglia della cucina; a quel punto nella cucina scese un silenzio imbarazzante, Ketrin e Daiana si guardarono negli occhi un po’ vergognose, per paura che Scheletorn le avesse sentite. E, infatti, le due amiche ci avevano visto giusto, lo scheletro le aveva sentite, ma entrò nella cucina senza dire una parola, avvicinandosi al frigorifero; apre lo sportello, da un occhiata dentro il frigorifero, e afferra una lattina di coca-cola. Poi usando le sue dita ossute invece di tirare la linguetta, la trafora con il dito indice e inizia a berla, le ragazze rimangono ferme in mobili a guardarlo, pensando come fosse possibile che uno scheletro potesse ingerire qualsiasi tipo di bevanda o cibarie varie. Ma misteriosamente la bevanda svanisce nel nulla in pochi secondi, poi si guarda in torno per cercare un cestino, e con una mira da fare invidia al miglior giocatore di palla canestro al mondo, lancia la lattina e fa centro. Poi si avvicina alle ragazze e inizia a bacchettarle.

<<posso dirvi che mi ritrovo in questo stato …. Non perché ho fatto troppa dieta, non perché mi sono tenuto troppo in forma, ma a causa di una punizione inflittami ingiustamente, per aver amato la donna più bella, più dolce che io abbia mai conosciuto. Ma purtroppo era un amore sbagliato, un amore che non avrebbe mai avuto un lieto fine, ed è per questo motivo che sono ridotto così.>>

Le ragazze abbassarono gli sguardi, e iniziarono a sentirsi in colpa per quelle cattiverie che avevano detto su Scheletorn; non riuscivano a trovare la forza di dire niente e Scheletorn si fece spazio fra le due ragazze, per poi dirigersi verso l’uscita, ma ad un certo punto Daiana riuscì a tirare fuori le parole.

<<aspetta, aspetta ti prego, noi non intendevamo offenderti, anzi noi non volevamo offendere nessuno. E solo che siamo molto scosse, e non sappiamo come allentare la tensione. >>

<<e così avete deciso di allentare la tensione prendendo in giro qualcuno, ovvero i nuovi arrivati. Non avete preso in giro i vostri ragazzi, non avete preso in giro Nubis, infondo lui vi a salvato la vita in più di una occasione, quindi restavamo io e il mio capo per allentare la tensione. >>

<<aspetta un attimo, l’uomo latta è il tuo capo?>>

Domandò Ketrin e Scheletorn scoppiò a ridere in una piccola risata, per poi rispondere alla domanda.

<<sì, l’uomo latta è il mio capo. >>

Ma anche se lo scheletro si era messo a ridere, Ketrin sapeva benissimo di aver fatto un’altra piccola papera, quindi decise subito di rimediare.

<<non volevo offendere il tuo capo, senti perché non continui la tua storia, ci interessa molto. >>

<<barattolo di latta lo avevo già sentito dire molte volte, ma mai uomo di latta. Se vi interessa la mia storia allora posso continuare, ma deve interessare veramente a tutte e due, perché altrimenti non se ne fa nulla. >>

Entrambe le ragazze fecero un piccolo cenno con la testa e Scheletorn continuò la sua storia.

<<d’accordo se le cose stanno così allora posso continuare>>

ma fu subito interrotto da Daiana che gli pose una domanda:

<<senti prima di continuare, ci dici chi era la donna che hai amato così tanto?>>

<<credo proprio che ne avrete sentito parlare, il suo nome era Cleopatra.>>

<<Cleopatra!!-esclamò sorpresa la ragazza, per poi continuare-se la donna che hai amato era Cleopatra, tu chi saresti, Marco Antonio o Giulio Cesare?>>

<<nell’uno e nell’altro, ero soltanto un soldato, un subordinato di Marco Antonio. La prima volta che la vidi rimasi folgorato dalla sua dolcezza e bellezza, cosa dire della sua immensa grazia, lei era la regina d’Egitto e io non ero nessuno. La corteggiai a lungo prima di ricevere un suo sguardo, lei si vedeva con Marco Antonio, e ogni volta dovevo stare molto attento a ronzargli in torno, ogni volta che però riuscivamo ad incontrarci la passione ci travolgeva, insomma il nostro era un amore proibito e molto pericoloso. Fino a quando Marco Antonio non iniziò ad avere dei dubbi, così iniziò a pagare un servo di Cleopatra per spiarla e ci scoprì, riferì tutto a Marco Antonio; lui giocò di astuzia, non venne da me per incolparmi per averlo oltraggiato avendo insidiato Cleopatra, no, lui mi incolpò di essere solo un traditore, un sabotatore politico, e che non volevo né il bene di Roma né quello d’Egitto. Portando anche la mia amata si mise contro di me, con un lungo intrigo riuscì a portare tutti contro di me. Dopo tre anni di prigionia mi costrinsero a combattere nella sabbia del Colosseo, e solo grazie alle mie doti di gran soldato riuscii a sopravvivere in tutti gli incontri e guadagnarmi la libertà. Ma ormai non ero più nel pieno delle mie forze, ma in tutti quegli anni non smisi mai di pensare a lei, tornai in Egitto a cercarla e a chiedere informazioni su di lei, ma nessuno mi ha mai voluto rispondere; preso da una folle rabbia tornai a Roma, andai al consolato e iniziai a maledire tutta Roma e tutti i suoi abitanti, e così venni di nuovo messo dietro le sbarre, ma questa volta non essendo più in grado di lottare nella arena, mi condannarono a morte, dovevo essere croce fissato due giorni dopo, ma dopo un solo giorno di prigionia venni venduto come schiavo a uno strano individuo, che mi impose una sorte ben peggiore di quella della morte. Mi disse che lui avrebbe potuto farmi incontrare di nuovo con Cleopatra, ma solo per pochi istanti, ma questo è stato pagato con un prezzo altissimo, ma io senza esitare un solo istante accettai, la punizione fu veramente tremenda, prima mi costrinse a giurare fedeltà all’ordine alchemico, poi venni fatto entrare in uno starno cerchio, un cerchio alchemico; quel cerchio rese la mia anima immortale, ma non il mio corpo, che con il tempo iniziò a decomporsi, poi venni esiliato nella grande muraglia cinese a fare la guardia insieme a Voldrek a uno dei teschi di cristallo. Ecco questa era la mia triste storia. >>

<<già non a un bel finale, senti perché non vai a chiamare Nubis e il tuo capo, così ceniamo tutti insieme. >>

l’invito di Daiana era allettante ma Scheletorn rifiutò l’offerta.

<<ti ringrazio molto per la tua genuina gentilezza, ma non posso accettare l’invito; anzi forse è meglio che torni di sopra, perché Nubis e Voldrek quando lì o lasciati stavano discutendo molto animatamente. >>

Ma la curiosità di Ketrin si fece largo, e chiese un ultima cosa a Scheletorn.

<<senti prima che tu te ne vada, ci dici qualcosa sul tuo capo?>>

<<se sapessi qualcosa su di lui volentieri … ma io so solo che era prima una guardia imperiale della Cina e poi un ladro e niente altro. >>

<< e di Nubis?>> Chiese ancora Ketrin

<<sapete, di Nubis non so proprio nulla, dovete capire che tutti noi siamo nati e cresciuti in luoghi ed epoche diverse, e nessuno fa delle domande agli altri sul proprio passato; si può dire che siamo amici … anzi sarebbe meglio dire colleghi di lavoro. Ma già che siamo in tema perché non mi raccontate qualcosa di voi?>>

Ketrin a quelle parole abbassò lo sguardo intristendosi, Daiana si era accorta di questo, e iniziò a parlare lei.

<<io sono una studentessa universitaria, studio nella facoltà di archeologia, vivo a Londra, a causa della mia passione per lo studio ho pochi amici, ma buoni, gli unici parenti rimasti in vita sono i miei nonni materni. >>

<<e tu Ketrin cosa mi racconti?>>

Ma Ketrin si limitò ad abbassare ancora di più la testa e a mugolare, Scheletorn capì subito che la ragazza non ricordava volentieri il suo passato, e allora decise di non insistere.

<<ho capito, sentite ragazze adesso devo andare … ma prima voglio farvi un regalo. >>

Sopra ad un tavolo posava un vaso cinese con una rosa rossa; Scheletorn si avvicinò a quel tavolo, per poi disegnarci sopra un cerchio. Dentro al medesimo cerchio disegnò altri tre piccoli cerchi intrecciati fra di loro, in un secondo momento unì i palmi delle mano, e riaprendole le posò accanto al cerchio più grande, il quale iniziò ad illuminarsi, la luce era abbagliante, le ragazze dovettero voltare la testa dall’altra parte a causa del intenso fascio di luce, e quando la luce cessò, nel vaso non cera più una sola rosa rossa ma ben dieci rose rosse. Scheletorn divise i fiori in due piccoli mazzi da cinque, regalandoli uno a ketrin e l’altro a Daiana, le due amiche rimasero esterrefatte e senza parole, ma Scheletorn non rimase a corto di belle frasi:

<<cinque splendidi fiori, per le due più belle creature, che, i miei occhi vuoti abbiano mai posato lo sguardo. >>

E con queste belle parole lascia la cucina, lasciando le ragazze di stucco. Poi guardandosi negli occhi imbarazzate, continuarono il loro lavoro. Intanto al sesto piano Nubis e Voldrek, se le stavano dicendo di tutti i colori, Voldrek non soddisfatto delle sole parole brandiva anche un delle sue spade.

<<Nubis, sei solo una lurida carogna, mi hai lasciato marcire in quell’lurido buco per tutti questi anni, a fare la guardia a quel dannato teschio; mentre tu te la spassavi alla grande, e per di più ti sei fatto fregare il teschio. >>

<<senti Voldrek, per la ventesima volta, ti ho già spiegato perché non te lo detto prima, tu sei un casinista convinto. E per di più usi l’alchimia a sproposito. >>

<<io non ti do torto su questo, ma io avevo il diritto quanto te di essere libero non credi? E poi la cosa più irritante e di tu non rispondi mai alle domande che ti vengono poste … maledizione. >>

<<senti perché non ti dai una calmata e non smetti di sventolare quella spada a destra e a sinistra, e soprattutto per quale motivo non smetti di parlare a sproposito. >>

<<per prima cosa non dirmi cosa devo e non devo fare, e per secondo io non sto affatto parlando a sproposito. Allora rispondi a questa semplice domanda, per quale motivo il concilio e l’ordine alchemico sono stati sciolti?>>

<<io questo non lo so!>>

<<ma per chi mi ai preso Nubis, non dire idiozie, tu eri l’unico guardiano ad avere uno stretto rapporto con l’ordine, e sia con il concilio. >>

<<sì ma ti sto dicendo la verità Voldrek credimi, un giorno dopo un tremendo temporale il sigillo della legge del ferro esplose letteralmente, e tu sai che la legge del ferro e del metallo e alla base del’alchimia non è vero?>>

<<se quello che mi dici è vero, allora qualcuno a decifrato la frase posta sotto il simbolo del ferro nella porta alchemica, violandone l’ingresso. >>

<<no, questa ipotesi è da scartare subito si è rotto nel 1874, quella era un era di stallo per l’alchimia, e per di più sono stato a vederla la porta ed è tutto a posto è in ordine. >>

 

<<ma hai parlato di tutti questo ai membri dell’ordine?>>

<<e qui che viene il bello, non sono riuscito a trovarli e come se fossero scomparsi nel nulla. >>

<<come scomparsi nel nulla? Ma che diavolo è successo?>>

<<non ne ho la più pallida idea, ma tutti questi strani eventi non promettono nulla di buono, poco ma sicuro. >> <<allora e per questo motivo che hai lasciato prendere il teschio ai ragazzi?>>

<<guarda che se lo sono sudato quel teschio, e sì, forse riunire tutti i teschi potrebbe risolvere questo oscuro enigma. Senti, adesso che ti ho raccontato la verità, mi faresti un piccolo favore?>>

<<ma con quale coraggio mi chiedi un favore. >>

<<non scaldarti, è un favore che ti piacerà di sicuro fare, ti ricorderà i bei tempi andati. >>

<<vieni al sodo Nubis!>> <<bene come avrai di certo notato, i due umani sono un po’ sprovveduti. Non possiedono delle armi. >>

<<sì lo notato, dunque cosa vuoi che faccia?>>

<<se mi fai finire di parlare ci arrivo, vorrei che tu andassi a rubare delle armi per loro; avrai carta bianca su come agire, ti prego però di non metterti troppo in mostra, allora cosa fai accetti?>>

<<vediamo se ho capito bene, tu vorresti che io rubassi delle armi per quei due idioti?>>

<<si proprio così, tu eri un ladro e sai come muoverti, e comunque i due idioti se la sono cavata piuttosto bene. >> <<diciamo che il solo pensiero di tornare a lavorare mi strapperebbe un sorriso, se io avessi ancora una faccia umana, ma si dai questo favore te lo faccio volentieri; dai vado subito, un’altra cosa davvero ho carta bianca?>>

<<sì, ma cerca di non fare casini d’accordo? Sai quali armi devi prendere?>>

<<mi hai preso per un novellino per caso, armi da taglio per quello che si chiama Martin, e da tiro per quello che si chiama Mark. Però c’è da dire una cosa, su alcune creature alchemiche le armi comuni non possono fare nulla. >> <<non preoccuparti per questo, so già cosa devo fare. >>

Voldrek non rispose e si diresse verso la porta, che nel frattempo era stata aperta da Scheletorn che stava entrando; Voldrek lo afferra per un braccio e lo tirandoselo dietro.

<<ma cosa diavolo combini capo?>>

<<ti pregherei di non farmi domande, e di seguirmi in silenzio, abbiamo un lavoretto da svolgere. >>

Nubis che era rimasto dentro la stanza, si ricorda di una cosa che si è dimenticato di dire a Voldrek, dandosi una pacca sulla fronte esce dalla stanza correndo.

<<ei Voldrek! Mi sono dimenticato di dirti una cosa, cerca di ritornare il prima possibile e ruba solo le due cose che ti ho detto. >>

<<Nubis, sei stato tu a darmi carta bianca, e mi hai dato una sola penalità, e mi atterrò solo a quella, per il resto faccio a modo mio. >> Rispose in lontananza.

Nubis scosse leggermente la testa, facendo un profondo respiro esclamò ad alta voce:

<<speriamo bene!>>

Intanto Martin e Mark dopo essersi fatti una bella doccia e curati le ferite, scendono al piano ristorante a dare una mano alle ragazze, il quale però avevano già terminato di preparare la cena.

<<ma che buon odorino!>> Disse entrando Mark.

<<si questo profumo è davvero invitante. >> Aggiunse poi Martin.

<<ragazzi andate ad accomodarvi nella sala, e sarete serviti in pochi minuti. >>

Disse Ketrin orgogliosa delle belle parole spese dai ragazzi poco prima. Martin e Mark si accomodarono al tavolo più vicino alla cucina, e dopo pochi istanti vengono serviti con un gustoso primo piatto; i quattro durante il pasto iniziano a parlare di quello che avevano fatto durante quei quattro giorni di lontananza. Le ragazze fondamentalmente non avevano molto da raccontare, avendo passato i quattro giorni chiuse in hotel, così lasciarono parlare solo i due compagni, che iniziarono subito a pavoneggiarsi di tutte le peripezie e i pericoli che avevano dovuto affrontare. Arrivarono al secondo piatto e il racconto era solo alla metà della sua costruzione, arrivando poi al dolce il racconto giunse al suo termine. Però cera una cosa che non era riuscito a capire Mark, come aveva fatto Nubis a prendere il teschio senza farsi vedere da nessuno? E soprattutto dove riposava l’oggetto di tante fatiche? Allora decise di chiederlo a Martin.

<<Scusa Martin, posso farti una domanda?>>

<<certamente, spara pure. >>

<<tu avevi visto dove si trovava il teschio?>>

<<io no, e addirittura dopo tutto quel parapiglia ce ne siamo andati senza né anche ricordarci di prenderlo. >>

<<sì ma lo sai qual è la cosa più strana Martin?>>

<<no qual è?>>

<<e che Nubis ha preso il teschio senza farsi vedere da nessuno. >> Ad un certo punto intervenne Daiana.

<<no, sapete qual è la cosa più strana ragazzi?>>

E tutti risposero di no, e lei continuò dicendo:

<<tutta questa storia è strana, quelle strane creature che uccidono tutte le persone che gli capitano a tiro, Nubis che se ne va in giro senza mostrare il suo volto e che si veste come il mietitore di anime, portandosi a presso un enorme spada, per non parlare del fatto che riesce a rendersi invisibile. Quell’altro tizio che se ne va a passeggio con un enorme armatura, poi ce lo scheletro che cammina e parla e usa una strana magia e che ci regala delle rose, tutta questa storia è in surreale. >>

<<aspetta un attimo, lo smilzo ti ha regalato delle rose?>>

Chiese Martin con tono quasi irritato, ma Daiana non esitò a rispondere.

<<per caso sei geloso di un mucchio d’ossa?>>

<<sì come no, geloso di uno tutto pelle e ossa. >>

<<mio caro dovresti dire solo ossa. >>

Disse Mark correggendo l’amico, e tutti e quattro scoppiarono a ridere spensierati, come se si fossero dimenticati di tutto quello che era e stava accadendo. Ma ad un certo punto le ragazze smettono di ridere di colpo, ripensando alle parole di Scheletorn, anche Martin e Mark smettono di ridere subito, guardando i due volti delle ragazze diventati improvvisamente seri.

<<cos’è successo, perché di colpo siete diventate così serie?>>

Chiese Mark, e a rispondere alla domanda ci penso Daiana.

<<no niente, e solo che quando eravamo in cucina a trafficare, io e Ketrin stavamo prendendo in giro i nuovi arrivati, e in quel frangente e entrato lo smilzo, ovvero Scheletorn. E per nostra sfortuna aveva sentito tutto il nostro argomento. >> <<per caso vi ha fatto del male?>> Chiese Mark con apprensione.

<< no affatto, è stato gentilissimo, ci a solo raccontato la storia di quando era ancora invita; anche se adesso non ha più un cuore pulsante dentro al petto, ciò non vuol dire che non ce l’abbia dentro l’anima. Io quindi credo che dobbiamo rispettare i sentimenti di lui e dei suoi amici. >>

Dopo queste parole ci furono molti secondi di silenzio, fino a quando non venne rotto dalla voce di Martin.

<<si hai perfettamente ragione, anche se adesso non sembrano più uomini un tempo però lo sono stati, e avranno ancora tanti ricordi dentro di se e dobbiamo rispettarli. Dai ma adesso cerchiamo di cambiare argomento, se siete tutti d’accordo. >>

E così decisero di cambiare argomento, cercando solo di divertirsi, senza sparlare alle spalle di nessuno. Nel frattempo Voldrek e Scheletorn erano riusciti a trovare un negozio di sole armi da fuoco.

<<bene abbiamo trovato finalmente un negozio che fa al caso nostro, adesso dobbiamo trovare il modo di entrare e sgraffignare le armi migliori. >>

<<e in che modo intendi entrare capo?>>

<<ma la vuoi smettere di chiamarmi capo, e poi che razza di domanda mi poni? La risposta è ovvia, entriamo con l’aiuto dell’alchimia. >>

<<ma scusa perché non entriamo spaccando semplicemente questo vetro?>>

<<perché così facendo ci togliamo tutto il divertimento, dai ora tacci e lasciami lavorare. >>

Rimproverando il suo tira piedi, Voldrek decide di operare a modo suo. Inizia a disegnare dei piccoli cerchi alla base della vetrina, con delle x disegnate al suo interno; ma Voldrek non si limita a disegnare questi cerchi alla base della vetrina, inizia a disegnarli ovunque gli capitasse, sul marcia piede, sulla carreggiata, su delle pareti di edifici vicini e su tre tombini. Disegnato questi ultimi, tornano davanti ai primi tre cerchi alchemici disegnati alla base della vetrina, unisce i palmi della mano per poi poggiarle su uno dei tre cerchi. Tutti i cerchi alchemici disegnati iniziano ad illuminarsi di una luce rosso sangue, togliendo le mano dal cerchio, tutti gli altri iniziano ad esplodere con una reazione a catena, un enorme boato avvolge la città, l’esplosione e stata così forte da creare un gigantesco Blake aut che colpisce tutti i quartieri circostanti. I cerchi disegnati sopra i tombini e vicino agli idranti distruggono l’acquedotto principale, facendo fuori uscire dei forti getti di acqua dai rubinetti, dagli impianti idrici e dai water dei palazzi vicini e non solo anche quelli distanti alcuni chilometri. I danni all’impianto elettrico e quello idrico colpisco anche l’hotel dove alloggiavano i ragazzi insieme a Nubis. Daiana e Ketrin si spaventarono molto dopo l’improvviso guasto elettronico.

<<che diavolo sta succedendo?>>

Chiese Daiana spaventatissima e Ketrin di certo non era da meno.

<<sono stati i senza nome, sono tornati alla carica?>>

<<cercate di rimanere calme, anzi tutti dobbiamo cercare di rimanere calmi. Molto probabilmente è solo un banalissimo guasto. >>

Intervenne Martin cercando di tranquillizzare le ragazze, ma giusto il tempo di dire questo che solo dopo pochi secondi si poté udire un altro boato, anche se questa volta molto più piccolo. Il boato fu provocato dalle tubature del acquedotto che cedettero di schianto; Mark corse subito in cucina dove il frastuono si era fatto sentire più prepotente. Dai lavandini della cucina fuoriusciva un grande e forte getto d’acqua, che solo per poco non riusciva a toccare il soffitto. <<maledizione, qui ce qualcosa di strano, è troppo buio non riesco a vedere … ma sembra come se ci fosse dell’acqua che scorre qui dentro, comincio a dare ragione alle ragazze, qui ce qualcosa di marcio. >>

<<ma di che cosa stai parlando?>>

Chiese Martin mentre raggiungeva l’amico; quando il ragazzo aprì la porta, poteva già sentire il liquido sotto i suoi piedi. <<ma cos’è acqua?>>

<<sì, devono essere esplose le tubature. >>

<<Mark dobbiamo cercare Nubis qui la situazione sta degenerando. >>

I due tornano subito dalle ragazze per aggiornarle di quello che stava accadendo, e subito dopo nel buio più totale tutti e quattro cercano di trovare le scale, ma non appena salito qualche gradino, andarono a sbattere contro Nubis. <<Nubis?>> Esclamò Mark.

<<si sono io. >> Rispose lui.

<<ma si può sapere che diammine sta succedendo?>> Continuò sempre Mark

<<posso dirvi con piena certezza che i senza nome non centrano nulla, anche se però da questa situazione ne possono trarre un enorme vantaggio. >>

<<allora cos’è che a causato questo macello?>>

Questa volta ad intervenire ci pensò Ketrin.

<<io lo so chi a causato questa esplosione, e vi assicuro che quando lo rivedo lo uccido con le mie mani. >>

<<ma di chi diavolo stai parlando?>> Chiese Daiana

<<sto parlando di quel folle di Voldrek.>>

<<ma non era con te! Insomma Scheletorn ci aveva detto che stava litigando con te>> Continuò Daiana.

<<sì, infatti, fino a qualche minuto stava litigando con me, ma poi ci siamo chiariti; e ho deciso di mandarlo a cercare delle armi per Martin e Mark.>>

<<che cosa! Lo hai mandato a cercare delle armi per noi?>> tuonò Mark

<<si l’ho mandato a cercare delle armi per voi, non potevate continuare a cercare i teschi senza avere delle armi con voi. >>

ribadì a tono duro Nubis, poi intervenne Martin

<<ascolta Nubis, forse sulle armi non ai tutti i torti, ma ti rendi conto che hai mandato uno psicopatico a cercarci delle armi. >>

<<d’accordo, Voldrek non sarà un modello da seguire ma … in fatto di armi non lo può battere nessuno. >>

<<va bene in fatto di armi saprà anche dove andare a sbattere il naso, ma ti rendi conto di tutto il casino che a messo in piedi?>>

<<e in più c’è anche un’altra cosa, quel pazzo non potrebbe né anche ritornare. >> Aggiunse Mark

<<si è vero, ha messo su una bella confusione, del resto lui è fatto così, non riesce ad usare la propria testa a dovere. Ma vi posso assicurare che non scapperebbe mai, e lo sapete perché? Perché lui è un casinista convinto; la situazione con i senza nome sta degenerando ora dopo ora, e anche se sembra che a lui non gli e ne freghi nulla …sotto, sotto non vede l’ora di impugnare la propria spada e iniziare a combattere. >>

<<ma anche se quello che dici fosse vero … con questa tremenda esplosione potrebbe aver fatto del male a qualcuno. >> ribadì Martin. <<è impossibile che abbia potuto fare del male a qualcuno, la città e completamente deserta, quindi non credo che qualcuno possa essere rimasto ferito. >>

<<sì ma adesso mi dici cosa facciamo, come hai detto tu prima, con questa situazione i senza nome potrebbero attaccarci. >>

Disse Ketrin preoccupatissima.

<<ci sono qui io, quindi anche se decidessero di attaccarci, come già detto ci sarei io a difendervi. Quindi cercate di non preoccuparvene. Adesso ci mettiamo comodi e aspettiamo il ritorno di Voldrek.>>

Intanto Voldrek dopo aver rubato la prima arma … inizia a scorrazzare per tutta la città, come se fosse un comune turista, ma Scheletorn aveva qualcosa da ridire.

<<senti capo, io voglio ripeterti che forse abbiamo esagerato. >>

<<senti, non ho alcun bisogno di ascoltare le tue farneticazioni da eroe. >>

<<io credo che Nubis sia infuriato per tutto questo trambusto. >>

<<ma per quale motivo devi fare il solito guasta feste, sembri un povero sfigato. Dai andiamo a cercare un negozio dove vendono delle armi da taglio, e cerchiamo di prendere le migliori. >>

<<io spero di non dover rivedere un tale bordello. >>

<<maledizione Scheletorn, cerca di goderti questi meravigliosi attimi di libertà, adesso non siamo più legati all’ordine alchemico. >>

<<si su questo posso essere anche d’accordo ma … se non sbaglio c’è di mezzo un accordo con Nubis, o per meglio dire una promessa. >>

<<senti smettila di menartela, la mia intenzione e quella di mantenerla la promessa, quindi vedi di piantarla. >>

<<va bene capo!>>

<<e ti pregherei per l’ultima volta di non chiamarmi capo. E guarda più tosto che meraviglia di gioielli che ci sono in questa casa; metterli così in bella vista, per me è un invito a nozze. >>

<<sai capo, non mi sembra proprio il caso. >>

<<a me invece sì, dai entriamo e prendiamoci quei gioielli. >>

<<ma non siamo venuti qua per delle pietre preziose, ma ben si per delle armi. >>

<<senti professorino dei mie stivali, non venirmi a dire che vuoi lasciare qui tutto questo ben di Dio, e comunque rivendendo questi bei oggettini, possiamo ricavarci un bel gruzzolo. Comunque sia questo non è un consiglio, ma ben sì un ordine. >>

<<comunque ripensando bene ad una cosa … potrei non essere più costretto ad obbedirti, dato che l’ordine alchemico è sciolto. >>

<<ma se non posso più darti degli ordini per quale motivo insisti a chiamarmi capo?>>

<<perché? Questa parola mi suona bene, e mi diverte un sacco vederti arrabbiare al solo sentirla nominare. >> <<allora questo non vuol essere un ordine, ma solo uno spassionato consiglio. Togliti dai piedi idiota!>>

Dicendo questo Voldrek si avvicina alla vetrina, ma questa volta non è intenzionato a fare uso dell’alchimia, ma procede con il vecchio e intramontabile modo; rompendo la vetrina con una gomitata, ma non appena il vetro si infrange, scatta l’allarme; facendo un gran frastuono.

<<maledizione, ma da dove diavolo viene questo rumore così assordante?>> Urlò perplesso Voldrek.

<<hai fatto scattare l’allarme rompendo quel vetro, dobbiamo andarcene prima che arrivi la polizia.>>

<<ma né anche per idea, prima mi porto via un po’ di questi, e c’è un’altra cosa, non credo che la polizia arriverà, perché come ti ho già spiegato un centinaio di volte, la città è completamente deserta. Quindi invece di continuare a far fuori uscire delle cretinate da quella bocca … tu che sai tutto su questo nuovo mondo moderno … non fai tacere questo maledetto rumore. >>

A quel punto a Scheletorn non poteva fare altro; si diresse in direzione della centralina elettrica principale, e sferrando un tremendo pugno distrusse la centralina. Ma poi Scheletorn capì che cera qualcosa che non tornava, come faceva a funzionare l’allarme se l’intera città era al buio; allora capì che l’allarme doveva essere collegato ad una altra fonte di energia.

<<io non so come fermare questo allarme, non è collegato alla centralina elettrica, ci deve essere un’altra fonte che lo alimenta, e non ho la più pallida idea di dove si possa trovare. >>

<<non crucciarti troppo, ho già trovato quello che mi serviva. >>

Voldrek conosceva molto bene le pietre preziose, e, infatti, si era accaparrato le migliori; i due contenti del bottino uscirono dalla gioielleria, ma qualcuno li stava aspettando, ma non era la polizia, ma ben sì i senza nome, solo dopo pochi passi, tre di quelle orrende creature si portarono davanti ai due ladri di gioielli. Ma Voldrek stizzito dalla loro presenza gli urlò contro:

<<voi luridi vermi striscianti, che nuotano nei propri escrementi, cosa ci fate qui?>>

E per la prima volta fin da quando furono creati dall’alchimia, si poté udire la loro voce, una voce calma, roca e molto bassa, ma allo stesso tempo riusciva anche ad essere fredda e bisognava rizzare bene gli orecchi per poterli capire bene. <<vogliamo i teschi e le evocatrici, e vi promettiamo che la vostra morte sarà veloce e indolore. >>

<<dunque voi possedete il dono della parola?>>

Chiese sorpreso Scheletorn, ma il senza nome non aveva alcuna voglia di conversare, e non rispose alla domanda, rimanendosene semplicemente in disparte. Voldrek non apprezzò il loro comportamento, allora decise di intervenire verbalmente:

<<dato che ci avete dimostrato che sapete parlare, allora dimostrateci che sapete anche rispondere alle domande … mostri!>>

e subito uno di loro cedette alle provocazione.

<<noi non siamo qui per fare della conversazione, siamo qui come già detto per i teschi e le evocatrici. Quindi adesso cerchiamo di prenderceli con le buone, ma se voi insisterete solo a fare i buffoni … allora provvederemo a prendercele con le cattive. >>

<<bene, io patteggio per le cattive. >>

Disse Voldrek sguainando le spade dalla sua schiena. Ad un certo punto i litiganti vennero interrotti da una voce in lontananza che stava parlando con un megafono.

<<restate dove siete, e tenete le mani ben in vista … o altrimenti facciamo fuoco. >>

<<ma da dove sbucate buffoni, se ci tenete alla pelle vi consiglio di allontanarvi e anche al più presto. >>

Inveì Voldrek ad alta voce.

<<chi vi sta parlando è la polizia, vi conviene gettare le armi a terra, per poi non opporre alcuna resistenza. >> <<tenente c’è qualcosa che non quadra, se non sbaglio quelle sono le creature che hanno messo a ferro e fuoco e terrorizzato tutta la città; e se non sono diventato pazzo quello che ci inveito contro e un uomo con un armatura, e quello accanto uno scheletro. >>

Disse uno dei poliziotti al suo superiore che non perse tempo a rispondere.

<<si può essere, oppure sono dei ladri in costume che stanno tentando di spaventarci. Adesso devo capire come stanno le cose – il poliziotto riaccese il microfono e iniziò a parlare rivolgendosi agli strani indiziati – sentite voi laggiù, qualunque cosa voi siate … ladri in costume oppure mostri a noi non interessa; adesso veniamo a prendervi – poi il sergente chiuse nuovamente il microfono e continuò a parlare con il suo subordinato – secondo me sono solo dei comunissimi ladri, la città e completamente deserta, per quei pochi rimasti vige il copri fuoco. E quindi gli sciacalli escono dalle loro luride tane.>>

Ma non proprio tutti i cittadini stavano rispettando il copri fuoco, da un balcone faceva capolino un ragazzo di circa sedici anni, prima incuriosito dalla forte esplosione e poi dalle forti voci, armato della propria camera digitale iniziò a riprendere tutta la scena. I senza nome iniziavano ad averne abbastanza, prima irritati da comportamento di Voldrek, poi dalla incursione della polizia, quindi uno di loro non potendone più lancia un terrificante urlo contro la polizia; l’urlo iniziò a generare un vento fortissimo, da far sembrare un uragano una specie di brezza estiva. Le vetture si staccarono da terra andandosi a schiantare contro gli edifici circostanti, i poliziotti si sdraiano a terra per non essere spazzati via insieme alle loro auto. Molti vetri si infrangono, e dopo anche qualche secondo anche l’obbiettivo della camera si infrange, ma a quel punto aveva già ripreso molte cose, tra cui anche Voldrek e Scheletorn. Quando il senza nome smise di urlare, i poliziotti capirono subito che non si trattavano solo di semplici criminali, e senza esitare impugnano le proprie pistole e iniziano a fare fuoco contro i senza nome, Voldrek approfittando della situazione rifodera le spade, da di spalle ai senza nome che ai poliziotti, e inizia ad incamminarsi dalla parte opposta.

<<dove stai andando capo?>> Chiese incuriosito Scheletorn.

<<secondo te? Me ne sto semplicemente andando via, fra i due litiganti il terzo gode sempre; e non venirmi a dire che non conosci questo detto, insomma un essere colto come te!>>

<<vuoi dire che vuoi uscire di scena adesso? Lasciando quegli uomini in balia dei senza nome?>>

<<sono loro che si sono messi in mezzo di loro spontanea volontà, di sicuro non li ho invitati io a venire qua. >> <<ma capo non ricordi cosa ti a detto Nubis, nessun umano doveva rimanere ferito o ucciso. >>

<<veramente solo uccisi, e poi uccisi da me, non da terze persone. >>

<<sì ma i senza nome uccideranno i poliziotti nutrendosene. >>

<<senti, se noi aiutassimo quei maledetti cretini, potremmo spargere la voce su di noi. E come tu sai le voci corrono, e potrebbero arrivare alle orecchie di Nubis, sempre se le orecchie le abbia; e apprendendo questa notizia … inizierebbe a farci una delle sue prediche, e io non ho alcuna intenzione di subirmela. >>

<<sì ma se restiamo con le mani in mano, il potere di quei mostri aumenterà, e tu non vuoi che accada questo vero?>>

<<e poi da quando in qua tu ti tiri indietro davanti ad una lotta? Ti chiamavano lo schiaccia sassi!>>

<<d’accordo … d’accordo mi ai convinto, andiamo a dare una lezione a quei vermi. >>

Voldrek tornò sui suoi passi, alcuni proiettili lo colpirono in piena armatura, ma non riuscirono minimamente a scalfirla. Uno dei senza nome si avvicina lentamente ai poliziotti, ma Voldrek inizia ad urlare, inveendo.

<<dove stai andando sanguisuga? Il tuo rivale sono io non loro. >>

Il senza nome si fermò di scatto, voltando lo sguardo in direzione di Voldrek, stendendo il braccio verso il suo provocatore, stringe le dita l’uno all’altro e allunga il braccio come se fosse un elastico, cercando di colpire Voldrek, che a sua volta evita l’attacco spostandosi di lato quel tanto che basta per evitare l’attacco. Il senza nome ritira il braccio, urlando poi al cielo, Voldrek era rimasto stupito dalle capacità del senza nome.

<<Scheletorn, tu conoscevi questa caratteristica dei senza nome?>>

<<no, non li avevo mai visti usare questa tecnica di combattimento. >>

<<bene, adesso iniziamo a fare sul serio. >>

Voldrek inizia a correre, con la punta della spada protesa verso il basso, urlando: <<finiamola qui!>> gli altri senza nome rimasti fuori dal combattimento, si affiancano all’compagno, entrambi spalancando le fauci, Voldrek ferma la corsa, cercando di capire cosa stessero architettando i suoi nuovi amici. Ma ben presto la sua curiosità fu saziata, dalle bocche dei senza nome inizia a fuori uscire un vortice di fuoco viola, Voldrek si inginocchia subito a terra, disegnando in cerchio alchemico, con delle frecce incrociate al suo interno, e l’asfalto inizia a muoversi come se fosse una gigantesca onda, una volta tolte le mani dal cerchio, il catrame si solidifica creando un muro, rimanendo dietro questo muro riesce a proteggersi dalle fiamme; ma il muro non riesce a sostenere il calore micidiale emanato delle fiamme, Voldrek si accorge di questo e inizia a scappare di gran carriera, correndo in direzione di Scheletorn.

<<Scheletorn, dobbiamo andarcene, e qui non finisce molto male. >>

<<ma gli umani sono sempre li!>>

<<sono sempre li, perché sono solo degli stolti, non posso fare altro, neanche con il tuo aiuto posso farci nulla. Se riescono a colpire la mia armatura si scioglierà come il burro, e con essa anche il mio sigillo di sangue, e come sceglierebbero il mio, anche il tuo farebbe la stessa fine. >>

<<ma non abbiamo trovato neanche la seconda arma, non possiamo tornare senza di essa. >>

<<per adesso cerchiamo di salvare la pelle anche se in senso figurato, se poi non ci inseguiranno, potremmo cercare la spada. >>

Scheletorn si rassegnò e iniziò a correre il più velocemente possibile. I senza nome non inseguirono i due, ma rivolsero lo sguardo in direzione dei poliziotti, che nel frattempo avevano cessato il fuoco, rimanendo sbalorditi per quello che era successo poco prima. Ma i poliziotti si accorgono subito che i senza nome avevano rivolto la loro attenzione su di loro.

<<sbaglio o stanno guardando noi?>>

Disse uno dei poliziotti.

<<sì, stanno guardando proprio noi, e si stanno anche avvicinando se né per questo. Presto saliamo sulle auto rimaste in piedi e andiamocene. >>

Rispose un altro, ma ormai era troppo tardi, i senza nome avvolgono nell’loro fatale abbraccio, ma uno dei poliziotti riesce a salire in macchina; senza esitare un solo istante avvia il motore e cerca di allontanarsi il prima possibile, ma una delle creature spicca il volo, per poi atterrare sul cofano del auto. L’agente a causa dello spavento, inizia a far sbandare la vettura, facendola andare a destra e sinistra, ma nonostante tutto questo riesce a non cadere, conficcando gli artigli nella lamiera. Poi decide di sfondare il vetro anteriore, tirando fuori di peso il conducente e lo getta a terra, il poliziotto sbatte la schiena contro un idrante perdendo i sensi. Il senza nome a quel punto può consumare il suo pasto senza alcun problema. Mentre accadeva tutto questo, Voldrek e Scheletorn, erano riusciti a trovare un altro negozio che possedesse anche armi da taglio, in particolare delle spade. Questa volta senza strafare troppo entrano nel negozio, sfondando la porta a calci; avendo tutto quello che serviva, decidono di andarsene di gran carriera, cercando prima di assicurarsi che nessuno le stesse seguendo prima di tornare in hotel, soprattutto Voldrek era ansioso di ritornare, per fare delle domande a Nubis. In pochi minuti sono già davanti alla porta, tutta la città era al buio, ma il buio non rallentò il loro rientro, anzi sembrava proprio che si trovassero a loro agio. Una volta entrati, iniziano a guardarsi in torno, cera troppo silenzio;

<<maledizione, la luce è saltata anche qui!>>

<<sì ma mi sembra molto strano capo, perché io ho letto in uno dei miei libri, che gli ospedali, ristoranti e Hotel dovrebbero essere dotati di una fonte elettrica secondaria, per evitare proprio questi inconvenienti. un po’ come è successo nella gioielleria>>

<<si vede che quegli imbranati non sono riusciti a trovarla.>>

Ma non appena terminato di parlare, Voldrek viene colpito da un calcio alla spalla, facendolo barcollare per alcuni metri, Scheletorn, che non si era accorto di una terza presenza sguaina la spada, ma poi la voce di Nubis si fa spazio nel buio.

<<ma si può sapere cosa diavolo avete combinato? Siete degli incoscienti, anche se la città non circola nessuno umano, ma molto probabilmente qualcuno sarà ancora nella propria abitazione>>

<<maledetta carogna, da quando in qua colpisci a tradimento? Questa me la paghi Nubis.>>

Esclamò Voldrek con voce bassa e decisa, ma Nubis non rispose alla provocazione, ma continuò con la sua predica: <<si può sapere cosa è stata quella esplosione? Avete fatto saltare l’impianto elettrico e quello idrico di tutta la città. Per colpa tua siamo rimasti al buio e subito dopo sono esplose le tubature idriche, facendo allagare tutto l’hotel; spero che tu sia soddisfatto. >>

<<per la luce e l’acqua … non vedo dove sia il problema, potevi risolvere tutto con l’alchimia. >>

<<non possiamo sempre far affidamento all’alchimia, è questo che ti devi mettere in quella testaccia bacata. >> <<senti sapientone, adesso tocca a me farti qualche domanda, da quanto tempo i senza nome hanno il dono della parola? E da quando in qua possono allungare i loro arti a dismisura? E da quanto tempo riescono a sputare del fuoco violaceo dalle loro bocche? Allora vuoi rispondere a queste mie semplici domande!>>

<<ma di che cosa stai parlando?>>

<<senti, non usare questi trucchi con me, tanto non attaccano; non rispondere alle mie domande con una altra domanda, qui la situazione sta degenerando. Voglio sapere cosa sta succedendo, e lo voglio saper ora!>>

<<io non riesco a capire il tuo discorso, forse sei tu che mi stai prendendo in giro, per cercare di sfuggire alla mia ramanzina. >>

<<no bello, io ho un testimone, il quale può confermare tutto quello che ti o appena detto. >>

<<dunque è vero tutto quello che Voldrek mi ha appena detto Scheletorn?>>

<<si è verissimo, un gruppo di poliziotti ci aveva scambiato per dei comunissimi ladri, e ci anno preso alla sprovvista, mentre stavamo discutendo con i senza nome. A un certo punti i poliziotti hanno iniziato a spararci contro; i senza nome non l’anno affatto presa bene, e senza pensarci troppo i mostri cercano di assorbire gli umani, Voldrek voleva andarsene, ma io ho insistito perché aiutasse i poliziotti. E dopo un po’ decide di aiutarli, ma i senza nome anno avuto la meglio, tirando fuori delle capacità inaspettate; e ci anno messo in fuga. >>

<<e cosa è successo a quegli umani?>> Chiese Nubis preoccupato.

<<te lo dico io cosa gli è successo, sono finiti tra le fauci di quelle sanguisughe. >>

Rispose Voldrek con voce fredda e menefreghista.

<<dunque sono morti?>>

<<mettila su questo piano, almeno adesso non ci sono più testimoni. Anche se quelle maledette creature adesso hanno più forza. >> Rispose ancora Voldrek.

<<tu ti preoccupi del fatto che adesso non ci sono più testimoni e che i senza nome hanno acquisito ancora più energia?>>

<<senti se tu ci avessi detto fin dall’inizio a cosa stavamo andando incontro, forse potevamo prendere delle misure, ma tu non fai altro che prenderci in giro. >>

Continuò a ribadire Voldrek, ma la risposta di Nubis non si fece attendere.

<<senti, io non so proprio come posso fare a spiegartelo, io non so nulla di questa storia, e ne rimango sbalordito quanto voi. >>

<<ma mi spieghi come fai a non saper nulla, tu eri sempre a stretto contatto con l’ordine, e con i suoi membri; e tu vuoi farci credere che non sapevi nulla!>>

<<si è cosi mio caro Voldrek, ormai non so più quanti anni sono passati dal giorno in cui non ho avuto più contatti con l’ordine, sono passati solo settanta anni da quando sono riuscito a capire che l’ordine era sciolto. Lo scoperto andando alla grande sala, lì non cera nessuno, soltanto un mano scritto che diceva che l’ordine non esisteva più. Fino a quel giorno nessuno mi aveva avvertito di quello che stava accadendo, quindi anche io sono stato usato come voi, e credetemi, capisco la vostra collera. >>

<< se quello che mi dici è vero … allora mi dici a cosa stiamo andando in contro?>>

Dopo questa domanda di Voldrek scese il silenzio per molti secondi, fino a quando Nubis non fece un sospiro e rispose. <<non lo so, ma una cosa e certa, se vogliamo risolvere questo mistero …. Dobbiamo riunire tutti i teschi, e imprigionare di nuovo quei mostri. Quindi domani mattina partiremo all’alba, tu e Scheletorn userete un cerchio alchemico, per andare in Egitto, i ragazzi non possono usare il cerchio, perché non conoscendo l’alchimia … le loro molecole potrebbero non ricomporsi; quindi dovranno prendere l’aereo. Data che io riesco a rendermi invisibile, andrò con Martin e Mark, così potrò proteggerli nel caso di bisogno, vi chiedo soltanto un favore, prima di muovervi, aspettate il nostro arrivo d’accordo?>>

Scheletorn rispose con un secco sì, Voldrek invece si limitò soltanto a rispondere con uno strano mugolio, ma poi decise di togliersi un’altra curiosità.

<<prima vorrei che tu mi rispondessi a un’altra semplice domanda, per quale motivo quei due ragazzi stanno rischiando la vita per trovare tutti i teschi? E per quale ragione tu li stai aiutando? Questa volta devi rispondere il più sinceramente possibile. >>

<<quei ragazzi sono spinti da una grande e giusta causa, un desiderio giusto e lucente, te lo avevo già detto se non sbaglio e per questo che stanno rischiando la vita; ed è per questo motivo che li sto aiutando, e poi radunando tutti e tredici i teschi, riusciremo a risolvere uno dei più grandi misteri della vita. >>

<<ma radunando tutti i teschi scopri ranno la verità sul destino del mondo, almeno è quello che la leggenda narra. Anche se sappiamo io e te che la verità e un’altra. >>

<<già, ma a loro non interessa la leggenda, il loro scopo e tutt’altro che questo, e poi dobbiamo impedire che i teschi vengano riuniti tutti in una sola stanza, o la verità verrà a galla. >>

<<e allora come avresti intenzione di muoverti?>> Chiese Scheletorn.

<<prima che tutti i teschi vengano riuniti, noi dovremmo farlo sparire uno. Tanto per imprigionare di nuovo i senza nome bastano solo sette, una volta catturati ce ne andremo, facendo scomparire ogni traccia di noi; poi quando saremo soli senza occhi estranei …. Imprigioneremo per sempre quei mostri sigillandoli con l’ultimo teschio, intervenendo così nessuno scoprirà nulla. >>

Ma Scheletorn aveva qualcosa da ridere sul piano di Nubis:

<<ma se noi agiamo in questo modo, come faranno i ragazzi a risolvere il loro mistero? Anzi li useremo solo per i nostri scopi personali e non sapremmo mai cos’è successo all’ordine. >>

<<si lo so, ma non abbiamo altra scelta, e poi forse noi qualcosa potremmo scoprire. >>

Poi intervenne Voldrek:

<<vedi, in fondo non sei così tanto diverso da me, vuoi solamente raggiungere i tuoi scopi, anche se stai usando dei ragazzi che forse non sanno ancora pienamente a cosa stanno andando incontro. Voglio dirti ancora un’altra cosa, perché ti stai affannando a fare questo, infondo nessuno ci sta controllando o ci obbliga a farlo. >>

Dopo aver detto questo lo stesso Voldrek e Scheletorn se ne vanno, lasciando solo Nubis; con moltissimi dubbi e pensieri, in poche parole, Voldrek avevano lasciato il segno, sulla coscienza di Nubis. Che volse rimanere da solo ancora un po’ fissando il vuoto per moltissimi minuti. Quando scosse la testa decidendo di trovarsi una stanza comoda e accogliente, così da poter schiacciare i suoi pensieri e i dubbi. La notte di Nubis, fu una notte molto tormentata, tormentata da pensieri di tradimento e di bugie; sapeva molto bene che stava usando i ragazzi per i suoi scopi, ma la cosa che adesso aveva la priorità era quella di imprigionare nuovamente i senza nome. Quindi decise di sopprimere tutti quei pensieri che lo stavano martoriando pensando a questo, ma la notte sembrava interminabile, e la sua coscienza e la sua testa continuavano a torturarlo, la voce di Voldrek rimbombava come un tuono e i sensi di colpa lo schiacciavano, togliendogli quasi il respiro. Ma finalmente vide l’alba fare capolino, e lui ringraziò il celo di questo momento, finalmente il silenzio della notte stava allontanando il suo abbraccio, cosi Nubis prese le armi che aveva chiesto a Voldrek di rubare e le poggiò sopra ad un tavolo, accanto alle armi disegnò un cerchio alchemico, disegnando al suo interno altri tre piccoli cerchi perfettamente allineati fra di loro, afferrò le armi e li pose dentro al cerchio, posò le mani davanti al cerchio, il cerchio come molte altre volte inizia ad illuminarsi di una starna luce giallastra, dopo qualche secondo la luce cessò il suo albore. Prese nuovamente le armi, corse subito a svegliare i ragazzi, ma Martin e Daiana stavano chiudendo la valigia, Mark e Ketrin erano già pronti e li stavano aspettando davanti alla porta di camera; Nubis rimase molto sorpreso nel vedere i ragazzi già pronti.

<<come fate ad essere tutti pronti non vi avevo detto nulla sull’ora esatta della partenza?>>

<<abbiamo origliato la conversazione che hai avuto ieri sera con i tuoi amici. >> Rispose Martin.

<<bene capisco, e non siete arrabbiati?>>

<<no, perché sappiamo che alla fine farai la decisione giusta, e cercheremo di rimediare, sperando di scoprire qualcosa sui miei genitori, il resto non conta. E lo abbiamo capito che la tua era una messa in scena per calmare il tuo amico. >> Rispose nuovamente Martin.

<<vi ringrazio, siete delle persone molto sceglie. Allora aspettatemi fuori dall’hotel per favore. >>

Dopo aver dato queste disposizioni Nubis sapeva di aver mentito ancora una volta, comunque va a cercare Voldrek e Scheletorn, non sapendo in quale stanza si potevano essere sistemati. Ma la sua ricerca non durò molto, infatti, i due lo stavano aspettando nel corridoio del quarto piano, una volta trovati disse loro di seguirlo, e loro acconsentirono senza fiatare. Una volta riunito tutto il gruppo, Nubis iniziò a spiegare il piano da seguire;

<<allora il piano è questo: Voldrek e Scheletorn useranno l’alchimia per raggiungere il punto prestabilito, ma una volta arrivati lì come vi ho già spiegato fino al mio arrivo non dovrete muovere un solo muscolo. Mentre come prestabilito io seguirò per tutto il viaggio i ragazzi, grazie alla mia capacità di rendermi invisibile posso seguirli senza alcun problema. Le armi le affido a te Scheletorn, abbine cura fino al nostro arrivo. Adesso andiamo, non abbiamo un solo minuto da perdere. >>

<<no aspetta le armi dei ragazzi? Ma quali armi io non ho visto nessuna arma. >>

Obbiettò Mark, ma Nubis aveva subito la risposta pronta.

<<te lo faccio vedere subito quali armi. >>

Aprendo leggermente la sua mantella, tirò fuori un piccolo mitragliatore nuovo di zecca, insieme a una spada Katana, con l’impugnatura e il fodero arancione, con il disegno di un aquila reale; decidendo di posarle nelle mani ossute di Scheletorn. <<no aspetta dovresti farcele vedere meglio!>>

Obbiettò ancora una volta Mark, mentre Martin se ne stava in completo silenzio.

<<le vedrete e le impugnerete al momento più opportuno. Adesso cercate un mezzo di trasporto abbandonato e raggiungete l’aereo porto. >>

<<mi spieghi una cosa, ma se la città e semi deserta, anche l’aereo porto sarà deserto?>>

Questa volta a parlare fu Martin, perplesso per questa decisione di Nubis.

<<l’aereo porto e in piena funzione, gli aerei non fanno altro che decollare per portare via più gente possibile, almeno quelli che possono permetterselo. Ed è una cosa che va a nostro vantaggio, e non c’è né anche bisogno di fare una lunga fila davanti alla biglietteria, basta dire alle persone addette dove vogliamo andare via; gli aerei sono pronti a decollare per ogni parte del mondo, ma adesso basta fare domande il tempo stringe. >>

Nessuno fiatò, salirono insieme a Nubis in un auto abbandonata e si diressero all’ aereo porto. Mentre Voldrek e Scheletorn, disegnarono un enorme cerchio alchemico nel terreno, disegnando al suo interno due triangoli che si univano di lato in uno degli angoli, entrarono dentro il cerchio mettendosi sopra i triangoli, posando poi a terra le mani, il cerchio inizia ad illuminarsi di una luce violastra, che man di mano diventava sempre più forte fino a diventare accecante e quando la luce scomparve, insieme ad essa scomparsero sia Scheletorn sia Voldrek. Intanto il viaggio che porta Martin e compagni all’aereo porto i cinque se ne rimangono in completo silenzio, dentro a quel auto non si sentiva volare una sola mosca. Una volta arrivati a destinazione, Nubis è costretto a rendersi invisibile per non farsi notare da le altre persone; l’edificio era sta colmo di persone che non vedevano l’ora di andarsene.

<<bene … adesso che siamo arrivati qua, devo diventare invisibile, ma non preoccupatevi anche se non mi vedete, io sarò sempre al vostro fianco. >>

<<non preoccuparti, lo sappiamo benissimo. >>

Rispose Daiana, anche Ketrin volse aggiungere qualcosa:

<<se non ricordo male, sei stato tu che ci hai salvato la vita in hotel, mentre i ragazzi non cerano. Quindi abbiamo la certezza che non ci abbandonerai. >>

A quelle parole Nubis divenne ancora più serio, e le parole di Voldrek ricominciarono di nuovo a rimbombargli nella testa. <<vi ringrazio molto, le vostre parole mi lusingano, e vi prometto che per tutto il viaggio non vi accadrà nulla, né anche una volta arrivati non vi accadrà niente. >>

Dopo queste parole rassicuranti, unendo le mani e poggiandole poi sul petto Nubis svanisce nel nulla; i ragazzi parcheggiano l’auto senza preoccuparsi del fatto di quale fine potrebbe fare, dato che era stata abbandonata. Entrando in aereo porto non possono fare altro che guardarsi in torno, l’edificio era stracolmo di persone, che stavano spiegando agli operatori quali voli dovevano prendere.

<<credo che dovremmo buttarci nella mischia se vogliamo prendere il nostro aereo. >>

Disse Martin con tono spento, e i quattro ragazzi cercano di farsi largo in mezzo ad una marea di persone che si spintonavano a vicenda; ma prima di arrivare vicino all’operatore più vicino, sono dovute passare due ore, prendendo e dando gomitate a destra e sinistra. Una volta raggiunto lo scopo e aver detto alla operatrice quale volo dovevano prendere, riescono a trovare solo due poltroncine vuote, Martin e Mark da veri gentil uomini … fanno sedere le ragazze e devono aspettare altre due pesanti ore, finalmente la operatrice annuncia il loro volo. Una volta saliti sull’ aereo, tutte le persone intorno non facevano altro che parlare dei senza nome, si ponevano sentire delle domande del tipo: “Chi sono, da dove provenissero, e per quale motivo facessero questo?” e alcune risposte superavano di molto la fantascienza . ad un certo punto una delle assistente di volo accende la tv, e anche lì l’argomento principale erano queste misteriose creature. Ogni angolo più remoto del pianeta aveva sentito parlare di questi mostri, ma il peggio non a mai fine, il ragazzo che aveva ripreso Voldrek e Scheletorn dal proprio terrazzo di casa, aveva messo il video sul web e da lì una rete locale appreso il filmato mandandolo in onda in mondo visione. Ma non era ancora finita, nel filmato si potevano vedere a piena immagine i corpi di Voldrek e Scheletorn. I ragazzi erano rimasti basiti, Nubis stava quasi per urlare per la rabbia, ma dovette trattenere la sua ira, altrimenti la sua copertura sarebbe saltata. Tutte le persone presenti a bordo iniziarono a dire:

<<mio Dio ci sono altri mostri insieme a quelli che conoscevamo. >>

<<questa è la fine del mondo! Ormai la nostra epoca è giunta al termine. >>

<<sogno o son desto, uno di loro era uno scheletro che si muoveva come se fosse vivo. >>

E per quasi tutto il viaggio i ragazzi dovettero subirsi questi discorsi, ma nessuno di loro osò dire una sola parola. Per tutto il volo anche la tv non faceva altro che parlare dei nuovi misteriosi personaggi. Intanto Voldrek e Scheletorn stavano aspettando nel punto prestabilito l’arrivo di Nubis e i ragazzi, ignari di tutto. Mentre Voldrek stava passeggiando nervosamente … si ferma di botto.

<<cosa c’è capo? Perché ti sei fermato così di scatto?>>

<<sai Scheletorn, abbiamo fatto bene ad allontanarci un po’ dal punto prescelto, nell’aria percepisco una strana energia, anche se per adesso non sono riuscito a capire bene di cosa si tratti. >>

<<adesso che mi ci fai pensare, anche io sto avvertendo qualcosa, forse è meglio tornare in dietro. >>

<<no, è meglio andarci cauti, forse potrebbe essere solo un campo magnetico e niente altro. >>

Rassicurato da quelle parole, Scheletorn continua a seguirlo; ma Voldrek dentro di se sentiva che questa energia, che la fonte di questa energia era qualcosa di molto più grande di quello che lui stesso cercava di far credere. E, infatti, aveva pienamente ragione, i senza nome si trovavano nei paraggi, a pochi passi dalla città dei morti di Egitto …. Samara, ma nei dintorni non cerano soltanto loro. Ma anche altri starni esseri avevano percepito la presenza dei senza nome, e con essi anche loro avevano percepito la strana energia che aveva sentito Voldrek. Ma gli stessi senza nome avevano percepito la presenza di Scheletorn e Voldrek e non solo la loro, ma anche quella dei nuovi esseri; ma Voldrek e compagno non erano affatto tranquilli, continuavano a passeggiare nervosamente a due passi dal sito archeologico, ad un certo punto i due si fermano … e l’armatura inizia a farneticare qualcosa:

<<Ehi Sabiaton, tu e i tuoi subordinati potete uscire allo scoperto, siamo qui per il teschio. >>

Poi si elevò uno strano vento gelido, veramente strano per un clima desertico, nei dintorni non si vedevano né turisti né gli addetti ai lavori del sito. Il vento continuava soffiare sempre più gelido e più forte, mentre Voldrek continuava a parlare al nulla.

<<senti Sabiaton, non sono qui per giocare, sono qui per una cosa molto seria. Insomma maledizione ti devo parlare!>> ma colui che cercava non rispose, e il silenzio continuava a vigilare, ma Voldrek non mollò la presa.

<<senti se non vieni fuori sarò io a venirti a cercare, e ti posso assicurare che non sarà molto piacevole. >>

E finalmente una voce proveniente dal nulla rispose alle imprecazioni dell’armatura.

<<Voldrek, sei tu?>>

<<certo che sono io, questa voce di chi credi che sai del genio della lampada per caso?>>

<<finalmente siete arrivati, vi stavamo aspettando. >>

Voldrek mugolò sorpreso.

<<ma cosa significa tutto questo, come facevate da aspettarci, forse Nubis ti ha avvertito?>>

<<no non è stato Nubis a darmi la notizia, ma aspetta adesso ne parliamo a quattro occhi. >>

la sabbia davanti ai piedi di Voldrek e Scheletorn, forma un piccolo mulinello, che diventa man di mano sempre più grande fino a diventare a grandezza di uomo. Quando il mulinello cessò comparve uno strano personaggio, un uomo, ma non un uomo comune, questo individuo era fatto interamente di sabbia. Un uomo robusto, muscoloso e alto, con gli occhi di un colore verde acceso.

<<allora Sabiaton, chi ti a avvertito del nostro arrivo?>>

<<uno strano tizio, un essere umano, vestito con giacca e cravatta; ma la cosa più assurda e che quel tizio sapeva usare l’alchimia. >>

<<ma stai delirando, un umano non può usare l’alchimia cosi tanto facilmente. >>

<<invece quello la sapeva usare, altro che se la sapeva usare, ha usato un raggio di energia mediante un cerchio alchemico disegnato nella mano sinistra, e in più a usato un cerchio alchemico per trasmutare la sua materia per spostarsi da un luogo ad un altro. >>

<<no, ripeto non è possibile, non era un umano, gli umani di questi tempi prendono l’alchimia per una barzelletta e non come una cosa seria. >>

<<io ti dico che quello era un essere umano ne sono sicurissimo, dobbiamo parlare con Nubis, a proposito dove si trova adesso?>>

<<sarà qui a momenti, sta facendo la balia a quattro ragazzi, ma credo che tra poche ore saranno qui. >>

Ma Nubis e i ragazzi, avevano qualche problema a comunicare, il fatto che Nubis doveva rimanere in silenzio e invisibile … stava diventando un problema. Non avevano parlato allungo del fatto che una volta arrivati in Egitto casa avrebbero dovuto fare. Una volta atterrati i ragazzi e le ragazze si dirigono all’uscita, cercando di capire cosa era meglio fare. Allora Martin cercando di non dare troppo nell’occhio cercò di comunicare con Nubis.

<<Nubis mi senti, se mi senti ti pregherei di rispondermi. >>

<<si ti sento benissimo, non sono sordo, ma tu rischi di fare la figura dello scemo. Quindi tu poni le tue domande a Mark, e tu Mark muovi le labbra, così non rischieremo niente. >>

<<aspetta un attimo, per quale motivo dovrei essere io a muovere le lebbra?>>

<<zitto, e inizia a muovere quella dannata bocca. >>

Nubis iniziò a parlare, e Mark inizia a muovere le labbra, Ma Nubis ebbe subito qualcosa da recriminare.

<<Mark ti ho detto di muovere le labbra non di boccheggiare, cerca di muovere il più naturalmente possibile d’accordo. >> <<sto facendo del mio meglio cosa credi. >>

<<d’accordo ricominciamo da capo, il tempo stringe, quindi smettiamola di gingillarci ancora di più, quindi vi consiglio di trovare un vicolo appartato, una volta trovato potrò ricomparire senza alcun problema, una volta tornato visibile vi dirò cosa fare. >>

i ragazzi si misero subito alla ricerca di un vicolo appartato, ma mentre stavano cercando il vicolo, la loro attenzione venne distratta da un negozio di elettrodomestici che in vetrina metteva in mostra dei televisori. E uno di questi televisori era sintonizzato su un canale di informazione inglese; la notizia riportava che uno dei teschi di cristallo il Trempion lin situato nel più prestigioso museo francese era stato rubato. Questo starno furto i giornalisti lo collocarono alle misteriose creature, i senza nome. Martin, Mark, Ketrin e Daiana rimasero scioccati nel apprendere questa notizia, dopo poco ripresero a camminare, visibilmente traumatizzati dalla incredibile notizia. Dopo circa un quarto d’ora di cammino, riescono a trovare un piccolo vicolo deserto e buio, finalmente Nubis poté ricomparire senza alcun problema.

<<bene, adesso allontanatevi da me per qualche metro. >>

i quattro obbedirono, si allontanarono senza fiatare. Nubis iniziò a disegnare un cerchio alchemico, con due triangoli all’interno uno con la punta rivolto verso destra, l’altro verso sinistra, entrò nel cerchio e disse ai ragazzi di fare la stessa cosa.

<<aspetta, per quale motivo ai disegnato un cerchio alchemico, adesso sei perfettamente visibile!>>

<<questo cerchio ci porterà alla destinazione finale, e adesso piantala di fare inutili domande Mark entra dentro. >>

Ma anche a Martin qualcosa non tornava.

<<ma scusa, siamo venuti fin con l’aereo perché non potevamo usare il cerchio altrimenti avremmo avuto problemi, e adesso hai deciso di usarlo?>>

<<non abbiamo molto tempo, dobbiamo rischiare non possiamo prendere un auto. Adesso per favore entrate. >> Guardandosi tutti negli occhi un po’ scettici decidono di entrare lo stesso.

<<bene signore e signori, vi consiglio di reggervi forte, perché adesso si vola, nel vero senso della parola. >>

i cinque scompaiono nel nulla, iniziano a volare ad una velocità indescrivibile, in un batter d’occhi riescono a raggiungere il luogo prestabilito. Durante il Volo anche Nubis riesce a percepire la starna energia percepita in precedenza da Voldrek e Scheletorn, ma per non allarmare i suoi compagni di viaggio, che avevano già qualche problema con il volo decide di rimanere in silenzio.

<<eccoli! Stanno arrivando finalmente. >>

esclamò Voldrek, rivolgendosi a Sabiaton. In fatti in lontananza si potevano udire le urla spaventate di Martin e compagni, ma a cento metri dal contatto dal suolo Nubis si stacca dal gruppo, nessuno dei ragazzi riuscì a dire nulla … troppo presi dal panico; Nubis inizia a scendere più velocemente rispetto agli altri, atterrando perfettamente nella sabbia, alzando un gran polverone. Ma comunque uscendone indenne nonostante fosse atterrato con un ginocchio posato sul terreno e l’altro piegato a metà. Subito alza lo sguardo, per capire quanti metri mancavano ai quattro per toccare terra, costatato questo unisce le mani, poggiandole subito sulla sabbia; la stessa sabbia inizia ad alzarsi, formando come un grande materasso, i ragazzi cadono su questo materasso come dei frutti maturi, per poi essere inghiottiti letteralmente dallo stesso materasso di sabbia. Il materasso scompare, facendo comparire sia le ragazze sia i ragazzi, il quale atterrano in piedi completamente indenni, ma Ketrin e Daiana continuavano ad urlare, non essendosi accorte che ormai era tutto finito; Martin e Mark decidono di scuoterle, cercando di fargli capire che era tutto finito. Sabiaton, iniziò ad arricciare il naso per la scena a cui aveva appena assistito, e non riuscì a trattenere le parole:

<<sono questi coloro che stanno cercando i teschi?>>

Alla domanda rispose Voldrek, con tono al quanto sotto messo.

<<si sono loro, comunque non farti ingannare dalle apparenze, sono molto in gamba, soprattutto i due ragazzi. >> <<sarà, comunque adesso devo parlare con te Nubis, devo riferirti quello che poco prima ho detto a Voldrek e Scheletorn. >>

<<sono curioso, inizia a parlare. >>

Così Sabiaton spiega a Nubis tutto quello che aveva riferito ai suoi due compagni, anche Nubis era rimasto sbalordito da quello che gli era stato appena riferito, e anche lui cerca di far capire a il suo interlocutore che forse stava sbagliando. Ma ancora una volta Sabiaton ribadì che tutto quello che aveva detto era vero, e non frutto della sua immaginazione, e a quel punto Nubis decide di porgli una domanda:

<<allora dimmi, questa strana forza che sento … è di questo individuo, e questo vento gelido che non posso sentire, ma riesco a percepire dipende sempre da lui … o è un tuo trucco?>>

e la risposta non si fece attendere.

<<questa strana forza si è formata subito dopo che quel tizio se né e andato, e anche questo vento anche se io come te non posso sentirlo ma lo posso percepire, si è elevato subito dopo. >>

<<quindi per te l’umano non centra nulla?>>

<<mio caro, ma a questa domanda non posso risponderti. >>

Ma sul più bello una fredda e roca voce fece la sua comparsa, Voldrek riconobbe subito quella voce, e anche Scheletorn aveva riconosciuto quella voce, era la voce del senza nome che li aveva minacciati a Pechino, e Voldrek mise subito in allerta tutti gli altri.

<<fate attenzione, e la voce del senza nome che abbiamo affrontato io e Scheletorn in Cina.>>

<<ne sei sicuro?>> Chiese Nubis.

<<non sono sicuro, sono sicurissimo, non mi posso sbagliare. >>

Dicendo questo sguainò entrambe le spade, e il suo braccio destro seguì il suo esempio.

<<aspettate, aspettate, a questo punto dobbiamo cercare di strappare delle informazioni a questi mostri. Vi pregherei di rifoderare le vostre spade signori, dobbiamo cercare di restare calmi. >>

<<se vuoi delle informazioni da quelle sanguisughe … di certo non sarò io a impedirtelo, ma non pensare né anche un secondo che io rifodererò le mie spade. >>

<<va bene Voldrek, fa come ti pare, ma voglio darti un altro consiglio, cerca di trattenere il tuo prurito … almeno finche le cose non si fanno pericolose, siamo d’accordo!>>

<<d’accordo. >>

Ma il senza nome iniziò a formulare delle domande.

<<quindi voi vorreste delle informazioni? Allora vi consiglio di seguire il gesto del vostro amico d’armi, per che noi non scendiamo a parole con voi. >>

A quelle parole Nubis iniziò ad accarezzare l’impugnatura della propria spada, ma cercò di giocare anche di astuzia. <<cosa state cercando in questo luogo, il teschio?>>

<<tu che sei un guardiano dei teschi, non hai alcun diritto di farci queste domande. >>

<<vi state evolvendo per caso? Siete dei mostri, ma adesso siete anche astuti. >>

<<noi per voi siamo dei mostri, ma dico vi siete mai guardati allo specchio? Infondo non siete così diversi da noi. >> Questa affermazione fece innervosire Nubis, e alzando la voce rispose:

<<anche se adesso noi possiamo sembrare dei mostri, in un tempo lontano eravamo degli esseri umani al cento per cento. Voi invece siete sempre stati dei maledetti mostri, non potete neanche minimamente immaginare cosa voglia dire possedere un cuore. >>

Ma la risposta del senza nome non si fece attendere.

<<è vero, noi non sappiamo e non sapremo mai cosa voglia dire avere un cuore umano, ma questo proprio per colpa di voi essere umani. Noi siamo nati per mano di un uomo, e abbiamo dovuto subirne le conseguenze, siamo dei mostri, e ci dobbiamo nutrire di esseri umani solo per colpa vostra. Ogni cosa che accade su questo pianeta, e solo colpa vostra e di nessun altro. >>

<<si quello che dici è la verità, ma voi siete nati dalla mente malata di una sola persona, che vi a creati per difendere i teschi, ma si è rivelato un completo fallimento. >>

<<ti dico una sola cosa guardiano, noi vogliamo essere soltanto liberi, siamo stufi di essere prigionieri in una trappola di pietra e di essere liberati soltanto quando qualcuno riesce a prendere il tuo teschio, e questo non accade molto spesso. Adesso siamo di nuovo liberi, e questa volta vogliamo tenerci la nostra libertà e non ci faremo fermare da voi insulsi guardiani. >>

<<noi abbiamo vissuto una vita da umani, abbiamo saputo amare, soffrire, a volte abbiamo saputo anche odiare; voi non conoscete minimamente neanche uno di questi sentimenti, volete la libertà, io vi dico che oggi scomparirete dalla faccia della terra. >>

<<bene guardiani, allora preparatevi a combattere. >>

Ma Martin preoccupato per un eminente scontro, cercò di continuare la conversazione.

<<aspetta un secondo Nubis, a quello che ho capito anche loro sono qui per il teschio, oppure sbaglio?>>

<<no, non sbagli!>>

<<bene, anche se loro non vogliono collaborare, perche non proviamo a farci dire quanti teschi sono in loro possesso.>>

<<bravo, forse non hai affatto avuto una cattiva idea. >>

<<sì ma devi cercare di farti anche dire se loro centrano qualcosa con il furto in Francia!>>

Ma Voldrek sentendo confabulare Martin e Nubis venne un dubbio.

<<ma di cosa state parlando? Quale furto in Francia?>>

Alla curiosità di Voldrek rispose Mark

<<quando ci stavamo allontanando dall’aereo porto siamo passati davanti un negozio di elettrodomestici. E in vetrina cera una pila di televisori, la quale trasmettevano un telegiornale in lingua inglese; e annunciava che in Francia era stato rubato ad un museo un teschio di cristallo. E tutto questo lo hanno legato ai senza nome. >>

<<mi stai dicendo che il Clempron lin è stato rubato?>>

Ma questa volta a rispondere ci pensò Nubis.

<<esatto, e forse i senza nome centrano davvero in tutta questa storia. >>

<<no, vistate sbagliando!>> Obbiettò Sabiaton

<<di che cosa stai parlando?>> chiese Nubis

<<tutto questo è quello che dovevo finire di dirvi. Quello starno personaggio, mi ha detto di dirvi anche che non dovevate preoccuparvi del Clempron lin, perché era già nelle sue mani, e neanche del teschio testa rossa, anche quello è nelle sue mani. >> Ma Voldrek non era molto convinto di quelle parole, e nel dubbio rivolse una domanda a Sabiaton.

<<allora nelle sue mani ce anche il teschio che dovevi difendere tu? E se non fosse così per quale motivo non lo ha preso?>>

<<ti rispondo subito, il teschio che dovevo difendere e ancora nelle mie mani, ci ha detto che non lo avrebbe preso soltanto perché era stanco, ma che non dovevamo dormire sugli allori, tanto avrebbe mandato un suo esercito personale a prenderlo. >>

A quel punto Nubis esclamò:

<<i senza nome!>>

Ma il senza nome rispose con tono vigoroso.

<<noi non abbiamo la più pallida idea di chi sia questo individuo, nelle nostre mani non ce un solo teschio. >>

<<ma a chi volete darla a bere. >> Borbottò Nubis.

<<se non mi vuoi credere sei libero di non farlo senza alcun rancore. >> Ma a Martin venne un dubbio ….

<<senti uomo sabbia, poi descrivermi l’uomo che ti a detto tutte quelle cose?>>

<<ehi tu ammasso di materia organica, cerca di essere più rispettoso nei miei confronti. >>

<<si hai ragione, mi puoi descrivere quel tizio … per favore. >>

<<ecco così va meglio, era vestito molto elegantemente …>>

<<no, no a me non interessa sapere come era vestito, voglio che tu mi descriva i suoi tratti somatici. >> <<d’accordo, era molto alto, capelli neri corvino, gli occhi chiari e sguardo tenebroso. >>

A quella descrizione Martin e Mark si guardarono negli occhi e insieme esclamarono un nome:

<<Letwins!>>

E Voldrek chiese subito delle informazioni su questo Letwins, e alla domanda rispose Mark.

<< è il proprietario del British Museum, e nel suo museo era custodito uno dei teschi. >>

<<ma un originale … oppure un falso?>>

<<io questo non lo posso sapere con certezza, ma credo proprio che sia stato l’originale. Mettendo quel teschio vicino a quello di Martin entrambi i teschi anno iniziato ad illuminarsi e ad emettere degli strani rumori. >>

<<sì il teschio è originale, ma non sapevo che uno dei teschi di Cristallo si trovasse a Londra.>>

Continuò Voldrek.

<<io lo sapevo, ma un’altra cosa che so bene è questa, qui la situazione sta veramente degenerando. >>

Balbettò Nubis, ma i senza nome stavano iniziando ad innervosirsi.

<<noi non siamo qui per fare salotto, né tanto meno per una rimpatriata fra amici, noi siamo qui per combattere. >>

Ma la forza misteriosa che avevano percepito tutti quanti, a parte Martin e compagni. Stava diventando sempre più forte, e tutti quelli che riuscivano a percepirla diressero lo sguardo in direzione di essa. La forza si avvicinava sempre più velocemente, fin quando non riusciranno a vedere una enorme nuvola di polvere.

<<cosa significa quella enorme nuvola?>>

Chiese spaventata Daiana, ma tutti rimasero in silenzio e senza muovere un solo muscolo. Ma ad un certo punto Sabiaton capì cosa era quella nuvola e urlò:

<<preparatevi a combattere, quella nuvola si è elevata a causa dei cavalieri scorpione!>>

Voldrek e Scheletorn sguainarono subito le loro spade, anche i senza nome si misero in guardia, Sabiaton invece chiama a se il suo esercito allungando il braccio indicando la sabbia, dalla stessa ne uscì fuori una strana lancia, con l’impugnatura molto piccola, la punta invece era medio grande, rispetto al bastone. E proprio sulla punta della lancia al centro si trovava una piccola fessura, che tagliava in due la lama, e anche il colore era molto particolare; era gialla, gialla come il sole. Poi Sabiaton con la lancia in mano guardò il cielo, per poi conficcare la lancia nella sabbia vicino ai suoi piedi. Dopo aver fatto questo gesto, proprio dietro alle sue spalle iniziano a comparire degli altri uomini sabbia, identici a lui, armati a loro volta con delle lance identica alla sua e disse loro:

<<preparatevi ad un lungo ed estenuante scontro, solo i più forti ce la faranno. >>

Nubis disse alle ragazze di mettersi al sicuro, poi dalla sua mantella tirò fuori le armi per Martin e per Mark, posandole nelle loro mani, dicendo loro:

<<mi raccomando, dovete fare molta attenzione, adesso io porto le ragazze il più lontano possibile, e poi tornerò subito qui. Voldrek, Scheletorn, affido Mark e Martin nelle vostre mani per qualche secondo; ricordate … io mi fido di voi. >> <<non crucciarti, io e Scheletorn sappiamo come agire in questi casi. E poi questa volta abbiamo più di duecento uomini sabbia dalla nostra parte. >>

Nubis non rispose, ma fece solo un piccolo cenno con la testa, prese le ragazze e corse in direzione delle piramidi di Giza. I cavalieri scorpione erano vicinissimi, Mark stringeva il suo fucile tra le mani, Martin invece fra le sue mani stringeva la spada. Voldrek non vedeva l’ora di iniziare a combattere, Scheletorn e gli uomini sabbia stavano attendendo l’arrivo dei nemici con molta calma, quasi rilassati. Invece Mark più vedeva avvicinarsi quella nube più si innervosiva.

<<scusate, posso dire una cosa, perché invece di combattere … non cerchiamo un accordo con quegli individui?>> <<quegli individui come li chiami tu … non si perdono in inutili parole. Loro sanno solo combattere e uccidere, senza alcuna pietà.>> Rispose Voldrek con tono soddisfatto.

<<sì ma c’è anche un altro problema – continuò Mark – Nubis si è dimenticato di darmi le munizioni di questo fucile. >> <<Nubis lo ha modificato con l’alchimia, il tuo fucile non ha bisogno delle munizioni, potrai farci fuoco finché non andrai in pensione. Un’altra cosa, Martin anche la tua spada ha ricevuto delle modifiche, ma sarà a te scoprire come usarle. >> <<aspetta un attimo Voldrek di quale modifiche stai parlando?>>

<<non c’è più tempo per parlare, stanno arrivando, mi correggo sono già qui. >>

Ormai i cavalieri erano cosi vicini che Martin, Mark e gli altri riuscivano a vederli chiaramente. E centinaia e centinaia di scorpioni giganti galoppavano come delle furie proprio davanti a loro, questi scorpioni venivano cavalcati da degli strani personaggi, erano ancora troppo distanti per poterli inquadrare meglio. Ma gli scorpioni si muovevano ad una velocità molto elevata, quindi passarono solo pochi secondi e furono visibilissimi. I ragazzi di stranezze fino a quel momento le avevano viste tante, ma quest’ultima le batteva davvero tutte. Questi individui erano vestiti con una leggera tunica di seta nera, e fin qui nulla di particolare … ma le mani e la testa riuscivano a farti accapponare la pelle, non si riusciva a capire di cosa fossero fatte queste due parti del corpo; era come se fossero avvolte da delle piccole liane, e queste liane era come se avessero una vita propria, si muovevano ondeggiando. In entrambi le mani brandivano delle gigantesche sciabole, che luccicavano come diamanti al contatto con la luce del sole, e nel viso si potevano appena intravedere due piccoli occhi bianchi come la neve. Sabiaton diresse lo sguardo sui suoi soldati, dicendo loro:

<<caricate le lance e fate fuoco solo quando ve lo dico io. >>

i suoi sub ordinati posarono le punte delle lance sulla sabbia, e le lance iniziarono a lampeggiare di un rosso acceso, aspirando dalla piccola fessura la sabbia. Mark iniziò a prendere la mira, Martin strinse con entrambe le mani l’impugnatura della sua spada, Sabiaton dette l’ordine di puntare e fare fuoco; un forte e preciso getto di sabbia fuori usciva dalle lance, colpendo i cavalieri scorpioni, facendoli cadere violentemente a terra e tramortiti. Gli uomini sabbia ricaricarono subito le loro armi, ma il contro attacco dei cavalieri non si fece attendere, iniziarono a far roteare le spade, per poi fare uno scatto in avanti con il braccio, e la lama della spada inizia ad allungarsi come una frusta. E proprio come una frusta le lame avvolgono i propri nemici nella vita, per poi scaraventarli verso l’alto o tagliarli i due, coloro che venivano scaraventati in aria, durante la scesa cadevano rovinosamente sui compagni, ma incredibilmente alcuni si rialzavano come se non fosse successo nulla, altri invece tornavano ad essere semplicemente sabbia. Coloro che rimanevano in piedi continuavano a fare fuoco, i getti di sabbia passavano a canto di pochi centimetri da Martin e Mark, Mark però notando questo capì che era arrivato il momento di svegliarsi dal suo torpore, e di entrare in gioco. Strinse forte il fucile e fece fuoco, colpendo in pieno uno dei cavalieri scorpione che cadde immediatamente a terra, gli altri cavalieri non si facevano scrupoli sui compagni caduti, che venivano calpestati senza alcuna pietà dagli scorpioni giganti, gli uomini sabbia continuavano a caricare le loro lance, ma ormai non cera più tempo per combattere a distanza, la battaglia era entrata nel vivo. I cavalieri scorpione colpivano violentemente gli uomini sabbia, trafiggendoli con le grandi sciabole in piena corsa, e per Sabiaton e il suo esercito le cose si mettevano molto male, perche i loro nemici dimostravano di avere molta destrezza con il combattimento ravvicinato. Tagliavano testa e braccia ai loro avversari con molta semplicità, facendoli scomparire. Ma né anche gli uomini sabbia scherzavano, trafiggendo con le lance qualsiasi cosa cercasse di colpirli, cercando anche di giocare di astuzia, amputando le zampe degli scorpioni. Ma entrambi gli attacchi delle due fazioni si annullavano a vicenda, i cavalieri scorpione nonostante tutti i colpi subiti dimostravano di avere una pelle più dura del diamante, e gli uomini sabbia dopo ogni attacco scomparivano … ma dopo pochissimo si ricomponevano subito, in questo modo nessuno delle due sezioni periva in battaglia. Ma ad un certo punto anche Martin decise di essere della partita, e si gettò nella mischia. Uno dei cavalieri, stava puntando proprio verso di lui, Martin protese la spada in avanti, ma quando la sua spada venne a contatto con quella del cavaliere scorpione … ad averne la peggio fu proprio lui, la forza del cavaliere era ben superiore a quella che credeva il ragazzo. Infatti, venne scaraventato violentemente a terra, non prima di aver fatto un giro su stesso a mezz’aria. Il cavaliere scorpione stava per trafiggerlo, ma ad un certo punto si blocca, si piega in avanti e cade a terra, e dietro di lui compare una sagoma, era quella di Nubis. Nubis era riuscito ad arrivare in tempo, fece poi roteare la spada sul palmo della mano e la conficcò nella schiena del gigantesco scorpione. La quale iniziò subito a dimenarsi, cercando di colpire con la punta avvelenata della coda l’ospite indesiderato, Nubis scese veloce mente dalla schiena del gigantesco insetto, trafiggendosi con la propria coda. Lo scorpione accusa il colpo e si accascia a terra senza vita, Nubis tese la mano a Martin, aiutandolo a rialzarsi.

<<grazie, se non fossi arrivato tu … non voglio immaginare come sarebbe andata a finire. >>

<<non pensare a questo, ma pensa a combattere meglio adesso ok!>>

Dopo queste parole Nubis si getta nella mischia, facendo mulinare la spada, ma né anche Martin riesce a prendere fiato, un cavaliere la quale a perso il suo animale, sta correndo verso di lui con le spade protese al cielo, ingaggiando un duro duello con Martin, ma questa volta ad avere la peggio è il cavaliere. Ma anche Mark si stava dando da fare, i cavalieri gli sfrecciavano a canto cercando di colpirlo, ma lui riusciva ad evitare ogni attacco, per poi riuscire a contrattaccare con il suo fucile. Anche i senza nome stavano dando il loro personale contributo, e i cavalieri scorpione temevano molto di più gli stessi senza nome che gli uomini sabbia. I cavalieri non cercavano mai lo scontro uno contro uno quando si trovavano davanti un senza nome, ma cercavano di attaccarli almeno in tre. Ma anche se li attaccavano più di uno i loro nemici dimostravano di avere una dote di combattimento molto elevata e affinata, più di quanto potessero immaginare. Riuscivano a combattere con almeno sei avversari contemporaneamente, come volevasi dimostrare … erano delle vere e proprie macchine per uccidere, riuscivano a sbarazzarsi di tutti quei nemici in pochi secondi. Ma le cose cambiano quando in gioco entrano anche gli scorpioni giganti, dalle loro code facevano fuori uscire un potente acido, che in quel caso fungeva da diversivo, e il senza nome si trovava in seria difficoltà nel evitare l’acido e l’attacco dei cavalieri. Con questo stratagemma riuscivano a metterli in seria apprensione. Mark si era accorto della difficile situazione di uno dei senza nome, e non sapeva se era meglio intervenire e aiutare una delle creature che gli aveva causato un sacco di problemi, oppure lasciarlo al suo destino. Ma alla fine decide di imbracciare fortemente il fucile, prese la mira . e fece fuoco, prendendo in piena fronte il suo bersaglio. Spostò la mira di soli dieci gradi, e colpi un altro dei cavalieri, ma ce ne erano altri tre a dare fastidio al senza nome, più lo scorpione gigante. Il senza nome spostò lo sguardo di scatto in direzione de Mark, dicendogli:

<<ti ringrazio, ma puoi farmi un altro favore, puoi mandare al’altro mondo quella dannata bestia?>>

Mark non disse una parola, mirò allo scorpione e fece fuoco, il proiettile finisce proprio in mezzo agli occhi dell’insetto gigante; la quale si accascia a terra, ma facendo uscire dalla coda un lapillo di acido, che stava proprio mirando in direzione del senza nome. L’essere si accorge subito di questo, si libera di due dei tre cavalieri che lo stavano affrontando, colpendoli con i propri artigli sul petto, colpendoli subito dopo con un calcio al volto. Il terzo cavaliere preso da un leggero panico, iniziò a far oscillare le spade a destra e a sinistra, il senza nome si era accorto di questo, afferra la testa del cavaliere scorpione e la fa sbattere nel ginocchio, e quando l’acido era ormai a pochi centimetri, usa il suo avversario come scudo. Il cavaliere non poté fare altro che dimenarsi per il forte dolore provocatogli dall’acido. Il senza nome rivolse lo sguardo ancora una volta in direzione del ragazzo, protese il braccio verso di lui, fece allungare gli artigli a dismisura; Mark osservava la creatura con gli occhi impietriti, gli artigli passarono vicino al suo viso e andarono a trafiggere sul collo un cavaliere, che si era posizionato alle spalle di Mark, una volta colpito il bersaglio gli artigli tornano subito alla loro dimensione naturale. Ma i cavalieri scorpione sono così tanti che sbucano da ogni dove, un altro cavaliere di stava avvicinando alle spalle del senza nome, il ragazzo non riesce a parlare, ma riesce ad indicare il cavaliere con la mano. La creatura capisce al volo il significato di quel gesto; si gira di scatto, allunga di circa un metro gli artigli, ma questa volta dagli artigli principali …. Iniziano a crescere degli altri piccoli artigli, che assomigliano a delle piccole radici, che trafiggono su tutto il corpo lo sventurato cavaliere, e questa volta non no stante la sua pelle durissima che riesce a proteggere i cavalieri scorpioni da qualsiasi attacco …. Cade a terra privo di vita. Il senza nome guardò per l’ennesima volta Mark dicendogli:

<<ti ringrazio ancora una volta, mi hai salvato la vita per due volte di fila. Adesso avrai il privilegio di chiedermi quello che vuoi. >>

Mark non riusciva ancora a parlare, poi finalmente scosse la testa e disse:

<<posso chiederti qualsiasi cosa?>>

<<sì, qualsiasi cosa. >>

<<d’accordo, allora perche non combattiamo insieme. >>

<<per caso dovrei farti da guardia del corpo?>>

<<non proprio, diciamo che ci guardiamo le spalle a vicenda. >>

<<e va bene, non posso rifiutare. Ma rammenta bene, uniremo le nostre forze solo in questa occasione. >>

<<bene …. Benissimo, io non ho nulla incontrario, te lo posso assicurare. >>

Ma in questa epica battaglia anche Voldrek e Scheletorn riuscivano a trovare delle difficoltà; Scheletorn si ritrovava a dovere combattere con un aggressivo scorpione che aveva perso il suo cavaliere che gli stava dando del filo da torcere, non faceva altro che far uscire del veleno acido dalla coda in continuazione, ma riusciva a proteggersi con il suo scudo, che comunque stava riportando dei piccoli danni. Ma la cosa più frustrante per Scheletorn, era il fatto che non riusciva ad avvicinarsi di un solo metro vicino allo scorpione, per poterlo colpire; saltellava a destra e a sinistra per cercare di crearsi un diversivo per poterlo finalmente attaccare, ma quando lo scorpione non usava l’acido, a quel punto usava le sue grandi chele per aggredire lo scheletro. Ma alla fine Scheletorn si era stancato di giocare con il suo nuovo amico, e così decise di usare un piccolo trucco, imparato da un avversario affrontato moltissimi anni prima. Più precisamente decise di usare lo scudo come un arma, raramente usava lo scudo che portava appeso sulla spalla sinistra come un ornamento, ma ancora più raramente decideva di usarlo come scudo. Lo stesso scudo era dotato di un meccanismo interno, che tramite un piccolo bottone posto nella parte posteriore, faceva uscire ai lati delle piccole lame uncinate, che trasformavano lo scudo in una specie di lama circolare. Tagliò i lacci di cuoio che lo tenevano legato alla sua spalla, lo fece scorrere lungo il braccio e lanciò il suo scudo come un frisbi mirando alle tre zampe destre dello scorpione, la quale lo scudo tranciò di netto, lo scorpione cominciò a dimenarsi per il dolore, dimenticandosi del suo nemico, che saltò al collo dell’insetto, fece roteare la spada sul palmo della mano e lo trafisse sulla testa, e in pochi istanti lo scorpione cessò di dimenarsi. Voldrek invece stava invece combattendo al fianco di Sabiaton, che fino a quel momento se l’erano cavata alla grande, ma un ondata di nemici si stava facendo strada fra i loro alleati; un tremendo scontro si stava annunciando per i due. Infatti, in pochi istanti un gruppo formato almeno da sessanta cavalieri scorpione si fece avanti e si presenta alle grazie di Sabiaton e Voldrek. I due ingaggiano subito un tremendo scontro con i suoi nemici, l’uomo sabbia se la cavava molto bene con la sua lancia, e le due spade del suo alleato, nello spazio di un ora, avevano assaggiato molta carne di cavaliere scorpione. Ma anche la stanchezza stava facendo il suo ingresso trionfale, e a quel punto riuscivano soltanto a difendersi dai fendenti dei nemici, ma per loro fortuna, Nubis, Scheletorn e Martin si erano accorti di quello che stava accadendo, e decisero di andare a dare una mano ai due amici in difficoltà. I tre si gettarono subito nella mischia, e fecero capire di che pasta erano fatti, poco dopo a dare loro man forte arrivarono alcuni soldati di Sabiaton, che erano posizionati in un altro fronte. Così in poco tempo il gruppo di cavalieri venne decimato. Ma i cavalieri ancora rimasti, sapevano molto bene quello che dovevano fare, e cioè entrare nella cripta segreta, e prendere quello che gli era stato ordinato di prendere. I cavalieri scorpione decisero di radunarsi tutti, creando tre lunghe file, una posta dietro l’altra. E uno dei cavalieri iniziò a parlare agli altri, cercando di non farsi sentire dai suoi nemici.

<<bene abbiamo creato un bel po’ di confusione, adesso però dobbiamo raggiungere il nostro obbiettivo. Dobbiamo prendere il teschio. Ma per fare questo dobbiamo crearci un diversivo, e io ho un piano per crearlo. Adesso manderemo gli scorpioni in ava scoperta, facendogli lanciare il loro veleno, che lo spareranno verso l’alto facendolo cadere a pioggia sui nostri avversari. Ma tre scorpione dovranno essere montati da tre di noi, che dovranno cercare di oltrepassare la linea nemica, se questi tre falliranno, si faranno avanti altri tre dei nostri e faranno la medesima cosa, fino a che qualcuno non riuscirà a passare …. E quando questo accadrà quelli che sono rimasti fuori attaccheranno come un toro inferocito. Ai tre che riusciranno da entrare nella cripta, verrà assegnato anche il compito di risvegliare il titano Glasius, con gli speciali amuleti che ci sono stati affidati, ma solo dentro la cripta potrà essere risvegliato con l’originale medaglione, e dentro il cerchio alchemico. E sempre grazie a questi amuleti che potremmo controllare il titano, che ci aiuterà qui fuori a tenere a bada i nostri nemici. Se qualcosa non vi fosse chiaro, ditelo adesso. Perche dopo non vi sarà la possibilità di un’altra possibilità di chiarimenti. >>

Ma nessuno fiatò, quindi il cavaliere continuò a parlare.

<<al momento opportuno alzerò il mio braccio, e quando lo alzerò …. Inizieremo la nostra manovra di attacco. >> I cavalieri scorpioni iniziarono a posizionarsi, come stabilito tre di loro salirono sugli scorpioni e si concentrarono, giocherellando con le loro spade. Ma il comandante che aveva appena spiegato il piano, aveva ancora qualcosa da dire: <<i nostri nemici con molta probabilità alzeranno una barriera di sabbia che li proteggerà dal veleno, ma avranno anche un grosso problema. Ed è quello che proprio a causa della sabbia non riusciranno a vedere quello che faremo sul campo, quindi adesso tenetevi pronti, al mio segnale si comincia. >>

Nubis e gli altri guardarono perplessi i cavalieri confabulare qualcosa, senza però capire le loro intenzioni.

<<cosa staranno architettando quei maledetti?>>

Formulò la un po’ a tutti Voldrek, alla domanda decise di rispondere Sabiaton.

<<non saprei con certezza, ma credo che stiano pianificando un attacco massiccio. >>

<<si lo penso anche io, dobbiamo radunarci tutti, così da proteggerci meglio. >>

Consigliò Nubis, ma Martin si accorse che qualcuno mancava all’appello.

<<Nubis, dov’è Mark?>>

<<non lo so, non è con te?>>

<<è da quando è iniziato questo macello che non lo più visto. >>

Martin inizia a guardarsi in torno in cerca dell’amico, ma non riusciva a individuarlo; fino a quando non riesce a vederlo. <<guardate, è laggiù, con quei maledetti senza nome. >>

<<lo avranno preso come ostaggio quei bastardi!>>

Urlò Voldrek, ma Mark non era prigioniero di nessuno, ma stava cercando di farli ragionare, voleva convincerli ad unirsi a lui e ai suoi compagni.

<<ascoltatemi, non a alcun senso continuare a farci la guerra fra di noi, adesso abbiamo un nemico comune, che sono quei vermi laggiù. Dobbiamo combattere uniti, e vero, voi ve la cavate bene anche senza di noi, ma diciamocelo, anche quei cosi che cavalcano quegli scorpioni non sono male e in più sono molti di più di noi, il loro numero supera di gran lunga il nostro. E poi non capisco per quale motivo avvolte cadono a terra privi di vita e molte altre volte e come se non sentissero i colpi subiti. >>

<<questo te lo posso spiegare io, loro come i tuoi amici Nubis, Voldrek, Scheletorn, Sabiaton e gli altri uomini sabbia, erano degli esseri umani, giustiziati per aver commesso dei reati o dei torti all’umanità. In poche parole loro sono morti, e l’unica cosa che le tiene in vita e la loro anima, e la loro anima è legata ad un sigillo di sangue. Questo sigillo si trova dentro di loro, un solo graffio a quel emblema di sangue e la loro anima muore definitivamente. Adesso hai capito come funziona?>>

<<affascinante …. Sì ma questa rivelazione non cambia le cose, loro sono sempre un numero elevato, e se ho capito bene questo sigillo si trova dentro i loro corpi e questo di sicuro non semplifica le cosa. Sentite ci parlo io con i ragazzi, e nessuno proverà a farvi del male, ve lo posso assicurare. >>

il senza nome cui Mark aveva salvato la vita rivolse lo sguardo verso Nubis, e poi lo rivolge su Mark.

<<d’accordo, io ti seguo, e anche voi dovrete seguirmi, essendo io quello che comanda. >>

Mark strinse i pugni e fece oscillare leggermente i bracci e disse: <<grande, non te ne pentirai. >>

il ragazzo iniziò a correre in direzione dei suoi compagni, e i senza nome lo seguivano a ruota, anche se alcuni avevano dei dubbi su questa strana alleanza. Ad un certo punto Mark rallenta la sua corsa e fece cenno ai senza nome di fermarsi, lui continuò ad avanzare, il primo ad andargli incontro fu il suo migliore amico Martin.

<<ti hanno lasciato senza fare tante storie a quello che posso vedere!>>

<<scusa se te lo dico … ma questa volta stai sbagliando di grosso. I senza nome non mi stavano tenendo in ostaggio, ma mi stavano proteggendo; ho salvato la vita a uno di loro, e così siamo arrivati ad una alleanza. E vorrei che questa alleanza si spandesse. >>

<<che cosa vorresti dire con questo?>>

<<voglio dire che loro possono allearci con noi, l’unione fa la forza no? E poi loro sono molto forti, e in questo momento è meglio averli come alleati che come nemici non credi?>> <<forse ne dovresti parlare con Nubis, sarà lui a decidere.>>

Martin fece un cenno con la mano a Nubis, consigliandogli di raggiungerlo. Nubis prima di raggiungere Martin diresse lo sguardo in direzione di Sabiaton, poi raggiunse il ragazzo e chiese: <<che cosa sta succedendo?>> E alla domanda rispose Mark.

<<nulla di allarmante, non devi preoccuparti, ti chiedo solo di accettare un alleanza tutto qui. >>

<<un alleanza? Che genere di alleanza?>> chiese perplesso Nubis

<<un alleanza con i senza nome!>>

<<no dico ma ti ha dato di volta il cervello! Non credi che abbiamo già troppe gatte da pelare? Ci mancano solo i senza nome a rompere le scatole. >>

<<aspetta prima di dire questo, adesso ti spiego come stanno le cose, vedi io ho salvato la vita a uno di loro, e adesso vogliono contraccambiare il favore. Infondo come ho già detto a Martin l’unione fa la forza. >>

<<se le cose stanno così … allora d’accordo, i senza nome sono delle creature spregevoli, ma mantengono sempre la parola data. Va da loro, e digli che si possono unire a noi. >> Mark sorrise, e corse subito per dare la buona notizia ai senza nome, che si trovavano a soli pochi metri di distanza. <<ragazzi siete della squadra. >>

<<cosa vuol dire squadra?>>

<<vuol dire che siete invitati a fare parte del nostro gruppo. >>

<<ma come, ci anno accattato senza protestare minimamente?>>

<<già sembra proprio di sì, ma basta parlare, raggiungiamo gli altri. >>

<<della squadra!>>

<<a quanto vedo sei uno che apprende in fretta, mi piaci amico. >>

Mentre Mark stava parlando con il senza nome, Nubis stava spiegando la vicenda agli altri, ed è inutile dire che non tutti erano felicissimi di apprendere questa notizia; e il più contrariato era Voldrek che in passato ebbe molti problemi con quelle creature, ma a vincere alla fine fu la ragione e tutti accattarono i nuovi alleati. Ma proprio quando le due nuove forze si stavano coalizzando, i cavalieri scorpioni decisero di attaccare, il braccio dell’oro capo si abbassò gli scorpioni giganti schiacciarono la testa sulla sabbia, alzando le zampe posteriori e drizzando la coda, iniziarono a far piovere sui loro nemici il veleno acido. Ma per fortuna gli scorpioni non erano riusciti a prendere bene le distanze fra di loro e i nemici, quindi il veleno cadde a pochi metri più avanti da Nubis e gli altri. Come previsto dai cavalieri, Sabiaton fece subito alzare una barriera di sabbia, prima che gli scorpioni rilanciassero il loro veleno. Sabiaton e i suoi soldati iniziarono a disegnare dei cerchi alchemici sulla sabbia, disegnandovi al suo interno uno starna sfera con delle linee uncinati. La sabbia davanti ai loro piedi inizia a saltare come se fosse dei popcorn, poi la sabbia formò una gigantesca cupola, che chiuse i suoi creatori e i suoi alleati al suo interno. Il cavaliere che aveva impartito poco prima gli ordini, fece cenno a tre dei suoi subordinati di scavalcare la linea nemica, senza esitare un solo secondo inizia a cavalcare come dei pazzi, cercando di raggiungere il loro obbiettivo. Ma intento Voldrek intuisce qualcosa e da l’allarme generale.

<<ce qualcosa che non quadra, non si stanno più lanciando il veleno, dobbiamo cercare di capire quali sono le loro intenzioni. >>

<<sì ma finche abbiamo la barriera alzata, non possiamo vedere quello che accade fuori. >>

Esclamò uno degli uomini sabbia.

<<silenzio, fate silenzio. Devo ascoltare quello che sta accadendo la fuori. >>

Urlò con voce grave Nubis, e poi continuò:

<<tre scorpioni si stanno avvicinando a grande velocità, ma con la barriera non possono fare nulla. >>

<<forse non vogliono colpire noi, ma vogliono soltanto scavalcarci, pensateci bene, loro vogliono il teschio. >> Disse Voldrek con voce tremante.

<<maledizione forse hai ragione. Dobbiamo fermarli, soldati preparate l’impatto; inizia il tiro assegno, quando ci saranno riusciremo a intravedere almeno le sagome, e noi dovremmo fare il possibile per abbatterle. Preparatevi. >>

questi furono gli ordini di Sabiaton, che strinse ben bene la propria lancia. Nubis, Voldrek, Scheletorn e Martin, non potevano fare nulla per aiutare gli uomini sabbia, le spade in questo caso erano inutili. Gli unici che potevano partecipare erano i senza nome e Mark. Mark poteva aiutarli con il suo fucile, e i senza nome con i loro artigli estensibili. Ma di sicuro i cavalieri non erano così sprovveduti, uno di loro passò sull’lato destro, uno sull’lato sinistro, e l’ultimo cercò di salire sopra la cupola. Ma i tre soccombettero sotto i colpi delle lance, quando i cavalieri furono a tiro … centinaia di lance uscirono dalla cupola, facendo fuoco con i loro potenti getti di sabbia, che colpirono e tre malcapitati. Ma quello che sembrava il comandante dei cavalieri scorpione, ordinò nuovamente a tre dei sui di riprovarci, ma anche questa volta il loro tentativo fallì miseramente. Ma non si dettero per vinti, altri tre ripartirono subito all’attacco, ma anche questi tre dovettero arrendesi allo stesso destino. Nel vedere quella scena a Mark venne un dubbio, e decise di formulare una domanda a Sabiaton.

<<senti, ma per quale subdolo motivo questi pazzi continuano ad attaccarci in questo modo assurdo?>>

<<ma come ha detto prima Voldrek, loro non ci vogliono attaccare, ma vogliono solamente scavalcarci. Fuori le lance …. Si stanno comportando così solo perche vogliono entrare nella cripta e questo è come se fosse un diversivo, loro sperano che prima o poi la nostra difesa fallisca …. Così da oltre passare la nostra linea e andarsi a prendere il teschio. >> <<ma se vogliono soltanto scavalcarci, ce un sacco di spazio per farlo. Allora per quale motivo si ostinano a passarci accanto e fare quella fine?>>

<<perché sanno benissimo che qua intorno è pieno di trappole andrebbero a fare una fine ben peggiore di quella attuale.>>

<<Mark alzò il sopracciglio, cercando di capire quale trappole potevano esserci in questo luogo. nel frattempo i cavalieri cominciavano ad irritarsi, dovevano escogitare subito un piano per oltre passare la linea nemica, il comandante dei cavalieri scorpione si mise a pensare un piano che potesse distrarre i suoi nemici, e che d’asse ai suoi la possibilità di raggiungere l’obbiettivo, ma intanto i suoi alleati soccombevano uno dopo l’altro. Ma alla fine riuscì a trovare una idea, decise di radunare sessanta cavalieri, che sarebbero andati a scontrarsi con quella cupola di sabbia. Poi scelse altri tre cavalieri, che sarebbero rimasti dietro il gruppo di sessanta, questi tre dovevano salire sopra i propri compagni. Facendo questo sarebbero riusciti a saltare sopra la cupola di alcuni metri più in alto, evitando così le lance. Aspettarono il segnale per la loro contro mossa, e il segnale non tardò ad arrivare, e i cavalieri scorpione partirono all’attacco. Come da copione il gruppo andò a sbattere contro la barriera protettiva, Sabiaton e compagni non riuscivano a capire quello che stava a accadendo, ma senza esitare arrivò l’ordine di tirare fuori le lance e se il caso di fare fuoco. Il gruppo dei cavalieri venne colpito dai getti di sabbia e trafitto dalle punte delle lance, ma a quel punto però intervennero i tre cavalieri scelti che salirono sulle schiene dei compagni abbattuti. Le lance ancora una volta uscirono dalla cupola, ma il piano aveva funzionato; i tre scavalcarono la massa di sabbia, superando così l’ostacolo che li divideva dall’oro obbiettivo primario, e a quel punto Sabiaton aveva capito che avevano sotto valutato i loro nemici.

<<sono riusciti a passare, adesso si mette male, dobbiamo fare qualcosa, e la prima cosa è quella di fermare quelli che sono passati. >>

<<sì ma per fermarli dobbiamo tirare giù la barriera. >> Disse Scheletorn mentre faceva mulinare la sua spada.

<<sì e non abbiamo altra scelta, dobbiamo farlo senza pensarci troppo. >>

<<sì ma aspetta a farlo Sabiaton!>> Tuonò Nubis.

<<per quale motivo dovrei aspettare?>>

<<perché dobbiamo prima organizzarci, non possiamo correre tutti dietro a quei cavalieri che sono riusciti a passare. >> <<allora dimmi cosa intendi fare?>> Chiese ancora Sabiaton

<<io, Martin e Mark andremo dentro la cripta a cercare i cavalieri. Voi restate qui, e cercate di non farvi massacrare, quando noi torneremo con il teschi … ce la daremo tutti quanti a gambe levate, anche se non ci sarebbe alcun motivo di continuare a combattere. Qualcuno a qualcosa da obbiettare?>>

<<sì, io>>

<<maledizione Voldrek cosa c’è che non va in questo piano?>>

<<te lo spiego subito, per quale motivo devi andare tu a recuperare il teschio? Non ci può andare qualcun altro?>> <<allora dimmi, chi vorresti che mandassi al mio posto?>>

<<ci posso andare io per esempio. >>

<<d’accordo vacci tu … per me questa cosa è indifferente. >>

<<sei d’accordo? Non ai nulla da obbiettare?>>

<<no. Sabiaton, pronto a tirar giù la barriera, Martin, Mark, siete pronti?>>

i ragazzi risposero di facendo un cenno con la testa.

<<bene allora preparatevi, perché fra un po’ si inizia a ballare. Un’altra cosa Voldrek, tu conosci bene tutte le trappole e i tranelli che vi aspetteranno la dentro vero?>>

<<ovvio, comunque se non ti fidi puoi mandarci Sabiaton.>>

<<no, mi fido delle tue parole, e poi Sabiaton deve rimanere qui a guidare il suo esercito. A questo punto potete togliere la cupola, si comincia. >>

L’uomo sabbia toccò la barriera con il palmo della mano, e la cupola sparì come una bolla di sapone. I cavalieri ovviamente si aspettavano questa mossa, e così senza perdere tempo attaccarono. Gli uomini sabbia caricarono le loro lance, e scaricarono i loro getti contro gli avversari, cercando di coprire le spalle a Voldrek e gli altri. Che nel frattempo stavano correndo con tutte le loro forze per raggiungere l’entrata della cripta che si trovava a pochi metri di distanza. L’entrata era stata posta dietro la falsa tomba del faraone di Zosen, una grande piramide a gradoni, posizionata davanti alla vera tomba di sepoltura. Una volta che però i tre arrivano davanti alla piramide, non riescono a vedere l’ingresso che conduceva alla cripta.

<<allora dov’è l’entrata Voldrek?>> Chiese Mark con tono nervoso.

<<non mi ricordo maledizione!>>

<<ma come non ti ricordi … avevi detto a Nubis che sapevi cosa fare!>> Obbiettò perplesso.

<<sì, infatti, mi ricordo tutto, tranne l’ingresso. >>

<<ovvero il particolare più importante!>> Continuò a lamentarsi Martin.

<<pensavo che l’avessero lasciata aperta quei grandi idioti dei cavalieri. >>

<<no dico stai scherzando? Qui di idiota ce né soltanto uno è quello sei tu!>> Criticò questa volta Mark.

<<modera i tuoi termini insolente, oppure le tue carni assaggeranno le lame delle mie spade. >>

<<si dai risolviamo tutto con la violenza, intanto noi siamo qui in mezzo al deserto come dei cretini. >>

Continuò a lamentarsi Mark, ma ad un certo punto la loro attenzione venne distolta da un brivido gelido, poi Voldrek voltò la testa all’indietro, e davanti a lui comparve un senza nome. Ovviamente Voldrek sobbalzò leggermente estraendo subito le sue spade dai foderi, minacciando il senza nome, facendogli oscillare una delle spade davanti agli occhi.

<<cosa ci fai tu qui mostro?>>

<<sono venuto a darvi una mano, vi ho visto in leggera difficoltà.>>

<<c’è la stiamo cavando benissimo. >>

<<ma non dire idiozie, siamo qui con l’acqua alla gola, per non usare altri aggettivi. In poche parole siamo in piena crisi nervosa, il genio qui non si ricorda dov’è l’ingresso di questa maledetta cripta. >>

Mark in questo modo cercò di difendere il senza nome.

<<senti mister perfezione, vorrei vedere te dopo centinaia e centinaia di anni di vita, quanto la tua memoria sarà infallibile. >>

<<sicuramente funzionerà meglio della tua. >>

<<ma vi sembra questo il momento e il luogo per mettervi a litigare come due ragazzini. >>

Martin cercò di smorzare i toni e la tensione; poi il senza nome decise di intervenire.

<<io so dove si trova l’ingresso, quindi non ce alcun bisogno di litigare no?>>

<<finalmente qualcuno che non pensa e non parla come un bambino. >>

Disse Martin complimentandosi con il senza nome, ma di sicuro Voldrek non fu molto felice del pensiero del ragazzo. <<per quale sporco motivo vuoi farci trovare l’entrata?>>

<<per un motivo soltanto, voglio venire con voi. >>

<<si certo venire con noi, e come invitare un lupo nella tana di un coniglio. >>

<<è comprensibile che tu non riesca a fidarti di me ma … ma questa volta è diverso. Qui nessuno avrebbe mosso un solo dito per aiutarmi, ma quel ragazzo lo ha fatto, e mi ha salvato no una ma ben si due volte. E io vorrei ripagarlo per il favore. >>

<<voi senza nome siete creature prive di scrupoli, voi tradireste anche vostra madre se solo ne avreste una. >>

A quella frase decise di intervenire Mark in difesa del senza nome.

<<Voldrek, posso rivolgerti una domanda seria? E vorrei che anche tu lo fossi adesso, serio e sincero. Per quale motivo c’è lai tanto con i senza nome?>>

<<il motivo non mi piace ricordarlo, comunque voglio dirtelo lo stesso. Questi bastardi uccisero mia figlia, aveva solo sedici anni, aveva una vita davanti a se e loro glie l’anno tolta. Hanno strappato la sua vita come se fosse solo una radice secca. >>

Mark e Martin strinsero i denti e chiusero gli occhi, il senza nome si limitò ad abbassare sguardo e testa. Poi Mark si fece forza e chiese la conferma di tutto ciò al senza nome, e il senza nome iniziò a dare spiegazioni.

<<ad ucciderla non sono stato io ma uno dei miei compagni. >>

<<ma che differenza vuoi che faccia!>>

Tuonò con voce rabbiosa Voldrek per poi continuare a parlare:

<<che l’abbia uccisa tu oppure un tuo compagno, non fa alcuna differenza. Il fatto e che mia figlia è stata brutalmente strappata a questo mondo. >>

<<non lo abbiamo fatto di nostra iniziativa, ma ci è stato ordinato di farlo. >>

<<si adesso inventiamo delle scuse ancora più assurde. >>

<<ma quali scuse – urlò il senza nome – ci è stato ordinato da colui che ci ha creato. Cosa credi che noi uccidiamo per puro divertimento? Bé se devo essere sincero adesso io mie compagni … si uccidono per divertimento, ma prima era diverso; uccidevamo solo perché ci veniva ordinato. >>

<<ma colui che vi creò venne giustiziato, ammise la propria colpa, quella di avervi creato. Non disse mai nulla del fatto che vi dava ordini per uccidere. E poi per quale subdolo motivo vi avrebbe ordinato di uccidere mia figlia?>>

<<il motivo è semplice, tu eri una guardia imperiale del primo imperatore di Cina, ma quando si ammalò tua moglie, la tua paga non bastava più per sostenere le spese mediche. E quindi ti sei dato al furto, infondo è proprio perché diventasti un ladro che ti sei ritrovato proprio come dei adesso. Ma questo è irrilevante in questo momento. Tu ti introdussi nella casa di mio padre, anche se non rubasti nulla, vedesti qualcosa che non dovevi vedere, oppure mi sbaglio?>> <<infatti, ti sbagli io non vidi nulla. >>

<<ma andiamo non prendermi in giro, tu vedesti l’amuleto del titano del fuoco, e vedesti anche il cerchio alchemico che serve per evocarlo. >>

<<si va bene, e se anche fossi riuscito a vederli, cosa diavolo centra il fatto di uccidere mia figlia?>>

<<sei un ingenuo, quello che avevi visto doveva rimanere un segreto, e lui aveva paura che tu l’avessi detto a qualcuno; ed era sicuro che ne avevi parlato con tua figlia e così ci ordinò di ucciderla. >>

<<allora per quale motivo non avete ucciso anche me?>>

<< lui aveva intenzione di usarti, eri diventato quasi un ladro professionista, ed eri molto bravo nel combattimento, e per i suoi scopi saresti andato benissimo. >>

<<mi avevano arrestato, e tenuto in gabbia per tre anni e poi mi anno ridotto così, e sono stato al servizio fino adesso per uno strano individuo, che non o mai saputo chi fosse. >>

<<ma tu chi credi ti abbia ridotto così …. Lui non aveva le qualità alchemiche per farlo, ma le conoscenze sì. E se venne condannato fu grazie a me, io dovevo essere rintanato nella più completa oscurità, e uccidere tutte le persone che ci veniva chiesto di uccidere; io mi stancai di fare questo e attirai un gruppo di persone nella sua tana, facendogli scoprire i suoi loschi piani. E fu condannato alla pena di morte. E noi senza nome siamo stati esiliati in quei maledetti teschi. >> <<ma se tutto quello che dici è vero, io a quali scopi gli sarei servito. E le persone che hai portato a casa sua non hanno visto quello che ho visto io?>>

<<gli uomini che feci entrare in quella casa, non hanno visto nulla perché io avevo nascosto sia il talismano e il cerchio. E tu gli servivi per trovare la pietra filosofale. >>

<<la pietra filosofale? Ne ho già sentito parlare. >> Sussultò Voldrek.

<<è ovvio che né ai sentito parlare, gli amuleti e gli stessi talismani sono stati creati da essa, e non è tutto la pietra filosofale racchiude dei poteri che tu non puoi neanche immaginare. >>

<<già, ma vuoi sapere una cosa? Io dell’ amuleto non ricordo nulla, ma di uno strano cerchio alchemico sì. Ma la cosa che mi fa piangere il cuore e che io non ne avrei mai fatto parola con mia figlia, quindi è stata consumata una crudeltà inutile. >>

<<ma lui sapeva benissimo che non avevi fatto parola con nessuno, ma credeva che prima o poi lo avresti fatto. >> <<no io non lo avrei mai parlato con nessuno, tanto meno con mia figlia, lei non sapeva nemmeno che io fossi diventato un ladro. >>

<<scusa se te lo dico, ma quale prospettiva di vita avresti offerto a tua figlia facendo il ladro. >>

<<ma cosa ne vuoi sapere tu, io rubavo perché volevo che non gli mancasse nulla. Erica mia moglie si ammalò dopo due anni dal concepimento di Bianca, la chiamai così perché aveva dei capelli così biondi da sembrare bianchi. E inizia a rubare proprio da quel momento proprio per cercare di salvarla, la mia paga da guardia imperiale non mi bastava più né anche per far crescere una pianta, figuriamoci mia figlia, e allora o continuato a rubare. Ma dimmi tu piuttosto, per quale ragione hai fatto imprigionare il tuo creatore, perché non volevi uccidere mia figlia, e per quale ragione non ti diverte uccidere come ai tuoi compagni?>>

<<vedete, fin dal giorno in cui siamo stati creati, ci è stato impartito l’ordine di obbedire e di uccidere. Ai miei compagni non piaceva molto obbedire, ma lui ci aveva creati, e sapeva anche come distruggerci. Quindi non avevamo altra scelta, dovevamo obbedirgli e senza fiatare. Ma un giorno riuscii a farlo arrestare e da quel giorno fummo liberi, ma la libertà fu una condanna ben peggiore del obbedienza. Ormai eravamo a piede libero, e per questo ci siamo fatti prendere la mano. Uccidevamo per il gusto di farlo, ma tutte quelle vittime ci davano più forza ed energia di quanto potessimo immaginare, e per questo non ci facevamo nessuno scrupolo. Ma cominciammo ad esagerare, e così le alte cariche dell’ordine alchemico ci fecero imprigionare nei teschi di cristallo. Quei teschi racchiudevano e racchiudono ancora un segreto che non doveva e non può essere svelato; quindi ci legarono ad uno di questi teschi, e così quando qualcuno ne veniva in possesso …. Noi ci risvegliavamo. E se non veniamo imprigionati prima di tre anni, potevamo dare la caccia a colui che ci a liberati, ma prima di poter prendere il teschio, bisognava fare i conti con il guardiano dei teschi. >>

<<sì, questo lo sappiamo, ti ricordo che sono anche io un guardiano. Sì ma quello che voglio sapere da te è questo, perché alla fine tu hai avuto dei rimorsi e i tuoi compagni no?>>

<<semplicemente perché io sono diverso, io sono il primo. >>

<<cosa vorresti dire con questo?>> Chiese sempre più perplesso Voldrek.

<<voglio dire che io ero umano proprio come te, è solo che quando mi a ridotto così io ero già morto. >>

<<quindi tu saresti un homunculus?>>

<<sì, esatto. >>

<<no, non ci credo. Non può essere, se è vero quello che dici mi devi dare una dimostrazione. >>

<<come tu saprai gli homunculus, anche detti bledy chimere, devono avere un cuore pulsante, bene adesso ti farò vedere questo cuore. Il mio cuore. >>

Detto questo il senza nome si porta le mani al petto, infilando nella propria carne i suoi artigli, per poi dilatare pelle e ossa e mostrare il cuore a Voldrek, un cuore che continuava a battere non no stante fosse ormai a cielo aperto. Richiuse la sua ferita, lanciando qualche piccolo gemito di dolore. Voldrek e i ragazzi erano rimasti basiti nel vedere quella scena. Nel petto del senza nome era rimasta una sola piccola ferita che nel arco di poco tempo scomparse senza lasciare alcun segno.

<<allora sei soddisfatto?>>

<<si sono soddisfatto, ma adesso devi dirmi un’altra cosa, per quale ragione i cavalieri scorpione stanno cercando i teschi?>>

<<questo io non lo so, ma forse anno a che fare con la starna voce che contatto me e i miei compagni telepaticamente prima che venissimo liberati, quella voce ci aveva detto che se gli avremmo portato più teschi possibili e le evocatrici, ci avrebbe liberato dalla nostra maledizione per sempre. Ma nessuno ci aveva parlato del ruolo dei cavalieri. >>

<<di chi era quella voce?>>

<<non ne ho la più pallida idea, abbiamo visto anche una immagine sfuocate di cinque persone, erano vestiti in modo strano, ma quella voce che riuscivamo a sentire era fredda e distaccata, era un timbro che non aveva paura. >>

<<se quello che dici è vero, devi dimostrarmelo. >>

<<e come potrei dimostrartelo?>>

<<giurandoci fedeltà eterna. >>

<< e cosa dovrei fare?>>

<<il nostro sangue si dovrà mescolare al tuo. >>

Martin incredulo a quelle parole disse:

<<ma tu sei soltanto fatto di ferro, come puoi avere del sangue?>>

<<non sto prendendo in giro nessuno, e il senza nome lo sa, e una volta mescolato il nostro sangue dovremo mostrarci i nostri sigilli di sangue. Allora ci stai?>>

<<facendo questo, non potrò più tornare dai miei compagni, verrò considerato un traditore. Comunque accetto. >> Voldrek si tolse l’elmo, appena sotto l’incastro dello stesso elmo, cera un piccolo cerchio alchemico disegnato con il sangue, poggiò la mano sul sigillo, poi sguainò la spada e si graffiò un braccio. Da quel piccolo taglio iniziò a defluire del sangue, Martin e Mark rimasero senza parole e continuarono a seguire tutta la scena. Anche il senza nome si fece un piccolo taglio nel braccio, poi avvicinarono gli arti l’uno con l’altro, facendo mescolare così i due fluidi di sangue. Poi anche il senza nome dovette svelare il suo tallone di Achille, ovvero il suo sigillo, dato che Voldrek lo aveva già fatto. <<il piccolo frammento di pietra filosofale si trova nella mia spalla destra, ma per potermi uccidere definitivamente … devi colpire anche il cuore. >>

<<il mio lo ai già visto, bene adesso le nostre vite sono legate insieme l’una all’altra. >>

<<ma aspettate un momento, io non vedo questi sigilli, tu Martin riesci a vederli?>>

<<sai ora che mi ci fai pensare neanche io riesco a vederli. >>

Voldrek vide che i ragazzi erano ansiosi di capirci qualcosa di più, allora decise di spiegargli meglio.

<<non riusciti a vederli perché … diventano visibili soltanto quando vengono colpiti, e il frammento di pietra filosofale non può essere esposta alla luce quando e dentro un corpo. Sentite non pensate che abbiamo parlato abbastanza? Dai andiamo a prendere il teschio. >>

Il senza nome fece solo un piccolo cenno con la testa, e i ragazzi alzarono i loro pollici al cielo.

<<adesso seguitemi vi condurrò io all’interno della cripta. >>

tutti seguirono il senza nome, che si portò sull’lato destro della piramide, per poi fermarsi a tre metri dalla parete. <<Voldrek, ti pregherei di posizionarti davanti a me. >>

Voldrek obbedì senza fiatare, e il senza nome continuò a dare disposizioni:

<<adesso conficca una delle tue spade tre volte nella sabbia. >>

questa volta però Voldrek esitò prima di fare quello che gli era stato consigliato, ma ancora una volta decise di seguire le direttive. E così iniziò a conficcare la spada per tre volte di fila nella sabbia, fino a quando nel terzo affondo la punta della spada non toccò qualcosa di solido. Non appena la spada viene tolta dalla sabbia, i quattro iniziarono ad udire uno strano cigolio, si era attivato un meccanismo che stava aprendo una botola nascosta sotto la sabbia. Dopo che la botola si era aperta completamente mostra una lunga scalinata, che sembra arrivare direttamente al centro della terra, e come in molte altre occasioni l’oscurità la fa da padrona.

<<continuate a seguirmi, perché adesso viene il bello. >>

Non appena il senza nome posò il piede nel primo scalino … si accesero una pila di torce a forma di testa del Dio Anubis, facendo così ammirare in tutta la sua imponenza la scalinata. Il senza nome continuò a scendere senza esitare un solo secondo, seguito a ruota dai suoi compagni, la lunga discesa durò all’incirca mezz’ora, quando il senza nome ad un certo punto si blocca di colpo.

<<cosa succede?>> Chiese ansioso Martin.

<<cosa succede, adesso vi faccio vedere io. Restate fermi dove siete. >>

il primo della fila fece un altro passo in avanti, allungò il braccio, andando a toccare il pavimento, il quale si aprì in due ali, che iniziando ad aprirsi. Le parte del pavimento scomparse nelle rispettive pareti e le stesse pareti si restrinsero, formando un piccolo canale, che si riempì di uno strano liquido verde che ribolliva intensamente.

<<ma che cavolo di roba è questa?>> Chiese incuriosito Mark.

<<e un acido, che riuscirebbe a liquefare anche il materiale più resistente sulla faccia della terra in pochi secondi. >> <<ma allora ci spieghi come facciamo a continuare ad andare avanti, non ci sono punti di appoggio, non venite a dirmi che dobbiamo fermarci qui?>>

Nel vedere quella situazione Martin cadde in un profondo sconforto.

<<effettivamente una persona sola avrebbe rischiato molto nel cercare di afferrare quegli appoggi piccolissimi posti nella parete, anche perché e soltanto uno specchio per allodole. Ma voi siete in due, quindi almeno che uno dei due non cada per la fatica … ce la dovreste fare. >>

<<sì e come?>>

Chiese Mark facendo una piccola risata isterica sopra la domanda.

<<ve lo spiego subito, vedete quei gradoni posti ai lati delle pareti? Bene se le vedete dovete sceglierne uno per uno poi dovrete mettervi con la faccia al muro, dovrete allungare braccia e gambe fino a che non riuscirete a far toccare le vostre schiene. In questo modo farete forza l’uno sull’altro, e con molta coordinazione cercherete di andare avanti. >>

<<ma questa è una follia non ce la faremo mai. >> Esclamò sconvolto Martin

<<se volete mollare accomodatevi. >>

a quel punto decise di prendere la parola Voldrek:

<<sentite ragazzi, avete superato prove ben più difficili di queste, quindi io vi chiedo di non mollare proprio adesso. Dimostrategli di che pasta siete fatti. >>

a quelle parole i ragazzi si guardarono dritti negli occhi, strinsero i pugni per ricaricarsi e fecero un cenno con la testa, ormai erano pronti ancora una volta a sfidare la sorte; guardandola per l’ennesima volta. I ragazzi salirono sui due ravvicinati gradoni, riuscirono a poggiare la schiena l’uno all’altro dandosi le ultime disposizioni.

<<ok Mark al mio tre prima moviamo il braccio, subito dopo la gamba d’accordo. >>

<<bene>>

<<allora si comincia, uno due, tre … via>>

i due mossero prima le braccia subito dopo le gambe, ma dovettero muovere subito anche gli altri arti per cercare di non perdere l’equilibrio, i ragazzi erano molto coordinati, di sicuro non era una passeggiata ma … riuscivano ad avanzare metro dopo metro. Ormai erano vicini alla meta, ma l’ultimo metro si presenta in modo difficoltoso. Il piede destro di Martin scivola leggermente, la spinta di Mark si era alleggerita, e accortosi di questo cerca subito di rimediare, allungando il più possibile braccia e gambe per arrestare la caduta di Martin. Il tentativo riesce, ma ormai la schiena di Martin non era più allineata con quella di Mark, quindi la spinta che doveva creare lo stesso Mark doveva essere di gran lunga maggiore rispetto a prima, e i movimenti difficilmente riuscivano ad essere coordinatissimi.

<<dobbiamo fare qualcosa Martin e subito, non riuscirò a resistere ancora a lungo. >>

vedendoli così in grave difficoltà Voldrek decise di intervenire, saltò prima su una parete, e poi velocissimo sull’altra e continuò così finché non raggiunse i due ragazzi, le afferrò per le loro magliette, riuscendo anche se in un modo un po’ brusco a fargli toccare la sponda di pavimento, rimproverandoli poi per l’errore commesso sull’ultima parte di percorso. <<eravate andati così bene che proprio l’ultima parte decidete di sbagliarmi. >>

<<guarda che non è così facile come sembra, noi non abbiamo le tue capacità.>>

<<si va bene e con questo cosa vorresti dire Mark, qui non centrano le mie capacità, ma è questione di concentrazione, e se non riuscite a concentrarvi prima o poi ci lascate le penne. >>

Mark digrignò i denti molto irritato dalle parole di Voldrek. Il senza nome che aveva assistito a tutta la scena decise di muoversi, piegò le ginocchia a novanta gradi, si concentrò per qualche secondo, e si slanciò per un lungo salto, la quale gli permise di raggiungere i suoi compagni senza alcuna fatica.

<<dobbiamo proseguire, e anche alla svelta, i cavalieri possono già aver preso quello che cercavano. >>

Disse il senza nome con molta serietà. Camminarono e camminarono per lunghi e stretti corridoi per moltissimi minuti, fino a quando il corridoio non iniziò ad allargarsi, procedettero per il nuovo corridoio, fino a quando non si trovarono davanti due gigantesche statue del Dio Anubis, raffigurato mentre stava per lanciare una lancia. Martin e Mark osservavano quelle statue con molto fascino e curiosità, ma il senza nome disse loro di non fissarle, loro chiesero il motivo, ma non ebbero risposta. Gli occhi delle statue, erano due rubini di colore rosso fuoco, ed era quasi impossibile non riuscire a guardarli, ma a quel punto, anche Voldrek decise di richiamare i due ragazzi, vietandogli severamente di guardarli.

<<perché non possiamo guardarli, sono così belli. >>

Obbiettò Mark al rimprovero di Voldrek, che decise poi di rispondere.

<<per il semplice motivo che può accadere qualcosa di poco piacevole. >>

Ma i ragazzi erano rimasti stregati dalla bellezza di quei rubini che brillavano sotto la luce delle torce, sembrava che quei rubini avessero uno strano potere. E il potere lo avevano veramente, quei rubini se fissati troppo a lungo potevano dare vita alle statue. E ad un certo punto una delle statue si mosse di scatto, cercando di colpire Martin, che evitò il colpo solo per un soffio.

<<maledizione, cera da aspettarselo!>>

Esclamò il senza nome piuttosto seccato; Martin dovette sfoderare la sua spada, per difendersi dagli attacchi della statua, a quel punto decise di intervenire Voldrek, che colpì violentemente la schiena della statua, la quale non aveva riportato alcun danno; anzi decise di contro attaccare, girò lentamente la testa, guardando il suo nuovo bersaglio, girò il busto facendo roteare la lancia sopra la sua testa, Voldrek si preparò a difendersi incrociandole poi sopra alla sua testa. Proteggendosi così dal tremendo attacco infertogli dal nemico, ma la forza della statua era troppo superiore rispetto alla sua, quindi le spade si aprirono, Voldrek giocando di astuzia fece un piccolo balzo all’indietro, evitando il contatto con la lancia, che quando arrivò a toccare il pavimento creò delle profonde crepe. Martin cercò di approfittare della distrazione della statua per cercare di colpirla, e la colpisce sempre nel punto dove poco prima aveva inferito Voldrek.

<<basta, smettete di colpirla, altrimenti la danneggerete. E quella statua e di fondamentale importanza che non si rompa.>> Urlò il senza nome.

Martin si fermò, guardando perplesso il senza nome, ma la statua non si ferma, colpendolo allo stomaco con il bastone della lancia, per colpirlo subito dopo al viso. La statua si stava preparando a colpirlo di nuovo, ma Voldrek colpì con il piede il ginocchio della statua, facendola cadere a terra, Voldrek voleva chiudere i conti preparandosi a colpirla alla testa con una delle sue spade. Ma il senza nome allungò il proprio braccio afferrando quello di Voldrek, il quale si infuriò con il senza nome.

<<ma per quale motivo mi hai fermato si può sapere? Non dirmi che ti sei affezionato a loro. >>

<<no al contrario, ma sto cercando di non renderci le cose ancora più difficili, non ti ricordi vero? Se adesso distruggiamo questa statua, si risveglierà anche l’altra e sarà ancora più forte di questa, quindi con molta probabilità soccomberemo alla loro fora. >>

<<maledizione hai ragione!>>

Mentre il senza nome e Voldrek stavano discutendo il da farsi, Mark si avvicina all’amico per constatare se stesse bene, allontanandolo dalla statua, che nel frattempo stava per rialzarsi.

<<Martin, tutto ok? Ti senti bene?>>

<<se quella dannata statua avesse usato tutta la sua forza, io adesso sarei morto, ma per fortuna a solo voluto scherzare. >>

La statua ormai era di nuovo in piedi, ed era pronta a attaccare di nuovo, ma Voldrek era stufo di giocare, doveva trovare un piano per fermare quel maledetto avversario, senza però doverla distruggere; ma mentre la statua stava attaccando Martin e Mark, Voldrek ebbe un intuizione.

<<ho trovato il modo di fermare quella dannata statua. La fermeremo con l’alchimia, io creerò un cerchio alchemico, senza nome ce la fai a spingerla dentro il cerchio?>>

<<non ne sono sicuro ma farò il possibile. Comunque adesso la distraggo tu disegna il cerchio. >>

<<va bene, farò in fretta. >>

Voldrek si mise subito a disegnare il cerchio alchemico, il senza nome va ad aiutare i due ragazzi che nel frattempo erano davvero in difficoltà, iniziando a svolazzare intorno alla statua, che non sembrava essere molto contenta di questo, e cerca di colpire il senza nome con la lancia, lo stesso schiva bene i primi due attacchi, ma non riesce ad evitare il terzo. Viene preso in pieno petto, e va a sbattere rovinosamente contro una delle pareti; ma la creatura si rialza subito e ricomincia a dare fastidio alla statua, nel frattempo Voldrek aveva finito di disegnare il cerchio e avverte subito l’amico. <<dai spingilo da questa parte. >>

<<ma sei sicuro che funzionerà?>>

<<non preoccuparti, so quello che sto facendo. >>

allora il senza nome inizia a spingere la statua dentro al cerchio, colpendola al petto con dei piccoli calci, e in fatti il gigante di tre metri inizia a indietreggiare, ma nel indietreggiare si accorge del piano dei due e si blocca di colpo, cominciando di nuovo a cercare di colpire con la lancia il senza nome. Anche i ragazzi avevano capito il piano il piano dei due compagni, e cercano di dare una mano mettendosi vicino al cerchio iniziando poi a provocare la statua, che in fatti si gira per colpire i ragazzi, ma non appena si volta … il senza nome la spinge dentro al cerchio. Voldrek immediatamente posa i palmi delle mani ai bordi del cerchio, e i pietroni che formavano il pavimento si sciolgono per qualche secondo, solidificandosi pochi istanti dopo, imprigionando così le gambe della statua.

<<ottimo lavoro, te lo avevo detto che non avrebbe fallito questo piano. >>

Disse soddisfatto Voldrek, ma il senza nome riportò tutti con i piedi per terra.

<<si siamo stati bravi, ma adesso andiamo, i cavalieri possono aver già preso quello che cercavano. E adesso pregherei a qualcuno di stare più attenti. >>

Martin e Mark avevano capito che il senza nome si stava riferendo a loro, e per questo abbassarono lo sguardo, e arricciarono un po’ il naso. I quattro iniziarono a correre ancora per dei piccoli e stretti corridoi, fino a quando non videro un intensa luce, provenire dal fondo del corridoio. Senza esitare un solo istante si dirigono con tutte le loro forza incontro a quella luce; la luce delimitava la fine del corridoio con una grande stanza. La stessa era piena di sfingi messe in modo che sembrava essere casuale, al centro della stanza tre piccole colonne di pietra nera, alte circa un metro. Una ci poggiava sopra il teschio di cristallo, un’altra un piccolo oggetto a forma di cono, con delle venature color oro, legato ad una catena con delle maglie argentate. L’ultima colonna non era posato nessun oggetto, ma cera solo una piccola fessura circolare. I cavalieri erano lì in mezzo a queste tre colonne intenti a prendere il teschio, ma anche il cono, ma vennero fermati dalla voce di Voldrek.

<<fermatevi luride carogne, lasciate il teschio, perché adesso ce lo prendiamo noi. >>

ma uno dei cavalieri controbatté alla provocazione di Voldrek.

<<non fare lo sbruffone guardiano, la partita la stiamo vincendo noi, anzi … l’abbiamo già vinta. Abbiamo il teschio e il medaglione per risvegliare il titano del ghiaccio, che schiaccerà i vostri amici rimasti nella sabbia a combattere. >> <<ma adesso chi diavolo e questo titano?>>

chiese al quanto perplesso Martin, a rispondere ci pensò il senza nome.

<<i guardiani sono stati creati per difendere la pietra filosofale e per ogni titano esiste un medaglione e con quello possono essere comandati a bacchetta. Il potere di un titano va sopra ogni immaginazione. >>

<<sì ma lui a detto il titano del ghiaccio, qui siamo in pieno deserto … come può essere?>> Ribadì Martin.

<<vedi i titani se fossero nell’loro ambiente naturale …. Nessuno sarebbe in grado di batterli, e diventerebbe difficile anche controllarli; quindi è per questo che il titano del ghiaccio è stato confinato in un deserto di sabbia, ad esempio il titano del fuco confinato si in un deserto, ma ben sì di ghiaccio. Ed ecco anche spiegato quel vento gelido che abbiamo percepito quando siamo venuti qua, il medaglione a reagito ai vostri stimoli. >>

<<si esatto senza nome, e con lui al nostro fianco l’esito finirà a nostro favore. >>

<<questo sarà tutto da dimostrare. >>

detto questo il senza nome sia accanisce contro il cavaliere scorpione, la quale però non si fa sorprendere, getta a terra una delle sue spade, e allunga il braccio in direzione del senza nome; la sua mano inizia a deformarsi quelle specie di liane che compongono tutto il loro corpo si allungano come se fossero delle fruste e dei lazzi, che avvolgono il senza nome in una stretta micidiale, una volta afferrato saldamente viene gettato contro Voldrek e inevitabilmente i due cadono a terra, Martin e Mark osservano la scena inermi e impotenti. Il cavaliere si affretta a far ritornare la mano alla forma naturale e ordina ai suoi compagni di prendere il teschio e di infilare il medaglione nella colonna dove si trovava la fessura, una volta fatto, questo tutti i presenti potettero udire un fastidioso frastuono.

<<bene il titano si è destato dal suo sonno, adesso andiamocene. >>

disse tutto soddisfatto uno dei cavalieri. Una volta tolto il medaglione dalla fessura una delle sfingi d’oro si illumina, i cavalieri si avvicinano a essa, schiacciandogli la zampa sinistra, fatto questo si apre una piccola porta nella parete, la porta conduce a una breve scalinata che a sua volta conduce direttamente all’esterno della piramide, i cavalieri scorpione nome si affrettano a uscire. Ma né anche Martin e compagni si attardano a farlo, e si gettano all’inseguimento dei cavalieri. Una volta fuori lo scenario era davvero inquietante, molte piramidi erano semi distrutte, la stessa città di saqqara era letteralmente devastata. A quella vista Martin ne fu quasi distrutto.

<<ma che diavolo e successo qui? Hanno distrutto un intero sito archeologico e uno dei più importanti aggiungerei dire.>>

<<ma cosa ti importa del sito, grazie all’alchimia tornerà tutto come prima, ma adesso dobbiamo preoccuparci di qualcosa di più serio. >>

rimproverò Voldrek al ragazzo, ma aveva ragione; il titano era entrato in scena e stava devastando l’esercito di Sabiaton, era un gigante alto almeno dieci metri con fattezze che assomigliavano a quello di un uomo e dalle sue mani creava e lanciava degli enormi coni di ghiaccio. I cavalieri scorpione raggiunsero il loro comandante che stava dando le disposizioni da assumere nella battaglia.

<<comandante, siamo riusciti a prendere sia il teschio sia il medaglione. >>

<<molto bene, ottimo lavoro. Adesso possiamo andarcene>>

<<ma come comandante, non sterminiamo i nostri nemici. Con l’aiuto del titano non avremo problemi. >>

<<ma le nostre direttive sono quelle di prendere il teschio, prendere il medaglione risvegliare il titano e andarcene e noi rispetteremo gli ordini. >>

il comandante ordinò ai suoi subordinati di ritirarsi e tutti anche se con qualche perplessità accetterono gli ordini, anche al titano fu ordinato di ritirarsi e come apparve se ne andò, cioè nel nulla; gli uomini sabbia, Nubis e tutti gli altri sgranarono gli occhi increduli, non riuscivano a capire il comportamento dei cavalieri, infondo la battaglia stava terminando a loro favore. Voldrek e compagni raggiunsero Nubis, che chiese subito se avevano preso il teschio: <<allora avete preso il teschio?>> alla domanda rispose Voldrek:

<<no, i cavalieri l’hanno preso prima di noi. Abbiamo fallito miseramente.>>

<<fantastico! Tutto questo macello per nulla, allora si torna a casa con una bella sconfitta sulla groppa. E grazie a quei pazzi fanatici, anche il titano del ghiaccio è stato disturbato.>>

Martin si sentì il dovere di dire qualcosa:

<<se abbiamo fallito la colpa e anche la mia, io e Mark ci siamo messi a osservare una delle due statue di Anubis, risvegliandola, e i cavalieri scorpioni anno avuto tutto il tempo di agire in tutta comodità.>>

<<d’accordo non importa, riprenderemo tutti i teschi che sono nelle loro mani. Ma prima devo chiedere un favore a qualcuno.>>

Nubis si diresse in direzione di Sabiaton che stava parlando con i suoi soldati.

<<Sabiaton, devo chiederti un favore, un grosso favore.>>

<<dimmi pure Nubis, sono a tua disposizione.>>

<<voglio che tu ti unisca al nostro gruppo.>>

<<il tuo gruppo, intendi dire tu, Voldrek Scheletorn e i due umani, ma dovrei abbandonare i miei uomini.>>

<<sì ma solo per un piccolo periodo, e poi l’ordine ormai non esiste più quindi sono liberi di fare quello che vogliono.>> <<aspetta cos’è questa storia dell’ordine?>>

<<senti se accetti te lo spiegherò strada facendo. Allora cosa fai accetti?>>

<<mi sembra una follia, ma o deciso di accettare.>>

<<bene allora sei dei nostri.>>

<<d’accordo, ma prima vado a parlare con il mio esercito, dovrò dargli alcune spiegazioni.>>

Sabiaton comunicò ai suoi uomini la sua decisione, la quale accettarono senza alcun problema. Nubis decise di avvertire i suoi compagni di viaggio della bella notizia.

<<Voldrek, Scheletorn, Martin, Mark, devo darvi una bella notizia, Sabiaton si unirà al nostro gruppo.>>

ma anche Voldrek doveva dire qualcosa al suo amico.

<<a questo proposito posso dirti che abbiamo anche un nuovo e fidato alleato.>>

<<e chi sarebbe?>> <<il senza nome!>>

<<cosa?>>

<<so che e difficile da credere ma è così, abbiamo fatto un patto di sangue, adesso siamo uniti finché uno dei due non morirà.>>

<<da non credere, comunque se ce un patto di sangue di mezzo lui è costretto a rispettarlo. Quindi adesso andrò a recuperare le ragazze e partiremo in direzione di Londra. Non possiamo restare qui a discutere a lungo.>>

Nubis si allontanò, e il senza nome dovette andare a parlare con i suoi vecchi compagni, che quando lo videro arrivare non fecero una sola piega.

<<ma dove eri finito si può sapere?>>

<<ero andato ad aiutare alcuni amici.>>

<<amici, ma noi non abbiamo amici, ti a dato di volta il cervello.>>

<<no, ho fatto un patto di sangue con uno dei guardiani, e adesso sono costretto a rispettarlo.>>

<<tu sei un pazzo, ma se le cose stanno così … allora d’ora in poi saremo avversari e tu sai che non facciamo sconti a nessuno vero?>>

<<si lo so, ma adesso non posso tornare in dietro.>>

<<allora le nostre strade si dividono qui, buona fortuna, hai perso la possibilità di essere libero.>>

<<si lo so, buona fortuna anche a voi>>

e i senza nome si allontanarono. Nubis torno con le ragazze, il gruppo rinforzato con due nuovi acquisti, si mise in viaggio per tornare a casa. Nubis spiegò a tutti che la destinazione era Londra, e che Martin, Mark, Daiana e Ketrin sarebbero tornati a casa con un semplice aereo. Lui e gli altri invece avrebbero usato l’alchimia. Durante il viaggio cercarono tutti di riposare e di non pensare troppo a quello che avevano vissuto. Nubis come promesso spiegò tutta la storia a Sabiaton e decisero di aspettare l’arrivo dei ragazzi vicino casa di Martin; dopo alcune lunghe ore di attesa … finalmente arrivarono Martin e compagni e tutti gli altri si mostrarono a loro.

<<dobbiamo trovare un luogo appartato dove parlare.>> disse Nubis guardandosi i torno.

<<possiamo andare a casa mia, mio padre si trova in Francia e mia Madre e a Manchester, quindi abbiamo la casa tutta nostra.>>

<<no Mark, andremo a casa mia.>>

<<ma che diavolo stai blaterando Martin a casa tua ci sono i tuoi zii.>>

<<sono stufo di nascondermi in un mare di bugie, adesso e arrivato il momento di dire la verità>>

Ma Nubis ebbe qualcosa da ridire.

<<ma potrebbero rimanere sconvolti nel vederti entrare con noi.>>

<<prima entrerò io gli dirò che gli devo presentare alcuni amici e poi sperando in bene entrerete anche tutti voi.>> Martin entrò e trovò i suoi zii seduti in salotto, la zia intenta a guardare un documentario, e lo zio a leggere, e senza esitare iniziò a parlare.

<<zia, zio, sono tornato!>>

<<Martin!>>

<<si zia sono io.>>

<<mio Dio Martin non ti sei fatto più sentire, e adesso torni senza neanche un preavviso. Ti vedo dimagrito ma cosa hai fatto?>>

<< molte cose, e vedi zia e anche tu zio, e arrivato il momento di dirvi la verità. Tutti questi viaggi non li ho fatti per farmi una vacanza, ma per cercare i miei genitori.>>

<<ma di cosa stai parlando? Senti perché non andiamo in cucina e ti prendi qualcosa.>> disse perplesso lo zio.

<<no, non è il momento di rilassarsi questo. Dovete sapere che nel vecchio studio di mamma e papà, trovai uno strano oggetto, un teschio di cristallo, e insieme a Mark siamo andati alla ricerca di altri teschi sparsi per il mondo, per cercare la verità sui miei genitori. Per adesso non sappiamo ancora nulla su di loro, ma durante il viaggio abbiamo incontrato molti strani personaggi, che adesso sono diventati nostri amici. E vorrei farveli conoscere.>>

la zia non rispose, rimase interdetta, lo zio a consenti. Martin va alla porta e fa entrare tutta la compagnia. Entrambi i coniugi rimasero senza parole, si trovarono davanti uno scheletro, uno strano individuo vestito con una lunga tunica, un armatura alta quasi tre metri, una strana creatura e un uomo fatto interamente di sabbia, e fu proprio Sabiaton a presentarsi.

<<salve, ecco credo che per voi questa sia una situazione molto inquietante ma … ma prima di diventare così ero un essere umano.>>

la zia continuò a rimanere ferma come una statua, lo zio trovò la forza di avvicinarsi al nipote e di trascinarlo in un angolino.

<<mi vuoi spiegare Martin.>>

<<se vuole le posso spiegare io signor Mystery.>>

tutti potettero udire una voce provenire dal corridoio centrale, e Martin e Mark conoscevano quella voce. Letwins entrò nella sala con impugno una pistola, e con una grande borsa a tracolla.

<<ma cosa diavolo fa Letwins?>>

chiese con tono grave Martin

<<sono venuto a prendere i teschi, e voi se ci tenete alle vostre inutili vite dovrete darmeli.>>

<<scordatelo buffone!>> urlò Voldrek sguainando le spade.

<<stai fermo idiota, non vedi che quella pistola è modificata con l’alchimia. Dobbiamo fare quello che dice.>> disse Nubis afferrando per una spalla Voldrek.

<<ti riconosco, tu sei quello che mi ha parlato in Egitto.>>

<<ti vedo sorpreso uomo sabbia, hai visto il mio esercito e stato in gamba vero.>>

e sul volto di Letwins gli si stampò un sorriso di soddisfazione.

<<ma chi diavolo sono tutte queste persone?>> urlo la zia di Martin presa da un attacco di panico.

<<non si spaventi signora, voglio solo gli oggetti che ha trovato suo nipote, e nessuno si farà male.>>

<<d’accordo ai vinto bastardo ti darò i teschi.>>

<<bravo cominciamo a ragionare.>>

Martin aprì una delle valigie e prese i tre teschi, Letwins aprì a sua volta la borsa che portava tracolla e il ragazzo notò che al suo interno cerano altri quattro teschi.

<<mettili dentro la borsa svelto, e fai attenzione a non romperli.>>

Martin obbedì e mise i suoi teschi dentro la borsa, poi si allontanò. Letwins scoppiò a ridere di gusto e puntò la pistola in direzione della zia di Martin.

<<ma che intenzioni hai?>> chiese preoccupato il nipote.

<<adesso lo vedrai.>>

Letwins spara un colpo dritto nel petto della zia di Martin, che cade rovinosamente a terra, ma anche Mark si accascia a terra svenuto, la situazione sta degenerando, Martin inizia a urlare come un pazzo, suo zio riesce a mala pena a mettersi le mani fra i capelli, Ketrin si inginocchia ai piedi del corpo svenuto di Mark. Ma Letwins sta per colpire ancora e il suo nuovo bersaglio era proprio Martin, stava per premere il grilletto e tutti i presenti rimangono impietriti, poi il rumore sordo del colpo, ma questa volta a cadere fu lo stesso Letwins, e dalla porta della sala entrò un ragazzo di statura media, moro con gli occhi verdi, con in mano un fucile con la canna fumante e disse:

<<state calmi, state calmi mi chiamo Stiv, Stiv Letwins sono il figlio di Robert Letwins.>>

<<che cosa? Lurida carogna, tuo padre a appena ucciso mia zia.>>

dopo aver detto questo Martin saltò a d’osso al ragazzo gettandolo a terra, afferrandolo poi per la camicia gli sferra un tremendo pugno, Nubis tira via di peso Martin e lo trattiene con la forza, dicendo poi al nuovo arrivato.

<<ti ringraziamo di averci salvato la vita, ma adesso ti pregherei di prendere la salma di tuo padre e di andare via.>> <<d’accordo se posso fare qualcosa per voi, potete venire da me quando volete, ho preso il posto di mio padre al museo e o molte informazioni da darvi per la vostra ricerca.>>

<<adesso non è il momento, vai via.>>

urlò Nubis. Il ragazzo si mise sulle spalle il cadavere di suo padre e uscì dalla stanza come se non fosse successo nulla, lascando però i teschi. Erano rimasti tutti scioccati da quello che era successo, ma Daiana fu la sola che trovò il coraggio di dire qualcosa,

<<cosa facciamo, dobbiamo chiedere aiuto.>>

Scheletorn si in ginocchio per tastare il polso della zia di Martin, poi andò a tastare quello di Mark e disse

<<la donna non ce la fatta. E il ragazzo a il polso debole, dovete chiamare un ambulanza e subito.>>

Daiana prese in mano il cellulare e chiamò subito l’ospedale. Intanto Martin iniziò a sbottare di brutto.

<<Nubis, Voldrek, fate qualcosa, salvateli. Usate la vostra dannata alchimia per aiutarli.>>

Nubis e Voldrek non riuscivano a capire la situazione e rimasero in silenzio, e rispondere ci pensò il senza nome. <<vedi ragazzo l’alchimia non è una magia, ma è una scienza, non può salvare la vita di tua zia. Devi rassegnarti.>> <<ma voi siete morti eppure siete qui con noi, allora perche non lo fate anche con mia zia.>>

<<tu non capisci, si è vero, noi siamo morti, e siamo anche qui a parlare con te, ma guardaci, guardaci attentamente; vuoi ridurre tua zia a diventare un mostro? O forse anche peggio!>>

rispose il senza nome con voce grossa, e Martin si gettò a terra a fianco di sua zia, e aspettò l’ambulanza. Quando i soccorsi arrivarono Nubis e gli altri si nascosero, Martin dovette inventare una scusa, una rapina andata male. Per la zia non cera più nulla da fare era davvero morta, Mark invece entrò in un profondo coma, la pallottola aveva trapassato il corpo della anziana signora, fermandosi vicino il cuore di Mark. I giorni seguenti per Martin, suo zio, Ketrin e i genitori di Mark furono devastanti, la madre dello stesso Mark rientrò da Manchester la sera stessa, e trovò Martin Daiana e Ketrin in sala di attesa, la madre abbraccio subito Martin e Ketrin chiedendo poi delle spiegazioni, due giorni dopo dalla Francia rientrò anche suo padre. Due giorni dopo l’incidente ci fu la sepoltura della zia di Martin, Daiana era al suo fianco e cercava di consolarlo in tutti i modi, suo zio non se la senti di partecipare al funerale e rimase a casa. Martin gettò per primo una rosa bianca sopra la cassa, e fu un duro colpo per lui vedere la nuda e cruda terra mentre scendeva su quel legno bagnato dalla pioggia. La notte non fu delle migliori, Martin era colto da migliaia di sensi di colpa e non riuscì a dormire, girandosi da una parte e l’altra dell’letto. La mattina dopo andò a trovare il suo amico all’ospedale e la situazione non era affatto migliorata. Stava per entrare nella stanza, quando senti la voce di Ketrin che parlava a Mark.

<<non puoi lasciarmi, dopo la morte di mio zio mi rimani soltanto tu, con la tua simpatia, il tuo assurdo umorismo, la tua dolcezza, ti prego non lasciarmi, io ti amo. Sei l’unica persona che mi rimane a questo mondo, non lasciarmi ti prego.>>

poi appoggiò le braccia e la testa sopra al petto di Mark lasciandosi andare a un lungo pianto. Martin prese un profondo respiro e poi decise di entrare; molto delicatamente toccò la spalla di Ketrin per non spaventarla, ma lei sobbalzò ugualmente.

<<Martin sei tu?>>

<<sì, sono io, come sta?>>

<<non ci sono segni di miglioramento.>> rispose lei asciugandosi le lacrime.

<<Ketrin ti devo chiedere scusa, scusa per quello che e successo a Mark, scusa di aver sempre sospettato di te. Non preoccuparti è un ragazzo forte ce la farà, vedrai.>>

<<non è colpa tua Martin, non è colpa tua.>>

e Martin uscì dalla stanza salutando Ketrin che si era rimessa a piangere. Uscì dall’edificio e si diresse al cimitero, alla lapide di sua zia. Li trovò suo zio in ginocchio intento a mettere dei fiori, Martin si avvicina lentamente e si ferma accanto allo zio, lo zio non si volta e inizia a parlare:

<<era una santa donna, riusciva a tirare fuori il meglio di me in ogni momento. E ti voleva tanto, tanto bene, quindi Martin non sentirti in colpa per quello che e successo a lei e a Mark, la colpa non è di nessuno. Ai iniziato un percorso e devi finirlo, lei avrebbe voluto cosi.>>

poi lo zio si alza, baciò la propria mano posandola poi sulla fotografia della moglie, mette una mano sulla spalla del nipote e se ne va. Mark dopo sei mesi era uscito indenne dal coma, ed era riuscito a rimettersi in perfetta forma, dopo pochi giorni si fece spiegare cosa era successo da Nubis, e dopo un periodo d tempo decise di parlarne con Martin di quello che era accaduto. Sapeva che ogni mattina usciva presto e lo aspettò sotto casa, Martin fu molto sorpreso nel vederlo li.

<<ma cosa fai qui fuori con questo freddo?>>

<<stavo aspettando te.>>

<<stavi aspettando me e perché?>>

<<perché dobbiamo parlare di quello che è successo, ma soprattutto dobbiamo ricominciare la nostra ricerca.>>

<<no dico ma sei impazzito, fino a poco tempo fa eri in un letto di ospedale in fin di vita.>>

<<sì ma adesso come vedi sono qui, e sono intenzionato a parlare con Stiv Letwins.>>

<<ma chi ti a parlato di lui, no lascia perdere ho capito. Comunque scordatelo. La ricerca finisce qui.>>

<<tu eri sempre quello che non mollava mai, e adesso solo per colpa di una brutta avventura … tu molli. Vuoi trovare la verità e allora non ti puoi arrendere, io ho sempre avuto stima di te, arrivati qui non con poche fatiche e ora vuoi mollare tutto, ma non fare l’idiota, ti ho sempre visto come un Dio, proprio perché sei uno che non molla, e adesso… E poi io sono come l’erba cattiva, non muoio mai.>>

ci fu un piccolo silenzio, poi Martin decise di rispondere.

<<tu sei tutto pazzo, ma comunque ti devo ringraziare per il tuo sostegno ma soprattutto per la tua follia. Sei un vero amico … grazie Mark>>

<<bene allora andiamo a parlare con quel tizio.>>

<<aspetta un attimo ma i tuoi genitori?>>

<<i miei genitori sanno tutta la verità, cioè che sono stato vittima di una rapina e sanno che non mi tirerò indietro davanti alle difficoltà.>>

i ragazzi si lasciarono andare ad un lungo abbraccio, e si diressero al museo, e una volta li bussarono alla porta dell’ufficio di Letwins.

<<avanti!>>

i due amici rimasero sorpresi nel vedere dentro quella stanza anche Nubis.

<<ma tu cosa ci fai qui? E dove ai lasciato gli altri?>> chiese perplesso Martin.

<<non ti preoccupare, Scheletorn e Sabiaton hanno messo su un torneo di poker con tuo zio, e Voldrek e il senza nome si sono messi a giocare con quella starna scatola attaccata alla tv.>>

<<stanno giocando con la Wii! Assurdo.>> ma l’argomento si fece subito serio.

<<io ti devo delle scuse, Stiv, hai ucciso tuo padre, per salvare tutti noi, e non posso né anche immaginare quanto sia doloroso uccidere il proprio padre.>>

<<non è stato così difficile Mystery. Mio padre non era più un uomo, quando mia madre si ammalò, lui si gettò solo nel suo lavoro, non venendo mai a trovare all’ospedale. Ma lei vinse il cancro lo stesso, ma a mio padre non gli interessava, una volta che tornò a casa la trascurava ed ebbe una ricaduta e poi morì. Non venne né anche al funerale. E trattava male tutti i suoi collaboratori, era diventato un animale, e con la scusa di un incidente di caccia, ho fatto terminare la sua agonia, figuratevi che al suo funerale non si è presentato nessuno. Per tutto il male che vi ha fatto o deciso di darvi tutte le informazioni possibili.>>

<<mi spiace per la tua storia, comunque accettiamo volentieri il tuo aiuto, grazie.>>

<<dalle ricerche di mio padre e grazie all’aiuto di persone molto valide, abbiamo scoperto che quattro teschi giacciono insieme al tesoro di re Salomone.>>

<<ecco, templari!>> sussurrò Nubis.

<<ma per trovare il tesoro, dobbiamo prima trovare la lancia del destino, al suo interno si trova la mappa che conduce, al tesoro. La lancia si trova in Italia e so anche il punto esatto.>>

<<sì ma noi non possiamo finanziarci tutti questi viaggi!>> disse Martin sconfortato.

<<non dovete farvi problemi vi finanzierò io, ma a una condizione, voi mi porterete qui la lancia del destino. Allora affare fatto?>>

<<ok, da adesso in poi siamo soci in affari.>>

Martin e Stiv si strinsero la mano e si lasciarono andare a una risata di gusto. Nubis invece rimase molto serio e guardingo.

Ma uno starno individuo vestito con un impermeabile nero che arrivava fino alle ginocchia, con disegnata una croce cristiana bianca sulla schiena, aveva origliato tutta la conversazione dei ragazzi, e con passo furtivo si allontanò stringendo e aprendo le proprie mani.

La verità risorgerà dalle proprie ceneri come l’antica fenice.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

No Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *