Cambiare un pannolino – Guida per neofiti

January 24, 2012

Requisiti minimi: buona capacità di apnea, riflessi da gatto (e poi spiegherò il perchè), pazienza, doti da contorsionista.

Materiali necessari: un pannolino, acqua e sapone (o in alternativa le comode salviette umidificate che vi faran puzzare per ore le mani di chiappe), un bambino e, ovviamente, la “cacca” che, per non offendere i più sensibili, da ora chiameremo “prodotto fumante” o Pf per gli amici.

Operazione 1: catturare la preda.
Quando passando accanto al vostro “essere” avvertite quel chiaro e inconfondibile sentore di latrina di caserma, beh, è ora di cambiarlo.
Le possibilità sono molteplici.
A: fare finta di nulla e allontanarlo, lanciandogli un biscotto in un’altra stanza, popolata da altri membri della vostra famiglia, per far si che l’incarico spiacevole tocchi ad altri.
B: lasciarli circolare allo stato brado in un parco o zona verde così che la natura faccia il suo corso e non vi sia bisogno di cambiarli.
C: fingere un’improvvisa tendinite al polso che vi rende impossibile la procedura di decontaminazione.
D: fare il vostro dovere (anche perchè costretti sotto minaccia di arma da fuoco carica).

Presupponendo che si opti per la soluzione D, occorre munirsi di pazienza e afferrare il maleodorante fagotto di felicità prima che questi si sieda sulla sua produzione spalmandola definitivamente e in maniere irrimediabile, cosa che sicuramente vi complicherà le operazioni successive.

Una volta afferrato, depositare la creatura sull’apposito fasciatoio o tavolo operatorio, viste le difficoltà delle procedure.
Con cura e tatto, come se disinnescaste una mina antiuomo, rimuovere le strisce di velcro che tengono chiusa la mutandina sintetica… prepararsi alla perdita istantanea delle capacità olfattive.
Rimuovere l’involucro e il “PF” contenuto avendo cura di richiuderlo avviluppandolo su se stesso, prima di sigillarlo con la cera, chiuderlo in un sarcofago di cemento armato e introdurlo successivamente in un cilindro di acciaio a prova di esplosione. Oppure, in alternativa, gettarlo nei rifiuti indifferenziati.
Procedere alla rimozione dei residui, possibilmente lavando il deretano del mostr… ehm del piccolo fardello di felicità.
Asciugare con cura per evitare arrossamenti che trasformerebbero la sua candida epidermide attorno all’orifizio, nella bandiera del Giappone. Cospargere abbondantemente di crema emolliente o calce viva in mancanza della prima.
Se siete arrivati fino a qui e non vi è ancora caduto il pargolo dal fasciatoio, siete a buon punto.
Prestare molta attenzione, l’aria che colpisce le parti delicate dell’infante spesso provoca uno zampillo ed è qui che vi occorreranno i migliori riflessi felini per evitare la doccia. “Pipì degli angeli!” vi dirà un parente, “cazzate!” se gli angeli non hanno sesso, cosa la fan dalle orecchie? E poi proprio sulla mia faccia deve pisciare l’angelo?
Ora la vestizione…
Afferrare con una mano le zamp… i piedini delicati della creatura e sollevarla leggermente, a mo’ di pollo, affinchè il fondoschiena perda aderenza con il piano di lavoro. Con l’altra mano, infilare in questo nuovo spazio creato dal movimento, il pannolino pulito (possibilmente dal verso giusto). Con l’altra mano potete asciugarvi il sudore che imperla la fronte vista la manovra complicata, mentre con l’altra dovete far si che il tessuto sintetico sia ben disteso prima di rimettere giù il pollo. Si, avete capito bene, vi serviranno dalle tre alle quattro mani per l’operazione… organizzatevi.
Richiudere l’involucro sintetico con le apposite striscette di velcro che tanto non tiene mai (così impari a comprare le sottomarche, barbone!)
Ora godetevi questi 3-4 minuti di autocompiacimento per aver portato a termine un’operazione di difficoltà pari solo alla scissione dell’atomo. Giusto 3-4 minuti avrete… Poi il vostro infante comincerà a divenire violaceo in volto e a fare strani versi che preannunciano la sua nuova produzione in corso. L’odore vi riporterà alla triste realtà.

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