Fritz il mio amico cane
Racconti / December 30, 2011

FRITZ Acquistai Fritz vicino al caffè Pedrocchi, da uno di quei vecchietti che girano per il centro della città attorniati da una nuvola di minuscoli cani. Vidi un piccolissimo cucciolo nero che, seduto in disparte, non giocava con tutti gli altri, e che, ogni tanto, come ricordandosi di un passato dolore, guaiva piano. Mi avvicinai, lo accarezzai e fu amore a prima vista. “Di che razza è?” Chiesi al vecchio. “Fox terrier mosca, una razza indomita” mi rispose. Disse Fox terrier mosca con la stessa sicurezza con la quale avrebbe detto Pastore tedesco o Labrador. In realtà Fritz era un bastardino di circa due mesi, molto simpatico, a cui avevano da pochissimo mozzato la coda per farlo assomigliare ai Fox terrier. Acquistai il cagnolino per poche lire, lo portai a casa, gli diedi da mangiare e lo accarezzai per consolarlo per tutte quelle novità che, suo malgrado, erano entrate a far parte della sua giovane vita. Mi si affezionò subito e senza fatica. Man mano che i giorni passavano cominciò a manifestare anche la sua vera natura: “ Non un cane, ma una gallina” dicevano i miei amici. Infatti, passava tutto il giorno a raspare in giardino, faceva buche, razzolava….

L’armadio di Nancy
Horror , Racconti , Ultime Notizie / December 29, 2011

Nancy, quattro anni compiuti da un mese, posò delicatamente la testa sul morbido guanciale imbottito di piume d’oca, rannicchiando le gambe e accoccolandosi nel suo lettino. Guardando fuori dalla piccola finestra della sua cameretta, poteva vedere la luna, alta nel buio cielo stellato. Sua madre entrò e le rimboccò fino al mento le coperte, quelle con sopra Winnie The Pooh e i suoi amici. Si piegò su di lei e le diede un bacetto sulla fronte, accarezzandole i lisci capelli castani. «Buona notte, tesoro mio». Nancy la osservò spegnere la piccola abat-jour appoggiata sul comodino, abbassare la tapparella e uscire dalla stanza, lasciandosi la porta chiusa alle spalle. La camera sprofondò nella più assoluta oscurità. Solo i raggi lunari, che filtravano dalle fessure della tapparella, gettavano qualche ombra confusa sul mobilio. Alla sua destra poteva scorgere il mobile con il grosso specchio e la cassettiera in noce, quella dove teneva i nastrini colorati con cui amava infiocchettarsi i capelli la mattina, prima di andare all’asilo a giocare con le sue amiche. Di fronte a lei invece si stagliava, come un gigantesco monolito, il grosso armadio a due ante dipinto di bianco, dove erano riposti ordinatamente su delle grucce tutti i…

Verità nella Nebbia
Fantasy , Racconti / December 20, 2011

Cosa mi condusse su questa strada? Ora che sono qui, me lo domando spesso anch’io. Avevo tutto ciò che chiunque potesse desiderare, una corona sul capo, un reame intero ad obbedire alla mia parola, vino pregiato per dissetarmi, cibi paradisiaci per sfamarmi e ogni altro genere di delicate libagioni per deliziare anche i più fini palati. Qualsiasi cosa io desiderassi l’avevo o potevo averla dicendo soltanto una parola. I miei sensi erano appagati. In pochi anni ero arrivato ovunque manipolando, ingannando, ingraziandomi di volta in volta la parte vincitrice di un conflitto e ben attento a tirare i remi in barca quando le cose volgevano al peggio. Dalle mie dita migliaia di fili muovono burattini che non sanno di dover a me la loro posizione né immaginano che sono mie le scelte che prendono. Il mio giardino aveva lunghe e profonde radici e le spine dei miei fiori potevano colpire chiunque si parasse dinanzi a loro. Politica e intrigo.. magia e tradimenti… questo il mio pane, questa la mia vita. Una cosa soltanto, nonostante tutto, non era mai come io la desiderassi. Placare la sete di potere e dominio è tutt’altro che semplice e come un germe divora dall’interno giorno…

Venus in Furs – Cap. 1: Lillian ottiene un lavoro
Fantasy , Racconti / December 20, 2011

Lillian guardava dal finestrino dell’autobus la gente camminare lungo Oxford Street, stretta in cappotti e cappelli, il cielo una uniforme distesa di batuffoli di cotone sporchi in quel Giovedì di Ottobre. Si strinse nel suo parka grigio, avvolgendo le mani in guanti sottili di lana fucsia a cui aveva tagliato le dita; indossava un abito nero a girocollo che le arrivava alle ginocchia, un po’ stretto lungo i fianchi, un paio di stivali scamosciati color terra di siena e i suoi occhiali rotondi. Portava sulla testa una fascia ampia, del colore dei suoi guanti, che le spingeva i capelli ricci e neri lungo la schiena e le liberava il muso. Le mani tremavano un po’, non per il freddo ma per l’emozione. Si girò attorno, guardando le persone che la circondavano. Era seduta da sola sul sedile a due posti lungo il lato sinistro del bus; di fronte a lei, due donne di una certa età che confabulavano a voce bassa, commentando il modo di vestire di passanti occasionali; dietro, due ragazzetti con la divisa di qualche college, i volti grigi come il cielo di quel giorno. Lungo il lato destro, una donna dai lunghi capelli biondi con un bambino…