Solo pochi sassi.

March 9, 2011

Mari di pini, retti come a sostenere il cielo, ricoprono le burrascose gole. Qui luci e ombre danzano e si rincorrono tutto il giorno fino a quando il roseo crepuscolo bacia la cresta delle montagne. Lassù tutto è silenzioso.

L’erba dei pascoli ondeggia insieme al vento del nord e le prime stelle bucano la volta celeste che tende all’imbrunire.

Nella brughiera ogni cosa sembra sfumare lentamente dopo che gli ultimi fiammanti raggi hanno ceduto il passo alle fredde ombre della sera. Nei boschi le lepri si rintanano, gli uccelli tornano al loro nido e le volpi escono a salutare l’oscurità. Ma in alto, in mezzo ai fruscianti steli, loro rimangono immobili; piccoli ruvidi muri che si ergono sulla sommità della montagna osservano curiosi le valli circostanti.

Nessuno sa a cosa appartenevano realmente quelle pietre, in città molti storici hanno avanzato idee sulla loro appartenenza. Alcuni sostengono che fossero parte di un antica stalla costruita ai tempi dei balivi . Altri sostengono invece che facessero parte di un osservatorio risalente al rinascimento, quando anche il sapiente Leonardo da Vinci camminava per quelle valli. Certe voci sostengono pure che si tratti di una vecchia postazione militare eretta in tutta fretta quando l’ombra del fascismo minacciava il cantone.

Le storie di quei muri non si fermano solo qui. Queste sono solo le supposizioni più normali, perché altre leggende, più intricate ma anche più magiche, aleggiano su quelle poche pietre. Così ancora oggi i pochi abitanti della valle parlano di quella vecchia rovina. A sera, nelle capanne che spuntano sulle pendici della montagna, fra un bicchiere di grappa e una partita a carte, boscaioli e guardiacaccia discutono sul mistero della montagna.

È in una di queste sere che il boscaiolo Giovanni, fissando la vorticosa danza delle fiamme nel caminetto, narrò al suo amico alpigiano di antichi celti, druidi e magie:

-Vedi amico mio- disse l’uomo -Mia madre mi ha sempre raccontato che quelle pietre non sono più semplici sassi. I druidi che in passato abitavano queste terre erano cosi innamorati di queste valli che vollero legarsi a loro anche dopo la morte. Così riunirono le loro conoscenze in un misterioso rituale. Ora si dice che quella rovina è come un faro nella notte che richiama tutti gli spiriti morti che hanno amato questi luoghi e non vogliono lasciarli anche dopo la morte.-

Assaporando il gusto del tabacco nella pipa il pastore Carlo sorrise malizioso a quella strana vicenda e rispose:

-Curiosa come faccenda ma mio nonno mi ha sempre raccontato un’altra versione. Secondo lui quei muri erano la casa di un eremita , un san’t uomo, che per sfuggire alla vita mondana delle città ottocentesche si era ritirato in montagna a pregare e a leggere la Bibbia.-

Intanto il fumo della pipa vorticava lentamente verso il soffitto di travi.

-Gli anni passavano, lui invecchiava ma non moriva. Ben presto il pover uomo fu costretto a lasciare la casa perché gli abitanti delle montagne sono gente superstiziosa e alcuni cominciavano a mormorare che avesse il diavolo in corpo. E cosi certe voci affermano che il vecchio sia ancora lassù, nascosto da qualche parte a pregare.-

Finito il racconto di Carlo il guardiacaccia Federico pose sul tavolo il coltello con cui stava intagliando un ramo di betulla e si rivolse ai due:

-Stasera raccontate strane storie ma io conosco una vicenda ancora più strana riguardo quel vecchio rudere. Quando ero piccolo nella mia famiglia si narrava che un tempo sulla cima della montagna apparivano strane luci e misteriosi rumori. Un buon orecchio poteva sentire il flebile eco di canti, urla, musica e pianti. Presto la gente cominciò a incuriosirsi, alcuni andarono sulla cima ma non trovarono niente. Eppure i rumori continuavano. La curiosità divenne inquietudine, poi paura. Si cominciò a pensare che la rovina fosse il ritrovo di chissà quali creature magiche.-

L’uomo prese il coltello e con un fazzoletto cominciò a pulirlo dalla resina.

– Il terrore degli alpigiani era tale che chiamarono a esorcizzare la montagna un vescovo e i suoi inquisitori provenienti dalla lontana e potente Milano.-

Quando anche Federico tacque i tre amici si guardarono in silenzio e sorrisero. I loro occhi scintillavano divertiti nella penombra della stanza.

Lassù tutto è silenzio. Questa notte però una calda luce illumina le vecchie pietre. Un piccolo fuoco scalda una figura rannicchiata contro un muro, un uomo, solo un semplice uomo, fissa le fiamme.

Mario era salito quel giorno dalla grande Lugano per godersi un fine settimana di pace e natura, lontano dal traffico e dal cemento della città. Era partito di buon mattino e aveva camminato tutto il giorno finché aveva visto quelle strane rocce, lì aveva deciso di fermarsi e d’accamparsi.

“Queste pietre mi ripareranno dal vento della notte” doveva aver pensato accendendo il fuoco. Come poteva sapere quel povero cittadino di tutte le leggende su quei pochi muri? Di certo non si fa problemi quando, stanco di fissare le fiamme, si sdraia per prendere sonno.

Il cielo stellato sorriderà complice quando dalla penombra intorno alle braci morenti sarebbero emerse strane luci. Piccoli punti luminosi dapprima indefiniti, poi sempre più chiari, formeranno strane figure eteree: Vecchi druidi dalle candide vesti si siederanno intorno al fuoco parlando delle stagioni e del ciclo lunare. Fra loro si farà spazio un altro vecchio barbuto vestito alla maniera fiorentina. Midir il druido chiederà a Leonardo di parlargli ancora di come funziona il corpo umano, ma egli rifiuterà garbatamente e domanderà al piccolo pastore Pietro quali sono i pascoli migliori. Seduto a penzoloni sul muretto lo spirito elencherà luoghi noti e ignoti e il soldato Franco ,anfibi luccicanti ed elmetto calato, ricorderà gli spazi delle sue esercitazioni. Sentendo boschi e brughiere famigliari Laura, la hippie dai lunghi capelli, interromperà il suo discorso con l’Arciprete e Inquisitore milanese Gregorio e racconterà agli altri di raduni e speranze in una valle vicino.

Fra tutto questi discorsi di spiriti un vecchissimo uomo emergerà alla pineta. Arrivato alla rovina appoggerà il bastone e il mantello sulle vecchie rocce di casa sua. Un po’ goffamente chiederà agli spiriti uno spazio intorno al fuoco perché la notte è fredda e buia e lui deve leggere la Bibbia. Una volta seduto e aperto il vecchio libro vi sarà silenzio, anche se un buon orecchio potrà sentire l’eco di musica e canti, pianti e risa.

Dalla penombra sul pascolo emergeranno vorticosamente figure danzanti: fauni, elfi, lupi e gnomi, correranno fino al fuoco e li vi balleranno brevemente fra gli sguardi divertiti del vecchio e degli spiriti. Ymir il lupo e l’Inquisitore Gregorio si saluteranno cordialmente prima che il corteo sparisca velocemente com’era arrivato.

L’alba rosea bacia la cresta delle montagne incendiando la prateria e marcando le nere ombre dei muri diroccati. Mario apre gli occhi impastati ed esce dal sacco a pelo, deve rifare lo zaino e cominciare la discesa, ma che strana notte aveva passato!

Il cielo è limpido e più a valle gli uccelli cinguettano vivacemente.

Alcune immagini emergono lentamente dalla sua memoria, sogni di spiriti, vecchi e creature magiche si mischiano nella mente.

Il fuoco è spento e la cenere si disperde nel vento.

Ma perché quegli strani sogni?

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