l’Ordine del Sole

November 7, 2010

Era già passata la mezzanotte da molte ore, quando la porta cigolando si aprì e un fioco bagliore illuminò la stanza. La luce della candela, posata sullo scrittoio, rischiarò l’ambiente esiliando momentaneamente l’oscurità. Da un angolo rimasto inviolato dal chiarore, una figura incorporea scivolò lungo la parete ricoperta di scaffalature colme di libri andandosi a fermare dietro lo scrittoio. La presenza, con voce pacata ma decisa e sicura, si rivolse all’uomo che stava prendendo posto su di una poltrona al centro della stanza; “Mio signore, cosa desideri leggere questa sera?”

L’uomo distratto per un attimo dai suoi pensieri, si voltò con il viso corrucciato e rispose distrattamente: “Nulla… grazie! Non penso che la lettura riuscirebbe a distrarmi.”

“Cosa ti turba così tanto?”

“Nulla… Nulla…”

Le pause, che intercorrevano tra una risposta e l’altra, lasciavano credere che le domande dovessero attraversare parecchi ostacoli prima di essere recepite dalla mente dell’uomo. Il suo volto appariva turbato e le sue rughe, che lo ricoprivano già da molti anni, sembravano accentuate ed aggravate da questi suoi pensieri. Se non fosse stato per i movimenti delle sue dita che giocavano con i lunghi capelli bianchi, l’immobilità del suo corpo e la vacuità del suo sguardo, non avrebbero fatto azzardare a molte persone una scommessa da un pezzo di rame sul rinnovarsi del suo respiro.

“Ho assistito alla parata oggi…”, disse l’uomo con voce ironica, “quanto erano belli, tutti agghindati con le loro armature tirate a lucido e i cavalli bardati a festa. Con le loro spade, le loro lance e i loro scudi con impresso sopra il sole, tutto appena uscito dalla forgia del fabbro. Gli elmi con la visiera sollevata e i ricchi pennacchi dondolanti al vento… E i loro occhi… Oh, se solo avessi visto i loro occhi! Fieri, orgogliosi, pieni di vanità e di falsa disciplina.”

L’uomo si alzò e cominciò a passeggiare nervosamente su e giù per lo studio, nuovamente assorto nelle sue preoccupanti riflessioni. Si fermò davanti allo scrittoio e vi sbatté sopra i palmi. I capelli gli ricoprirono quasi completamente il viso nascondendo così un’espressione che univa amarezza e rabbia.

“Stolti!… Accidenti a loro, hanno già dimenticato tutto, festeggiano una grande vittoria… Loro sono i più forti… loro credono di combattere per una giusta causa… dicono di aver sconfitto un esercito…Idioti!… Che il dio Sole li perdoni! Hanno distrutto un esercito di profughi che cercavano di sfuggire alla fame, con la sola colpa di essere nati in una terra desolata da secoli di inutili guerre. Hanno trucidato della gente armata solo da attrezzi per lavorare la terra e per costruirsi un rifugio. Dannazione a loro!… Hanno scordato tutto, cancellato ogni cosa. Perché nessuno ricorda, anzi, ancora peggio, ricordano ma sono convinti di non commettere gli stessi errori. …Sbagliano, li hanno già fatti e li rifaranno ancora. Nessuno ripensa più a quello che si è dovuto sopportare a causa dello sfascio del cavalierato e le prove e le peripezie, le sofferenze superate per ripristinare l’Ordine. Tu ricordi vero?”

“Certo mio signore!”, rispose la presenza con voce addolorata, “in quel tempo respiravo ancora e i miei piedi sentivano la terra come i tuoi lo fanno oggi, non ero ancora diventato il guardiano della Conoscenza.”

“Già, hai ragione… La Conoscenza… Che stupido, e io che ne sono il custode… forse anch’io sto cominciando a dimenticare.”

La luce della candela, ormai quasi consumata, danzando illuminava il volto triste del Custode. La tristezza, concentrata in una lacrima, rigò la sua guancia e cadde sulla sua mano.

“Si, anch’io ho scordato tutto. Il mio scopo é diffondere la conoscenza affinché la gente non dimentichi e sono io il primo a farlo! Ho fallito! Non so nemmeno come fare il mio lavoro… Ormai é troppo tardi per evitare che la storia si ripeta”.

“Forse no mio signore!”

“Come pensi che possa far ricordare ma soprattutto accettare ciò che é stato e ciò che sarà nuovamente? Troppo tempo é passato e i cantastorie hanno cambiato il passato con le loro canzoni. La gente preferisce una bella leggenda eroica piuttosto che un passato disonorevole ed oscuro. Come posso far capire qual è la Verità?”

Il Custode si lasciò cadere rassegnato sulla poltrona, le sue mani dopo essersi serrate con forza sui braccioli intagliati, si rilassarono e andarono a nascondere il volto ricoprendolo.

“I sogni mio signore!”

“Come?… Cosa?… Ma certo, che stupido che sono, i sogni!”

Subito il Custode si alzò dalla poltrona dirigendosi verso lo scaffale di libri correndo con il dito da un volume all’altro.

“Dove sarei senza di te?!”

“Mio signore, sono il Guardiano, questo é il mio compito!”

“Sogni… Si, ecco qui.” Il viso dell’uomo si rilassò mentre si dirigeva verso lo scrittoio con un libro estratto dallo scaffale, poggiò il manoscritto sul piano e lo aprì. La polvere, che si sollevò dalla copertura del libro, soffocò l’ultimo respiro della fiamma che si estinse ma la stanza rimase illuminata grazie alla strana luce azzurra che permeava dalle pagine ingiallite del volume.

Dopo alcuni minuti di lettura il Custode sollevò la testa e la braccia al soffitto e cominciò a salmodiare.

One Comment

  • pierluigi September 5, 2011 at 12:30 pm

    molto bello e degno di esser apprezzato anche dai non amanti del fantasy. spero di leggere qualche tuo racconto o romanzo se sono di questa qualità

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