Il mondo di Hor

July 15, 2010

Vedi quella stella? Chiese Paul indicando il cielo. Ellen alzò lo sguardo scrutando attentamente
e dopo aver cercato in direzione del suo dito chiese,quale?
La dove tre stelle sono in linea retta,appena sotto la terza a sinista,che forma un triangolo con quella centrale.
La vedo,disse Ellen,è più fioca delle altre,dev’essere lontana.
E’il sole di Hor,affermò Paul deciso,io ci sono stato.
Ellen si voltò di scatto e lo guardò interrogativamente.
Come ci sei stato?E’ una stella lontanissima
e gli uomini non sono ancora andati oltre la luna.
Fisicamente no,rispose Paul abbassando le braccia e sedendosi sullo scoglio,
che si trovava proprio alla fine del molo.
Il mare gorgogliava calmo negli anfratti,fra le roccie e in lontananza
si sentiva il tintinnio delle barche ormeggiate nel porto.
Ellen,rimasta in piedi,chiese,cosa vuol dire fisicamente?
Vuoi dire forse che con l’immaginazione possiamo andare dappertutto?
Più o meno è così,rispose Paul,solo che non è facile che la nostra mente
immagini cose che non abbiamo mai visto,gli abitanti del mondo di Hor,
hanno questo potere e così conoscono la Terra ed i terrestri e un giorno,
mentre guardavo il cielo pensando all’infinito,
loro hanno,come dire,agganciato la mia mente e mi hanno trasportato fin lassù.
Io non riuscivo a capire cosa mi stesse succedendo,era come se le stelle,
così lontane,si avvicinassero ingrandendosi ad una velocità impressionante
e man mano scomparissero in lampi di luce lasciando il posto ad altre stelle
fino a che,davanti ad una di queste,cominciai a rallentare e mi trovai
vicino ad un pianeta,il mondo di Hor appunto.
Ad un tratto una voce echeggiò nella sua mente e Paul si rialzò di scatto e disse,
adesso è tardi,dobbiamo rientrare.Com’è tardi,ribattè Ellen,non vuoi parlarmi di questo mondo di Hor?Io voglio conoscerlo.Paul sorrise dicendo,lo conosci già.
Con un guizzo veloce saltò sullo scoglio sopra di loro e tese la mano ad Ellen,vieni,è tardi,rientriamo.Ellen non si fece pregare,afferrò la sua mano ed insieme si avviarono verso casa ma fatti cento metri disse,continuerai il tuo racconto vero?Si ma non ora,rispose lui,e poi non è un racconto,è una storia vera.

Il paese era immerso nel silenzio della notte e la luce fioca dei lampioni impediva di vedere le stelle.Paul ripensava alla voce che aveva interrotto la sua storia.Non devi immaginare il nostro mondo mentre lo puoi vedere nel cielo,potresti allontanarti dalla Terra con l’immaginazione e non sapendoti orientare nello spazio infinito,rischi di non riuscire più a tornare indietro,abbandonando così,a se stesso
Il tuo corpo fisico.
Era Sal di Hor che gli aveva detto queste cose ed il suo tono era stato grave e conciso,di giorno,il vostro sole,ti può permettere di immaginare quello che vuoi,tenendo la tua mente ben salda alla realtà.
Sal di Hor era alto quasi due metri con i capelli riccioli e castani che gli coprivano gli occhi una folta barba che gli arrivava fino all’ombelico.
Era del tutto simile ad un uomo solo che gli abitanti di Hor si chiamavano urni e quindi anche lui era un urno.
Come se stesse ascoltando i suoi pensieri,Ellen gli chiese,come si chiamano gli abitanti di Hor?Urni,disse lui.Non horniani?ribattè lei asserendo che su Hor dovrebbero vivere gli horniani.
Noi viviamo sulla Terra ma ci chiamiamo uomini,mentre rispondeva Paul estraeva di tasca le chiavi di casa porgendole ad Ellen e dicendo,
sali in casa e mettiti a letto, domani ci dobbiamo alzare presto per uscire in barca.E tu?chiese lei prendendo le chiavi,io arrivo fra un momento,voglio assicurarmi che la barca sia ormeggiata bene.
Ma sono uguali a noi?chi?Gli urni,gli abitanti di Hor,sono solo più alti e massicci ma soprattutto molto più buoni e sinceri,mentre parlava Paul si stava già allontanando in direzione del porto.
Ellen,salita in casa,ripensava al racconto non riuscendo ad evitare di pensare che Paul s’era inventato tutto,ma in fondo,per inventare ,bisogna immaginare e lui dice che quel mondo l’ha visto con l’immaginazione.mise dell’acqua a scaldare per farsi una camomilla e s’affacciò alla finestra per vedere le stelle,cercando istintivamente quella stella e una volta trovata domandò ad alta voce,
chissà se è vero,una voce dentro di lei rispose,certo che è vero,
Chi sei?pensò lei chiudendo gli occhi.Sono l’infinito,attorno a te e anche dentro di te,nella tua mente c’è l’infinito e il mondo di Hor è parte dell’infinito,tu lo conosci ma non sai come vederlo.
Paul era salito sulla barca e là si era seduto ad ascoltare il mare, lasciandosi cullare dalle piccole onde che lo facevano dondolare.
Non riusciva a distogliere lo sguardo dalle stelle e queste, piano,
cominciarono ad avvicinarsi.

———————

Ellen aveva bevuto la sua camomilla e si era messa a letto ma non riusciva a dormire,pensava a Paul,al suo racconto e a quella voce che le aveva parlato d’infinito.Era passata più di un’ora e Paul non era ancora rientrato,l’ansia non le permetteva di addormentarsi,si alzò,si rivestì velocemente e uscì dalla casa incamminandosi verso il porto.Il silenzio del paese era opprimente mentre percorreva lo stretto vicolo che scendeva verso il mare.In lontananza vide la barca di Paul e lui seduto sulla prua,immobile,con lo sguardo fisso verso il cielo e lo chiamò salutandolo con la mano alzata ma lui non rispose e nemmeno accennò a voltarsi verso di lei.Salita sulla barca,vide i suoi occhi spalancati,come vuoti e il suo cuore ebbe un tumulto.Spaventata lo prese per le spalle e lo scrollò chiamandolo con voce strozzata ma lui non diede alcun segno di rinvenimento.
Era come in trance,sentiva il suo respiro calmo e profondo,non era morto e nemmeno ferito,solo non c’era più con la testa.Ellen quindi ripensò al suo racconto,quel viaggio che lui diceva di aver fatto con l’immaginazione.
Si voltò verso il cielo cercando la stella che le aveva indicato e una volta individuata disse,cosa gli avete fatto?Noi niente,sentì senza riuscire a capire se quella voce fosse dentro o attorno a lei e all’improvviso,le stelle cominciarono ad ingrandirsi scomparendo man mano in lampi di luce,finchè quella stella non fu talmente vicina che la sua luce la costringeva a chiudere gli occhi,come guardando il sole a mezzogiorno.Un pianeta si stagliava in quella luce,gli ruotavano attorno ben tre lune poste in linea retta.
La luna più grande avrebbe contenuto la seconda e la seconda la terza ed il pianeta era di poco più grande della prima luna,come una matrioska scomposta.
Lentamente cominciò ad entrare nell’atmosfera del pianeta ed a vedere gli strati nuvolosi che ogni tanto si squarciavano lasciando intravvedere un colore azzurro intenso.Il mare,pensò lei e passate le nuvole vide in lontananza un continente.Lo raggiunse fino a che ,sopra un vasto agglomerato di case simile ad una città,si trovò a scendere in mezzo ad uno spiazzo dove delle persone la stavano aspettando.Arrivata in mezzo a loro,subito fecero cerchio attorno a lei che guardandosi i piedi e non vedendoli si agitò e chiese,cosa m’è successo?
Una donna molto più alta di lei,con i capelli biondissimi,quasi bianchi,che si posavano leggeri sulle spalle,si fece avanti con fare deciso e sorridendole disse,prova ad immaginare il tuo corpo mentre ti guardi riflessa nello specchio.
Ellen si concentrò ed immediatamente vide il suo corpo prendere forma e tirò un grosso sospiro di sollievo.Subito dopo però,preso un atteggiamento serio disse,
voi siete gli urni,non è vero?dov’è Paul,che cosa gli avete fatto,lo tenete prigioniero?La donna rispose con voce calma e suadente,intanto io sono Ata,custode dei sogni di Hor,immagino che tu sia Ellen.
Non capisco come tu possa immaginare il mio nome,disse Ellen,ma comunque non hai risposto alla mia domanda,cosa Avete fatto a Paul?
Ata la fissò in silenzio socchiudendo gli occhi ed Ellen la sentì parlare senza che le sue labbra accennassero anche il più piccolo movimento.Credi davvero che noi potremmo aver fatto del male a Paul?Noi non facciamo di queste cose.
Quella voce era molto simile a quella che le aveva parlato a casa sua identificandosi come l’infinito e allora capì che poteva fidarsi e sorrise dicendo,non lo credo, ma Paul?
Ata la interruppe,ora parlava normalmente,Paul è in trance seduto sulla prua della sua barca con gli occhi fissi a guardare il cielo.
Come fai a saperlo?Chiese Ellen,lo immagino,rispose Ata.Lo immagini ma non puoi averlo visto,ribattè Ellen incredula.
Lo immagino e lo vedo,queste parole erano arrivate a lei da un punto imprecisabile,attorno o dentro di lei.
Se penso ad un fiore,pensò Ellen aprendo lentamente la mano,un fiore apparì nella sua mano,è meraviglioso,esclamò raggiante,ma il suo sorriso si spense subito e pensò a Paul.Cosa gli può essere successo,chiese cominciando ad agitarsi.Un uomo,anzi,un urno,alto e massiccio,con un’enorme barba e i capelli riccioli che gli coprivano gli occhi,si fece avanti dicendo,io lo avevo avvertito,Paul sa che con l’immaginazione si può viaggiare nell’universo ma non lo conosce ed il rischio è di non riuscire più a tornare indietro ecco cosa dev’essergli successo,era Sal ,il miglior amico di Paul.
Allora cosa possiamo fare?Chiese Ellen sempre più agitata,un coro di voci si levò dalla folla attorno,che nel frattempo era aumentata considerevolmente di numero dicendo,cerchiamolo,si andiamo a cercarlo,insieme lo troveremo di certo,è già successo altre volte anche ai nostri figli ma non s’è mai perso nessuno nello spazio e lentamente il mormorio diventava un clamore,tutti parlavano con tutti,spiegando le possibili soluzioni ed auspicandosi la buona riuscita di queste.Ata alzò una mano e presto tutti tacquero,solo Sal riuscì a dire un’ultima cosa mentre gli altri già tacevano,io voglio cercarlo,disse,e lo cercheremo,rispose Ata ma dobbiamo farlo in maniera organizzata,con scrupolo e criterio,l’universo è senza fine e Paul manca già da parecchio,non sarà un compito facile.Alzando entrambe le mani guardò il cielo che era color azzurro intenso,leggermente striato da poche nubi sottili,dovremo aspettare la notte,disse.
La notte?Intervenne Ellen,non possiamo aspettare tanto,Paul è in trance sulla barca,qualcuno potrebbe vederlo.Ata sorrise,la notte,le stelle nel cielo,le lune che riflettono la luce di Horion schiarendo i nostri
Sentieri.Ellen la vide girare le mani come per avvitare una lampadina e piano cominciò a tramontare ed apparirono le tre lune ed infine le stelle.
Sal le indicò con un dito,ecco,la c’è il tuo pianeta,la Terra.Ellen guardò il cielo in quella direzione e poco a poco le stelle cominciarono ad ingrandirsi per poi scomparire in lampi di luce.Ma non era sola,sentiva le voci degli altri vicine.Presto,più presto,dobbiamo fare alla svelta,ecco la Terra,le nuvole,il mare,la barca di Paul,ed Ellen si vide,vicina a Paul,seduta accanto a lui,con lo sguardo immobile che fissava il cielo.

———————–

Attorno a lei sentiva tante voci ma non vedeva chi stava parlando.
E’proprio partito,chissà dov’è,da qualche parte lassù,dicevano e all’improvviso una piccola luce si accese davanti ai suoi occhi.Sono Ata,in che direzione sta guardando?Ellen esclamò sorpresa,come sei piccola.Ata rispose,voglio apparirti così,ma se volessi,potrei anche essere grande come una montagna,dove sta gurdando Paul,presto.Ellen lo guardò e subito indicò con un dito il punto che fissavano i suoi occhi.La c’è il mondo di Hor,disse la voce inconfondibile di Sal.Non proprio,rispose Ata,Quella è Mirtos,la stella centrale del sistema triplo vicina a Hor.Andiamoci subito,si sentì un coro di voci seguito da un mormorio confuso,ma Ata li fermò dicendo,attorno a Mirtos non ci sono pianeti abitati,dubito che lo troveremmo la.
Ellen la vide posarsi sulla fronte di Paul dicendo,silenzio,vediamo dov’è,è un mondo abitato e con tante persone ma non riesco a capire che pianeta può essere.Potrebbe essere Arter,quel pianeta così simile alla Terra.Può darsi,non c’è che da andare a vedere,Ata s’era staccata dalla fronte di Paul e stava facendo delle strane evoluzioni aeree davanti agli occhi di Ellen che disse,andate voi,io voglio restare qui vicino a Paul.Ti capiamo e in un istante Ata scomparve e con lei anche le voci degli altri e su Ellen e Paul,scese un inquietante silenzio.
Speriamo che riescano a trovarti,disse Ellen rivolta a Paul,però anche tu,eri stato avvertito.Lo guardò spazientita e s’accorse che,con gli occhi sempre fissi verso il cielo,ora stava sorridendo.
Chissà con chi sei ora,magari con una donna bellissima su chissà quale pianeta,torna indietro,ti voglio bene,non posso vivere senza di te.
Gli urni intanto erano arrivati su Arter e la,avevano cercato dappertutto senza però trovare Paul.Solo un bambino che stava facendo volare un aquilone,aveva riferito di aver visto delle strane luci in cielo ma non era sicuro,poteva trattarsi di riflessi o addirittura di alcuni insetti luminosi che abitavano su quel pianeta.E’stato qui,disse Sal,però se ne è già andato.
Dove può essere andato?Chiesero in tre o quattro,Ata rispose,non so,da qui può aver preso qualsiasi direzione.
Ellen s’era sdraiata sulla barca accanto a Paul e la,sopraffatta dalla stanchezza,s’era addormentata.Gli urni erano tornati alla barca e Ata,custode dei sogni di Hor disse,silenzio,non svegliatela lasciate che io veda i suoi sogni.
Ellen vide Ata apparirle in sogno,i suoi capelli lunghi e bianchi scintillavano con dei riflessi d’oro e le sue mani parvero toccarle gli occhi come per tenerle chiuse le palpebre,dormi,diceva,dormi e sogna,sogna Paul,cosa gli piace fare e vedere e sentire.Ellen sognò un bambino che faceva volare un aquilone e Paul che faceva il surf divertendosi come un matto a stare in equilibrio su quel giocattolo sballottato dal vento.
Svegliati ora,la chiamò Ata decisa,penso di aver capito dove può essere.Ellen si svegliò stiracchiandosi e sentì le voci degli urni,guardò Paul ma era ancora incantato,non l’avete trovato,disse,no,rispose Ata,ma ora grazie a te scopriremo dov’è,è un gioco che noi urni facciamo spesso,stare in piedi in equilibrio su un frammento nella scia di una cometa.Una stella cometa?Chiese Ellen,e come facciamo a trovarla?Ce ne sono tante,ma una sta passando proprio nelle vicinanze del mondo di Hor.Andiamo a riprenderlo allora,esclamò Ellen entusiasta e alzati gli occhi al cielo partì in direzione di Hor.

—————————-

La piccola impara presto,disse uno degli urni,si ma non deve esagerare,non sa orientarsi nell’universo che inoltre è pieno di sorprese.D’accordo,disse Ellen,ma dov’è questa cometa,eccola,urlò Sal,ed ecco Paul.Ellen si era subito lanciata dietro alla cometa,Paul,Paul,vieni è bellissimo,gridò Paul ridendo.
No vieni tu,disse Ellen,dobbiamo tornare,sulla Terra si sta facendo giorno.Paul ebbe un istante d’esitazione ma poi lasciò la cometa e si avvicinò ad Ellen mentre gli urni li circondavano ridendo chiassosi.L’abbiamo trovato,dicevano,che matto,l’hai visto come si divertiva?Sal s’avvicinò dicendo,t’avevo anche avvertito,possibile che tu debba fare…ma Ata lo interruppe dicendo,l’abbiamo trovato e questo è buono,la prossima volta che ti vuoi fare un giretto,chiamaci,star dietro alle comete insieme ad altri è più bello perché lo puoi condividere.Ora torniamo ai vostri corpi fisici che sono indispensabili,senza non potreste immaginare tutto questo e quindi non sarebbe possibile.
Tornarono quindi verso la Terra,Paul arrivò per primo ed Ellen e gli altri videro arrivando che,dalla prua della barca li stava salutando.
Ellen non sapeva se piangere o ridere,l’unica cosa certa era che aveva sonno e voleva andare a dormire.Ata parlò senza farsi vedere ed entrambi non capirono se quella voce fosse dentro o attorno a loro.tornate a casa ora e se vorrete venire su Hor,saremo sempre felici di ospitarvi,poi videro tante piccole lucine fare delle evoluzioni dapprima davanti ai loro occhi per poi lentamente scomparire verso il cielo.Se ne sono andati,disse Paul ed Ellen lo guardò preoccupata,vuoi seguirli?Se vuoi vai pure,io rimango bella tranquilla nel mio corpo e questa volta non verrò a cercarti.E nemmeno io,disse una voce e s’intravvide in trasparenza la figura di Sal,se sei così incosciente da viaggiare da solo nell’universo senza una meta precisa,non troveresti più la giusta direzione per tornare sulla Terra,hai rischiato sai?Non farlo più,ora vi saluto,ho anch’io un corpo fisico su Hor e non voglio nemmeno che gli altri mi lascino troppo indietro.
Erano tornati a casa e avevano dormito tutto il giorno,la sera stessa un pescatore in paese ,affermava d’aver visto due ragazzi all’alba ,salutare verso il cielo e gridare,arrivederci,verremo presto a trovarvi ma nel cielo non v’erano altro che dei gabbiani.Quella sera Paul ed Ellen si erano trovati con alcuni amici a parlare della possibilità che ci sia qualche forma di vita su altri pianeti e un loro amico aveva detto,io credo che ci siano e possano anche arrivare fino a noi.
Certo che ci sono,aveva risposto Paul ed Ellen aggiunse,ma anche noi possiamo arrivare fino a loro.

Alessandro

One Comment

  • pierluigi September 5, 2011 at 11:58 am

    un bel racconto breve. devo confessare che forse avrei preferito finisse al primo capitolo lasciando quell’incertezza fra il fantasy e il poetico. il primo capitolo è denso di poesia e ruota attorno ad un tema filosofico, nel secondo e nel terzo direi che si entra nel fantasy tipico seppur non nel genere che prediliggo dove forse mi aspetterei creature non per forza umane.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *