Il Passaggio

July 14, 2010

Ci sono dei momenti nella vita in cui vorresti andartene, lasciare ogni cosa senza pensarci troppo, comperare un biglietto per il primo aereo in partenza e senza nemmeno un bagaglio a mano, partire.

Sto guardando dall’oblò, non ci posso credere, l’ho fatto, la mia città è solo qualche luce in lontananza, non sarà un lungo viaggio, ma sufficiente per poter dire a me stesso che il mondo non finisce qui e non smette mai di offrirti nuove opportunità. Soldi in tasca? Non molti, qualche notte in un alberghetto senza troppe pretese e poi panini, acqua e dentifricio. Ci vorrà anche un cambio di biancheria intima, accidenti, ma cosa ho fatto? Non potevo farmi almeno la valigia? Certo, così ci finivano dentro i miei sogni infranti, le mie poesie, i miei racconti, il cd con le mie canzoni, magari qualche foto da mostrare ad eventuali nuovi amici. Sì, ma per raccontare cosa poi? Degli inutili tentativi di comunicare i miei sentimenti? Sarebbe il miglior modo per far scappare anche questi nuovi arrivati e ritrovarmi un’altra volta solo! No, la vita insegna a non sforzarti di comunicare qualcosa, è la volta buona che nessuno la vorrà ascoltare, lascia piuttosto che siano gli altri a venirti a cercare. Se in te c’è davvero qualcosa di buono, allora ci sarà sicuramente qualcuno che lo sta cercando, lascia che cerchi, sarà più soddisfatto quando finalmente l’avrà trovata.

Il cielo dai finestrini dell’aereo sembra un’enorme coperta di lana, siamo sopra le nuvole, in viaggio verso il sole, la mia fantasia si prepara ad una nuova scoperta, cosa riuscirò ad inventarmi stavolta? Il messaggio del capitano avvisa di allacciare le cinture, stiamo atterrando, siamo arrivati a Roma Fiumicino. Nessun bagaglio da aspettare, Roma è mia, sono le 3 del pomeriggio, fa un caldo che si soffoca, è il 15 di Maggio e le previsioni ieri davano bel tempo sul centro Italia. Ci hanno preso in pieno, un sole da cuocere un tacchino col ripieno! Già, ma io perchè ho guardato le previsioni del centro Italia se abito a Milano? Vuoi vedere che stavo premeditando la fuga nel mio subconscio? E come facevo a sapere che il primo aereo aveva come destinazione Roma? Mistero… e poi, tutte le strade portano a Roma, no?

Giro per la città in cerca di un albergo, il primo mi chiede 50,00 Euro a notte, troppo caro, i successivi sono completi, studenti in gita dappertutto. Decido di chiedere  ad una signora che mi indica un affittacamere non molto lontano da dove mi trovo.

Il proprietario si chiama Lino, è un tipo sveglio, mi ha chiesto 25,00 Euro per una camera con uso cucina e bagno in un appartamento da dividere con altre 8 persone. Dunque… 25 x 30 fa 750,00 Euro al mese che x 9  fa 6.750,00, è una bella cifra, ricavata dall’affitto di un solo appartamento. La casa è pulita, la sola regola è che chi sporca deve sistemare. A turno, ogni nove giorni, ti tocca pulire di fino il bagno, la cucina ed il corridoio. Non c’è la sala, solo un piccolo televisore in cucina, in compenso Lino suona la chitarra, abita nell’appartamento a fianco con sua moglie Doriana ed il suo bambino Lucio (in onore di Lucio Battisti). La mia camera è accogliente: letto matrimoniale e lenzuola profumate. Nell’appartamento vivono 3 coppie ed altri due ragazzi, Alfredo, studente universitario e Giacomo, cameriere in un piccolo ristorantino appena sotto casa. Faccio subito amicizia con Giacomo, vado a mangiare dove lavora e, devo ammettere, vengo trattato da signore spendendo una bazzecola. Non ci sono molti clienti quindi Giacomo si trattiene spesso a chiacchierare con me, è curioso, vuole sapere chi sono,

Mi invento un provino a Cinecittà, storie di teatro, recitazione, sono davvero bravo a inventarmi le cose, potrei davvero fare l’attore. “Ganzo!” esclama lui in mezzo toscanaccio “domani t’accompagno, è giorno di chiusura e non sono mai stato a Cinecittà” – “Non so se ti faranno entrare” dico io un po’ imbarazzato per via della situazione poco chiara che ho inventato “io ho un appuntamento, non fanno entrare tutti”- “Ma figurati, dici che sono il tuo manager” risponde lui con prontezza “ entriamo, entriamo e magari faccio anch’io il provino e ti soffio il posto!”. “Ecco, bravo, fai lo spiritoso tu, io, in questo provino ho investito tutta la mia vita”. Non so più cosa inventarmi, qui va a finire che domani faccio una figuraccia tremenda, “ senti, è meglio se vado da solo, è troppo importante, poi, se passo, chiedo al regista di fare un provino anche a te, magari ti prende, chi lo sa”. Nel frattempo Giacomo ha finito di sistemare il locale, ha già apparecchiato ma con i bicchieri capovolti e senza le posate per evitare la polvere. “ Ci facciamo un giro per Roma?” Mi chiede simpaticamente, “conosco un paio di localini niente male, ci beviamo una birra e poi a nanna”.-“Va bene”, rispondo, “ma non facciamo troppo tardi, domani ho una giornata impegnativa”.

Mi sveglio che è già tardi, in casa non c’è più nessuno, anche Giacomo, che oggi non deve lavorare, è uscito zitto zitto senza nemmeno chiamarmi. “Meglio così, quello mi voleva accompagnare a Cinecittà e che gli raccontavo una volta lì?”. Sento Lino cantare, sta suonando “l’Aquila” di Lucio Battisti. “E’ bravo” penso, “…un’auto che vaaa, basta già a farmi chiedere se io vivooo…” Che testi quel Mogol! Sapessi scrivere anch’io delle cose così profonde, riflessive, significative. Ma in fondo perché no? E’ solo questione di crederci, di volerlo fare, le cose che si possono dire sono tantissime, già.. “Perché no?’ Ma tu guarda, è il titolo di una canzone di Battisti e Lino ha cominciato a suonare proprio quella, “..scusi lei mi ama o nooo? Non lo sooo però ci stooo..”.

Sul tavolino in camera mia c’è un quaderno nuovo ed una biro, sembra che il mondo mi stia dicendo”scrivi”. Per prima cosa una bella ciucciata alla biro, “adesso è mia, non la ciuccerà più nessuno! Comincio dal titolo o lascio che sia la storia ad ispirarmelo in seguito?” Meglio non pensarci su troppo, le prime parole sono fondamentali:

Ci sono dei momenti nella vita in cui vorresti andartene, lasciare ogni cosa senza pensarci troppo, ma non ci si può lasciare il passato alle spalle senza che quest’ultimo possa in qualche modo condizionare il nostro futuro..’ Ho bisogno di prendere una boccata d’aria, scendo a prendermi un caffé. Non prima di aver dato un senso a questa nuova storia, vediamo un po’, di quale passato stavo parlando? Ma del mio accidenti! E chi sono io? Bella domanda questa.. decisamente introspettiva, cosa vuoi che ti racconti? La verità o preferisci una descrizione sommaria di un uomo alle prese con delle verità più grandi di lui, che hanno finito col chiudere i rubinetti della sua immaginazione? Chiunque tu sia che stai leggendo, non lasciare mai che qualcuno ti dica come stanno le cose, rischieresti di credergli e finiresti così con lo smettere di immaginare una realtà o una verità che appartiene solo a te stesso e che nessuno, ripeto nessuno, dovrebbe portarti via.

Ehi, ecco il mio titolo, portarti via, portato via o forse, ecco,

PORTANDOTI VIA

Ho da poco cominciato a scrivere quando sento suonare il citofono, vado a rispondere “Chi è”? invece di una risposta, sento suonare il campanello alla porta  e subito dopo due forti bussate e una voce che dice “ aprite presto, stanno arrivando!” . E’ una voce di donna, giovane all’apparenza e molto agitata, “deve aver fatto 3 piani di corsa”, la sento respirare affannosamente. “Chi sta arrivando”? domando aprendo la porta ma al contempo impedendo l’accesso alla donna che mi guarda con aria supplicante. “ Lasciami entrare, ti spiegherò tutto”. D’altronde, cosa potrebbe mai rubarmi? Non c’è nulla di pregiato in questa casa ed io sono grande e grosso, posso difendermi da uno scricciolo impaurito che non ha nemmeno le scarpe. “Accomodati”, le dico indicandole la cucina mentre noto quello strano particolare “ma tu sei scalza!” esclamo, “lo so”, mi risponde, “mi hanno levato le scarpe per impedirmi di scappare, ma io li ho fregati, non si sono accorti che sono entrata qui dentro!” ha una grinta feroce, sembra quasi una zingara, capelli neri, ricci ed arruffati, due occhi ancora più neri che brillano vivaci ed irrequieti. “Chi ti insegue?”chiedo “i carabinieri”? “Certo!” risponde lei sbottando “da quando i carabinieri ti rubano le scarpe per impedirti di scappare, quelli ti mettono le manette e poi io mica sono una delinquente”. Mi risponde con un tono tutt’altro che rassicurante, mostra un atteggiamento spavaldo, quasi come volesse sfidarmi, così decido di raccogliere la sfida. “ Senti un pò, ragazzina, cerca di usare un altro tono se no ti rimando da dove sei venuta”. Non l’avrei mai fatto, mi piace la piccola e mai mi sarei aspettato di vederla  un attimo dopo gettata ai miei piedi piangente, implorandomi di non farlo. “Calmati, calmati ora, siediti qui, vuoi un bicchier d’acqua? Hai sete”? Le allungo una mano e la aiuto ad alzarsi e ad accomodarsi sulla sedia. Le verso un bicchier d’acqua fresca dal frigorifero e la vedo miracolosamente passare dalla disperazione totale ad un sorriso da attrice di Hollywood. “Grazie, non sai cosa m’è successo, è tutto così irreale, mi sembra quasi di aver fatto un  brutto sogno”-

“raccontami tutto” le dico con aria rassicurante sedendomi accanto a lei con il mio bicchiere d’acqua in mano. “Io sono la figlia del benzinaio, quello in fondo alla via. Questa notte ero di turno alla cassa quando s’è fermata a far benzina un’auto con due signori distinti in cravatta e completo blu, uno dei due s’è avvicinato alla cassa con il portafoglio in mano dicendo: ‘Facciamo 50 euro, glieli pago in anticipo’.Io ho allungato la mano per prendere i soldi ma all’improvviso il tizio mi ha colpito con uno di quegli aggeggi che ti danno la scossa e così ho perso i sensi e sono caduta a terra svenuta”.In effetti mi accorgo solo in quel momento delle escoriazioni sulle dita della mano destra e le chiedo: “una rapina?” “Forse, ma non si sono limitati a quella” la sua voce si fa tremante, capisco che le è capitato qualcosa di veramente brutto. “Mi sono risvegliata in un capannone completamente vuoto,ero legata mani e piedi e dal fondo del capannone arrivavano lamenti e urla ma non capivo una parola di quello che dicevano. Fortunatamente ho i polsi sottili e così sono riuscita a liberare una mano e successivamente a sciogliermi completamente ma non sono scappata subito, sono andata a vedere da dove venivano quei lamenti ed ho trovato una specie di cella frigorifera con un catenaccio chiuso con un lucchetto, dal finestrino ho potuto vedere un certo numero di persone, uomini, donne e bambini, ma nessuno di loro parlava l’italiano”  “Ma il frigorifero era spento o acceso”?Chiedo preoccupato per la salute di quelle persone, “ non lo so, non ho avuto il tempo di accertarmene, ho sentito arrivare qualcuno e sono scappata, loro m’hanno inseguito a piedi ma non m’hanno visto infilarmi nel tuo portone.”-“Dobbiamo chiamare immediatamente la polizia”!Esclamo io prendendo in mano il cellulare, “sapresti tornare in quel capannone”? Lei allunga una mano per abbassarmi il telefono e dice con voce ferma “se chiami la polizia quella gente potrebbe correre seri pericoli, li conosco quelli, arriverebbero con le sirene spiegate rischiando di provocare un disastro, i due che mi hanno rapita sono tipi che non scherzano, andiamoci noi a tentare di  salvarli, se non dovessimo riuscirci chiameremo la polizia. Ma sbrighiamoci, se quel frigorifero è acceso non abbiamo molto tempo”. Appena in strada, in un negozio sotto casa, le compro al volo un paio di scarpe da tennis della sua misura. Infilatele senza nemmeno allacciare le stringhe, mi fa cenno di seguirla e comincia a camminare velocemente tenendosi rasente ai muri come per nascondersi da possibili inseguitori. Mi guardo alle spalle ma non c’è anima viva, solo qualche automobile in lontananza. Mi sopraggiunge un pensiero, “ e se questa fosse una pazza? Magari è scappata da qualche clinica e ha perso le ciabatte scavalcando il muro, ma tu guarda in che situazione sono andato a cacciarmi! Ormai voglio comunque vedere fino a che punto arriva” continuo a seguirla per circa tre chilometri fino a che arriviamo nei pressi di un capannone isolato. “ Ecco, sono là dentro, ho paura, è gente pericolosa”. Facendomi coraggio le dico di nascondersi dietro ad un muretto mentre io mi avvicino al portone e provo a chiamare ad alta voce “c’è nessuno”? “ Stai attento, potrebbero essere armati” esclama lei dal suo nascondiglio. Vicino al portone, trovo un campanello con scritto ‘suonare’ e così faccio senza indugiare oltre. “Se qualcuno mi apre, m’ inventero’ qualcosa, sono bravo ad inventami le storie così su due piedi”, aspetto due minuti ma nessuna risposta. Guardo in direzione della ragazza che, gesticolando, mi incita a suonare nuovamente. Schiaccio il campanello per la seconda volta e non vedendo arrivare nessuno abbasso la maniglia del portone che cigolando si apre verso l’interno. La ragazza mi corre vicino, trema e mi prende un braccio stringendoselo al seno. “dov’è il frigorifero”? domando parlando sottovoce, “ in fondo al capannone”mi bisbiglia. Entro deciso e comincio a correre verso il punto che mi ha indicato.

E’ strano, mi ha lasciato il braccio ed è rimasta ferma all’ingresso del capannone, mi volto per guardala, la chiamo, “ehi”,non so nemmeno il suo nome, “non c’e’ nessuno, vieni”,

vedo il frigorifero, mi avvicino e guardo dentro dall’oblo’, non si vede niente,

il vetro e’ appannato, apro la porta e mi accorgo che e’ completamente vuoto,

strano, penso, come mai e’ acceso se non c’e’ dentro niente?

Decido di entrare per controllare meglio quando vedo la brunetta sulla porta,

mi sta chiudendo dentro, corro verso l’uscita ma e’ inutile, la porta e’ chiusa.

Non fa freddo, anzi, sembra che qualcuno abbia acceso il riscaldamento,

l’oblo’ s’e’ spannato, mi avvicino per guardare fuori,

vedo apparecchiature strane, luci intermittenti dappertutto,

“ma questo non e’ il capannone di prima” penso,

scorgo delle persone vicine ad una specie di grande monitor

e mi accorgo che non siamo fermi, e’ la stessa sensazione che viene dopo il decollo in aereo,

ma il tutto in un silenzio quasi totale, batto con forza sulla porta e grido “aprite” ed immediatamente una voce mi risponde da non capisco bene quale punto preciso dentro al frigorifero,

“stai calmo, non abbiamo intenzioni ostili, sei sulla nostra nave e fra non molto ti libereremo”

era la voce della ragazzina scalza, “non capisco, perchè proprio io, cosa volete da me”?

“e’ semplice,” risponde lei, “ci siamo accorti osservandoti che eri giunto al culmine,

il tuo desiderio di andartene, il non avere legami, il tuo mancato coinvolgimento ad ogni iniziativa,

politica, religiosa o sociale, ci hanno fatto capire che tu sei la persona che cercavamo,

in fondo, stiamo facendo quello che volevi fare tu, non volevi andartene?

Ebbene, eccoti accontentato,ti diamo un PASSAGGIO, stiamo semplicemente

PORTANDOTI VIA”.

Alessandro

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