Il Rito

June 23, 2010

La macchina passò velocemente sulla strada nevosa facendo slittare di poco le ruote posteriori. Alla guida, Lucas non si era accorto che da circa mezz’ora: la spia della benzina aveva assunto il solito colore giallastro. E nemmeno Kimberly, la sua ragazza che gli sedeva a fianco se n’era accorta. Erano in viaggio da circa  quarantacinque minuti e per arrivare a Ketchum, nella contea di Blaine, Idaho, mancava ancora una buona mezzora.

-Voglio farmi una doccia appena arrivo a casa- disse Lucas sistemandosi il cappello che gli era scivolato sulla fronte. Kimberly fece una smorfia guardando dal finestrino il paesaggio. Stavano percorrendo la strada chiamata Cove Creek: dove il pericolo maggiore era quello di non trovare nessuno in caso di aiuto.

-Sai che mia madre non vuole che percorriamo questa strada Luc!- sbottò Kimberly alzando le mani.

Il suo ragazzo sorrise scrollando le spalle. Gli alti pini sovraccaricati dalla neve: giacevano ai lati della strada e davano una sensazione da brivido. Sembrava come se dietro ad essi ci fosse qualcuno o qualcosa che li stesse spiando.

-Tua madre si arrabbia per qualsiasi cosa. A proposito, ti è piaciuta la festa?- domandò Lucas frenando per fare una curva a gomito.

– Certo che mi è piaciuta; se solo tuo cugino Paul abitasse più vicino a noi!- rispose Kimberly controllando se sua madre l’avesse chiamata sul cellulare. La strada si faceva sempre più stretta e gli alberi ai lati di essa sempre più fitti. La Luna splendeva alta nel cielo sereno delle due di notte illuminando tratti dell’asfalto ghiacciati.

-Che cosa sai a proposito di questa strada?- chiese Lucas lanciando un’occhiata alla sua ragazza.

– Cosa dovrei sapere?

Sembrava che la domanda l’avesse infastidita. Lucas sogghignò tenendo le mani ben strette al volante.

-Alcuni anni fa su questa strada sono accadute cose inspiegabili, tra cui l’omicidio di due liceali, proprio come noi due- spiegò Lucas.

– Lo so. Tutti gli abitanti di Ketchum sanno dei fatti accaduti su questa strada chiamata Cove Creek. Comunque non si è mai saputo con certezza se i due ragazzi fossero stati uccisi-, rispose la sua ragazza tenendo gli occhi fissi sul cellulare.

– Si chiamavano Sarah e Dawson; la loro macchina è stata trovata sul ciglio di questa strada, i sedili sporchi di sangue con scritta fatta sul parabrezza- continuò Lucas.

– E cioè?

– Con del sangue era stato scritto “ Drachiach”- spiegò Lucas.

– Sì, anche mio papà mi aveva accennato a qualche cosa di simile: comunque la polizia non ne ha mai scoperto il significato e i due ragazzi non sono mai stati ritrovati.

Lucas fece un cenno con la testa. Adesso la strada era avvolta da una nebbiolina fastidiosa.

– Comincio ad avere paura- ammise Kimberly stringendosi nelle braccia.

– Ehi, c’è qualcuno in mezzo alla strada!- sbottò Lucas. Frenò proseguendo lentamente. A una ventina di metri di fronte a loro: una figura camminava lentamente sulla corsia.

– Che sta facendo?- chiese Kimberly. La strana figura si avvicinò lentamente alla macchina: indossava una lunga tonica nera con cappuccio, aveva una maschera dove, dipinta con un pennarello, c’era una bocca che accennava a un sorriso e due occhi grandi e neri. Lucas abbassò il finestrino aggrottando la fronte.

– Le serve aiuto?

La figura continuava ad avanzare quasi zoppicando e il ragazzo notò la croce al rovescio dipinta in rosso sulla lunga tonica. L’individuo voltò lo sguardo verso Lucas fermandosi.

-Chi è lei?- chiese di nuovo. Da dietro la maschera sentì una voce flebile. – Ho bisogno della tua anima… lui è tanto cattivo!

Lucas si voltò verso Kimberly aggrottando la fronte. Poco dopo, vide il chiaror della Luna brillare sul lungo coltello che entrando dal finestrino gli tagliò la gola in profondità.

A pochi chilometri di distanza, Marta Sanders fece un altro tiro dalla sua sigaretta. La finestra di camera sua era aperta e sebbene fosse dicembre, non faceva un gran freddo. Sua madre era già andata a dormire e allora si era affrettata a rubargli una sigaretta dalla borsa che lasciava sempre in cucina. Affacciata alla finestra: riusciva a vedere il suo giardino completamente innevato. Lì a Ketchum, le stagioni invernali significavano solamente una cosa: tanta neve. Abitava sulla collina sopra alla cittadina e la sfortuna di stare in quella zona era che, la mattina doveva svegliarsi alle sei per riuscire a prendere il bus. Erano in venti ad abitare sulla collina e l’unica strada che portava al centro abitato, era quella che usciva dai boschi; la Cove Creek.

Una folata di vento fece muovere gli alberi nel giardino. Marta lanciò la sigaretta che dapprima cadde sul marciapiede e poi rotolò sulla strada. Con una mano, afferrò la persiana e all’improvviso vide la luce dei fari di una macchina avvicinarsi. Sembrava… ma sì, era la macchina di Lucas quella. Poi gli tornò alla mente che lui e la sua ragazza, Kimberly, erano andati a una festa. La macchina frenò bruscamente e Kimberly scese urlando.

-Che succede Kim? Perché stai urlando?- domandò Marta, preoccupata dall’idea che sua madre potesse svegliarsi.

-Sbrigati! Fammi entrare ti prego! Lucas è morto!- sbraitò Kimberly entrando velocemente dal cancelletto del giardino. Con scaltrezza, Marta scese le scale e aprì la porta d’ingresso accendendo la luce del portico. L’amica le cadde tra le braccia piangendo.

– Mio Dio, ma che cosa è successo?

Kimberly riprese fiato sedendosi sul divano. Il vestito che indossava era sporco di schizzi di sangue.

-Sono riuscita a scappare… ha ucciso Lucas! L’ha ucciso!

– Cos’è? Uno scherzo? Chi? Chi l’ha ucciso?- chiese Marta sedendosi di fianco.

– La persona con la maschera bianca! era lì in mezzo alla strada! L’ha ucciso e poi ha portato via il cadavere!- sbottò Kimberly cercando di riprendere fiato. Poco dopo: i genitori di Marta si svegliarono e sconcertati dalla storia, chiamarono Wills, il vicesceriffo trentacinquenne. Marta teneva per le mani la sua amica mentre rispondeva alle domande.

– Perché stavate percorrendo quella strada?- chiese Wills pronto a prendere appunti.

– Stavamo tornando da una festa… ci aveva invitati il cugino di Lucas, Paul. Almeno, così si chiama credo.

– Raccontami ancora una volta cos’è successo quando avete incontrato quell’individuo.

– Dava i brividi. Indossava una maschera dipinta a mano e una lunga tonica nera! Sapevo che non avremmo dovuto fermarci! Mio Dio, adesso Lucas è morto!- spiegò disperatamente Kimberly appoggiando la testa sulla spalla destra di Marta.

– In pratica non sei riuscito a vederlo in faccia presumo- domandò Wills aggrottando le sopracciglia.

– Infatti. Era una persona alta! Quando Lucas gli ha domandato se avesse bisogno di aiuto, quello gli ha tagliato la gola!

– E tu dopo come hai fatto? Voglio dire; sei riuscita a scappare.

– Con le mani ha trascinato Lucas fuori dal finestrino e l’ha colpito altre volte urlando strane parole! Poi ha portato il cadavere tra gli alberi scomparendo. Così io sono saltata al volante e sono partita fermandomi per chiedere aiuto.

– Che genere di parole?- domandò incuriosito il vicesceriffo.

– Parole strane…. qualche cosa del tipo “drachiach”!

– Mio Dio- sussurrò Wills alzandosi dalla sedia.

– Che vuol dire quella parola?- chiese Marta.

– “Demone nero”. E’ una parola che usano gli adoratori del male; spesso membri di sette sataniche.

Kimberly cominciò a piagnucolare.

-Come fa ha sapere tutte queste cose?- continuò Marta.

– Non è la prima volta che succedono cose del genere nella contea di Blaine: soprattutto sulla strada Cove Creek. Quindici anni fa per esempio, due adolescenti si presume fossero stati uccisi lungo quella strada durante la notte. Era stata trovata una scritta fatta con il sangue, “drachiach” per l’appunto. Comunque quei due giovani non furono mai ritrovati- spiegò Wills.

– Come intende procedere ora? Insomma, quel ragazzo, Lucas, potrebbe davvero essere stato ucciso!- disse il padre di Marta allargando le braccia.

– Che vuol dire? Non mi crede? Senta, ho visto con i miei occhi quel tipo tagliare la gola al mio ragazzo! Non sto mentendo!- sbottò Kimberly alzandosi in piedi.

– Pensiamo a fare il primo passo: comunicare la notizia ai genitori e credetemi, non sarà facile- spiegò il vicesceriffo Wills. Detto questo, se ne andò accompagnando a casa Kimberly.

La mattina seguente, Marta arrivò in cucina e mentre si versava il caffè, cominciò a leggere il giornale posto sul tavolo. In prima pagina c’era una foto che inquadrava una zona della Cove Creek e sotto un articolo che parlava della tragedia accaduta la sera prima. Non aveva ancora compreso quello che era successo, insomma: somigliava più a una storia dell’orrore ben programmata. Invece no, purtroppo. Alle sette e trenta, Marta uscì da casa prendendo il bus che arrivò dopo pochi minuti.

Tedd, il suo ragazzo, si sedette di fianco a lei baciandola.

-Non ci posso credere a quello che è successo: insomma, è incredibile!- disse accennando un sorriso.

– Sì, lo so. Incredibile, eppure è successo.

– Il giornale diceva che Kimberly è riuscita a scappare perché è arrivata a casa tua: altrimenti sarebbe morta anche lei.

– Già, presumo di sì. Lo conoscevi bene Lucas?- chiese Marta tenendogli la mano.

– Certo, giocava nella squadra di football con me. Avremmo dovuto giocare la finale dopo domani- spiegò Tedd sbuffando.

– Dobbiamo stare vicino a Kimberly. E’ un brutto momento.

Tedd annuì sbuffando di nuovo. Poco dopo, quando arrivarono in classe, il professor Derek fece un lungo discorso riguardo alle uscite notturne da parte dei giovani, cosa che Marta trovò molto noiosa. Per più di due ore erano rimasti in classe a parlare di Lucas e verso le undici e trenta gli studenti uscirono. Marta andò con Tedd a trovare Kimberly che era rimasta su una panchina nel giardino sul fronte della scuola. Con lei c’erano anche Jeremy (il suo migliore amico) e Paul (il cugino di Lucas che aveva dato la festa la sera prima).

-Ecco dov’eri: ti stavamo cercando Kim- disse Marta sedendosi di fianco a lei.

– Ciao ragazzi come state?- chiese Tedd battendo un cinque con Jeremy.

– Sono stata male tutta la notte- spiegò Kimbery portandosi i capelli dietro alle orecchie.

– Non riesco ancora a crederci che Lucas sia stato ucciso, pensare che ieri sera eravate entrambi a casa mia- disse Paul accendendosi una sigaretta. Kimberly annuì restando con lo sguardo basso.

– Io sinceramente non so ancora come andata, insomma, chi l’ha ucciso?- domandò Jeremy lanciando uno sguardo a Marta.

– Non credo che Kim abbia voglia di parlarne, giusto?- chiese Tedd guardandola. Kimberly sospirò profondamente e si schiarì la voce.

– Non so chi l’ha ucciso… ho avvertito qualche cosa di strano sotto la maschera che indossava: ho cominciato a sentire freddo. Lo so che è assurdo, ma era come se emettesse qualche cosa di maligno- spiegò scrollando la testa.

– Forse c’è davvero qualche cosa di strano tra i boschi attorno a quella strada- intervenne Paul. A Marta vennero i brividi: aveva sentito strane storie riguardo Cove Creek. Storie cui era meglio non pensare.

– A cosa ti riferisci?- chiese Tedd incuriosito.

– Andiamo, tutti sanno delle cose accadute a Cove Creek, partendo dall’omicidio di quei due liceali: Sarah e Dawson- continuò Paul alzandosi in piedi.

-Hanno ritrovato la loro macchina sulla Cove Creek. Era completamente sporca di sangue ma i due ragazzi non c’erano- spiegò Jeremy precedendo Paul.

– Mio padre mi ha raccontato che anni fa tra i boschi attorno a Ketchum operava una setta satanica e si diceva avessero aperto una porta tra il mondo dei morti e il nostro- spiegò Tedd facendosi offrire da Paul una sigaretta. Marta lanciò un’occhiataccia al suo ragazzo e fu allora che vide la collanina che aveva al collo.

– Ehi, chi te l’ha regalata quella?

– Questa? L’ho trovata nel comodino di camera mia: non ricordo chi me l’abbia regalata- rispose mostrandola a tutti.

-Forse l’omicidio di ieri sera è collegato agli avvenimenti avvenuti anni fa- riprese Jeremy cambiando discorso. Kimberly si alzò quasi mettendosi a piangere e abbracciò Tedd, il quale le accarezzò la schiena. Marta si sentì all’improvviso sul punto di scoppiare: insomma, era il suo ragazzo. Poi però capì che Kim cercava solamente qualcuno di cui potersi fidare.

– Credo che me ne andrò a casa adesso- disse Paul alzandosi in piedi e prendendo dalla tasca il biglietto da mostrare al conducente dei bus.

– Ci vediamo domani- rispose Jeremy.

Dieci minuti dopo, Marta salutò Tedd e Jeremy e assieme a Kimberly si diresse verso la biblioteca della scuola. Aveva preso seriamente quello che aveva detto Jeremy poco prima, e cioè che l’omicidio di Lucas poteva essere collegato ai fatti accaduti negli anni precedenti.

La biblioteca non era molto grande e per questo motivo era sempre affollata di studenti, ma non quel giorno. Il terribile fatto successo la notte scorsa: aveva terrorizzato tutti quanti.

Marta e Kimberly si accomodarono alla scrivania vicino alla finestra, l’unica a essere provvista di un computer con incorporata tutta la lista di libri presenti nella biblioteca.

-Perché sei voluta venire qua?- domandò Kimberly con le braccia conserte.

– Sono curiosa. L’omicidio di quei due liceali mai più ritrovati, Sarah e Dawson: credo possa essere collegato alla tragedia che è capitata a te- spiegò Marta scrivendo qualche cosa al computer.

– Gli omicidi di Ketchum- disse indicando con un dito lo schermo del computer.

Due ore dopo, Marta tornò a casa con Kimberly. I genitori di Marta erano andati via per una settimana per questioni di lavoro e anche se avessero preferito restare con lei per quello che era successo la sera prima: la loro carriera da avvocato aveva avuto la precedenza, perché un importante studio dell’Idaho li aveva messi in contatto.

-Grazie per avermi ospitato, sai i miei genitori adesso mi stanno sempre appiccicati dopo quello che è successo- spiegò Kimberly sedendosi sul sofà.

– Non ti preoccupare, odio restare a casa da sola, e poi i miei genitori non ci saranno per l’intera settimana: quindi possiamo fare ciò che vogliamo- rispose Marta portando un bicchiere di succo alla pesca per la sua amica.

– Sai, non riesco ancora a credere di non poter mai più rivedere Lucas. E’ una cosa che non ho ancora metabolizzato.

– Lo so non è facile: noi comunque ti staremo vicino- spiegò Marta tirando la tendina della finestra e dando così la vista sul giardino.

– Senti Marta, voglio essere sincera con te: sto per dirti delle cose che non ho accennato né al vicesceriffo Wills né a miei genitori- disse Kimberly alzandosi in piedi. Marta alzò le sopracciglia avvicinandosi a lei.

– Alcune settimane fa, Lucas mi disse di avere avuto alcune allucinazioni.

– Che tipo di allucinazioni?

– Disse di vedere persone incappucciate che gli rivolgevano domande in una lingua che non capiva. Vedeva persone morte e sangue che sgorgava dalle pareti di camera sua. Naturalmente io non gli avevo creduto, ma lui continuava a insistere sulla possibilità che un demone lo stava perseguitando.

Marta deglutì sentendosi rabbrividire.

-Ho paura adesso. E se quelle cose fossero successe veramente? Insomma, tu credi nel soprannaturale?- chiese Kimberly sbigottita.

– Non so cosa rispondere Kim, davvero! Forse dovremmo parlarne a uno specialista- propose Marta alzando le spalle. Kimberly annuì.

Un’ora dopo, alle ventuno e trenta, il buio regnava e il chiarore della Luna faceva luccicare quel poco di neve che rimaneva sul terreno. Kimberly era andata a farsi una doccia da circa dieci minuti, mentre Marta era in camera sua a navigare su Internet. Sentiva il bisogno di sapere. Scrisse la parola “ Drachiach”, la stessa trovata nell’omicidio accaduto anni prima e ripetuta dalla misteriosa figura della sera prima. Trovò diversi significati, tra cui il più interessante era “ demone nero”. Era la stessa traduzione che il vicesceriffo Wills aveva dato la sera prima. Aprendo interamente l’articolo, Marta si mise a leggerlo:

“Il termine Drachiach, in latino antico, sta a indicare un demone maligno che uccide per cibarsi delle anime dei malcapitati. Esso può essere evocato durante una seduta cui possono solamente partecipare dei membri appartenenti a una setta satanica. Nell’antichità il demone viene rappresentato con una maschera di colore bianco con una bocca che sorride. Il corpo invece è coperto da una lunga tonica nera con dipinta in rosso una croce al rovescio.”

Marta si rilassò sulla sedia. Era abbastanza scettica riguardo a questo genere di cose, insomma: era possibile che un’entità demoniaca poteva perseguitare qualcuno? Di certo i fatti che stava accadevano a Ketchum le confondevano ancora di più le idee.

L’urlo di Kimberly risuonò in tutte le camere. Marta balzò in piedi e raggiunse il bagno.

– Cos’è successo Kim? Stai bene?

– C’era la strana figura di ieri sera che mi fissava dalla finestra! Ho paura, ti prego chiudi la porta a chiave!

Marta raggiunse il soggiorno ansimando e fu allora che la luce saltò. Le scappò un piccolo urlo che smorzò con le mani. La porta d’entrata era semiaperta e c’erano delle sbavature di sangue che, dal corridoio salivano per le scale che portavano alla sua camera. Seguendole con lo sguardo, Marta vide la figura immobile sul pianerottolo. La maschera bianca con disegnata la bocca che accennava a un sorriso e la lunga tonica nera: corrispondevano perfettamente alla descrizione che aveva letto poco prima riguardo al demone. Si sentì le gambe molto deboli, soprattutto quando notò il cadavere mutilato di Lucas che giaceva vicino alla figura.

Scappò e nel buio riuscì a trovare la porta del bagno. Era chiusa a chiave e sentiva i pianti di Kimberly.

– Apri Kim! Apri!- strillò forzando più volte la maniglia. Kimberly però continuava solo a piangere. Marta deglutì sentendo i passi pesanti scendere lentamente le scale. Stava arrivando a prenderla!

– Dannazione Kim, apri!

Appena sentì il clik della serratura, Marta entrò richiudendo velocemente. Nel buio, riuscì a individuare il volto terrorizzato della sua amica.

– Ci ucciderà tutte e due!- disse Kimberly disperandosi. Marta le mise una mano davanti alla bocca per farla stare zitta. Adesso non si sentiva più nessun rumore. Se ne era andato? Sperò tanto di sì.

– Sbrigati Kim, dammi il cellulare!

Velocemente, Kimberly frugò nelle tasche dei pantaloni trovandolo. Marta compose il numero della polizia e poco dopo cominciò a parlare.

– Qual è la sua emergenza?- chiese l’operatore.

– Sono Marta Sanders, qualcuno sta cercando di ucciderci! Mi passi il vicesceriffo Wills presto!- strillò.

– Il vicesceriffo al momento non è in sede. Stia calma, adesso lo chiamo.

– Faccia presto!

Poi la linea saltò. Con la mano tremante, Marta passò il cellulare a Kimberly e respirando profondamente: avvicinò la faccia alla porta. Sentiva che al di la di essa c’era la presenza di qualcuno o qualcosa che fiatava. Tappandosi la bocca, indietreggiò afferrando per mano Kimberly e fu allora che cominciarono a sentire i rumori. Chiunque fosse dietro quella porta, stava cominciando a graffiarla. Marta si sentiva lo stomaco pesante: tra non molto avrebbe dovuto rimettere.

– Basta!- strillò Kimberly portandosi le mani ai capelli. Come per incanto, i rumori cessarono e Marta si avvicinò alla porta.

– Forse se n’è andato- disse restando in ascolto. Poi un suono tremendo fece sobbalzare entrambe: era il cellulare di Kimberly. Spendo fosse il vicesceriffo Wills, la ragazza si affrettò a rispondere e fu allora che l’urlo fece scoppiare le orecchie a Marta. Qualcuno stava chiamando con il cellulare di Lucas.

– Rispondi, vuole solo spaventarci!- disse Marta deglutendo lentamente. Kimberly mise il vivavoce restando in ascolto.

– Drachiach!.. drachiach…

La voce era stridula e lontana. Con forza; Kimberly lanciò il cellulare sul pavimento facendolo andare in frantumi. Marta la abbracciò facendola calmare anche se non era per niente facile. Rimasero sedute a terra l’una vicina all’altra per più di mezz’ora quando all’improvviso si sentì la porta d’entrata aprirsi e dei passi veloci sul pavimento.

– Marta? Dove sei?

Era la voce del vicesceriffo Wills.

Le due aprirono di fretta la porta abbracciandolo.

– Cosa diavolo è successo qui?- chiese indicando il sangue sul pavimento.

– Voleva ucciderci!- rispose Marta trattenendo a fatica le lacrime. Wills aggrottò la fronte.

– La centrale mi ha chiamato sul cellulare: ho fatto più in fretta che potevo.

– Il demone volve ucciderci! Mio Dio!- sbottò Kimberly.

– Il demone?- domandò sbigottito il vicesceriffo. -Quale demone?

Alle due e mezzo di notte, Marta e Kimberly si erano addormentate sulle sedie di aspetto alla centrale di polizia. Avevano raccontato più volte la storia ma il vicesceriffo era rimasto piuttosto scettico al riguardo. Alla fine comunque, non sapendo più a cosa pensare, Wills aveva consigliato a Marta e Kimberly di rivolgersi a Terry Lanford; uno studioso del paranormale che viveva in una casa isolata tra i boschi.

– Ha rintracciato i miei genitori?- chiese Marta.

– No. Non riusciamo a metterci in contatto con loro: sei sicura che siano partiti sul serio?

Marta esitò scuotendo la testa. -Certo che lo sono! Che diavolo sta succedendo?

– Non ti preoccupare, presto li troveremo- rispose Wills.

La mattina seguente, Marta e Kimberly avevano deciso di saltare la scuola. Uscite dal distretto di polizia: erano state circondate da giornalisti e da altri studenti che avevano saputo dell’aggressione. Dopo aver raccontato a Tedd e Paul che i suoi genitori sembravano essere spariti, presero il bus andandosi a sedere nell’ultima fila.

– Ti va di parlarne?- domandò Tedd afferrandola per mano. Marta scrollò la testa restando con lo sguardo puntato fuori dal finestrino.

– Dobbiamo parlare con quel certo Lanford. Forse può esserci d’aiuto- ammise Paul. Dopo aver parlato dell’aggressione che Marta aveva subìto; i ragazzi, tenendo conto delle indicazioni date dal vicesceriffo Wills, raggiunsero l’abitazione di Terry Lanford.

Si trattava di una piccola casetta di legno a due piani e per arrivarci, gli studenti avevano dovuto percorrere un sentiero che si diramava bruscamente tra gli alberi. Quando Kimberly suonò il campanello, alla porta arrivò un uomo sui quarant’anni con dei capelli neri e lunghi raccolti in una coda.

– Che cosa volete?- domandò sorpreso da quella visita.

– Vogliamo parlare con lei signor Lanford- spiegò Marta.

– A proposito di cosa?

Tedd e Paul rimasero in disparte facendo parlare le ragazze.

– Le dice qualche cosa il nome “drachiach”?- chiese Marta sospirando.

– Purtroppo sì. Ho avuto a che fare con quel nome troppe volte- continuò Lanford facendoli accomodare dentro casa.

– Ha saputo quello che è successo, vero?- domandò Kimberly guardandosi attorno.

– Certo, e so anche dell’aggressione a casa tua- rispose l’uomo indicando con un dito Marta.

– Cavolo, corrono le notizie- ammise Tedd raggiungendo Marta sul sofà.

– Qui a Ketchum di cose strane ne sono successe fin troppe; a proposito, scommetto che è stato il vicesceriffo Wills a mandarvi da me, giusto?- chiese ironico.

– Esatto- confermò Kimberly.

– Sapete dell’omicidio di quei due giovani avvenuto circa una quindicina di anni fa?

– Sarah e Dawson?- disse Marta. Lanford annuì.

– In quell’occasione collaborai alle indagini con Wills e credetemi; fu una perdita di tempo totale.

– Per quale motivo?- intervenne Paul.

– Non fu trovato il minimo indizio a riguardo. Era come se quei due poveretti fossero stati massacrati da un’entità invisibile e poi scomparsi nel nulla.

– Per entità invisibile intende “drachiach”?- domandò curiosa Kimberly. Lanford fece un cenno con la testa.

– C’è qualche cosa di maligno su quella strada, Cove Creek. Quando ci ero andato per seguire le indagini: avevo avuto la sensazione che dietro a quegli alberi ci fosse qualcosa di oscuro pronto a venire fuori.

– Che mi dice di “Drachiach”? Insomma, lei è un esperto, giusto?- chiese Marta.

– Certo signorina Sanders.

– Come fa a sapere il mio cognome?

– Dal notiziario immagino- rispose Tedd. Lanford fece un sorriso.

– Allora, “Drachiach” sta per demone nero ed è una creatura lodata da molte sette sataniche, le quali credono in una sua possibile apparizione dopo aver fatto un rito speciale- spiegò alzandosi in piedi.

– Un rito?- chiese Kimberly.

– Più precisamente “ il rito”. Per evocare un’entità demoniaca bisogna eseguire precisi rituali.

Lanford si avvicinò a uno scaffale e prese un libro con la copertina rossa cui il titolo era “ Il rito”.

– Crede che quel demone in qualche modo sia collegato alle aggressioni che stanno accadendo?- domandò Marta.

– Difficile da dirsi. Comunque i casi sono due; o è il demone in persona che vi sta perseguitando, oppure qualcuno che vuole evocarlo- rispose Lanford sicuro di sé.

– Evocarlo?- chiese Paul alzandosi in piedi.

– Esatto, e per farlo bisogna uccidere quattro persone in fase adolescenziale. Almeno, questo è quanto c’è scritto su questa specie di manuale.

– Cazzo- sbottò Tedd.

– Molto probabilmente qualcuno vi ha preso di mira- spiegò Lanford appoggiando il libro sul tavolo.

– No, per me stiamo sbagliando strada, insomma; io e Lucas eravamo soli a guidare su quella maledetta strada! Chi avrebbe mai potuto sapere che stavamo per raggiungere quel punto?- spiegò Kimberly irritandosi. Tedd le mise una mano sulla spalla.

Marta sbuffò sentendosi insoddisfatta. Voleva delle risposte chiare, non questioni che rendevano ancora più misteriosa la faccenda.

– Di storie strane ne girano tante. Per esempio, durante le indagini sulla tragedia di quindici anni fa: erano saltate fuori strane dicerie- raccontò Lanford aggrottando le sopracciglia. I ragazzi restano in silenzio incuriositi.

– Alcuni pensavano che Dawson avesse potuto uccidere la sua fidanzatina, Sarah, per poi scappare nel bosco. Questo non era possibile perché sulla scena furono ritrovati due diversi tipi di sangue.

– Qual è la sua teoria?- chiese Marta.

– Non ce l’ho. Cerco di credere ai fatti che sono realmente accaduti- rispose Lanford.

– Andiamo, un uomo come lei che studia il sovrannaturale non può sempre credere nei fatti razionali!- intervenne Tedd.

– Anche questo è vero ragazzo. Comunque, tra tutte le storie che ho sentito da alcune persone impegnate in quella vicenda, solo una mi convinse pienamente.

– Quale?- chiese Paul.

– Quella del vicesceriffo Wills. Insomma, quel giorno fu il primo ad arrivare sulla scena. Mi disse che stava percorrendo quella strada verso le due del pomeriggio quando da lontano vide un gruppo di persone incappucciate che pregavano attorno a due cadaveri che giacevano in mezzo alla strada. A circa cento metri da loro, disse che un luccichio del sole sul vetro gli aveva fatto abbassare lo sguardo per pochi secondi.

Lanford si fermò assicurandosi di aver conquistato l’attenzione di tutti.

– Poi che accadde?- chiese Marta.

– Quando tornò a guardare la strada: le persone incappucciate e i due cadaveri erano scomparsi nel nulla. Rimasero solo la macchina e tanto di quel sangue sull’asfalto che fece vomitare il vicesceriffo.

Marta rabbrividì notando Tedd tenere la mano a Kimberly, invece della sua. Da qualche giorno si stava comportando in maniera strana: sembrava fosse più interessato a Kim che a lei. Tra l’altro la storia della catenella che aveva misteriosamente trovato nel comodino era davvero strana. Rapidamente, Marta tornò a concentrarsi sul volto di Terry Lanford.

– Crede davvero a questa storia?- chiese Kimberly alzando le spalle. Lanford annuì con la testa e accennò a un sorriso che scomparve appena Paul prese tra le mani “il rito”.

– Non ne capiresti il significato, ragazzo- disse l’uomo alzandosi di scatto.

– E perché scusi?- domandò Tedd avvicinandosi a Paul. Lanford sorrise. – Mettiamola così, per comprendere al meglio quello che c’è scritto lì dentro, bisogna avere una mente molto aperta.

Con riluttanza, Paul mise il libro nelle mani dello studioso e tornò a sedersi.

<< Cos’era successo dopo?>> chiese Marta tornando alla storia appena raccontata.

Lanford esitò. – Scommetto che Wills non vi abbia raccontato niente a proposito, giusto?

Kimberly annuì. – Di certo non così in dettaglio.

– Sentite ragazzi, lasciate stare il resto della storia, non vi fa bene sentire questo genere di cose.

Marta aggrottò la fronte. – Come sarebbe a dire?

Lanford si toccò le labbra con le dita scuotendo la testa. Velocemente, Kimberly si alzò in piedi allargando le braccia.

– Noi abbiamo bisogno del suo aiuto!

Marta si sentì imbarazzata davanti al tono della sua amica.

Lanford rimase a fissarla per alcuni secondi. – E cosa dovrei fare per aiutarvi?

– Maledizione, è lei l’esperto!- intervenne bruscamente Tedd portandosi vicino a Kimberly. La gelosia prese di nuovo il sopravvento su Marta.

– Quel demone ci sta perseguitando: vuole uccidermi!

L’uomo squadrò Kimberly con riluttanza. – Se pensate che sia davvero il demone “drachiach”, allora c’è un solo modo per procedere.

Rimasero tutti in silenzio.

– Dobbiamo eseguire una purificazione- spiegò.

Marta esitò. – Una purificazione?

Lanford annuì. – E di solito deve avvenire all’interno di una casa.

Un’ora dopo, il sole era già tramontato dietro alle vette della montagne che circondavano Ketchum. La poca neve caduta tre giorni prima: era oramai scomparsa dalle strade. La voce di Kimberly risuonò dopo un precedente attimo di silenzio.

– Sicura di voler tornare a casa tua?

Marta annuì in maniera decisa. – Voglio controllare la segreteria telefonica, i miei genitori non sono ancora tornati e la polizia non riesce a rintracciarli.

– Torneranno, vedrai.

Marta aprì il cancelletto di casa sua sentendo di nuovo la stessa paura provata la sera prima, durante l’aggressione.

Con Terry Lanford, erano rimasti d’accordo che sarebbe passato la sera stessa per eseguire una purificazione all’interno della casa e a Marta non era sembrata una bella idea. Voleva mettere la parola fine a questa maledetta storia!

Le due entrarono in casa tenendo i ricordi della sera prima il più possibile lontano.

– A che ora passa Lanford? Me ne sono già dimenticata- spiegò Kimberly riportandosi i capelli dietro alle orecchie.

– Alle dieci.

Kimberly lanciò uno sguardo al pendolo sopra al camino. – Tra due ore. Mi chiedo perché Tedd e Paul siano tornati a casa.

Marta alzò il telefono di casa. – Ci raggiungeranno qui per le dieci, almeno, così mi ha detto Tedd.

Sulla segreteria telefonica non c’era nessun messaggio. Delusa, Marta si versò un bicchiere di succo alla pesca.

– Sei preoccupata per i tuoi genitori?

– Non capisco dove siano finiti- spiegò bevendo tutto di un fiato.

– Che ti ha detto Tedd?

Marta esitò. – Sinceramente non un gran che.

In lontananza, si sentì un tuono.

– Posso farti una domanda?

Kimberly fece un cenno con il capo. – Dimmi pure.

– C’è qualche cosa tra te e Tedd?

Kimberly sgranò gli occhi. – In che senso scusa?

– Lui ti tiene sempre per mano, ogni volta che vi guardo siete appiccicati.

Con riluttanza, Kimberly alzò le spalle. – Siamo solo buoni amici.

Marta sospirò a lungo. – Lo so, scusami Kim, è che con tutto quello che sta succedendo sono confusa.

Kimberly sorrise. – Non ti preoccupare, lo capisco.

– A proposito: dove è finito Jeremy? Non lo sentiamo più da ieri e questo è strano conoscendolo.

– Forse avrà avuto da fare- spiegò la sua amica.

Jeremy aprì gli occhi sentendo un forte mal di testa. Dove diavolo era? Mosse la testa a destra e sinistra aspettando che gli occhi di adattassero al buio che c’era in quella strana stanza. Le gambe gli facevano un male terribile e non riusciva a muoverle. Tentò di raggiungerle con le mani ma non ci riuscì: della manette cingevano i polsi e una catena legata a esse e alla parete dietro di lui, gli impedivano di scappare.

– Mmmmmh!

La bocca era serrata da un pezzo di nastro isolante facendogli sentire le labbra pesanti. Strattonò le braccia sentendo il rumore metallico della catena. Niente da fare. Guardò in basso e vide che, a parte i boxer era nudo. Sul petto biancastro c’era una scritta in rosso: “drachiach”. Cercò di fare mente locale, cosa ci faceva in quel posto ma soprattutto: dov’era e chi ce lo aveva portato?

Si sforzò con la mente di tornare a ieri. Aveva sentito il campanello suonare, era sceso ad aprire la porta e subito dopo un forte dolore alla nuca come se qualcuno l’avesse colpito. Poi però più niente, buio totale.

Sgranò di nuovo gli occhi cercando di mettere a fuoco il più possibile. Intravedeva una porta e le pareti molto rovinate.

– Mmmmmh!

Alla sua sinistra, sentì dei piagnucolii. Notò una botola sula pavimento sabbioso dove di tanto in tanto c’erano delle assi in legno malridotte. Sembrava che là sotto c’era qualcuno che bisbigliava. Scrollò la testa e all’improvviso: la porta davanti a lui si aprì lentamente cigolando.

La misteriosa figura entrò. La maschera bianca con la bocca disegnata: era l’unico colore che Jeremy riusciva a vedere. Dalla porta semiaperta, riuscì a sentire il fruscio del vento tra gli alberi, era in un bosco. Lentamente, gli tornò alla mente ciò che era successo: quella strana figura mascherata l’aveva rapito.

Diede un altro strattone alla catena inutilmente. Una torcia si accese davanti a lui accecandolo e poco dopo, quando la luce si abbassò: vide il cadavere di Lucas giacere a pochi passi da lui. Il corpo era selvaggiamente mutilato da numerosi tagli e il volto era quasi irriconoscibile per via della quantità di sangue che c’era sopra.

– Mmmmmh!

La figura si avvicinò a lui con un lungo coltello da cucina. Jeremy squadrò terrorizzato la croce rovesciata sulla tonica del misterioso individuo.

La voce stridula disse qualcosa. – Ho bisogno della tua anima.

Poi sentì il coltello lacerargli la carne e penetrare nell’addome.

Il telefono squillò due volte. Marta scrollò la testa e si alzò dal sofà raggiungendo il cellulare che aveva lasciato sul tavolo in soggiorno. Era Jeremy.

Schiacciò il pulsante con la cornetta verde. – Ciao Jeremy, che fine hai fatto?

Sentì delle urla tremende. Urla di dolore.

– Jeremy, che sta succedendo?

Poi il silenzio e poco dopo una vocina stridula. – Drachiach… drachich!

Marta strillò lasciando cadere il cellulare. Kimberly balzò in piedi dal sofà raggiungendola.

– Chi era?

– Jeremy! Credo che sia nei guai!

Si sentì un forte tuono e poco dopo l’acqua cominciò a scendere a catinelle.

– Tra poco Terry Lanford sarà qui! Dobbiamo resistere!- spiegò Kimberly passandosi una mano sulla fronte.

Il telefono di casa suonò e le due ragazze sobbalzarono.

– Può essere ancora lui!- disse Marta deglutendo.

Kimberly esitò. – Forse sono i tuoi genitori.

Sospirando, Marta raggiunse l’apparecchio telefonico. – Pronto?

– Marta, sono il vicesceriffo Wills.

– Vicesceriffo! Credo che uno dei miei amici sia in pericolo!

Ci fu un attimo di silenzio.

– Ascolta, ho rintracciato la macchina dei tuoi genitori.

Marta sorrise. – Dove si trovano? Gli ha detto cosa è successo?

Kimberly si avvicinò ascoltando la conversazione.

– Purtroppo no, l’auto è stata trovata sulla Cove Creek ma dei tuoi genitori non c’è traccia- spiegò Wills.

– Che significa? Gli è accaduto qualche cosa?

– Non saprei- spiegò. – La macchina era posteggiata tra gli alberi a lato della strada: come se avessero voluto nasconderla. Non hai idea del perché?

Marta scrollò la testa deglutendo. – Assolutamente no.

Kimberly le parlò all’orecchio. – Digli di Terry Lanford.

Marta annuì. – Lanford verrà a casa mia tra poco.

– Per fare che cosa?- chiese Wills sorpreso.

– Una purificazione.

Ci fu un altro attimo di silenzio.

– D’accordo, allora arriverò anch’io. Sarò lì da te tra poco.

Poco dopo, mentre Marta e Kimberly erano sedute sul divano, il campanello suonò. Era Terry Lanford, il quale fece un sorrisino appena Marta lo invitò a entrare.

Con sé aveva alcuni libri e certi presentavano il titolo in latino.

– A cosa servono quelli?- chiese Kimberly.

Lanford fece un cenno con il capo. – Sono dei libri contenenti frasi di rinnego per i demoni.

– Cavolo, così mi spaventa- ammise Marta. Lanford si guardò intorno scrutando le pareti della casa. Somigliava a qualcuno che non avesse mai visto un’abitazione a due piani.

– Allora, quando cominciamo?- domandò Kimberly alzando le spalle.

Lanford esitò. – Prima devo caricare il mio spirito.

– Come scusi?- chiese Marta aggrottando le sopracciglia.

– Bisogna avere una certa energia se si vuole scacciare un’entità demoniaca.

Alle dieci e cinque, arrivarono anche Tedd e Paul bagnati fradici dalla pioggia che stava scendendo ininterrottamente.

– Allora, dov’è mago Merlino?- chiese Tedd sedendosi sul sofà.

– Di sopra, dice di dover caricare il suo spirito- rispose Kimberly.

Marta si avvicinò a Tedd: voleva chiarire alcune cose con lui anche se non fosse il momento più opportuno.

– Hanno trovato la macchina dei miei genitori.

Tedd si voltò verso lei. – Davvero? Dove?

– Sulla Cove Creek- rispose Marta.

– Che diavolo stanno facendo su quella strada?

Marta sospirò. – Il vicesceriffo Wills sta cercando di scoprirlo.

Paul frugò tra i libri che c’erano sul tavolo. – Che razza di roba è?

– Sono in latino- obbiettò Kimberly sfogliandone uno.

Marta si avvicinò a Tedd. – Posso chiederti una cosa importante?

Il suo ragazzo annuì mettendosi le mani in tasca. – Ti ascolto.

– Andresti a controllare la macchina dei miei genitori? Sono preoccupata.

Tedd aggrottò le sopracciglia. – Sbaglio o se ne sta già occupando il vicesceriffo?

Tenendo lo sguardo dritto ai suoi occhi: Marta gli accarezzò la guancia destra. – Ti prego Tedd.

Lui sospirò profondamente e poi si lasciò andare. – Va bene mi hai convinto. Vado a dare un’occhiata, tornerò tra poco.

Tornando a sedersi sul sofà: Marta vide Tedd lanciare uno sguardo a Kimberly, mettersi la giacca e uscire dalla porta.

– Dove diavolo sta andando?- chiese Paul.

Marta sorrise. – Gli ho chiesto un piccolo favore.

Finalmente si sentì meglio. Il suo ragazzo dopo tanto tempo, aveva fatto una cosa per lei.

La porta d’entrata si aprì e Wills entrò passandosi una mano sulla fronte bagnata. – Allora, come state?

– Sceriffo- disse Paul.

– Credo che Jeremy sia nei guai. Penso che il demone o qualunque cosa sia, lo abbia preso- spiegò Marta.

Wills esitò. – Ne sei sicura?

Marta stava per rispondere quando Lanford scese le scale abbracciando l’uomo con il distintivo.

– Perché non passi mai a trovarmi?

Il vicesceriffo sorrise. – Lanford, ogni volta che ti vedo sei sempre il solito.

L’altro sorrise e si portò vicino al tavolo prendendo in mano uno dei suoi libri.

– Questo è quello che ci serve, s’intitola “l’iniziazione”- spiegò entusiasta.

– Che cosa significa?- chiese Kimberly.

Lanford sospirò. – Sono le regole iniziali per procedere alla purificazione.

– Crede che possa funzionare?- domandò il vicesceriffo Wills.

– Sì, funzionerà.

Passarono alcuni minuti dove Lanford cominciò a tradurre alcune frasi scritte nel suo magico libro. Poi si fermò.

– Che succede?- domandò Paul.

– Dannazione, ho dimenticato un libro in macchina, il più importante- spiegò dirigendosi verso la porta.

– Stai attento alla mia macchina, l’ho messa di fianco alla tua- scherzò Wills, ma Lanford era già uscito.

– Ho paura- ammise Kimberly.

Wills la raggiunse sedendosi accanto. – Andrà tutto bene, vedrai.

– Chissà che ci faceva la macchina dei miei genitori nel bosco- disse Marta scuotendo la testa.

– L’ha trovata una pattuglia che passava in quella zona. Dei tuoi genitori però non c’è traccia.

– Crede che siano coinvolti in questa faccenda?

Il vicesceriffo sospirò. – Non posso escluderlo Marta.

Passarono cinque minuti e Lanford non era ancora tornato.

– Dove diavolo è finito?- chiese Kimberly. Wills si alzò sbirciando dalla finestra. – Vedo la sua macchina ma non lui.

La luce saltò all’improvviso e Marta fece un piccolo urlo.

– Che succede?- sbottò Kimberly.

– State calme, Marta dov’è l’interruttore principale?- chiese il vicesceriffo.

– Fuori, nel garage.

– Bene, andate di sopra mentre esco a controllare.

Una volta di sopra, Marta si precipitò alla finestra di camera sua che però dava la vista sul retro della casa.

– Mio Dio! Sta arrivando per ucciderci tutti!- strillò Kimberly passandosi entrambe le mani sui capelli.

– Ssst! Stai tranquilla Kim! Di sotto c’è il vicesceriffo- disse Paul prendendola per mano.

– Forse la luce è saltata per il temporale- ammise Marta. Aveva la strana sensazione che non era così. Dalla finestra vedeva scendere la fitta pioggia. Guardò più in là e vide che c’era qualcuno. Sgranò gli occhi e riuscì a focalizzare la maschera bianca e la lunga tonica nera: era lui!

Sentì un urlo e capì che anche Kimberly l’aveva visto.

– Sta calma non può farci niente!- disse Marta sperando di avere ragione.

– Invece ci ucciderà! Devo tornare su quella maledetta strada! Tutto è cominciato da lì! Sulla Cove Creek!

Paul cercò di fermarla ma Kimberly era già scesa dalle scale.

– Fermati Kim, è pericoloso!- sbraitò Marta. La sua amica però aveva già varcato l’uscita.

– Che facciamo adesso?- chiese Paul. Marta guardò ancora dalla finestra: la figura non c’era più. – Dobbiamo fermare Kim.

– D’accordo, tanto il vicesceriffo è di fuori.

Lentamente, scesero le scale cigolanti in legno arrivando alla porta. Fuori non si vedeva nessuno.

– Vicesceriffo Wills!- strillò Marta. Non ci fu alcuna risposta.

– Forse è stato ucciso- disse Paul con le mani tremanti.

Tenendosi per mano, i due uscirono sotto la pioggia. Le macchina di Lanford era ancora lì e anche quella di Wills.

– Ma dove sono finiti?- chiese Paul. Poi Marta sentì una mano pesante sulla spalla e si voltò di scatto. Era il vicesceriffo.

– Sono andato in garage. Purtroppo il quadro elettrico è rotto, qualcuno l’ha fracassato.

– Kimberly è scappata, è andata sulla Cove Creek!- spiegò Marta con affanno.

– Cosa? Ma è impazzita? Che diavolo le è saltato in mente?

– La figura era qui, nel mio giardino! L’ho vista dalla finestra!

Wills rimase a bocca aperta.- Ho controllato la zona e non ho visto nessuno.

– Dov’è Lanford?- domandò Paul.

Il vicesceriffo scosse velocemente la testa. – Sembra scomparso, non riesco a trovarlo da nessuna parte!

– Ascolti, dobbiamo raggiungere Kimberly oppure la ucciderà!- strillò Marta.

Wills prese le chiavi della macchina dalla tasca. – Andiamo, non c’è un secondo da perdere!

Il buio che c’era su quella strada faceva venire i brividi a Marta. I fari della macchina chiazzavano il buio lasciando intravedere una sottile nebbiolina che saliva dall’asfalto. Sul sedile del passeggero, Marta guardava dal finestrino sperando di vedere Kimberly. Avrebbe voluto chiamarla al cellulare ma non poteva; la sua amica lo aveva gettato a terra la sera dell’aggressione.

– L’auto dei tuoi genitori è qui vicino- spiegò Wills.

Marta annuì. Ma Tedd dov’era finito? Doveva essere anche lui da queste parti poiché lo aveva mandato a controllare la zona dove era stata trovata la macchina dei suoi genitori.

– C’è un buio tremendo- ammise Paul dal sedile posteriore.

Marta prese il cellulare dalla tasca e compose il numero del suo ragazzo. Lasciò passare qualche secondo ma Tedd non rispose.

– Dannazione!

– Questo è il posto dove quei due liceali, Sarah e Dawson, sono stati uccisi- disse il vicesceriffo. Poi la macchina frenò bruscamente e Marta sbatté la testa sul cruscotto.

– Mio Dio! Ma è impazzita?- sbottò Wills con il dito puntato davanti a lui.

Kimbery era sbucata fuori all’improvviso da dietro agli alberi. Con la fronte ancora dolorante, Marta scese velocemente dall’auto abbracciando l’amica. – Ma sei pazza? Perché sei scappata via?

Kimberly scosse la testa. – Sentivo che per mettere fine a questa storia bisognava tornare qui.

– Hai visto Tedd per caso? L’avevo mandato a controllare l’auto dei miei genitori.

Kimberly scosse la testa. – Prima era laggiù.

Marta seguì con lo sguardo la direzione indicata e vide l’auto di suo padre parcheggiata tra alcuni alberi.

– Poi però è sparito- continuò alzando le spalle.

– Non hai visto dove è andato?- chiese il vicesceriffo Wills.

Kimberly scrollò la testa.

– Andiamo a cercarlo- intervenne Paul.

Will scrollò la testa. – Stata calmi, salite sulla mia macchina e spettatemi lì.

I tre ragazzi salirono sull’auto mentre Wills imboccò un sentiero che nascosto da alti pini.

– Non mi piace questa storia ragazzi- spiegò Paul sospirando.

– Da qualche parte tra quegli alberi c’è la porta che il demone usa per entrare nel nostro mondo- disse Kimberly.

Marta aggrottò le sopracciglia. – Kim, basta ti prego!

– Dobbiamo riuscire a chiudere quella porta- continuò la sua amica. Marta non la ascoltò guardando dal finestrino. Intravide una figura a fianco di un albero. Era… Tedd!

Sembrava stesse facendo alcuni gesti per farsi notare.

– Restate dove siete- disse Marta scendendo dall’auto.

Appena raggiunto il suo ragazzo, lui le prese le mani portandola dietro ad un grosso tronco d’albero.

– Dov’eri finito?

Tedd sospirò.- Stavo tornando a casa tua dopo aver controllato la macchina dei tuoi genitori come mi avevi chiesto di fare.

Marta annuì facendo un cenno con il capo.

– Ho visto il vicesceriffo Wills mettere il cadavere di Lanford nel baule della sua macchina!

Marta sentì il sangue ghiacciarsi nelle vene. – No, non può essere vero!

– Ti prego devi ascoltarmi! Io ti amo davvero, non ti mentirei mai.

Marta rimase per qualche secondo a fissarlo. – Come hai fatto ad arrivare qua?

– Ho corso, da casa tua non ci si mette tanto. Ascolta, va in macchina e restaci. Quando Il vicesceriffo tornerà dovrai far finta di niente, capito?

Marta annuì. – Tu che farai?

– Sarò nei paraggi.

Marta s’incamminò verso la macchina posteggiata sul ciglio della strada, ma invece di entrarci si avvicinò al baule aprendolo.

Il cadavere di Lanford era imbrattato di sangue e sulla gola c’era una ferita profonda. Vicino al corpo, c’era anche la maschera bianca e la tonica nera. Marta urlò sentendo Tedd afferrarla per le braccia e trascinarla sul sedile posteriore.

– Dannazione! Ti avevo detto di salire non di guardare nel baule!- sbottò Tedd sedendosi al posto del passeggero.

– Cosa c’è nel baule?- domandò inorridita Kimberly.

– Il ca… cadavere di… Lanford!

– Oh cazzo! Dobbiamo scappare presto!- disse Paul cercando di aprire la portiera.

– No, fermo! Il vicesceriffo sta arrivando!- annunciò Tedd chiudendo con la sicura tutte le portiere.

Will si avvicinò guardando dal vetro. – Che sta succedendo?

Poi vide Tedd.

– Ehi, ti stavo cercando, si può sapere cosa stavi combinando? Aprite la porta!- disse forzando la maniglia.

– Via presto!- strillò Kimberly. Tedd saltò al posto del guidatore mettendo in moto.

Il vicesceriffo puntò la pistola contro l’auto. – Ma siete impazziti? Fermatevi subito!

Tedd fece retro marcia e poi partì di scatto facendo cigolare le gomme sull’asfalto. La macchina proseguì diritta per una ventina di metri, poi sbandò finendo contro un albero sul lato sinistro della strada.

Marta scosse la testa e vide Tedd prenderla per le mani facendola uscire dall’auto. Kimberly e Paul erano già usciti e stavano correndo tra gli alberi.

– Presto! Dobbiamo nasconderci!- disse Tedd.

Marta annuì cercando di ritornare in sé. Il vicesceriffo Will stava correndo verso loro con la pistola tra le mani. -Fermatevi maledizione!

I due s’incamminarono velocemente e Marta sentì le foglie dei rami bagnati graffiarle la faccia. Tedd correva troppo velocemente. Dopo alcuni minuti il suo ragazzo di fermò. – Lo abbiamo seminato, credo.

Marta si voltò indietro vedendo solamente l’oscurità tra gli alberi.

– Maledetto bastardo, vuole ucciderci tutti- disse Tedd riprendendo fiato.

Marta guardò dietro al suo ragazzo. – Tedd, c’è qualche cosa lì.

Lui si voltò. – Sembra una cascina abbandonata.

Arrivarono alla porta d’entrata, dentro era buio pesto molto probabilmente l’interruttore della luce non c’era.

Tedd prese il cellulare cercando di fare luce con lo schermo. Marta entrò lentamente sentendo il terreno sabbioso sotto le scarpe.

– Ho una paura dannata!

Tedd la prese per mano. – Ci sono io qui.

La sua paura però era un’altra: cadere addosso a qualche oggetto affilato.

– Credi che siamo al sicuro in questa baracca?- chiese lei.

Tedd sospirò. – Credo di sì.

Marta allungò la mano nel buio e toccò una superficie viscida. Sembrava fosse gelatina o roba simile.

Dietro di lei, sentì Tedd afferrare qualche cosa. – Ho trovato una torcia credo.

Appena la luce schiarì le pareti malridotte: Marta vide il suo dito all’interno di un’orbita senza l’occhio. Urlò saltando addosso al suo ragazzo.

– Mio Dio!- disse Tedd indietreggiando. Era il cadavere di Jeremy dove le mani erano intrappolate da delle manette fissate alla parete attraverso una catena. Il corpo era pieno di profondi tagli e gli occhi erano stati asportati.

– Andiamo via! Ti prego andiamocene!- urlò Marta con tutta la forza che aveva. I due si voltarono per uscire ma la porta era sbarrata da una figura: il vicesceriffo Wills.

Teneva la pistola puntata davanti a lui e sembrava furibondo.

– Mio Dio! Di chi è quel cadavere?- chiese inclinando la testa.

Marta alzò le sopracciglia. – Vuol dire che non lo sa? Ma se l’ha ucciso lei!

– Ma che cosa stai dicendo? Sei forse impazzita? Perché avete preso la mia macchina e siete scappati?

Tedd esitò. – Cosa ci fa il cadavere di Lanford nel baule della sua macchina?

Wills lo guardò sconcertato.- Che razza di scherzo è? Non c’è nessun cadavere nel baule!

Poi da dietro arrivò qualcuno che colpì il vicesceriffo facendolo cadere a terra. Marta vide Kimberly riprendere fiato con un pezzo di legno stretto nelle mani.

– Grande! Lo hai colpito!- disse Tedd – siamo salvi- continuò.

Marta si rilassò avvicinandosi alla sua amica. – Stai bene?

Kimberly annuì con la testa.

Il vicesceriffo Wills, giaceva lungo disteso e dalla nuca si poteva vedere il sangue che fuoriusciva. Marta guardò il pezzo di legno che Kim teneva tra le mani; un lungo chiodo sbucava dalla parte superiore ed era sporco di sangue.

– Lo hai ucciso- disse Tedd battendo le mani.

Kimberly sbuffò. – Smettila e cerchiamo di trovare una soluzione!

Marta si rese conto all’improvviso della gravità della situazione: avevano ucciso un vicesceriffo!

– Dov’è Paul?- chiese Tedd guardandosi in giro.

– L’ho perso di vista, sarà ancora nel bosco nascosto da qualche parte- spiegò Kimberly gettando a terra il pezzo di legno.

– Chi avrebbe mai detto che dietro a tutta questa storia ci fosse il vicesceriffo Wills- commentò Tedd scuotendo la testa.

Marta tossì. – Per favore Tedd, mi daresti il cellulare? Voglio chiamare Paul, così dopo ce ne andremo tutti.

Il suo ragazzo gli passò il cellulare annuendo.

Per sbaglio, Marta cliccò sul menù dei messaggi e tra i tanti, ne notò uno interessante: da parte di Kimberly. Si assicurò che i due non la stessero guardando e cominciò a leggerlo mentalmente.

“Dove diavolo sei idiota? Stiamo quasi arrivando al punto giusto, comincia a uscire sulla strada e mi raccomando: assicurati di ammazzare per bene Lucas!”. La data del messaggio, risaliva alla notte dell’omicidio. Marta sentì il panico prendere il sopravvento su di lei. Deglutì respirando lentamente.

– Allora lo hai chiamato?- chiese Tedd avvicinandosi a lei. Marta lasciò cadere il cellulare a terra e il suo ragazzo lo raccolse di scatto. – Merda!

– Che c’è?- chiese Kimberly.

Tedd sorrise. – Credo che ci abbia scoperti!

Kimberly si avvicinò lentamente a Marta sorridendo. – Sorpresa piccola? Non te lo saresti mai aspettato vero?.

Marta deglutì.- Mio Dio Kim! No, non voglio crederci. Avete programmato tutto voi due!

– Esatto! Divertente vero?- schizzò Tedd battendo di nuovo le mani.

– Tutte quelle balle sul demone “drachiach. Ci sei cascata, tutti ci siete cascati!- continuò Kimberly alzando le spalle.

– Hai recitato per tutto questo tempo, maledetta bastarda!- strillò Marta.

Kimberly sorrise di nuovo. – In effetti non è stato facile, soprattutto dovevo rendere la mai faccenda misteriosa cara!

– A me invece è toccata la parte più difficile! Dovevo mascherarmi, uccidere e incolpare il vicesceriffo Wills!- intervenne Tedd.

Marta scosse la testa. – Voi due siete pazzi.

Kimberly aggrottò la fronte. – La verità è che io e Tedd ci amiamo. Prima dovevamo sbarazzarci di Lucas, poi di te!

– E naturalmente, saputo della storia accaduta anni fa riguardo all’omicidio di Sarah e Dawson, abbiamo pensato che prendere spunto da quella vicenda, avrebbe creato ancora più mistero! Insomma, un piano perfetto! Senza contare che abbiamo letto quel libro, “il rito”. Come vedi, tutti gli indizi portano a pensare che dietro di tutto ci siano dei membri di una setta, non dei ragazzini – spiegò Tedd entusiasta.

– Poi chi avrebbe sospettato di noi due? L’omicidio di Lucas è avvenuto sulla Cove Creek. Tutti avrebbero pensato a un fatto sovrannaturale!- continuò Kimberly facendo un cenno a Tedd.

L’altro prese un coltello dal piccolo tavolo in legno e si avvicinò a Marta sorridendo.

– Amore, ora dovrai morire! Credo che per prima cosa ti taglierò la lingua!

Marta urlò cercando di liberarsi dalla sua presa.

Poi una voce potente riaccese le sue speranze. – Fermi o sparo!

Era Paul. Aveva preso la pistola del vicesceriffo e con la mano tremante, la teneva puntata verso Tedd.

– Paul non fare lo stupido! Lasciaci uccidere Marta!- sbraitò Kimberly. Paul prese la mira e sparò colpendo Tedd alla spalla sinistra. Il ragazzo cadde a terra infilzandosi con il coltello che teneva tra le mani. Marta urlò mettendosi le mani davanti agli occhi. Kimberly si gettò addosso a Paul facendogli cadere la pistola dalla mano.

– Morirete tutti!- urlò riprendendo il pezzo di legno chiodato dal terreno e colpendo Paul al ginocchio.

Con un urlo di vendetta: Marta spinse Kimberly facendola cadere e bloccandole le braccia con le ginocchia.

– Lasciami andare schifosa!- strillò Kimberly.

Marta scosse la testa. – Mi dispiace Kim, ma per te è finita!

Con le gambe, Kimberly catapultò Marta all’indietro facendola ruzzolare sul terreno.

– Smettila Kim, sei in trappola oramai!- strillò sentendo il sangue sula labbro inferiore. Poi vide la pistola sul terreno che era caduta dalle mani di Paul.

Nello stesso momento in cui Kimberly stava raccogliendo per la terza volta il pezzo di legno: Marta scattò vicino alla porta d’ingresso raccogliendo l’arma e con scaltrezza si voltò, prese la mira e sparò. Il colpo risuonò tutto attorno disperdendosi velocemente. Per un istante, Kimberly rimase in piedi toccandosi il foro sanguinoso allo stomaco, poi cadde a terra con un tonfo.

Marta riprese fiato lasciandosi andare sul terreno. Non riusciva ancora a crederci. Deglutì lentamente cercando di non chiudere gli occhi e dormire.

Sentì un lamento. Tirandosi su, vide Paul muoversi e allungare la mano sul ginocchio malridotto.

– Paul! Mio Dio come stai?

– Il ginocchio… mi fa male!

Marta si ricordò che Kimberly lo aveva colpito poco prima.

– Paul devo perdere il tuo cellulare e chiamare la polizia- spiegò Marta frugando nelle tasche dei pantaloni. Poi all’improvviso si cominciarono a sentire dei lontani piagnucolii. Sembrava provenissero dall’interno della baracca.

Lentamente, Marta entrò sentendoli ancora più vicini.

– C’è qualcuno?- chiese facendosi luce con la torcia. Sul pavimento, vide una botola la quale sembrava essere stata aperta di recente. La aprì con fatica puntando la torcia in basso.

I suoi genitori erano legati e imbavagliati in un angolo e cercavano disperatamente di liberarsi. Marta si sentì rinvenire. Scese facendo un salto e abbracciò entrambi. Finalmente l’incubo era finito e tutto sarebbe tornato alla normalità

Due settimane dopo, Marta e i suoi genitori avevano deciso di cambiare casa, trasferendosi vicino alla scuola di Marta. Le cose avevano ricominciato a riprendere la giusta via. Tutta la comunità era rimasta sconvolta da come si era conclusa la vicenda, nessuno aveva mai pensato che dietro a tanto orrore c’erano due ragazzini dalla mente malata.

Marta uscì dalla porta di casa e quel lunedì mattina era particolarmente soleggiato, finalmente. Il bus arrivò con cinque minuti di ritardo e in quel lasso di tempo, lei aveva cercato di riflettere su ciò che era successo, anche se avesse preferito non farlo. Paul era stato operato al ginocchio e da due giorni aveva ripreso a camminare normalmente.

La faccenda era chiusa, Ketchum stava tornando la cittadina di sempre, anche se un alone di mistero aleggiava sempre: l’omicidio di Sarah e Dawson non era stato ancora chiarito, tantomeno erano state trovate delle prove in proposito. Forse era giusto così: non tutto poteva essere spiegato attraverso la razionalità e Marta concordava pienamente.

Quando il bus frenò cigolando, Marta si alzò dalla panchina facendo un cenno con la mano a Paul, seduto in ultima fila.

14 Comments

  • deborah June 25, 2010 at 7:48 pm

    bellisimo cece, ma come hai fatto a inventarti una storia così bella e agghiacciante?? complimenti!!

  • lesley June 25, 2010 at 7:50 pm

    grande cece, finalmente ne hai pubblicato uno eh?? quanti ne hai scritti? 200?? e il libro quello lungo come va? quasi finito? non vedo l’ora di leggerlo!!!

  • kevin June 26, 2010 at 10:10 pm

    bello cece…

  • davide June 29, 2010 at 10:44 am

    bello veramente, ne stai già scrivendo un altro?

  • andrew June 29, 2010 at 11:00 am

    grandissimo zeze….. fantastico racconto…. 😉

  • luca June 29, 2010 at 8:45 pm

    grande davvero!! bello mi è piaciuto. la prossima volta ne scivi uno su carlazzo? a proposito, mi devi fare leggere il tuo libro. quante pagine eh? 400 mi sembra? dai fammelo leggere!! luk

  • shelly June 29, 2010 at 9:03 pm

    hey cece, i read your story. I did not understand it at all but the most of it. I really liked the idea that also kimberly is an psycho killer as her botyfriend Tedd! Great story!! After that i was scarred to sleep!! I mean it!!! bye and see ya!!!

  • marco July 1, 2010 at 5:30 pm

    grande cece! IL re dell’horror di carlazzo!!!

  • ivan July 8, 2010 at 1:34 pm

    wei cece bello davvero!!! complimenti

  • Fabio August 23, 2010 at 7:34 pm

    wei cece… te l’avevo dtt ke lo finivo entro stase… bello davvero, io una csa del genere nn la saprei scrivere… se ne hai scritti altri sarò ben contento di leggere anke quelli… cmq i colpi di scena hanno sempre il loro fascino…
    ci si vede in giro ok? a presto
    23/08/10

  • eva September 7, 2010 at 1:25 am

    veramente un bel racconto..complimenti.. anche se un pò assurdo perchè non Kimberley e Tedd non potevano dire semplicemente che si amavano e volevano stare insieme invece di comminare tutto questo casino?? ihihih.. comunque è veramente bello questo racconto, mi è piaciuto leggerlo! 🙂

    • cesare massaini September 9, 2010 at 1:26 pm

      grazie Eva, prossimamente ne arriverà un altro.

  • Gilda October 28, 2010 at 2:27 am

    Cavolo Cece è bellissimo…veramente!!!!

  • Pragmatico August 22, 2011 at 5:09 pm

    La grammatica????? .. Meglio guardare da un’altra parte!

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