Occupare il tempo

April 27, 2010

Viaggiatrice dice: Non penso mi crederesti, se te lo dicessi

Apparve sul monitor.

QuozienteFinale dice: Perché no? Prova… 😉

Le dita del professor Manuele Malaversa correvano ansiose sulla tastiera, mentre gli occhi pulsavano gonfi nello sforzo di mantenere le lettere a fuoco.
La partita appena finita era durata quasi un’ora, ed erano pur sempre le tre di notte di un giorno feriale.

Viaggiatrice dice: Non ti va un’altra partita, invece? La rivincita?

Il professore riflettè un po’ prima di rispondere.
Il mattino successivo
– Tra meno di quattro ore, sibilò,
sarebbe andato a scuola. Ma aveva solo una lezione, e avrebbe potuto interrogare.
Anzi, meglio: avrebbe dato un paio di problemi alla classe, così sarebbe rimasto a sonnechiare fingendo di leggere il giornale mentre i suoi alunni cercavano di risolverli.
Trovare on line delle ragazze, a quell’ora, poi, era così difficile.
E questa era persino una brava giocatrice!

QuozienteFinale dice: Va bene, allora. Ma se vinco…

Rimase un attimo con le mani immobili, eccitate e colpevoli

QuozienteFinale dice: Se vinco mi dici di dove sei

Cursore intermittente, che per ogni giocatore on-line significa silenzio.
Il professore si strofinò gli occhi con i palmi.
La sua attenzione cadde su un minuscolo  batuffolo di polvere che si muoveva pigramente vicino alla presa d’aria del pc. Con un moto di disgusto spiccò un cleenex dalla confezione a fianco della tastiera e ci avvoltolò la polvere. Mentre si torceva sul busto per gettare il fazzoletto senza staccarsi dalla sedia, con la coda dell’occhio intravide le lettere formarsi sul monitor

Viaggiatrice dice: Contento tu. Iniziamo la partita…

Il professor Malaversa aveva iniziato a frequentare certi siti per capire meglio i suoi alunni. O almeno così si diceva ora, a distanza di quasi un anno e mezzo. La fisica e la matematica gli erano piaciuti molto al liceo e all’università: il senso d’ordine che gli dava dimostrare un teorema o risolvere un’equazione era la cosa più vicina alla passione che avesse mai sperimentato. Ma ben prestò si era accorto che non aveva l’inventiva e la costanza per diventare un ricercatore e, in seguito, un professore universitario, quindi aveva cominciato a insegnare nelle medie inferiori e superiori.
I primi anni furono uno stillicidio di supplenze, coperture occasionali e ripetizioni in nero.
Lui però non aveva né fretta né ambizioni e, forse per questo, lentamente riuscì a scalare la graduatoria del Ministero.
Il preside dell’Istituto tecnico che alla fine lo assunse, il giorno della fatidica firma, gli disse

– …E, per favore, si scordi l’idealismo: noi non siamo qui per formare dei cittadini… Ci basta che sappiano leggere, scrivere e far di conto. Al resto ci penseranno le famiglie.

Malaversa, che certe velleità in effetti non le aveva mai avute, avrebbe voluto rispondere con una battuta spiritosa. Non trovandola, si limitò a sorridere e a stringere la mano protesa verso di lui.

Uno stipendio magro ma dignitoso, con tanto di tredicesima e quattordicesima, a lui che non aveva moglie e figli da mantenere, assicurava una relativa sicurezza economica.
Si adeguò a ripetere ai suoi alunni le lezioni, leggendole pari pari dai testi sempre nuovi e sempre uguali consigliati dalla tal casa editrice. Constatò, con scarso interesse, che le stesse identiche parole diventavano via via meno comprensibili alle orecchie dei più giovani, e si adeguò alzando progressivamente la media dei voti, fin a quando quello che solo tre anni prima sarebbe stato un 4 si trasformò in una sufficienza piena. In generale, le classi prendevano la cosa come una mancanza di carattere, e lo vituperavano a mezza voce con la spietata volgarità degli studenti.
– Che schifo l’Italia, ripeteva in sala mensa ai colleghi.
I quali rispondevano con eguale entusiasmo e medesimi toni.

Uscito dal lavoro, andava immancabilmente a fare una parca spesa –pane, latte, una bibita gassata e un paio di surgelati- e arrivava dritto al suo appartamentino.
Rassettava, faceva il bucato e stirava.
Correggeva quei compiti che eventualmente non avevo finito in sala professori.
Alle sette precise si preparava la cena col microonde. Puliva le stoviglie con lo scopettino e raccoglieva le briciole dal pavimento in un panno, che poi sventolava energicamente fuori dalla finestra. Accendeva finalmente il pc con la scusa di controllare la posta –rigorosamente vuota- e di leggere qualche notizia sui giornali on-line. Si apriva la lattina di bibita gasata.
Poi inziava l’angoscia della serata.

Non aveva mai veramente legato con nessuno dei suoi colleghi, e tantomeno aveva amici d’infanzia da sentire o con cui uscire. La sua famiglia era piacevolmente riservata e aveva accettato di buon grado il tacito accordo per cui, a patto che loro non lo disturbassero, lui non avrebbe disturbato loro. La sua vita sentimentale si riduceva ad alcuni siti pornografici, molti dei quali di ragazzine –mai minorenni!- e alle chiacchiere di chat piene di menzogne più o meno disperate, delle quali s’invaghiva di solito per una settimana o poco più.

A quasi quarant’anni, Manuele Malaversa, professore di fisica e matematica, aveva insomma un solo cruccio: occupare il tempo tra una giornata e l’altra, quelle ore che il sonno ancora non reclama ma di cui la veglia non sa che farsene.

Fu per caso, cliccando su un banner pubblicitario, che Manuele Malaversa scoprì l’esistenza dei videogame on line.
Ce ne sono di tutti i tipi: da quelli classici, come la dama e gli scacchi, ai giochi d’azzardo, come il poker e la roulette. Ne provò alcuni, ma cominciò a girargli la testa quando gli piovvero addosso i commenti secchi e incomprensibili di altri giocatori

Alfiere dice: Se non sai giocare non rompere a quelli che fanno sul serio!

Damone dice: I newbie sono nell’altra stanza!

Cristosanto dice: F@k lol <^^>!

Scosso ma ormai alluzzato, si mise d’impegno e cercò di studiare i regolamenti, di scoprire i trucchi, di “entrare nel giro”.
Aveva tempo e, da matematico qual’era, seppure di modesto rango, si inventò un metodo.

Entrava in un gioco con un nickname qualunque, faceva un certo numero di partite, spesso disastrose, cercando di sfidare i giocatori più alti in classifica. Ne imparava i trucchi, che trascriveva diligentemente su un bloc notes custodito nel primo cassetto della scrivania di casa, dopodiché abbandonava l’account e ne apriva un altro. Ripeteva il processo in media tre volte.
Al quarto account, era ormai padrone del gioco e sapeva emulare alla perfezione le tecniche dei giocatori più forti. Era, per lui, un rigurgito di passione giovanile: ogni partita era un piccolo teorema da dimostrare, una formula da aggiustare, un’equazione da ricondurre all’ordine.

Dama, reversi, scacchi, persino Risiko e Monopoli… Nel giro di alcuni mesi di costante dedizione, il professor Malaversa, o meglio il suo principale alter-ego virtuale, il QuozienteFinale, divenne conosciuto e temuto da tutti gli adolescenti indolenti che popolano la rete. QuozienteFinale non inventava mai nulla, né diventava mai seriamente competitivo in alcun gioco, ma era abilissimo nell’emulare le buone idee altrui, vessando poi con quelle i giocatori meno attenti.
Gli alunni della sua piccola scuola di provincia lo ignoravano e potevano persino prenderlo in giro per il suo cognome o la sua cravatta, ma era abbastanza sicuro che un gruppetto di ragazzini cinesi, probabilmente della regione dello Jiangsu, avesse fondato un forum dedicato al suo modo di giocare. E se non era rispetto quello…

Incontrò Viaggiatrice quando da quasi due mesi giocava a un gioco di carte di ispirazione fantastica, FatalWarrior. Ogni carta rappresentava un mostriciattolo alieno o una creatura da romanzo, veniva pescata da un mazzo e quindi giocata su una specie di scacchiera.
Lo infastidiva un po’ trovarsi invischiato con robot, pistole laser e giganti spaziali, ma
– Questo è quello che fanno i miei ragazzi,
si disse filosoficamente, tacendo del fatto che aveva ormai esaurito da tempo i giochi classici, e che, pur primeggiando tra i principianti, si era spesso trovato i difficoltà nei tornei più seri, quelli coi veri campioni di scacchi, ad esempio. Anche per questo la sua attenzione si era spostata su competizioni meno usuali, nelle quali, ne era certo, avrebbe trovato solo

– Studentelli perdigiorno

FatalWarrior non era particolarmente difficile per un matematico: tutto stava a costruire il mazzo in modo che garantisse il maggior numero di pescate positive. Una banale questione di percentuali.
Ci aveva messo un solo account per capirlo, e un’altro per scoprire quali carte non potessero mancare a un campione. Ora, come sempre, QuozienteFinale troneggiava tra le prime dieci posizioni della classifica. Le altre erano, lo sapeva fin troppo bene, occupate da ragazzini che passavano le notti in rete piuttosto che a studiare. Era un piacere strapazzarli.

Con Viaggiatrice però era stato diverso. Innanzitutto perché l’aveva battuto.
Non è che non perdesse mai, anzi: però di solito gli capitava contro altri campioni del gioco. La sconfitta, di solito, coincideva con un’imprecazione strozzata e con la buona-notte-a-tutti. Il sonno, e la giornata di routine, servivano a tranquillizzarlo e a fargli tornare la voglia di
– Castigare quegli stronzetti.

Viaggiatrice invece era una neofita, se ne era accertato prima di accettare la sua sfida.
Eppure aveva già un mazzo pieno di carte che il professore non aveva mai visto.
E lo giocava… Beh, con un certo stile.
Per la seconda partita, la rivincita, Malaversi tirò fuori dal primo cassetto il suo bloc-notes.
Ogni volta che Viaggiatrice giocava una carta, lui sfogliava i suoi appunti, e ogni volta non ne trovava traccia.
– Possibile che non abbia mai visto queste carte?
Si dannava
E, dannandosi, sbagliava.
E, sbagliandosi, si dannava di più.

Viaggiatrice dice: Pare che tu abbia perso ancora
😉

QuozienteFinale dice: Ma dove hai preso quelle carte?

Viaggiatrice dice:
Sono nel pacchetto base…

Era vero. Il professore passò qualche decina di minuti cercando una per una le carte contro cui aveva appena giocato.
Erano effettivamente le carte di una principiante. Ma allora come… ?

QuozienteFinale dice:
Dimmi la verità…

Viaggiatrice dice: Hai perso: non puoi farmi domande!

QuozienteFinale dice: Non su dove vivi…
Questo è il tuo primo account?

Viaggiatrice dice: ?

QuozienteFinale dice: Conosco il trucco… Si fanno account finti finché non si è bravi nel gioco… Poi con un account nuovo di zecca si scalano le classifiche…

Esitò prima di digitare il resto della frase

QuozienteFinale dice: Praticamente questo trucco l’ho inventato io.

Cursore intermittente.

Viaggiatrice dice: Nessun account oltre a questo

QuozienteFinale dice: Ma allora come fai a… Giocare così?

Viaggiatrice dice: Mi sembrava il modo migliore

Il professore esitò. Non era possibile.
– Dio, sono già le quattro… Ovvio che sragiono!

QuozienteFinale dice: E’ tardi… Sono troppo stanco per giocare.
Io me ne vado a letto!

Viaggiatrice dice: 😉

QuozienteFinale dice: Da te, dovunque sia, sarà giorno, ma qui è notte inoltrata… Anzi è quasi mattino.

Cursore intermittente.
Un sospiro mezzo esausto mezzo colpevole.

QuozienteFinale dice: Ci vediamo domani?

Viaggiatrice dice: Io sarò qui ad aspettarti

– Aspettarmi?

Le poche ore di sonno del professore furono inaspettatamente agitate.

Il giorno seguente, Manuele Malaversa diede da risolvere alla sua classe due problemi, pescati dal suo vecchio manuale di fisica.
Dopo circa dieci minuti, le continue mani alzate e i brusii gli fecero capire che erano troppo difficili per quegli alunni. Aprì a caso il testo nuovo di zecca, comprato dalla scuola per lui dietro pressante consiglio del  tal editore. Assegnò alla classe altri due problemi, che stavolta sortirono l’effetto sperato: silenzioso lavorìo di penne e calcolatrici, mischiaro a qualche sparuto frusciare di bigliettini.
Sfogliò il giornale e finse di leggere.
Invece rimuginava.

Quella sera accese il pc prima del solito.
Non finse neppure di controllare la posta.
Andò direttamente su FatalWarrior, e cercò febbrilmente Viaggiatrice.
Prima che potesse finire di scorrere l’elenco dei connessi

Viaggiatrice dice: Ciao! Sei stanco adesso?
Apparve sul monitor.
Il professore socchiude gli occhi
– Lo vedrai come sono stanco, stronzetta!
Disse, ma invece digitò

QuozienteFinale dice: Sono pronto a giocare.
Ma alle stesse regole di ieri: quando vinco mi dici di dove sei!

Viaggiatrice dice: Giochiamo, allora!

E giocarono.
Tre partite, una via l’altra.
Ogni volta il professore iniziava la sfida con rinnovato spirito pugnace.
Ogni volta arrivava a poche mani dal termine convinto che avrebbe vinto.
E ogni volta, invece, Viaggiatrice lo stupiva con una nuova combinazione di carte, con una giocata inattesa, con un colpo che sembrava avesse previsto le sue intenzioni.
Pensò si trattasse solo di sfortuna. D’altronde, la Sfortuna è la nemica giurata degli statistici.
Poi si ricordò che nessun matematico credeva nella sorte, buona o cattiva che fosse.

QuozienteFinale dice: Non starai barando, vero?
Chiese

Viaggiatrice dice: Perché dovrei?

QuozienteFinale dice: Per vincere, no?

Viaggiatrice dice: Ma io non gioco per vincere

QuozienteFinale dice: E per cosa allora?

Viaggiatrice dice: Per occupare il tempo

– Come me
Disse a voce alta il professore.
Ma non digitò nulla.

Nei giorni successivi il professor Malaversa si decise a fare una cosa che si era sempre vietato: portare il suo bloc-notes al lavoro.
– Casa e lavoro non vanno mai mischiati
Gli aveva detto il preside, e fino a quel momento non aveva avuto ragione di contraddirlo.
Ma le cose erano cambiate.
Aveva preso minuziosamente appunti di tutte le sconfitte subite da Viaggiatrice –ormai erano una dozzina- ma aveva bisogno di più tempo per capirci qualcosa.
Le partite non avevano uno schema di gioco preciso: sembrava piuttosto che Viaggiatrice si adattasse alle sue, di giocate, e reagisse. Sempre nel modo giusto.
Ma doveva esserci una chiave, uno schema!
In altre circostanze, avrebbe sicuramente abbandonato quel gioco per passare ad altro: l’aveva già fatto, in fondo. Ma questa volta c’era qualcosa… Qualcosa che lo invogliava ad impegnarsi al massimo. A risolvere il problema.

Diede ai suoi alunni altri due temi d’esame, e, nascosto dal paravento roseo della Gazzetta, comprata per la prima volta apposta per l’occasione, cominciò a studiare i suoi appunti.

– Quanto ha fatto la Juve, prof?
Chiese un ragazzo, strafottente.

– Perso. Ho sempre perso.
Rispose lui, sovrappensiero.

QuozienteFinale dice: Oggi il preside mi ha beccato con il bloc notes delle nostre partite…

Digitò, dopo l’ennesima sconfitta.
E se ne pentì subito.
Era una cosa troppo personale, e comunque quella ragazzina non sapeva nulla di lui… Soprattutto non sapeva la sua età. Cosa avrebbe pensato?

Il cursore rimase intermittente il tempo necessario a fargli sperare che lei semplicmente ignorasse la frase, come faceva sempre quando si trattava di vita reale.

Viaggiatrice dice: Sei uno studente?
Chiese invece.

– Sì, e odio quel minchione del mio professore di fisica!
Disse.

Ma scrisse
QuozienteFinale dice: Non proprio. Lavoro a scuola. Sono un insegnante.
E di nuovo fu assalito dai rimorsi.
Perchè si stava aprendo così?

Cursore intermittente.

Viaggiatrice dice: Scommetto che insegni matematica. O statistica. O fisica.

Lui rimase con le dita gelate sulla tastiera.
QuozienteFinale dice: cmneya sai ‘

Viaggiatrice dice: ?

QuozienteFinale dice: scusa, refusi…
Come
Lo
Sai?

Viaggiatrice dice: Si vede da come giochi.
Come se volessi risolvere un problema.

Manuele Malaversa sentì il cuore arrivargli in gola, fare bunjee jumping verso le sue parti basse e quindi ballonzolare un po’ da qualche parte all’altezza della pancia.
– Non è possibile… Non sarà qualcuno che mi sta facendo uno scherzo?
Si guardò sospettoso in giro, poi prese a girare per la stanza e in ultimo scostò di scatto le tende, aspettandosi di trovare una telecamera nascosta. Invece c’era solo il cielo notturno a guardarlo.
Tornò con gli occhi stretti al monitor, in tempo per leggere

Viaggiatrice dice: Anch’io gioco così.

Cursore intermittente.

QuozienteFinale dice:
Senti…
Non ti chiedo di dove sei, ma…
Cosa vedi fuori dalla finestra?

Viaggiatrice dice: Stelle.

QuozienteFinale dice: Anch’io.

Camminando verso la scuola, il professor Malaversa rifletteva a voce alta.
– Beh, non può essere cinese: se fuori dalla finestra vedeva le stelle anche per lei doveva essere notte. O mattino. Russa? Magari Americana? East Coast?
Certo, a meno che non abbia mentito…

Ma, pur senza evidenze, era certo che Viaggiatrice gli dicesse la verità.
Quando rispondeva, cioè.

– Prof? Prof Malaversa?
Manuele Malaversa si fermò di colpo, colto alla sprovvista da quella voce roca ma ancora troppo acuta.
C’erano due dei suoi studenti. I nomi erano scritti da qualche parto sul registo di classe, ma ora non l’aveva sototmano.
Gli stava passando accanto senza neppure accorgersene.
Pregò che non l’avessero sentito borbottare da solo.

– Stava parlando delle sue strategie di gioco?

Manuele avvampò.
Cosa avrebbe inventato la crudele volgarità studentesca contro di lui, stavolta?

– No, io… Erano formule e teoremi che…

– Io ai giochi di carte perdo sempre. Mio padre dice che sono stupido e che non devo giocarci. Ma in qualche modo il tempo bisogna passarlo, no?

Manuele spianò la fronte, che si era arricciata in attesa di una battuta pungente.

– Oh… Beh, la cosa migliore è non giocare… Ma se giochi a scopa o poker, il trucco è contare le carte. E’ matematica, in fondo.

I due ragazzi lo guardarono come se non l’avessero mai visto prima.
– Già… Grazie prof. A dopo!

– Ehm… Sì, a dopo.
E, non seppe di preciso da dove, gli arrivò alle labbra un nome
– A dopo Gianni.

I ragazzi, ammesso che avessero sentito il nome e che uno dei due si chiamassi effettivamente Gianni, continuarono a camminare senza voltarsi.

Manuele invece ci mise qualche secondo a rimettersi a camminare.

QuozienteFinale dice: Sto insegnando ai miei alunni dei trucchi con le carte.
Pensi sia immorale?

Viaggiatrice dice: No… Tanto se glieli insegni tu non vinceranno di sicuro!
;-P

Il professore sorrise alla battuta.
QuozienteFinale dice: Il fatto che non ti abbia mai battuto a FatalWarrior non significa che non potrei batterti a poker.

Viaggiatrice dice: Cos’è “poker”?

QuozienteFinale dice: Vuoi dirmi che non hai mai giocato a poker?

Viaggiatrice dice: No.
Mi insegni?

QuozienteFinale dice: se ti insegno io finirai per perdere sempre!

Rise.
E si chiese se anche lei, dovunque fosse, stesse ridendo.

Passarono così i due mesi più intensi della sua vita adulta.
Forse della sua intera vita.
Una partita dopo l’altra, un gioco dopo l’altro, ripercorrendo a ritroso tutti quelli cui aveva giocato da solo. Viaggiatrice dimostrò sempre un’intelligenza e un’intuito eccezionali.
Appena capite le regole del gioco, si dimostrava più abile di lui e dei suoi appunti, battendolo implacabilmente. Ogni volta, su ogni tipo di scacchiera, lui arrivava vicino alla vittoria, per poi accorgersi che la sua vversaria sembrava averlo aspettato come il ragno aspetta la mosca.

Non vinse mai, ma non fu mai così felice di perdere.

QuozienteFinale dice: Il mio nome è Manuele.
Manule Malaversa.
Viaggiatrice dice: ?

QuozienteFinale dice: E’ il mio vero nome. Quello della vita reale.

Viaggiatrice dice: Perché me lo dici?

Lui si sentì d’un tratto meno sicuro di sé.

QuozienteFinale dice: Così… Senza ragione.
Tu non sei mica abbligata a dirmelo…

Cursore intermittente.

QuozienteFinale dice: E’ solo che ci sentiamo tutte le sere da così tanto e
pensavo
Scusa

Cursore intermittente.

QuozienteFinale dice: Scusa, davvero

Cursore intermittente

QuozienteFinale dice: Giochiamo un’altra partita?

Viaggiatrice dice: Sì.

Il mattino successivo il professor Malaversa non si presentò a lezione.
Una brutta emicrania e un generale malessere lo colsero appena sveglio, e a nulla valsero analgesici e rimedi tradizionali. Telefonò in segreteria per avvisare che sarebbe mancato, forse per qualche giorno, e si rimise a letto. Ma, nonostante la spossatezza, non riusciva a dormire.
Imbacuccato in una pesante vestaglia, le ciabatte ai piedi, si mise al computer.

Scorse in fretta la cronologia del giorno precedente.
Con alcuni rapidi clic cercò tra i siti in cui era stato.
Di lei nessuna traccia.
Mandò un paio di timidi messaggi attraverso una chat comune, ma non ottenne risposta.
D’altronde, i loro appuntamenti erano sempre a sera inoltrata.
Guardò svogliato i siti notizia.
Consultò la propria casella di posta.
Alla fine, si risolse a tornare a letto, e lì restò in un dormiveglia agitato fino al tardo pomeriggio.

Lo sorprese così la chiamata dalla segreteria.
Qualche breve questione burocratica, poi
– I suoi alunni le fanno gli auguri per una pronta guarigione, disse la segretaria, sono un po’ preoccupati, visto che è la prima volta che si assenta.
Gli occhi gli si riempirono di lacrime.
Voleva rispondere con una battuta rassicurante, ma non gli venne in mente nulla, quindi si limitò a sorridere, sperando che dall’altra parte la segretaria capisse.
La segretaria, invece, riappese.

Manuele Malaversa si tirò su, si fece la barba e la doccia, e, senza una ragione particolare, cominciò a canticchiare.

Quella sera Viaggiatrice non comparve sulla rete.
La cercò su tutti i siti che erano soliti frequentare, senza successo.
Pensò che, per qualche ragione, avesse cambiato nickname, quindi cominciò a mandare messaggi in tutte le chat pubbliche

QuozienteFinale dice: Cerco Viaggiatrice… Ci sono ancora un sacco di giochi in cui deve battermi!

E poi

QuozienteFinale dice: Viaggiatrice, se ci sei batti un colpo… Io ti aspetto!

E infine

QuozienteFinale dice: Viaggiatrice, per favore fatti viva.

L’unica risposta che ottenne fu

VeraPadrona dice: Quoziente, se vuoi ti batto io ma sul culo, poi facciamo un po’ di giochetti nuovi…

Nei giorni seguenti il malessere si aggravò.
Il professor Malaversa si fece visitare, e il medico gli diede dieci giorni di malattia salvo complicazioni.
Gli prescrisse anche delle pastiglie che lo facevano dormire di un sonno pesante e asciutto, lasciandolo poi spossato per il resto della giornata.

Ciò nonostante, appena poteva si rimetteva al computer.
Il senso di colpa e il rimorso lo tormentavano.
Anche se, ne era abbastanza sicuro, non aveva fatto nulla di cui sentirsi colpevole.
E proprio per quello, nel delirio dei medicinali si accorse, molto lucidamente, di essere innamorato di una persona che non aveva mai visto, di cui non sapeva il nome e che avrebbe potuto benissimo essere uno studentello –maschio- del paese vicino.
Per la prima volta in vita sua patì per amore.

La sera dell’ultimo giorno di malattia, quando ormai le sue condizioni fisiche erano tornate alla normalità e le condizioni sentimentali non potevano essere più sovraeccitate, finalmente Viaggiatrice riapparve sul sito di FatalWarrior.

QuozienteFinale dice: Viaggiatrice scusascusascusa io non volevo non sapevo cosa come cercarti io

Viaggiatrice dice: Scusa per cosa?

Cursore intermittente

QuozienteFinale dice: Non lo so. Ma mi ha fatto male non sentirti in questi giorni e quando sto male finisce che mi sento in colpa e chiedo scusa

Viaggiatrice dice: Anch’io

QuozienteFinale dice: Anche tu sei stata male?

Viaggiatrice dice: Sì. E anch’io mi sento in colpa.

Cuore intermittente di Manuele Malaversa, a tempo con l’intermittenza del cursore.

QuozienteFinale dice: Ci sono delle cose che devo dirti… Scriverti… No, dirti. Se solo potessimo vederci una volta io

Viaggiatrice dice: Giochiamo?

QuozienteFinale dice: Potrei dirti

Viaggiatrice dice:
Solite regole: se vinci

QuozienteFinale dice: Che ti

Viaggiatrice dice: Puoi chidermi quello che vuoi

QuozienteFinale dice:
Amo?

Viaggiatrice dice:
E io devo dirti la verità

Cursore intermittente.

QuozienteFinale dice:
Va bene. Giochiamo.

Il professore non bazzicava quel sito da tempo, ormai.
Aveva il suo bloc-notes, ma era troppo stanco e, soprattutto, troppo eccitato per consultarlo.
Scelse per il suo mazzo della carte a caso: mostri, creature da Guerra dei Mondi, immagini grige e marroni e grige di nuovo. Le infilava senza metodo, lasciando che i colori e i nomi lo ispirassero.

Quando iniziarono a giocare, il professore si accorse di pensare a tutt’altro. Non vedeva le carte, ma piuttosto le frasi che avrebbe voluto scrivere.
Non c’era un problema da risolvere, ma una domanda da fare.
Le pescate si succedettero con un ritmo ipnotico.
Una carta per me.
Una carta per te.
Giocata.
Una carta per me.
Una per te.
Giocata.
Una carta per me

Le creature finivano sulla scacchiera virtuale confusamente, solo per essere bruciate e rimosse senza effetto. Ad ogni mossa di lei corrispondeva una sua reazione, uguale e contraria, assolutamente ingiustificabile nell’ottica di una vera strategia.

Per la prima volta da quando giocavano l’uno contro l’altra, fino all’ultima pescata nessuno dei due sembrava prevalere. La scacchiera era vuota.
Lei posizionò la sua ultima carta.
Lui fece altrettanto.
Fortuna sua.
Ma la fortuna esiste davvero?

Inaspettatamente, QuozienteFinale vinse contro Viaggiatrice.

Viaggiatrice dice: Non riuscivo a capire le tue mosse

QuozienteFinale dice: Dove sei?

Viaggiatrice dice: Per la prima volta giocavi come se fossi

QuozienteFinale dice:
Dove sei?

Viaggiatrice dice: Appassionato…

QuozienteFinale dice:
DOVE SEI?

Cursore intermittente.

Viaggiatrice dice: Sai che non mi crederai se te lo dico…

QuozienteFinale dice:
Se anche fosse dall’altra parte del mondo, in Cina o in America… Io voglio saperlo.

Viaggiatrice dice: Perché ci tieni tanto?


QuozienteFinale dice:
Perché voglio vederti. Voglio sapere che ci sei davvero. Voglio. Davvero. Non è mai stato… Così.  Come se… Mancasse un numero. Un conto non … Tornasse. Viene semrpe un meno all’inzio di ogni riga quando non riesco a. Stare. Sentire. Scrivere. Con te.
Ti. Non so neppure come ti chiami, quanti anni hai, se sei uomo o donna… Ma ti

Viaggiatrice dice: Kal’eema

QuozienteFinale dice: amo.

Cursore intermittente.

QuozienteFinale dice: Kal’eema.
E’ un nome feminile?

Viaggiatrice dice: Sì.

QuozienteFinale dice: Meno male.
Esotico.

Viaggiatrice dice: Molto.

QuozienteFinale dice: E… sei maggiorenne, vero?

Viaggiatrice dice: ?

QuozienteFinale dice: Hai più di diciotto anni, vero?

Viaggiatrice dice: Molti di più
;-P

QuozienteFinale dice: !
Molti… Quanti?

Viaggiatrice dice: 206 anni

QuozienteFinale dice: 26?

Viaggiatrice dice: 206

QuozienteFinale dice: Stronza. Chiudiamola

Viaggiatrice dice: Adesso sono

QuozienteFinale dice: qui la relazione che poi

Viaggiatrice dice: Quasi oltre l’orbita di Saturno

QuozienteFinale dice: relazione non è mai stata visto che

Viaggiatrice dice: Diretta a quella che chiamate Prima Centauri

QuozienteFinale dice: Saturno?

Viaggiatrice dice: Quasi oltre l’orbita

Cursore intermittente

Viaggiatrice dice: Non potevo collegarmi con il vostro satellite mentre ero nel cono d’ombra del pianeta…
Fino a ieri, cioè

QuozienteFinale dice:
Stai
Viaggiando nello spazio?

Viaggiatrice dice: Non mi credi, vero?

Manuele Malaversa era sicuro che qualcuno lo stesse prendendo in giro.
Uno studente, forse.
O un vicino.
Con uno scatto andò alla finestra e scostò le tende.
Fuori c’era il cielo. E le stelle.
Era sicuro che si trattasse di uno scherzo.
Mma era anche sicuro di no.

QuozienteFinale dice: Come…
?

Viaggiatrice dice: Non capiresti

QuozienteFinale dice: Ho studiato fisica.
Dimmi.

Viaggiatrice dice: La nostra astronave viaggia sfruttando i campi gravitazionali dei pianeti e delle stelle

QuozienteFinale dice: Velocità sub luce… Ci vogliono secoli per coprire distanze di proporzioni cosmiche…

Viaggiatrice dice: Infatti ho molto tempo da occupare

QuozienteFinale dice: Sei
Ibernata?
O molto vecchia?

Viaggiatrice dice: Nessuno dei due.
Ogni giorno ci sottoponiamo a una distorsione cronale topologica.

QuozienteFinale dice:
?

Viaggiatrice dice: Ogni giorno facciamo tornare il nostro corpo quello che era 24 ore prima. La nostra nave ci porta nello spazio per secoli e secoli, ma il nostro corpo rimane lo stesso di quando eravamo partiti.
Il problema

QuozienteFinale dice: E’ tenere occupata la mente

Viaggiatrice dice: 😉

QuozienteFinale dice: Mi stai dicendo la veritò, vero?

Viaggiatrice dice: Non ti mentirei

QuozienteFinale dice: Potrei farti delle domande di fisica per verificare che tu non stia mentendo

Viaggiatrice dice: Potrei risponderti con altri concetti che voi non avete neppure formulato.
Oppure potrei essere un tuo studente, e rispondere con quello che mi hai insegnato

Cursore intermittente

QuozienteFinale dice: Non puoi
Ecco
Fare una deviazione?
Per venire a prendermi?
Per
Vederci?

Viaggiatrice dice: La nave ha un percorso preimpostato. Non possiamo modificarlo fin quando non saremo arrivati.
Eppoi…
Non credo che ci piaceremmo molto.
Non in quel senso, cioè.
Io sono… Diversa da quella che chiameresti una “ragazza normale”, ecco.

– Oh
Disse il professore.
Ma scrisse

QuozienteFinale dice:
Ti
Piace
Parlare con me?

Viaggiatrice dice: Io amo parlare con te.
Sei l’unico motivo per cui sono felice di essere in questa galassia.

Il professore cercò una battuta di spirito mentre qualcosa di caldo gli gonfiava il petto.
Non gli venne in mente nulla, quindi sorrise con le dita appoggiate alla tastiera.
Contro ogni evidenza empirica, era sicuro che lei l’avrebbe capito.

FINE

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