Luke

October 5, 2009

La sabbia del deserto splendeva, arroventata dai due soli che scagliavano i loro raggi sulla superficie desolata. Il bagliore era accecante, così intenso che colorava il cielo quasi completamente di bianco, giusto verso la linea dell’orizzonte assumeva una sfumatura azzurra.

Il calore era insopportabile, sembrava che tutto nei dintorni fosse immobile, morto. Anche le poche folate di vento che ogni tanto spostavano qualche granello di sabbia parevano schiantate dall’afa.

Un osservatore distratto avrebbe concluso di trovarsi in uno dei luoghi più inospitali della galassia, un luogo specializzato nel distruggere la vita.

Eppure.

Un insetto, una sorta di scarafaggio, si stava muovendo, lentamente, con il corpo mezzo sepolto dalla sabbia, cibandosi dei microscopici steli d’erba che erano riusciti ad attecchire nei pochi fazzoletti d’ombra.

Poco più distante, una lucertola, che a prima vista sembrava una strana formazione sopra una roccia, stava scrutando il panorama, come un re che osserva il suo regno dall’alto della sua fortezza.

Un serpente strisciava tra i sassi, avanzando lento e inesorabile, proprio come il deserto. Ma il topolino che stava cacciando si era accorto del pericolo e aveva già trovato rifugio in una spaccatura tra due massi.

Milioni di formiche correvano affaccendate attorno all’imboccatura del loro formicaio.

Questo luogo desolato ribolliva di vita e ogni piccola, minuscola vita aveva in se tanta forza, tanta energia, da rivaleggiare con quella dei due soli.

Ogni piccola vita risplendeva luminosa. Poteva sentirle tutte, non poteva non percepirle, e ognuna di esse era legata alle altre, tutte immerse nell’oceano della Forza.

All’ombra del masso dietro cui si stava riparando dal calore, Luke Skywalker flesse le dita di una mano, impercettibilmente, e come fosse la cosa più naturale del mondo, una piccola roccia iniziò a rotolare verso di lui.

Luke sorrise tra se e se. Ricordava gli sforzi che faceva i primi tempi, gli sforzi per imporre la sua volontà sull’universo, per convincere se stesso e il mondo circostante che sì, lui era in grado di spostare gli oggetti con la forza del pensiero. Ora invece aveva capito, aveva finalmente messo le cose nella giusta prospettiva e si era reso conto di quanto fosse facile, naturale, utilizzare la Forza. Non era più un apprendista. Da quel giorno, dal giorno in cui aveva salvato suo padre, era un cavaliere Jedi.

La roccia continuava a muoversi. Era come se il suo sistema nervoso si fosse fuso con quello della Galassia. Come se l’universo intero fosse il suo corpo, anzi, come se il suo corpo fosse parte dell’universo. In effetti, rifletté sorridendo, è proprio così. Ogni suo stimolo si traduceva in una reazione di qualcosa che gli stava intorno e tutto ciò che lo circondava, lo poteva percepire come percepiva gli stimoli che gli inviava il suo corpo, perché ora era quello il suo corpo: la roccia cui era appoggiato, gli insetti, le lucertole, le fragili piantine. E poi ancora. il cielo. la sonnolenta Anchorhead, la frenetica Mos Eisley e tutti coloro che vi si trovavano. più lontano. Motesta. Bestine. Il Sarlacc. E più lontano. Gli equipaggi delle navi in orbita. I due soli. Le stelle. Gli altri pianeti.

Improvvisamente, gli sembrò tutto così facile: gli insegnamenti di Ben e Yoda, tutto quello che allora sembrava così difficile, complicato, ora lo vedeva in tutta la sua semplicità.

La Forza era grande in lui e lo stava conducendo per mano in tutta la galassia.

Qualcosa scattò nella sua consapevolezza, riportò (o la Forza gli fece riportare, non capì bene) la sua attenzione sul pianeta, Mos Eisley, il molo d’attracco, il Falcon, Leia. No!

Il beep beep insistente del comlink lo strappò alla pace della sua meditazione e lo scaraventò con violenza indietro nella realtà bidimensionale di chi non percepisce la Forza.

‘Quanto è fuori posto.’ Pensò mentre frugava nello zaino per trovare il comunicatore, ‘Questa cosa artificiale, finta, morta, che pigola come una cosa viva in mezzo alla pace di tutte queste creature. E’ fuori posto, quasi irritante, è quasi un’offesa alla natura’.

‘Come la mia mano’, concluse, portandosi il comlink alle labbra.

– Qui Luke, sono in ascolto.

– Luke, – la voce di Leia gracchio dalla radio, – Qui abbiamo finito, adesso ci spostiamo a Bestine per l’incontro con il governo provvisorio.

– Una bella gatta da pelare, non ti invidio proprio.

Dalla fine della guerra, Leia girava la galassia in lungo e in largo, per stabilire contatti diplomatici, dare direttive e consigli ai nuovi governi locali, trattare alleanze e in generale, cercare di tirare fuori qualcosa di stabile dal caos della fine dell’Impero.

– Hey, Luke. – La voce di Han si inserì nella comunicazione. – Noi prendiamo uno dei T-16, Chewie e i droidi devono finire un lavoretto sul Falcon e ci raggiungeranno dopo.

– Bene, vi raggiungerò dopo. Ho delle cose da fare ad Anchorhead, mi fermerò per qualche ora, chiudo.

Luke si alzò, raccolse la sua roba, salutò con lo sguardo la roccia che gli aveva offerto riparo e balzò sul landspeeder che la nuova Repubblica gli aveva messo a disposizione, uno scintillante Mobquet A-1: confortevole, veloce, manovrabile, lussuoso. Degno di una persona importante. Insomma, nulla che potesse reggere il paragone con il suo vecchio ‘speeder.

Anchorhead: un cumulo di strutture di metallo e cemento imbiancate dai raggi di Tatoo I e II, ammassate per avere compagnia e protezione, circondate da una moltitudine di fattorie sparse. Cinque anni, una guerra, un nuovo governo, non era cambiato nulla.

Diresse il suo veicolo verso una costruzione bassa e lunga, ai margini tra il deserto e l’agglomerato principale della città. Davanti alla stazione c’era ogni sorta di relitto. Pezzi di ‘speeder di ogni genere, motori di swoop, parti meccaniche, guarnizioni, vecchie centraline, tubi e cavi di plastica e metallo contorti all’inverosimile. Alcune parti erano relativamente nuove, altre erano così arrugginite che non si capiva più cosa fossero all’inizio. Il calore riflesso dalle pareti bianche della stazione e dai relitti di metallo era insopportabile. Le porte dell’edificio erano chiuse, Luke parcheggiò l’A-1 sul retro e si diresse verso una porta, chiusa da una pesante tenda.

Si fermò sulla soglia. Sentiva chiaramente l’odore di grasso e olio, di saldature che si stavano raffreddando. Sentiva il basso ronzio del droide meccanico, ancora in servizio dopo tutto questo tempo! Qualcuno stava parlando, poteva udire ogni tanto qualche brandello di conversazione mormorata a bassa voce e delle brevi risate. Scostò la tenda ed entrò.

L’interno dell’officina era fresco e avvolto da ombre riposanti. L’atmosfera era sonnolenta, come dappertutto a quest’ora. Come all’esterno, anche qui non c’era angolo che non fosse coperto da parti meccaniche. Un ragazzo robusto, un uomo ormai, interamente coperto di grasso e vestito con una logora tuta da meccanico stava pigramente sorseggiando una bevanda, mentre leggeva svogliatamente delle informazioni da un terminale. Accanto a lui, c’era un piatto con gli avanzi di un pasto. Si stava dondolando sulle due zampe posteriori della sedia. Seduto sul divano appoggiato sulla parete in fondo c’era un altro ragazzo, un terzo sedeva su un basso tavolino ingombro di pezzi di motore. Erano vestiti con abiti comodi e freschi, tagliati con un certo gusto. Il ragazzo sul tavolino stava raccontando gli ultimi pettegolezzi, quello sul divano lo interrompeva ogni tanto per fare qualche commento salace, mentre il meccanico faceva finta di ascoltarla.

Luke rimase in silenzio a guardare la scena per qualche minuto, poi si mosse e attirò l’attenzione del meccanico.

– Siamo chiusi. – Disse questi, lanciandogli un’occhiata di traverso e inclinando ulteriormente la sedia. Poi lo riconobbe, e cadde fragorosamente a terra per la sorpresa.

– Luke! Sei proprio tu! Sei. Luke! Sono anni che non… – Si rialzò goffamente, camminò verso il suo vecchio amico, pulendosi le mani sulla tuta e gli strinse vigorosamente la mano, la lasciò e lo abbracciò ridendo. Luke restituì l’abbraccio, anche lui ridendo.

Deak e Windy si alzarono e corsero anche loro incontro allo Jedi, salutandolo con affetto.

– Beh, non ci posso credere! – Disse Deak appena finiti i saluti, sembrava fosse un po’ imbarazzato. – Sei veramente tornato, dopo tutto questo tempo!

– Già, – sorrise Luke, – Ho girato parecchio.

– Girato! – Esclamò Windy, – Cavolo, Luke Sei… Sei… Sei un eroe! – Disse, sottolineando la parola ‘eroe’. – Cavolo! Voglio dire, parlano di te ovunque, mio fratello ha un trattato di storia e ci sei tu dentro!

Passarono l’ora successiva a farsi raccontare da Luke tutto quello che aveva fatto, dall’ultimo giorno in cui avevano visto lui e Biggs, fino a quel momento. Luke scoprì divertito che secondo la “storia ufficiale”, il suo nome era legato ad almeno venti grandi operazioni cui lui non aveva mai partecipato e di queste, almeno cinque erano completamente inventate. Poteva leggere nei loro occhi la sorpresa e lo stupore, tutte le volte che descriveva loro qualche posto incredibile, come la Città delle Nuvole, o i famosi sotterranei del palazzo di Jabba. A volte, avevano la stessa espressione degli Ewok, quando 3BO raccontava loro le avventure che li avevano portati su Endor.

‘Che strano’, pensò Luke. Il suo più grande desiderio, pochi anni fa, era quello di partire per l’ignoto e diventare un eroe, per tornare e godersi l’ammirazione dei suoi amici. ‘Non mi chiamate più Vermetto, adesso, eh?’. E ora, ora che lo aveva fatto, si rendeva conto che non provava nessun piacere per questo. Quello che gli dava piacere era semplicemente essere ancora lì, all’ombra della vecchia polverosa stazione, seduto su un sedile di landspeeder sfondato, a ridere e scherzare con i suoi amici, a raccontarsi sciocchezze, a pensare dove trovare un nuovo alimentatore e come fare a trasformare la vecchia carcassa parcheggiata sul retro in un fulmine in grado di far mangiare la polvere allo speeder di Kempo e della sua banda.

Ah! Ecco cosa voleva dire! “Per tutta la sua vita ha guardato lontano, al futuro, all’orizzonte. Mai la sua mente era dove lui era! Hmm? Su ciò che stava facendo. Hmph. Avventura. Heh. Emozioni. Heh! Queste cose uno Jedi non cerca!”

Era un altro dei grandi errori dell’Imperatore: non si era reso conto che gli insegnamenti della Forza non vengono solo dai maestri, ma sono tutto intorno a noi. Aveva sterminato gli Jedi, ma non aveva mai controllato la Forza.

Alla fine, avevano estorto a Luke anche il più piccolo particolare sulle sue imprese. Deak e Windy si alzarono e annunciarono che dovevano rientrare a casa. – Mia madre, – disse Windy, quasi a volersi scusare, – Può tenere i bambini solo fino a quest’ora.

Fu la volta di Luke di essere sorpreso: – Bambini?

– Eh, sì, mi sono sposato tre anni fa. – Annunciò Deak, con un sorriso a metà tra l’imbarazzato e l’orgoglioso.

SI alzarono, uscirono e si salutarono. Dopo che Deak e Windy si furono allontanati, Luke si voltò verso Fixer: – Vuoi fare quattro passi?

Attraversarono la città, che stava ricominciando ad animarsi. Persone indaffarate percorrevano i viali assolati, mentre i landspeeder sfrecciavano tra i passanti. A un angolo di strada alcuni Jawa stavano contrattando chissà quale affare con un Rodiano e un Vuvrian. Dall’altra parte, sopra i bassi edifici, dondolava la testa di un Ronto che avanzava lentamente, sotto il peso delle merci che trasportava. Alcuni ragazzi a bordo di velocissimi swoop saettarono lungo la strada e sparirono all’orizzonte, tra le maledizioni dei pedoni spaventati. In distanza si potevano sentire i richiami e le grida dei venditori del mercato. Due ufficiali della Nuova Repubblica scattarono sugli attenti, non appena riconobbero Luke, che restituì il saluto. Fixer gonfiò il petto, orgoglioso di camminare al fianco di una leggenda vivente.

“Comandante Skywalker.” Aveva detto uno dei due ufficiali, salutando. Luke ricordò la felicità che provò la prima volta che un soldato lo salutò, anni prima, chiamandolo ‘Capitano Skywalker’. Capitano. E poi un giorno comandante, colonnello e, forse, generale Skywalker. All’epoca era il suo più grande desiderio. Anche Ben era stato un generale. Una volta si era chiesto come mai Ben avesse rinunciato al grado, pensava fosse per l’età.

Ora lo sapeva. Ne aveva parlato a lungo con Han e Lando. Era una decisione cui erano giunti tutti e tre, ognuno per i suoi motivi.

– Ho di meglio da fare! – Aveva detto Lando. Nei suoi occhi brillava quella particolare luce che annunciava che stava per lanciarsi in qualcuno dei suoi progetti.

– Naaa, la disciplina non fa per me, non è il mio stile. – Aveva detto Han e poi aveva aggiunto: – E poi come faccio a starle dietro, – indicando con il pollice dietro la sua spalla, riferendosi a Leia, – Se gli alti papaveri continuano a ordinarmi di andare negli angoli più sperduti della galassia?

– Non è la mia strada. – Aveva concluso semplicemente Luke.

Han aveva pagato un altro giro. Lando si era infilato una mano sotto la tunica. – Una partitina amichevole? – Sorrise, con quel suo sorriso smagliante, recuperando un mazzo di Sabacc.

– Perché no? – Gli fece eco Han.

– Con voi due? Scordatelo! – Ribatté Luke.

Risero tutti.

Continuavano a camminare, tenendosi per quanto possibile all’ombra. Fixer aveva rapidamente aggiornato Luke su tutto quello – ben poco – che era accaduto da quando se ne era andato e aveva ricominciato a chiedergli delle sue avventure.

– . E il Millennium Falcon, è veramente così veloce?

Luke non riuscì a trattenersi: – Veloce? E’ la nave che ha fatto la rotta di Kessel in meno di dodici parsec! – Provò a dirlo con il tono e l’espressione che aveva usato Han la prima volta.

Fixer era un meccanico di prim’ordine, ma per lui tutto quello che si muoveva a più di dieci metri da terra era avvolto nel mistero e si bevve la sparata. Spalancò gli occhi.

– Davvero? E’ così veloce? In meno di dodici parsec?

Luke scoppiò a ridere: – Sì, è molto veloce.

Camminarono ancora per un po’, finalmente, giunsero dove Luke voleva arrivare.

Fixer dapprima non capì perché si erano fermati, poi riconobbe la casa.

– Oh.

– Già. – Disse lo Jedi tornando serio.

Era un edificio di due piani, circondato da un piccolo giardino che una costante irrigazione manteneva verde. Le pareti erano bianche, ma non era il bianco bruciato della maggior parte delle case della città. Come le altre case di questa zona, si trattava di un edificio ordinato e ben tenuto, l’abitazione di una famiglia agiata.

Luke bussò. Annunciò al droide che era venuto ad aprire chi era e il motivo della visita. Dopo una brevissima attesa, durante la quale, pensò il giovane Jedi, il robot doveva aver comunicato via radio con il suo proprietario, furono fatti entrare e introdotti in un salotto.

La stanza era piccola e confortevole, con un divanetto, due piccole poltrone e un tavolino basso. Vi erano delle mensole sulle pareti e su queste mensole piccoli oggetti d’arredamento, ninnoli, lampade e, curiosamente, modellini di astronavi.

Il salotto era fresco e impeccabile, chiaramente adibito a ricevere ospiti più che a essere abitato. Sul tavolino c’era un cesto con della frutta fresca, probabilmente portato da un altro droide mentre loro entravano. Né Luke né Fixer persero molto tempo a guardarsi intorno, conoscevano il salotto e neppure quello era cambiato in quei cinque anni.

Luke percepì la donna che scendeva le scale di fretta, preceduta dalle ondate delle sue emozioni: gioia, sorpresa, ma anche paura, dolore. E rabbia.

La donna voltò l’angolo ed entrò nella stanza. Non era molto anziana, ma sembrava più vecchia della sua età. I capelli erano lunghi e grigi, lasciati sciolti sulle spalle. Il volto, forte e volitivo, portava ancora le tracce della bellezza giovanile e di un grande dolore. Aveva un abito leggero ed elegante, di un pallido color crema.

Per un istante, guardò i due uomini in piedi al centro del salotto, poi si portò una mano alla bocca, quasi a soffocare la sorpresa che aveva provato vedendoli. Le lacrime iniziarono a inumidirle gli angoli degli occhi.

– Luke. – Disse, – Sei proprio tu.

– Sì, – Rispose lui, – Sono io, signora Darklighter.

Pochi minuti dopo furono raggiunti anche dal padre di Biggs. I genitori del miglior amico di Luke si erano seduti sul divano, stretti, quasi per confortarsi e sorreggersi a vicenda. Luke era seduto di fronte a loro, mentre Fixer, evidentemente colpito dalla tensione, aveva spostato la sua poltrona in una posizione più defilata.

Luke era a disagio. Doveva essere lì, lo doveva al suo amico. Molte volte si era chiesto cosa sarebbe accaduto, cosa avrebbe detto, cosa gli avrebbero risposto. Poi, gli vennero in aiuto gli insegnamenti di Yoda e, semplicemente, aveva deciso di farlo.

Poteva leggere le loro emozioni. Il dolore nella madre di Biggs e la rabbia nel padre, che stava parlando: – E poi, all’improvviso, arrivano questi agenti dell’ISB. Un paio iniziano a frugare dappertutto, mentre il capo ci tempesta di domande: ci dice che Biggs è un disertore, un traditore, mio figlio! Che insieme ad altri del suo equipaggio si è unito a un gruppo di terroristi anti-imperiali. Vuole sapere chi conosce, chi frequenta, se abbiamo sospetti sui terroristi.

– Hanno fatto anche un sacco di domande su di te, Luke. – Aggiunse la donna.

– E’ vero! Sono venuti anche da me! – Interloquì Fixer, ma si zittì subito, fulminato da un’occhiataccia del padre di Biggs, che poi riprese a raccontare: – Insomma, un disastro. Alla fine se ne andarono senza farci niente, ma da quel giorno fare affari è stato sempre più complicato, eravamo come marchiati, nessuno voleva più comprare il nostro grano. Poi, una notte, arrivano quattro persone in gran segreto, dicono che hanno notizie su Biggs. Li facciamo entrare e questa donna che doveva essere il capo ci dice. Ci dice che mio figlio è morto, che ha dato la vita in una grande battaglia che ha segnato l’inizio della fine dell’Impero, che hanno istituito un’onorificenza con il suo nome. Che hanno una medaglia da consegnarci per lui. Alla memoria. Sciocchezze! – Scattò l’uomo. – Tutte sciocchezze! Mio figlio è morto non so neanche dove, non so perché e questa gente continua a dirmi quanto devo essere fiero di lui.

Alla fine, vinto dal dolore del ricordo, cominciò a singhiozzare sommessamente.

– Luke, – disse la madre del suo vecchio amico, – Dicono che tu eri lì, quando lui morì. E’ vero?

– Sì, ero lì. Ci ritrovammo in questo avamposto ribelle, con la Morte Nera che ci inseguiva. Progettammo un attacco, avevamo scoperto un punto debole.

Luke chiuse gli occhi, la sua mente tornò indietro nel tempo. A quel giorno di tanti anni fa.

Poteva sentire la pressione schiacciarlo sul sedile, appena alleviata dai compensatori d’inerzia che urlavano quel loro urlo meccanico ogni volta che eseguiva una manovra stretta.

Cabrò violentemente, il TIE che lo seguiva intuì la manovra con un istante di ritardo e volò dritto quel tanto che bastava per portarlo al centro del reticolo di mira e sparire in una palla di fuoco.

R2 continuava a fornirgli dati sullo stabilizzatore danneggiato, potevano ancora volare, bastava fare solo un po’ più di attenzione. Colse con la coda dell’occhio due esplosioni alla sua sinistra e vide sfrecciare Wegde accanto a lui: – Bel colpo Rosso due! Rientra in formazione. Biggs, ci sei?

– Dietro di te, Rosso cinque, ne vedo altri due laggiù.

Un urlo interruppe la loro comunicazione.

– Razzi partiti! – L’entusiasmo di Capo Rosso si spense subito. – Negativo, negativo, hanno colpito la superficie. – Pochi istanti dopo, il suo caccia si schiantò sulla Morte Nera, colpito da Vader.

– Entrerò alla massima velocità per ritardare il loro inseguimento.

– Luke, sei sicuro di farcela a uscire a quella velocità?

– Lo facevo sempre a Beggar’s Canyon, nelle mie terre.

– Viene un gran volume di fuoco da quella torre.

– Tu preoccupati dei caccia, io mi occupo della torre.

Le pareti del canale sfrecciavano attorno al suo fragile caccia a una velocità assurda. Piloni, torri, strutture di sostegno gli si facevano incontro e lo accarezzavano, mentre lui manovrava con un occhio incollato al mirino.

Un’esplosione nell’altoparlante della radio.

La sensazione che una parte di lui era sparita per sempre.

La voce di Wedge: – Luke, abbiamo perso Biggs.

I genitori di Biggs, ancora più stretti sul divano lo guardavano con le lacrime agli occhi. Anche Fixer stava fissando in silenzio i suoi stivali.

– Io non capisco. – Iniziò il signor Darklighter. – Non gli abbiamo mai fatto mancare nulla. Gli abbiamo sempre fatto fare ciò che desiderava. Anche l’Accademia, nonostante avesse già una carriera pronta qui, al mio fianco. Questa è. Follia. L’Impero non ci ha mai fatto nulla di male. Siamo sempre stati in pace. Le tasse erano alte, certo. Ma anche ora, con la storia della ricostruzione. E c’era più ordine. Molte delle cose che si sentono ora sull’olovisione. Sono accadute su pianeti lontanissimi, se sono accadute, se non è solo propaganda. E comunque, qui si stava bene. Noioso, forse, per un ragazzo, ma. Stavamo bene. Io non voglio un eroe. Voglio mio figlio.

Luke cercò di fare ordine nei suoi sentimenti, di controllare le sue emozioni. Poteva capire il dolore delle persone che aveva davanti. Anche lui aveva visto morire molte delle persone che gli erano care.

– Io. Io non credo che sia importante se Biggs sia morto da eroe o meno. Non credo sia importante il fatto che per alcuni sia un martire, mentre per altri sia un traditore. Io credo che la cosa importante, la cosa veramente importante per voi, è che Biggs abbia seguito la strada in cui credeva, abbia dato la sua vita per qualcosa che riteneva veramente importante, per qualcosa che riteneva giusto. Una cosa così importante che non ha avuto alcuna esitazione a partire, nonostante quello che avevamo di fronte. Biggs non è morto per i capricci di un ragazzo, ma per le decisioni di un uomo. Un uomo che tra la possibilità di vantarsi di essere un eroe e quella di salvare delle vite, ha scelto la seconda. Per me Biggs non è un eroe, non solo. Per me è il solito, caro, vecchio Biggs, che fa sempre la cosa giusta al momento giusto.

Passarono ancora qualche tempo a parlare. Del passato, del futuro. Poi Luke e Fixer lasciarono i genitori di Biggs. I loro sentimenti erano ancora agitati, ma forse, forse, riusciva a percepire meno rabbia, più comprensione. Meno dolore. Forse era riuscito a fare la cosa giusta.

Stavano passeggiando tra le vie del mercato, quando udirono una voce: – Oh! Padron Luke. Finalmente!

Si girarono in direzione della voce. Fixer guardò in alto. Poi ancora più in alto. Sotto gli strati di grasso e olio protettivo impallidì e indietreggiò fino a che non andò a sbattere su Luke.

– Ah, Fixer, ti presento Chewbacca, è il secondo pilota del Falcon. Mentre questi sono R2-D2 e D-3B0.

– P. p. pi’cere. – Balbettò il ragazzo con gli occhi incollati sullo Wokiee. Kashyyyk era stato liberato da poco meno di un anno, e vedere un Wokiee di persona non era ancora uno spettacolo comune.

Chewie rispose al saluto con un ringhio divertito.

– Pensavo doveste raggiungere Han e Leia a Bestine.

Prima che Chewie potesse dire qualcosa, 3BO prese la parola.

– Il generale Solo e la Principessa Leia hanno terminato i loro impegni prima del previsto, Padron Luke, e, pare, in maniera soddisfacente. Dato che non riuscivano a mettersi in contatto con lei, poiché il suo comlink sembra essere spento, ci hanno chiesto di raggiungerla qui, per avvertirla che passeranno anche loro. Così torneremo tutti al Falcon e potremo lasciare questo pianeta, così insalubre per le mie giunture, se mi è consentito dirlo.

R2 fischiò qualcosa che fece sorridere Luke e Chewie e offese, per quanto poteva capire Fixer, il droide dorato, che rispose piccato: – Non tutti sono costruiti per lavorare in condizioni impossibili!

All’improvviso, il comlink del Wokiee iniziò a pigolare. Chewie lo prese dalla sua bandoliera e ci grugnì dentro qualcosa. Gli rispose la voce di Han: – Lo avete trovato?

– Sono qui, Han! – Disse Luke ad alta voce.

– Perfetto, ragazzo, sai dove si trova il Tusken Groove?

Luke guardò Fixer, che annuì.

– Lo posso trovare.

– Bene, ci vediamo lì davanti, noi ci saremo fra dieci minuti.

Per Fixer, quelli furono i momenti più eccitanti della sua vita e non solo per la presenza del Wokiee. Tra pochi minuti sarebbe stato insieme ai più grandi eroi che la galassia ricordi. Però, pensò, Luke è uno di questi grandi eroi, eppure, è sempre lo stesso Luke. Aveva qualcosa di diverso, certo, sembrava più maturo e più, come dire. Profondo, ma in fondo, sotto alla maturità, la profondità e, perché no, quella strana aura di mistero, c’era ancora il solito Luke.

Alla fine, Han e Leia li raggiunsero. Questo mise fine alle lamentele di 3BO.

Luke fece le presentazioni e si fece riassumere quello che era accaduto a Bestine.

– Un mezzo successo. – Disse Leia. – Il governo provvisorio in fondo è formato da molte delle persone che ricoprivano qualche incarico durante il controllo imperiale, la mentalità è quella. Penso che abbiano aderito alle nostre proposte più che altro per farci andare via in fretta e poter cominciare a fare quello che vogliono. Non si sono resi conto che, nel bene o nel male, senza Jabba gli equilibri del pianeta sono molto cambiati. Ci sono alcune persone oneste. Quando la missione diplomatica sarà operativa, potremmo contare su di loro per costruire qualcosa di duraturo.

Avevano tempo, prima di dover ripartire, entrarono quindi a rinfrescarsi nel Tusken Groove e passarono un paio di ore a parlare del più e del meno.

Alla fine, arrivò il momento dei saluti: – Stai tranquillo, Fixer, non aspetterò altri cinque anni per rifarmi vivo, salutami gli altri.

– Stammi bene Luke!

Fixer tornò alla stazione.

Mentre camminava, rifletteva sulla giornata appena trascorsa.

Aveva passato un pomeriggio con degli eroi. Ma in fondo, gli eroi sono persone, come Luke, che era il solito Luke. Come Han Solo, che si innamora come tutti. Come Leia, che quando può iniziare a scherzare non si fermerebbe mai, come Chewbacca, che, grazie alle traduzioni di 3BO gli ha insegnato un paio di cosa che non sapeva sui motori a repulsione. Perfino come i due droidi che si stuzzicavano continuamente.

Aveva letto un volantino, fatto circolare subito dopo la battaglia di Yavin dagli agenti ribelli. All’epoca, quello che lo aveva colpito erano state le grandi battaglie, il rischio, l’avventura, eccitazione del pericolo.

Ora gli tornava in mente la dedica, scritta proprio dalla principessa: “Erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Naturalmente, divennero eroi.”

Ripensò a Luke, a Biggs, a Han, Leia, Chewie.

Erano chiaramente eroi. Ma non perché avevano fatto saltare una stazione spaziale grossa quanto una luna. Non c’è bisogno di questo, per diventare eroi. In un certo senso, non basta questo.

“Erano nel posto sbagliato al momento sbagliato”. A lui capitava continuamente!

Fixer percorse gli ultimi metri fischiettando felice.

Aveva capito come si fa a diventare eroi.

4 Comments

  • Carla October 22, 2009 at 2:08 am

    Me la ricordo questa fanfiction 🙂 Devo averla in un pc vecchio. Se non sbaglio era anche nel gruppo su Yahoo.
    Ti ricordi La Profezia di Tarsis? Peccato non sia mai stata finita.

    • Profile photo of ancos
      ancos October 22, 2009 at 10:20 am

      Ciao.

      Mi pare di averla inserita solo su it.fan.starwars, ma potrebbe essere finita anche su yahoo, in effetti 🙂
      Ricordo La Profezia di Tarsis, stava venendo fuori bene. Bisognerebbe recuperare i capitoli scritti fino ad ora e gli scrittori e darle una degna conclusione ^_^

      Luke l’ho pubblicato per motivi affettivi, ma quanto è tragicamente ingenuo come testo 😀

  • Profile photo of SF-A Bruno Alessandro
    SF-A Bruno Alessandro January 16, 2010 at 8:20 pm

    Il bagliore era accecante, così intenso che colorava il cielo quasi completamente di bianco, (che) giusto verso la linea dell’orizzonte assumeva una sfumatura azzurra.
    [A mio avviso la terza parte di questa frase confonde a causa del soggetto “bagliore” che cambia improvvisamente in “Cielo”]
    Il calore era insopportabile(:), sembrava che tutto nei dintorni fosse immobile, morto(; oppure togli Anche). Anche le poche folate di vento che ogni tanto spostavano qualche granello di sabbia parevano schiantate dall’afa.
    Un osservatore distratto avrebbe concluso di trovarsi in uno dei luoghi più inospitali della galassia, un luogo specializzato(?) nel distruggere la vita.
    Eppure.(..)
    Un serpente strisciava tra i sassi, avanzando lento e inesorabile/, proprio/ come il deserto(;). Ma il topolino che stava cacciando si era accorto del pericolo e aveva già trovato rifugio in una spaccatura tra due massi.
    Milioni(??? centinaia?) di formiche correvano affaccendate attorno all’imboccatura del loro formicaio.
    Questo luogo (apparentemente) desolato ribolliva di vita e ogni piccola/,/ minuscola vita (ripetizione) aveva in se tanta forza/, tanta energia,/ da rivaleggiare con quella dei due soli.
    Ogni piccola vita (Ripetizione) risplendeva luminosa. Poteva sentirle tutte (chi?), non poteva non percepirle, e ognuna di esse era legata alle altre, tutte immerse nell’oceano della Forza.
    All’ombra del masso dietro cui si stava riparando dal calore, Luke Skywalker flesse le dita di una mano, impercettibilmente, e come fosse la cosa più naturale del mondo/,/ una piccola roccia iniziò a rotolare verso di lui.
    Luke sorrise tra se e se. Ricordava gli sforzi che faceva (fatti?) i primi tempi, …
    …cavaliere Jedi. (Diritti d’autore?)
    La roccia continuava a muoversi. Era come se il suo sistema nervoso si fosse fuso con quello della Galassia. Come se l’universo intero fosse il suo corpo, anzi, come se il suo corpo fosse parte dell’universo. In effetti, rifletté sorridendo, è proprio così.
    [un po’ banale]
    Ogni suo stimolo si traduceva in una reazione di qualcosa che gli stava intorno e tutto ciò che lo circondava/,/ lo poteva percepire come percepiva (Ripetizione inutile) gli stimoli che gli inviava il suo corpo, perché ora era quello il suo corpo: la roccia cui era appoggiato, gli insetti, le lucertole, le fragili piantine. E poi ancora. il cielo. la sonnolenta Anchorhead, la frenetica Mos Eisley e tutti coloro che vi si trovavano. più lontano. Motesta. Bestine. Il Sarlacc. E più lontano. Gli equipaggi delle navi in orbita. I due soli. Le stelle. Gli altri pianeti.
    [Un po’ stucchevole]
    ‘Quanto è fuori posto.’ Pensò mentre frugava nello zaino per trovare il comunicatore, ‘Questa cosa artificiale, finta, morta, che pigola come una cosa viva in mezzo alla pace di tutte queste creature. E’ fuori posto, quasi irritante, è quasi un’offesa alla natura’.
    ‘Come la mia mano’, concluse, portandosi il comlink alle labbra.
    [Spiegare cosa pensano i personaggi non è mai bene]
    – Hey, Luke. – La voce di Han si inserì nella comunicazione. – Noi prendiamo uno dei T-16, Chewie e i droidi devono finire un lavoretto sul Falcon e ci raggiungeranno dopo.
    – Bene, vi raggiungerò dopo(ripetizione). Ho delle cose da fare ad Anchorhead, mi fermerò per qualche ora, chiudo.
    Luke si alzò, raccolse la sua roba, salutò con lo sguardo la roccia che gli aveva offerto riparo e balzò sul landspeeder che la nuova Repubblica gli aveva messo a disposizione(:), uno scintillante Mobquet A-1(,): confortevole, veloce, manovrabile, lussuoso. Degno di una persona importante. Insomma, nulla che potesse reggere il paragone con il suo vecchio ‘speeder.
    [qui la punteggiatura mi pare poco utile: crea solo confusione.]
    Anchorhead: un cumulo di strutture di metallo e cemento imbiancate dai raggi di Tatoo I e II, ammassate per avere compagnia e protezione, circondate da una moltitudine di fattorie sparse. Cinque anni, una guerra, un nuovo governo, non era cambiato nulla.
    [Frase emblematica di uno stile narrativo che non mi convince]
    Davanti alla stazione c’era ogni sorta di relitto. Pezzi di ‘speeder di ogni genere, motori di swoop, parti meccaniche, guarnizioni, vecchie centraline, tubi e cavi di plastica e metallo contorti all’inverosimile.
    [Per farmi capire: la frase qui sopra descrive una scena in poche parole, io la immagino, e tu poi ripassi sulla stessa scena e me la cambi specificando lo stesso panorama. Che effetto farebbe se le due frasi fossero scritte invertendo l’ordine?Descriveresti la scena e poi aggiungeresti un’informazione che la completa.]

    Commento generale:
    Che dire? Mi resta tutto un po’ oscuro.
    Il racconto è pieno di descrizioni, a volte minuziose, ma mai efficaci e indispensabili.
    La trama… buio totale. Quello di cui ho sentito più la mancanza è la creazione di una aspettativa. Mi starebbe bene un racconto che comincia con eventi intriganti e poi ti lascia in sospeso fino al termine con descrizioni fini a se stesse, ma qui manca proprio il motivo di interesse nella lettura.
    E’ tutto talmente normale che annoia un po’, mentre il lettore vuole essere sorpreso e trasportato in mondi irreali.
    Il mio consiglio è di esercitarti ad essere più sintetico ponendo un limite di caratteri e riscrivendo il racconto.

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